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giovedì 14 agosto 2008

COMITES e CGIE: Che farne? La speranza sta nei giovani?

Per via telematica, in questi ultimi giorni si è sviluppato un interessante ed sufficentemente approfondito dibattito sui Comites e sul Cgie. Ha dato l’avvio Silvana Mangione di New York, vice segretario generale Cgie per i Paesi Anglofoni. Più volte, nei mesi e negli anni passati, avevo pubblicato il mio pensiero su questi due organismi, relativamente all’esperienza personale maturata come residente a Sydney nel NSW in Australia. Dagli interventi dei partecipanti al dibattito: Massimo Seracini (UDC-USA), Giuseppe Musso (presidente Comites NSW – Australia), Ricky Filosa (direttore italiachiamaitalia) e Giovanni Zuccarello (Comites di Los Angeles), ho riscontrato che quanto ho sempre affermato è stato egregiamente ribadito da tutti i dialoganti, ma ancor più dettagliatamente e chiaramente da Silvana Mangione. I Comites sono stati istituiti con legge 23 agosto 1988, n.400 modificata con la legge 23 ottobre 2003, n.286. Il Cgie è nato con la legge del 6 novembre 1989 n.368, modificata il 18 giugno 1998, n.198 e Regolamento emanato con D.P.R. 14 settembre 1998 n.329. Quindi parliamo di organismi in attività da ben 20 anni per i Comites e da 19 anni per il Cgie. Tutti i partecipanti al dibattito hanno concordato, più o meno e con diverse sfumature, che questi due organismi non sono serviti quasi a nulla. E, purtroppo, hanno bruciato una montagna di miliardi di lire (o milioni di euro). Silvana Mangione è stata chiarissima: "una delle cose meno comprese da chiunque, per una ragione o per l’altra, si occupi del mondo degli italiani all’estero è il quadro dei compiti e delle funzioni dei Comites"; ed aggiungo: anche del Cgie. Sfortunatamente i Comites (126 sparsi in 38 Paesi) sono stati un fallimento. A questo punto cosa fare? Due le soluzioni: cancellarli o farli funzionare com’era nell’intenzione di chi li aveva concepiti e secondo le attese della comunità italiana. A mio parere il Cgie dovrebbe essere senz’altro eliminato. È stato totalmente inutile (se non per far girare il mondo gratis ai suoi componenti) ed ora potrebbe essere sostituito dai 18 parlamentari esteri, altrimenti perché li avremmo eletti? Sino ad ora il Comites, per dirla come Seracini, sono stati una istituzione invisibile, quando invece avrebbe dovuto essere la voce degli italiani nel mondo. È un po’ stucchevole il tentativo di difesa di Musso: "anche se con poche risorse i Comites lavorano ed ottengono risultati importanti a favore della comunità italiana all’estero". Per rendere credibile questa sua affermazione avrebbe dovuto allegare il conto economico (almeno del Comites che presiede) e fare l’elenco dei risultati "importanti" (almeno del suo Comites). Ci sarebbe poi molto da aggiungere a quello che sin qui è stato detto nel dibattito a proposito dell’elezioni dei vari componenti dei Comites e delle persone "cooptate", ma opportunamente è meglio soprassedere. Aggiungo soltanto che è stato indecente il vezzo di molti membri dei Comites e del Cgie di raccomandarsi ai consoli per farsi nominare "cavalieri" o "commendatori". Chi fa il proprio dovere non deve ambire a nessun titolo onorifico. Visto poi che ormai un cavalierato o una commenda non si rifiuta più a nessuno, essere cittadino "anonimo" è molto più qualificante. Nel 2009 ci saranno l’elezioni per rinnovare i Comites. Largo ai giovani! Quelli che da sempre sono sulla scena facciano un passo in dietro. Non ci rimane altro che incrociare le dita e sperare che questi benedetti giovani finiscano di teorizzare. Finalmente dimostrino concretamente di essere capaci di dare una svolta decisa non solo ai Comites, ma anche all’associazionismo italiano nel mondo che conta oltre 5.000 associazioni. La loro missione è di mantenere e rafforzare l’italianità che i "Giganti" (gli emigranti degli anni Cinquanta e Settanta) sono riusciti ad affermare superando "ciclopiche" difficoltà economiche e sociali. La conferenza mondiale dei giovani di origine italiana si terrà a dicembre a Roma. Alcuni mesi ancora e sapremo (si spera!) che ne sarà in futuro dell’italianità nel mondo, Comites e Cgie compresi.

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