Non tutti i mali vengono per nuocere. La volgare, offensiva ed ignobile mappa dell’Italia, pubblicata dall’Australian Financial Review, ha smosso l’orgoglio degli italiani ed e’ stata massiccia l’adesione alla meritoria iniziativa dell’Italianmedia. Migliaia e migliaia di copie dell’offensiva mappa sono state “rispedite” all’AFR per protesta. E non finirà qui! Continueremo sino quando non otterremo completa soddisfazione. Se costretti inizieremo un’azione legale collettiva. Dobbiamo cogliere questa opportunita’ per far sentire forte e chiara la nostra voce e farci conoscere ed apprezzare per quelli che realmente siamo. Chiediamo per l’Italia, il nostro Paese di nascita o d’origine, riconoscenza ed assoluto rispetto per il grande contributo, in tutti i settori, che ha dato al mondo intero nei secoli. L’Australia e’ per noi (circa un milione di persone) la nostra seconda patria che amiamo quanto l’Italia. Gli siamo grati perché ci ha dato lavoro, dignità e un futuro per i nostri figli. Gli italiani che sono venuti in Australia nel dopoguerra si sono adattati a fare i lavori più duri e umili, nelle coltivazioni della canna da zucchero, nelle miniere, nella costruzione delle centrali idroelettriche, delle strade e delle ferrovie, nei campi e nelle fabbriche. Oggi, la seconda e terza generazione, sono in grado di svolgere professioni altamente qualificate. I “nomi italiani” sono presenti nelle prime posizioni di alta responsabilità, dalla politica alla finanza, dalla medicina alla ricerca scientifica, dalla magistratura al commercio, all’industria, allo sport, alla musica e alla moda. Sin dalla scoperta dell’Australia gli italiani erano presenti sulle prime navi che vennero dall’Inghilterra, cartografi come Matra e capitani di marina come Malaspina. Raffaelo Carboni fu uno degli eroi della rivolta Eureka Stockade a Ballarat nel 1854. I rapporti commerciali con l’Australia sono in continua crescita. Il primo ministro australiano Kevin Rudd ha elogiato la ricchezza, la storia, la cultura e le tradizioni dell’Italia. Ha espresso grande stima e gratitudine riconoscendo che l’emigrazione italiana ha permesso all’Australia di fare un salto di qualità in molti campi, come quello delle costruzioni, dell’industria, della moda e della gastronomia. A questo punto il nostro orgoglio d’italiani non ci permette di rimanere in silenzio. E possiamo sostenere ad alta voce che l’eccellenza italiana, in molti settori, e’ universalmente riconosciuta. Ad esempio, sulla gastronomia non ci batte nessuno, specialmente sui prodotti tipici alimentari. Dai vini, all'olio, dai formaggi, al prosciutto e salami, pasta, pane, sughi siamo i primi al mondo in termini di qualità e tutti all’estero tentano di copiarli, uno per tutti il “parmesan”. Bandierine tricolori e nomi dal suono italiano sulle imitazioni commerciali non possono sostituire la nostra qualità e l’autenticità’. E cosa poi dire della moda? Dei mobili? Delle macchine utensili? Delle automobili, motociclette e biciclette? Siamo orgogliosamente consapevoli che anche oggi, nonostante quello che accade nella politica italiana, l’Italia e’ tra i primi Paesi al mondo. Per modestia potremmo anche tralasciare di ripetere che siamo gli eredi dell’antica Roma e del Rinascimento, gli “unici” fari della civiltà mondiale. E’ dal 1968 che, purtroppo, siamo costretti ad assistere alla crisi politica italiana. Dal 1992 (mani pulite) la politica e’ in tumulto. Attualmente la situazione economico-lavorativa non è affatto brillante, insomma molte cose non vanno troppo bene. Mentre il presidente degli USA Obama, ma non solo lui, non perde occasione per elogiare l’Italia ed il suo governo, molti media di Paesi stranieri vogliono farci apparire come una nazione di serie B e tutto quanto ne consegue. Va bene, e’ anche vero, dalla realtà non si può sfuggire, ma loro la manipolano per calunniarci e tutto solo per “invidia”. Nonostante noi italiani nel mondo abbiamo dimostrato di essere dei buoni, collaborativi ed innovativi cittadini nei Paesi in cui siamo emigrati, per “scherzo”, veniamo considerati dei mafiosi. E’ capitato, e capita spesso “tutt’oggi”, di essere discriminati anche se, ipocritamente, in maniera “sottile” e “cortese”. Obbiettivamente, pero’, dobbiamo riconoscere che il grande difetto di noi italiani e’ “l’individualismo”. Nel nostro Dna ci sono i geni della “discordia”. I rioni di ogni paese si sfidavano (lo fanno anche oggi) tra loro per un palio. Paesi distanti alcuni chilometri si facevano continuamente la guerra. Ogni paese aveva (ed ancora ha) il suo dialetto e le sue specialità culinarie. Dopo la caduta dell’impero romano, per circa mille anni, l’Italia e’ stata terra di conquista e dominio di tanti paesi stranieri. Il loro scopo era quello di saccheggiarla e sfruttarla al massimo. L’Italia non unita non poteva difendersi con un suo esercito. Per forza di cose ogni singolo abitante della penisola doveva provvedere a se stesso e Dio per tutti. Gli italiani, sottomessi e sfruttati, per difendersi e sopravvivere, sono diventati “diffidenti” ed hanno affinato l’arte della furbizia e dell’arrangiarsi, parola intraducibile in altre lingue. Individualmente siamo delle persone eccezionali, ma non sappiano concretizzare nulla di straordinario incapaci di fare “sistema”. Eppure e’ arcinoto il motto che l’unione fa la forza. Possiamo essere fieri se l’italianita’ si e’ affermata in tutto il mondo grazie, soprattutto, alla grande passione, allo spirito di sacrificio e patriottico che hanno animato i “Giganti”, ossia gli emigranti degli anni 50/70. Ma di pari passo non siamo riusciti a costruire una “Comunità italiana” solida, legando tra loro con stretti vincoli le molteplici associazioni che hanno agito singolarmente magari in concorrenza con le altre. La supremazia “dell'individualismo” a volte, tra risse e conflitti infiniti, ha generato tra gli italiani nel mondo contrapposizioni per fini ignobili. Per ultimo le elezioni politiche sono state un ulteriore motivo di divisione. Dovremmo fare ogni sforzo per superare sentimenti di “supremazia” che impedisce i processi di aggregazione. E’ dura a morire la “smania” di voler essere capi, capetti o presidenti di “qualche cosa”. Le associazioni si sono dedicate esclusivamente a coltivare il loro “orticello” rinunciando di metterli tutti insieme per farne un unico “grande campo”, nel quale “coltivare”, intensivamente e con piu’ profitto, ogni “prodotto” culturale e sociale. L’aggregazione delle varie associazioni era un compito preciso dei COMITES, ma hanno clamorosamente fallito. Inutile, poi, e’ risultata l’elezione dei 18 parlamentari esteri. Nei Paesi dove sono emigrati gli italiani, certi aspetti dell’italianita’ rimarranno nel tessuto della società per sempre, seppure con una certa trasformazione della sua genuinità. Ma la “comunità italiana” e’ sulla via di una lenta ed inesorabile “estinzione”. I discendenti degli emigranti della prima generazione hanno ben poco d’italiano. I nonni sopravvissuti parlano esclusivamente italiano per ragioni di orgoglio. I loro figli parlano italiano saltuariamente con strano accento ed incerte parole. Quasi nella totalità i nipoti non spiccicano una parola ed anche culturalmente sono molto piu’ “transnazionali” che italiani. Sono teenager i miei nipoti. A scuola hanno amici, anche loro di seconda e terza generazione, i cui genitori e parenti sono emigrati dalla Grecia, Serbia, Scozia, Libano, India, Siria ecc. Invitati ad alcune feste hanno scoperto che, specialmente, i greci ed i serbi, parlano tra loro “esclusivamente” nella loro lingua madre. I loro club sono tappezzati di fotografie dei loro piu’ famosi eroi e tutte le insegne e cartelli sono scritti nella loro lingua. Al contrario dell’italianissimo Club Marconi dove l’italiano e’ stato bandito: si deve parlare soltanto in inglese. Il presidente e’ italiano di seconda generazione ed ha piu’ domestichezza con l’inglese dell’italiano. Capita sovente che i miei nipoti incontrino giovani che si dichiarano italiani. Felici si rivolgono a loro in italiano, ma rimangono spiacevolmente “sorpresi” nel sentir rispondere: “what?” Scoprono che quei giovani “italiani” neppure sono in grado di formulare una breve frase. E mi interrogano: “Nonno, come mai non parlano l’italiano?”. Perché a casa loro tutti parlano inglese! Ecco perché col passare del tempo il legame con l’Italia diventerà sempre piu’ flebile e prolifereranno tante Silvie Greco che disprezzeranno l’Italia. Ogni anno diminuiscono gli alunni alle scuole d’apprendimento dell’italiano. I Presidi delle scuole governative stanno sostituendo la nostra lingua con quelle asiatiche. Per incrementare il numero degli alunni alla scuola d’italiano gli enti gestori, come il CO.AS.IT., dovrebbero organizzare “urgentemente” una campagna d’informazione intensiva diretta a tutte le famiglie di origine italiana. Deve far intendere ai nonni, ai genitori, agli zii e agli amici italiani, che e’ assolutamente “fondamentale” che parlino in italiano con i loro nipoti e i giovani, se “veramente” tengono che rimangono degli “autentici italiani”. L’italiano (anche se fosse il dialetto) s’impara a casa, la scuola può soltanto perfezionarlo. L’ho scritto e lo riscrivo: “La lingua e’ quello che distingue un popolo”. La lingua non e’ solo un insieme di parole: e’ “sentimento”. L’ “anima” di un popolo e’ la sua lingua che rappresenta il suo modo di essere, di vivere, la sua stessa cultura e la sua storia attraverso i secoli. Se si vuole capire a fondo la “mentalità” dell’Italia, in ogni suo aspetto e comprendere il suo spirito nazionale, e’ necessario essere padroni della sua lingua. Gli italiani in Australia ed in tutto il mondo sono in grande pericolo di perdere la loro identità a causa della perdita delle generazioni future. Sino ad ora siamo stati capaci di trasmettere “marginalmente” la nostra cultura, ma corriamo il pericolo che vengano dispersi i sacrifici ed il grande lavoro fatto dai “Giganti”. Quale sarà il futuro degli eredi degli italiani in Australia o in altri Paesi? Al “Forum” organizzato dalla GIA (Giovani Italiani Australia) hanno partecipato “soltanto” 70 giovani provenienti da tutti gli stati d’Australia. Invece alla serata di di gala “Dolce amaro” si non ritrovati in 150! In che modo le Regioni ed il Governo italiano stabiliranno un rapporto con le nuove generazioni? Come riusciranno a mantenere un legame con quelli che non parlano italiano, che hanno poco a che fare con l’Italia contemporanea e stanno perdendo la loro eredità italiana? Di sicuro il governo italiano, di qualsiasi colore sarà, continuerà a mantenere i corsi d’italiano sino a quando ci saranno alunni, ma anno dopo anno sono sempre di meno e, tra non molto, giungerà l’anno zero. È iniziata da tempo la scomparsa graduale della “autentica” italianità, che giorno dopo giorno si disgrega e s’indebolisce per essere sostituita con il “transnationalism”. Gli appartenenti alla seconda e terza generazione partecipano raramente alle attività delle associazioni fondate dai “Giganti”. La maggior parte non partecipa alle attività sociali. Neppure partecipano alla festa della Repubblica. Sarebbe interessate sapere quanti sono stati i giovani di origine italiana che si sono “indignati” ed hanno “protestato” con l’Australian Financial Review per aver vilipeso l’Italia.
venerdì 4 dicembre 2009
venerdì 27 novembre 2009
Traditi da una nostra "figlia". Un'offesa difficile da dimenticare. I giovani di origine italiana manterranno l'italianita' dei Giganti?
E’ reato di vilipendio l’articolo di Silvia Greco e la “demenziale”, indegna e volgare mappa dell’Italia sull’Australian Financial Review (20/11/2009). La critica e la satira sono ammesse, sempre che siano intelligenti e rimangano nella correttezza e nel rispetto civile. Quanto scritto, dalla “pseudo” giornalista, e’ uno sfregio, un insulto all’Italia. All’Italia che da sempre, nel bene e nel male, e’ sempre stata il faro della civiltà: dagli antichi Romani al Rinascimento. Lungo sarebbe l’elenco dei “geni” italiani che hanno “beneficato” il mondo intero con le loro scoperte, invenzioni, l’arte e non solo. Ma ce lo dovevamo aspettare che prima o poi avrebbero iniziato a sputarci in faccia senza alcun ritegno, come fosse un loro diritto. E’ la logica conseguenza delle tonnellate di fango calunnioso che, da mesi, i giornalisti “terroristi” italiani hanno scaricato su Berlusconi ma, di fatto, danneggiando l’Italia come avevamo denunciato piu’ volte. Ma questi irresponsabili hanno continuato imperterriti, pur coscienti di nuocere gravemente e, forse irrimediabilmente, all’immagine e alla reputazione dell’Italia e degli italiani nel mondo. Per colpire il loro “nemico” politico, senza alcuna remora e vergogna, non hanno esitato di continuare nella loro forsennata ed irresponsabile azione diffamatoria che ci ha “discreditati” tutti. Saranno ora soddisfatti, principalmente, “La Repubblica” e Di Pietro (che ha speso 38 mila euro per acquistare una pagina di un giornale straniero per insultare Berlusconi e, di conseguenza, l’Italia) nel vedere i “frutti” del loro “accanito” impegno anti italiano. Come potevamo attenderci rispetto e stima dai Paesi stranieri se i primi, a calunniare e deridere l’Italia e il suo governo, sono stati i nostri politici dell’opposizione e molti dei media italiani? Il loro obbiettivo, comunque e sempre, e’ stato quello di “distruggere” Berlusconi, ecco i risultati che hanno ottenuto! Hanno gettato via il bambino con l’acqua sporca. I giornali “terroristi” e l’opposizione politica italiana hanno seminato vento ed ora tocca a noi a raccogliere la tempesta. Siamo soprattutto noi italiani nel mondo a doverne subire le pesanti conseguenze. E’ da tempo che i giornali australiani hanno ripreso a bersagliare la comunità italiana, ora dobbiamo dire BASTA e reagire. Lo faremo se aderiremo compatti all’iniziativa de La Fiamma, Il Globo e Rete Italia. La nostra voce dovrà essere forte e chiara, altrimenti continueranno ad offenderci all’infinito. Come tutti gli italiani sono veramente molto ma molto indignato ed offeso ma, soprattutto, sono fortemente deluso perché mi sento “tradito”. Sì, tradito. Ma come, e’ da anni che attendiamo che i nostri giovani italo-australiani, finalmente, “irrompessero” nella scena per mantenere e rafforzare l’italianita’ che i “Giganti” sono riusciti ad affermare dopo tante rinunce e sacrifici. Ed ecco, invece, che Silvia Greco, una nostra “figlia”, con poche righe ed un “indecente” vignetta, ha frantumato tutte le nostre illusioni e ci ha messo di fronte alla crudele realtà. Ci siamo forse troppo illusi sui nostri giovani? Sempre di piu’ scopro che molti di loro preferiscono non qualificarsi “italo-australiani”, ma “australian-italian". C’e’ una sostanziale differenza tra le due definizioni. E’ la lingua quello che distingue un popolo. Sono “italiani”, pur se nati in Australia, chi parla fluentemente la lingua italiana e la scrive. Gli altri, che si esprimono con difficoltà o non parlano affatto l’italiano, sono soltanto “australiani” di origine italiana. La lingua non e’ solo un insieme di parole: e’ “sentimento”. La lingua di un popolo e’ la sua “anima” che rappresenta il suo modo di essere, di vivere, la sua stessa cultura e la sua storia attraverso i secoli. Se si vuole capire a fondo la “mentalità” di un Paese, in ogni suo aspetto e comprendere il suo spirito nazionale, e’ necessario essere padroni della sua lingua. Quanti nostri giovani parlano bene la lingua del bel Paese per considerarsi degli autentici italiani? Negli anni passati, in tutti i miei articoli, ho sempre incoraggiato i giovani e li ho difesi con forza quando furono trattati da “Papponi” da Vittorio Feltri. E’ passato circa un anno da quando 419 giovani, italo-multinazionali di tutto il mondo, parteciparono dall’8 al 12 dicembre 2008 a Roma alla loro prima Conferenza mondiale. Ad un anno circa da quell’evento, quali sono i risultati concreti che questi giovani hanno raggiunto? Oggi 27 novembre sino al 29, inizia il “GIA National Youth Forum 2009”. L’invito informa che avrà luogo all’Y-Hotel, Hyde Park e al Leichhardt Town Hall. Il tema generale del “Forum” e’: “Lingua, Cultura, Identità”. Il motto: “You’d be a baccalà to miss it!” nel volantino il pesce raffigurato non e’ il “baccalà”. Fa supporre che non l’hanno mai visto e neppure gustato. Sono molto confuso. Di quale lingua, cultura ed identità si parlerà durante il “Forum” se il modulo di registrazione, il motto ed il manifestino sono “rigorosamente” in lingua inglese? “A fun weekend for young Italian Australian to socialise, network and share ideas. Have your say (in quale lingua?) on hot topics, and fresh upon language, culture and itentity!”, e’ quello che leggiamo nel manifestino. Ma siamo sicuri che al “Forum” interverranno i giovani “italiani”? Quelli che parlano l’italiano e che conoscono bene le problematiche politiche/sociali italiane in relazione a quelle australiane? In ogni caso auspichiamo che il documento conclusivo del “Forum”, includa una forte ed esplicita risoluzione di condanna al volgare ed ignobile articolo dell’Australian Financial Review e agli attacchi continui della stampa australiana alla comunità italiana. Il programma del “Forum” include anche un evento di “fine anno” organizzato dall’”Italian Australian Younth Association NSW ”, unitamente ad altre sei associazioni dei giovani. La festa, e’ denominata “Dolce Amaro”, si svolgerà il 28 novembre al “The Sydney Harbour Marriot Hotel”. Per mettere in risalto la loro “l’italianita”, gli organizzatori del “Forum” e delle altre iniziative collegate, avrebbero dovuto organizzarle nei bellissimi club italiani, vanto della comunità italiana e non solo. E’ cosi’ che i giovani avrebbero dato un chiaro segnale di “continuità” e del passaggio delle consegne dai “Giganti” alle nuove generazioni. Non scegliendo queste sedi, i giovani hanno voluto inviare un chiaro messaggio: prendere le distanze dal glorioso passato dei “Giganti”. Infatti l’avevano preannunciato in una loro riunione a Melbourne di alcuni mesi fa’. Nella dichiarazione riassuntiva di quell’incontro e’ emblematica l’ ultima frase: “Tuttavia, stanti gli ostacoli strutturali alla loro piena partecipazione nelle rispettive comunità italiane, i giovani credono che non sarà possibile per il futuro mantenere in vita il tipo di strutture oggi esistenti”. I giovani hanno il diritto/dovere di cambiate tutto quello che deve essere adeguato alla realtà dei tempi, ma la loro missione/dovere è di rilanciare l’italianità senza disperdere quello che hanno costruito i "Giganti" con tanto amore e sacrifici. Obbiettivamente non possiamo dare tutta la colpa ai giovani se non parlano fluentemente italiano e se rinunciano di frequentare i club italiani. Quanti genitori, zii ed anche alcuni nonni, quando parlano con i loro ragazzi nati in Australia si rivolgono a loro in italiano oppure in dialetto, che e’ pur sempre la premessa della lingua italiana? La lingua, qualsiasi essa sia, s’impara a casa, la scuola può solo perfezionala. Non voglio passare da saccente o da presuntuoso, ma tutti i miei nipoti, nei primi tre anni della loro vita, hanno parlato “esclusivamente” italiano, tanto da trovare “difficoltà” a comprendere l’inglese quando iniziarono a frequentare l’asilo. Sta, di fatto, che ora che sono teenager, continuano a parlare fluentemente l’italiano. A dire le cose come stanno si diventa antipatici, ma e’ un prezzo da pagare. Se non si butta mai giù il muro dell’ipocrisia non può mai iniziare il processo evolutivo che porta al cambiamento piu’ aderente alla realtà. Non mettiamo la testa sotto la sabbia, diciamoci la verità. Noi italiani non ci siamo mai sentiti “sufficientemente” orgogliosi delle nostre origini. Probabilmente forse perché non tutti conosciamo profondamente la nostra gloriosa ed importante storia. Il nostro scarso orgoglio dell’Italia l’abbiamo poi trasmesso ai nostri discendenti. Emigrati in Australia, o in altri Paesi, passivamente abbiamo sopportato, persino accettato, insulti, critiche le piu’ ingiuste e persino infamanti, senza mai avere un sussulto d’orgoglio, senza mai ribellarci. Molti pensano di essere italiani perché sostengono la nazionale di calcio e la Ferrari. Ma non vi sembra che sia troppo poco e persino ridicolo? Abbiamo grandi “tesori” di cui andare fieri e che potremmo sventolare e mostrare orgogliosi a tutto il mondo. Non e’ per caso se nello stemma dello Stato del New South Walles il motto e’ in latino: “Orta Recens Quam Pura Nites” (Appena nato brilla splendente). Questo e’ il segno tangibile ed inequivocabile che l’influenza della civiltà Romana e’ ancora viva e presente in tutto il mondo. Il latino e’ stata la lingua base di tutte le lingue europee, compreso l’inglese. Ancora oggi tutte le specie botaniche vengono indicate in latino. Molti sono i termini in latino usati in medicina come pure nelle leggi. Dopo la caduta dell’Impero Romano si e’ avuto il lungo periodo del Medio Evo, che gli inglesi chiamano “dark age”, infatti, fu un’era oscura dominata dalla barbarie. E’ soltanto con il “Rinascimento”, sbocciato in Italia, che e’ “rinata” una nuova civiltà culturale, artistica e civile che ha influenzato tutta l’Europa e, quindi, il mondo intero e lo influenza tuttora. Noi italiani, anche quelli di sola origine, dobbiamo sentirci molto orgogliosi di essere gli “eredi” di tutto questo. Chi offende noi o l’Italia, commette un “crimine” contro l’umanità’. L’Italia ha sempre molto piu’ dato che ricevuto dalle tutte le altre civilista’ messe insieme. Dobbiamo farlo sapere a tutti!
venerdì 20 novembre 2009
Elezioni anticipate o no? Dipendera' da Fini.
Che squallore! Per fare “carriera” negli ultimi anni Fini ha cambiato e ricambiato tutte le sue vecchie idee. Non e’ passato troppo tempo da quando considerava Mussolini il piu’ grande statista di tutti i tempi. Ora ne ha cambiate tante che non sa piu’ quali sono le sue vere idee. Adesso e’ in cerca di possibili alleati per “scalzare” Berlusconi. Casini si rivela per quello che e’. Un uomo senza dignità e ideali in attesa di allearsi con chi lo “pagherà” di più. Durante il suo recente incontro con Berlusconi non ha siglato con lui l’alleanza perché ha sentito in giro che ormai e’ “bollito”. Ed intanto aspetta a vedere chi vincerà. Per questa gente, politici di professione tanto decantati da Napolitano, quello che conta e’ “stare a galla” malgrado la loro “miseria”. Gli altri politici, invece di lavorare pensano a nuovi “scenari” e nuove alleanze, secondo i “canoni” della prima repubblica durante la quale il tempo lo si dedicava, soprattutto, alle trame e agli intrallazzi. La signora Veronica, che odia le veline che mostrano le gambe, non si ricorda quando da giovane mostrava le sue uniche doti: il bel seno, cosi’ che gli spettatori non si accorgevano che come attrice non valeva una “cicca”. Adesso fa l’intellettuale e sputa nel piatto d’oro dove ha mangiato e mangia tuttora. E’ da poco ritornata da un lungo viaggio in Cina accompagnata dal suo “body guard” e da sua figlia minore spendendo 500 mila euro: rigorosamente soldi di Silvio. Miriam Raffaella Bartolini, in arte Veronica Lario, non è ancora paga della ricchezza che grazie a Berlusconi ha raggiunto. Da attricetta di poche qualità e’ assunta agli onori di grande dama che ha rifiutato i suoi “doveri” di moglie e di first lady. Ad un certo momento ha iniziato a lanciare accuse infamanti a suo marito. Lei che da oltre nove anni vive nella villa di Macherio (proprietà del marito) in “intimità” con la sua “guardia del corpo”. Piaccia o non piaccia Berlusconi e’ un uomo superiore a tanti altri ed e’ solo per questo che molti non lo amano e lo odiano. Solo per invidia. Togliendo di mezzo lui, i “nani” sperano di farsi passare per giganti. Suo malgrado al piu’ presto Silvio dovrà fare scelte forzate. L’avevo scritto la settimana scorsa che potremmo essere alla vigilia di un nuovo “predellino”. Allora come oggi Berlusconi sembrava spacciato. Oggi come allora restava in silenzio sino a quando ieri ha dichiarato che non pensa a nuove elezioni, ma…. Intanto ha fatto bene a prendere seriamente le minacce degli islamici e delle nuove “brigate rosse”, tanto da trasferire la residenza a Palazzo Chigi per evitare inutili spostamenti continui e pericolosi. In quanto alle alleanze politiche sta rimettendo in pista Storace e Buontempo, con il loro pacchetto di 900 mila voti elettorali, della precedente consultazione nazionale. Il partito di Storace potrebbe essere garanzia per tutti i delusi di Fini che emigreranno verso la “Destra”, piuttosto che verso la Lega, come c’era il pericolo che avvenisse, rafforzando le sue “smanie” secessioniste. Per far si che gli elettori continuino ad aver fiducia del Pdl, Fini ed i “finiani” dovrebbero abbassare i toni. Se questo non avverrà diventa evidente che potrebbe esserci la rottura ufficiale con Fini e i suoi “pochi” seguaci. La cosa porterebbe inevitabilmente ad elezioni nazionali anticipate probabilmente in concomitanza alle elezioni regionali. Questa evenienza si concretizzerebbe se i rappresentanti di AN, all'interno del PdL, continueranno a creare un’infinità di guai da impedire a Berlusconi di governare. Questa volta, pero’, Berlusconi sarà costretto a virare di piu’ a destra visto che “Lega” e “Destra” sull'immigrazione, sulla cittadinanza, il voto agli stranieri ed altro, sono perfettamente d'accordo e vanno verso la direzione politica giusta che gli italiani vogliono. In quanto ai suoi problemi di famiglia sono sue faccende personali che sistemerà’ come crede meglio per se e per i suoi figli. Di sicuro gli conviene tenere il patrimonio familiare unito se vuole mantenere un forte gruppo economico, ma c’e’ da temere che sarà attaccato dai giudici per distruggerlo. L'anomalia italiana non e’ Berlusconi, ma una parte della magistratura che, in questi ultimi anni, ha assunto un ruolo “marcatamente” politico, che non gli spetterebbe a norma di Costituzione. Questo e’ quanto ha denunciato anche il giornalista Ernesto Galli della Loggia in un editoriale sul “Il Corriere della Sera”. Ha sottolineato che, negli ultimi quindici anni, la magistratura ha inquisito “esclusivamente” un presidente del Consiglio: Berlusconi appunto, “oltre un centinaio di volte” dalla quali ne e’ sempre uscito assolto. “Fatti processare”, continua a dire l’umorista “bocciofilo” Bersani. E’ difficile per tutti negare che la magistratura non abbia svolto un vero e proprio ruolo politico creando una situazione di emergenza dalla quale si poteva uscire con una legge d’emergenza. Il Lodo Alfano avrebbe messo le principali cariche dello Stato al riparo da iniziative giudiziarie fino alla fine del mandato. La Corte costituzionale ha però provveduto a bocciarlo, e la magistratura ha ripreso alacremente a indagare il premier. E molti segnali dimostrano che ha intenzione di portare fino in fondo il suo ruolo “politico”. Qualche giorno fa la procura di Milano, irritata, ha contestato al capo del Governo il diritto di partecipare al vertice Fao di Roma, pretendeva che fosse alle udienze del processo Mediaset. Ed e’ di questi giorni il tentativo di coinvolgere il premier anche nel processo per mafia a Dell'Utri, in corso a Palermo. I giudici hanno deciso di ascoltare il pentito Spatuzza, artefice di clamorose rivelazioni su Berlusconi niente meno che referente politico (anche se di politica all’epoca non si occupava) della mafia. E’ chiara l’intenzione di tirare in ballo il premier anche in quel processo. Per fermare l’offensiva giudiziaria Berlusconi ha chiamato a raccolta la sua maggioranza. Ma Fini si e’ “ammutinato” perché pensa che sia arrivata la tanto sospirata occasione per “eliminare” Silvio e prendere il suo posto. Fa bene Silvio a non escludere la possibilità di andare ad elezioni anticipate. Per evitare questo spettro, ora si riaffaccia l’ipotesi di tornare al punto di partenza: il lodo Alfano. Da riapprovare per via costituzionale, secondo le indicazioni della Consulta. Lo suggerisce lo stesso Fini, si dice disponibile anche Casini che pure sta all'opposizione. Ma il problema e’ il Pd. Una legge costituzionale ha bisogno della maggioranza dei due terzi del Parlamento e dunque servono i voti del principale partito di opposizione. Che però e’ sulla questione giudiziaria che spera che Berlusconi “salti in aria” per sempre. L’Italia sta correndo un gravissimo pericolo. Tutti sanno che non c’e’ nessuno che possa prendere il posto di Berlusconi in questo momento storico. Non si gridi al culto della personalità, perché, se si vuol essere onesti fino in fondo, questo e’ il vero quadro della situazione. Il mandato che ha avuto Berlusconi dal suo elettorato e “rivoluzionario”: cambiare l’Italia in tutto. Non avrebbe piu’ senso se perdesse lo spirito innovativo e se si smarrisse nelle solite “liturgie” da prima Repubblica, ecco perché potrebbero essere necessarie nuove elezioni. Per tentar di ricomporre una maggioranza che abbia le idee più chiare e progetti piu’ concordi sul da farsi. Purtroppo rimangono molti dubbi sulle qualità e sulle virtù etiche e politiche di questa classe dirigente nel suo insieme. E poi, chi e’ oggi in condizione di prevedere sensatamente il comportamento dell'elettorato, deluso e ormai molto lontano dalla “politica”? Un nuovo Governo dovrebbe invocare e ottenere una riforma costituzionale di tipo presidenziale che dia al capo dell'esecutivo poteri ben più ampi ed effettivi di quelli di oggi. Cosi’ potrà imboccare con assai maggiore determinazione la via delle riforme “rivoluzionarie”. Le elezioni potrebbero essere una delle vie di uscita possibili. In fondo l’Italia si trova nella tipica situazione di una crisi radicalizzata ed irreversibile che coinvolge tutti i settori (alcuni molti degenerati) della società. Per uscirne occorre una forte “sterzata” come storicamente e’ sempre avvenuto. La vera forza di Berlusconi, da quando e’ sceso in politica fino ad oggi, sono stati gli elettori. Mentre praticamente tutti i poteri costituiti (magistratura, stampa, televisioni, stampa internazionale, il mondo della cultura, la finanza, la politica etc.) gli sono sempre statti piu’ o meno ostili. Si e’ mantenuto in sella grazie alla fiducia del suo elettorato che non lo ha mai abbandonato, al contrario di tanti alleati. Visto che, ormai, e’ chiaro che non vi e’ alcuna possibilità di compromesso fra magistratura e Berlusconi, l'unica possibilità, per uscire vincitore da questa guerra continua, e’ di riformare la costituzione in modo da limitare l'invadenza della magistratura. Ma per riformare la costituzione, vincendo le resistenze interne ed esterne, gli occorre una nuova investitura popolare, ancora piu’ massiccia di quella già ottenuta. Solo una forte e chiara investitura popolare potrebbe far desistere gli oppositori dal tentare tutti i trucchi e giochetti, nei quali sono maestri, che hanno finora messo in gravi difficoltà i governi Berlusconi. Nuove elezioni anticipate e’ un rischio enorme. Ma all’uomo Berlusconi non gli mancherebbe il coraggio se fosse costretto. Forza Silvio!
giovedì 12 novembre 2009
Gianfranco Fini, ossia "Gianfrego" con la puzza sotto il naso e' ora che Berlusconi lo mandasse a quel paese!
E’ scontato dire che la politica nasce nel momento in cui si e’ organizzata la società. Ed e’ scontato anche dire che dal quel momento e’ iniziato il suo processo degenerativo. Nei tempi passati ci sono stati periodi politici con la P maiuscola. Oggi qual’e’ la situazione? Guardarsi in giro nel mondo e’ deprimente. Quella che chiamiamo democrazia e’ esercitata solo in una piccola parte del globo. Per lo piu’ regnano dittature e governi che si reggono sul sopruso e la violenza. La dove vige la cosiddetta democrazia, principalmente regna la desolazione e lo squallore. Per esempio in Italia c’e’ una finta democrazia. Si chiama al voto i cittadini per eleggere i propri rappresentanti e questi, immediatamente dopo la loro elezione, si ritengono sciolti da ogni legame col proprio elettorato. Si dice che questa e’ la regola della democrazia parlamentare, per la quale il Parlamento e’ il vero sovrano. Al popolo gli si da’ solo l’opportunità’ di votare, poi sono gli eletti a diventare i “padroni” assoluti del destino del Paese. E’ accettabile questa democrazia? E se questa e’ la democrazia che si pratica in Italia, chi sono i nostri politici? Salvo rare eccezioni, sono persone che, fuori dalla politica, non saprebbero come sbarcare il lunario ed allora si “buttano” in politica e lo fanno come mestiere. Pur non valendo un fico secco, la politica li mette nella condizione di condurre “furbescamente” un tenore di vita elevato, alle spalle dei cittadini. Il lauto guadagno e il rango sociale privilegiato, anziché lo spirito di servizio per il bene di tutti, sono le motivazioni che spingono i piu’ “incapaci” a questa scelta. Quasi sempre i migliori, invece, rifiutano la politica, di cui si sono fatti ormai una cattiva opinione, e questo loro rifiuto non fa altro che accrescere lo spazio a disposizione dei “furbi” e degli “incapaci”. Il cittadino, che lavora e che ha iniziativa, delega agli altri, ai fannulloni, la gestione della cosa pubblica ma, alla fine, si stufa e rinuncia ad andare a votare. E peggiora le cose. Una tale rinuncia non fa altro che dare piu’ spazio al furbo e all’incapace il quale si trova, così, nella facile condizione di non avere concorrenti che possano mettere a rischio la propria elezione. Dunque: gli “incapaci”, i “furbi” e i “profittatori” ingrossano, per la maggior parte, le file di coloro che si danno alla politica. E allora che fare? E’ una questione di buon senso. Tutto dipende dalla scuola che dovrebbe essere più severa con insegnanti migliori dei post “sessantottini”. Allora si potrà cominciare ad invertire la tendenza, inculcando ai giovani l’amore per valori quali: la giustizia, la solidarietà, il rispetto per gli altri, carità per chi e’ rimasto indietro e attenzione per chi soffre, cioè diventare dei “public servants” veramente al servizio della cosa pubblica per realmente risolvere i bisogni dei cittadini. Se educati in questo modo, i giovani di oggi potrebbero diventare politici seri ed impegnati al servizio degli altri che da tempo attendiamo. Parliamo dell’attuale democrazia in Italia. Il bipolarismo ha semplificato gli schieramenti, ma non ha eliminato le mille visioni della politica e le mille corporazioni d’interessi che ci sono in Italia. Le mille anime del centrodestra e del centrosinistra periodicamente affiorano e condizionano pesantemente l'una e l'altra alleanza. Bisogna ammettere che l'attuale sistema consente ai governi di durare, ma non di agire “concretamente” e “decisamente” per attuare i programmi elettorali proposti agli elettori. Ormai e’ consolidato che l’opposizione in Italia e’ inesistente. Nella maggioranza che governa si ha l'impressione che sia Bossi che Fini tengano, in misura diversa, Berlusconi “per il collo” ed abbiano tutto l'interesse a lasciarlo sulla graticola dei suoi guai giudiziari. Ma mentre Bossi vuole ottenere per la Lega, attraverso i governatori ed il federalismo, il controllo di più regioni possibili del Nord Italia, l’obbiettivo di Fini sembra essere piu’ “subdolo” ed “ambizioso”: sostituirsi a Berlusconi stesso nella guida del centro destra italiano cospirando con i nemici che lo vogliono distruggere. E’ evidente che la possibile risposta di Berlusconi, di fronte a quest'ultimo mortale pericolo, può essere una sola: liberarsi di Fini in un modo o nell'altro al piu’ presto possibile. Prepariamoci quindi ad un altro “predellino”. Fini ormai e' andato ad affiancarsi alla schiera dei “parolai”, caratteristica tipica sempre di quelli di sinistra, cioè di gente che di suo non ha mai rischiato nulla e men che meno combinato qualche cosa di concreto, se non parlare a vanvera e cambiare le parole a loro piacimento, via via a seconda di come fanno a loro piu’ comodo. Questi “insulsi” parolai “mantenuti” dallo Stato, negli ultimi cinquant’anni hanno rovinato l’Italia, parlando e amministrando con tutti i compagni di merende. Berlusconi e' uno abituato a fare le cose concrete, non solo a parlare e basta. Silvio non ha bisogno di “alleati” inaciditi come una vecchia zia zitella. Fini e’ una persona “infida”, che Berlusconi farebbe bene a mandare a ramengo. “Gianfrego” (cosi’ l’ha “battezzato” Veneziani) non fa altro che “filosofeggiare” astrattamente e proporre in continuazione “distinguo”. Cosi’ facendo rallenta l’azione del governo e danneggia, dilazionandola, l’attuazione delle riforme che il Pdl aveva messo nel suo programma elettorale, programma, per inciso, che Fini stesso ha sottoscritto. La sua smisurata vanità lo renderà capace di ogni “capriola”, così come del resto ha saputo finora dimostrare. Sarebbe meglio andare alle urne e assistere al suo fatale ridimensionamento. L’incontro di martedì tra Berlusconi e Fini non e’ stato un successo, anche se “mestamente” Silvio ha dichiarato il contrario. Fini si smaschererà alla prima occasione. “Gianfrego” sta complottando con “Pierfrego” (e’ sempre Veneziani a “battezzare” cosi’ Pierferdinando Casini) per mandare definitivamente in “pensione” Silvio. “Gianfrego” e’ invidioso e geloso e ha la puzza sotto al naso come un “salottiere” di sinistra. “Pierfrego” gioca a fare il “bambino prodigio” e non conclude mai nulla. Berlusconi non perde facilmente la calma e speriamo che gli venga, ancora una volta, una delle sue geniali idee ed i suoi consiglieri siano svegli e lungimiranti per facilitargliela. Meglio tornare alle urne: ognuno con il proprio simbolo. Il 18 novembre del 2007, il famoso giorno del “predellino” a Piazza San Babila a Milano, scrissi al “Il Giornale” (il testo e’ ancora nell’archivio de Il Giornale in Internet) per testimoniare la mia soddisfazione per la geniale iniziativa di Silvio: “Ero perplesso da tempo di come mai Berlusconi non decidesse di togliersi dai piedi "politicanti" dello stampo di Fini e Casini (ma anche Bossi). Ballerini che neppure sanno ballare. Se fosse stato per loro alle elezioni politiche (2006) il centrodestra avrebbe subito una disfatta impossibile da rimediare. Lo pensavo da tempo e auspicavo che Silvio decidesse di andare avanti da solo e lasciasse su una scialuppa tutti i "politicanti" e i “fannulloni”. Ma dove vogliono andare? Se sono qualcuno lo devono a Silvio. Berlusconi ha sempre l'intuizione giusta e la mette in atto al momento opportuno. Il governo non era caduto perché, ancora una volta, Dini non aveva mantenuto la parola. Così Fini e Casini erano pronti a contestare e ridicolizzare Silvio che però e’ sempre piu’ lucido di loro e li ha infilzati come tordi”. Sono passati due anni e siamo punto e a capo. Dalla nascita di Cristo in poi non si e’ mai visto e neppure mai pensato ad un piano così articolato, contorto, astioso, odioso e piuttosto diabolico per abbattere Berlusconi. C'è una comunità d'intenti da tutte le direzioni e di tutti i tipi inimmaginabile: magistratura, nemici politici, persino amici politici, mondo pseudo culturale, media, ex moglie, malavita, sindacati etc. Nemmeno Hitler, Stalin, Mussolini e qualsiasi altro sanguinario dittatore e’ mai stato odiato come Berlusconi. Questa e’ la riprova che si tratta di un uomo che fa paura a tutte le numerose “caste” che non vogliono cambiare. Che vogliono continuare a vivere negli intrallazzi, nella corruzione, nella melma ideologica e culturale alle spalle del popolo “bue”. La domanda nasce spontanea. Chi e’ sicuro che tutti i magistrati, i politici, i giornalisti, gli intellettuali, gli artisti, i laici, i cattolici, i sindacalisti, gli imprenditori, etc. che odiano Berlusconi non abbiano mai commesso un reato? Ci siamo mai posti questa domanda? Se sì, qual’e’ la risposta? Chi secondo voi e’ l'uomo o la donna senza macchia che in questo momento storico possa sostituire Berlusconi (sicuramente peccatore in quanto uomo, imprenditore e politico) nella guida del Paese? Credo proprio che questa risposta non potrà darla nessuno. Il rischio che sta correndo l’Italia e’ che se Berlusconi venisse condannato da un tribunale, probabilmente potrebbe essere escluso dai pubblici uffici. A quel punto nemmeno i suoi elettori, che sono la maggioranza, potranno salvarlo. Che Dio protegga l’Italia!
venerdì 6 novembre 2009
Bersani ha messo la retromarcia: dal Pd e' ritornato al Pci.
Via e-mail mesi addietro un mio lettore “sarcasticamente” si complimentava con me per la mia “straordinaria” capacità di “prevedere” gli avvenimenti. “Ironicamente” concludeva che Nostradamus era una “ciofeca” nei miei confronti. Il lettore in questione non mi ha piu’ inviato e-mail, probabilmente sconcertato che le mie “profezie” si avveravano puntualmente. Sì, sono migliore di Nostradamus! La sua chiaroveggenza e’ “retroattiva” e molto ambigua. Infatti, le sue presunte profezie sono state identificate solamente “dopo” che gli eventi erano accaduti. Le mie, invece, sono sempre state previste, inequivocabilmente, molto “prima” che i fatti si concretizzassero, vedi la “finaccia” del governo Prodi, vedi lo “squagliamento” del Pd ed altro. Ad onor del vero le mie non sono delle vere e proprie “profezie” convinto, come sono, di non possedere il dono della preveggenza (se dono può essere considerato). Non sarebbe stato difficile a chiunque capire come si sarebbe evoluta la situazione se, giorno dopo giorno, si fossero seguiti tutti i fatti e gli avvenimenti. Dopo la fuga a gambe levate di Veltroni, avevo scritto che, di fatto, il Pd ormai si era “squagliato”. Il Partito Democratico di Valter rappresentava una tenue speranza per l’opposizione di sinistra ora, purtroppo, dopo le “primarie”, e’ definitivamente morto e sotterrato. E questo l’avevo previsto molto tempo fa’. A suo tempo si fondò il Pd perché l’esperienza del governo Prodi si era rivelata negativa. L’unica speranza era quella di uscire decisamente dallo schema dell’ammucchiata antiberlusconiana. Magari perdendo le prime elezioni, ma preparando il terreno per le successive. Purtroppo lo stesso Veltroni ha fatto fallire il suo meritevole progetto quando ha accettato l’alleanza con Antonio Di Pietro. Ha permesso, infatti, che avesse voce, in Parlamento e nel Paese, un’opposizione ancor più irragionevole e urlata di quella di Bertinotti o Diliberto. Le recenti “primarie”, ha archiviato definitivamente il progetto “veltroniano”. Non più un partito di sinistra a vocazione “maggioritaria”, ma una “coalizione” come era il vecchio “Ulivo” o “l’Unione” nella quale far confluire, di nuovo, tutti, ma proprio tutti i partitini di sinistra per coagularli in una nuova armata “Brancaleone” per “battere” Berlusconi. Ma sono sicuri poi che Silvio si presenterà candidato premier alle elezioni politiche del 2013? E’ certo che la sinistra ha perso la speranza che la magistratura possa far “fuori” Berlusconi. Anche se i giudici lo condannassero in primo grado prima che scatti la prescrizione, Silvio non si dimetterà. La sinistra non ha nessuna speranza! L’unica che gli rimane e’ se a Berlusconi gli capitasse un incidente che lo facesse uscire di scena, ma neanche questa soluzione non dà sicure garanzie. Ormai il Pdl e la Lega dispongono di un’ottima e qualificatissima classe dirigenza politica, da Alfano alla Gelmini, da Maroni a Brunetta, da Frattini a Tremonti, da Castelli a Sacconi e molti altri ancora, ed uno di loro potrebbe egregiamente sostituire Berlusconi. Bersani ha vinto mobilitando quel che resta del Pci-Pds-Ds, ed ha “preso” il Pd. Ha battuto Franceschini criticandone l’antiberlusconismo e la sconsiderata alleanza con Di Pietro. Non ha fatto a tempo ad indossare la giacca di segretario, che già parla di colloqui con Di Pietro e rifiuto del “dialogo”. Ora gli si pone anche un grosso problema: come fanno i democratici italiani ad essere guidati da uno che fu comunista, che militò in un partito sovietico dittatoriale, e che non ha mai rinnegato il suo passato? Gli elettori non daranno mai la maggioranza dei voti a chi ha una simile storia politica. Da Togliatti in poi i comunisti hanno sempre saputo di non essere presentabili e, per ingannare i “creduloni”, hanno sempre messo una “testa di legno” come capo per nascondersi dietro: Prodi, D'Amato, Ciampi. La vittoria di Bersani, cioè del candidato di Massimo D’Alema, è la vittoria della componente “comunista”. La conseguenza di questo fatto consisterà in una modifica profonda del Pd e, probabilmente, dovrà cambiare il nome (ancora una volta!) per il suo forte spostamento a sinistra. Bersani ha ingranato la “retromarcia” in direzione del passato. Erano partiti dal Pci trasformatosi in Pds quindi in Ds per giungere al Pd. Ora dal Pd si ritorna direttamente al Pci. Veltroni lo ha dichiarato esplicitamente che si tratta senza dubbio di un “suicidio”. Originariamente, la costituzione del Pd doveva rappresentare l’asse portante dello schieramento del centro sinistra, cioè dell’alleanza tra la componente di sinistra, rappresentata dagli ex comunisti, e la componente centrista, formata dagli ex democristiani. Con un Pd destinato fatalmente a perdere questa prerogativa di partito di “centro sinistra” e a diventare sempre di più il maggiore partito della “sinistra”, il Pd non esiste piu’, anzi, a sentire Rutelli non e’ mai “nato”. E’ una cosa strana la vicenda del “bamboccione” (cosi’ Prodi apostrofò Rutelli). L’ex segretario della Margherita e’ stato uno dei due cofondatori del Pd, l’altro è Piero Fassino. Ora ha abbandonato baracca e burattini per fuggire non sa neppure lui dove. Si vocifera’ che farà “qualche cosa” con l’Udc di Pier Ferdinando Casini, ma per come è strutturato questo partito non sarebbe la scelta dei suoi sogni. Probabilmente costruirà un nuovo “soggetto” politico per cercare di “acchiappare” i moderati di destra ed i riformisti di sinistra. Ma e’ una missione impossibile per uno che non è mai stato né democristiano, né comunista e nemmeno fascista, ma solo Verde e Radicale. Sembra che seguiranno Rutelli molti “centristi”. Ma la fuga dei “rutelliani” e dei “centristi”, che hanno deciso di non morire “comunisti”, potrebbe essere compensata dal recupero di parte di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, dei Verdi cioè dagli estremisti, ideologi rossi e verdi, rissosi ed incapaci di stare uniti, se non contro il “diavolo” Berlusconi. E Di Pietro che farà? Ha già “intimato” a Bersani di non sognarsi neppure lontanamente di confrontarsi con Berlusconi in Parlamento su qualsiasi riforma. Gli ha fatto chiaramente capire che l’Italia dei Valori non si lascerà trattare come gli altri “partitucoli” della diaspora della vecchia sinistra. Per Bersani si preannunciano tempi difficili perché dovrà fronteggiare un nemico alla propria sinistra che gli si pone in aperta contrapposizione. Bersani è il segretario di un partito più diviso e lacerato che mai. Ed in queste condizioni il compito di fronteggiare Di Pietro diventa un’impresa disperata. Il governo Berlusconi intanto sta tirando decisamente diritto senza girarsi indietro, nonostante l'assalto dei media “terroristi” ed anti italiani e le iniziative giudiziarie che cercheranno di bloccarlo. Cosa invece accade nel centrosinistra? Hanno ripreso il comando i vecchi nostalgici del passato. Bersani è certo un comunista serio. Un comunista rosso vivo, non “sbiadito” come Franceschini o Veltroni. Il fresco segretario, eletto con le tanto decantate “primarie” (che hanno portato sempre sfortuna al vincitore), prova a chiudere le tensioni congressuali e apre agli ex sfidanti, proponendo una “gestione non unitaria del partito ma plurale”. Assicura che le scelte, sui ruoli chiave, saranno fatte insieme all'ex segretario Franceschini, mettendo “le persone migliori nei posti migliori”. Ma non tutti sembrano intenzionati a lavorare per il nuovo corso. “Il Pd è avanti, avanti, a-van-ti” scandisce Bersani che punta alla “Grande Coalizione”, dalla sinistra radicale all’Udc di Casini che dovrebbe allearsi con il fuggiasco Rutelli. Ha ragione Veltroni: non c’e’ una strategia piu’ suicida da quella che vuole mettere in atto Bersani. Il nuovo segretario e’ legato a doppio filo al suo sponsor principale D'Alema, e non cambierà la disastrosa strategia voluta dallo stesso “baffino”. Per l'ennesima volta, si dovrà costruire una “gioiosa macchina da guerra” in grado di distruggere l'odiato Berlusconi nel più breve tempo possibile. Lo chiedono gli elettori di sinistra, lo chiede l’alleato Di Pietro, lo chiedono i sindacati rossi. Dunque, ancora una volta, il problema non è quello di dar vita ad un movimento progressista, popolare moderno e democratico per rivitalizzare la “sinistra”. L’obbiettivo e di compiere il miracolo di mettere insieme nuovamente l’armata “Brancaleone” che comprenderà tutto ed il contrario di tutto per “cacciare” Berlusconi, ma non per “governare”. È un dramma quel che si profila per la sinistra e per l’Italia. Altro che dialogo, altro che riforme condivise. Bersani andrà avanti a tutta forza sino alla distruzione del “nemico”. In questo modo continueranno le campagne internazionali di delegittimazione dell’Italia, sarà più difficile realizzare riforme necessarie per il Paese e lo scontro politico diventerà sempre piu’ aspro.
venerdì 30 ottobre 2009
Marazzo va con i "travestiti" ed e' una "vittima". Berlusconi e' un "anormale" e un "immorale" perche' ancora gli piacciono le donne.
Il caso Marrazzo e’ il classico esempio dell’ipocrisia della sinistra e del loro doppio peso e misura. A cominciare dalla mancata “tempestiva” copertura della notizia da parte dei “liberi” media. La moglie di Marrazzo, che lavora al TG3, nella rubrica di “Linea notte”, e’ stata avvisata direttamente dal marito della vicenda che lo riguardava, come ci informa “Il Corriere della Sera”: “Roberta, senti, adesso vedrai i giornali, sono stati arrestati dei carabinieri, è stato sventato un brutto ricatto contro di me”. La moglie di Marrazzo se l’e’ cavata bene nelle dirette a lei affidate. Nella rassegna stampa ha parlato di “taglio dell'IRAP”, del viaggio “segreto” (secondo Rutelli) di Berlusconi da Putin. Era talmente segreto che l’avvenimento, e’ stato riportato diffusamente da tutti i media italiani e di tutto il mondo.....ma su Marrazzo, proprio niente. Eppure Il Corriere della Sera, La Stampa e Libero avevano dato la notizia in prima pagina per l’edizione della mattina dopo e pure Repubblica la riporta, ovviamente non in prima pagina, mica si trattava di Berlusconi! Ma se Marrazzo avvisava la moglie, prima della trasmissione, e’ perché aveva già rilasciato dichiarazioni ai giornali, e poi “è un po’ strano” che in diretta si facciano vedere tutte le prime pagine dei maggiori quotidiani, mentre per Il Corriere, La Stampa e Repubblica ha “citato solo i titoli” e Libero non l’ha neppure citato. Ma pochi giorni prima non avevano manifestato in piazza per “la libertà d'informazione”? E’ un bel modo di fare informazione “libera”: si danno solo le notizie che non “disturbano” o possono “squalificare” la sinistra. Senza dubbio la notizia sarebbe stata una “bomba atomica” se al posto di Marrazzo ci fosse stato Berlusconi. Una cosa e’ certa, non leggeremo mai la notizia che Silvio va con i “trans”. In fatto di sesso e’ un “retrogrado”, non si e’ “modernizzato”: e’ un “anormale” che preferisce le donne. E’ umanamente comprensibile che possa essere molto imbarazzante per una moglie dover dire in diretta Tv: “Mio marito era ricattato perché andava con i trans”, ma “professionalmente”, NO. Ma è possibile che noi non di sinistra dobbiamo fare sempre i signori? Ai ceffi di sinistra e a tutti i loro “creduloni” dovremmo rispondere facendo una tale “caciara” sulle Tv, sui giornali e su Internet da sotterrarli. Invece dobbiamo dare l'esempio di cosa sia la democrazia e la libertà di parola e di stampa. Potremmo e dovremmo ribattere colpo su colpo, essendoci evidenti ragioni dalla nostra parte, ma non illudiamoci che questi tipi cambino idea. La loro non e’, come per noi, una scelta razionale di politica. La loro e’ un’ideologia, una “fanatica” fede religiosa, di cui molti sono gli innocenti credenti in buona fede, perché cosi’ sono stati allevati fin da piccoli nelle scuole e sul lavoro dai “sessantottini” e dai loro eredi. Quando la sinistra capirà che ha scagliato la prima pietra perché pretendeva di essere superiore “moralmente” e di non essere colpevole di nulla, la politica in Italia potrà ritornare a livelli normali dialettici. Ma tranquilli tutti. Sulla vicenda vedrete che farà piena luce SANTORO con il suo fido Travaglio. Inviteranno lo “escort”, sapremo tutto, quante volte, i costi, se si sniffava o no cocaina, preferenze varie, raccomandazioni varie. Santoro & C. indagheranno veramente a fondo, altro che 10 domande di Repubblica! Spicca la differenza nel trattamento che i maggiori quotidiani italiani hanno avuto fra Berlusconi, massacrato per mesi e mesi sulla base di voci, insinuazioni e calunnie, e Marrazzo, trattato con molto rispetto e subito presentato come “vittima”. Lo stesso era già accaduto con Sircana, portavoce del governo Prodi. Il portavoce “prodiano”, sedicente “cattolico adulto”, nonché sposato e padre di famiglia, fu fotografato in automobile in compagnia di travestiti. Stesso “comprensivo” trattamento per Boffo, direttore del’Avvenire, per le sue preferenze sessuali. Alla stragrande maggioranza degli italiani le frequentazioni di Marrazzo, Boffo, Sircana e Berlusconi non importano proprio nulla, e giudicano tali vicende con indifferenza. Lo scandalo vero e’ la faziosità estrema di una larga parte dei giornalisti, dei giornali e delle televisioni, ed il diverso comportamento che assumono nel dare pubblicità ad alcune “illazioni” (come quelle sulla povera Noemi, rivelatesi del tutto false), e nascondere il più possibile “fatti accertati”. Resta poi da capire perché quattro carabinieri finiscano arrestati, e la D'Addario diventi una specie di “stella” del palcoscenico. Il parallelo che fa la sinistra, fra le vicende di Piero Marrazzo e di Silvio Berlusconi, dimostra la sua faziosità. Considerano Marrazzo una “vittima” e non un “immorale”. Berlusconi, invece per loro, e’ un “immorale” e non una “vittima”, anche se le due circostanze sono totalmente diverse sia per la sua “natura” e sia per il luogo. Di Marrazzo, senza ombra di dubbio, si può dire che e’ “andato a puttane”. Persino i vigili urbani di Roma chiudevano un occhio e non multavano una “certa” auto blu che regolarmente, e spesso, sostava in “doppia fila”. E’ indubbiamente reato di “peculato” usare l’auto blu, con tanto di autista, non per gli affari della regione Lazio, ma per andare a trovare i propri “amanti”. A Berlusconi e’ stata presentata “un’amica” di cui lui non sapeva che si prostituisse. Questa circostanza e’ stata ripetutamente affermata dallo stesso Tarantini che dalla D’Addario. Berlusconi l’ha considerata una bella signora “disponibile” e ne ha approfittato. Dunque non è “andato a puttane”, è stato solo ingannato, seppure “piacevolmente”. Berlusconi si e’ accoppiato con una donna, Marrazzo con un uomo. Non si tratta di discriminare gli omosessuali o i diversi ma, per la stragrande maggioranza delle persone, la cosa normale e’ che un uomo vada con una donna e una donna vada con un uomo. Sempre per la stragrande maggioranza, chi va con un “transessuale” non fa una bellissima figura. Ma per Repubblica questo e’ un “modello morale” perché e’ una “tendenza” che Berlusconi non ha. Questo quotidiano “terrorista”, che ha sputtanato l’Italia in tutto il mondo, ha anche scritto e riscritto che Berlusconi si sarebbe dovuto dimettere perché un premier sotto ricatto e’ un premier dimezzato. Ha dimenticato di dire: 1) chi lo ricattava; 2) e a proposito di che. Nel caso di Marrazzo invece il ricatto e’ confessato e pagato con sessantamila euro. Ma per lui nessuna richiesta di dimissioni: “la situazione è imbarazzante”, “c’è la presunzione d’innocenza”, “aspettiamo gli sviluppi dell’inchiesta”, “non ha commesso nessun reato”, “bisogna essere garantisti”... Tutte cose giustissime che condividiamo, ma non se dette da certe persone che fanno schifo per la loro doppiezza. Aspettiamo che la verità venga a galla, ma stiamo attenti a che la verità sia quella vera e non quella “elaborata” come e’ abituata a fare la sinistra. Di Berlusconi si è detto che “frequenta minorenni”, come se andasse a letto con tredicenni, mentre, di fatto, e’ soltanto amico di una famiglia in cui la figlia ha compiuto recentemente diciotto’anni. Di Marrazzo si dice che e’ la vittima delle “mele marce” fra i carabinieri. Per Berlusconi si è parlato di “festini”, senza una minima prova e testimonianza. Nel caso di Marrazzo la presenza dei “prostituti” e della cocaina e’ stata fotografata, ma Marrazzo e’ incolpevole. “Il Corriere della Sera” riporta che, ai Carabinieri che gli dicevano: “Abbiamo queste prove, se ci paga non ne parliamo in giro”, Marrazzo abbia detto (parole sempre riportate dal “Il Corriere della Sera”): “Non mi rovinate, non mi fate del male” Ed era pronto a compensare il “favore”, come poi ha fatto, e qui Marrazzo ha commesso anche un grave reato penale di concussione punibile con la reclusione da due a cinque anni. Successivamente i carabinieri dicono: “Siamo stati vittime e pedine della stessa macchinazione ai danni del presidente della Regione per delegittimarlo. Una macchinazione ordita da chi è molto più in alto di noi”. Ora partirà un'inchiesta giudiziaria alla ricerca di questo fantomatico mandante. Indovinate in chi la sinistra lo individuerà? Ovviamente e’ tutta colpa di Berlusconi. Se Piero Marrazzo frequentava “transessuali” ed era un habitué delle zone in cui esercitano uomini che si fingono donne, la responsabilità e’ di Silvio. E se si è fatto beccare da una banda di delinquenti travestiti da carabinieri, mentre s’intratteneva sessualmente con un “trans”, e per questo e’ stato ricattato e ha pagato, c’è un solo colpevole, lui e sempre lui: Berlusconi. Viene da ridere leggere la stampa di sinistra, che nell’imbarazzante tentativo di spiegare l’inspiegabile, cioè la storia a luci rosse di Marrazzo, non ha saputo far di meglio che prendersela con il presidente del consiglio. Il primo premio del ridicolo va a Concita De Gregorio, direttrice dell’Unita’. La sua e’ un’appassionata difesa di Marrazzo e un accalorato attacco a Berlusconi. “La Repubblica” e “L’Unita’”, ma non solo, hanno fornito l’esempio di un "pessimo giornalismo” mascherandolo come una “crociata” contro l’immorale Berlusconi. Ora e’ chiaro a tutti che il comportamento di certi giornali e di certi giornalisti non è “moralista”, e’ semplicemente “immorale”. Per loro “libertà di stampa” e’ solo quella di calunniate esclusivamente Berlusconi.
giovedì 29 ottobre 2009
Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande due millantatori candidati da Dario Rivolta e ricandidati da Barbara Contini e Marco Zacchera.
La sentenza del 16 settembre 2009 della Suprema Corte del NSW (New South Walles) di Sydney mi ha riconosciuto colpevole di diffamazione nei confronti di Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande. Qui di seguito dimostrero’ che sono stati loro a diffamare me e tutta la comunita’ italiana in Australia e di tutto il mondo.
Il motivo principale per cui i due mi hanno querelato e’ stato per il danno che avevo arrecato alla loro “reputazione”!!!!! Di seguito la frase finale del giudice riportata nella sentenza: n. 73 (p. 16): Finally, I note that Mr. McClintock very fairly conceded On behalf of the Plaintiffs that their principal objective in these proceedings was to Obtain Vindication of their reputation. Consolation for their personal distress and reparation for the harm done to their reputation are also purposes of an award of damages.
Le 16 pagine della sentenza fanno completa luce su chi siano realmente Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande, sia per quello che hanno dichiarato, che e’ stato parzialmente riportato nella sentenza ma, soprattutto, per quello che hanno tenuto accuratamente nascosto.
Pur se fossero vere le loro referenze riportate nei i loro CV (Curriculum Vitae) (Allegati n.1 & 2) e’ evidente a tutti che Restifa e Casagrande non avevano il minimo delle qualifiche necessarie per aspirare ad una candidatura importante come quella al Parlamento italiano.
Come riuscirono a farsi candidare pur essendo dei noti millantatori?
Quello che pero’ e’ estremamente grave, che ha danneggiato la reputazione di tutta la comunita’ italiana di tutto il mondo ma, specialmente, di quella in Australia, e’ il fatto che Restifa e Casagrande, per rendere prestigiosi il loro insignificanti CV, hanno inserito titoli accademici “falsi” e titoli nobiliari “illegali” infrangendo persino la legge Costituzionale italiana (Articolo 14 disposizioni transitorie della Costituzione); la legge penale (Articolo. 36, ultimo paragrafo del Codice Penale e l’Art. 498 del Codice Penale) e quella ordinaria (Legge n. 178 del 3 marzo 1951, articoli 7 & 8).
Restifa si fregia di un titolo nobiliare ridicolo: Heritage Preservation Advisor dell'Ordine Sovrano della Corona di Ferro; Dama di merito del Sovrano Imperiale, Militare della Corona di Ferro del regno Italico; Titolo Onorifico di Baronessa del Regno, con conseguente passaggio al Ruolo di Dama di Giustizia conferito dal gran Cancelliere SAS il Principe Lucien Lavesi, Dell'Ordine Sovrano della Corona di Ferro.
L'Ordine non è riconosciuto in Italia come un ordine legittimo, e quindi la concessione e l'uso delle sue insegne sono punibili ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 3 marzo 1951, n. 178. La condanna per le offese di cui ai commi precedenti comporta la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art. 36, ultimo comma, del codice penale. Le disposizioni del secondo e terzo comma si applica anche quando la concessione di titoli nobiliari, premi, decorazioni o distinzioni si sono verificati all'estero. E’ criminale mantenere qualsiasi titolo di nobiltà, non riconosciuto dallo Stato italiano, ai sensi dell'art. 14 disposizioni transitorie della Costituzione: XIV I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome. L’Ordine mauriziano è conservato come un ospedale e lavora nel modo prescritto dalla legge. La legge regola la soppressione della Consulta araldica.
La sua megalomania ha messo in grande imbarazzo persino il Console italiano di Sydney (Allegato n.3: Console di Sydney).
Casagrande sostiene di essersi laureato ingegnere alla Universita’ di Padova (allegato n. 4 Brisbane Motorway) ma e’ “falso” (Allegati n.5 Universita’ di Padova e n.6 Art.498 CP). Sostiene di essere Managing Director di cinque compagnie quando lo e’ in una soltanto, la MOSTIA, che e’ stata condannata a pagare 48 milioni di dollari di risarcimento (alleato n.7 giornale di Brisbane).
Durante la causa il loro avvocato ha fatto intendere al giudice (che, ovviamente, non sa nulla di come sia organizzata la comunita’ italiana all’estero) che i suoi due clienti erano delle persone “rispettabili”, “conosciutissime” ed “apprezzate” dalla comunita’ italiana in Australia tanto che era componenti del COMITES e del CGIE.
Il giudice non sa che questi due organismi sono del tutto sconosciuti alla stragrande maggioranza della comunita’ italiana di tutto il mondo e che il Governo italiano sta pensando di cancellarli. In 20 anni sia il CGIE e sia i COMITES hanno speso circa 100 milioni di euro senza alcun risultato apprezzabile per la comunita’ italiana (allegato n.8: dichiarazione della Hon. Franca Arena).
Qui di seguito la dimostrazioni di quanto erano “conosciuti e stimati”. Teresa Todaro Restifa alle elezione dei COMITES di Sydney del 2004 ha ottenuto 586 voti su 34.982 persone aventi diritto di voto. A queste elezioni la Restifa rappresentava il CTIM (Comitato Tricolore Italiani nel Mondo) e non Forza Italia.
Luigi Casagrande, alle elezioni del COMITES di Brisbane nel 2004 non rappresentava Forza Italia, ma un movimento Indipendente per il Queensland & North Territory. Ha ottenuto 810 voti su 12,199 persone aventi diritto al voto.
A candidare Restifa e Casagrande, alle elezioni politiche del 2006, fu Dario Rivolta, Vice Presidente Vicario degli Azzurri nel Mondo con sede a Roma. E’ evidente che Rivolta non fece neppure una superficiale verifica dei CV di Restifa e Casagrande in quanto gli erano stati introdotti da una persona di sua “fiducia”, un certo Vittorio Favale che risultava Vice Presidente degli Azzurri nel Mondo per l’Australia ed Oceania ma risiedeva a Velletri (vicino Roma).
Chi e’ questo Favale? E’ nato il 22 febbraio 1948 a Velletri dove risiede in via dello Scellino, 6. Velletri, vicino Roma. Favale e’ un ex dipendente della Cassa del Mezzogiorno nota per aver bruciato migliaia di miliardi di denaro pubblico. Favale e’ andato in pensione giovanissimo, come sua moglie ex insegnate di scuola superiore (i famosi pensionati baby che hanno contribuito a creare l’astronomico debito pubblico italiano). Favale ottenne dall’ On Dario Rivolta (in quel tempo responsabile degli azzurri nel Mondo) l’incarico di fondare l’Associazione degli Azzurri nel Mondo in Australia ed Oceania. In data 4 aprile 2003 nell’ufficio di Joe (Giuseppe) Cossari (Lygon Street, 988 North Carlton – Victoria - 3054 Australia), con atto costitutivo nacque l’Associazione degli Azzurri nel Mondo in Australia: Cossari Presidente, Favale Vice Presidente (ma risiedeva a Velletri, in Italia).
Ai primi di gennaio 2005 Giampiero Pallotta e Sergio Paci presentarono a Vittorio Favale, in un caffe’ all’Italian Forum di Leicchardt, Teresa Todaro Restifa e suo marito Sam. Tra il Favale e la Famiglia Restifa “scocco’” subito la scintilla ed inizio’ subito tra loro uno stretto rapporto politico/affaristico che coinvolse anche Luigi Casagrande. Restifa e Casagrande si recavano alcune volte in Italia ed il Favale li introdusse a Dario Rivolta. Favale, ogni volta che sbarcava in Australia, agiva come un “MAGLIARO”. Voleva sempre “piazzare” “nuovi” prodotti made in Italy. Una volta una macchinetta per cuocere gli spaghetti “espressi”. Un’altra volta voleva trovare un importatore che gli acquistasse i sacchetti di plastica “riciclabili”: una novità secondo lui! Quindi voleva introdurre in Australia apparecchiature speciali per economizzare l‘uso dell’energia elettrica. Ed altri “nuovi” prodotti come se l’Australia fosse un Paese sottosviluppato da terzo mondo. Favale si comportava come un classico MAGLIARO. Aveva aperto un ufficio a Melbourne con il miraggio di ottenere la residenza in Australia. Cosi’ avrebbe avuto il diritto di candidarsi alle elezioni politiche che si stavano avvicinando. Quando giunse il tempo delle elezioni politiche del 2006, Favale ancora non aveva ottenuto la residenza in Australia e, improvvisamente ci vedemmo imporre le candidature di Teresa Todaro Restifa alla Camera e di Luigi Casagrande al Senato. I due non erano mai appartenuti a Forza Italia!! Anzi, Luigi Casagrande notoriamente era di sinistra. La cosa fece scalpore in Australia ed in Italia. E’ sembro’ subito molto strano a molti che due persone insignificanti e poco stimate, che mai avvevano aderito a Forza Italia, fossero state candidate al Parlamento italiano e nientemeno per il partito italiano piu’ importante.
Il contenuto della sentenza del 16 settembre 2009 (allegato n. 9: Sentenza) ha fatto finalmente luce completa su tutta la vicenda. Ormai e’ evidente che Restifa, Casagrande, Rivolta e Favale stipularono un accordo talmente ferreo che non fu possibile scioglierlo neppure di fronte alle forti ed importanti candidature di David Campese e Frank Farina. Questi due famosi personaggi, per la loro notorieta’ in Australia e nel mondo, avrebbero ottenuto molti piu’ voti di tutti e quattro candidati messi insieme (tra i quali Restifa e Casagrande) presentati da Forza Italia. Con Campese e Farina Forza Italia sicuramente avrebbe vinto i due seggi ed il governo Prodi non sarebbe mai nato. Infatti il governo Prodi si reggeva per un solo voto del senatore Luigi Pallaro eletto in Argentina. Se Forza Italia avesse vinto il seggio di Senatore in Australia, Prodi non avrebbe potuto formare il suo governo.
Il motivo principale per cui i due mi hanno querelato e’ stato per il danno che avevo arrecato alla loro “reputazione”!!!!! Di seguito la frase finale del giudice riportata nella sentenza: n. 73 (p. 16): Finally, I note that Mr. McClintock very fairly conceded On behalf of the Plaintiffs that their principal objective in these proceedings was to Obtain Vindication of their reputation. Consolation for their personal distress and reparation for the harm done to their reputation are also purposes of an award of damages.
Le 16 pagine della sentenza fanno completa luce su chi siano realmente Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande, sia per quello che hanno dichiarato, che e’ stato parzialmente riportato nella sentenza ma, soprattutto, per quello che hanno tenuto accuratamente nascosto.
Pur se fossero vere le loro referenze riportate nei i loro CV (Curriculum Vitae) (Allegati n.1 & 2) e’ evidente a tutti che Restifa e Casagrande non avevano il minimo delle qualifiche necessarie per aspirare ad una candidatura importante come quella al Parlamento italiano.
Come riuscirono a farsi candidare pur essendo dei noti millantatori?
Quello che pero’ e’ estremamente grave, che ha danneggiato la reputazione di tutta la comunita’ italiana di tutto il mondo ma, specialmente, di quella in Australia, e’ il fatto che Restifa e Casagrande, per rendere prestigiosi il loro insignificanti CV, hanno inserito titoli accademici “falsi” e titoli nobiliari “illegali” infrangendo persino la legge Costituzionale italiana (Articolo 14 disposizioni transitorie della Costituzione); la legge penale (Articolo. 36, ultimo paragrafo del Codice Penale e l’Art. 498 del Codice Penale) e quella ordinaria (Legge n. 178 del 3 marzo 1951, articoli 7 & 8).
Restifa si fregia di un titolo nobiliare ridicolo: Heritage Preservation Advisor dell'Ordine Sovrano della Corona di Ferro; Dama di merito del Sovrano Imperiale, Militare della Corona di Ferro del regno Italico; Titolo Onorifico di Baronessa del Regno, con conseguente passaggio al Ruolo di Dama di Giustizia conferito dal gran Cancelliere SAS il Principe Lucien Lavesi, Dell'Ordine Sovrano della Corona di Ferro.
L'Ordine non è riconosciuto in Italia come un ordine legittimo, e quindi la concessione e l'uso delle sue insegne sono punibili ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge 3 marzo 1951, n. 178. La condanna per le offese di cui ai commi precedenti comporta la pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art. 36, ultimo comma, del codice penale. Le disposizioni del secondo e terzo comma si applica anche quando la concessione di titoli nobiliari, premi, decorazioni o distinzioni si sono verificati all'estero. E’ criminale mantenere qualsiasi titolo di nobiltà, non riconosciuto dallo Stato italiano, ai sensi dell'art. 14 disposizioni transitorie della Costituzione: XIV I titoli nobiliari non sono riconosciuti. I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome. L’Ordine mauriziano è conservato come un ospedale e lavora nel modo prescritto dalla legge. La legge regola la soppressione della Consulta araldica.
La sua megalomania ha messo in grande imbarazzo persino il Console italiano di Sydney (Allegato n.3: Console di Sydney).
Casagrande sostiene di essersi laureato ingegnere alla Universita’ di Padova (allegato n. 4 Brisbane Motorway) ma e’ “falso” (Allegati n.5 Universita’ di Padova e n.6 Art.498 CP). Sostiene di essere Managing Director di cinque compagnie quando lo e’ in una soltanto, la MOSTIA, che e’ stata condannata a pagare 48 milioni di dollari di risarcimento (alleato n.7 giornale di Brisbane).
Durante la causa il loro avvocato ha fatto intendere al giudice (che, ovviamente, non sa nulla di come sia organizzata la comunita’ italiana all’estero) che i suoi due clienti erano delle persone “rispettabili”, “conosciutissime” ed “apprezzate” dalla comunita’ italiana in Australia tanto che era componenti del COMITES e del CGIE.
Il giudice non sa che questi due organismi sono del tutto sconosciuti alla stragrande maggioranza della comunita’ italiana di tutto il mondo e che il Governo italiano sta pensando di cancellarli. In 20 anni sia il CGIE e sia i COMITES hanno speso circa 100 milioni di euro senza alcun risultato apprezzabile per la comunita’ italiana (allegato n.8: dichiarazione della Hon. Franca Arena).
Qui di seguito la dimostrazioni di quanto erano “conosciuti e stimati”. Teresa Todaro Restifa alle elezione dei COMITES di Sydney del 2004 ha ottenuto 586 voti su 34.982 persone aventi diritto di voto. A queste elezioni la Restifa rappresentava il CTIM (Comitato Tricolore Italiani nel Mondo) e non Forza Italia.
Luigi Casagrande, alle elezioni del COMITES di Brisbane nel 2004 non rappresentava Forza Italia, ma un movimento Indipendente per il Queensland & North Territory. Ha ottenuto 810 voti su 12,199 persone aventi diritto al voto.
A candidare Restifa e Casagrande, alle elezioni politiche del 2006, fu Dario Rivolta, Vice Presidente Vicario degli Azzurri nel Mondo con sede a Roma. E’ evidente che Rivolta non fece neppure una superficiale verifica dei CV di Restifa e Casagrande in quanto gli erano stati introdotti da una persona di sua “fiducia”, un certo Vittorio Favale che risultava Vice Presidente degli Azzurri nel Mondo per l’Australia ed Oceania ma risiedeva a Velletri (vicino Roma).
Chi e’ questo Favale? E’ nato il 22 febbraio 1948 a Velletri dove risiede in via dello Scellino, 6. Velletri, vicino Roma. Favale e’ un ex dipendente della Cassa del Mezzogiorno nota per aver bruciato migliaia di miliardi di denaro pubblico. Favale e’ andato in pensione giovanissimo, come sua moglie ex insegnate di scuola superiore (i famosi pensionati baby che hanno contribuito a creare l’astronomico debito pubblico italiano). Favale ottenne dall’ On Dario Rivolta (in quel tempo responsabile degli azzurri nel Mondo) l’incarico di fondare l’Associazione degli Azzurri nel Mondo in Australia ed Oceania. In data 4 aprile 2003 nell’ufficio di Joe (Giuseppe) Cossari (Lygon Street, 988 North Carlton – Victoria - 3054 Australia), con atto costitutivo nacque l’Associazione degli Azzurri nel Mondo in Australia: Cossari Presidente, Favale Vice Presidente (ma risiedeva a Velletri, in Italia).
Ai primi di gennaio 2005 Giampiero Pallotta e Sergio Paci presentarono a Vittorio Favale, in un caffe’ all’Italian Forum di Leicchardt, Teresa Todaro Restifa e suo marito Sam. Tra il Favale e la Famiglia Restifa “scocco’” subito la scintilla ed inizio’ subito tra loro uno stretto rapporto politico/affaristico che coinvolse anche Luigi Casagrande. Restifa e Casagrande si recavano alcune volte in Italia ed il Favale li introdusse a Dario Rivolta. Favale, ogni volta che sbarcava in Australia, agiva come un “MAGLIARO”. Voleva sempre “piazzare” “nuovi” prodotti made in Italy. Una volta una macchinetta per cuocere gli spaghetti “espressi”. Un’altra volta voleva trovare un importatore che gli acquistasse i sacchetti di plastica “riciclabili”: una novità secondo lui! Quindi voleva introdurre in Australia apparecchiature speciali per economizzare l‘uso dell’energia elettrica. Ed altri “nuovi” prodotti come se l’Australia fosse un Paese sottosviluppato da terzo mondo. Favale si comportava come un classico MAGLIARO. Aveva aperto un ufficio a Melbourne con il miraggio di ottenere la residenza in Australia. Cosi’ avrebbe avuto il diritto di candidarsi alle elezioni politiche che si stavano avvicinando. Quando giunse il tempo delle elezioni politiche del 2006, Favale ancora non aveva ottenuto la residenza in Australia e, improvvisamente ci vedemmo imporre le candidature di Teresa Todaro Restifa alla Camera e di Luigi Casagrande al Senato. I due non erano mai appartenuti a Forza Italia!! Anzi, Luigi Casagrande notoriamente era di sinistra. La cosa fece scalpore in Australia ed in Italia. E’ sembro’ subito molto strano a molti che due persone insignificanti e poco stimate, che mai avvevano aderito a Forza Italia, fossero state candidate al Parlamento italiano e nientemeno per il partito italiano piu’ importante.
Il contenuto della sentenza del 16 settembre 2009 (allegato n. 9: Sentenza) ha fatto finalmente luce completa su tutta la vicenda. Ormai e’ evidente che Restifa, Casagrande, Rivolta e Favale stipularono un accordo talmente ferreo che non fu possibile scioglierlo neppure di fronte alle forti ed importanti candidature di David Campese e Frank Farina. Questi due famosi personaggi, per la loro notorieta’ in Australia e nel mondo, avrebbero ottenuto molti piu’ voti di tutti e quattro candidati messi insieme (tra i quali Restifa e Casagrande) presentati da Forza Italia. Con Campese e Farina Forza Italia sicuramente avrebbe vinto i due seggi ed il governo Prodi non sarebbe mai nato. Infatti il governo Prodi si reggeva per un solo voto del senatore Luigi Pallaro eletto in Argentina. Se Forza Italia avesse vinto il seggio di Senatore in Australia, Prodi non avrebbe potuto formare il suo governo.
1) Che tipo di accordo stipularono Restifa, Casagrande, Rivolta e Favale che non
fu possibile sciogliere?
2) Che cosa li legava cosi’ indissolubilmente?
3) Perche’ Rivolta candido’ questi due millantatori?
4) Perche’ Rivolta smise di corrispondere con me quando ricevette le e-mail qui
2) Che cosa li legava cosi’ indissolubilmente?
3) Perche’ Rivolta candido’ questi due millantatori?
4) Perche’ Rivolta smise di corrispondere con me quando ricevette le e-mail qui
sotto?
Friday, 23 Mar 2007 01:39:00
Rivolta e Pallotta: cosa fanno gli Azzurri nel Mondo?
La situazione non è facile. Gli Azzurri nel Mondo, sono fermi. All'estero, la gente se ne accorge. Pallotta è solo la punta dell'iceberg. Come uscirne?
di Redazione Riceviamo e pubblichiamo una mail che Giampiero Pallotta, Azzurri nel Mondo Australia, ha inviato al direttore di Italiachiama Italia Ricky Filosa, nella quale si lamenta di ciò che fanno - o meglio, non fanno - i vertici Azzurri:
Friday, 23 Mar 2007 01:39:00
Rivolta e Pallotta: cosa fanno gli Azzurri nel Mondo?
La situazione non è facile. Gli Azzurri nel Mondo, sono fermi. All'estero, la gente se ne accorge. Pallotta è solo la punta dell'iceberg. Come uscirne?
di Redazione Riceviamo e pubblichiamo una mail che Giampiero Pallotta, Azzurri nel Mondo Australia, ha inviato al direttore di Italiachiama Italia Ricky Filosa, nella quale si lamenta di ciò che fanno - o meglio, non fanno - i vertici Azzurri:
Caro Ricky, desidero complimentarmi con Antonio Zulian per il suo articolo del 20 marzo. Siamo in molti a pensarla come lui. Ci siamo accorti che gli Azzurri nel Mondo e' una scatola vuota. Penso che se Berlusconi lo venisse a sapere si incazzerebbe di brutto. L'On Rivolta non si degna di rispondere alle e--mail e non parliamo poi degli altri "dirigenti" che pensano solo alle loro "futili" cosucce private e farsi la guerra tra loro. Nominano "esperto" per 'Australia un "magliaro" che ogni tanto fa qualche viaggetto in Australia e poi , si dice, che abbia venduto le candidature al miglior offerente. Gli italiani all'estero operano e s'impegnano con entusiasmo soltanto per puro patriottismo. E' vero, siamo degli ingenui a continuare ad darci da fare per il bene di Forza Italia ma lo facciamo unicamente per la grande stima che abbiamo per Silvio Berlusconi. A giorni t'inviero' una nota piu' dettagliata. Cordiali saluti. Giampiero Pallotta* - Italia chiama Italia*
Segretario Generale degli Azzurri nel Mondo NSW Inc. - Australia (FORZA ITALIA)
La risposta dell'On.Dario Rivolta:
Caro Pallotta, leggo costantemente, se pur non sempre puntualmente, le Sue email. La vorrei però informare che le funzioni operative di Azzurri nel Mondo spettano per statuto al Segretario Generale e al Segretario Organizzativo, così come la gestione dei rapporti con le sedi estere. Compito del Vice Presidente Vicario, sempre in base allo statuto, resta quello di rappresentanza in sostituzione del Presidente, qualora egli fosse impossibilitato a farlo in prima persona.Un cordiale saluto, Dario Rivolta* -
Italia chiama Italia*resp.esteri di Forza Italia e Vice Presidente Vicario Azzurri nel Mondo
Friday, 30 Mar 2007 06:24:00
Pallotta: "Amici Azzurri, cambiamo musica!"
5) Per autofinanziarci c’eravamo prefissati di organizzare almeno una festa l’anno e di organizzare stage calcistici in collaborazione con l’AC Milan. Per realizzare questi progetti ho iniziato un fitto scambio d’e-mail con l’On Dario Rivolta che, ad un certo momento, improvvisamente, si e’ interrotto. Casualmente è avvenuto, quando ho rivelato i retroscena di com’erano avvenute le candidature. Le ultime supposizioni affermano che siano state vendute da Vittorio Favale al miglior offerente. Questo signore è riuscito a carpire la buona fede dei dirigenti di Roma e si è fatto nominare “esperto” per l’Australia. E’ riuscito in questo in quanto saltuariamente viene a farsi, con la moglie, qualche viaggetto qui dove e’ sempre stato accolto da noi con grande generosità che e’ stata scambiata per ingenuo e sciocco servilismo.
Luigi Casagrande, durante la causa, ha testimoniato che leggendo queste due frasi i suoi
“amici” individuarono subito lui e alla Restifa. Per primo gli telefono’ Pietro Schirru, poi
Ernesto Marciano’ di Perth e quindi Paolo Lazzarin di Melbourne.
Perche’ il pensiero dei tre andarono subito a Casagrande e Restifa?
Sarebbe interessante sapere da loro come mai abbiano fatto questa considerazione se i candidati di Forza Italia erano quattro?
Ho fatto appello perche’ mi considero io il diffamato per essere stato portato in giudizio da due millantatori e dai loro compari (Rivolta e Favale) che hanno agito in segreto per nascondere qualcosa di poco corretto da essere portato alla luce del sole.
Perche’ Rivolta impose a Restifa e Casagrande di non rivelare a nessuno la loro candidatura sino all’ultimo momento? E questo e’ scritto anche nella sentenza (Pagina 4 della sentenza, punto 13, 14 & 15)
Perche’ voleva tenere nascosto il loro patto o contratto?
Con che mezzi Restifa e Casagrande riuscirono a farsi candidare pur non avendo ne’ i requisiti professionali e tanto meno quelli morali?
Friday, 30 Mar 2007 06:24:00
Pallotta: "Amici Azzurri, cambiamo musica!"
5) Per autofinanziarci c’eravamo prefissati di organizzare almeno una festa l’anno e di organizzare stage calcistici in collaborazione con l’AC Milan. Per realizzare questi progetti ho iniziato un fitto scambio d’e-mail con l’On Dario Rivolta che, ad un certo momento, improvvisamente, si e’ interrotto. Casualmente è avvenuto, quando ho rivelato i retroscena di com’erano avvenute le candidature. Le ultime supposizioni affermano che siano state vendute da Vittorio Favale al miglior offerente. Questo signore è riuscito a carpire la buona fede dei dirigenti di Roma e si è fatto nominare “esperto” per l’Australia. E’ riuscito in questo in quanto saltuariamente viene a farsi, con la moglie, qualche viaggetto qui dove e’ sempre stato accolto da noi con grande generosità che e’ stata scambiata per ingenuo e sciocco servilismo.
Luigi Casagrande, durante la causa, ha testimoniato che leggendo queste due frasi i suoi
“amici” individuarono subito lui e alla Restifa. Per primo gli telefono’ Pietro Schirru, poi
Ernesto Marciano’ di Perth e quindi Paolo Lazzarin di Melbourne.
Perche’ il pensiero dei tre andarono subito a Casagrande e Restifa?
Sarebbe interessante sapere da loro come mai abbiano fatto questa considerazione se i candidati di Forza Italia erano quattro?
Ho fatto appello perche’ mi considero io il diffamato per essere stato portato in giudizio da due millantatori e dai loro compari (Rivolta e Favale) che hanno agito in segreto per nascondere qualcosa di poco corretto da essere portato alla luce del sole.
Perche’ Rivolta impose a Restifa e Casagrande di non rivelare a nessuno la loro candidatura sino all’ultimo momento? E questo e’ scritto anche nella sentenza (Pagina 4 della sentenza, punto 13, 14 & 15)
Perche’ voleva tenere nascosto il loro patto o contratto?
Con che mezzi Restifa e Casagrande riuscirono a farsi candidare pur non avendo ne’ i requisiti professionali e tanto meno quelli morali?
Se nell’appello il giudice mi dara’ ragione, per conto della comunita’ italiana, chiedero’ a Restifa e Casagrande un risarcimento danni di 500 mila dollari per il disonore causato a tutti gli italiani. La somma sara’ interamente devoluta alle organizzazioni italiane che operano per l’assistere alla comunita’ italiana in Australia in vari settori.
Restifa e Casagrande con il loro comportamento sleale ed immorale hanno impedito la candidatura di persone piu’ meritevoli e prestigiose che sarebbero potuti essere di piu’ utilita’ alla comunita’ italiana. Per cercare di crearsi una onorabilita’ che non avevano, Restifa e Casagrande senza scrupoli, mi hanno fatto passare da calunniatore e pretendono da me $150 mila dollari per danni “morali” e spese legali. Questo loro cinico comportamento ha gravemente nociuto non solo me, ma l’intera comunita’ italiana in Australia ed in tutto il mondo.
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