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lunedì 13 marzo 2017

Il Papa e 4 anni di rivoluzione. A parole

  Il Papa e 4 anni di rivoluzione. A parole

Francesco è papa da quattro anni, e lo possiamo ormai definire il papa delle sorprese. Per dire la prima racconto - con un atto di autocritica - la mia, di sorpresa: mentre si teneva il conclave, in una trasmissione televisiva mi venne chiesto chi sarebbe stato il nuovo pontefice: «Non ne ho idea - risposi -, ma di certo non si chiamerà Francesco».

Che ai nostri giorni un successore di Pietro abbia un atteggiamento francescano è una bella novità, anche se più mediatica che di sostanza. Sembra che alloggiarlo al Santa Marta comporti un costo organizzativo più alto che se fosse rimasto nell'appartamento in Vaticano, e far portare la borsa a un collaboratore non costerebbe niente. Sono ben altre le spese sulle quali la Santa Sede potrebbe e dovrebbe tagliare. Ma di certo piace il segno simbolico che Francesco ha voluto manifestare.
Ci sono state anche aperture attese, per esempio quelle verso il mondo omosessuale, verso quei povericristi dei divorziati, segnali di maggiore apertura verso l'esercito femminile di suore, che nella Chiesa fanno ma non contano, di maggiore durezza (per ora davvero troppo teorica) verso l'intollerabile cancro della pedofilia nel clero. Altri potranno, meglio di me, elencare segnali di cambiamento nell'organizzazione della curia e delle finanze vaticane, nella liturgia e puranco nella teologia.
La sensazione di fondo, tuttavia, è che si tratti della promessa di una rivoluzione e non di una rivoluzione; ovvero che, come nel coro dell'Aida, si canti «Partiam! Partiam!», senza mai muoversi davvero. E provocando l'identico struggimento senza esito.
I risultati sono evidenti anche a un laico e non credente. La tenerezza che suscita questo papa, la sua abilità mediatica, il suo non sbandierare la minaccia dell'inferno ha portato nuove o rinnovate simpatie alla Chiesa; d'altra parte ha irritato, anche sconvolto e fatto infuriare, i tradizionalisti, i conservatori, che sono in genere i detentori delle leve del potere, anche intorno agli altari. Gente che non ama sentir cantare «Partiam! Partiam!».
Se non si vuole credere che Francesco come il Gattopardo finga che tutto cambi affinché nulla cambi - si può supporre che senta di non avere le forze, né il tempo, per compiere la rivoluzione. Si può credere che il suo sia un comportamento prudente e strategico - non dimentichiamo mai che è pur sempre un gesuita per preparare il terreno al vero cambiamento: una Chiesa più vicina agli uomini che al sacro, di per sé immutabile.
Di certo gli auguriamo lunga vita. E che possa scegliersi il successore: magari donna. Allora sì.
@GBGuerri

giovedì 2 febbraio 2017

Facebook, strumento utile ma pericoloso



 Giorgia Favretto, Classe 2.a B Liceo classico F. Petrarca - Trieste

Indispensabile per mobilitare i giovani in tempo reale per feste o manifestazioni quanto ricco di insidie per gli ingenui.


La chiamano Facebookmania: da innocuo metodo di comunicazione a pericolo dei nostri tempi. Facebook è ormai entrato prepotentemente nella vita di tutti, in particolare giovani ma non solo; il re dei social network ha sedotto anche gli adulti e, per quanto possa risultare incredibile, anche i più anziani. 

Tutti caduti nella rete virtuale del sito che sembra essere diventato pericoloso per la nostra salute e la nostra riservatezza

Da quando la piattaforma virtuale, creata da Mark Zuckerberg nel 2004, inizialmente pensata come un portale tra studenti universitari americani, è stata aperta anche agli esterni, la corsa di Facebook è diventata inarrestabile e oggi il social network supera i 100 milioni di iscritti in tutto il mondo.

Esso permette alle persone di qualsiasi età di condividere i propri pensieri, di restare in contatto con vecchie e nuove conoscenze, di condividere momenti della propria vita con foto o video. Dunque, in principio, il progetto era partito in modo innocuo e per consentire una comunicazione più rapida e semplice e meno dispendiosa fra le persone. Ma per quanto inizialmente la piattaforma volesse essere inoffensiva, oggi, a distanza di pochi anni dalla sua creazione, è diventata una vera e propria dipendenza da connessione, una malattia che sta colpendo tutti attraverso lo schermo di computer, cellulari o tablet, uno strumento di esibizionismo e distruzione della propria riservatezza.
La dipendenza sembra essere dovuta a un grande senso di sicurezza che questo sito riesce a fornire, a un innalzamento dell’autostima dell’individuo dal momento che può creare una falsa (e per lui migliore) immagine di sé e alla sensazione di aver tutto sotto il proprio controllo. Senza dubbio si tratta di sensazioni irreali ma che vengono percepite come concrete.
Ma si può parlare veramente di malattia? Sì, perché si parla di un problema che rientra a tutti gli effetti nell’ambito della salute mentale, che presenta sintomi e porta a disagi psicologici

I sintomi sono chiari: la persona non riesce a allontanarsi dalla rete sociale perché desiderosa di leggere ciò che gli altri hanno scritto online o vedere quello che hanno condiviso pubblicamente, essa finisce per trascurare le relazioni umane reali, quelle in cui si può toccare la persona con cui si sta parlando o banalmente vederla e ascoltarla e non leggere ciò che scrive in una chat o in un messaggio di posta

Tutto questo conduce a un desiderio inefrenabile di controllare ogni cosa, poiché il virtuale è molto più facile da gestire, in quanto spoglio di tutte quelle sottigliezze che caratterizzano invece i rapporti reali. 

Il fenomeno che però colpisce maggiormente gli individui è noto come “problema delle false personalità di Facebook”: le persone, forse per vergogna del proprio essere, del proprio aspetto o del proprio carattere, forse per evadere dalla vita reale, decidono di assumere un’altra identità, un’identità diversa dalla propria e così possono incorrere in reali stati mentali paranoidei. Ma non finisce qui. 

Facebook è diventato talmente insidioso e qualsivoglia indispensabile nelle vite di ognuno che spesso si possono riscontrare sintomi di astinenza che si traducono in malessere psicofisico.
Ma i pericoli finiscono qui? No. Facebook è diventato un modo concreto per dare fuoco alla propria riservatezza e ciò è dovuto ad una scarsa cultura informatica e ad una mancanza di buon senso. 

Visto come un semplice divertimento in rete, corrisponde esattamente al nome che porta: “Facebook”, tradotto in italiano “Faccialibro”. Esatto. È veramente un libro, un catalogo, in cui sono ben esposte le facce di tutti i suoi utenti e, considerando che sono più di cento milioni, cento milioni di persone sono facilmente rintracciabili da chiunque

Chiunque può avere a portata di mano questo elenco di facce e nomi.
Chi di noi darebbe una foto di sé, il suo nome e cognome a uno sconosciuto che incontra per strada? Nessuno, ma quasi tutti espongono in bella vista, in un sito internet a cui qualsiasi persona può accedere, una serie di foto che li ritraggono in ogni situazione e in ogni momento. In questo modo ogni individuo può vedere che aspetto hanno, leggere il loro nome, sapere chi sono, dove abitano, che luoghi frequentano e facilmente ricondursi a loro.
È inutile parlare delle eventuali opzioni per mantenere un certo grado di riservatezza perchè la maggior parte degli utenti iscritti a Facebook usano il social network in maniera insensata

Oltretutto non tutti sanno quanto sia difficile o addirittura impossibile togliere una foto resa pubblica in rete; infatti questa, anche se cancellata dal sito comunque rimarrà nei server e online e può essere individuata e scaricata da chiunque.

Quando la si rende pubblica, chiunque la scarichi può farne ciò che vuole, può abusare dell’ immagine di chi appare, può caricarla in altri siti, può farne l’uso che più preferisce, sia positivo sia negativo. A tutto questo la maggior parte delle persone rispondono con la tipica frase “ma perché dovrebbe capitare proprio a me?” ma nel frattempo non si può sapere se si è stati presi di mira da qualcuno.
Dunque bisogna capire che ci sono persone che fanno un buon uso di Facebook ma anche chi lo usa come strumento per fare violenza, pedofilia, bullismo e quant’altro. 

Quante volte abbiamo visti messaggi offensivi, insulti, immagini provocatorie riempire la nostra home o quante volte ci sono arrivate richieste d’amicizia di persone che non conosciamo?
Il social network e' pericoloso per una lista infinita di motivi, ma è giusto mettere in evidenza anche i pregi che il sito fornisce.  


VANTAGGI:

- LA COMUNICAZIONE E L’INFORMAZIONE AVVENGONO IN TEMPO REALE: è un metodo veloce che permette di comunicare in tempo reale a qualsiasi distanza ci si trovi e con qualunque parte del mondo. Così facendo si sono diminuite le distanze e le informazioni vengono scambiate istantaneamente e si può sempre essere aggiornati sui fatti di cronaca, su aggiornamenti culturali o anche semplicemente su come sta un nostro amico o parente che vive lontano.

- LA COMUNICAZIONE E L’INFORMAZIONE SONO GLOBALI: i nuovi mezzi di comunicazione mettono in contatto tutte le persone in tutti gli stati e le città del mondo!

- SONO MEZZI DI COMUNICAZIONE COMODI: è possibile usufruirne comodamente da casa o in ufficio o a scuola. Non c’è più bisogno di andare dal giornalaio a comprare il quotidiano per sapere cosa accade nel mondo o andare in biblioteca per fare una piccola ricerca.

-MANTENGONO E INCREMENTANO I RAPPORTI INTERPERSONALIil social network più famoso al mondo è riuscito infatti nell’intento di far riallacciare i contatti con alcune persone delle quali si pensava aver perso completamente le tracce. Inoltre si può considerare un ottimo strumento per fare nuove amicizie e nuove conoscenze e quindi ampliare la propria rete sociale.

SVANTAGGI:

- PERDITA DEL CONTATTO CON IL MONDO REALE: ne risente il rapporto diretto e il confronto sia fra amici che fra coppie. Infatti si è completamente persa la bellezza che contraddistingue il guardarsi mentre ci si confronta e il far trasparire le proprie emozioni tramite la mimica facciale, aumentando anche la possibilità di mentire e mantenere la relazione ad un livello più distaccato e freddo.

-CREAZIONE DI UNA NUOVA IDENTITA’: il distacco fisico ha portato inoltre molte persone a volersi e potersi costruire una nuova identità a proprio piacimento,non rispecchiando quella che è davvero nella realtà. Questo ingrediente può essere anche visto  come un vantaggio, per tutte quelle persone che per proprie caratteristiche hanno difficoltà a comunicare e a creare dei rapporti.

- INTERNET NASCONDE MOLTE INSIDIE E IL SUO UTILIZZO DEVE ESSERE CONTROLLATO DAGLI ADULTI:  in rete si trovano tantissime informazioni molte delle quali sono sbagliate.

- CREA DIPENDENZA: questa dipendenza è molto diffusa e ultimamente sta contagiando sempre più persone e come avviene nelle altre dipendenze è causa di molti problemi. L' assuefazione dai social network potrebbe essere causata dalla fermezza e dalla socialità che questi siti sono appunto in grado di fornire grazie alle loro infinite applicazioni. Come le altre dipendenze, porta le proprie conseguenze e i propri problemi. Quelli più riscontrati a causa di questa patologia sono l’emicrania (l’effetto più diffuso), la tachicardia e una ipersudorazione. Purtroppo questa dipendenza, anche se può sembrare una utopia, si sta diffondendo a macchia d’olio. 
La dipendenza dai social network fa perdere ogni contatto con la realtà ed anche la voglia di vivere i rapporti in maniera più concreta e “umana”.

-PERDITA DELLA PRIVACY: un altro svantaggio portato da questi social network è quello della perdita della privacy in quanto i siti sono organizzati in modo tale da poter condividere tutto della propria vita, da semplici foto ricordo a pensieri profondi,intimi e privati, letti da chiunque abbia la possibilità di accedere al contatto. Diventa soggettivo scegliere cosa pubblicare e a chi dare la possibilità di scoprirlo ed eventualmente commentarlo. Si affrontano anche gli eventuali effetti negativi, per gli utenti che affidano le loro informazioni personali alla rete. Al rischio relativo alla privacy, si aggiunge il pericolo del cosiddetto “furto di identità”

è facile creare identità fittizie, appropriarsi del nome di un’altra persona e addirittura dell’identità, grazie ai dati pubblicati sul sito.


domenica 1 gennaio 2017

Il Papa: "Internet e i legami solo virtuali ci fanno "orfani" spirituali"

Il Papa: «Internet e i legami solo 
virtuali ci fanno “orfani” spirituali»

Francesco ha celebrato la prima Messa dell’anno in San Pietro con i cardinali e vescovi della Curia Romana e alla presenza degli ambasciatori dei Paesi che hanno rapporti con la Santa Sede

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«La perdita dei legami che ci uniscono, tipica della nostra cultura frammentata e divisa, fa sì che cresca questo senso di orfanezza e perciò di grande vuoto e solitudine. E anche Internet causa una «mancanza di contatto fisico e non virtuale che va cauterizzando i nostri cuori facendo perdere ad essi la capacità della tenerezza e dello stupore, della pietà e della compassione». ». Papa Francesco ha celebrato la prima Messa dell’anno in San Pietro con i cardinali e vescovi della Curia Romana e alla presenza degli ambasciatori dei Paesi che hanno rapporti con la Santa Sede.
«Noi come Caino»
Nell’omelia il Santo Padre ha detto che : «L’orfanezza spirituale ci fa perdere la memoria di quello che significa essere figli, essere nipoti, essere genitori, essere nonni, essere amici, essere credenti. Ci fa perdere la memoria del valore del gioco, del canto, del riso, del riposo, della gratuità. E quella che portò Caino a dire: `Sono forse io il custode di mio fratello?´, come a dichiarare: lui non mi appartiene, non lo riconosco». Secondo Bergoglio, si tratta di un cancro che silenziosamente logora e degrada l’anima. E così ci degradiamo a poco a poco, dal momento che nessuno ci appartiene e noi non apparteniamo a nessuno: degrado la terra perché non mi appartiene, degrado gli altri perché non mi appartengono, degrado Dio perché non gli appartengo. E finiamo per degradare noi stessi perché dimentichiamo chi siamo, quale `nome´ divino abbiamo».
L’elogio delle madri
Papa Francesco ha poi parlato della Madonna: «donna di poche parole, senza grandi discorsi né protagonismi ma con uno sguardo attento che sa custodire la vita e la missione del suo Figlio e, perciò, di tutto quello che Lui ama». E quindi delle madri «umane»: «Le madri sono l’antidoto più forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie. Una società senza madri sarebbe non soltanto una società fredda, ma una società che ha perduto il cuore, che ha perduto il `sapore di famiglia´». E ha poi aggiunto: «Una società senza madri sarebbe una società senza pietà, che ha lasciato il posto soltanto al calcolo e alla speculazione. Perché le madri, perfino nei momenti peggiori, sanno testimoniare la tenerezza, la dedizione incondizionata, la forza della speranza. Ho imparato molto da quelle madri che, avendo i figli in carcere o prostrati in un letto di ospedale o soggiogati dalla schiavitù della droga, col freddo e il caldo, con la pioggia e la siccità, non si arrendono e continuano a lottare per dare loro il meglio. O quelle madri che, nei campi-profughi, o addirittura in mezzo alla guerra, riescono ad abbracciare e a sostenere senza vacillare la sofferenza dei loro figli».
La preghiera in cinese
Si è pregato anche in cinese nella Basilica di San Pietro, nella messa di Capodanno. E la preghiera era quella per i governanti e i giudici: «Il Signore faccia crescere in loro l’amore per la verità e li rafforzi nel servizio alla giustizia». Per la pace nel mondo si è poi pregato in tedesco.

mercoledì 21 dicembre 2016

I grillini votati per odiare non per governare

Per i pentastellati quello di Roma non è un incidente di percorso, ma la materializzazione di un molteplice tradimento della credulità popolare

Forse non ne subiranno un danno elettorale, giacché nessun elettore ha mai pensato di farsi governare da un'accolita di logorroici incompetenti. Li hanno coperti di voti in odio agli altri.
Le loro vittorie avrebbero dovuto comportare l'avvento della massima trasparenza e la fine degli accordi riservati, dei conciliaboli segreti, delle camarille in corridoio. Si stanno producendo in riunioni notturne, faide interne, denunce incrociate. Il video streaming lo hanno lasciato agli allocchi, mentre loro non fanno trapelare neanche la sede in cui si riuniscono. Con gli ortotteri vincenti sarebbe stata sconfitta l'arroganza invadente dei partiti, i cui esponenti erano sollecitati ad andare a fare... altrove. 
Assistiamo all'opposto: proprietari di un non partito, senza manco uno straccio d'investitura democratica, che commissariano enti locali, si sostituiscono agli eletti, dettano le condizioni perché quelli possano restare dove si trovano. Decantarono le primarie on line quale trionfo della democrazia dal basso e la sconfitta delle lobbies, salvo poi prendere atto che quello è il sistema più semplice e meno oneroso affinché le lobbies s'impadroniscano della cosa pubblica, talché le cordate che si trovano dietro questo o quell'eletto sono il coagulo dell'affarismo sgomitante e dell'arroganza tracotante. Solo gli eletti avrebbero dovuto contare, quali portavoce della volontà popolare, però poi il potere è stato consegnato e ancora adesso si pretende di trasferirlo in mani di persone che non solo nessuno ha mai eletto, ma manco conosciuto. Secondo loro gli indagati si sarebbero dovuti tutti dimettere, sentendosi autorizzati ad additare al pubblico disprezzo garantisti come noi, che tali restiamo anche per quel che li riguarda, vedendoli impegnati a contabilizzare avvisi di garanzia e arresti di quanti si sono scelti come compagni di potere.
Il problema non è Virginia Raggi, la cui inadeguatezza è talmente macroscopica da indurre sentimenti di umana comprensione. Il problema è chi ce l'ha messa, chi ha tollerato le conferenze stampa in cui altri rispondevano alle domande che le venivano rivolte, chi l'ha autorizzata a promettere un referendum sui giochi olimpici e poi a far finta di non averlo mai detto, chi s'è preso gioco dei cittadini e del loro voto plebiscitario. Tutto questo ha un costo, è uno spreco, comporta nuova spesa per eleggere qualcuno che, almeno lontanamente, somigli a un sindaco. Non è un incidente di percorso, ma la prova del frinire mendace.
Vabbé, passerà. Non ci scommetterei. Non nel tempo necessario. Quando i partiti della prima Repubblica subirono la concorrenza degli ecologisti ci misero lustri prima di liberarsi di un'ipocrisia verde che ancora paghiamo in bolletta. Quando quelli della seconda si trovano alle prese con il federalismo leghista fecero follie, fino al disastroso cambiamento del titolo quinto della Costituzione, voluto dalla sinistra intenzionata a competere con quel sentimento. E ora che scoppia il fenomeno dell'antipolitica sono tutti lì a fare i politici antipolitici, con Matteo Renzi che pensava anche di governare e ri-riformare la Costituzione, usando quegli argomenti. La discesa sarà lenta, anche perché la contaminazione è stata vasta. Questo, però, non riguarda solo i politici, ma ciascuno di noi, cittadini ed elettori: fin quando non si sarà disposti ad ascoltare e aiutare idee serie, non ridotte a omogeneizzato predigerito di battutine che scoppiettano come petarducci tarocchi, fin quando si riterrà che essere contro sia più utile che chiedersi a cosa essere favorevoli, meriteremo tutti d'essere presi in giro. 

E dal Campidoglio giunge lo spettacolo grottesco di quanto si possa essere scemi nel farsi prendere in giro da roba di tal fatta.


martedì 29 novembre 2016

La celebrazione della nasciata del "povero" di Betlemme e' diventata una festa "pagana" che ignora i "fratelli" poveri.


 Il Natale, che dovrebbe essere un importante momento di “raccoglimento”, e’ diventato da tempo la più grande di tutte le “farse”. E’ la festa dello “spreco”, del “superfluo”, della “ipocrisia”. In pochi riescono a sfuggire a questa convenzione sociale del tutto “pagana”, mentre dovrebbe essere la festa della “cristianità” per eccellenza. Il problema non sono i “regali” in sé, ma tutte le complicazioni che questa mentalità dello “sperpero” ci ha imposto. Che regalo fare, dove andare a prenderlo, quanti soldi spendere, quante ore di coda….. Senza considerare l’imbarazzo che si crea quando se ne riceve uno di cui non si ha assolutamente bisogno o che, semplicemente, non ci piace. Vogliamo parlare di quei bambini che, dopo aver ricevuto in un quarto d’ora i regali “che si dovrebbero ricevere nell’arco dei primi diciotto anni di vita”, riempiono di “allegria” natalizia la casa con dei “laceranti pianti isterici” perche’ voleva un giocattolo diverso?
Non c’e’ nulla di male scambiarsi regali il giorno di Natale, ne’, in fondo, di avere il piacere di fare il presepe (per chi ancora lo fa), addobbare l’albero, porte e finestre. Fa parte dei nostri usi, delle nostre tradizioni. Lo si e’ sempre fatto. Ma rendiamoci conto che “abbiamo passato il limite” tappezzando intere città (e soprattutto interi centri commerciali) di fiocchi di plastica, di luci decorative già dall’inizio di Novembre. E’ pazzesco! Non e’ decisamente troppo in anticipo? Ma chi l’ha deciso? Il fatto d’iniziare a parlare di Natale due mesi prima riduce l’intensità della gioia e della “magica” atmosfera che si dovrebbe provare durante le feste. Ma per fortuna “sembra” che sia iniziato il “rigetto” a questo “sfrenato” ed “insensato” consumismo: quest’anno le vendite non saranno ai livelli degli anni precedenti. Ma sarà vero? Sarebbe un buon segnale. In questo modo riusciremo forse a ridare il giusto valore non solo ai “doni”, ma al Natale stesso per quello che rappresenta a livello religioso. Ci aiuterà a capire che lo scambio del dono dovrebbe essere un piacere, un gesto spontaneo, non una forzatura. Dovrebbe poi farci ricordare dei poveri soli e’ abbandonati, per lo piu’ anziani, che ogni giorno sono sempre di piu’. Visitate una qualsiasi casa di riposo e vi accorgerete quanti ce ne sono. Non e’ di “moda” oggi parlare dei poveri. Eppure sappiamo tutti quanto sia grande il dramma della povertà nel mondo. Per noi cristiani dovrebbe essere uno “scandalo” insopportabile. E se la povertà e’ uno scandalo, oggi lo e’ in maniera “imperdonabile”. Nella storia umana, infatti, non ci sono mai stati tanti poveri come oggi, eppure mai il mondo e’ stato così ricco. Gesù usava il termine “fratello” solamente riferendosi ai “discepoli” e ai “poveri” e disse: “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”. A che serve la tavola sovraccarica di tanto ben di Dio quando c’e’ chi patisce o muore di fame? Cominciamo a “saziare” gli affamati, soprattutto quelli bisognosi di “affetto” perche’ soli ed abbandonati e poi, quello che ci resterà, sarà piu’ che sufficiente.

In un brano del Vangelo di Matteo Gesu’ dice: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare” e in una parabola e’ stato detto: “i poveri hanno bisogno della parola e non solo di aiuto: date col pane la vostra parola…” Si, c’è bisogno di parole e di amicizia e così il povero lo sentiremo nostro familiare, un familiare che si trova nel bisogno. Certo i poveri non sono “attraenti”, anzi normalmente “imbarazzano”. E spesso accade che allunghiamo il passo quando vediamo un povero che chiede aiuto. Eppure i poveri devono essere il “metro di giudizio” della civiltà che abbiamo creato. Avere vera attenzione dei poveri, non come si fa con i mendicanti cui si getta una monetina pensando di mettere a posto la propria coscienza, significa vedere nel loro volto quello di Gesu’. E’, infatti, nei poveri, nelle loro concrete storie, che Gesu’ si e’ identificato. E’ ai poveri che Gesu’ ha rivelato cose che ha taciuto ai sapienti e ai potenti della terra. Infatti Gesu’ conosce i poveri “per nome”, come si legge in una parabola: “….il Signore narrando di un povero e di un ricco, dice il nome del primo e tace quello dell’altro, se non per dimostrare che Dio conosce gli umili ed e’ vicino a loro, mentre non riconosce i superbi”. I poveri sono “fratelli” come li considerava Gesu’. Ecco perché cristiani sono coloro che hanno “un povero per amico” e non ambiscono all’amicizia dei potenti, dei ricchi, belli e famosi. Si, essere “cristiano” vuol dire dare amicizia ad un “povero” e invitarlo spesso a tavola soprattutto a Natale. Questa sarebbe la maniera per festeggiare “cristianamente” la nascita del “povero” di Betlemme”

lunedì 7 novembre 2016


Perche' votare SI

Giampiero Pallotta


Sono da sempre stato un “berlusconiano” convinto, questa volta non la penso come Berlusconi.

Perche’ votare “SI”?  

Perche’ D’Alema , Berlusconi, Monti, Fini, Dini, Pomicino votano NO.

La riforma mette il Paese al passo con i tempi, dopo 30 anni di tentativi.
Superamento del bicameralismo perfetto, rapporto di fiducia monocamerale, Senato di rappresentanza territoriale e di controllo istituzionale, revisione del titolo V, eliminazione dei costi della politica e degli sprechi (con il taglio degli enti inutili), ampliamento della partecipazione dei cittadini alla vita politica, rappresentanza di genere in Costituzione, snellimento della macchina burocratica, eliminazione dei contenziosi.

Lo Stato centrale è più forte, il Governo più stabile
Il Governo e’ più stabile poiche’ legato da un rapporto fiduciario con una sola camera, che gli garantisce tempi certi nell’analisi e nell’approvazione dei provvedimenti, senza rinunciare al controllo e ai contrappesi istituzionali.

Macchina dello Stato più semplice, fine dei conflitti di competenza con le Regioni
Con la revisione del Titolo V si eliminano i conflitti di competenza fra lo Stato e le Regioni, si stabiliscono con chiarezza le materie di intervento e si stabilisce il principio dell'interesse nazionale. Si tratta di un passaggio essenziale, perché "si eviterà finalmente la confusione e la conflittualità tra Stato e Regioni che ha ingolfato negli scorsi 15 anni il lavoro della Corte Costituzionale". E, infine, materie come le grandi reti di trasporto e di navigazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale dell’energia o la formazione professionale saranno di esclusiva competenza dello Stato.

La vittoria del “SI” al referendum e’ il “punto di partenza” di una battaglia ancor più ambiziosa: quella per chiedere “riforme strutturali” in Europa. Per essere piu’ forti nell’Unione Europea, l'Italia deve presentarsi più “semplice” e sara’ piu’ credibile, con la riforma costituzionale.

Dunque, votate “SI”.

Con il “SI” scaccerebbe il passato che tornerebbe con il “No”.  D'Alema, Berlusconi, Monti, Fini, Dini, Pomicino non sono stati in grado di cambiare le cose.

Se non si cambia ora non si cambia più.

Non fatevi fregare!!

Chi vota NO raccontano soltanto un sacco di balle.

A dispetto di chi, come Luigi Di Maio (5 Stelle), in nome del ”No” stringerebbe alleanza persino con Donald Trump e lancia l'accusa “inaccettabile” di dittatura.

Se cambia l'Italia siamo più forti tutti.

E’ vergognoso votare   NO per il gusto dell'odio personale contro Renzi. C'è una variegata alleanza di quelli che dicono “No”: prima dicevano “SI”, ma hanno cambiato idea perché il loro obiettivo e’ di non cambiare nulla per mantenere i loro privilegi.

Hanno bloccato il passato non permettiamogli di bloccare il futuro.

 Chi vota NO dicono di farlo per:
Salvaguardare la democrazia oggi, è garantire la propria libera voce domani!

Una riforma che non riduce i costi, non migliora la qualità dell'iter legislativo, ma scippa la sovranità dalle mani del popolo!

Lo scempio della Costituzione attuato attraverso una riforma che sottrae poteri ai cittadini e mortifica il Parlamento!

La legge oltraggio che, calpestando la volontà del corpo elettorale, instaura un regime politico fondato sul governo del partito unico!

Scarsi pretesti, ma soprattutto... balle!!!