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giovedì 12 novembre 2015

La proposta Boeri di tagliare i vitalizzi dei parlamentari

Vitalizi parlamentari, Boeri: ‘Dimezzare quelli sopra 80mila euro’. Colpirebbe molti big, da Bertinotti a D’Alema e Fini

Vitalizi parlamentari, Boeri: ‘Dimezzare quelli sopra 80mila euro’. Colpirebbe molti big, da Bertinotti a D’Alema e Fini
Numeri & News

Il presidente dell'Inps rilancia sugli assegni degli ex deputati e senatori: tra le proposte presentate al governo c'è la richiesta di tagliarli del 50%. Sotto la scure finirebbero gli assegni di Romano Prodi (3.022 euro al mese), Francesco Rutelli (6.400) e Antonio Di Pietro (3.992) ma anche i trattamenti di Franco Bassanini, Massimo Cacciari, Giuseppe Guzzetti e Vittorio Sgarbi
Aveva già detto di voler “fare trasparenza” sui vitalizi non giustificati dai contributi versati e proposto di versarli solo a quanti non hanno un altro lavoro e percepiscono redditi sotto una certa soglia. Ma domenica, intervistato a In mezz’ora, per la prima volta il presidente dell’Inps Tito Boeri è sceso nel dettaglio delle cifre, spiegando che la proposta di riforma complessiva del sistema previdenziale presentata al governo Renzi a luglio, rimasta finora sulla carta, prevede “riduzioni anche fino al 50% dei vitalizi dei politici superiori agli 80-85mila euro“. Un intervento che dovrebbe andare a braccetto con limature degli assegni percepiti da dirigenti d’azienda, ex dipendenti delle Ferrovie dello Stato,piloti e tutte le altre categorie di cui l’operazione Porte aperte (una sezione ad hoc inaugurata sul sito dell’istituto) ha messo in luce i privilegi: persone “andate in pensione presto con assegni alti ricevendo “regali” per ragioni di tipo elettorale”.
Detto che dall’1 gennaio 2012 anche per deputati e senatori è entrato in vigore il sistema contributivo, la sforbiciata prospettata da Boeri colpirebbe duramente gran parte di coloro che hanno lasciato lo scranno prima di quella data dopo averlo occupato per almeno cinque anni e continuano a ricevere un assegno calcolato sulla base della permanenza in Parlamento e non dei contributi versati. Infatti, ipotizzando che gli ex parlamentari paghino sul reddito lordo l’aliquota Irpef più alta, basta una scorsa agli elenchi ufficiali di Camera e Senato con gli importi netti dei vitalizi per rendersi conto che la maggioranza percepisce un importo mensile lordo superiore a quello individuato dall’economista bocconiano.
Tra loro tantissimi nomi noti: dall’ex premier Massimo D’Alema, che dopo sette legislature a Montecitorio prende 5.674 euro netti al mese, all’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, forte di6.029 euro mensili di vitalizio, dall’ex segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti, a cui spettano 4.987 euro netti al mese, a Romano Prodi, con 3.022 euro al mese. Un taglio netto arriverebbe anche per Francesco Rutelli, che ne incassa 6.400, l’ex leader di Italia dei valori Antonio Di Pietro (3.992), l’ex segretario Dc Arnaldo Forlani (6.062), l’ex segretario Pci Oliviero Diliberto (4.992), l’ex Psi Claudio Martelli(4.992), l’ex presidente della Camera Luciano Violante (6.015) e l’ex presidente del Senato Nicola Mancino, che riceve oltre 6.900 euro al mese.
Dovrebbero rinunciare a metà dell’assegno, poi, Claudio Scajola(4.927 euro al mese), Mariotto Segni (5.828 euro al mese),Walter Veltroni (5.668 euro), l’ex ministro Giuliano Urbani(4.042 euro), l’imprenditore Francesco Merloni (ne prende 6.087), l’ex presidente di Cassa depositi e prestiti Franco Bassanini (6.939 euro), il giurista Stefano Rodotà (per lui, quattro volte deputato, il vitalizio è di 4.992 euro), il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti (3.408 euro), l’ex presidente della Federazione italiana gioco calcio Giancarlo Abete, che percepisce un vitalizio netto mensile di 4.035 euro essendo stato a Montecitorio dal 1979 al 1992 e il presidente dell’Abi Antonio Patuelli che prende 3.028 euro netti al mese.
Si vedrebbe ridurre di metà il trattamento da oltre 5.500 euro al mese anche l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino, scampato all’abolizione dei vitalizi per i condannati perché la pena a cui è stato condannato per la maxi tangente Enimont (1 anno e otto mesi) è inferiore alla soglia fissata a maggio dai presidenti dei due rami del Parlamento. Idem per Gianni De Michelis, che continua a contare su 5.174 euro mensili nonostante la condanna a un anno e sei mesi nell’inchiesta sulle tangenti per gli appalti per le autostrade del Veneto e quella a sei mesi (patteggiati) ancora per Enimont.
Nella lista compaiono poi l’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, titolare di un vitalizio da 3.044 euro mensili netti, il regista Franco Zeffirelli (3.408 euro) e il critico Vittorio Sgarbi (5.007 euro), l’imprenditore Franco Debenedetti, fratello di Carlo (è stato senatore per tre legislature e prende 4.581 euro) e Clemente Mastella (6.939 euro).
Sono invece sotto la soglia indicata da Boeri, tra gli altri, Luciano Benetton, con 2.381 euro al mese, Eugenio Scalfari, con 2.270 euro al mese, Rossana Rossanda (2.124), Fiamma Nirenstein(1.579 euro al mese) e Santo Versace (1.589 euro). Per Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, invece, nulla cambierebbe perché al leader di Forza Italia e al suo braccio destro il vitalizio è stato revocato in seguito alle condanne a oltre due anni.

venerdì 30 ottobre 2015

Basta con la cultura cattocomunista: avrei sparato anch'io

Negli Stati Uniti – dove la proprietà è un diritto – chi spara a uno sconosciuto che è penetrato abusivamente nella sua proprietà è un cittadino esemplare. 
Da noi, in Italia, il pensionato che ha sparato a uno sconosciuto, incontrato nel corridoio della propria abitazione, prima che quello gli rompesse la testa, ne violentasse la famiglia e ne svaligiasse l'appartamento, rischia di essere rinviato a giudizio e di passare qualche anno in carcere. La diversità di giudizio fa tutta la differenza fra la cultura liberale anglosassone alla quale si deve la nascita dello Stato moderno, la tutela dell'individuo, della sua persona equiparata alla proprietà di se stesso (John Locke), e la nostra cultura cattocomunista che accusa chi si è difeso, sparando all'aggressore, di omicidio volontario.

La vicenda del pensionato che ha sparato, e ucciso, chi era penetrato nottetempo in casa sua e che lui aveva incontrato in corridoio, prima che quello gli spaccasse la testa, ne aggredisse la famiglia e ne svaligiasse l'appartamento, rischiando ora la prigione, è un caso esemplare di imbecillità giudiziaria mascherata da diritto positivo. 
Siamo la patria del diritto (romano) che è degenerata in pietismo antigiuridico grazie alla cultura cattolica e a quella di sinistra che confondono l'aggredito con l'aggressore e si schierano immancabilmente con l'aggressore, supposta vittima del capitalismo e del profitto. 
Con un Papa che benedice, e incoraggia, chi occupa abusivamente case pubbliche destinate ad altri, che altro ci si poteva aspettare da un sistema giudiziario ideologico che considera i ladri vittime della società capitalista e non, come sono, colpevoli di un reato e probabili colpevoli di un altro e ben più grave reato, cioè l'assassinio, se scoperti, di chi vi si opponesse per difendere se stesso, la famiglia e la propria proprietà? Una volta, la religione, condannando i disonesti, era una garanzia etica per il cittadino onesto. Oggi, è la giustificazione anticapitalistica per chi commette un reato.
Pur sapendo di correre il rischio di essere accusato di incoraggiare il fatto di sparare a chi invade la mia proprietà, sulla scia di chi accusa il pensionato di omicidio colposo, dico, allora, che, in condizioni analoghe, se avessi una rivoltella, sparerei anch'io. Per legittima difesa di me stesso, della mia famiglia e, perché no, del mio diritto di proprietà. 
Non sto dicendo che l'etica statunitense a difesa della proprietà sia preferibile a quella a difesa della vita, ancorché di un delinquente. So bene che la vita è, non solo dal punto di vista cattolico, ma anche laico, un bene prezioso, anteponibile a ogni altro bene. 
Ma so anche che la mia vita e quella della mia famiglia sono superiori a quella di chi voglia aggredirci e derubarci, penetrando nottetempo in casa mia. 
So anche che, sostenendo ciò che sostengo, incorrerò nella condanna di qualche anima pia e di qualche pasdaran di sinistra. Ma è ciò che penso, e non vedo perché mai dovrei rinunciarci per restare ossequiente a una forma di politicamente corretto che, in tal caso, mi fa semplicemente ribrezzo...

Immigrazione, stesso numero di italiani all'estero e stranieri in Italia.

 

Secondo quanto emerge dal "Dossier Statistico immigrazione 2015" gli stranieri sono più virtuosi degli italiani dal punto di vista penale. Inoltre rischiano più degli italiani di perdere il posto di lavoro e fanno meno figli rispetto al 2013
Cinque milioni. Tanti sono gli stranieri che vivono in Italia e altrettanti sono gli italiani che hanno chiesto cittadinanza all’estero. Secondo quanto emerso dal “Dossier Statistico immigrazione 2015″ di Idos i conti sono stati praticamente pareggiati. A fronte di 5.421.000 presenze straniere sul nostro territorio, inclusi quelli ancora in attesa di registrazione, ci sono 4.637.000 connazionali che vivono fuori dai confini del nostro territorio. E nel 2014 si è registrato un aumento importante: gli italiani che hanno deciso di fare le valigie sono stati 155mila, contro i 92mila stranieri che hanno ottenuto regolare cittadinanza nel nostro Paese. Poco più di 30mila sono stati gli immigrati in condizione irregolare rintracciati dalle forze dell’ordine e più del 50% sono stati rimpatriati. Ma gli aspetti interessanti non si fermano qui. Perché, ad esempio, secondo il rapporto, i cittadini stranieri sono più virtuosi di quelli italiani dal punto di vista penale.
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Denunce penali: -6,2% quelle a carico degli stranieri, +28% per italiani - Stando ai dati, infatti, nel periodo 2004-2013 le denunce a carico dei nostriconnazionali sono aumentate del 28%, mentre quelle nei confronti degliimmigrati regolarmente residenti nel nostro Paese sono diminuite del 6,2%. Numeri che si riflettono anche nella situazione dellecarceri, dove su 52.754 detenuti totali, gli stranieri sono il 32,6% del totale, in calo del 4% rispetto al 2010.
Aumentano le spese per l’accoglienza, ma il bilancio è positivo – Nel 2013 gli stranieri hanno portato nelle casseitaliane entrate per oltre 16,5 miliardi di euro, mentre le spesedestinate a coprire l’accoglienza si sono fermate a 13,5 miliardi di euro. Un bilancio positivo: lo Stato ha guadagnato 3,1 miliardi di euro.
Inoltre nel 2013 il contributo al Pil nazionale assicurato daglioccupati stranieri è stato pari a 123.072 miliardi di euro, ovvero l’8,8% del totale. Ogni anno, infatti, gli immigrati versano 7-8 miliardi di euro di contributi, ma spesso non riescono comunque a maturare il diritto alla pensione, per cui l’Inps ha stimato che finora hanno lasciato nelle casse previdenziali italiane oltre tre miliardi di euro.
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Gli stranieri perdono più facilmente il posto di lavoro – Nessunaminaccia per i lavoratori italiani, anzi. I cittadini stranieri spesso fungono da ammortizzatori sociali. Accettano lavori non qualificati, sono più esposti al rischio dellosfruttamento e ben piùdisposti a spostarsi sul territorio. E sentono di più la crisi economica. A partire dal 2008 il loro tasso di occupazione è sceso dell’8,5%, mentre per gli italiani il calo è stato del 2,7%. Nel 2014 il numero di disoccupati stranieri è di circa 466mila unità (16,6% contro il 12,7% degli italiani). Naturalmente tutto questo si traduce nel mancato rinnovo dei permessi di soggiorno. Negli ultimi anni oltre 150mila persone sono state costrette a lasciare il territorio italiano per mancanza di un contratto di lavoro.
Il 53% degli stranieri in Italia sono cristiani - Gli immigrati che vivono in Italia e si professano cristiani sono quasi 2.700.000, a fronte di 1.600.000 musulmani. Come evidenzia anche ildossier, “è chiaramente infondata la paventata ‘invasione religiosa’, considerato che gli immigrati sono per lo più cristiani, tra i quali comunque gli evangelici, pur meno numerosi degli ortodossi, costituiscono una consistente e crescente realtà”. In regioni comeLazio, Calabria e Basilicata la quota di cristiani supera addirittura il 60%.
I più numerosi? I romeni. E cala il numero di bambini nati da genitori non italiani – Dei cinque milioni di stranieripresenti in Italia, più della metà arriva da un paese europeo e quasi il 30% da uno stato dell’Unione europea. Al momento lacomunità più numerosa presente sul territorio italiano è quellaromena, con oltre un milione di persone. Ci sono poi l’Albania(490.483), il Marocco (449.058), la Cina (265.820) e l’Ucraina(226.060). Un dato interessante riguarda anche il tasso di natalità dei bambini concepiti da genitori non italiani. I nati nel 2014 sono stati 75.067, ovvero il 14,9% del totale, in calo del 3,4% rispetto al 2013. E la maggior parte delle nascite sono avvenute nelNord Italia: oltre il 65,6% a fronte dell’11,9% del meridione.