Powered By Blogger

venerdì 16 ottobre 2009

Perche' e' stato bocciato il "Lodo Alfano"? Rimarra' Berlusconi indenne all'assalto finale?

La legge e’ uguale per tutti? Silvio Berlusconi per difendersi dai 109 processi a lui intentati e tutti vinti, per affrontare le più di 2500 udienze, ha dovuto spendere più di 200 milioni di euro (circa 380 milioni di dollari australiani) per pagare i suoi legali. Se non avesse avuto quel denaro per difendersi, a quest’ora starebbe rinchiuso in carcere e la chiave della sua cella buttata in mare. Dopo 15 anni sappiamo come funziona la giustizia in Italia quando si tratta di perseguire Berlusconi. La procura l’accusa. Poi, prima d’inviargli l’avviso di garanzia che e’ “segreto”, passa le carte ai giornali che iniziano lo sputtanamento che “esportano” anche all’estero. Per “sputtanare” Berlusconi ma, di fatto, “sputtanano” l’Italia intera e questo lo sanno benissimo i “liberi” giornalisti che, da “anti-italiani” quali sono, se ne fregano altamente. Successivamente all’avviso di garanzia, che non significa colpevolezza, comincia un’attesa decennale, o più, al termine della quale i magistrati preferiscono chiudere con la prescrizione, in modo da non essere costretti ad ammettere che, la gran parte delle volte (e sono numeri, non opinioni), l’accusa era totalmente infondata. Non vogliono rischiare di fare la stessa figuraccia dell’avviso di garanzia che gli inviarono nel 1994, tramite le pagine del Corriere della sera, mentre Berlusconi presiedeva una conferenza mondiale sulla criminalità a Napoli. Fu uno smacco per i giudici che, dopo 12 anni, furono costretti ad assolverlo per “non aver commesso il fatto” perché “il fatto non sussiste”. Il “Lodo Alfano” (che “sospendeva” e non “cancellava” i processi a Berlusconi sino al 2013) lo avrebbe messo al riparo, mentre era Presidente del Consiglio, dai “fantasiosi” avvisi di garanzia delle Procure rosse, che ora ricominceranno a ripiovere numerosi. Se Berlusconi, ogni volta che riceve un avviso di garanzia, si uniformasse alla richiesta di dimissioni dei suoi avversari, automaticamente si dimetterebbe dagli incarichi e, di conseguenza, si farebbe fuori politicamente per sempre. In questo modo sarebbero le procure a stabilire chi deve governare e chi può stare in Parlamento. Questo e’ un vero e proprio colpo di Stato, perché le conseguenze ed il risultato sono le stesse. Le sentenze si debbono accettare ma, molte volte, si “subiscono”. Quando un arbitro di calcio decreta un rigore per un fallo inesistente, piu’ che accettare la sua errata decisione la si subisce, ed allora e’ legittimo dissentire. Per quanto riguarda il “Lodo Alfano” bocciato, oltre a “contraddirsi” la Corte Costituzionale ha “ingannato” tutti. Una sentenza in assoluto contrasto con l’interesse dei cittadini, i quali ora vedranno colui che hanno scelto con il voto e che sta bene operando, perdere del tempo ogni giorno davanti al giudice Tizio o Caio per difendersi, e sottrarrà tempo prezioso alla gestione della cosa pubblica. Il che rende felici e contenti Di Pietro, Franceschini, Bersani, Santoro e compagnucci belli. Sì, sono contenti di vedere Berlusconi e la sua azione di governo in difficoltà. Ormai si sa che a questi incoscienti “terroristi” non gli importa un fico secco delle sorti dell’Italia. Nel 2004 la Consulta bocciò il “Lodo Schifani” e indicò quali modifiche dovessero essere apportate. Fu lasciato intendere che era sufficiente una legge ordinaria. Non ci fu nessuno accenno che fosse necessaria una legge costituzionale. Nel 2009, il “Lodo Alfano” e’ stato bocciato perché “incostituzionale”. Ma perché non l’aveva detto nel 2004? E’ preoccupante ed “anticostituzionale” che la Consulta un anno dichiari una cosa ed alcuni anni dopo ne dichiari un'altra. La Corte Costituzionale e’ composta da giuristi appagati giunti a fine carriera. Passano il loro tempo in luoghi “ovattati” a scopiazzare carte su carte attendendo il loro turno per fare i presidenti (solo per diritto d’anzianità e questo e’ palesemente incostituzionale) per ricoprire la carica più alta della Corte Costituzionale. Alla Corte Costituzionale lavorano 15 giudici, nominati per un terzo dal Capo dello Stato, per un terzo dal Parlamento e per un terzo dalla magistratura: questi giudici sono galline dalle uova d'oro. Ogni toga costa “ben tre milioni e mezzo” ai cittadini il che significa che e’ il costo record di una carica istituzionale italiana. In quella cifra c'è lo stipendio di un giudice costituzionale (552mila euro l'anno), quello del suo staff e dell’intera macchia organizzativa per assicurare il funzionamento (si fa per dire) della suprema corte. La Corte Costituzionale costa agli italiani “52.700.000 euro all'anno”. La politica, però, non è vittima: e’ colpevole. Spetta al legislatore e al governo porre rimedio cosa che sta per fare. La sentenza della Consulta di bocciare il “Lodo Alfano”, di fatto, e’ anche una “sconfessione” impietosa di Napolitano. Mai che nella storia Repubblicana e’ avvenuto che un presidente della Repubblica abbia promulgato una legge, motivando e spiegando la decisione, e che la Corte abbia sconfessato in pieno le sue motivazioni. Napolitano, infatti, aveva a suo tempo promulgato la legge, accompagnandola con un testo scritto in cui affermava che essa “recepiva le indicazioni della Corte Costituzionale”, quando nel 2004 aveva bocciato il Lodo Schifani e che non richiedeva la “necessarieta’ di una Legge Costituzionale”. La Consulta ha sentenziato l'opposto: il “Lodo Alfano” viola l'articolo 138 della Costituzione, vale a dire l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e viola l'articolo 3 della Costituzione: principio di uguaglianza (uguaglianza che peraltro, secondo il “Lodo Alfano”, sarebbe stata “solo sospesa” per motivi di superiore interesse nazionale). Un vero e proprio “schiaffo” a Napolitano che era convinto che fosse stata sufficiente una legge ordinaria. A questo punto alcune riflessioni. O Napolitano e’ stato “incapace” di far accettare alla Consulta le sue motivazioni, per le quali aveva promulgato il “Lodo Alfano” ed e’ stato “snobbato”, oppure ha “bluffato” platealmente “prendendo in giro” Berlusconi. Nel primo caso si tratterebbe di una dimostrazione della sua “incapacità” e del suo scarso carisma, mentre nel secondo si tratterebbe di un’inqualificabile “furbizia”. Non e’ possibile credere che si tratti di una semplice ingenuità di Napolitano che aveva posto tutta la sua fiducia nella Consulta. Napolitano e’ troppo scaltro ed intelligente per “fidarsi”. E’ un politico di lungo corso e non uno sprovveduto che, per caso, e’ diventato Presidente della Repubblica. E’ chiaro, quindi, che non e’ credibile l’ipotesi della sua “incapacità”. Rimane l’ipotesi che e’ quella che ha voluto “tenere buono” Berlusconi, ben sapendo, a priori, come sarebbe andata a finire la cosa. Berlusconi, che non parla mai a vanvera, ha detto senza mezzi termini, di “essere stato preso in giro”. La conseguenza e’ stata l’immediata tensione tra lui e Napolitano che, inaspettatamente, ha disertato il funerale, per i morti sotto la frana di Messina, per non incontrare il premier, dimostrando di avere la coda di paglia che, sempre, prende fuoco a chi viene smascherato. Il pragmatismo di Berlusconi e’ tutto nelle sue dichiarazioni chiare e semplici: “Non fingiamo di essere super partes. Non c'è nessuno che in Italia si possa considerare super partes. Io sono di centrodestra e Napolitano è un protagonista della storia della sinistra. Non credo che si offenda, perché è così. Basta ipocrisie. Napolitano e’ sempre stato un protagonista della sinistra e nulla può cambiare la sua storia. Non credo di dire nulla fuori di ragione se mi permetto di ricordare che questa è la situazione. La Corte Costituzionale è un organo politico. Io fotografo la realtà, mentre in giro ci sono ipocrisie che non mi toccano”. Silvio e’ uno che si e’ fatto da solo partendo da zero ed ha l’abitudine di parlare senza peli sulla lingua, il che rivela la sua natura popolaresca ed e’ per questo che e’ amato dal popolo. Le sue parole sono comprensibili a tutti, non come quelle dei politici di professione che si esprimono in “politichese” per coprire il nulla che dicono. E’ per questo che la sinistra, ed i giornalisti al suo servizio, lo disprezzano e lo combattono. Appena la sinistra vede qualcuno che si distingue dal grigiore della politica cerca di tagliargli subito la testa e cerca alleati anche all’estero. Ecco perché la stampa internazionale e’ cosi’ ferocemente critica con Berlusconi. Reputano la democrazia in Italia meno solida dei loro Paesi e percepiscono in Berlusconi un “capitano di ventura” dal pericoloso carisma del conquistatore. La guerra in corso contro Berlusconi l’ha iniziata la magistratura nel 1994. I magistrati hanno il compito di applicare le leggi, non di fare politica. Hanno ignorato una divisione dei poteri necessaria per evitare che uno dei poteri prevaricasse gli altri. Silvio e’ una persona che si esalta quanto e’ in difficoltà e vedrete che, con la riforma della giustizia (già in Parlamento) i magistrati “rossi” saranno messi al loro posto. Pero’ Silvio ora e’ in grave pericolo per i cento cannoni che gli sono puntati contro: un proiettile potrebbe colpirlo. Questa eventualità non lo danneggerebbe personalmente piu’ di tanto, non tutti i mali vengono per nuocere. Se ne andrebbe libero per sempre in vacanza, il peggio capiterà all’Italia che non si rialzerà mai piu’ e sprofonderà nel baratro.

venerdì 9 ottobre 2009

L'Italia che lavora sfruttata dai fannulloni parassiti. Berlusconi andra' avanti anche senza il Lodo Alfano. La sinistra e' un bordello!

L’Italia è divisa in due. Una maggioranza ottimista e lavoratrice, che tira il carretto, e una minoranza fannullona e parassitaria, che frena per mantenere i propri privilegi. Sono le “caste parassitarie”, un’eredità del ’68 che ancora oggi ci portiamo dietro. La sfida del governo è riuscire a battere queste “caste” che vivono sulle spalle dell’Italia sana che lavora e produce ricchezza. L’Italia, ultramaggioritaria, che rischia tutti i giorni, che premia e dà valore al merito. L’Italia che è per la sana e leale competitività, per la trasparenza, che si confronta con le leggi del mercato mondiale, che rischia in proprio con la propria famiglia ed i propri beni. E’ l’Italia dei lavoratori dipendenti che rischiano il posto. E’ l’Italia delle piccole e piccolissime imprese dell’industria, del commercio, dell’artigianato, dei servizi. E’ l’Italia dei professionisti, dei pensionati, dei disoccupati e dei sottoccupati non tutelati. Dall’altra parte c’è l’Italia, per fortuna minoritaria, che vive di rendita, dei furbi, dei fannulloni, dei garantiti. Senza fare di ogni erba un fascio, è l’Italia dei cattivi dipendenti pubblici, dei “baby” pensionati, della cattiva politica, della cattiva magistratura, delle cattive banche, della cattiva finanza, della cattiva editoria, dei cattivi sindacati. E’ l’Italia che vive in modo parassitario e improduttivo sulle spalle della prima Italia. Questa seconda Italia parassitaria, dispone di mezzi e strumenti per rappresentarsi in modo potente e efficacissimo. Ha l’arroganza di pensare di essere la classe dirigente del Paese e ha la sfacciataggine di volerlo rappresentare culturalmente; sono invece i rimasugli pseudo-culturali del ’68 e dei settori più egoisti, ipocriti e parassitari della borghesia italiana. La prima Italia, impegnata a lavorare e a produrre, ha di fatto finito per delegare, alla seconda Italia, l’organizzazione e la gestione dei beni e dei servizi pubblici (scuola, cultura, università, salute, giustizia, burocrazia, politica), che sono stati occupati da potentissime “caste”. La sinistra, da sempre, ha scelto di difendere e rappresentare proprio questa Italia peggiore parassitaria, ha così impedito qualsiasi tipo di rinnovamento “ingessando” nell’arretratezza la società italiana. Gli eredi del ’68 e le borghesie “conservatrici” hanno conquistato spesso i vertici dei partiti di sinistra. La sfida che tuttora è in corso è da una parte l’Italia che lavora e produce ricchezza, dall’altra l’Italia parassitaria e burocratica. Da una parte chi spinge per le riforme e il cambiamento, dall’altra chi vuole che tutto rimanga immobile per proteggere le loro posizioni parassitarie. Da una parte c’è uno schieramento politico popolare e interclassista, dall’altra tutti gli altri che ormai sono scollati dalla realtà socio/politica dell’Italia. Da una parte, grazie a Berlusconi, la determinazione di attuare le politiche del cambiamento. Dall’altra un’armata Brancaleone che lotta, insieme con alcuni poteri forti, per far finta di voler cambiare tutto per non cambiare niente e che vorrebbe dirigere il Paese senza il consenso popolare. Berlusconi passerà alla storia per essere stato un “conservatore” ed un “rivoluzionario progressista” allo stesso tempo. Conservatore perché ha compreso e dà voce ai valori popolari tradizionali degli italiani. Rivoluzionario progressista, perché vuole sconfiggere l’Italia parassitaria delle rendite e dei privilegi. Silvio è il motore per la modernizzazione dell’Italia, per farla cambiare, per migliorarla e farla crescere. Ha sciolto le vecchie contrapposizioni tra datori di lavoro e lavoratori, oggi storicamente uniti per puntare alla crescita e all’espansione per il bene dell’Italia. Dopo neanche un anno e mezzo dall’inizio della legislatura, il Governo Berlusconi non solo ha agito per una rigorosa ed efficace gestione per agganciare rapidamente la ripresa, ma, con le riforme messe in campo, ha iniziato a “smantellare” l’area parassitaria della rendita, del privilegio e dell’immobilismo sociale. Di fronte a questi “epocali” cambiamenti è più che naturale che, nella maggioranza di governo, vi siano su alcuni temi, a partire dalle questioni etiche, opinioni diverse, che contribuiranno a vitalizzare la maggioranza e non ad indebolirla. Al centro dell’azione politica il governo ha messo la “persona”. Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, vuole che cambi il rapporto tra il cittadino e Pubblica Amministrazione. I “padroni” dei “public servants” sono i cittadini e non viceversa. Il ministro dell’Istruzione e dell’Università, Gelmini, per avere una scuola più efficiente e formativa, vuole che prevalga la meritocrazia e la responsabilità di tutti, dai professori agli studenti. Il ministro del Welfare, Sacconi, vuole raggiungere il doppio obiettivo di non lasciare nessuno indietro e di costruire un più dinamico sistema di relazioni industriali. Anche la razionalizzazione delle risorse finanziarie, che ha imposto delle riduzioni, ha l’obbiettivo di non sprecare denaro pubblico per convogliarlo verso i servizi più importanti ed essenziali dei cittadini. Ma purtroppo l’Italia minoritaria dei parassiti, dei poteri forti e della magistratura deviata vorrebbe far interrompere l’azione incisiva che sta portando avanti il governo. Silvio si sta preparando per fare riforme importanti per cambiare l’Italia e renderla più moderna ed efficiente. Ma da mesi ci sono continue campagne contro di lui, condotte, come si è visto, senza esclusione di colpi. Tutto questo lascia pensare che potremmo trovarci in una situazione analoga a quella del 1992/1993, quando la Magistratura milanese, con “mani pulite”, di fatto, operò un colpo di Stato, sopprimendo i partiti che raccoglievano la maggioranza dei voti dei cittadini. La sinistra adesso si sta fregando le mani perché intravede la possibilità di liberarsi di Berlusconi. La sinistra è lontana dalla realtà. Berlusconi è stato a lungo rappresentato come un pedofilo, un disonesto, un profittatore di regime, un dittatore corrotto e corruttore, in una parola il peggiore tiranno che l’Italia potrebbe avere, e tuttavia non solo è ancora al potere, ma ha un forte sostegno dei cittadini e continuerà a governare anche senza il Lodo Alfano. Ma se si dovesse andare a nuove elezioni, come nel 1994 che pensava di vincerle con la “gioiosa macchina da guerra”, anche questa volta la sinistra verrà sconfitta. Gli italiani non sono degli “ignoranti zoticoni” da educare, come pensano quelli di sinistra. Gli elettori daranno a Berlusconi molto di più del 51%. Bossi farà un tale pieno di voti al nord che la questione della secessione della Padania potrebbe diventare realtà. E’ sotto gli occhi di tutti la pietosa farsa delle “primarie” del Pd. Alzi la mano chi vede proposte per il Paese dalle feroci baruffe “democratiche” tra i contendenti alla segreteria. Rutelli, che di fatto ha abbandonato il Pd, ha scritto un libro “La Svolta” e nelle prime righe si legge: “E’ difficile sostenere che il Partito democratico non sia nato. Ma si tratta davvero dell’adempimento della sua promessa?”. I delegati che si recheranno al Congresso del Pd del 25 ottobre andranno ad assistere al suo funerale. L’opposizione non può dire che stia svolgendo un servizio pubblico e di servire gli italiani. Fa manifestazioni per dire che la libertà d’informazione in Italia è a rischio, per colpa di Berlusconi. Il 76% degli italiani sono convinti che sia una balla. La libertà di informazione è in pericolo quando si chiudono i giornali avversari (Repubblica, come molti altri giornali antiberlusconiani, continuano a ricevere i finanziamenti pubblici). La libertà di stampa è in pericolo quando non nascono giornali di opposizione. Il 29 settembre è nato “Il Fatto” diretto dall’ex direttore dell’Unità Antonio Padellaro, in redazione Marco Travaglio e Furio Colombo, un terzetto di feroci “antiberlusconiani” che avranno Di Pietro come appoggio “esterno”. La libertà è in pericolo quando i giornali non possono pubblicare le notizie. Il più grande giornale italiano, il Corriere, ha pubblicato in prima pagina l’elenco di tutte le “escort” che frequentavano Palazzo Grazioli. La manifestazione di Roma, a favore della libertà di stampa (per la quale siamo tutti d’accordo), è stata quella che ci si aspettava di vedere. Le solite facce barbute dei giovani dei centri sociali. Molte facce di ragazzotti con gli occhi spiritati che sembravano dicessero: “non capisco nulla di quello che stanno dicendo, ma se lo dicono loro che sono persone perbene con giacca e cravatta...”. Ragazzine esibizioniste, con borchie al naso ed alla bocca con tatuaggi ogni dove, il cui unico scopo era quello di marinare la scuola e fare girotondi al suono dei tamburelli per fare più casino possibile. Pensionati in gita turistica a Roma sponsorizzati gratuitamente dalla CGIL. Bersani e Franceschini, che si insultano in tutte le salse, passeggiavano abbracciati. Bertinotti, che aveva appena lasciato il suo “ranch: Fidel Castro” in Umbria con piscina riscaldata, rievocava la lotta di classe del 1919. Casalinghe che non avevano perso l’occasione per fare gossip. Qualche clandestino di colore che ha colto l’occasione per mangiare un panino gratis. Di Pietro, che (proprio lui, il re delle querele!) non ha perso tempo per continuare ad insultare Napolitano. Qualcuno del Pd, consapevole che l’intera nazione stava ridendo per questa ridicola farsa, ha cercato di giustificare quei “farabutti” asserendo che: “Non manifestavano contro il governo ma contro il condizionamento che fa Berlusconi sulle reti Tv”. Questa è l’Italia che brama di ritornare al potere, che ha scelto per eroina ed icona una ”escort”: leggasi “prostituta”. Non poteva essere altrimenti: la sinistra è tutta un bordello!

Friday, 09 October 2009 09:52
GIAMPIERO PALLOTTA | L’Italia è divisa in due. Una maggioranza ottimista e lavoratrice, che tira il carretto, e una minoranza fannullona e parassitaria, che frena per mantenere i propri privilegi. Sono le “caste parassitarie”, un’eredità del ’68 che ancora oggi ci portiamo dietro. La sfida del governo è riuscire a battere queste “caste” che vivono sulle spalle dell’Italia sana che lavora e produce ricchezza.
L’Italia, ultramaggioritaria, che rischia tutti i giorni, che premia e dà valore al merito. L’Italia che è per la sana e leale competitività, per la trasparenza, che si confronta con le leggi del mercato mondiale, che rischia in proprio con la propria famiglia ed i propri beni. E’ l’Italia dei lavoratori dipendenti che rischiano il posto. E’ l’Italia delle piccole e piccolissime imprese dell’industria, del commercio, dell’artigianato, dei servizi. E’ l’Italia dei professionisti, dei pensionati, dei disoccupati e dei sottoccupati non tutelati. Dall’altra parte c’è l’Italia, per fortuna minoritaria, che vive di rendita, dei furbi, dei fannulloni, dei garantiti. Senza fare di ogni erba un fascio, è l’Italia dei cattivi dipendenti pubblici, dei “baby” pensionati, della cattiva politica, della cattiva magistratura, delle cattive banche, della cattiva finanza, della cattiva editoria, dei cattivi sindacati. E’ l’Italia che vive in modo parassitario e improduttivo sulle spalle della prima Italia. Questa seconda Italia parassitaria, dispone di mezzi e strumenti per rappresentarsi in modo potente e efficacissimo. Ha l’arroganza di pensare di essere la classe dirigente del Paese e ha la sfacciataggine di volerlo rappresentare culturalmente; sono invece i rimasugli pseudo-culturali del ’68 e dei settori più egoisti, ipocriti e parassitari della borghesia italiana. La prima Italia, impegnata a lavorare e a produrre, ha di fatto finito per delegare, alla seconda Italia, l’organizzazione e la gestione dei beni e dei servizi pubblici (scuola, cultura, università, salute, giustizia, burocrazia, politica), che sono stati occupati da potentissime “caste”. La sinistra, da sempre, ha scelto di difendere e rappresentare proprio questa Italia peggiore parassitaria, ha così impedito qualsiasi tipo di rinnovamento “ingessando” nell’arretratezza la società italiana. Gli eredi del ’68 e le borghesie “conservatrici” hanno conquistato spesso i vertici dei partiti di sinistra. La sfida che tuttora è in corso è da una parte l’Italia che lavora e produce ricchezza, dall’altra l’Italia parassitaria e burocratica. Da una parte chi spinge per le riforme e il cambiamento, dall’altra chi vuole che tutto rimanga immobile per proteggere le loro posizioni parassitarie. Da una parte c’è uno schieramento politico popolare e interclassista, dall’altra tutti gli altri che ormai sono scollati dalla realtà socio/politica dell’Italia. Da una parte, grazie a Berlusconi, la determinazione di attuare le politiche del cambiamento. Dall’altra un’armata Brancaleone che lotta, insieme con alcuni poteri forti, per far finta di voler cambiare tutto per non cambiare niente e che vorrebbe dirigere il Paese senza il consenso popolare.
Berlusconi passerà alla storia per essere stato un “conservatore” ed un “rivoluzionario progressista” allo stesso tempo. Conservatore perché ha compreso e dà voce ai valori popolari tradizionali degli italiani. Rivoluzionario progressista, perché vuole sconfiggere l’Italia parassitaria delle rendite e dei privilegi. Silvio è il motore per la modernizzazione dell’Italia, per farla cambiare, per migliorarla e farla crescere. Ha sciolto le vecchie contrapposizioni tra datori di lavoro e lavoratori, oggi storicamente uniti per puntare alla crescita e all’espansione per il bene dell’Italia. Dopo neanche un anno e mezzo dall’inizio della legislatura, il Governo Berlusconi non solo ha agito per una rigorosa ed efficace gestione per agganciare rapidamente la ripresa, ma, con le riforme messe in campo, ha iniziato a “smantellare” l’area parassitaria della rendita, del privilegio e dell’immobilismo sociale. Di fronte a questi “epocali” cambiamenti è più che naturale che, nella maggioranza di governo, vi siano su alcuni temi, a partire dalle questioni etiche, opinioni diverse, che contribuiranno a vitalizzare la maggioranza e non ad indebolirla. Al centro dell’azione politica il governo ha messo la “persona”. Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, vuole che cambi il rapporto tra il cittadino e Pubblica Amministrazione. I “padroni” dei “public servants” sono i cittadini e non viceversa. Il ministro dell’Istruzione e dell’Università, Gelmini, per avere una scuola più efficiente e formativa, vuole che prevalga la meritocrazia e la responsabilità di tutti, dai professori agli studenti. Il ministro del Welfare, Sacconi, vuole raggiungere il doppio obiettivo di non lasciare nessuno indietro e di costruire un più dinamico sistema di relazioni industriali. Anche la razionalizzazione delle risorse finanziarie, che ha imposto delle riduzioni, ha l’obbiettivo di non sprecare denaro pubblico per convogliarlo verso i servizi più importanti ed essenziali dei cittadini. Ma purtroppo l’Italia minoritaria dei parassiti, dei poteri forti e della magistratura deviata vorrebbe far interrompere l’azione incisiva che sta portando avanti il governo. Silvio si sta preparando per fare riforme importanti per cambiare l’Italia e renderla più moderna ed efficiente. Ma da mesi ci sono continue campagne contro di lui, condotte, come si è visto, senza esclusione di colpi. Tutto questo lascia pensare che potremmo trovarci in una situazione analoga a quella del 1992/1993, quando la Magistratura milanese, con “mani pulite”, di fatto, operò un colpo di Stato, sopprimendo i partiti che raccoglievano la maggioranza dei voti dei cittadini. La sinistra adesso si sta fregando le mani perché intravede la possibilità di liberarsi di Berlusconi.
La sinistra è lontana dalla realtà. Berlusconi è stato a lungo rappresentato come un pedofilo, un disonesto, un profittatore di regime, un dittatore corrotto e corruttore, in una parola il peggiore tiranno che l’Italia potrebbe avere, e tuttavia non solo è ancora al potere, ma ha un forte sostegno dei cittadini e continuerà a governare anche senza il Lodo Alfano. Ma se si dovesse andare a nuove elezioni, come nel 1994 che pensava di vincerle con la “gioiosa macchina da guerra”, anche questa volta la sinistra verrà sconfitta. Gli italiani non sono degli “ignoranti zoticoni” da educare, come pensano quelli di sinistra. Gli elettori daranno a Berlusconi molto di più del 51%. Bossi farà un tale pieno di voti al nord che la questione della secessione della Padania potrebbe diventare realtà. E’ sotto gli occhi di tutti la pietosa farsa delle “primarie” del Pd. Alzi la mano chi vede proposte per il Paese dalle feroci baruffe “democratiche” tra i contendenti alla segreteria. Rutelli, che di fatto ha abbandonato il Pd, ha scritto un libro “La Svolta” e nelle prime righe si legge: “E’ difficile sostenere che il Partito democratico non sia nato. Ma si tratta davvero dell’adempimento della sua promessa?”. I delegati che si recheranno al Congresso del Pd del 25 ottobre andranno ad assistere al suo funerale. L’opposizione non può dire che stia svolgendo un servizio pubblico e di servire gli italiani. Fa manifestazioni per dire che la libertà d’informazione in Italia è a rischio, per colpa di Berlusconi. Il 76% degli italiani sono convinti che sia una balla. La libertà di informazione è in pericolo quando si chiudono i giornali avversari (Repubblica, come molti altri giornali antiberlusconiani, continuano a ricevere i finanziamenti pubblici). La libertà di stampa è in pericolo quando non nascono giornali di opposizione. Il 29 settembre è nato “Il Fatto” diretto dall’ex direttore dell’Unità Antonio Padellaro, in redazione Marco Travaglio e Furio Colombo, un terzetto di feroci “antiberlusconiani” che avranno Di Pietro come appoggio “esterno”. La libertà è in pericolo quando i giornali non possono pubblicare le notizie. Il più grande giornale italiano, il Corriere, ha pubblicato in prima pagina l’elenco di tutte le “escort” che frequentavano Palazzo Grazioli. La manifestazione di Roma, a favore della libertà di stampa (per la quale siamo tutti d’accordo), è stata quella che ci si aspettava di vedere. Le solite facce barbute dei giovani dei centri sociali. Molte facce di ragazzotti con gli occhi spiritati che sembravano dicessero: “non capisco nulla di quello che stanno dicendo, ma se lo dicono loro che sono persone perbene con giacca e cravatta...”. Ragazzine esibizioniste, con borchie al naso ed alla bocca con tatuaggi ogni dove, il cui unico scopo era quello di marinare la scuola e fare girotondi al suono dei tamburelli per fare più casino possibile. Pensionati in gita turistica a Roma sponsorizzati gratuitamente dalla CGIL. Bersani e Franceschini, che si insultano in tutte le salse, passeggiavano abbracciati. Bertinotti, che aveva appena lasciato il suo “ranch: Fidel Castro” in Umbria con piscina riscaldata, rievocava la lotta di classe del 1919. Casalinghe che non avevano perso l’occasione per fare gossip. Qualche clandestino di colore che ha colto l’occasione per mangiare un panino gratis. Di Pietro, che (proprio lui, il re delle querele!) non ha perso tempo per continuare ad insultare Napolitano. Qualcuno del Pd, consapevole che l’intera nazione stava ridendo per questa ridicola farsa, ha cercato di giustificare quei “farabutti” asserendo che: “Non manifestavano contro il governo ma contro il condizionamento che fa Berlusconi sulle reti Tv”. Questa è l’Italia che brama di ritornare al potere, che ha scelto per eroina ed icona una ”escort”: leggasi “prostituta”. Non poteva essere altrimenti: la sinistra è tutta un bordello!

domenica 4 ottobre 2009

Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande restano dei millantatori. Sono riusciti a farsi candidare con l'aiuto di Dario Rivolta e Vittorio Favale.

Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande, con la sentenza a loro favore della Suprema Corte di Sydney, e’ come avessero acquistato l’indulgenzaplenaria” come si faceva un tempo, e cosi’ ora pensano di essersi ripuliti del loro peccato di millantatori.

Teresa Todaro Restifa rimane una “fasullaBaronessa
Heritage Preservation Advisor dell’Ordine Sovrano della Corona di Ferro
Dama di merito del Sovrano Imperiale, Militare della Corona di Ferro del regno Italico

Titolo Onorifico di Baronessa del Regno, con conseguente passaggio al Ruolo di Dama di Giustizia conferito dal gran Cancelliere SAS il Principe Lucien Lavesi, Dell’Ordine Sovrano della Corona di Ferro.


Luigi Casagrande e’ un “falso” Ingegnere perche’ non ha conseguito la laurea in ingegneria all’Universita’ di Padova come ha lasciato intendere pubblicamente in molti documenti rintracciabili ancora via internet. Dall’articolo qui sotto si puo’ anche capire la stima che gode a Brisbane:

Award for Luigi Casagrande out of order, say Raby Bay tenants
Article from: Courier Mail

Tuck Thompson
June 16, 2009 12:00am
AN Order of Australia Medal awarded to a controversial Brisbane builder has left tenants of an unfinished Raby Bay development "completely gobsmacked".
Luigi Casagrande, whose company Mostia Constructions was also investigated for drilling
3400 holes into the Captain Cook Bridge, received his award last week in the Queen's Birthday honours.
But engineers say his company's multimillion-dollar building at Raby Bay is so flawed it should be demolished.
Cleveland Real Estate principal Patrick McCann, a tenant at
Raby Bay Harbour, said he was stunned when he heard about the award. "Gobsmacked is the operative word," he said.
Tony Ooi, who operates a restaurant in the complex, said there were "inherent leaks all over the place" that he had had to repair at his own expense.
The Order of Australia award seemed "a bit rich, considering the building we are in", he said.
Mostia has been sued for $48 million by owners for the development.
Two engineering firms, Cardno and Qantec McWilliam, completed studies suggesting demolition might be the best option for the eight-year-old building.
Mr Casagrande, who is a director of Queensland Motorways and oversees the Gateway Bridge upgrade, received his award for service to the Italian community and to the "development and management of transport infrastructure". In 2001, he received a Commonwealth Centenary Medal for "distinguished achievement in business and the building industry".
Mr McCann said Mostia had yet to finish three penthouses at the development .
Raby Bay Harbour tenants complained about not being able to work in their offices during heavy rain.
The Building Services Authority also fined Mostia for failing to fix defects at a Sunshine Coast high-rise in 2005.
Mr Casagrande has blamed owners UI International for incomplete payment, but UI said the cost of the $19 million project blew out to $26 million.
Mr McCann was shocked to learn that despite the unresolved lawsuit Mr Casagrande managed to win a contract to attach an electrical cable gantry to the Captain Cook Bridge.
In August 2007, Mostia workers told The Courier-Mail they had drilled through an excessive number of steel reinforcement bars and hid evidence from government inspectors.
A report into the claims later cleared the structure of any safety concerns, but confirmed the workers' allegations that up to 680 reinforcement rods had been wrongly cut.

Appena emessa la sentenza dalla Corte Suprema di Sydney l'ho inviata tutta intera a molti tra cui anche al Il Globo & La Fiamma che hanno pubblicato quanto segue:

Diffamazione: condanna per Giampiero Pallotta.

Sydney - La Corte Suprema del New South Walles ha deliberato in merito alla causa per diffamazione, in occasione delle elezioni politiche italiane del 2006, intentata da Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande nei confronti di Giampiero Pallotta riconoscendo quest'ultimo colpevole e condannato ad un risarcimento monetario nei confronti dei due candidati di Forza Italia e al pagamento delle spese processuali. Al centro del caso insinuazioni di "corruzione" di un esponente di un partito politico per ottenere la candidatura ufficiale alle elezioni al Parlamento italiano. Teresa Todaro Restifa ha diffuso un comunicato stampa per esprimere la sua soddisfazione per l'esito del procedimento legale: "E' per me motivo di grande sollievo constatare che questo tristissimo episodio nella mia vita e' finalmente giunto al termine e che la verita' e' prevalsa", ha scritto nella nota. Giampiero Pallotta ha invece dichiarato, in un'altra nota fatta pervenire a questo giornale, unita ad una copia integrale della sentenza, di non ritenere corretto il giudizio espresso dalla Corte e che per questo ricorrera' in appello esibendo nuovi documenti e testimonianze per provare la sua innocenza.

Il giorno dopo, con un suo comunicato stampa “personalizzato”, la "Baronessa" stessa ha confermato quello che gia' tutti erano convinti da sempre. Come abbiano fatto farsi candidare due personaggi dai CV ridicoli per la loro inconsistenza e che millantano titoli accademici e nobiliari fasulli ed illegali se non ci fosse stato qualcuno a dare loro una "mano"?

Loro si sono RICONOSCIUTI da quanto ho scritto qui sotto:

Punto n.5 della relazione di 9 punti inviata a Rivolta il 30 marzo 2007.

Al fine di raccogliere fondi avevamo deciso di organizzare almeno un evento ogni anno e organizzare sessioni di formazione di calcio, in collaborazione con l'AC Milan. Per organizzare questi eventi ho regolarmente scambiato e-mail con l'Onorevole Dario Rivolta, che, a un certo punto, improvvisamente si fermò. E successo in modo imprevisto quando ho rivelato cosa era successo dietro le quinte con le candidature. Le interpretazioni più recenti sono che sono stati venduti da Vittorio Favale al miglior offerente. Questo signore è stato in grado di ingraziarsi la gestione a Roma e si e' fatto nominare come "esperto" per l'Australia. È riuscito a fare questo, come di tanto in tanto si reca in Australia con sua moglie ed è sempre accolto con calore da noi, un benvenuto che è stato preso come ingenuo e stupido servilismo ".

Se i candidati erano quattro, come mai solo le loro code si sono incendiate? Come mai si sono sentiti diffamati? Gatto ci cova! Prossimamente maggiori dettagli.

sabato 3 ottobre 2009

I giovani italo-multinazionali se non parlano italiano non possono considerarsi italiani, ma soltanto di "origine" italiana.

Il 19 dicembre 2008 diedi dell’"ignorante” a Vittorio Feltri, allora Direttore di “Libero”. Dall’8 al 12 dicembre si era svolta a Roma la prima Conferenza mondiale dei giovani italo-multinazionali. L’importante Conferenza fu “snobbata” dai media italiani, mentre “Libero” se ne occupò per sbeffeggiare i discendenti dei “Giganti”: gli emigranti italiani con le valige di cartone, costretti ad abbandonare l’Italia, soprattutto negli anni ‘50/’60. Partirono senza soldi, senza conoscere la lingua del Paese dove approdavano, per cercare un migliore avvenire per se stessi, per i loro figli e discendenti. Il piu’ degli italiani residenti in Italia “ignorano” totalmente il fenomeno dell’emigrazione italiana, ma impossibile che fosse “ignorato” dal Direttore di “Libero”. Fuori dai confini geografici dell’Italia esiste un’“altra Italia” di 60 milioni di oriundi. Questa “altra Italia” e’ sempre stata una grande risorsa per l’Italia che non ha mai saputo o mai voluto valorizzare. Il famoso “boom” economico italiano degli anni ’60 e’ vero che e’ stato possibile per l’intraprendenza e la genialità degli italiani in Italia (“di allora”), ma furono determinanti le rimesse in valuta pregiata dei “Giganti”. Purtroppo gli italiani in Italia “di oggi” sono assai diversi di quelli di quel tempo, che erano di poche chiacchiere e molti fatti e raggiunsero importantissimi successi in tutti i settori: economici, scientifici, sportivi, culturali ecc. Feltri, ed i nostri connazionali in Italia, non dovrebbero “ignorare” che “l’altra Italia” ha circa 400 parlamentari di livello statale o federale nelle Americhe, in Europa ed in Oceania originari da tutte le regioni italiane. Ad essi vanno aggiunte le oltre 50.000 industrie e ditte commerciali, fondate e mantenute tra enormi sacrifici. Hanno dato un contributo inesauribile all’occupazione e allo sviluppo economico in tutti i Paesi del mondo ma, soprattutto, all’Italia, importando notevoli quantitativi dei suoi prodotti. E’ inaccettabile che un giornalista come Feltriignorasse” tutto questo. Probabilmente ha tacciato da “Papponi” gli eredi dei “Giganti” per essere rimasto “schifato” dal metodo di “selezione” dei giovani delegati. La Conferenza fu “orchestrata” dal CGIE e dai COMITES che Feltri considera (come moltissimi altri) enti “Papponi”: in 20 anni hanno “pappatooltre 100 milioni di Euro con risultati ZERO. Due piu’ due fa quattro e Feltri ha concluso che, se la stragrande maggioranza dei giovani sono stati “raccomandati” dai vari presidenti o membri dei due enti “Papponi”, conseguentemente anche loro erano dei “Papponi”. “Libero” riportava alcune interviste di alcuni giovani che, “ingenuamente”, ammisero di essere a Roma perché “raccomandati”. In effetti, la selezione non era avvenuta per “meriti” o per il “valore professionale” dei candidati, ma per favorire gli amici degli amici: il solito metodo tipico e deprecabile italiano dello “inciucio”. Quello che fu molto piu’ grave, e’ che i “giovani” coinvolti si prestarono al disonesto gioco per non rinunciare ad una gita di una settimana a Roma, spesati di tutto e con un bonus di 350 Euro cash da spendere a piacimento. Dovevano ribellarsi a questo deprecabile “rito mafioso”, perché non l’hanno fatto? Forse perché avevano già acquisito i “difetti” dei “furbacchioni” che li “selezionarono”? Comunque dalla Conferenza di Roma arrivarono segnali molto positivi. Molti giovani dimostrarono professionalità e pragmatismo, qualità acquisite nei loro Paesi di residenza. Bastava attendere il tempo necessario perché si organizzassero ed iniziassero a fare i “fatti” bandendo le “chiacchiere” e smentire Feltri di non essere dei “Papponi”. Opportunamente il rinnovo dei COMITES e’ “slittato” al 2010. E’ auspicabile che il CGIE venga definitivamente cancellato. Se i COMITES dovessero essere confermati, deve essere impedita la candidatura di coloro che vi hanno precedentemente partecipato. La gestione dovrà essere affidata esclusivamente a giovani che abbiamo dato “prova” della loro competenza professionale, che godano della stima della comunità italiana e di quella del Paese di residenza. Basta con la vecchia “nomenclatura”. I fatti parlano chiaro: non hanno mai fatto un bel niente a favore della comunità italiana nel mondo. E’ giunto il tempo di proiettarsi con i giovani decisamente verso il futuro. Non bisogna disperdere l’italianita’ e tutto quello che i “Giganti” hanno conquistato e costruito con grandi rinunce ed enormi sacrifici. Seppure con i loro grandi limiti, i “Giganti” sono riusciti a diffondere e a mantenere viva l’italianità’ nei Paesi in cui sono emigrati. Hanno fondato numerose associazioni (5000), grandi club e persino importanti enti. Organizzato migliaia di feste e manifestazioni per autofinanziarsi. Il tempo e’ trascorso inesorabile e quello che era attuale 30/40 anni fa ora non lo è più. C’e’ la consapevolezza che occorre un drastico cambiamento, per non far scomparire l’italianità nel mondo. E’ l’ora di passare le “consegne” alle nuove generazioni. Siamo in attesa che i giovani di seconda, terza e passa generazione “irrompano” numerosi ed uniti sulla scena per portare una ventata di novità, adeguata ai tempi, per rivitalizzare il moribondo associazionismo italiano. Il segreto per riuscire in ogni impresa è avere grandi motivazioni. Sono sempre state queste che hanno spinto una persona o un gruppo ad ottenere grandi risultati. Se le “motivazioni” sono forti, se si sente dentro la spinta di appagare un profondo desiderio o convincimento, allora non c’e’ ostacolo che tenga: il successo e’ sicuro. I “Giganti” emigrarono senza soldi, senza conoscere la lingua, gli usi e costumi del Paese in cui si recavano e, magari, senza avere uno specifico mestiere. Il loro unico “capitale” e’ stato il “bisogno” che li ha “motivati” fortemente per uscire con decisione dalla povertà e poter dare un migliore avvenire ai loro figli e discendenti. Ora i giovani italo-multinazionali hanno le vere “motivazioni” che li spingeranno a lottare tenacemente per mantenere l’italianità’ nel mondo? Intanto dovrebbero fare loro il motto di John F. Kennedy: “Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa tu puoi fare per lui”. Non aspettino i soldi da Roma: non ci sono. Per autofinanziarsi organizzino feste e manifestazioni. Se veramente vogliono diventare i nuovi protagonisti della comunità italiana nel mondo, siano intraprendenti e disposti a prendere rischi. Seguano l’esempio dei “Giganti” che, superando mille ostacoli sono riusciti a far affermare l’italianita’ nel mondo. I giovani abbiano coraggio e si propongano con più determinazione, e ricordino quello che disse il Sottosegretario Mantica alla Conferenza mondiale dei giovani: “Credo che il rapporto tra l'Italia e i suoi connazionali all'estero sia come un matrimonio. O è per amore o per interesse. Allora cerchiamo di capire quanto amore c'è e quali interessi, legittimi, ci siano. Penso che vi sia la necessità di Rifondare la comunità degli italiani all’estero. Per me gli italiani nel mondo sono una comunità di gente giovane, dinamica, che vive una realtà differente rispetto a quella dell’Italia. Rappresentano, dunque, un valore importante, una diversità che può dare molto all’Italia, e alla quale l’Italia, può attingere con passione e lungimiranza. Quella che vorremmo costruire é la comunità degli “Italofoni” perché la lingua diventi elemento forte per una comunità italiana allargata. Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi tale, gli altri sono soltanto di “origine” italiana”. Il 21 settembre abbiamo appreso dai giornali italiani in Australia che la GIA (Giovani Italiani Australia) ha formato il suo direttivo nazionale consistente di ben 19 posizioni e composto da giovani residenti in tutti gli Stati e Territori australiani. Ottimo! La GIA sta preparando un “forum” a Sydney dal 27 al 29 novembre prossimo: “Linguaggio, Cultura, Identità” e’ il tema chiave del “forum” che avrà luogo allo Y-Hotel, Hyde Park. “You’d be a baccala’ to miss it” e’ lo slogan. Il 28 novembre, al The Sydney Harbour Marriot Hotel, l’Italian Australian Younth Association NSW si riunirà per un evento di “fine anno” denominato Dolce Amaro”. All’evento parteciperanno, oltre alla GIA, altri sei gruppi di giovani italo-australiani. Le due iniziative sono molto apprezzabili, ma contengono due gravi errori di fondo. Primo. Le manifestazioni dovevano essere organizzate nei bellissimi club italiani (Marconi e Club Italia) che sono il vanto di tutta la comunità italiana. Anche il nuovo Centro Culturale Italiano all’Italian Forum di Leichhardt, di recente inaugurazione, doveva essere usato, anche se non completamente terminato. Queste sono le UNICHE sedi “naturalidell’italianita’. I giovani avrebbero dato alla comunità italiana un segnale di “continuità”: dai “Gigantialle nuove generazioni. Sarebbe stato l’inizio del “passaggio delle consegne”. Probabilmente i giovani italo-australiani hanno voluto inviare un preciso messaggio aiGiganti”? Se hanno organizzato il “forum” e “Dolce Amaro” in due costosi alberghi al centro di Sydney, che non hanno nulla d’italiano, hanno voluto prendere le distanze con il loro glorioso passato? Secondo errore. Tutte le dichiarazioni rilasciate dai giovani, che abbiamo letto sul giornale, sono “esclusivamentein inglese. Mantica e’ stato esplicito: “Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi italiano, chi non sa parlare l’italiano e’ soltanto di “origine” italiana”. Viene spontanea una domanda: “I giovani italo-australiani al “forum”e a “Dolce Amaro” parleranno in italiano per acquisire la legittimazione d’italiani autentici discendenti dai “Giganti" o dimostreranno di essere soltanto di “origine” italiana”?
Il 19 dicembre 2008 diedi dell’ignorante” a Vittorio Feltri, allora Direttore di “Libero”. Dall’8 al 12 dicembre si era svolta a Roma la prima Conferenza mondiale dei giovani italo-multinazionali. L’importante Conferenza fu “snobbata” dai media italiani, mentre “Libero” se ne occupò per sbeffeggiare i discendenti dei “Giganti”: gli emigranti italiani con le valige di cartone, costretti ad abbandonare l’Italia, soprattutto negli anni ‘50/’60. Partirono senza soldi, senza conoscere la lingua del Paese dove approdavano, per cercare un migliore avvenire per se stessi, per i loro figli e discendenti. Il piu’ degli italiani residenti in Italia “ignorano” totalmente il fenomeno dell’emigrazione italiana, ma impossibile che fosse “ignorato” dal Direttore di “Libero”. Fuori dai confini geografici dell’Italia esiste un’“altra Italia” di 60 milioni di oriundi. Questa “altra Italia” e’ sempre stata una grande risorsa per l’Italia che non ha mai saputo o mai voluto valorizzare. Il famoso “boom” economico italiano degli anni ’60 e’ vero che e’ stato possibile per l’intraprendenza e la genialità degli italiani in Italia (“di allora”), ma furono determinanti le rimesse in valuta pregiata dei “Giganti”. Purtroppo gli italiani in Italia “di oggi” sono assai diversi di quelli di quel tempo, che erano di poche chiacchiere e molti fatti e raggiunsero importantissimi successi in tutti i settori: economici, scientifici, sportivi, culturali ecc. Feltri, ed i nostri connazionali in Italia, non dovrebbero “ignorare” che “l’altra Italia” ha circa 400 parlamentari di livello statale o federale nelle Americhe, in Europa ed in Oceania originari da tutte le regioni italiane. Ad essi vanno aggiunte le oltre 50.000 industrie e ditte commerciali, fondate e mantenute tra enormi sacrifici. Hanno dato un contributo inesauribile all’occupazione e allo sviluppo economico in tutti i Paesi del mondo ma, soprattutto, all’Italia, importando notevoli quantitativi dei suoi prodotti. E’ inaccettabile che un giornalista come Feltri “ignorasse” tutto questo. Probabilmente ha tacciato da “Papponi” gli eredi dei “Giganti” per essere rimasto “schifato” dal metodo di “selezione” dei giovani delegati. La Conferenza fu “orchestrata” dal CGIE e dai COMITES che Feltri considera (come moltissimi altri) enti “Papponi”: in 20 anni hanno “pappato” oltre 100 milioni di Euro con risultati ZERO. Due piu’ due fa quattro e Feltri ha concluso che, se la stragrande maggioranza dei giovani sono stati “raccomandati” dai vari presidenti o membri dei due enti “Papponi”, conseguentemente anche loro erano dei “Papponi”. “Libero” riportava alcune interviste di alcuni giovani che, “ingenuamente”, ammisero di essere a Roma perché “raccomandati”. In effetti, la selezione non era avvenuta per “meriti” o per il “valore professionale” dei candidati, ma per favorire gli amici degli amici: il solito metodo tipico e deprecabile italiano dello “inciucio”. Quello che fu molto piu’ grave, e’ che i “giovani” coinvolti si prestarono al disonesto gioco per non rinunciare ad una gita di una settimana a Roma, spesati di tutto e con un bonus di 350 Euro cash da spendere a piacimento. Dovevano ribellarsi a questo deprecabile “rito mafioso”, perché non l’hanno fatto? Forse perché avevano già acquisito i “difetti” dei “furbacchioni” che li “selezionarono”? Comunque dalla Conferenza di Roma arrivarono segnali molto positivi. Molti giovani dimostrarono professionalità e pragmatismo, qualità acquisite nei loro Paesi di residenza. Bastava attendere il tempo necessario perché si organizzassero ed iniziassero a fare i “fatti” bandendo le “chiacchiere” e smentire Feltri di non essere dei “Papponi”. Opportunamente il rinnovo dei COMITES e’ “slittato” al 2010. E’ auspicabile che il CGIE venga definitivamente cancellato. Se i COMITES dovessero essere confermati, deve essere impedita la candidatura di coloro che vi hanno precedentemente partecipato. La gestione dovrà essere affidata esclusivamente a giovani che abbiamo dato “prova” della loro competenza professionale, che godano della stima della comunità italiana e di quella del Paese di residenza. Basta con la vecchia “nomenclatura”. I fatti parlano chiaro: non hanno mai fatto un bel niente a favore della comunità italiana nel mondo. E’ giunto il tempo di proiettarsi con i giovani decisamente verso il futuro. Non bisogna disperdere l’italianita’ e tutto quello che i “Giganti” hanno conquistato e costruito con grandi rinunce ed enormi sacrifici. Seppure con i loro grandi limiti, i “Giganti” sono riusciti a diffondere e a mantenere viva l’italianità’ nei Paesi in cui sono emigrati. Hanno fondato numerose associazioni (5000), grandi club e persino importanti enti. Organizzato migliaia di feste e manifestazioni per autofinanziarsi. Il tempo e’ trascorso inesorabile e quello che era attuale 30/40 anni fa ora non lo è più. C’e’ la consapevolezza che occorre un drastico cambiamento, per non far scomparire l’italianità nel mondo. E’ l’ora di passare le “consegne” alle nuove generazioni. Siamo in attesa che i giovani di seconda, terza e passa generazione “irrompano” numerosi ed uniti sulla scena per portare una ventata di novità, adeguata ai tempi, per rivitalizzare il moribondo associazionismo italiano. Il segreto per riuscire in ogni impresa è avere grandi motivazioni. Sono sempre state queste che hanno spinto una persona o un gruppo ad ottenere grandi risultati. Se le “motivazioni” sono forti, se si sente dentro la spinta di appagare un profondo desiderio o convincimento, allora non c’e’ ostacolo che tenga: il successo e’ sicuro. I “Giganti” emigrarono senza soldi, senza conoscere la lingua, gli usi e costumi del Paese in cui si recavano e, magari, senza avere uno specifico mestiere. Il loro unico “capitale” e’ stato il “bisogno” che li ha “motivati” fortemente per uscire con decisione dalla povertà e poter dare un migliore avvenire ai loro figli e discendenti. Ora i giovani italo-multinazionali hanno le vere “motivazioni” che li spingeranno a lottare tenacemente per mantenere l’italianità’ nel mondo? Intanto dovrebbero fare loro il motto di John F. Kennedy: “Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa tu puoi fare per lui”. Non aspettino i soldi da Roma: non ci sono. Per autofinanziarsi organizzino feste e manifestazioni. Se veramente vogliono diventare i nuovi protagonisti della comunità italiana nel mondo, siano intraprendenti e disposti a prendere rischi. Seguano l’esempio dei “Giganti” che, superando mille ostacoli sono riusciti a far affermare l’italianita’ nel mondo. I giovani abbiano coraggio e si propongano con più determinazione, e ricordino quello che disse il Sottosegretario Mantica alla Conferenza mondiale dei giovani: “Credo che il rapporto tra l'Italia e i suoi connazionali all'estero sia come un matrimonio. O è per amore o per interesse. Allora cerchiamo di capire quanto amore c'è e quali interessi, legittimi, ci siano. Penso che vi sia la necessità di Rifondare la comunità degli italiani all’estero. Per me gli italiani nel mondo sono una comunità di gente giovane, dinamica, che vive una realtà differente rispetto a quella dell’Italia. Rappresentano, dunque, un valore importante, una diversità che può dare molto all’Italia, e alla quale l’Italia, può attingere con passione e lungimiranza. Quella che vorremmo costruire é la comunità degli “Italofoni” perché la lingua diventi elemento forte per una comunità italiana allargata. Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi tale, gli altri sono soltanto di “origine” italiana”. Il 21 settembre abbiamo appreso dai giornali italiani in Australia che la GIA (Giovani Italiani Australia) ha formato il suo direttivo nazionale consistente di ben 19 posizioni e composto da giovani residenti in tutti gli Stati e Territori australiani. Ottimo! La GIA sta preparando un “forum” a Sydney dal 27 al 29 novembre prossimo: “Linguaggio, Cultura, Identità” e’ il tema chiave del “forum” che avrà luogo allo Y-Hotel, Hyde Park. “You’d be a baccala’ to miss it” e’ lo slogan. Il 28 novembre, al The Sydney Harbour Marriot Hotel, l’Italian Australian Younth Association NSW si riunirà per un evento di “fine anno” denominato “Dolce Amaro”. All’evento parteciperanno, oltre alla GIA, altri sei gruppi di giovani italo-australiani. Le due iniziative sono molto apprezzabili, ma contengono due gravi errori di fondo. Primo. Le manifestazioni dovevano essere organizzate nei bellissimi club italiani (Marconi e Club Italia) che sono il vanto di tutta la comunità italiana. Anche il nuovo Centro Culturale Italiano all’Italian Forum di Leichhardt, di recente inaugurazione, doveva essere usato, anche se non completamente terminato. Queste sono le UNICHE sedi “naturali” dell’italianita’. I giovani avrebbero dato alla comunità italiana un segnale di “continuità”: dai “Giganti” alle nuove generazioni. Sarebbe stato l’inizio del “passaggio delle consegne”. Probabilmente i giovani italo-australiani hanno voluto inviare un preciso messaggio ai “Giganti”? Se hanno organizzato il “forum” e “Dolce Amaro” in due costosi alberghi al centro di Sydney, che non hanno nulla d’italiano, hanno voluto prendere le distanze con il loro glorioso passato? Secondo errore. Tutte le dichiarazioni rilasciate dai giovani, che abbiamo letto sul giornale, sono “esclusivamente” in inglese. Mantica e’ stato esplicito: “Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi italiano, chi non sa parlare l’italiano e’ soltanto di “origine” italiana”. Viene spontanea una domanda: “I giovani italo-australiani al “forum”e a “Dolce Amaro” parleranno in italiano per acquisire la legittimazione d’italiani autentici discendenti dai “Giganti o dimostreranno di essere soltanto di “origine” italiana”?

venerdì 25 settembre 2009

Per fortuna che Silvio c'e'!

I media e la sinistra sono accecati dall’antiberlusconismo e non vedono la realtà. Non fanno che parlare di declino di Berlusconi e del suo dopo. Altro che declino! Come si fa a sostenerlo quando ancora gode del 68% del consenso degli italiani. La moribonda sinistra spera ancora in una “scossa” che faccia cadere il governo. Continuano a vendere la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. Campa cavallo che l’erba cresce! Non hanno capito che Silvio ha solo cambiato strategia e, come sempre, anche questa volta risulterà vincente. Invece di parlare di declino di Berlusconi, la sinistra deve solo augurarsi che questa sua nuova strategia non abbia lo stesso successo delle sue precedenti. A Porta a Porta, Berlusconi ha detto che le redazioni di giornali e tv sono piene di “farabutti” come lo sono alcuni politici, tutti “anti italiani”. A prima vista sembra che Silvio si sia fatto tradire dal “nervosismo”. Invece e’ bene che gli avversari si preoccupino perché Berlusconi sa sempre quello che dice e quello che fa. Quando decise di scendere in politica, Montanelli cercò in tutti i modi di dissuaderlo e gli predisse che non era cosa per lui. Il tempo ha dato torto marcio a Montanelli e ragione a Silvio. Lo stesso si potrebbe dire di tante altre occasioni. All’inizio nessuno riusciva a vedere gli sviluppi futuri, perché Silvio riesce a vedere piu’ lontano di tutti gli altri. La stessa “fondazione” del Pdl (dal predellino di un’auto), che sembrò più che azzardata, oggi e’ una solida realtà. Il partito ha vinto le elezioni con largo margine, facendo a meno di Casini. Berlusconi e’ senza dubbio un genio. Grandi uomini grandi difetti: il suo e’ di essere esageratamente narcisista. Non deve auto incensarsi, saranno i fatti stessi che lo indicheranno o meno il miglior premier italiano di tutti i tempi. Dovrebbe trattenersi di auto elogiarsi, infastidisce anche i berlusconiani piu’ convinti. Non si va lontano se non si e’ capaci di dominare i propri impulsi. Pero’ se, ad un dato momento, Berlusconi ha reagito energicamente trattando da “farabutti” i media ed i politici, e’ perché ha capito che questo era il momento di farlo. Ed e’ questo che bisogna capire e che dovrebbe preoccupare i suoi nemici. Per anni il suo carattere gioviale gli suggeriva di fare la parte dell’uomo superiore, di non reagire o reagire moderatamente. Ma recentemente c’e’ stata una straordinaria campagna di odio e diffamazione nei suoi confronti. Per molto tempo, troppo tempo, ha continuato a stare in silenzio. Fino al momento in cui ha capito che gli italiani cominciavano a dubitare che potesse difendersi. Magari c’era del vero in quelle accuse infamanti? Se non si difende e’ perché non può farlo, perché quelli dicono la verità? Berlusconi si e’ accorto che la precedente linea di comportamento non era piu’ adeguata. Meglio rispondere a muso duro ai media ed ai politici: ed e’ quello che ha fatto. Intanto ha querelato (citandoli soltanto per danni) i giornali La Repubblica e L’Unita’. Non si e’ impegolato in un’azione penale, dove il giudice avrebbe potuto insabbiare la querela ed archiviarla. Ha scelto la strada dell’azione civile impossibile da interrompere. Una volta tanto Berlusconi ha avuto per maestro, il “lider maximo” D’Alema. Nel 1997 Max intenta una causa civile, nientemeno, all’“Espresso”, per “aver rivelato la mappa della sua nuova casa” e chiede un miliardo di lire di risarcimento. Il 5 maggio a Montecitorio s-c-a-n-d-i-s-c-e, alla maniera dell’ex Duce: “L’ho detto una volta per tutte, con validità erga omnes, con valore perpetuo: quello che scrivono i giornali è sempre falso”. In un minuto sarebbe scoppiata la rivoluzione in Italia se una frase del genere l’avesse pronunciata Silvio. Alla fine di novembre 1997 “baffino” si scatena contro l’Ordine dei giornalisti. Bisogna abolirlo, dice Max, visto che non garantisce la correttezza professionale. Poi nel gennaio 1998 annuncia di aver trovato l’arma “finale” per sistemare i giornali “chiacchieroni”. E’ di una semplicità elementare: niente più processi penali ai giornalisti, bisogna instaurare “un sistema che consenta una rapida ed efficace tutela in sede civile e che preveda consistenti risarcimenti patrimoniali”. Detto fatto. Ecco, in data 10 febbraio 1998, la causa civile di Max al “Corriere della sera” per aver scritto “su un fantomatico piano D’Alema per il sindacato”. Richiesta: due miliardi di lire. La sinistra non va in piazza a protestare, ci mancherebbe altro, non si tratta di Berlusconi! Max pretende dal Direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, anche il “giuramento decisorio”. Vale a dire che deve giurare di aver scritto la verità a proposito delle intimidazioni “dalemiane” sugli azionisti del Corriere. Quale sorte ebbe questa causa? Boh! Ma D’Alema aveva tracciato un solco che, nel 2009, anche l’odiato suo nemico avrebbe seguito. E’ proprio vero che c’e’ sempre qualche cosa da imparare anche dai peggiori! Sulla vita politica italiana e’ calata una spessa coltre di violenza mediatica. Ormai sembra che l’unico obbiettivo dell’opposizione (di quel che resta) sia quello di distruggere l’avversario con ogni mezzo. Non ha capito che gli converrebbe smetterla di continuare a criticare quel che dice o quel che fa Berlusconi cercando, piuttosto, di far sapere quel che farebbe se fossero al suo posto. Macché, si divertono ad organizzare un’altra “sceneggiata” delle primarie, diciamo pure che sono le “terziarie”. Sembra rivedere quel film dove il “rimpasto” si svolgeva tra gli stessi componenti del solito vecchio e traballante partito. Con la musica iniziava il “girotondo”, sempre piu’ frenetico, attorno ad un tavolo. Appena la musica cessava, ciascuno si sedeva nella poltrona al punto in cui si trovava. Questo e’ quello che sta accadendo nello “sbrindellatoPd. Si illudono che il Pd uscirà dal coma profondo in cui si trova con il nuovo “leader”. Non hanno capito che non si tratta solo della mancanza di leadership, che in parte e’ pur vero, ma che, accecati dall’odio verso Berlusconi, non sanno fare proposte che convincano gli italiani di votarli. I cosiddetti dirigenti del Pd non considerano che Berlusconi sia stato scelto dalla maggioranza degli italiani. Ogni insulto a lui rivolto e’ un insulto rivolto agli elettori che l’hanno votato, questi non voterebbero mai per quelli che li considerano dei fessi. Non vogliono ancora capire che la sinistra e’ ormai finita perché ancora rimane ancorata alla vecchia ideologia comunista. Un’ideologia che e’ rimasta immobile, che non si e’ saputa adeguare all’evoluzione dei tempi e della società. La lotta di classe c’era nel 1919, ma non c’e’ piu’ oggi. Il popolo non aspira più ad un pezzo di pane uguale per tutti, ma un tenore di vita adeguato alle proprie capacità, al proprio impegno e alla propria disponibilità al sacrificio. Non più livellamento verso il basso, ma a ciascuno secondo quello che si merita. Tutto quello che sono riusciti a fare i comunisti italiani, dopo la caduta del muro di Berlino, e’ stata la “svolta della bolognina” con Occhetto. Hanno cambiato la sigla da PCI a Pds, poi da Ulivo a Pd, ma la base ideologica e’ sempre la stessa e le facce sono sempre quelle. E Franceschini ha la sfacciataggine di dire “Dobbiamo dare una svolta al governo di questo Paese”. Ma quale svolta? Di ridiventare cattocomunisti? I cattocomunisti hanno avuto più di mezzo secolo per dimostrare se sapevano governare. Hanno chiaramente dimostrato di non capire e di non avere cura dei veri problemi del Paese, ma solo di guardare all’interesse del partito. Infatti, nella loro ideologia l’individuo non conta, conta solo il partito. Se ritorniamo col pensiero ai risultati dei loro governi, non ricordiamo altro che l’aumento delle tasse e l’aumento del debito pubblico. La ricerca del potere accaparrando tutte le cariche dello Stato. Il disastro del ’68 nelle scuole e nella mentalità generale. La ricerca del consenso con l’assunzione di massa di precari. L’ideologia statalista dell’assistenzialismo a scapito del debito pubblico da ripianare con altre tasse. Quelli del Pd dovrebbero comprendere alla svelta che, per aspirare a diventare alternativa di governo, debbono immediatamente abbandonare l’ideologia comunista. Debbono cambiare ancora una volta sigla al partito. Debbono cacciar via tutte le vecchie facce. Debbono capire che e’ ora d’ispirarsi a sistemi di gestione politico/amministrativa attuali e moderni. Per far questo sono costretti ad imitare Berlusconi, uomo pragmatico, che riesce a capire i problemi dei cittadini ed ha la capacità di risolverli in “tempo reale”. Gli italiani ormai hanno capito come si governa e come meglio funziona un sistema liberaldemocratico e non ci pensano neppure lontanamente di farsi governare di nuovo dai vecchi cattocomunisti. E sì, perché Casini, da buon Democristiano, e’ sempre alla finestra per cogliere la buona occasione di riabbracciare i “compagni” e, con il suo “grande centro” (o meglio: centrino), dare vita con loro ad una nuova riedizione di un governo cattocomunista. Per fortuna che Silvio c’e’!