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giovedì 21 dicembre 2017

Natale.

La celebrazione della nasciata del "povero" di Betlemme e' diventata una festa "pagana" che ignora i "fratelli" poveri.


 Il Natale, che dovrebbe essere un importante momento di “raccoglimento”, e’ diventato da tempo la più grande di tutte le “farse”. E’ la festa dello “spreco”, del“superfluo”, della “ipocrisia”. In pochi riescono a sfuggire a questa convenzione sociale del tutto “pagana”, mentre dovrebbe essere la festa della “cristianità” per eccellenza. Il problema non sono i “regali” in sé, ma tutte le complicazioni che questa mentalità dello “sperpero” ci ha imposto. Che regalo fare, dove andare a prenderlo, quanti soldi spendere, quante ore di coda….. Senza considerare l’imbarazzo che si crea quando se ne riceve uno di cui non si ha assolutamente bisogno o che, semplicemente, non ci piace. Vogliamo parlare di quei bambini che, dopo aver ricevuto in un quarto d’ora i regali “che si dovrebbero ricevere nell’arco dei primi diciotto anni di vita”, riempiono di “allegria” natalizia la casa con dei “laceranti pianti isterici” perche’ voleva un giocattolo diverso?
Non c’e’ nulla di male scambiarsi regali il giorno di Natale, ne’, in fondo, di avere il piacere di fare il presepe (per chi ancora lo fa), addobbare l’albero, porte e finestre. Fa parte dei nostri usi, delle nostre tradizioni. Lo si e’ sempre fatto. Ma rendiamoci conto che “abbiamo passato il limite” tappezzando intere città (e soprattutto interi centri commerciali) di fiocchi di plastica, di luci decorative già dall’inizio di Novembre. E’ pazzesco! Non e’ decisamente troppo in anticipo? Ma chi l’ha deciso? Il fatto d’iniziare a parlare di Natale due mesi prima riduce l’intensità della gioia e della “magica” atmosfera che si dovrebbe provare durante le feste. Ma per fortuna “sembra” che sia iniziato il “rigetto” a questo“sfrenato” ed “insensato” consumismo: quest’anno le vendite non saranno ai livelli degli anni precedenti. Ma sarà vero? Sarebbe un buon segnale. In questo modo riusciremo forse a ridare il giusto valore non solo ai “doni”, ma al Natalestesso per quello che rappresenta a livello religioso. Ci aiuterà a capire che lo scambio del dono dovrebbe essere un piacere, un gesto spontaneo, non una forzatura. Dovrebbe poi farci ricordare dei poveri soli e’ abbandonati, per lo piu’ anziani, che ogni giorno sono sempre di piu’. Visitate una qualsiasi casa di riposo e vi accorgerete quanti ce ne sono. Non e’ di “moda” oggi parlare dei poveri. Eppure sappiamo tutti quanto sia grande il dramma della povertà nel mondo. Per noi cristiani dovrebbe essere uno “scandalo” insopportabile. E se la povertà e’ uno scandalo, oggi lo e’ in maniera “imperdonabile”. Nella storia umana, infatti, non ci sono mai stati tanti poveri come oggi, eppure mai il mondo e’ stato così ricco. Gesù usava il termine “fratello” solamente riferendosi ai“discepoli” e ai “poveri” e disse: “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”. A che serve la tavola sovraccarica di tanto ben di Dio quando c’e’ chi patisce o muore di fame? Cominciamo a “saziare” gli affamati, soprattutto quelli bisognosi di “affetto” perche’ soli ed abbandonati e poi, quello che ci resterà, sarà piu’ che sufficiente.

In un brano del Vangelo di Matteo Gesu’ dice: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare” e in una parabola e’ stato detto: “i poveri hanno bisogno della parola e non solo di aiuto: date col pane la vostra parola…” Si, c’è bisogno di parole e di amicizia e così il povero lo sentiremo nostro familiare, un familiare che si trova nel bisogno. Certo i poveri non sono “attraenti”, anzi normalmente“imbarazzano”. E spesso accade che allunghiamo il passo quando vediamo un povero che chiede aiuto. Eppure i poveri devono essere il “metro di giudizio”della civiltà che abbiamo creato. Avere vera attenzione dei poveri, non come si fa con i mendicanti cui si getta una monetina pensando di mettere a posto la propria coscienza, significa vedere nel loro volto quello di Gesu’. E’, infatti, nei poveri, nelle loro concrete storie, che Gesu’ si e’ identificato. E’ ai poveri che Gesu’ ha rivelato cose che ha taciuto ai sapienti e ai potenti della terra. Infatti Gesu’ conosce i poveri “per nome”, come si legge in una parabola: “….il Signore narrando di un povero e di un ricco, dice il nome del primo e tace quello dell’altro, se non per dimostrare che Dio conosce gli umili ed e’ vicino a loro, mentre non riconosce i superbi”. I poveri sono “fratelli” come li considerava Gesu’. Ecco perché cristiani sono coloro che hanno “un povero per amico” e non ambiscono all’amicizia dei potenti, dei ricchi, belli e famosi. Si, essere “cristiano” vuol dire dare amicizia ad un “povero” e invitarlo spesso a tavola soprattutto a Natale. Questa sarebbe la maniera per festeggiare“cristianamente” la nascita del “povero” di Betlemme”. 

sabato 9 dicembre 2017

Il vero fascismo

Che patologia più grave di un grave tumore aveva Sofri rispetto a Dell'Utri, da essere trattato in modo così diverso? La risposta è semplice: era di sinistra


Devo ricredermi, ha ragione La Repubblica a lanciare l'allarme su un pericoloso rigurgito di fascismo in Italia.







Ma non perché - come enfatizza il quotidiano diretto da Mario Calabresi - cinque cretini di Forza Nuova leggono un volantino in un centro culturale pacifista e altrettanti agitano fumogeni sotto la sede del suo giornale mascherati manco fosse carnevale. Stiamo diventando un Paese fascista perché un anziano e malato detenuto viene tenuto in carcere nonostante i medici abbiano certificato che le sue condizioni di salute sono senza dubbio incompatibili con il regime di detenzione. Anzi, per la verità Mussolini gli oppositori politici li mandava al confino nella splendida isola di Ventotene o in esilio, come capitò anche a Indro Montanelli, futuro fondatore di questo Giornale.
La decisione di ieri del tribunale di sorveglianza di negare cure adeguate in luoghi adeguati a Marcello Dell'Utri, 76 anni, malato di tumore e ad alto rischio cardiopatico, suona come una condanna a morte di Stato. Condanna che l'imputato ha accettato annunciando di sospendere volontariamente e da subito anche le poche terapie che gli vengono somministrate in carcere. Noi quella condanna non la accettiamo e la cosa dovrebbe fare inorridire anche i sinceri democratici antifascisti che si agitano tanto per le pagliacciate di quattro ragazzotti in cerca di pubblicità (facendo così peraltro il loro gioco) ma che appaiono indifferenti alle violenze fasciste della giustizia.
Tanto accanimento, direi odio, nei confronti di Dell'Utri non può che avere radici politiche, perché il codice penale permetterebbe ben altre soluzioni. Tipo quelle trovate per Adriano Sofri, icona della sinistra salottiera e rivoluzionaria, che condannato per l'omicidio del commissario Calabresi (padre dell'attuale direttore della Repubblica) scontò metà di una misera pena (15 anni) nel comodo di casa sua per «motivi di salute». Chiedo ai signori giudici: che patologia più grave di un grave tumore aveva Sofri rispetto a Dell'Utri (che per di più non ha mai ucciso nessuno), da essere trattato in modo così diverso?
La risposta è semplice. Sofri era di sinistra (e che sinistra), Dell'Utri è stato a lungo il braccio destro di Berlusconi, e per questo può morire in cella come un cane. Se dovesse succedere, e mi auguro di no, chiunque può fare qualche cosa per fermare questo «fascismo» giudiziario - dal ministro della Giustizia al presidente della Repubblica - e se ne lava le mani dovrà risponderne. Agli uomini liberi da pregiudizi e alla propria coscienza, per tutta la vita.

NB:
Dell'Utri è stato condannato per concorso esterno in una associazione mafiosa a 7 anni ed è ancora in galera. Sofri invece per concorso interno nell'omicidio Calabresi a 22 ed è libero da tanti anni.E voi in questa Italia FASCISTA volete che si possa fare, a livello giudiziario, un paragone fra i due.
Sofri è un criminale e Dell Utri no.
Il primo era un "kompagno" che sbagliava, anche se andava ad ammazzare innocenti in giro per la penisola. Il secondo ha l'unica colpa di essere amico del pericolo Silvio Berlusconi anche se non ha ammazzato nessuno.

venerdì 1 dicembre 2017

L'asso della Meloni: vuole candidare Caio Giulio Cesare Mussolini, l'erede del Duce

Un Mussolini, maschio, nella politica italiana. Dopo Alessandra (oggi con Berlusconi) e Rachele (consigliera comunale romana con Fratelli d'Italia), potrebbe essere presto il turno di Caio Giulio Cesare Mussolini, 50 anni, figlio di Guido, nipote di Vittorio e bisnipote del Duce Benito Mussolini. Secondo quanto riporta Il Tempo, Giorgia Meloni starebbe pensando a lui, ex Marina Militare, incarichi a Finmeccanica e un presente da top manager ad Abu Dhabi, per una candidatura pesante. Per ora, precisa il quotidiano romano, siamo al livello del "sondaggio". Di sicuro Mussolini Junior (che ha già garantito la discendenza al cognome di famiglia grazie a suo figlio Carlo Alberto di 11 anni) sarà a Trieste per il congresso di FdI. "Non è escluso l'impegno politico in prima persona". Nato in Argentina, Mussolini è stato sommergibilista, paracadutista e sommozzatore e la scorsa settimana ha incontrato la Meloni nella sede dei gruppi parlamentari alla Camera. Sono tre le ipotesi sul tavolo:  candidarsi nella circoscrizione estera che copre l'estremo oriente e l'Australia, oppure in Italia o, terza via, alle Europee 2019 dopo aver sostenuto per un annetto Fratelli d'Italia. 

mercoledì 29 novembre 2017

Essere comunisti

L'immagine può contenere: sMS

Il femminicidio di Claretta Petacci

  - Lun, 27/11/2017 - 15:29

Ho suggerito a Mario Landriscina, sindaco di Como, di allargare la denominazione del suo meraviglioso dominio, uno dei luoghi più belli del mondo, senza alcuna presunzione ma con legittima vanità, chiamandosi sindaco di Como sul Lago di Como
La giornata di ieri, a Lenno, è stata meravigliosa; sotto una luce perfetta che faceva splendere le ville di Balbiano e di Balbianello, Villa Carlotta in vista di Villa Gallarati Scotti a Bellagio, l'isola Comacina. Salendo fino alla chiesa di Sant'Abbondio a Giulino di Mezzegra, la veduta del lago ci fa conoscere il punto di vista di Dio, che qui ha impedito agli uomini di alterare la bellezza del creato.
Ma poco più sotto la violenza ha prevalso, macchiando la lotta di liberazione dell'inutile assassinio di Mussolini e Claretta Petacci, il 28 aprile del 1945. La targa dell'Anpi rivendica il crimine come un atto eroico: «La Resistenza pose così fine al regime fascista». E quali responsabilità aveva la Petacci? Essere stata fino all'ultimo vicina a Mussolini? Oggi che si celebra e si difende in ogni modo la donna, perché nessuna pietà verso questa innocente barbaramente uccisa? Un caso palese di femminicidio, aggravato da un cieco desiderio di vendetta. Perché neanche una parola della Boldrina sulla Petacci? E, davanti a una violenza così ingiusta, non sia tanto improvvido il sindaco locale (non Landriscina) da dedicare la piazza del delitto ai partigiani tremezzini. Prevalgano nei luoghi della bellezza la pietà e l'oblio.

Le vere fake news? Le bufale rosse e a Cinque Stelle


Dalle bugie sullo spread sponsorizzate da Repubblica per far cadere il governo del Cav a quelle sulla macchina del fango su Fini

Si discute di fake news, termine con cui al tempo di internet si definiscono le vecchie «bufale», ovvero notizie false atte a modificare o alterare la realtà per ottenere vantaggi politici o economici, spesso screditando gli avversari.
Sinistra e grillini si accusano a vicenda di essere «fabbrica di fake news», e mi sembra come il ladro che dice al collega: ma che fai, rubi a casa mia?
Già, perché nella storia tutti i regimi, soprattutto quelli socialisti, hanno fatto loro il motto attribuito a Voltaire: «Mentite, mentite che qualche cosa resterà». Qualche esempio. È oggi accettato scientificamente che furono delle fake news sponsorizzate da La Repubblica le notizie che fecero cadere il governo Berlusconi nel 2011. Non è vero, infatti, che l'Italia era sull'orlo del default e che non c'erano i soldi in cassa per pagare gli stipendi pubblici; è risultata assolutamente infondata l'inchiesta giudiziaria-mediatica sulle notti di Arcore, tanto che Berlusconi è stato poi assolto in tutti i gradi di giudizio.
Anche noi, nel nostro piccolo, siamo stati vittime di fake news, quando fummo additati da molti colleghi come «macchina del fango» per aver incastrato Gianfranco Fini - allora utile idiota della sinistra per disarcionare il governo - con lo scandalo della casa di Montecarlo. Oggi sappiamo con certezza che peccammo sì, ma per difetto nel raccontare quei fatti assolutamente veri.
E che dire delle fake news grilline? Qualcuno pensa che davvero i parlamentari Cinquestelle non ritirino a fine mese il loro lauto stipendio, che, se coinvolti in fatti giudiziari, si dimettono perché «l'onestà prima di tutto», che da quelle parti «uno vale uno» e tutto viene deciso in modo trasparente dalla rete? Nessuna di queste affermazioni corrisponde a realtà, eppure c'è ancora chi crede, grazie a martellanti fake news, che il mondo di Grillo sia quello.
La sinistra ha sempre usato l'arma delle bufale per manipolare l'opinione pubblica e oggi teme solo di perdere l'esclusiva del metodo. Perché in questo, effettivamente, Grillo è un avversario molto temibile. È riuscito pure a fare credere di essere un modello di rettitudine morale e fiscale. Ed è questa la migliore battuta del suo vasto repertorio di comico. La migliore fake news, per rimanere in tema.

lunedì 27 novembre 2017

Perche' dalla potenza del sogno dipende la bellezza della vita


È meglio andare in vacanza, partire per un Paese straniero, incominciare una nuova impresa pieno di sogni, di attese vibranti, come se doveste scoprire qualcosa di meraviglioso, oppure essere un po' diffidente, realista? La risposta sembra scontata.

 - Dom, 26/11/2017

Chi ha aspettative troppo elevate va incontro a delusioni. Chi cerca un mondo esotico, troverà solo del falso folklore. Chi sogna paradisi incantati dovrà accontentarsi di un villaggio vacanze. Chi sognerà il successo incontrerà la delusione. Confrontata con la fantasia, la realtà è sempre più povera, squallida, piena di difetti. Eppure non consiglierei a nessuno di rinunciare al sogno. Perché chi non parte pieno di speranze ardenti, chi non si fa guidare dal vento della fantasia, non incontrerà mai nulla di meraviglioso.
Il grande archeologo Schliemann ha potuto scoprire Troia perché su quelle che per gli altri erano semplici colline brulle lui vedeva le grandi mura di Ilio, le mille navi dei greci, gli eroi, gli dei, e viveva in mezzo a loro. Quello che a noi appare un ciottolo o un frammento di argilla all'archeologo racconta la storia di una civiltà scomparsa. Chi non sogna non vede niente. Solo chi parte col senso dell'attesa, del possibile, del mistero, solo chi parte pensando quanto stupefacente sia il mondo avrà la possibilità di scoprire qualcosa di meraviglioso. Perché la meraviglia è già nei suoi occhi. È la nostra capacità di trasfigurare che ci fa vedere. E sono solo quelli capaci di sognare in grande che costruiscono le grandi opere. Ma a condizione che alla grandiosità del loro sogno corrisponda anche una lucidità del sapere, la chiarezza dell'intelligenza, una visione delle cose altrettanto ampia, uno studio altrettanto approfondito, una ricerca minuziosa, razionale.
E non basta: il sogno non deve essere mai fantasticheria, allontanarti dal reale, deve diventare progetto concreto, meta primaria della tua azione, scopo della tua vita a cui devi dedicare tutte le tue risorse fisiche e morali. E allora, quanto più sono elevati i tuoi sogni, più alate le tue fantasie, e più grande l'energia che vi avrai prodigato, più acquisterai il potere di evocare anche negli altri la tua stessa emozione, il tuo stesso desiderio e non sarai più solo nella tua ricerca.