Sono arrivato su questa terra lo stesso giorno
che Papa Pio XI ritornava alla casa del Padre. Lui saliva, io scendevo. Nella
mia vita ho visto passare ben sei Papi: Pio XII (1939-1958); Giovanni XIII
(1958-1963); Paolo VI (1963-1978); Giovanni Paolo I (1978-1978); Giovanni Paolo
II (1978-2005); Benedetto XVI (2005-2013). Quest’ultimo, Papa Francesco, è il
settimo. Quando una persona va al potere, di qualsiasi natura esso sia, se ne
parla solo bene, così come quando se ne parla bene alla sua morte. Ma
nell’intervallo si può dire quel che si vuole. Parliamone,
allora, con tutto il bene possibile anche se “affiorano” già certe voci d’oltre oceano che “stuzzicano” l’innata curiosità del popolo. Gli italiani sono ormai
abituati a ragionare secondo schemi politici e già corre l’interrogativo: ma il
nuovo Papa è di destra o di sinistra? E’ una “degenerazione” mentale del
nostro Paese. Certo che la sua elezione ha sorpreso tutti e, tra i
centocinquantamila fedeli di Piazza San Pietro, molti si sono chiesti: “ma chi è costui”? C’e’ stata un po’ di delusione
di non vedere in lui un volto che “buca
lo schermo” come quello dello “show
man” Papa Giovanni Paolo II. In un’epoca in cui dominano i “mass media”, la fotogenia è necessaria
anche in campo spirituale. Personalmente preferisco le persone “modeste”. Ma c’è anche un altro
elemento che il popolo si aspetta: “l’autorevolezza”.
Il Potere si esercita con il “comando”. Il comando presuppone “autorità”. L’autorità presuppone la
capacità di conseguire “efficacia”. Il
popolo oggi, così nella politica come nella guida spirituale, ha bisogno di “uomini forti”, non “autoritari” ma “autorevoli”.
E’ un’innata esigenza umana quella di vedere, nell’uno e nell’altro campo, una “figura paterna” che unisca l’amore
paterno alla “necessaria autorevolezza”.
Il popolo ha bisogno di questo. La delega del potere che, in modo diretto o
indiretto, il popolo dà alla persona che lo rappresenta, deve dare risposta
alle varie esigenze, siano esse spirituali che politiche. Chi è stato delegato
a “comandare” deve farlo con “capacità” e “fermezza” per risolvere le esigenze del popolo. Il nuovo Papa ha
scelto di chiamarsi “Francesco”, il
primo nella storia dei Papi. Un nome molto impegnativo. La stampa e i Tg
nazionali l’hanno subito denominato “Il
Papa dei poveri”. Ma qui bisogna intendersi. Francesco D’Assisi era povero
per scelta e per missione, ma a quei tempi non c’erano le esigenze di oggi. Non
c’era la Tv, gli elettrodomestici, le automobili, gli smartphone… insomma non
c’era nulla di quelle comodità che oggi sono diventati “indispensabili” (almeno alcune) e non più un lusso. Giusto,
quindi, che l’uomo aspiri a un certo benessere. Allora, che senso ha promuovere
il culto della povertà? Se con questo s’intende costringere gli esseri umani a
essere più “sobri” siamo d’accordo.
Se si tratta di rinunziare al “normale”
benessere, non siamo d’accordo. Se,
invece, s’intende che sia la Chiesa a “rinunciare”
a perseguire la ricchezza, allora non solo siamo d’accordo, ma attendiamo “segni concreti”. Il clero è una “casta” delle peggiori che non segue gli
insegnamenti di Gesù’ Cristo. Vive nel lusso e nell’abbondanza ignorando i “diseredati”. Dovrebbe rinunciare a
molti privilegi e smettere di “addobbarsi”
con crocefissi, catene e anelli d’oro (il crocefisso di Papa Francesco è di
ferro), di vestire abiti costosi, di vivere in
palazzi sfarzose e viaggiare con auto lussuose. Avete notato che, per lo
più, i vescovi e i cardinali (ma anche qualche prete) sono ben “pasciuti” e “rubicondi” per il ben mangiare e il meglio bere? La Chiesa è la
più grande, potente e ricca “multinazionale”
del mondo. Possiede capitali immobiliari, e non solo, in tutti i Paesi del
globo. Ha proprietà anche nel più piccolo villaggio. E’ diventata ricca e
potente per la “carità” ricevuta dai
suoi fedeli. La Chiesa chiede la “carità”, ma non ne fa se non i minima parte. Papa
Francesco ha detto che la “misericordia
cambia il mondo”. Mi attendo che imponga alla Chiesa di diventare più “sobria” e “caritatevole” per diminuire di molto (se non eliminare) la povertà
nel mondo. La Chiesa può farlo. Di soldi ne ha tanti anche troppi. Ma vedrete
che la potente e spregiudicata “casta” del
clero glielo impedirà. Speriamo soltanto che a Francesco non gli capiti la
stessa sorte di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I.
mercoledì 20 marzo 2013
E' gia' iniziato il "declino" del Movimento 5 Stelle.
Il Movimento 5 Stelle ha avuto un
successo “folgorante” e “insperato”, ma può avere un “insuccesso rovinoso” e imprevisto se a
giugno ci fossero nuove elezioni. Ora è corteggiato “spudoratamente” dal Pd. Crede dunque di poter tirare la corda
indefinitamente. L’idea di bloccare il Parlamento e di impedire il
funzionamento delle istituzioni può sembrare brillante ma è pericolosa. Il
Paese ha bisogno di un governo. Ormai l’hanno capito tutti. E allora la rabbia può fare “dietrofront” e volgersi contro chi impedisce la soluzione di tanti
e urgenti problemi. Il Movimento 5 Stelle sembra non tenere conto che la sua
attuale posizione di forza dipende da una “irresponsabile”
decisione del Pd di non prendere in considerazione un’alleanza alternativa con
il Pdl. Attualmente Pierluigi Bersani fa intendere che odia Berlusconi e il suo partito che hanno rovinato l’Italia, dunque
non si alleerà mai con il Pdl. Pensa che i “grillini”
sono per le riforme fondamentali come lo è il Pd e che sono di sinistra, dunque,
l’alleanza con M5S è “naturale”. Bersani
e i dirigenti del Pd sono degli “irresponsabili”. Odiare Berlusconi è sterile, non porta voti e
non conduce al successo, come si è visto tante volte. Ci stavano perdendo le ultime
elezioni. Matteo Renzi l’ha capito, ha cambiato musica e sembra avviarsi a
sostituire Bersani dopo che avrà fallito a varare un governo. L’antiberlusconismo
è atteggiamento da “vecchia politica”.
Che il Pdl abbia rovinato l’Italia è una “fandonia”.
Il centro sinistra ha governato per un numero di anni pressoché equivalenti
causando soltanto “disastri”, ma il
peggio della “recessione” e della “decadenza” si è avuto nel tempo in cui
ha governato Mario Monti: basta leggere dati e statistiche attuali, non ultimo
il record del debito pubblico. E Mario Monti era stato “invocato” dal Pd (oltre che da quel “poveraccio” di Pierferdinando Casini) ed è stato sostenuto dal Pd
alleato col partito col quale oggi giura che non si alleerebbe mai. Niente è
più falso dell’affermazione che il Pd sia per le riforme. È un partito “conservatore” che rifiuta qualunque
cambiamento. Non solo si è opposto alla riforma dell'art. 18 dello Statuto dei
Lavoratori che chiedeva l’Europa, ma ha anche fomentato nel 2005 (insieme a
quell’altro “poveraccio” di Antonio
Di Pietro) un referendum per abolire la riforma costituzionale voluta dal
centrodestra, non perché cattiva, ma perché voluta dal centrodestra. La natura
di questo partito non è “progressista”
ma “progressiva” come la “paralisi”. L’M5S non è di sinistra. E’
costituito da una massa di “ragazzotti”
con una cultura politica “internettiana”
fatta di slogan e demagogia. Non sanno di che parlano e non sanno far di conto:
solo una totale ignoranza in aritmetica può far parlare di “reddito di cittadinanza”. Chiamando l’M5S un partito di sinistra,
il Pd “insulta” se stesso e dimostra
la propria “irreversibile decadenza”.
L’alleanza fra i due non è nell’interesse dell’Italia. Comunque, se dopo tutto
l’incessante corteggiamento del Pd Beppe Grillo fosse rimasto “incantato”, si sarebbe costituita una,
se pur non irresistibile, maggioranza in Senato. Come abbiamo visto per
l’elezione di Grasso a Presidente del Senato. Renzi, che non si è compromesso,
una volta che Napolitano avrà messo da parte Bersani, potrebbe allearsi con il
Pdl di Angelino Alfano. Potrebbe dichiarare che il Pd avrebbe preferito allearsi
col M5S, ma questo partito ha detto di no. Non siamo felici di allearci con
Berlusconi, ma non ci è stata data nessun'altra possibilità. Tutta la colpa e responsabilità
è di un M5S “irragionevole” e “sfascista”. E’ urgente salvare l’Italia
con un governo di “salute pubblica”. Come
risponderanno, gli eletti del M5S, a chi
li accuserà di avere costretto il Pd a “abbracciare”
il Pdl? E come risponderanno all’accusa di essere stati “antidemocratici”, quando hanno chiesto il governo con soltanto il
25% dei voti? Se la fune viene tirata troppo, alla fina può anche spezzarsi. E
al popolo non piace gli “sfasciti” e il
“consenso” potrebbe notevolmente
diminuire sino a scomparire.
martedì 12 marzo 2013
Se il Pd fosse un partito normale e se volesse un'Italia giusta.
Con lo slogan “L’Italia giusta” il centrosinistra ha
ottenuto lo 0,36% in più dei voti del centrodestra, ma “non può governare” come si può facilmente costatare in questi
giorni e come avevo previsto nel mio articolo del 28 febbraio. Lo stallo
politico è dovuto essenzialmente alla “storica
incapacità” della sinistra di saper governare. In un paese “normale”, come vanno dicendo in molti
compreso Matteo Renzi, in una tale situazione di “immobilità” si darebbe vita a una “grande coalizione”, a un governo di unità nazionale o di scopo,
per lo meno per il tempo necessario a realizzare alcune urgenti riforme per
mettere in moto “urgentemente” l’economia
e per far funzionare meglio lo Stato e, subito dopo, tornare al voto. La
mancanza di stabilità politica, infatti, danneggia tutti gli italiani, senza
distinzioni, rendendo l’Italia debole di fronte ai più solidi Paesi come la
Germania e Francia. Perché in Italia non è possibile ciò che in altri grandi
paesi democratici sarebbe considerato “normale”?
Massimo D'Alema sostiene che “l'impedimento”
è Silvio Berlusconi, quindi fa ricadere su di lui la colpa che il Pd non può
governare. Quelli di sinistra arrivano a dire anche questo! E' ovvio se passi vent’anni a “demonizzare” Berlusconi, e a raccontare
che la nostra è la Costituzione “più
bella del mondo”, poi è difficile spiegare ai tuoi militanti, ai tuoi
elettori, che ora bisogna accordarsi con il “nemico”
per cambiare la “Costituzione” e le regole
del gioco che fino il giorno prima si “affermavano
perfette”. Che si trovi al governo o all'opposizione, ogni volta che si è
presentata l’occasione di discutere di riforme costituzionali, la sinistra “ha sempre respinto” ogni ipotesi di
rafforzamento dei poteri del governo e di elezione diretta del presidente della
Repubblica o del premier. L’ha sempre considerato un “attentato” alla Costituzione, un “golpe”, un disegno autoritario. Un accordo con il Pdl di
Berlusconi, anche solo per cambiare le regole, lo ritengono un vero e proprio
tabù: un “inciucio”. Naturalmente l’azione
“forsennata” della magistratura per “eliminare” Berlusconi ha il suo peso
negativo. L’unico centrodestra con il quale ci si potrebbe accordare per il Pd
è un centrodestra “deberlusconizzato”.
Ma Berlusconi è solo un alibi. In realtà, la sinistra “demonizzerebbe” qualsiasi leader in grado di coalizzare un
centrodestra capace di batterla. Quindi l’unico centrodestra “buono” per il Pd sarebbe un centrodestra
“subalterno”, sconfitto in partenza
perché minoritario. Anche nella fase
attuale il Pd di Bersani si preoccupa più di “marginalizzare” il centrodestra che di approfittare di questo momento
di stallo per garantire al Paese istituzioni più forti e regole del gioco più
efficaci attraverso riforme condivise. Il tentativo di Bersani con i “grillini” sembra soprattutto una “manfrina” per guadagnare tempo. Se va
in porto, tanto meglio. Ma la sensazione è che il vero obiettivo sia un altro.
Più tempo passa, infatti, più si avvicina l’elezione del nuovo capo dello
Stato. Si riducono, quindi, i margini di Napolitano per trovare una soluzione
che incoraggi una qualche forma d’intesa tra Pd e Pdl. Se ciò accadesse, il Pd
sarebbe costretto a dialogare con il Pdl sulla scelta del nuovo Presidente
della Repubblica. Se fallisce il tentativo del Pd di accordarsi con Grillo, Napolitano
dovrebbe passare la palla al suo successore, che non avrebbe alcun impedimento
a “sciogliere subito” le Camere. Ma
intanto il Pd riuscirebbe a far eleggere un altro loro “compagno” al Quirinale con il 25% dei voti dei “grillini”, isolando il Pdl, poi incolpare
Grillo delle elezioni anticipate. Dopo vent’anni di “antiberlusconismo”, quindi di mancate intese sull’aggiornamento
delle regole del gioco, siamo arrivati al dunque: o la sinistra si “sblocca”, e accetta di accordarsi con il
Pdl, oppure rischia di far aumentare la spirale d’ingovernabilità e darà ancora
più forza al Movimento 5 Stelle.
Un sacco bello!
Sappiamo tutti che nessuno legge i
programmi dei partiti. Tutti sanno che sono un libro dei sogni, dunque
irrealizzabili. Troppo spesso in passato le promesse non sono state mantenute.
Neanche le più ragionevoli. I programmi sono un modo per prendere gli elettori
per i fondelli e per questo la gente li ignora. Generalmente le persone hanno
idee “schematizzate” e “radicalizzate”. Pensano che il Pd sia
il partito che cerca di favorire i lavoratori contro i ricchi e gli
sfruttatori. Il Pdl e’ il partito che incoraggia la libera iniziativa per
creare più lavoro e vuole che ci sia meno Stato nella vita dei cittadini. Se si
parla di un’accusa a Berlusconi, la conclusione è semplice: per quelli di
sinistra tutte le imputazioni sono già sentenze di condanna, per quelli di
destra Berlusconi sono vittima delle solite calunnie. Parlando con l’uomo della
strada, si capisce che non ha idee più “profonde”
di queste. Il programma di Grillo invece è semplice immediatamente comprensibile
a tutti: “Basta” con i partiti. “Basta” con la corruzione. “Basta” con l’euro. “Basta” con i privilegi della casta. “Basta” con tutti i politici attuali, bisogna mandarli a casa in
blocco. Tanto, i nuovi non potrebbero essere peggiori! “Basta” con le speranze tradite. “Basta” con le promesse non mantenute, bisogna azzerare tutto e
ripartire da capo. Il programma di
Grillo si riassume in una sola parola: “Basta!”.
Programma piuttosto “vago” e per
questo “inattuabile”. Una “protesta urlata”, per quanto
giustificata, non è un programma e neppure offre una soluzione. L’esasperazione
di cui Grillo si fa portavoce “non
conduce da nessuna parte”, se non s’indicano azioni specifiche e “concretamente realizzabili”. Ad esempio non fa parte dei progetti realizzabili
il “reddito di cittadinanza” a
chiunque sia disoccupato. Probabilmente Grillo guadagna tanto da credere che
mille euro siano una “quisquilia”.
C’è troppa gente che lavora 40 ore settimanali e tuttavia non li guadagna. E
comunque, con i disoccupati attuali sarebbero necessari 36 miliardi e contando
quelli che disoccupati lo diverrebbero immediatamente (per riscuotere il
sussidio) quella somma almeno si raddoppierebbe. È una promessa “totalmente fuori dalla realtà”. È vero
che i programmi senza capo né coda a volte hanno ugualmente un grande successo.
Gridare “Basta!” va benissimo per
vincere le elezioni. Ma poi bisogna governare. Saper utilizzare la vittoria è
tanto difficile quanto amministrare i tanti milioni vinti con la lotteria. Non
a caso, a volte, dopo qualche tempo si apprende che i fortunati hanno perduto
tutto. Grillo deve stare attento. È partito dicendo “Basta!” ma dovrebbe sapere che il popolo può dirlo anche a lui, se
appena si accorge che dietro le “parolacce”
gridate al microfono “non c’è niente”.
Per ora i “grillini” rievocano la
famosa scena del film di Carlo Verdone “Un
sacco bello” in cui il giovane “hippy”
prova a spiegare al padre e al parroco l’attività’ del loro gruppo: “Cioè, siamo un gruppo di ragazzi no, che
stanno fondando una comunità agricola no, cioè come alternativa
all'inquinamento urbano, cioè inteso non soltanto come scorie eccetera, no,
cioè inteso anche come inquinamento morale capito in che senso? Cioè allora,
mentre le ragazze provvedono alla raccolta dei frutti naturali della terra no,
tipo carciofi, ravanelli, insalata, piselli no, tutta robbba vegetale un sacco
bbuona no, noi ragazzi invece provvediamo così alla dimensione artigggianale
no, cioè tutti lavoretti così in ceramica, in cuoio no, così eccetera no, per
sentirci in noi stessi in quanto entità fisico psichica a contatto con gli
altri no, cioè in questo mondo cosmico pantistico naturalistico no, cioè un
mondo in cui è l'amore che vince e il male che perde no, cioè un modo in cui
veramente domina la fratellanza no”. Ovviamente un paragone “spiritoso”, da non prendere alla
lettera, ma il discorso di Verdone assomiglia molto al “guazzabuglio” delle “proposte
ingenue” e “teorie strampalate” espresse
dai “grillini” eletti in Parlamento
nella loro recente assemblea di Roma. In generale il Movimento 5 Stelle e’ il
frutto della cultura “anti capitalista”,
antagonista, no global, che la sinistra italiana, politica e intellettuale, ha diffuso
per decenni dal ‘68 a oggi. Vi si ritrovano tutte le “subculture” del post comunismo (ormai uscito sconfitto dalla
storia) per combattere il “liberalismo”
e la “democrazia” rappresentativa.
sabato 9 marzo 2013
lunedì 4 marzo 2013
Nella IV Circoscrizione Estera solito copione, soliti vincitori della lotteria.
Anche questa
volta è stato impossibile battere la sinistra che si avvale delle numerose reti
dei sindacati, quelle dei patronati, ma anche di altre organizzazioni ben
radicate come la Filef (Federazione italiana lavoratori e famiglie) che mettono
a disposizione centinaia di volontari per contattare telefonicamente gli
elettori. Queste “ramificazioni”
territoriali non si possono improvvisare in due/tre settimane di campagna
elettorale. Al centrodestra manca quest’organizzazione, chi può raccogliere i
voti che servono per vincere? Eppure c’e’ un mezzo efficace per raggiungere le migliaia
di elettori. Chi ha organizzato la
campagna elettorale ad Ivano Ercole ha completamente ignorato “Internet”. E’ stato preferito il “vecchio” metodo, ormai non più
efficace, dei “pranzi” o delle “cene” conviviali dove si raggiungono
appena poche centinaia di elettori. Con un’intelligente, ben “congeniata” e “martellante” campagna “Internet”
piena di “contenuti”, Sharon Nizza, la
candidata del Pdl residente in Israele, ha potuto raggiungere molti elettori
ottenendo ben 4381 preferenze, risultando quarta tra i candidati più votati
(8336 Fedi, 6978 Giacobbe, 5426 Cossari), un risultato “strabiliante” perché ottenuto “soltanto”
con voti “genuini”. Se poi non le fosse
stato “impedito” (da “sciocche” beghe interne del Pdl) di
farsi pubblicità su “Il Globo”, “La Fiamma” e alla radio, quanto tutti
gli altri candidati ne hanno abbondantemente usufruito, avrebbe certamente
conseguito un risultato “sorprendente”.
E il risultato sarebbe stato molto “importante”
se uno sciopero delle poste in Sud Africa, dal 12 febbraio (ancora in atto), non
avesse bloccato la consegna ai consolati di circa 15mila schede “falsando” del tutto l’esito elettorale
della IV Circoscrizione considerato che la stragrande maggioranza degli
elettori sono di centrodestra. Complessivamente, in tutte le quattro
circoscrizioni estere, come anche in passato, sono state segnalate alcune
schede “sospette” perché all’apparenza
compilate dalla stessa mano. Non è mancata la compra/vendita delle schede. Sono
state anche riscontrate schede “contraffatte”.
E’ stato redatto un “esposto” alla
Procura, e si spera nell’efficienza dei carabinieri che sono intervenuti e che
hanno confermato di aver rilevato schede palesemente “false” molto “simili”
all’originale a Castelnuovo dove si è tenuto lo spoglio della IV circoscrizione
Africa, Asia, Oceania, Antartide. Si spera che venga fatta rapidamente chiarezza
sulla vicenda.
Tra il dire e il fare c'e' di mezzo il mare.
Come si “frastaglierà” l’onda dei “grillini” quando si dovrà confrontare
con il mondo reale? Ora sono “rivoluzionari”
duri e puri, ma vedrete che il potere corromperà anche loro. L’occasione fa
l’uomo ladro e saranno agevolati dall’art. 67 della Costituzione (Ogni membro del Parlamento rappresenta la
Nazione ed esercita il suo mandato senza vincolo di mandato). Ricordate i “Verdi” e la “Lega”? Il problema non fu
la loro “consistenza”, ma “l’inconsistenza” politica dei maggiori
partiti di allora. I “Verdi”
comparvero sulla scena negli anni ottanta, conquistando molta attenzione
mediatica e spazio politico. I numeri elettorali non sono mai stati quelli di
Grillo, ma anche perché il sistema politico era assai più solido dell’odierno
(incredibile ma vero). I “Verdi”
venivano quasi tutti dalla sinistra, in qualche caso da quella estrema come “Democrazia Proletaria” ma, alla fine, molti
fra loro si sono “sistemati” come un
qualsiasi “borghese” che prima
odiavano. Ricordate Alfonso Pecoraro Scanio? Ricorderete che erano “anti” a tutto. Già nel 2001 cominciarono a calare, ma non bastò a
tenerli fuori dal Parlamento. Ora sono “spariti”, scomparsi nel nulla. L’ambientalismo
diventò presente “permanentemente” in
tutti i programmi di qualsiasi partito, producendo molti “disastri”. Non vollero le centrali nucleari. Ora l’Italia paga
l’energia per le sue industrie 30% in più dei suoi competitori. E la compra
dalla Francia che la produce, subito al di la delle Alpi, con centrali
nucleari. Scelsero l’energia “rinnovabile”,
dove di rinnovato, più che altro, c’è le pesanti bollette elettrice per tutti.
Il guaio, insomma, non furono i “Verdi”,
ma i partiti che vollero adeguarsi alle loro “utopie”. La “Lega”
arriva sulla scena alla fine di quello stesso decennio. La prima reazione dei
partiti al potere fu di “dileggiarli”.
“Snobbarono” Umberto Bossi che si
dimostrò subito un tattico raffinato, almeno tanto quanto lo è ora Grillo. Prima
i media esagerò la loro entrata in politica pur di sostenere che i partiti di
governo erano “finiti” (invece
raccoglievano la maggioranza assoluta dei voti, che alla luce degli odierni
risultati significa che “schiattavano”
di salute). Si cominciò a scrivere che lo “Stato”
era così marcio da favorire l’arrivo dei “barbari”.
I quali non giunsero, in compenso agirono le procure che, con a capo Antonio Di
Pietro, diedero il via, con “mani pulite”,
al “massacro” di una parte politica.
Poi, stabilito che oramai la “Lega”
faceva parte del sistema, in molti iniziarono a parlare di una cosa che nessuno
sapeva cosa fosse: il “federalismo”.
Per facilitare il “federalismo” la
sinistra varava la “pessima riforma” costituzionale
(con tre voti di maggioranza), che “scassava”
lo Stato, mentre i “leghisti” si “romanizzavano” alla grande e il loro
condottiero “sistemava” il figlio “trota” ed ebbe inizio il “frega frega”. Ancora una volta, il
problema non è stato la “Lega”, ma dei
partiti che hanno creduto alle “fandonie”
leghiste. I voti di Beppe Grillo arrivano in grande maggioranza dai delusi
del PdL e della Lega che rispetto alle politiche del 2008 insieme perdono, per
la precisione, il 29.97%. Di questo il 10% circa è stato preso da Monti che però
ormai non conta più nulla. Non potrà mai essere l’ago della bilancia, ed è
tagliato fuori per sempre. Alle prossime elezione, imminenti o fra cinque anni,
neppure si presenterà. Il prezzo pagato a Grillo dal PdL è stato di circa il
20% della sua base 2008. Una valanga di voti. Il Pd ha pagato poco a Beppe
Grillo e forse di più al Sel e al voto inutile per Ingroja. Rispetto al 33.18%
del 2008, se si fanno le somme e le sottrazioni, si trova che il Pd ha pagato al
Sel il 3.2% e a Ingroja il 2.24%. Restano per Grillo solo il 2.32% dei suoi
elettori del 2008. Il grande esodo quindi è avvenuto dalla coalizione Pdl-Lega.
Per tradizione politica la base elettorale del Pd è formata da uno “zoccolo duro” molto meno volatile di
quella del Pdl e della Lega. Il grosso della base elettorale di Grillo non
arriva da sinistra, ma dai delusi/indignati del centrodestra che, se rimarranno
delusi da Grillo, ritorneranno dove sono venuti. I “grillini” vogliono molte cose identiche a quelle che gli altri
partiti vogliono: dimezzamento dei parlamentari e dei loro stipendi, abolizione
rimborsi elettorali, nuova legge elettorale, abolizione dei privilegi ecc. ecc.
Ma una proposta “grillina” è
assolutamente “utopistica”: lo
stipendio di “cittadinanza” di 1000
Euro mensili a tutti. A parte che in questo momento sarebbe difficile trovare
le risorse, il fatto è chi ora guadagna circa 1000 Euro il mese lavora 40 ore settimanali,
continuerà a lavorare? O penserà di farsi licenziare per ottenere lo stipendio
di “cittadinanza” e poi continuare a lavorare
in “nero”? La “non vittoria” del Pd è particolarmente grave se si pensa che il PdL
era “diviso”, “frastagliato”, con un leader “massacrato”
da media e magistrati, dall’immagine “logorata”
per le vicende personali e per di più di età relativamente avanzata (Berlusconi
va per i 77 anni). È “indicativo” che
un terzo dell’elettorato italiano, “nonostante tutto”, preferisca votare per Berlusconi
e rifiuti Bersani. “L’usato sicuro”
non è stato capace di convincere e “non
ha convinto”. L’appoggio esplicito del “centrino”
di Monti, dei poteri forti, della magistratura di sinistra, degli
accademici universitari, non è bastato. Forse è stato dannoso portarsi dietro facce
“vecchie” e “sputtanate” (Fini, Casini,
Tabacci) che si aggiungevano alla falange dei “dinosauri” (Bindi, D'Alema, Veltroni, Fassino). Prendere sotto
braccio Vendola è servito a ben poco. Il Monte dei Paschi è stata la ciliegina
sulla torta. Il voto del 24
Febbraio ha messo in risalto, se ce ne era bisogno, l’errore commesso dalla
vecchia guardia “comunista” di “far fuori” Matteo Renzi che aveva, di
fatto, vinto le primarie contro la “macchina”
dello “zoccolo duro” del Pci/Pd. Renzi avrebbe attirato l’esodo dei “berlusconiani” delusi e avrebbe sicuramente ridotto la base di
Grillo, cosa che Bersani non è riuscito a fare. E adesso? Il Parlamento è diviso in tre Poli, Sinistra (30%),
Centrodestra (30%), Movimento 5 Stelle (25%). “L’insignificante” gruppetto dei “montiani” (10%) è fuori gioco. Non ci vuole un genio della
politica per capire che sarà difficile, se non impossibile, comporre un governo.
Bersani ha cominciato il mercato delle vacche (ora si chiama “scouting”) ma, “apparentemente”, non sembra ci sia molta disponibilità da parte
dei “grillini” eletti. Però tra i “grillini” c’e’ fermento e agitazione e
cresce la fronda nei confronti del “guru”
Grillo. Impossibile fare pronostici. Una soluzione ci sarebbe. Alfano e Renzi
potrebbero fare un governo forte. Mettere da parte destra e sinistra. Prendere tutto quello che c’è di
buono da una parte e dall’altra. Attuare tutti i programmi necessari per far
ripartire l’economia in pochi mesi. Fare tutte le riforme necessarie e se e’
possibile continuare, bene, altrimenti alle urne! Sono convinto che se si
faranno tutte le riforme necessarie, il “Movimento
5 Stelle” si dissolverà come neve al sole.
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