Prima del vertice dell’Unione Europea Berlusconi aveva accusato Monti di “indeterminazione” e gli aveva suggerito di battere i pugni sul tavolo se la Merkel continuava a non capire che era urgente un accordo “anti spread” per non affondare l’Euro e l’Europa. Monti pare si sia “fortemente battuto” spuntando “qualche risultato” da non paragonare alla strepitosa vittoria ottenuta dalla nazionale di calcio italiana sulla Germania come alcuni giornali hanno scritto. In sintesi, sembra che i paesi “virtuosi”, quelli che abbiano rispettato le regole comunitarie come ha fatto l’Italia sia con il governo Berlusconi e sia con quello Monti, potranno ricorrere ai fondi “salva stati” quando lo spread (la differenza di rendimento tra i vari titoli di stato italiani con quelli tedeschi) dovesse crescere oltre certi limiti. Come era prevedibile, si sono avuti alcuni contraccolpi immediati sia in borsa che sullo spread. La prima ha aperto, e si mantiene, in miglioramento mentre lo spread e’ sceso a circa 420 punti, sempre molto alto, ma può essere considerato un buon risultato che, pero’, potrebbe essere effimero. E’ eccessiva l’euforia di alcuni quotidiani, tra cui spicca, come al solito, “La Repubblica”: “Crolla lo spread e le borse europee volano”. Lo spread e’, infatti, calato, ma il tasso complessivo d’interesse che paga l’Italia si mantiene ancora altissimo (vicino o superiore al 6%) insostenibile a lungo termine. Lo spread e’ diminuito anche per l’aumento degli interessi pagati sui Bund tedeschi, evidentemente oggi ritenuti più a rischio proprio per l’accordo raggiunto, immaginate la felicità della Merkel! La borsa di Milano ha avuto un forte aumento (+6%), ma ha recuperato una minima percentuale dell’enormi perdite dell’ultimo anno. Intendiamoci, qualcosa e’ stato fatto, ma l’euro resta un “malato molto grave”, così l’economia italiana che nel 2012 subirà, secondo Confindustria, una recessione pesantissima che si prolungherà almeno fino a metà 2013, “vanificando” con certezza il pareggio di bilancio nonostante le forti tasse applicate dall’attuale governo. Le riforme attuate “non sembrano incisive” per promuovere la crescita. L’ottimismo sulla situazione economica e finanziaria italiana e’ perciò eccessivo. Quando i mercati avranno metabolizzato i contenuti dell’accordo sottoscritto nella “famosa” notte, quasi tutto tornerà come prima. Lo “spread” potrà essere piu’ basso dell’attuale per l’ulteriore crescita dell’interesse sui Bund. I tassi sul debito pubblico resteranno stabili, o scenderanno di pochissimo, mantenendo l’intera eurozona, e l’Italia in particolare, sull’orlo del burrone e il “tracollo” improvviso e’ tutt’altro che impossibile. Tuttavia, se Monti ha avuto la fermezza, come raccontano i media, ed ha avuto la capacità di tenere testa alla Merkel, tanto di cappello! Un Monti così merita il plauso di tutti gli italiani perche’ l’accordo sembra che abbia qualcosa di buono. Qualcuno pero’ parla di bluff. L’intesa raggiunta lascia più di un dubbio circa la sua “reale fattibilità” e nei prossimi giorni sapremo la verità dalle reazioni dei mercati. La cartina di tornasole sono gli speculatori finanziari, a secondo di come reagiranno sapremo se l’intesa del 29 giugno vale qualche cosa.
giovedì 5 luglio 2012
Finalmente Casini ha fatto chiarezza.
Meno male che il “casinista” Casini ha svelato le sue intenzioni (per niente misteriose, anzi talmente chiare che si sapevano da sempre), ora sarebbe “demenziale” se Alfano continuasse a fargli la corte. Casini, insieme a Fini e a Follini (ricordate chi era?) hanno minato volutamente il centrodestra. Casini e’ uno dei “maggiori responsabili” della disastrosa situazione nella quale si trova l’Italia. “Pierfurbi” rappresenta “il peggio del peggio” della classe politica italiana e in un Paese serio non prenderebbe un voto che e’ uno e, per campare, dovrebbe fare il lavapiatti. Bene, molto bene, anzi benissimo che “Pierfurbi abbia deciso di affiancare e poi entrare nel Pd. Lo avrebbe fatto comunque anche da possibile futuro alleato del Pdl che avrebbe certamente, prima o poi, “tradito” come Fini e Follini per confluire nel Pd. Dio li fa e poi li accoppia. E’ naturale che questa “accozzaglia” di “cattocomunisti”, che rappresentano la vecchia politica, stringano un patto tra loro per sopravvivere incapaci di una politica economica, ma solo di ricercare il loro “utile personale” e il “potere”. La situazione nel centrosinistra e’ la seguente. Bersani e ben felice di allearsi con Casini che pone il veto a Di Pietro. Invece Vendola vuole che anche Di Pietro entri a far parate della ”armata Brancaleone”. Ed allora? Faranno un “accordo fittizio” per andare al governo, ma poi, come abbiamo gia’ visto un paio di volte, dopo pochi mesi si andrà di nuove ad elezioni perche’ saranno evidenti le loro contraddizioni che gli impediranno di trovare accordi unitari per governare. E “Gianfrego” Fini? Il “poveretto” ed il suo Fli non interessa piu’ a nessuno. Quando si voterà nella primavera 2013, molto probabilmente lui ed i suoi “accoliti” rimarranno fuori dal Parlamento per non superare lo sbarramento minino dei voti necessari.
Il "miraggio" del posto fisso.
I poveri in Russia rimpiangono l’Unione Sovietica. A loro poco importa che oggi il Paese sia più ricco, che si voti, che si possa viaggiare, che si possa perfino criticare il governo: importa che prima lo Stato gli offriva un lavoro, dunque un minimo reddito, e oggi no. La mentalità di chi e’ “veramente povero” e’ la stessa in ogni tempo e luogo. Chi e’ alla disperazione e’ felice anche del minimo e per averlo e’ disposto a rinunciare a beni importanti. A cominciare dalla libertà. Ad un massimo di libertà corrisponde un massimo di “responsabilità” e di “insicurezza”, ad un massimo di “schiavitù” corrisponde un massimo di “irresponsabilità” e di “sicurezza”. Ecco perché c’e’ chi rimpiange l’Unione Sovietica. Quello Stato “faceva finta di pagare i lavoratori che facevano finta di lavorare”, ma li assumeva tutti. Chi non e’ sicuro di procurarsi una “pagnotta” e’ pronto a “riverire” chi, in cambio della sua libertà e della sua dignità, quella pagnotta gliela assicura. Questa mentalità non e’ solo russa. Mentre l’americano ha nel suo Dna lo spirito dei “pionieri” e accetta di essere licenziato, l’italiano ha nel suo Dna la paura delle “invasioni barbariche”, della fame, del padrone crudele e dell’insicurezza. Per questo “adora” l’impiego statale. La paga e’ bassa ma non ci si strapazza (“si fa finta di lavorare”) e soprattutto si e’ sicuri di mangiare, seppure poco, ma fino alla morte, meglio di niente. Anche la legislazione sul lavoro privato tende a farlo somigliare quanto più e’ possibile a quello statale, cercando di evitare soprattutto il massimo pericolo: quello di essere licenziati e ributtati sul mercato e lottare per trovarsi un altro impiego, come ormai avviene in tutti i Paesi del mondo. Da questo nasce una concezione “tipicamente” italiana del lavoro che i giovani considerano “normale”. Non pensano tanto ad acquistare un’abilità (come ce l’ha l’idraulico, l’elettricista’, il falegname, il muratore, il chirurgo, l’ingegnere ecc.) che sia poi “richiesta e ben pagata” dal mercato. Si pensa al “miracolo di un’assunzione statale” che assicuri uno stipendio minimo vita natural durante, anche se non si sa far niente. Per questo uno dei mestieri più “ambiti”, e per il quale ci si fa raccomandare, e’ quello di portalettere: li basta saper leggere gli indirizzi.
sabato 30 giugno 2012
Prodi cerco' di regalare la Sme all'Ingegnere De Benedetti.
di redazione (da “Libero”, 29 giugno 2012)
Le rivelazioni contenute nel libro intervista “L’inganno di Tangentopoli: Dialogo sull’Italia e vent’anni da Mani Pulite”.
“Privatizzazioni addomesticate, tangenti dimenticate, stragi senza colpevoli. Per poter davvero chiudere i conti con la Prima Repubblica e con la propria esperienza politica, Renato Altissimo, ex ministro dell’Industria ed ex segretario del Partito liberale italiano, vuole almeno alzare il sipario e svelare qualche retroscena di quella stagione. Lo fa, insieme al giornalista Gaetano Pedullà, in un libro intervista, L’inganno di Tangentopoli. Dialogo sull’Italia e vent’anni da Mani Pulite (Marsilio, 176 pagg., 15 euro), che consentirà di accettare un’eredità con beneficio d’inventario. Perché «vorrà dire qualcosa o no se in Italia l’ultimo ministro delle Finanze proveniente dai partiti sia stato Paolo Cirino Pomicino. Tutti quelli venuti dopo erano tecnici, professori, scienziati. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti»”, spiega Andrea Morigi su Libero in edicola oggi. E tra le altre rivelazioni contenute nel libro ce n’è una più scottante delle altre: “Romano Prodi cercò di regalare la Sme all’Ignegner De Benedetti”‘. L’ex leader del Pli, Altissimo, racconta che gli americani offrivano 3.500 miliardi, ma Prodi cedette all’editore di Repubblica per 497 miliardi. Una sproporzione mostruosa.
venerdì 29 giugno 2012
Italia e Spagna, una lezione alla Germania.
Scritto da : Bartolomeo Di Monaco
29 giugno 2012
La Grecia non ci è riuscita a fermare la Germania, ma l’Italia le ha dato una lezione di calcio coi fiocchi, umiliandola. Il gol della Germania è venuto nei minuti di recupero per un rigore concesso dall’arbitro, che però non si è accorto che il nostro giocatore era stato prima trattenuto dall’avversario.
Comunque per tutta la partita l’Italia ha tenuto sotto scacco i tedeschi e ha avuto altre occasioni da gol dopo quelle magistralmente raccolte da Mario Balotelli, che ha firmato due gol da fuoriclasse.
A Kiev, domenica, disputeranno la finale, dunque, Spagna e Italia, due Nazioni che la Germania ha tentato in tutti i modi di ridicolizzare sul piano politico e economico, grazie alla strafottenza della cancelliera Angela Merkel.
Prandelli meglio di Monti. Il Ct della nostra nazionale non ha avuto timori reverenziali nei confronti dei tedeschi, al contrario di quanto accade al nostro presidente del Consiglio, che ad ogni starnuto della Merkel, si piega in due dalla paura.
Vedremo che cosa riuscirà a portare a casa nella trattativa con la donna che lo ha voluto alla guida del nostro governo, con il beneplacito di Giorgio Napolitano, ma ciò che si è letto sulla prima giornata non è affatto consolante.
Prandelli a casa ci ha portato la finale del campionato europeo, un risultato di prestigio, che ci vedrà opposti ad un’altra Nazione che ha fatto la storia della civiltà occidentale.
Grecia, Spagna e Italia, ossia il sud dell’Europa, tanto schernito e vilipeso, balza alla ribalta della cronaca sportiva e umilia la potente Germania, la favorita della competizione, apparsa fiera e baldanzosa sin dal principio.
Ieri sera i suoi tifosi avevano la coda tra le gambe, però, e i nostri tifosi la facevano da padroni sulle tribune, con un’Italia che ha praticamente graziato la Germania di un risultato assai più disastroso.
Certo, non sarà la sconfitta patita ad opera della nazionale di uno Stato che il duo Monti-Napolitano ha ridotto a vassallo della Nazione tedesca, che potrà ammorbidire la boria della Merkel, ma se Monti saprà essere il Prandelli della situazione, potremmo uscire dal confronto, non più umiliati, ma a testa alta, pronti a mostrare ai tedeschi che, insieme con gli altri Paesi dell’euro, potremmo infliggergli ben più di due reti, e con tale forza da ridurre la loro economia ad una macchina impazzita incapace di varcare con i propri prodotti le frontiere altrui.
Se li dovranno mangiare a casa loro fino a scoppiare di indigestione.
Le pensioni d'oro.
Ricalcolate le pensioni d'oro
Scritto da Federico Punzi
mercoledì 27 giugno 2012
L'elenco è incompletoCom'è noto le pensioni d'oro costituiscono uno scandalo tutto italiano, che ha contribuito non poco al dissesto delle nostre finanze e all'esplosione del debito pubblico. Si tratta di assegni molto cospicui: 90 mila, 150 mila, 200 mila euro lordi l'anno e oltre (senza considerare chi cumula fino a tre trattamenti).
Ne usufruiscono, spesso a partire da un'età non molto avanzata (ben prima dei 60 anni, a volte persino prima dei 50), soprattutto gli appartenenti alle varie "caste" statali: manager pubblici, uomini delle istituzioni, magistrati, professori universitari. A tutti gli effetti pensioni d'oro anche quegli assegni più modesti ma percepiti fin da una "tenera" età: le famigerate baby-pensioni ai trenta-quarantenni. Abbiamo smesso da tempo di concederne di nuove, ma un esercito di persone continua a percepirle. Una proposta concreta per limitare almeno i casi più osceni di tale fenomeno non è giunta dal governo dei professori impegnato nella spending review, ma da un deputato del Pdl, Guido Crosetto: un "tetto" di 6 mila euro netti mensili alle pensioni «erogate in base al sistema retributivo», e di 10 mila in caso di "cumulo" di più trattamenti pensionistici con gestioni previdenziali pubbliche, ovviamente «fatti salvi le pensioni e i vitalizi corrisposti esclusivamente in base al sistema contributivo».
La proposta era contenuta in un emendamento al decreto sulla revisione della spesa (quello con la nomina di Enrico Bondi a commissario), all'esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera. Il governo Monti però ha stoppato in commissione l'emendamento Crosetto, impegnandosi ad affrontare il tema nel decreto con i primi tagli veri della spending review, che dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri la prossima settimana. Il sospetto è che "burocrate non taglia pensione a burocrate", ma è certo che sui tagli alla spesa pubblica in generale, e le pensioni d'oro in particolare, il governo si gioca la faccia con l'opinione pubblica ma anche con l'Europa.
Il tema delle pensioni d'oro era stato soltanto sfiorato dalla riforma delle pensioni approvata a dicembre, con lo stop temporaneo alla rivalutazione degli assegni oltre i 1.400 euro (non così dorati) e i contributi di solidarietà del 5, 10 e 15% rispettivamente sui trattamenti oltre i 90 mila, i 150 mila e i 200 mila euro lordi.
Misure una tantum che però non hanno tenuto in alcuna considerazione il modo in cui questi "tesoretti" si sono formati nel tempo. Molto difficile arrivare a guadagnarsi una pensione così dorata con il sistema contributivo. La maggior parte di esse, infatti, sono maturate sotto il regime retributivo o misto.
Il modo più equo per intervenire non è certo imponendo contributi di solidarietà indiscriminati, né "tetti" validi per tutti, ma procedere ad un ricalcolo delle pensioni d'oro sulla base dei contributi effettivamente versati, fissando una soglia di esclusione (per esempio, 3-4.000 euro lordi mensili), al di sotto della quale non si effettua il ricalcolo e, per coloro che la superano, non potrà scendere il nuovo assegno. Il risultato sarebbe quello di debellare l'oscenità delle pensioni d'oro, ma secondo un criterio di merito, per cui avrà comunque di più chi ha versato più contributi.
15 gennaio 2008. Marco Fedi ha preso per i fondelli i pendionati.
MARTEDÌ 15 GENNAIO 2008
Confusione e preoccupazione su indebiti INPS: “Nuovo Paese” a colloquio con Marco Fedi
ADELAIDE - Molti pensionati hanno avuto una comunicazione dall’INPS che li informa che, sulla base dei redditi dichiarati per gli anni 2004-2005, si è accumulato un debito. Questo debito in alcuni casi è di pochi dollari ma in altre situazioni è di miglia di dollari.
Sull’argomento Nuovo Paese ha rivolto qualche domanda al deputato per la ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Marco Fedi.
Ci puoi dire qualcosa sulla dimensione del problema, in altre parole di quanti pensionati stiamo parlando, i dati generali nel mondo ed in Australia? Che cosa ha dato origine al debito e chi ha la maggiore responsabilità per gli errori nei calcoli?
L’INPS ha comunicato che complessivamente la situazione debitoria riguarda circa 50mila pensionati. Immagino molti di questi vivano in Paesi ad economia avanzata e valuta forte, quindi America del Nord, Oceania, Europa.
In queste aree, a causa di prestazioni estere elevate pagate dal Paese di residenza, e per i paesi extra-euro anche agli effetti valutari, si hanno le situazioni più difficili. L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. È evidente che in queste condizioni possono maturare degli indebiti anche consistenti sulle prestazioni aggiuntive legate al reddito come gli assegni al nucleo famigliare, le maggiorazioni sociali, il trattamento minimo. Se è vero che il pensionato ha il dovere di comunicare i cambiamenti reddituali intervenuti, è altrettanto vero che gli utenti, quindi i pensionati, devono avere la possibilità di effettuare la comunicazione in modo efficiente ed in tempi rapidi. La verifica annuale rimane lo strumento più adeguato. Anche perché le variazioni valutarie del rapporto, ad esempio, dollaro australiano/euro, possono rappresentare una variabile consistente nell’arco di un anno e costituire da sola ragione d’indebito. In assenza di una procedura immediata e diretta che consenta la comunicazione annuale dei propri redditi, procedura che può essere concordata con i Patronati, la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS.
Mi pare che il recupero del debito può essere effettuato da una trattenuta fino al 20% della pensione. Vi è consapevolezza a livello di governo delle difficoltà che una tale trattenuta può avere sui pensionati che hanno un tenore di vita più basso nella società per cui ogni centesimo della loro pensione è importante?
La legge già prevede dei meccanismi automatici per il recupero degli indebiti: massimo 1/5 della pensione facendo salvo il trattamento minimo e senza interessi legali. In effetti, su questo fronte la finanziaria 2008 non ha concesso assolutamente nulla. L’INPS deve applicare le disposizioni vigenti. All’Istituto della previdenza sociale chiediamo semmai, semplicemente, di applicare sempre la legge. Ai pensionati ed ai patronati di monitorare l’applicazione della legge. In ogni caso, per ogni violazione, ci si può rivolgere alle Direzioni competenti dell’Istituto ed anche, in casi estremi, alla magistratura. Non sono accettabili, ad esempio, recuperi con importi superiori al quinto oppure la sospensione della pensione. Molti pensionati contano oggi sulla pensione italiana ai fini della sopravvivenza: l’indebito stesso crea una situazione di fortissimo disagio che condanno senza mezzi termini.
Come parlamentare italiano che rappresenta anche i pensionati italiani in Australia cosa hai fatto e quale è stato l'atteggiamento dei tuoi colleghi parlamentari all'estero nel parlamento nazionale?
Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla. Abbiamo posto costantemente la questione all’attenzione del Governo: sia in sede di attività di controllo parlamentare, con interrogazioni e quesiti, che in sede di approvazione della finanziaria, sia come emendamenti che come ordini del giorno. I colleghi parlamentari eletti all’estero hanno lavorato in questa stessa direzione anche al Senato. La commissione bilancio del Senato ha riproposto una soluzione che già esisteva: recupero non superiore ad 1/5, salvaguardando il trattamento minimo e senza interessi legali. Evidentemente non si sapeva che già le norme esistevano. Ritengo che la questione debba essere posta in termini assolutamente chiari: non abbiamo chiesto privilegi ma la presa d’atto che lo Stato italiano, in questo caso l’INPS, all’estero, non riesce a garantire lo stesso livello di qualità nei servizi e la necessaria trasparenza nel rapporto con gli utenti, quindi i pensionati. Si tratta di una questione che attiene alla sfera dei diritti di cittadinanza. E chiediamo la possibilità di avere a regime un sistema efficiente di dichiarazione e verifica dei redditi tale da evitare la formazione di indebiti. La sanatoria risponde alla necessità di prendere atto che questa situazione esiste, che crea incertezza rispetto al diritto pensionistico maturato, insicurezza nel rapporto con lo Stato italiano ed apprensione relativamente alle proprie capacità di gestione del reddito individuale e famigliare. Non è una bella situazione.
Come ha risposto il Governo Prodi a questa problematica e come si distingue dall'atteggiamento dell'opposizione e dal governo precedente?
Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. L’opposizione continua in modo strumentale a proclamare che Prodi ha fatto regali agli italiani all’estero e non si impegna a prospettare soluzioni alternative. Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, che le procedure di recupero sono comunque lente e comportano un costo sotto il profilo amministrativo, che hanno come Istituto delle responsabilità evidenti non avendo effettuato le verifiche reddituali ogni anno anche all’estero e che si perpetua il meccanismo del “pago oggi” – anche con la quattordicesima è andata così – “poi si vedrà”.
Che consigli puoi dare ai pensionati e alla comunità in generale per affrontare questo problema?
Ai pensionati ed alla comunità di rimanere calmi. Anche questa ultima iniziativa comunicativa dell’INPS lascia molto a desiderare: è possibile inoltrare nuovamente i propri redditi ma senza sapere quali redditi sono stati effettivamente considerati dall’Istituto (non quelli inseriti dal
Patronato!) quali i cambi adottati per le valute diverse dall’euro, quali i redditi esclusi e poi il conteggio. Il conteggio è il come si è arrivati a quell’importo ma soprattutto il quando si estinguerà il debito, il cosiddetto piano di recupero. In quante mensilità l’INPS effettuerà il recupero. Invece vi è una comunicazione di indebito senza conteggio. Al buio il pensionato, ed anche il Patronato che lo assiste, deve rispondere senza sapere quando e come avrà inizio e fine l’azione di recupero. Non è possibile in queste condizioni tutelare i propri diritti. Chiederemo all’INPS di modificare le procedure rendendole più chiare e trasparenti: la comunità può attivarsi con petizioni e prese di posizione forti nei confronti del Governo.
E’ ancora possibile convincere il governo del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?
Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria. In ogni caso noi continueremo la nostra azione di proposta. Sono convinto che in ogni caso il nostro compito primario è quello di rendere effettiva la parità di trattamento a tutti i livelli e questo del rapporto con le amministrazioni dello Stato è sicuramente uno degli aspetti centrali: anche ottenere un certificato di nascita o registrare un matrimonio o divorzio è ancora un problema. La nostra presenza in Parlamento deve riuscire a migliorare anche questi aspetti.
(Frank Barbaro, direttore Nuovo Paese/Inform)
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