Nel 2013 quando si ritornerà a votare, i cittadini si chiederanno non se il governo abbia dialogato con l’opposizione interna (nata in questi giorni) o esterna, ma se ha portato a casa le riforme promesse. Nonostante quello che abbiamo assistito in diretta durante la direzione del Pdl, dove si e’ consumata una rottura che sarà “impossibile” ricomporre, il governo ha ancora una maggioranza forte per portare a compimento le riforme avendo in Parlamento i numeri. Ma Fini ed i “finiani” faranno del tutto per ostacolarle anche se il “rivoluzionario”, troppo tardi destando sospetti, ha iniziato a moderare i toni e a fare marcia in dietro dopo che anche gli undici, che gli aveva votato a favore, cominciano a squagliarsela. Per limitare al minimo i danni, che potrebbero provocare il rallentamento delle tanto attese quanto necessarie riforme, il Pdl sarà costretto a spingere Fini, ed i “finiani”, fuori dal partito e costringere il presidente della Camera dei deputati a dimettersi. Non si può fare altrimenti per rimuovere il “macigno” che, inaspettatamente, e’ precipitato in mezzo alla strada delle riforme. Con la diretta della riunione, il Pdl ha dimostrato di essere un partito democratico che non ha avuto nessuna preoccupazione di rendere pubblico lo scontro interno. E’ stato permesso a Fini di esporre il suo “legittimo dissenso” e poter dire quello che voleva. Purtroppo per lui si sono rivelate false ed ipocrite le sue “motivazioni” di contestazione. Si e’ fatto bene farlo parlare avanti a tutti, si e’ scoperto che non aveva niente da dire ma, allo stesso tempo, si e’ bloccato il suo tentativo di mantenere l’equivoco per continuare a logorare la leadership di Berlusconi e la capacità d’azione del partito e del governo. L’obiettivo e’ stato centrato, ma non possono escludersi pericolosi colpi di coda. Fini e’ incattivito per aver ottenuto, sul documento finale, 11 voti a suo favore (piu’ 1 astenuto) su 172 membri di cui 54 ex AN. Le sue tardive affermazioni, sulla lealtà verso il partito e la necessità di realizzare il programma votato dagli elettori, suonano del tutto false ed ipocrite: non sono credibili. Quello che abbiamo assistito e’ un film già visto. Riporta alla memoria quello che accadde in una riunione della coalizione di centrodestra quando c’erano Follini e Casini. Ad un certo punto Follini, spalleggiato da Casini, disse: “Se agli altri va bene la leadership di Berlusconi, a noi non va bene” e ne seguì la scissione. Cosa e’ accaduto da allora ad oggi? Follini e’ sparito, si vede raramente in qualche “insignificante” intervista. Casini continua a fare il “parolaio” e da utile idiota al centrosinistra che continua ad annaspare nel vuoto piu’ assoluto. L’unica idea “balzana” venuta a Bersani e’ il “patto repubblicano” che sarebbe l’adesione alla proposta Di Pietro di rimettere insieme l’armata Brancaleone includendo anche Fini. Ora e’ il turno di “Gianfrego” a fare “casino”, non per reali motivi di dissenso dell’azione di governo che, come abbiamo ascoltato, non ce ne sono, ma per “orgoglio”, per risentimenti personali e per un errato senso di superiorita’ nei confronti di Berlusconi. Uno spettacolo avvilente! Incredibile che un quasi sessantenne, per giunta presidente della Camera, sia sceso così in basso. Stravaccato sulla poltroncina masticando gomma americana come uno scemo adolescente teddy boy, continuava sguaiatamente a fare mosse isteriche con il viso e le mani per contestare Berlusconi che stava parlarlando. In piedi, dalla platea sotto il palco degli oratori, col ditino alzato, a battibeccare con il Premier. Ha cancellato in pochi minuti l'immagine seria e composta che s'era costruito in quest'ultimi due anni. Tutta l'ipocrisia, l’accidia e la tracotanza “finiana” e’ venuta a galla. Ha messo in evidenza la sua vera immagine di persona astiosa ed isterica. Ed e’ per questo che non c’e’ piu’ niente da fare: la “frattura” non si potrà ricomporre. Il documento finale ufficiale della direzione de Pdl, approvato dal 93% dei delegati, conclude con una dichiarazione inequivocabile: “In ogni democrazia, così come all’interno del Pdl, vige il principio della maggioranza. Se questa decide una linea politica, quella è e quella va seguita anche da chi dissente”. Fini non ci vuole stare, non vuole riconoscere questa “elementare” regola democratica e minaccia “scintille” in Parlamento durante l’esercizio della sua carica di presidente della Camera. Come giudicare questa sua “insensata” minaccia e la “assurda” pretesa di far prevalere una sparutissima minoranza sulle decisioni della maggioranza? E’ stupidamente pretenzioso, come se una mosca minacciasse un’aquila. S’e’ ammattito! Vuol rimanere nel partito? A che titolo e a che fare? Per continuare a fare “casino” e diffondere zizzania e mettere bastoni nelle ruote? Non vuole uscire perché sa benissimo che non ha piu’ nessuna alternativa politica e sparirebbe nel nulla. L’attacco frontale a Berlusconi e’ stato per lui una “catastrofica” disfatta. Di conseguenza, non ha piu’ nessuna speranza di soddisfare la sua “sfrenata ambizione” di diventare primo ministro e neppure presidente della Repubblica. La soluzione migliore sarebbe che capisse che non c’e’ piu’ posto per lui e per i “finiani” nel Pdl e dia le dimissioni da presidente della Camera, altrimenti potrebbe essere cacciato in malo modo. Se il Pdl fosse costretto a farlo, sarebbe un segnale forte che gli elettori e la pubblica opinione capirebbero che era necessario fare. Escluse le opposizioni che grideranno al regime dittatoriale, alla mancanza di libertà d’opinione ed altri ancora soliti beceri giudizi per continuare a “demonizzare” Berlusconi. I giornali hanno trovato materia da scrivere per mesi, pronosticando migliaia di scenari improbabili (La Repubblica ha già iniziato con le “torte” percentualizzate. Il Fatto con Travaglio che, manco a dirlo, si e’ schierato con Fini, ha cominciato un assordante rullio frenetico di tamburi). Che fortuna inaspettata per loro! Gli e’ stata data ancora un’occasione per “iniziare” un altro “filone” contro Berlusconi e cosi’ continueranno a fare soldi e a vendere le loro copie di giornali. Fini potrebbe giocare di furbizia per evitare che lui ed suoi “peones” vengano espulsi dal Pdl. A che cosa si riferiva Fini quando ha “minacciato” che farà “scintille” in Parlamento? E’ stabilito che nel Pdl ciascuno ha diritto di dire quel che pensa, poi si vota e tutti sono tenuti a rispettare quel che si e’ “deciso a maggioranza”. La prova del nove, se la minoranza rispetterà questa regola, si toccherà con mano ogni volta che il governo porrà la questione di fiducia in Parlamento. Ovviamente, se i parlamentari della maggioranza votano contro, automaticamente si pongono fuori dal partito. Solo che il voto e’ segreto, ed il “controllore” e’ il presidente della Camera. E’ chiara, adesso, la “furbata” che Fini vuol mettere in atto? Umberto Bossi, che e’ un “volpone”, l’ha capito e cerca di prendersi il merito della cacciata di Fini e dei suoi. Intanto Italo Bocchino ha presentato le dimissioni da vice capogruppo alla Camera, ma con toni “risentiti” di uno che cerca una rivincita il prima possibile. Mentre rimaniamo in attesa degli sviluppi della situazione, interessiamoci di cose piu’ specificatamente inerenti agli italiani nel mondo. Sarà un caso, ma tutto quello che scrivo da anni sembra sia stato del tutto recepito dal sottosegretario all’emigrazione Alfredo Mantica. Finalmente, si sono accorti che, dopo due tornate elettorali, il tempo di rodaggio della legge Tremaglia e’ finito e non ha dato i frutti sperati. Il voto degli italiani all’estero ha creato più problemi di quanti ne doveva risolvere, gli unici a beneficiarne sono stati i 18 eletti. E’ fuor di dubbio che il voto all’estero verrà rivisto, ma non e’ ancora chiaro come. Nel suo intervento al Senato, di fronte le Commissioni Affari Costituzionali ed Esteri, Mantica, ha detto chiaro e tondo che non e’ piu’ il caso che ci siano persone che ancora difendono “strutture antiche” che non rappresentano piu’ “niente e nessuno”. Si riferiva ai COMITES ed al CGIE. In verità, nei vent’anni di vita, non sono serviti mai a niente escluso qualche meritevole COMITES. Le stesse cose l’ha ripetute poi durante la prima giornata di lavoro del CGIE (Comitato Generale degli Italiani all’Estero) in un aula deserta, per protesta erano usciti quasi tutti i partecipanti. Sarebbe da “incoscienti ed autolesionisti” continuare ancora a spendere 5 milioni all’anno per mantenere i COMITES ed il CGIE, 9 milioni per consentire le elezioni del COMITES e 16 milioni per il voto all’estero. La riforma degli “organi rappresentativi” degli italiani nel mondo e’ stata prorogata al 31 dicembre 2012, con la fondata speranza che alla fine si deciderà per la totale cancellazione sia del voto all’estero che del CGIE. Se i COMITES verranno riformati, come e’ auspicabile, dovranno essere organi non politici, ma solo costituiti da noti professionisti (di ogni settore) che conoscono profondamente la realtà locale per individuare l’esigenze delle varie comunità italiane. Il povero Elio Carozza, attuale segretario generale del CGIE, ha minacciato che si dovrà passare sul suo cadavere se il CGIE verrà cancellato. Mantica gli ha risposto che ci passerà sopra con il carro armato. Bravo! Basta con le allegre e spensierate gite intorno al modo dei magnifici 94 del CGIE per parlare del “nulla”. E’ tempo di agire con serieta'.
venerdì 30 aprile 2010
venerdì 23 aprile 2010
Fini e' invasato da un'ambizione smodata che lo distruggera'. Abbiamo assistito in diretta al suo "suicidio" politico.
Questo articolo e' stato scritto giovedi mattina ora australiana
quando in Italia era la sera di mercoledi 21 aprile.
Senza ambizione, neppure un genio potrebbe far emergere le sue idee, invenzioni o progetti. L’essere ambiziosi va più apprezzato che condannato. Ma l’ambizione si è creata una cattiva fama perché molti ambiziosi vogliono arrivare in alto senza averne le qualità ed i meriti. Occorre avere una forza straordinaria per dominare l’ambizione, altrimenti si diventa la sua vittima. Gianfranco Fini, nato nel 1952, venticinquenne fu nominato da Giorgio Almirante segretario nazionale del Fronte della Gioventù. Nel 1983, a soli 31 anni, fu eletto al Parlamento. Il 6 settembre 1987, durante una festa, Giorgio Almirante lo presentò come suo successore. Divenne segretario del MSI-DN (Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale) nel gennaio 1988, ad appena 36 anni. Dopo alti e bassi giunse il 1993 e Fini si presentò all’elezione di Sindaco di Roma. Quasi sempre ignorato dalla stampa nazionale e considerato un “fascista” dalla sinistra, venne alla ribalta solo per l’appoggio insperato di Silvio Berlusconi (all’epoca presidente della Finivest e pronto ad entrare in politica) che il 23 novembre 1993 si pronunciò a suo favore definendolo un “moderato”. Da quel momento, i giornali scrissero che Berlusconi aveva “sdoganato” Fini dal fascismo. Il 22 gennaio 1994 Fini fece la svolta di Fiuggi con la nascita di Alleanza Nazionale, mandando in soffitta il MSI-DN. Il 26 gennaio 1994 avvenne la storica scesa in campo di Berlusconi, che fondò Forza Italia. Il 10 febbraio dello stesso anno, AN stipulò un accordo elettorale con Berlusconi, altri partiti di centro e la Lega Nord, e insieme vinsero le elezioni politiche. Nato per essere il numero uno, Fini da sedici anni “sfortunatamente” è costretto a fare il numero due, e per giunta in coabitazione prima con Casini e Bossi ora soltanto con “il lumbard”. La sfortuna di Fini si chiama Silvio Berlusconi. Questo “riccastro”, sempre sorridente ed ottimista, che non aveva mai fatto politica, da un giorno all’altro ha occupato il centro della scena politica. E come se non bastasse ha iniziato a collezionare una serie di successi uno dietro l’altro. Fini, associato a questo straordinario campione, contraddicendo la sua indole, è stato costretto a mordere il freno aspettando che anche a lui capitasse una parte di quella fortuna. Invece: scalogna nera! Se il “capo” è più vecchio di 16 anni, ma ancora dimostra che può stare dove sta, la cosa migliore da fare è stimarlo e collaborare lealmente, aspettando che venga il momento per sostituirlo. Essere impazienti e cercare di metterlo sempre sotto pressione o fare il “Bastian contrario” non giova, anzi, è controproducente. Purtroppo Fini non sa dominare la sua ambizione e ne verrà schiacciato. Pur avendo accettato l’alleanza con Forza Italia, pur avendo accettato la fusione nel Pdl, pur avendo accettato la carica di Presidente della Camera dei Deputati (nessuno gliel’ha imposta come una penitenza) non si è rassegnato alla perdita di rilevanza e di visibilità. Ha cominciato a scalciare, peggiorando la sua situazione fino al momento attuale, in cui rischia il suicidio politico. In caso di elezioni anticipate, sarebbe ridimensionato a livelli percentuali minimi. Perché agisce così avventatamente? La vera, sola ambizione di Fini è il dopo Berlusconi. “Gianfi” ritiene di essere di una spanna superiore a tutte le mezze tacche (a suo parere) dei politici che popolano il Pdl. Fini non sta conquistando la simpatia degli elettori, anzi l’ha persa, perché ha dimostrato di non essere affidabile. Inoltre nessuno crede che sia capace di tenere a freno, come fa Berlusconi, le diverse anime del Pdl. È davvero difficile pensare che Fini possa rappresentare interamente il PdL del dopo Berlusconi, quando già la sola AN non lo sopporta più da tempo. Maurizio Gasparri ha detto chiaramente che Fini, con certe posizioni, ormai ha compromesso le proprie chance di leadership nel Pdl. In tutta la sua vita, Fini ha fatto solo politica, quindi, non è un uomo di azione e concretezza, che sono le grandi qualità di Berlusconi. È tutt’altro che un pragmatico. È un intellettuale, idealista, teorico evanescente e da lui ci si potranno aspettare solo polemiche e discussioni: non fatti. Fini sogna anche di notte come diventare Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica: le sue mire sono queste e nient’altro più. Meriterebbe essere messo alla porta, ma non serve perché lui stesso ha già aperto la porta e messo un piede fuori. Fini però non abbandona il Pdl (mica scemo!), manco per niente, altrimenti dovrebbe “smontare” dalla poltrona di Presidente della Camera; rimane per continuare a “rompere” ed avverte: “La fase del 70 a 30 è finita. Mi auguro che Berlusconi accetti che esista un dissenso interno nel Pdl” e aggiunge: “Ora si apre una nuova fase e chi avrà più filo da tessere, tesserà...” e sarà proprio così, caro “Gianfrego”, dovrai dimostrare se l’avrai, questo filo! Il dado è tratto: impossibile sarà per Fini ed i “finiani” tornare indietro. Nel suo stile ipocrita, Fini giustifica la sua “sconsiderata” mossa, che ha illustrato ieri a Berlusconi e al direttivo del Pdl, come necessaria per il bene del partito: “Il mio spirito è costruttivo, ma anche un minimo di dignità è doveroso”. La sua dignità? Dica piuttosto che è geloso dei “caminetti” tra Berlusconi e Bossi ad Arcore. Ma sa benissimo che sono i leader dei due partiti di maggioranza, mentre lui è presidente della Camera e il suo ruolo “super partes” dovrebbe tenerlo alla larga dalle scelte politiche. Fini sta seguendo le orme dei suoi due predecessori, Casini e Bertinotti, che sono stati i “destabilizzatori” dei due governi precedenti, andando molto oltre al loro ruolo istituzionale. Quando si è visto mai che un presidente della Camera riunisce i “suoi” parlamentari per far nascere una “corrente” o forse dei “gruppi autonomi”? Cosa da pazzi! E per fortuna che Fini, tempo fa, aveva dichiarato di considerare le “correnti” di un partito delle “metastasi”; come ha fatto spesso, si rimangia tutto. È normale ed opportuno politicamente che Berlusconi abbia un rapporto privilegiato con la Lega, che è andata meglio del Pdl alle ultime regionali perché è più radicata sul territorio e il suo elettorato è più “fedele” e meno propenso all’astensione che di solito colpisce i grandi partiti. Fini si faccia un esame di coscienza: cosa ha fatto e come si è comportato durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative? Non ha fatto altro che mettere i bastoni tra le ruote e, come al solito, tutto il peso della propaganda l’ha dovuto sostenere Berlusconi, che ha pur 16 anni più di lui ma che, ancora una volta, ha dimostrato di avere l’energia di un trentenne e di essere un “vero” leader. Fini è invasato da un’ambizione smodata e immotivata che lo rende cieco e lo sta distruggendo. Ieri non c’è stata la formazione di gruppi parlamentari autonomi, che avrebbe significato una scissione nel Pdl, ma la nascita di una “mini correntina” personale di Fini che, alla fine, infastidirà l’azione del governo come una “ronzante” zanzara. La furbizia e l’opportunismo politico di uno che ha sempre “campato” (e molto bene) con la politica, “obbligherà” Fini a rimanere nel Pdl per il proprio interesse, e questa sarà l’ultima delle sue tante mosse “sconsiderate” combinate negli ultimi anni pur di distinguersi da Berlusconi. Vuole sempre essere il suo “controcanto” convinto che, così agendo, di costruirsi un futuro politico “bipartisan”. Altri motivi non ce ne sono, perché sulle riforme è ampiamente d’accordo. Riguardo alla gestione più collegiale e democratica della vita interna del partito, sono condivisibili le sue richieste. La verità è che Fini considera provocatorio il protagonismo della Lega, e vorrebbe che il Pdl lo frenassa. Se il Pdl lo facesse, il rischio sarebbe quello di dare l’immagine di una coalizione litigiosa com’era quella di Prodi. Si sa che è nello stile della Lega fare, ogni tanto, delle “sparate” per galvanizzare il suo “popolo", ma quando ci sono decisioni da prendere al Consiglio del Ministri o leggi da votare, si è sempre dimostrata “disciplinata” e, sin qui, un alleato affidabile e stabile. L’incosciente decisione presa da Fini, qualsiasi ne sarà l’evoluzione, dà l’impressione di voler rallentare l’attività di governo con il gioco continuo di estenuanti chiacchiere e mediazioni: un teatrino della politica. L’Italia attende da anni le riforme che sono state ritardate in passato per “milioni” di motivi e dagli “sfascisti” di professione, ed ora che si è ad un passo dal farle si mette di mezzo il “gattopardo” Fini? No, basta, finiamola! Bisogna togliere di mezzo ogni pretesto, ogni ostacolo. Chi abbia ragione tra Fini e Berlusconi non interessa agli italiani. Ce ne freghiamo delle analisi politiche, psicologiche, i tentennamenti, le gelosie, le mediazioni ed altre cavolate: a che cosa servono se non alla sola visibilità dei politicanti di professione? Se Fini è l’ostacolo sulla via del cambiamento, allora venga invitato a prendere la porta e uscire con tutti i suoi “finiani”, li si butti tutti fuori! Non se ne può proprio più!
domenica 18 aprile 2010
Chi sono i "Gattopardi" nella politica italiana? Occorrono dei veri "professionisti" come Santo Santoro per rilanciare gli italiani nel mondo.
In questo momento storico l’Italia somiglia molto alla Sicilia Borbonica al tramonto nel 1860 che faceva fatica ad aggiornarsi ai grandi cambiamenti che stavano avvenendo. Nel famoso romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, c’e’ una frase famosa pronunciata da Tancredi, nipote del Principe Fabrizio di Salina, che pur rimanendo dalla parte dei garibaldini, che stavano portando il cambiamento, cerca di mantenere la situazione cosi’ com’era: “Se vogliamo che tutto rimanga come e’, bisogna che tutto cambi” e Don Fabrizio conclude: “e dopo sarà diverso, ma peggiore”. Erano in molti a frenare il cambiamento appellandosi ad un antico proverbio che era meglio: “un male già noto a un bene non sperimentato”. Gli italiani, dopo la caduta dell’Impero Romano, subirono innumerevoli invasioni. Per sopravvivere alle tasse di rapina e alle prepotenze dei “padroni”, che cambiavano continuamente, impararono a vivere “gattopardescamente”. E’ cosi’ che nel nostro DNA si sono sviluppati i “geni” del “cinico realismo”, la “diffidenza” e, nel contempo, del “doppio gioco” e dell’”accomodamento” ai cambiamenti. Nell’attuale situazione politica italiana,“apparentemente”, tutti i partiti di maggioranza e di opposizione, “sembrano” siano concordi di procedere rapidamente per attuare le riforme che l’Italia attende da decenni. Ma c’e’ il rischio che i “gattopardi” si alleino con gli “sciacalli”ed i “profittatori” perché tutto cambi per non cambiare niente? Il pericolo esiste, come c’e’ sempre stato nel passato nei momenti cruciali storici. Durante il “ventennio” c’era la convinzione che ci fossero quaranta milioni di “fascisti” che, d’incanto, sono tutti “svaniti”, volatilizzati appena l’Italia fu “liberata”. Quaranta milioni di “fascisti” o di “gattopardi”? Oggi in Italia si riscontra una condizione “fondamentale” perché si possa realizzare il famoso cambiamento “epocale” d’ammodernamento socio/economico, e’ quella che la maggioranza di governo e’ “coesa”, nonostante Gianfranco Fini continui a fare il “Bastian contrario”. Fini e’ da annoverare tra i tanti “gattopardi” della situazione insieme a Casini e Bersani. Di Pietro e Grillo interpretano “egregiamente” la parte degli “sciacalli”, che arraffano quel che possono degli “avanzi”. Un paragone tra Berlusconi e’ Garibaldi non e’ azzardato perché molte sono le analogie tra i due. Garibaldi, con i “mille” geograficamente “fece l’Italia”. Berlusconi, dopo cento cinquant’anni, sta affannandosi per “fare gli italiani”. Di certo Berlusconi non e’ un “gattopardo” che finge di cambiare tutto per non cambiare niente. Avrebbe voluto fare molto di piu’ di quello che e’ riuscito a fare sino ad ora ma, purtroppo, l’ordinamento attuale della Repubblica italiana concede al governo, ed al suo Premier, un’autonomia d’azione molto limitata. In piu’, tutti i governi, che si sono succeduti dal 1948 al 2008, hanno sempre dovuto “negoziare” strenuamente con i loro “alleati” di turno. Piu’ insignificanti erano e piu’ creavano difficoltà per non perdere la loro “visibilità” politica. Ricordate il “folle” Follini e il “casinista” Casini durante il governo Berlusconi 2001/2006? Ora c’e’ Fini a sostenere la loro parte (o quasi), ma prima o poi la smetterà quando capirà che si sta politicamente “suicidando”. Pur essendo noi italiani “diffidenti” e “cinici” per natura, continuiamo a sperare che tutte le forze politiche in campo, di maggioranza ed opposizione, abbiano capito e siano convinte, che e’ giunto il momento di dar vita al drastico cambiamento: ora o mai piu’. Bisogna darsi una mossa per non far rischiare all’Italia di finire “ultima” nella classifica mondiale economica/sociale/civile. Sono tante le riforme che necessitano per rendere l’Italia piu’ governabile ed efficiente. La riforma che interessa piu’ da vicino noi Italiani nel Mondo e’ quella parlamentare. Quando ci si metterà mano, oltre a prevedere la cancellazione della metà dei parlamentari ed avere una sola Camera legislativa mentre il Senato diventerà un'assemblea per gli affari regionali, coinvolgerà anche la legge Tremaglia 459/2001 che potrebbe essere modificata, sostituita o, persino, cancellata. Come ho già accennato nei miei due precedenti articoli, per noi Italiani nel Mondo sarebbe piu’ conveniente che la legge Tremaglia venisse abolita e siano ripristinati gli art. 48, 56 & 57 della Costituzione. Vogliamo essere equiparati agli italiani che votano in Italia. Vogliamo avere l’opportunità’ di costituire un nostro partito per presentare candidati scelti da noi. Vogliamo inviare al Parlamento italiano persone oneste e professionalmente valide. Che realmente risiedano all’estero da tempo e che si siano formate nei loro Paesi di accoglienza o di nascita, dove sono stimate e conosciute dall’intera comunità, non solo da quella italiana. Vogliamo che siano la vera espressione “genuina e reale” degli italiani nel mondo, come lo e’, ad esempio, Sergio Marchionne CEO della Fiat. Basta con l’imposizione di “teste di legno” da parte dei politici italiani per tenerci divisi. Rendiamoci consapevoli di questo loro losco “trucco” per relegarci in una “riserva indiana” e per usarci quando a loro fa piu’ comodo. I nostri interessi di “emigranti” non hanno mai coinciso con quelli dei partiti politici italiani. E’ di alcuni giorni una notizia “incoraggiante”. Il Pdl ha nominato coordinatore per l’Australia l’ex Senatore Santo Santoro. Non so se Santoro abbia o meno accettato l’incarico, so pero’ che abbiamo bisogno di “personalità” come lui per accrescere il prestigio della comunità italiana in Australia ed in tutto il mondo. Largo a giovani, seri, stimati, capaci e conosciuti professionisti con un solido “background” politico/economico. Ben radicati nel Paese dove sono cresciuti professionalmente. Persone che sono in grado di agire concretamente ed efficientemente. La nomina di Santoro non deve essere vista come un vantaggio “esclusivo” del Pdl che l’ha nominato, ma di tutta la comunità italiana in Australia e della quarta circoscrizione estera. Oggigiorno e’ ridicolo e “anacronistico” dividersi tra destra e sinistra. Se divisione deve esserci e’ tra chi sa “fare concretamente” e sa “agire con professionalità”, con chi e’ soltanto un “quaraquaqua’”, come ne abbiamo conosciuti tanti nel recente passato. Questi “patetici” personaggi, nonostante vengono snobbati e contestati da tutti, continuano imperterriti a “pretendere” di rappresentare gli italiani senza avere il “carisma” ed i requisiti necessari. Ce ne fossero di altri Santo Santoro, siano essi Laburisti che Liberali! Santo Santoro, nato a Francavilla (Messina) nell’aprile 1956, e’ un emigrante di successo che fa onore a tutta la comunità italiana non solo australiana. E’ arrivato in Australia all’età’ di cinque anni. Ha fatto esperienza come Ministro statale (Queensland): 1989/2001, ed e’ stato anche Ministro Federale: 2002/2007. Pur essendo “Liberale” non ha alcuna preclusione politica di collaborare con chi voglia lavorare “sinceramente” ed “appassionatamente”, senza fini personali, per il bene di tutta la collettività italiana. Infatti, nella sua attività privata, uno dei suoi partner e’ l’ex ministro “Laburista” Con Sciacca. Santoro potrebbe fungere da “calamita” per attrarre, in un grande e “serio” progetto, personalità che hanno avuto successo in tutti gli altri campi economi e sociali. E’ ora il momento che gli italiani nel mondo costruiscano una realtà “vincente” per far meglio apprezzare la comunità italiana dai politici italiani che “contano”. Sinora i “big”, uno su tutti Berlusconi, hanno preferito starsene alla larga dagli affari degli italiani nel mondo consapevoli che sono dominati e gestiti, per lo piu’, da “maneggioni” e “compari” per farsi gli affari propri. I leader politici italiani hanno sempre considerato l’affare “Italiani nel Mondo” poco “serio” e “inaffidabile”. Questo per non essere mai stato rappresentato da veri “professionisti” come lo e’ Santo Santoro, ma da personaggi insignificanti e, per giunta, “arruffianati” a “politicanti” di scarsissimo valore e peso politico nei loro partiti di appartenenza. Queste “mezze calzette” di “politicanti” hanno preferito scegliersi, tra gli italiani nel mondo, questi “insignificanti” persone perché piu’ facilmente manovrabili. Questi politicanti da “strapazzo”, volutamente, si sono tenuti alla larga da persone “concrete” abituate a lavorare sodo per raggiungere tangibili risultati. Persone troppo scomode per loro. Persone che “pretendono” di fare le cose nella maniera giusta ed onesta ad esclusivo vantaggiosa dell’intera comunità. Tutto questo e’ lontano mille miglia dalla mentalità “arruffona” dei politicanti “mezze calzette” che preferiscono il caos per scaricare poi la colpa su “ignoti” per assolvere se stessi. Il “cancro” della politica italiana e’ una “metastasi” allo stadio “terminale” che ha infettato anche le comunità italiane nel mondo, soltanto un “miracolo” potrà salvarci. Se manderemo al Parlamento italiano molti Santo Santoro (Liberali o Laburisti che sia) a rappresentarci, potremmo iniziare a sperare in una “miracolosa” guarigione. Se la legge Tremaglia rimanesse, o venisse modificata o persino abolita, in ogni caso il voto rimarrà e potremo sempre votare per i rappresentanti da noi scelti. Basta con lo sperpero di denaro pubblico (30 milioni di euro per legislatura) per mantenere gli attuali 18 “incapaci” nulla facenti. I piu’ di loro hanno maturato “insignificanti” esperienze professionali nel sindacato o nel patronato, o si sono “deformati” per aver militato (e alcuni ancora so li) nell’“inutile e sprecone” CGIE che, in vent’anni, ha “bruciato” 100 milioni di euro senza combinare niente di concreto e di positivo a favore delle comunità italiane nel mondo. Basta ad avere a che fare con le “mezze calzette” gli “incapaci”ed i “quaraquaqua’”. Meritiamo di essere rappresentati da veri “professionisti”.
sabato 10 aprile 2010
Le elezioni regionali hanno confermato il governo Berlusconi. Costruire un Partito per gli Italiani nel Mondo.
Le elezioni regionali, che si sono appena svolte, a tutti gli effetti sono state elezioni di metà mandato ed hanno fortemente riconfermato il governo Berlusconi. Tutto questo nonostante la gravissima crisi economica, la disoccupazione in aumento, i magistrati che inseguono il premier con piu’ accanimento, i giornalisti che lo spiano persino dentro la camera da letto, le accuse di seduttore di minorenni e di “donnaiolo”, le calunnie contro i suoi piu’ fidi collaboratori come Bertolaso, Gianni Letta e Verdini. Sono scesi in piazza in migliaia piu’ volte per dargli del mafioso, persino dello “stragista”, del dittatore che vuole sopprimere la libertà d’opinione ed altre “corbellerie”. Ma Silvio, facendo due sole settimane di campagna elettorale con lo slogan “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, e’ riuscito a strappare quattro regioni ai suoi avversari. L’unico leader europeo che non e’ stato punito dalle consultazioni elettorali e’ Berlusconi. Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno perso notevoli consensi personali per la difficoltà o l’incapacità’ (come Zapatero) di far fronte all’emergenza della crisi economica mondiale. Se il governo Berlusconi si e’ fortemente consolidato e’ perché i cittadini hanno riconosciuto che ha operato bene in questi due anni affrontando al meglio la grave crisi economica mondiale. Se nei prossimi tre anni l’economia andrà meglio (prima o poi accadrà) e se Tremonti riuscirà a dare un “taglio” alle tasse, il centrodestra vincerà di nuovo le elezioni del 2013 senza tanti patemi. Rischia di stravincerle comunque, anche se tutto non dovesse andare cosi’ liscio, vista l’inesistenza della cosiddetta opposizione che e’ sempre piu’ “terrorizzata” da Berlusconi. E cosi’ e’ cominciato il fuggi fuggi dal Pd e il “bocciofilo” Bersani e’ rimasto solo e “bollito”. Tutti lo criticano ma nessuno si fa avanti per prendere il suo posto. Nessuno pensa di farne il candidato premier del centrosinistra nel 2013. Berlusconi ha mandato in pensione “anticipata” tutti i leader (o presunti tali) del centrosinistra, ma anche quelli di cui si fanno i nomi per il futuro (vedi Renato Soru e Nicola Zingaretti). Il centrosinistra e’ da anni senza idee, senza un programma e alla ricerca spasmodica di un “leader”. La base del Pd e veramente “arrabbiata” per la politica delle parole incomprensibili, per il “politichese” che rimane distante dalla realtà, mai concreto sempre piu’ vecchio e astratto. Ecco spiegato il successo del movimento “Cinquestelle” di Beppe Grillo. Quando si crea un vuoto, questo e’ immediatamente viene riempito. Grillo, e il suo movimento, sono figli legittimi del vuoto lasciato dal Pd ed oggi e’ una forza politica con la quale il Pd deve fare i conti. Un altro con cui il Pd dovrà fare i conti e’ Tonino Di Pietro. Appena terminate le elezioni si e’ precipitato in Tv per annunciare, senza giri di parole, che “ha vinto il centrodestra” e l’ha ripetuto a Ballarò. E li ha anche aggiunto che il Pd deve fare un profondo esame di coscienza e riconoscere che il partito non e’ stato capace di promuovere una classe dirigente locale all'altezza della situazione. Ma non è tutto. Durante la stessa trasmissione Di Pietro ha indossato i panni del “moderato”, si è detto disponibile a discutere di riforme col governo e ad abbandonare lo stile “estremista” di opposizione tenuto sin qui. E, senza mezzi termini, si e’ candidato per una “federazione” di tutto il centrosinistra in vista delle elezioni politiche 2013. Con la sua “svolta moderata” Di Pietro vuole presentarsi come leader di una nuova “armata Brancaleone”. Non e’ una novità, finalmente gli si e’ presentata l’occasione per mettere in atto la strategia che persegue da due anni. Potrebbe riuscirci approfittando dell’inconsistenza di Bersani che, durante le elezioni, andava dicendo che il “vento stava cambiando” ed invece ha rimediato una disastrosa sconfitta e poi ha messo la testa sotto la sabbia per non guardare in faccia la realtà. Ammettendo la disfatta, Tonino vuole “accreditarsi” come l'unico politico serio e affidabile del centrosinistra. Per ora gli conviene nascondere la sua immagine classica del Di Pietro urlatore, estremista e “sfasciatutto” ora, anche lui come Grillo, ha occupato lo spazio lasciato vuoto dal Pd. Ma non illudiamoci, tornerà ad essere quello di sempre quando lo riterrà piu’ utile alla sua causa. Il capo dell'Idv, insomma, fa il suo gioco. Quello che semmai dovrebbe destare preoccupazione e’ l’incapacità del Pd, con quasi il quadruplo dei voti dell'Italia dei Valori, di dettare la linea politica all'interno dello schieramento di centrosinistra, niente male per un partito che era nato con l'ambizione di essere la guida ferma e indiscussa della sinistra italiana. Oggi e’ invece nelle mani dei suoi alleati meno forti numericamente. La causa sta che, nel mentre i cosiddetti “dirigenti” del Pd passano il loro tempo a elaborare, come alchimie chimiche, nuove formule per rimettere in moto il carrozzone del centrosinistra, gli altri partitini “urlatori”, sparando a raffica centinaia di slogan, attirando quella parte dell’elettorato piu’ estremista, pur sapendo benissimo che non riusciranno mai a diventare maggioranza di governo, come potrebbero? Ce lo vedete Di Pietro premier? Quali sarebbero i suoi ministri? Non esiste proprio! Se invece Berlusconi aumenta costantemente i consensi e’ perché parla la stessa lingua degli italiani, lavora e combatte a loro fianco (vedi Napoli e l’Aquila) nella lotta quotidiana della vita. Si limita a poche chiacchiere e a fare molti fatti. Si rimbocca le maniche e cammina a fianco della gente. Il Pd, che tenta di non farsi surclassare da Di Pietro, e’ talmente alla “disperazione” che per sfidare tra tre anni Berlusconi, ha iniziato a far girare i nomi di Luca Cordero di Montezemolo, oppure del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, oppure ancora dell’economista Mario Monti. Faranno anche altri nomi, ma tutti i designati ringrazieranno e diranno di non essere interessati alla politica. La verità e’ che nessuno ha intenzione di scontrasi con Berlusconi per rimediare un’umiliante figuraccia. Lasciamo gli “scenari” politici futuribili per ritornare all’attualità’. I prossimi tre anni saranno molto importanti per tutti gli italiani. Esaurite tutte le scadenze elettorali, amministrative, europee e regionali, sino al 2013 il governo si dedicherà anima e corpo a completare il suo programma di governo. Oltre alla riforma del Fisco e della Giustizia, alla politica a favore delle imprese e di sostegno dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati che si trova nelle posizioni piu’ critiche, soprattutto, accelererà’ le riforme costituzionali come quella parlamentare. A questo proposito noi italiani nel mondo chiediamo con forza che venga “abolita la legge Tremaglia” 459/2001 e ripristinati gli art. 48, 56 & 57 della Costituzione. Vogliamo essere equiparati agli italiani che votano in Italia. Vogliamo avere l’opportunità’ di costituire un nostro partito per presentare candidati “genuinamente” scelti direttamente da noi. Dovranno essere persone oneste e professionalmente valide che realmente risiedono all’estero, che si sono formati nei loro Paesi di accoglienza o di nascita dove sono apprezzati e conosciuti dall’intera comunità e non solo da quella italiana. Vogliamo che siano la vera espressione “genuina e reale” degli italiani nel mondo, come lo e’ Sergio Marchionne CEO della Fiat. Basta con le “teste di legno” scelte dai partiti politici italiani per applicare la strategia “dividi et imperat” e mantenere gli italiani nel mondo in contrasto tra loro. Strategia che stanno continuando ad applicare con la creazione di “circoli” targati con le diverse sigle dei partiti ora in Parlamento. Vogliamo che finisca lo sperpero di denaro pubblico per mantenere in vita il CGIE ed i 18 “incapaci” eletti all’estero, rivelatisi degli “utili idioti” ad esclusivo servizio dei loro partiti politici. In questi quattro anni dall’applicazione della legge Tremaglia, fatti alla mano e alla luce dei disastrosi risultati (brogli ed inutilità dei 18 eletti), la legge 459/2001 “deve” essere abolita, ma non dovrà essere messo minimamente in discussione il diritto di voto acquisito dagli italiani nel mondo che “deve” essere mantenuto. Questo ci permetterebbe di fondare un nostro partito degli “Italiani nel Mondo” completamente “sganciato” da qualsiasi partito politico italiano. Sono oltre 4 milioni (anche piu’) gli italiani nel mondo iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) con diritto di voto, come consistenza sarebbe il terzo o il quarto partito italiano. Gli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione dovranno essere ripristinati nella forma originale per permetterci di votare allo stesso modo degli italiani in Italia. Questo sistema di votare lo permette molti Paesi ai loro cittadini residenti all’estero. Con quattro milioni e piu’ di voti il “nostro” partito potrebbe acquisire (nella proporzione attualmente in vigore) circa 40 parlamentari. Allora si che gli italiani nel mondo conterebbero e come! Allora sì che ci faremo rispettare dai politici italiani! Allora si che, finalmente, sarà possibile costruire quel “famoso” ponte economico/sociale/culturale tra l’Italia e tutte le comunità italiane presenti in tutto il mondo! Gli italiani nel mondo sono sempre stati una grande risorsa per l’Italia e lo dimostreremo una volta ancora.
martedì 30 marzo 2010
I finanziamenti soltanto alla "buona' stampa estera. La legge Tremaglia 459/2001 va abrogata.
Paga sempre il giusto per il peccatore. Calza perfettamente questo detto con la decisione del governo italiano di ridurre i fondi destinati ai giornali italiani pubblicati all’estero. E’ vero che molti giornali editi all’estero sono dei bluff. Dichiarano di stampare e distribuire un numero considerevole di copie quando, nella realtà, ne stampano ben poche e non sono distribuite nelle edicole, vengono usati soltanto per incartare il pesce. Tagliare indiscriminatamente a tutti i fondi, come e’ previsto, e’ da “screanzati”. Il governo non deve fare di tutta l’erba un fascio. Deve continuare a sostenere “esclusivamente” i giornali pubblicati all’estero se assolvono egregiamente il loro compito per cui furono fondati, cioè per informare, assistere, difendere e, persino, istruire le comunità italiane nel mondo. Il noto giornalista Gian Antonio Stella, sul “Il Corriere della Sera” del 22 marzo, ha scritto un articolo col quale ha voluto mettere in grande evidenza l’utilità’ della “buona” stampa italiana nel mondo tanto da essere, in alcuni casi, veramente “indispensabile”. A noi italiani in Australia, ancora ci brucia la grave offesa dell’Australian Financial Review. Si e’ permesso di pubblicare una mappa dell’Italia cambiandogli il nome in “Berlusconia” e dove Roma e’ stata ribattezzata “Puta”, Venezia “Venerea”, Ferrara “Merda”, Taranto “Tarantula”, Crotone “Cretino” e al posto della Sicilia “Mafia” e della Lombardia “Lombastardi”. Un vero insulto a tutti gli italiani all’estero ed in Italia, non solo a quelli che vivono in Australia. Quella mappa ha “vilipeso” l’Italia. Come poteva reagire compatta e con decisione la comunità italiana in Australia se non si fossero messi a capo della protesta i giornali italiani Il Globo & La Fiamma? Ora la questione e’ all’esame del Commissione per i Diritti Umani. I “buoni” giornali italiani pubblicati nel mondo svolgono anche un’altra funzione importante: il recupero e la diffusione della lingua italiana. Nei diversi Paesi, dove l’emigrazione italiana e’ presente in un certo numero, i giornali stampati in lingua italiana vengono usati nelle scuole come testi di studio. Anche questo ha contribuito alla maggiore diffusione dell’italiano che, dopo decenni di disinteresse, torna ad essere richiesto in molte scuole di tutto il mondo. Non sfugge piu’ a nessuno che l’Italia, come tutti gli altri Paesi del mondo, si trova in pessime condizioni economiche per una grave e profonda recessione finanziaria globale. Siamo anche tutti d’accordo che il governo ha l’obbligo ed il dovere di tagliare le spese “superflue” ma, se i cinque milioni che sono stati tagliati all’editoria italiana nel mondo, andrà a discapito dei “buoni” giornali e’ come darsi la zappa sui piedi. Come può gli italiani nel mondo continuare ad essere quell’enorme risorsa politica, morale, culturale, sociale ed economica se, giorno dopo giorno, gli si toglie l’acqua per innaffiare le radici della buona e forte pianta dell’italianita’? Non vogliamo credere che Berlusconi si rimangi la sua promessa (ancora su YouTube): “Io garantisco che manterremo rapporti sempre più stretti con le vostre comunità”. Il vero problema, pero’, e’ che i voti degli italiani nel mondo non sono mai serviti, non servono e non serviranno a nessun partito politico italiano perché non si sommano con i loro voti. I nostri voti servono esclusivamente per eleggere 18 “inutili” e “costosissimi” parlamentari. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’indovina, dice spesso Giulio Andreotti. Volete scommettere se noi italiani nel mondo dovevamo votare per le elezioni regionali del 28 e 29 marzo, sicuramente saremmo stati trattati meglio? Saremmo stati “corteggiati” dai partiti italiani per accaparrarsi il nostro voto. E’ da subito dopo le elezioni politiche del 2006 che avevo intuito che era contraddittoria e, persino, svantaggiosa per gli italiani nel mondo la legge Tremaglia 459 del 27 dicembre 2001 che stabiliva le “Norme per l’ esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’ estero”. Dopo i clamorosi fatti delle ultime settimane, su tutti l’eclatante caso del senatore del Pdl Di Girolamo finito in carcere, ormai tutti hanno la consapevolezza che la legge 459/2001 vada completamente cambiata. Nel 2006 gli italiani nel mondo si accorsero che i loro voti non “contano nulla” perché, come su detto, non si sommavano agli altri voti, quindi, non potevano favorire o sfavorire nessun schieramento. Anche se quell’anno Prodi poté formare il governo con la maggioranza di un solo senatore eletto all’estero. Il suo salvatore ha il nome di Luigi Pallaro eletto in Argentina, inizialmente schierato con Forza Italia. Fatto non inconsueto in Italia, Pallaro fece un “mini ribaltone”, ma che fu decisivo, e Prodi cominciò il suo viaggio verso gli scogli dove “ingloriosamente” sarebbe naufragato appena 18 mesi dopo. La legge Tremaglia nasce dopo una riforma costituzionale, la modifica degli articoli 48, 56 e 57, approvata nella XIII legislatura. All’art. 48 della Costituzione vene aggiunto il seguente comma: “La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere”. E poi furono modificati anche gli art. 56 e 57 della Costituzione, che disciplinano l’elezione della Camera e del Senato: “alla Circoscrizione Estero vengono riservati 12 deputati e 6 senatori. Numero definito e immutabile, blindato da eventuali cambiamenti demografici”. La modifica, all’epoca dei fatti, fu fatta con i voti “bipartisan”. Inascoltati furono i richiami alla realtà di alcuni parlamentari, che proponevano di concedere il voto “esclusivamente” ai “temporaneamente all’estero” (docenti, personale PA, militari, ricercatori ecc.) e non già ai residenti all’estero. Persone che, magari, da molti anni lontani dall’Italia, si erano inseriti nella realtà dei loro Paesi d’accoglienza e che non avevano piu’ interessi in Italia oppure li avevano parzialmente. In altri Paesi, ad esempio in Inghilterra o in Germania, dopo un certo numero di anni di residenza stabile all’estero, non si ha piu’ il diritto di voto. La legge era un atto dovuto nei confronti degli italiani nel mondo ma, purtroppo, e’ nata male perché “troppo teorica” ed i “furbacchioni” (per non dire “imbroglioni”) l’hanno interpretata a loro uso e consumo per fruttarla a loro personale esclusivo vantaggio e non a tutela di chi li votava. I cittadini italiani residenti all’estero il diritto di voto l’hanno sempre avuto, solo che prima della legge Tremaglia, per votare, dovevano tornare in Italia. Tremaglia, che da molti anni era impegnato per far ottenere il voto agli italiani all’estero, durante la XIV legislatura (2001), divenne Ministro per gli italiani nel mondo nel Governo Berlusconi. Con la legge 459 del 2001 si definì le modalità della Circoscrizione Estero che venne divisa in 4 grandi Ripartizioni: 1) Europa; 2) America Settentrionale e Centrale; 3) America Meridionale; 4) Africa Asia Oceania e Antartide. Come modalità di esercizio del voto si scelse quello per “corrispondenza”. Il piu’ “semplice” per sperare nel coinvolgimento degli elettori (che già si sapeva ch’erano “scarsamente” interessati), ma anche il più “complesso” da gestire da un punto di vista organizzativo e, soprattutto, il piu’ “esposto” ai brogli come, infatti, ci furono e non pochi ed in tutte le “salse”. La famosa fantasia italica ha superato se stessa “inventando” infiniti modi per “barare”. In alternativa la legge prevede che si può votare presso la sezione elettorale italiana nelle cui liste l’elettore e’ iscritto. Prima di ogni scadenza elettorale i consoli devono chiedere all’interessato di optare se votare all’estero o in Italia. Alla luce dei disastrosi risultati (brogli ed inutilità dei 18 eletti) di questi ultimi quattro anni dell’applicazione della legge Tremaglia, da piu’ parti si chiede di riformarla e, persino, di abolirla. Ma, in ogni caso, il diritto di voto acquisito dagli italiani all’estero, verrà mantenuto. Quale sarebbe la soluzione migliore per noi italiani nel mondo per eleggere i nostri rappresentati e sceglierli tra i piu’ validi candidati e non “imposti” dai partiti politici italiani? Prima di tutto bisognerebbe chiedere l’equiparazione del nostro voto a quello degli italiani residenti in Italia. Quindi fondare un nostro partito “sganciato” da qualsiasi altro partito politico italiano. Sono oltre 4 milioni (forse anche piu’) gli italiani nel mondo iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) con diritto di voto, come consistenza potrebbe essere il terzo o il quarto partito italiano. Gli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione dovrebbero essere ripristinati nella forma originale e “la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentotrenta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e piu’ alti resti” come recita il comma terzo dell’art.56 della Costituzione ed anche l’art.57 dovrebbe avere la medesima applicazione circa la ripartizione dei seggi. Con 4 milioni e piu’ di voti il “nostro” partito potrebbe acquisire (piu’ o meno) 40 parlamentari. Allora si che gli italiani nel mondo conterebbero e come! Allora si che i politici italiani la smetterebbero di prenderci a pesci in faccia e potremmo influire nelle decisioni del governo! Decideremmo che i giornali italiani “bluff” editi all’estero debbono essere abbandonati a loro destino negandogli i contributi, ma la “buona” stampa deve essere aiutata come lo e’ quella in Italia dei giornali di partito, semipartito, cooperativa, semicooperativa e di tutti quelli degli altri “furbetti del quartierino” che, stando vicini alla “al fienile”, riescono ad accaparrare qualche fascio di fieno. Se il governo ritiene necessario aiutare La Padania, Liberazione, Il Fatto, L’Unita’, Il Secolo d’Italia, La Repubblica ecc, e’ molto piu’ che “necessario” che finanzi i “buoni” giornali italiani all’estero. Berlusconi e’ un uomo che mantiene sempre la parola data, non e’ un “ciarlatano”. Ci ha assicurato:“Io garantisco che manterremo rapporti sempre più stretti con le vostre comunità”. E’ un impegno chiaro e solenne che ha preso con tutti noi italiani nel mondo. Se non dovesse mantenerla non potremmo piu’ considerarlo uno “statista”, ma uno dei tanti, troppi “ciarlatani”.
venerdì 19 marzo 2010
Internet e' liberta'. Piu' che legittimo era doveroso che Berlusconi attaccasse i due "calunniatori" nazionali di professione Santoro e Travaglio.
Internet e’ un formidabile strumento che sta creando una nuova civiltà piu’ libera perché molto piu’ informata. Dire “a me internet non piace” e’ voler rimanere attaccato al passato. E’ rinunciare al futuro. E’ rinunciare a un potente mezzo che permette di avere a portata di mano milioni d’informazioni ed essere in comunicazione con milioni di persone in tempo reale. Internet non deve piacere perché può essere una forma di passatempo, ma perché e’ ormai parte di noi e deve essere accettata come “realtà positiva”. Alcuni hanno l’errata convinzione che internet sia un “luogo pericoloso", non e’ vero, e’ soltanto un mezzo di comunicazione diverso e più avanzato degli altri. Se internet e’ da evitare, e’ allora da evitare anche il telefono, la posta cartacea, le strade, i negozi, gli stadi e qualsiasi altro luogo o oggetto che ci mette in comunicazione con gli altri. Il male si annida ovunque, ma questo non significa che “ovunque” ci sia il male. Internet e’ soltanto l’ultimo mezzo che la parte “disonesta” dell’umanità utilizza per scopi illeciti, ma e’ anche il mezzo che tante associazioni benefiche usano per aiutare i piu’ bisognosi. Internet, in ogni caso, deve essere un luogo dove le persone possano discutere apertamente ed esprimere le proprie opinioni, rispettando contemporaneamente i diritti ed i sentimenti degli altri. Non e’ permesso promuovere o pubblicare contenuti “violenti o minacciosi”. Il fatto che alcuni tipi di commenti e contenuti molto “espliciti” possano “infastidire” qualcuno, non e’ una ragione sufficiente per “cancellare” un sito. In Internet si può dire qualsiasi cosa e sappiamo anche che, quando c’e’ libertà di espressione, c’e’ sempre la possibilità che qualcuno se ne approfitti e superi certi limiti, ma non per questo deve essere abolita altrimenti dovrebbero essere aboliti anche i cellulari, con i quali si possono organizzare attentati terroristici. Chi trasgredisce può incappare nella legge. Sono già in vigore da tempo leggi che condannano l’incitamento alla violenza e chi minaccia qualcuno o azioni folli. E’ un caso veramente strano, ma questa volta Gianfranco Fini ha detto qualche cosa d’interessante e di vero. Aprendo a Montecitorio il convegno “Internet e libertà”, ha sottolineato che la politica non può rimanere in silenzio di fronte a questa grande innovazione tecnologica. Secondo il presidente della Camera, il Nobel per la Pace andrebbe assegnato al “web” anche in considerazione del ruolo svolto durante le rivolte in Birmania e di fronte ai tentativi limitarne l'uso in Cina e Iran. Ha ricordato poi l'importanza degli investimenti che l'Italia sta facendo per facilitare il rapporto cittadini-pubblica amministrazione e per ridurre il divario ancora esistente tra le diverse regioni d’Italia. Fini ha aggiunto come il “web” dimostri di possedere una certa capacità di autocontrollo, ma chi non lo fa potrebbe essere oscurato, anche se non e’ facile farlo con i siti che sono all'estero. Ormai Internet, oltre ad essere un modernissimo mezzo per le industrie per far conoscere i propri prodotti, e’ utilizzato massicciamente da milioni di persone ed anche dai politici. Con l’utilizzo sapiente del “web” Barack Obama ha costruito la sua vittoria elettorale. Anche il “popolo viola” si e’ formato con Internet e via “web” organizza le sue “estemporanee” manifestazioni, di solito imperniate su “scemenze” scritte sui manifesti e striscioni e dette dai palchi. Questa e’ la riprova che la libertà non e’ in “pericolo”, sostenere poi che “addirittura” manchi e’ una “fesseria” ed un “insulto” alle persone intelligenti. Questo “popolo viola” e’ di qualche migliaio di “sfigati” radical chic che una volta andavano in vacanza a Capalbio (Toscana), poi si sono trasferiti a Malindi (Kenia) e ora si accontentano di soggiornare nel “villone” di Beppe Grillo in Liguria. Ma già c’e’ l’ipotesi di una sua scissione. Tra le migliaia d’interlocutori che “battibeccano” sul “web”, e’ sempre piu’ difficile trovare l’accordo sul metodo e il merito delle manifestazioni. Il principale bersaglio e’ “San Precario”, l’anonimo fondatore del gruppo. “Perché non ci mette il nome e la faccia? Ho sempre l´impressione che coloro che restano anonimi abbiano qualcosa da nascondere” ha scritto qualcuno su Facebook, e cosi’ alcuni gruppi iniziano a defilarsi. La poca trasparenza mostrata dagli organizzatori e l’interesse dimostrato dai partiti (Idv, tutta la sinistra radicale ed il Pd) nei confronti del movimento, ha sollevano non pochi dubbi sulle reali motivazioni che hanno portato alla sua formazione. “Il popolo viola” voleva essere lontano dalla politica dei partiti che sfrutta le masse ai soli scopi propagandistici. Ed ecco che stanno nascendo gruppi cittadini o regionali “indipendenti” dal “popolo viola” sino alla creazione di un contro-gruppo che si chiama “resistenza viola”. E ti pareva! Il solito “spettacolo” visto e rivisto e messo in scena da quelli che, in realtà, sono imbevuti di “sinistrismo” acuto: niente idee e molta confusione nella testa. In questa lotta dei "Viola contro Viola", per ora non si intravede una via d’uscita e le tensioni interne hanno contribuito al “flop” della manifestazione del 13 marzo: macché 250 mila, erano appena in 25 mila! Anche il “popolo viola”, palesemente movimento “sinistroide” come i “girotondini” il “BoBi” (Boicotta il Biscione) e molti altri ancora, ormai si sta avviando rapidamente alla morte. E’ stata anche la rete Internet ad ispirare il libro "L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio" di Silvio Berlusconi. Il libro non e’ altro che la raccolta di una selezione dei tanti messaggi e-mail di sostegno ed incoraggiamento che gli sono giunti dopo l’aggressione subita a Piazza Duomo di Milano. Quei messaggi “positivi” non sono altro che la testimonianza dell’Italia che sa “amare” e che non vuole che lo scontro politico degeneri nella violenza fisica. Il libro e’ un dialogo tra Berlusconi e il suo popolo. Dalla lettura dei messaggi emerge l’affetto di tanti italiani nei suoi confronti. Il libro ha anche ispirato la manifestazione del centrodestra di domani, sabato 20 marzo a Roma a Piazza San Giovanni in Laterano. Dal “Governo del fare alle Regioni del fare”, questo e’ lo slogan. Berlusconi e i 13 candidati presidente di Regione sottoscriveranno davanti al popolo presente in piazza e a tutti gli italiani il “Patto per le Regioni”. Un programma comune come la realizzazione immediata del “piano casa” previsto dal governo centrale; meno burocrazia per le imprese, con la possibilita’ di aprirne una in un solo giorno; la realizzazione di piste ciclabili e di aree verdi in ogni paese e città; la lotta all’inquinamento ed altro ancora. Dopo il “caos” indescrivibile delle liste elettorali innestato da quell’ “imbranato” emissario del Pdl, e che il centrosinistra ha sfruttato impedendo che gli elettori del PdL della provincia di Roma non avessero il diritto di votare alle prossime elezioni, non poteva mancare l’immancabile “ciliegina” sulla torta rappresentata dalla recente indagine di Trani che coinvolgerebbe il Presidente del Consiglio. Berlusconi al telefono, con un membro dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e il Direttore del TG1, ha detto quello che dice in pubblico ogni giorno dal 2001. Guarda caso, come al solito, “l’indagine” arriva al ridosso d’importanti elezioni. Gli inquirenti, che stavano seguendo un’inchiesta su presunti tassi d’usura applicati ai titolari di carte di credito, “casualmente” si sarebbero imbattuti in un giro di telefonate tra Berlusconi, il direttore del Tg1 Rai Minzolini ed il commissario dell’Agcom Innocenzi. Invece di chiudere, il magistrato rimane all’ascolto anzi, moltiplica la sua attenzione, anche se la vicenda non e’ di sua competenza. Ciò dimostra l'uso da “stato poliziesco” delle intercettazioni. Non per sorvegliare sospettati e trovare prove nei confronti di indagati, ma per “pescare” notizie d’effetto soprattutto se di mezzo c’e’ il tanto “odiato” Premier. Cosa avrebbe detto Berlusconi durante le sue telefonate “illegalmente” intercettate? Che non gli piaceva Santoro ed altre trasmissioni palesemente faziose e caluniatorie (come la pensano milioni d'italiani) e che sarebbero stato opportuno riportarle su uno stile piu’ consono. Berlusconi giustamente ha fatto bene a lamentarsi per i “farseschi” processi mediatici di Santoro e Travaglio. Era opportuno cercare di fermare quello scandalo calunnioso ed “indecente” di “Annozero” a tutela dell'immagine di cittadini sotto processo e innocenti fino a sentenza definitiva. Invece d’interrogarci se quelle “pressioni” o lamentele, da parte di Berlusconi, siano legali o meno, bisognerebbe chiedersi come sia possibile che vadano in onda (sulla tv pubblica pagata da tutti) processi mediatici senza contraddittorio difensivo e con “finti documentari” confezionati da Santoro e da Travaglio. E’ questa la democrazia? E’ questa la vera civiltà? Piu’ che legittimo e’ stato “doveroso” che Berlusconi abbia fatto pressione e si sia lamentato per fermare tutto quello “schifo” che danneggia anche l’immagine dell’Italia nel mondo. Insomma, pare che ci si debba far linciare in tv da due calunniatori di professione, zitti e a cuccia, senza neanche potersi lamentare con chi di dovere. Questa sarebbe la colpa “grave” di Berlusconi? Ed e’ per questo che, ancora una volta, e’ stato messo sotto inchiesta? Semplicemente “ridicolo”. Ormai a nessuno sfugge che siamo di fronte a un vero e proprio “golpe” che mira a rovesciare, per via giudiziaria, ciò che gli elettori hanno deciso. Una dittatura della magistratura politicizzata che ormai senza freno e senza precedenti sta sferrando attacchi, uno dietro l’altro, contro colui che gli elettori hanno liberamente eletto alla guida del Paese.
venerdì 12 marzo 2010
Povero Berlusconi cirdondato da "imbecilli"! La sinistra vuole correre da sola. Odia il confronto democratico con l'avversario.
A volerlo fare a posta non sarebbe potuto riuscire cosi’ bene il “casino” combinato da quell’ “imbranato” di Milioni, questo e’ il nome del presentatore di lista del Pdl. Era uscito dalla fila per andarsi a fare un panino. Ritornato mezz’ora dopo ha trovato chiuso l’ufficio elettorale per presentare la lista per le elezioni regionali nel Lazio. In linea teorica, la sinistra ha indubbiamente ragione. In altri momenti e in altre regioni, per i motivi piu’ diversi, sono stati esclusi altri partiti. Dunque, se la legge e’ uguale per tutti, il Pdl deve essere escluso dalle elezioni. Una scadenza e’ una scadenza. Silvio Berlusconi, dopo anni di ininterrotti attacchi giudiziari, aggressioni personali e persino tentati omicidi ai quali e' riuscito a sopravvivere in tutti questi ultimi 16 anni, sta per soccombere sotto il fuoco amico di“fantozziani” galoppini di lista. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, nonostante il decreto legge interpretativo del governo, ha rigettato il ricorso del Pdl per l’ammissione alle elezioni regionali. La competenza ad intervenire era della regione Lazio, che doveva agire con urgenza. Se non lo ha fatto, ha compiuto una negligenza peggiore di quella compiuta dall’“imbranato” portaborse del Pdl. Tutto era nelle mani della regione Lazio per assicurare il diritto di voto agli elettori del Pdl. L’attuale amministrazione della Regione Lazio e’ di sinistra e non ha mosso un dito per timore che il centrodestra prenda il suo posto. E’ democrazia escludere una grande parte di elettorato per questioni “formali”? Cosi’ ha sentenziato il Tar (Tribunale Amministrativo del Riesame) per escludere la lista Pdl: ”Non c'è certezza ne’prova che il delegato del Pdl all'atto della presentazione della lista avesse con sé tutta la documentazione”. Sembra un motivo sufficiente per eliminare tanti elettori? Poi, con comodo entrerà nel merito il 6 maggio, ad elezioni chiuse da un pezzo. E se poi darà ragione al Pdl? E' molto sospetta la rigidezza zero del giudice di Roma, non la si trova spesso nelle altre corti d'appello, dove i “casinisti” come Milioni si presentano oltre la scadenza del tempo e spesso con firme “taroccate”, senza neppure un verbale. Forse, in certi tribunali non vogliono ostacolare una campagna elettorale. Nulla e’ servito il decreto firmato dal Presidente Napolitano che riammetteva nella competizione elettorale delle elezioni regionali la lista del PDL, che veniva esclusa per colpa di quel “dilettante” che farebbe bene a vergognarsi. Il decreto salvava il diritto al voto di milioni di italiani e permetteva che le prossime elezioni risultavano autentiche e non falsate. Permetteva che la vittoria, di chiunque fosse alla fine, era vera e non ottenuta “a tavolino” per colpa di quello “scimunito”. Ma e’ proprio questo che la sinistra non sopporta: “che le elezioni siano autentiche”. E’ scesa la manna dal cielo per i “compagni”. L’occasione sul piatto d’argento gliela fornita i“fessacchiotti” degli avversari politici. Ora possono correre praticamente da soli. A loro non interessa, non sanno cosa sia la “democrazia”, che significa competizione leale ed aperta. A loro non piace competere, abituati come sono alle “farse” delle primarie. L’ex “compagno” Giorgio Napolitano aveva scelto la via della democrazia e i “compagnucci” iniziano a stracciarsi le vesti, strepitano contro il Presidente, colpevole di aver firmato un decreto che impediva loro di “vincere facile”. Scende “furioso” in piazza anche il cosiddetto “popolo viola”, che sarebbe piu’ giusto definire “popolo livido”(tanto il colore e’ lo stesso) per la rabbia che lo divora. Per loro il decreto e’ una “ferita aperta” alla democrazia, poco importa che milioni di italiani siano impossibilitati ad esprimere il proprio voto per la mancanza delle liste del proprio partito. Forse non sarebbe questa una “ferita” per la democrazia? Ma si sa, per la gente del centrosinistra o “viola”, chi vota per il PDL sono degli “imbecilli”, un popolo di serie B, “sottouomini”, razza inferiore e gretta: meglio che stiano zitti. Non e’ questa mentalità da “regime totalitario”? La minaccia per la democrazia non sono i decreti che salvano i diritti dei cittadini elettori, ma sono le tentazioni autoritarie della sinistra mai uscita dalla mentalità “stalinista”. E’ sempre piu’ chiaro, ormai, che il loro obiettivo e’ quello di correre da soli, senza avversari. Cosa di cui dovrebbero vergognarsi, e dovrebbero vergognarsi anche coloro che li sostengono. Bersani si frega le mani per il contributo insperato degli “utili idioti” degli avversari politici che gli regalerebbe la vittoria alle elezioni regionali. Ad alimentare la confusione non poteva mancare Di Pietro. Non c’è da meravigliarsi. Chi dovrebbe vergognarsi piu’ degli altri la spara piu’ grossa. Di Pietro non si vergogna di essere il principale responsabile che ha armato la mano di quel delinquente che scagliò in faccia a Berlusconi la statuetta del duomo di Milano. Perché non si vergogna della sua indegna campagna sovversiva e calunniatoria? Perché non si vergogna di aver speso 38mila euro per una pagina di un giornale straniero per vilipendere l’Italia? La verità e’ una sola, semplice e chiara: la sinistra “s’infuria” perché sa che può vincere solo se corre da sola, se non ha avversari. Lo sapeva circa vent’anni fa, quando “Tangentopoli”, grazie a Di Pietro, gli aveva spianato la strada della vittoria alla “magnifica macchina da guerra” che avrebbe dato il via ad una stagione di regime e stato di polizia. Per fortuna dell’Italia la scesa in campo di Berlusconi scongiurò la “catastrofe”. Lo sa anche adesso, visto che si arrabbia tanto proprio quando la democrazia non veniva “offesa” ma “difesa” da un decreto che salvava i diritti politici di molti cittadini. Di quei cittadini che i “compagni” dimostrano di disprezzare profondamente, assetati come sono del potere “come privilegio” e “non come servizio”. Qualcuno ancora accecato dall’antiberlusconismo, da del “fascista” al governo i cui partiti che lo sostengono sono stati estromessi dalla prossima consultazione elettorale nel Lazio. Chi e’ “fascista” chi si batte per milioni di elettori perché possano andare a votare o chi si batte per impedire loro di votare? In Italia c’e’ un’opposizione che, salvo l’Udc, fa del “fascismo-stalinismo” ancora il proprio modello politico a tanti anni dalla caduta di Mussolini e del muro di Berlino. Agli insulti “fascisti” dell’opposizione aveva dato risposta Napolitano, dicendo pari pari le cose sul “pasticciaccio” causato da qualche “stupidotto”. Al di là dei cavilli giuridici, non era possibile tenere fuori dalla consultazione milioni di elettori. Perfino Oscar luigi Scalfaro, specialista dei ribaltoni antiberlusconi, ha ritenuto corretto l’intervento del Presidente della Repubblica. Allora, perché ostinatamente il decreto legge “salva-elettori” e’ stato ferocemente criticato? La risposta e’ semplice: Perché vogliono vincere da soli, con una sola lista. E in quali Paesi si presenta una sola lista? Lo sanno tutti: nei Paesi governati da dittature. Ecco, l’opposizione a questo mira con le sue manifestazioni di piazza: governare senza avversari, come nell’Unione Sovietica di Stalin. Così domani, sabato 13 marzo, ci sarà la manifestazione degli oppositori “fascisti”, che si permettono di dare del “fascista” al governo che vuole assicurare il diritto di voto a tutti i cittadini, nel rispetto dell’art. 48 della Costituzione. Niente niente si stanno preparando ad una nuova marcia su Roma? Chi sarà il loro Duce che marcerà alla testa? Queste le motivazioni addotte dal partito di Di Pietro: “Abbiamo deciso di fissare la data già per il prossimo fine settimana (13 marzo ndr.). Come già da noi annunciato, confermiamo che tutto il centro sinistra sarà unito a difesa della Costituzione” e Orlando aggiunge: “contro l’ennesimo decreto vergogna”. C’è chi si ubriaca con l’alcool e c’è chi si ubriaca di antiberlusconismo. Il risultato e’ il medesimo: idee poche e molto confuse. Per fortuna la stragrande maggioranza degli italiani sanno distinguere e sanno ragionare, salvo quei pochi “fascisti-stalinisti” che preferiscono evitare il confronto politico perché assolutamente privi di qualsiasi idea. Quello che e’ accaduto, alla presentazione delle liste, e’ servito a mostrare il vero volto “antidemocratico” dell’opposizione che, pur di conquistare il potere, non si fa alcun scrupolo, per la “cretineria” di un singolo, di estromettere dal voto milioni di elettori incolpevoli. Di Pietro ed il Pd a ruota, strumentalizzano tutto per accaparrarsi posti di potere senza competere “democraticamente” con gli avversari politici. Le persone del popolo “viola” (hanno scelto questo colore che non rappresenta nessun partito politico) sono nate già “vecchie”. Sono pateticamente identiche ai loro fratelli “no global” degli anni novanta, i quali erano identici alle “pantere” degli anni ottanta, che erano identici ai “figli dei fiori” degli anni settanta, che erano identici ai contestatori “sessantottini” degli anni sessanta. Basta ascoltarli, dicono e ripetono ossessivamente da anni gli stessi slogan vuoti ed in contrapposizione tra loro. Non e’ cosa per giovani proiettati verso il futuro, e’ cosa che puzza di “stravecchio” da gettare in discarica. Per loro le motivazioni di Berlusconi e di Napolitano si chiamano: golpe, attentato alla costituzione, schifo di regime! Questi novelli “fascisti-stalinisti” se non fossero patetici farebbero ridere.
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