martedì 9 aprile 2013

I "difetti morali" dei politici sono i "difetti morali" di tutti gli italiani, "grillini" compresi "falsi" moralisti.

La situazione in Italia dopo la seconda guerra mondiale era “difficile e disastrata”, la produzione industriale dimezzata, l’agricoltura danneggiata, i viveri di prima necessità erano “razionati”, mancavano lavoro e case. Aveva assunto il potere il comitato di liberazione nazionale dell’alta Italia che favorì la nascita dei “consigli di gestione tra operai e imprenditori con lo scopo di dare vita in Italia a una democrazia socialmente avanzata. Il governo passò da Bonomi a Parri, un antifascista esponente della resistenza e leader del “Partito d’azione”. Il nuovo governo era formato da esponenti dei 6 partiti del comitato di  liberazione nazionale (Democrazia Cristiana, Partito Socialista, Partito d’azione, Partito Comunista Italiano, Partito Liberale Italiano e Democrazia del lavoro). Lo scontro tra i moderati, sostenuti dal potere economico, porta al governo il democristiano De Gasperi che fu protagonista della politica fino alla sua morte nel 1954. Togliatti “propose un’amnistia nei confronti di quelli che avevano aderito alla repubblica di Salò”. Dopo tanti mesi di guerra civile, il volere rompere con il passato, per “il bene dell’Italia”, riportarono al loro posto questori e prefetti di “nomina fascista” (oggi invece Bersani si rifiuta di formare un “governo di scopo” con il Pdl). Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum a suffragio universale. La repubblica vinse con due milioni di voti in più sulla monarchia. Il re andò in esilio. Il primo presidente eletto è Enrico de Nicola che succede a Luigi Einaudi. Poi nel ’60  l’Italia raggiunse il “miracolo economico”. Dal 1968 è tutto un susseguirsi di “movimenti di contestazione”, a volte violenti (brigate rosse e nere) e, tuttavia, nessuno di essi ha lasciato grandi tracce nella storia. Le rivoluzioni vere, infatti, sono figlie della “disperazione” o “dell’ideologia”, non del “capriccio”. Comunque, perché una rivoluzione trionfi, bisogna che abbia buoni motivi, diversamente, come nel caso “emblematico” del ’68, si finisce col fare “un gran fracasso” e non concludere nulla. Dalla fine della seconda guerra mondiale si è vissuto un periodo di pace, libertà e prosperità. Dunque sarebbe stata possibile solo una “rivoluzione ideologica”, ma ideologie nuove non ne sono nate e le vecchie, comunismo, fascismo, nazismo, maoismo e socialismo reale sono fallite. Dal punto di vista economico hanno fatto marcia indietro Paesi, come la Cina, che si sono date alla più “scatenata economia di mercato”. I giovani si sono dunque trovati a vivere in un tempo “tanto facile e tanto disincantato” da sentirsi costretti a “mimare finte rivolte”. I giovani negli ultimi 50 anni hanno avuto tutto e di tutto di più, tanto da sentirsi “annoiati”. Il loro problema è “ammazzare” la noia. Vivono cercando di “stupirsi” e “divertendosi” per superare la noia. I Paesi occidentali vivono un momento di stasi. Economicamente il loro massimo sforzo è conservare le conquiste raggiunte. Politicamente, avendo già la libertà e la democrazia, i giovani soffrono di uno “scontento esistenziale” e si “annoiano”. Per questo, alla ricerca di una “risibile gloria”, alcuni di loro tendono a sfogarsi scegliendo bersagli insignificanti. In realtà, che cosa può importare ai ragazzi di un treno che corre in una galleria sotto il Moncenisio? Protestano per sentirsi vivi. E, infatti, la maggior parte dei movimenti sono di “contestazione”, non di “proposta”. Il militante “No TAV” non vuole fare niente: non vuole progredire. Questi militanti dicono “no” agli aeroporti, alle centrali nucleari, al Mose di Venezia, al Ponte sullo Stretto, ai radar militari, all’immaginario elettrosmog, agli inceneritori, ai termovalorizzatori, alla riforma della scuola ecc. “No” a tutto. Un tempo le rivoluzioni “vere” le facevano i “progressisti”, ora quelle “fasulle” le fanno i “conservatori”. Tutto si riflette al momento politico italiano. Con la recessione, la disoccupazione, il possibile fallimento dell’Italia e dell’euro, il Paese e’ sull’orlo del baratro. E tuttavia, dal momento che nessuno, né a Roma né a Bruxelles, sembra avere una soluzione, si “traccheggia”. Ci si occupa di altri più“risibili” problemi. Si vagheggia un’“epocale” cambiamento abbassando i costi della politica, combattere la corruzione, fare la legge sul conflitto d’interessi, la legge elettorale, il rinnovamento delle istituzioni ecc. E a “paladino” di questo cambiamento si propone un movimento “inconsistente e futile” come il “Movimento 5 Stelle”. I “grillini” sono convinti che tutto si aggiusterà mandando a casa i politici attuali. Buttando in galera Berlusconi. Tagliando gli stipendi ai parlamentari. Mettendosi continuamente di traverso e, soprattutto, dicendo “parolacce”. Non hanno capito che i “difetti morali” della nostra classe politica sono anche i “difetti morali” di tutti gli italiani, “grillini” compresi.  

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