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mercoledì 20 marzo 2013

Papa Francesco.


Sono arrivato su questa terra lo stesso giorno che Papa Pio XI ritornava alla casa del Padre. Lui saliva, io scendevo. Nella mia vita ho visto passare ben sei Papi: Pio XII (1939-1958); Giovanni XIII (1958-1963); Paolo VI (1963-1978); Giovanni Paolo I (1978-1978); Giovanni Paolo II (1978-2005); Benedetto XVI (2005-2013). Quest’ultimo, Papa Francesco, è il settimo. Quando una persona va al potere, di qualsiasi natura esso sia, se ne parla solo bene, così come quando se ne parla bene alla sua morte. Ma nell’intervallo si può dire quel che si vuole. Parliamone, allora, con tutto il bene possibile anche se “affiorano” già certe voci d’oltre oceano che “stuzzicano” l’innata curiosità del popolo. Gli italiani sono ormai abituati a ragionare secondo schemi politici e già corre l’interrogativo: ma il nuovo Papa è di destra o di sinistra? E’ una “degenerazione” mentale del nostro Paese. Certo che la sua elezione ha sorpreso tutti e, tra i centocinquantamila fedeli di Piazza San Pietro, molti si sono chiesti: “ma chi è costui”? C’e’ stata un po’ di delusione di non vedere in lui un volto che “buca lo schermo” come quello dello “show man”  Papa Giovanni Paolo II.  In un’epoca in cui dominano i “mass media”, la fotogenia è necessaria anche in campo spirituale. Personalmente preferisco le persone “modeste”. Ma c’è anche un altro elemento che il popolo si aspetta: “l’autorevolezza”.  Il Potere si esercita con il “comando”. Il comando presuppone “autorità”. L’autorità presuppone la capacità di conseguire “efficacia”. Il popolo oggi, così nella politica come nella guida spirituale, ha bisogno di “uomini forti”, non “autoritari” ma “autorevoli”. E’ un’innata esigenza umana quella di vedere, nell’uno e nell’altro campo, una “figura paterna” che unisca l’amore paterno alla “necessaria autorevolezza”. Il popolo ha bisogno di questo. La delega del potere che, in modo diretto o indiretto, il popolo dà alla persona che lo rappresenta, deve dare risposta alle varie esigenze, siano esse spirituali che politiche. Chi è stato delegato a “comandare” deve farlo con “capacità” e “fermezza” per risolvere le esigenze del popolo. Il nuovo Papa ha scelto di chiamarsi “Francesco”, il primo nella storia dei Papi. Un nome molto impegnativo. La stampa e i Tg nazionali l’hanno subito denominato “Il Papa dei poveri”. Ma qui bisogna intendersi. Francesco D’Assisi era povero per scelta e per missione, ma a quei tempi non c’erano le esigenze di oggi. Non c’era la Tv, gli elettrodomestici, le automobili, gli smartphone… insomma non c’era nulla di quelle comodità che oggi sono diventati “indispensabili” (almeno alcune) e non più un lusso. Giusto, quindi, che l’uomo aspiri a un certo benessere. Allora, che senso ha promuovere il culto della povertà? Se con questo s’intende costringere gli esseri umani a essere più “sobri” siamo d’accordo. Se si tratta di rinunziare al “normale” benessere, non siamo d’accordo.  Se, invece, s’intende che sia la Chiesa a “rinunciare” a perseguire la ricchezza, allora non solo siamo d’accordo, ma attendiamo “segni concreti”. Il clero è una “casta” delle peggiori che non segue gli insegnamenti di Gesù’ Cristo. Vive nel lusso e nell’abbondanza ignorando i “diseredati”. Dovrebbe rinunciare a molti privilegi e smettere di “addobbarsi” con crocefissi, catene e anelli d’oro (il crocefisso di Papa Francesco è di ferro), di vestire abiti costosi, di vivere in  palazzi sfarzose e viaggiare con auto lussuose. Avete notato che, per lo più, i vescovi e i cardinali (ma anche qualche prete) sono ben “pasciuti” e “rubicondi” per il ben mangiare e il meglio bere? La Chiesa è la più grande, potente e ricca “multinazionale” del mondo. Possiede capitali immobiliari, e non solo, in tutti i Paesi del globo. Ha proprietà anche nel più piccolo villaggio. E’ diventata ricca e potente per la “carità” ricevuta dai suoi fedeli. La Chiesa chiede la “carità”, ma non ne fa se non i minima parte. Papa Francesco ha detto che la “misericordia cambia il mondo”. Mi attendo che  imponga alla Chiesa di diventare più “sobria” e “caritatevole” per diminuire di molto (se non eliminare) la povertà nel mondo. La Chiesa può farlo. Di soldi ne ha tanti anche troppi. Ma vedrete che la potente e spregiudicata “casta” del clero glielo impedirà. Speriamo soltanto che a Francesco non gli capiti la stessa sorte di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I.

E' gia' iniziato il "declino" del Movimento 5 Stelle.


 Il Movimento 5 Stelle ha avuto un successo “folgorante” e “insperato”, ma può avere un “insuccesso rovinoso” e imprevisto se a giugno ci fossero nuove elezioni. Ora è corteggiato “spudoratamente” dal Pd. Crede dunque di poter tirare la corda indefinitamente. L’idea di bloccare il Parlamento e di impedire il funzionamento delle istituzioni può sembrare brillante ma è pericolosa. Il Paese ha bisogno di un governo. Ormai l’hanno capito tutti. E allora la rabbia può fare “dietrofront” e volgersi contro chi impedisce la soluzione di tanti e urgenti problemi. Il Movimento 5 Stelle sembra non tenere conto che la sua attuale posizione di forza dipende da una “irresponsabile” decisione del Pd di non prendere in considerazione un’alleanza alternativa con il Pdl. Attualmente Pierluigi Bersani fa intendere che odia Berlusconi e il suo partito che hanno rovinato l’Italia, dunque non si alleerà mai con il Pdl. Pensa che i “grillini” sono per le riforme fondamentali come lo è il Pd e che sono di sinistra, dunque, l’alleanza con M5S è “naturale”. Bersani e i dirigenti del Pd sono degli “irresponsabili”.  Odiare Berlusconi è sterile, non porta voti e non conduce al successo, come si è visto tante volte. Ci stavano perdendo le ultime elezioni. Matteo Renzi l’ha capito, ha cambiato musica e sembra avviarsi a sostituire Bersani dopo che avrà fallito a varare un governo. L’antiberlusconismo è atteggiamento da “vecchia politica”. Che il Pdl abbia rovinato l’Italia è una “fandonia”. Il centro sinistra ha governato per un numero di anni pressoché equivalenti causando soltanto “disastri”, ma il peggio della “recessione” e della “decadenza” si è avuto nel tempo in cui ha governato Mario Monti: basta leggere dati e statistiche attuali, non ultimo il record del debito pubblico. E Mario Monti era stato “invocato” dal Pd (oltre che da quel “poveraccio” di Pierferdinando Casini) ed è stato sostenuto dal Pd alleato col partito col quale oggi giura che non si alleerebbe mai. Niente è più falso dell’affermazione che il Pd sia per le riforme. È un partito “conservatore” che rifiuta qualunque cambiamento. Non solo si è opposto alla riforma dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che chiedeva l’Europa, ma ha anche fomentato nel 2005 (insieme a quell’altro “poveraccio” di Antonio Di Pietro) un referendum per abolire la riforma costituzionale voluta dal centrodestra, non perché cattiva, ma perché voluta dal centrodestra. La natura di questo partito non è “progressista” ma “progressiva” come la “paralisi”. L’M5S non è di sinistra. E’ costituito da una massa di “ragazzotti” con una cultura politica “internettiana” fatta di slogan e demagogia. Non sanno di che parlano e non sanno far di conto: solo una totale ignoranza in aritmetica può far parlare di “reddito di cittadinanza”. Chiamando l’M5S un partito di sinistra, il Pd “insulta” se stesso e dimostra la propria “irreversibile decadenza”. L’alleanza fra i due non è nell’interesse dell’Italia. Comunque, se dopo tutto l’incessante corteggiamento del Pd Beppe Grillo fosse rimasto “incantato”, si sarebbe costituita una, se pur non irresistibile, maggioranza in Senato. Come abbiamo visto per l’elezione di Grasso a Presidente del Senato. Renzi, che non si è compromesso, una volta che Napolitano avrà messo da parte Bersani, potrebbe allearsi con il Pdl di Angelino Alfano. Potrebbe dichiarare che il Pd avrebbe preferito allearsi col M5S, ma questo partito ha detto di no. Non siamo felici di allearci con Berlusconi, ma non ci è stata data nessun'altra possibilità. Tutta la colpa e responsabilità è di un M5S “irragionevole” e “sfascista”. E’ urgente salvare l’Italia con un governo di “salute pubblica”. Come risponderanno, gli eletti  del M5S, a chi li accuserà di avere costretto il Pd a “abbracciare” il Pdl? E come risponderanno all’accusa di essere stati “antidemocratici”, quando hanno chiesto il governo con soltanto il 25% dei voti? Se la fune viene tirata troppo, alla fina può anche spezzarsi. E al popolo non piace gli “sfasciti” e il “consenso” potrebbe notevolmente diminuire sino a scomparire.

martedì 12 marzo 2013

Se il Pd fosse un partito normale e se volesse un'Italia giusta.

Con lo slogan “L’Italia giusta” il centrosinistra ha ottenuto lo 0,36% in più dei voti del centrodestra, ma “non può governare” come si può facilmente costatare in questi giorni e come avevo previsto nel mio articolo del 28 febbraio. Lo stallo politico è dovuto essenzialmente alla “storica incapacità” della sinistra di saper governare. In un paese “normale”, come vanno dicendo in molti compreso Matteo Renzi, in una tale situazione di “immobilità” si darebbe vita a una “grande coalizione”, a un governo di unità nazionale o di scopo, per lo meno per il tempo necessario a realizzare alcune urgenti riforme per mettere in moto “urgentemente” l’economia e per far funzionare meglio lo Stato e, subito dopo, tornare al voto. La mancanza di stabilità politica, infatti, danneggia tutti gli italiani, senza distinzioni, rendendo l’Italia debole di fronte ai più solidi Paesi come la Germania e Francia. Perché in Italia non è possibile ciò che in altri grandi paesi democratici sarebbe considerato “normale”? Massimo D'Alema sostiene che “l'impedimento” è Silvio Berlusconi, quindi fa ricadere su di lui la colpa che il Pd non può governare. Quelli di sinistra arrivano a dire anche questo!  E' ovvio se passi vent’anni a “demonizzare” Berlusconi, e a raccontare che la nostra è la Costituzione “più bella del mondo”, poi è difficile spiegare ai tuoi militanti, ai tuoi elettori, che ora bisogna accordarsi con il “nemico” per cambiare la “Costituzione” e le regole del gioco che fino il giorno prima si “affermavano perfette”. Che si trovi al governo o all'opposizione, ogni volta che si è presentata l’occasione di discutere di riforme costituzionali, la sinistra “ha sempre respinto” ogni ipotesi di rafforzamento dei poteri del governo e di elezione diretta del presidente della Repubblica o del premier. L’ha sempre considerato un “attentato” alla Costituzione, un “golpe”, un disegno autoritario. Un accordo con il Pdl di Berlusconi, anche solo per cambiare le regole, lo ritengono un vero e proprio tabù: un “inciucio”. Naturalmente l’azione “forsennata” della magistratura per “eliminare” Berlusconi ha il suo peso negativo. L’unico centrodestra con il quale ci si potrebbe accordare per il Pd è un centrodestra “deberlusconizzato”. Ma Berlusconi è solo un alibi. In realtà, la sinistra “demonizzerebbe” qualsiasi leader in grado di coalizzare un centrodestra capace di batterla. Quindi l’unico centrodestra “buono” per il Pd sarebbe un centrodestra “subalterno”, sconfitto in partenza perché minoritario. Anche nella  fase attuale il Pd di Bersani si preoccupa più di “marginalizzare” il centrodestra che di approfittare di questo momento di stallo per garantire al Paese istituzioni più forti e regole del gioco più efficaci attraverso riforme condivise. Il tentativo di Bersani con i “grillini” sembra soprattutto una “manfrina” per guadagnare tempo. Se va in porto, tanto meglio. Ma la sensazione è che il vero obiettivo sia un altro. Più tempo passa, infatti, più si avvicina l’elezione del nuovo capo dello Stato. Si riducono, quindi, i margini di Napolitano per trovare una soluzione che incoraggi una qualche forma d’intesa tra Pd e Pdl. Se ciò accadesse, il Pd sarebbe costretto a dialogare con il Pdl sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica. Se fallisce il tentativo del Pd di accordarsi con Grillo, Napolitano dovrebbe passare la palla al suo successore, che non avrebbe alcun impedimento a “sciogliere subito” le Camere. Ma intanto il Pd riuscirebbe a far eleggere un altro loro “compagno” al Quirinale con il 25% dei voti dei “grillini”, isolando il Pdl, poi incolpare Grillo delle elezioni anticipate. Dopo vent’anni di “antiberlusconismo”, quindi di mancate intese sull’aggiornamento delle regole del gioco, siamo arrivati al dunque: o la sinistra si “sblocca”, e accetta di accordarsi con il Pdl, oppure rischia di far aumentare la spirale d’ingovernabilità e darà ancora più forza al Movimento 5 Stelle.  

Un sacco bello!

Sappiamo tutti che nessuno legge i programmi dei partiti. Tutti sanno che sono un libro dei sogni, dunque irrealizzabili. Troppo spesso in passato le promesse non sono state mantenute. Neanche le più ragionevoli. I programmi sono un modo per prendere gli elettori per i fondelli e per questo la gente li ignora. Generalmente le persone hanno idee “schematizzate” e “radicalizzate”. Pensano che il Pd sia il partito che cerca di favorire i lavoratori contro i ricchi e gli sfruttatori. Il Pdl e’ il partito che incoraggia la libera iniziativa per creare più lavoro e vuole che ci sia meno Stato nella vita dei cittadini. Se si parla di un’accusa a Berlusconi, la conclusione è semplice: per quelli di sinistra tutte le imputazioni sono già sentenze di condanna, per quelli di destra Berlusconi sono vittima delle solite calunnie. Parlando con l’uomo della strada, si capisce che non ha idee più “profonde” di queste. Il programma di Grillo invece è semplice immediatamente comprensibile a tutti: “Basta” con i partiti. “Basta” con la corruzione. “Basta” con l’euro. “Basta” con i privilegi della casta. “Basta” con tutti i politici attuali, bisogna mandarli a casa in blocco. Tanto, i nuovi non potrebbero essere peggiori! “Basta” con le speranze tradite. “Basta” con le promesse non mantenute, bisogna azzerare tutto e ripartire da capo.  Il programma di Grillo si riassume in una sola parola: “Basta!”. Programma piuttosto “vago” e per questo “inattuabile”. Una “protesta urlata”, per quanto giustificata, non è un programma e neppure offre una soluzione. L’esasperazione di cui Grillo si fa portavoce “non conduce da nessuna parte”, se non s’indicano azioni specifiche e “concretamente realizzabili”.  Ad esempio non fa parte dei progetti realizzabili il “reddito di cittadinanza” a chiunque sia disoccupato. Probabilmente Grillo guadagna tanto da credere che mille euro siano una “quisquilia”. C’è troppa gente che lavora 40 ore settimanali e tuttavia non li guadagna. E comunque, con i disoccupati attuali sarebbero necessari 36 miliardi e contando quelli che disoccupati lo diverrebbero immediatamente (per riscuotere il sussidio) quella somma almeno si raddoppierebbe. È una promessa “totalmente fuori dalla realtà”. È vero che i programmi senza capo né coda a volte hanno ugualmente un grande successo. Gridare “Basta!” va benissimo per vincere le elezioni. Ma poi bisogna governare. Saper utilizzare la vittoria è tanto difficile quanto amministrare i tanti milioni vinti con la lotteria. Non a caso, a volte, dopo qualche tempo si apprende che i fortunati hanno perduto tutto. Grillo deve stare attento. È partito dicendo “Basta!” ma dovrebbe sapere che il popolo può dirlo anche a lui, se appena si accorge che dietro le “parolacce” gridate al microfono “non c’è niente”. Per ora i “grillini” rievocano la famosa scena del film di Carlo Verdone “Un sacco bello” in cui il giovane “hippy” prova a spiegare al padre e al parroco l’attività’ del loro gruppo: “Cioè, siamo un gruppo di ragazzi no, che stanno fondando una comunità agricola no, cioè come alternativa all'inquinamento urbano, cioè inteso non soltanto come scorie eccetera, no, cioè inteso anche come inquinamento morale capito in che senso? Cioè allora, mentre le ragazze provvedono alla raccolta dei frutti naturali della terra no, tipo carciofi, ravanelli, insalata, piselli no, tutta robbba vegetale un sacco bbuona no, noi ragazzi invece provvediamo così alla dimensione artigggianale no, cioè tutti lavoretti così in ceramica, in cuoio no, così eccetera no, per sentirci in noi stessi in quanto entità fisico psichica a contatto con gli altri no, cioè in questo mondo cosmico pantistico naturalistico no, cioè un mondo in cui è l'amore che vince e il male che perde no, cioè un modo in cui veramente domina la fratellanza no”. Ovviamente un paragone “spiritoso”, da non prendere alla lettera, ma il discorso di Verdone assomiglia molto al “guazzabuglio” delle “proposte ingenue” e “teorie strampalate” espresse dai “grillini” eletti in Parlamento nella loro recente assemblea di Roma. In generale il Movimento 5 Stelle e’ il frutto della cultura “anti capitalista”, antagonista, no global, che la sinistra italiana, politica e intellettuale, ha diffuso per decenni dal ‘68 a oggi. Vi si ritrovano tutte le “subculture” del post comunismo (ormai uscito sconfitto dalla storia) per combattere il “liberalismo” e la “democrazia” rappresentativa.

lunedì 4 marzo 2013

Nella IV Circoscrizione Estera solito copione, soliti vincitori della lotteria.

 
Anche questa volta è stato impossibile battere la sinistra che si avvale delle numerose reti dei sindacati, quelle dei patronati, ma anche di altre organizzazioni ben radicate come la Filef (Federazione italiana lavoratori e famiglie) che mettono a disposizione centinaia di volontari per contattare telefonicamente gli elettori. Queste “ramificazioni” territoriali non si possono improvvisare in due/tre settimane di campagna elettorale. Al centrodestra manca quest’organizzazione, chi può raccogliere i voti che servono per vincere? Eppure c’e’ un mezzo efficace per raggiungere le migliaia di elettori. Chi ha organizzato  la campagna elettorale ad Ivano Ercole ha completamente ignorato “Internet”. E’ stato preferito il “vecchio” metodo, ormai non più efficace, dei “pranzi” o delle “cene” conviviali dove si raggiungono appena poche centinaia di elettori. Con un’intelligente, ben “congeniata” e “martellante” campagna “Internet” piena di “contenuti”, Sharon Nizza, la candidata del Pdl residente in Israele, ha potuto raggiungere molti elettori ottenendo ben 4381 preferenze, risultando quarta tra i candidati più votati (8336 Fedi, 6978 Giacobbe, 5426 Cossari), un risultato “strabiliante” perché ottenuto “soltanto” con voti “genuini”. Se poi non le fosse stato “impedito” (da “sciocche” beghe interne del Pdl) di farsi pubblicità su “Il Globo”, “La Fiamma” e alla radio, quanto tutti gli altri candidati ne hanno abbondantemente usufruito, avrebbe certamente conseguito un risultato “sorprendente”. E il risultato sarebbe stato molto “importante” se uno sciopero delle poste in Sud Africa, dal 12 febbraio (ancora in atto), non avesse bloccato la consegna ai consolati di circa 15mila schede “falsando” del tutto l’esito elettorale della IV Circoscrizione considerato che la stragrande maggioranza degli elettori sono di centrodestra. Complessivamente, in tutte le quattro circoscrizioni estere, come anche in passato, sono state segnalate alcune schede “sospette” perché all’apparenza compilate dalla stessa mano. Non è mancata la compra/vendita delle schede. Sono state anche riscontrate schede “contraffatte”. E’ stato redatto un “esposto” alla Procura, e si spera nell’efficienza dei carabinieri che sono intervenuti e che hanno confermato di aver rilevato schede palesemente “false” molto “simili” all’originale a Castelnuovo dove si è tenuto lo spoglio della IV circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide. Si spera che venga fatta rapidamente chiarezza sulla vicenda.


Tra il dire e il fare c'e' di mezzo il mare.

Come si “frastaglierà” l’onda dei “grillini” quando si dovrà confrontare con il mondo reale? Ora sono “rivoluzionari” duri e puri, ma vedrete che il potere corromperà anche loro. L’occasione fa l’uomo ladro e saranno agevolati dall’art. 67 della Costituzione (Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita il suo mandato senza vincolo di mandato). Ricordate i “Verdi” e la “Lega”?  Il problema non fu la loro “consistenza”, ma “l’inconsistenza” politica dei maggiori partiti di allora. I “Verdi” comparvero sulla scena negli anni ottanta, conquistando molta attenzione mediatica e spazio politico. I numeri elettorali non sono mai stati quelli di Grillo, ma anche perché il sistema politico era assai più solido dell’odierno (incredibile ma vero). I “Verdi” venivano quasi tutti dalla sinistra, in qualche caso da quella estrema come “Democrazia Proletaria” ma, alla fine, molti fra loro si sono “sistemati” come un qualsiasi “borghese” che prima odiavano. Ricordate Alfonso Pecoraro Scanio?  Ricorderete che erano “anti” a tutto. Già nel 2001 cominciarono a calare, ma non bastò a tenerli fuori dal Parlamento. Ora sono “spariti”, scomparsi nel nulla. L’ambientalismo diventò presente “permanentemente” in tutti i programmi di qualsiasi partito, producendo molti “disastri”. Non vollero le centrali nucleari. Ora l’Italia paga l’energia per le sue industrie 30% in più dei suoi competitori. E la compra dalla Francia che la produce, subito al di la delle Alpi, con centrali nucleari. Scelsero l’energia “rinnovabile”, dove di rinnovato, più che altro, c’è le pesanti bollette elettrice per tutti. Il guaio, insomma, non furono i “Verdi”, ma i partiti che vollero adeguarsi alle loro “utopie”. La “Lega” arriva sulla scena alla fine di quello stesso decennio. La prima reazione dei partiti al potere fu di “dileggiarli”. “Snobbarono” Umberto Bossi che si dimostrò subito un tattico raffinato, almeno tanto quanto lo è ora Grillo. Prima i media esagerò la loro entrata in politica pur di sostenere che i partiti di governo erano “finiti” (invece raccoglievano la maggioranza assoluta dei voti, che alla luce degli odierni risultati significa che “schiattavano” di salute). Si cominciò a scrivere che lo “Stato” era così marcio da favorire l’arrivo dei “barbari”. I quali non giunsero, in compenso agirono le procure che, con a capo Antonio Di Pietro, diedero il via, con “mani pulite”, al “massacro” di una parte politica. Poi, stabilito che oramai la “Lega” faceva parte del sistema, in molti iniziarono a parlare di una cosa che nessuno sapeva cosa fosse: il “federalismo”. Per facilitare il “federalismo” la sinistra varava la “pessima riforma” costituzionale (con tre voti di maggioranza), che “scassava” lo Stato, mentre i “leghisti” si “romanizzavano” alla grande e il loro condottiero “sistemava” il figlio “trota” ed ebbe inizio il “frega frega”. Ancora una volta, il problema non è stato la “Lega”, ma dei partiti che hanno creduto alle “fandonie” leghiste. I voti di Beppe Grillo arrivano in grande maggioranza dai delusi del PdL e della Lega che rispetto alle politiche del 2008 insieme perdono, per la precisione, il 29.97%. Di questo il 10% circa è stato preso da Monti che però ormai non conta più nulla. Non potrà mai essere l’ago della bilancia, ed è tagliato fuori per sempre. Alle prossime elezione, imminenti o fra cinque anni, neppure si presenterà. Il prezzo pagato a Grillo dal PdL è stato di circa il 20% della sua base 2008. Una valanga di voti. Il Pd ha pagato poco a Beppe Grillo e forse di più al Sel e al voto inutile per Ingroja. Rispetto al 33.18% del 2008, se si fanno le somme e le sottrazioni, si trova che il Pd ha pagato al Sel il 3.2% e a Ingroja il 2.24%. Restano per Grillo solo il 2.32% dei suoi elettori del 2008. Il grande esodo quindi è avvenuto dalla coalizione Pdl-Lega. Per tradizione politica la base elettorale del Pd è formata da uno “zoccolo duro” molto meno volatile di quella del Pdl e della Lega. Il grosso della base elettorale di Grillo non arriva da sinistra, ma dai delusi/indignati del centrodestra che, se rimarranno delusi da Grillo, ritorneranno dove sono venuti. I “grillini” vogliono molte cose identiche a quelle che gli altri partiti vogliono: dimezzamento dei parlamentari e dei loro stipendi, abolizione rimborsi elettorali, nuova legge elettorale, abolizione dei privilegi ecc. ecc. Ma una proposta “grillina” è assolutamente “utopistica”: lo stipendio di “cittadinanza” di 1000 Euro mensili a tutti. A parte che in questo momento sarebbe difficile trovare le risorse, il fatto è chi ora guadagna circa 1000 Euro il mese lavora 40 ore settimanali, continuerà a lavorare? O penserà di farsi licenziare per ottenere lo stipendio di “cittadinanza” e poi continuare a lavorare in “nero”? La “non vittoria” del Pd è particolarmente grave se si pensa che il PdL era “diviso”, “frastagliato”, con un leader “massacrato” da media e magistrati, dall’immagine “logorata” per le vicende personali e per di più di età relativamente avanzata (Berlusconi va per i 77 anni). È “indicativo” che un terzo dell’elettorato italiano, “nonostante tutto”, preferisca votare per Berlusconi e rifiuti Bersani. “L’usato sicuro” non è stato capace di convincere e “non ha convinto”. L’appoggio esplicito del “centrino” di Monti, dei poteri forti, della magistratura di sinistra, degli accademici universitari, non è bastato. Forse è stato dannoso portarsi dietro facce “vecchie” e “sputtanate”  (Fini, Casini, Tabacci) che si aggiungevano alla falange dei “dinosauri” (Bindi, D'Alema, Veltroni, Fassino). Prendere sotto braccio Vendola è servito a ben poco. Il Monte dei Paschi è stata la ciliegina sulla torta. Il voto del 24 Febbraio ha messo in risalto, se ce ne era bisogno, l’errore commesso dalla vecchia guardia “comunista” di “far fuori” Matteo Renzi che aveva, di fatto, vinto le primarie contro la “macchina” dello “zoccolo duro” del Pci/Pd. Renzi avrebbe attirato l’esodo dei “berlusconiani” delusi e avrebbe sicuramente ridotto la base di Grillo, cosa che Bersani non è riuscito a fare. E adesso? Il Parlamento è diviso in tre Poli, Sinistra (30%), Centrodestra (30%), Movimento 5 Stelle (25%). “L’insignificante” gruppetto dei “montiani” (10%) è fuori gioco. Non ci vuole un genio della politica per capire che sarà difficile, se non impossibile, comporre un governo. Bersani ha cominciato il mercato delle vacche (ora si chiama “scouting”) ma, “apparentemente”, non sembra ci sia molta disponibilità da parte dei “grillini” eletti. Però tra i “grillini” c’e’ fermento e agitazione e cresce la fronda nei confronti del “guru” Grillo. Impossibile fare pronostici. Una soluzione ci sarebbe. Alfano e Renzi potrebbero fare un governo forte. Mettere da parte destra e  sinistra. Prendere tutto quello che c’è di buono da una parte e dall’altra. Attuare tutti i programmi necessari per far ripartire l’economia in pochi mesi. Fare tutte le riforme necessarie e se e’ possibile continuare, bene, altrimenti alle urne! Sono convinto che se si faranno tutte le riforme necessarie, il “Movimento 5 Stelle” si dissolverà come neve al sole.