domenica 1 luglio 2018

Le Ong sono come i pirati. Ecco il business del buonismo

Dietro i salvataggi la strana alleanza tra finanzieri e sinistra. Obiettivo: riempire l'Europa di nuovi schiavi

Battono la facile bandiera dell'umanitarismo, ma in verità coprono interessi politici, economici e finanziari.







La nave di Proactiva Open Arms ne è un chiaro esempio. Si mantiene grazie ai soldi di un grossa compagnia marittima, è condotta da una ciurma di attivisti vicini ad una sinistra radicale pronta combattere stati e confini, ma s'avvale del vasto supporto consensuale garantito da George Soros, da esponenti dello star system e dai grandi gruppi della finanza internazionale.
Questa strana e variegata alleanza è spiegata dalla comune idiosincrasia per l'autorità degli stati nazionali e più in generali dall'allergia a leggi e regolamenti consolidati. Partiamo dall'elemento più evidente ovvero le donazioni garantite ad Open Arms dal Gruppo Ibazibal, una grande compagnia marittima spagnola. Per capirne i reconditi motivi basta riprendere un dato del 2014. In quell'anno ben 40mila dei 140mila migranti salvati nell'ambito della missione Mare Nostrum vennero recuperati non dalle navi della nostra Marina militare, ma da navi commerciali costrette a deviare dalla loro rotta per far fronte ai naufragi. Proprio questo inconveniente, i cui costi si misuravano in centinaia di migliaia di dollari al giorno, spinsero alcune compagnie come il Gruppo Ibazibal a finanziare le Ong.
Ma l'aspetto più pericoloso è insidioso è quello garantito da fondazioni come la Open Society del cosiddetto «filantropo» George Soros.
Su questo fronte il pretesto umanitario è utilizzato per scopi molto più sottili è reconditi. Il vero obiettivo di Soros e dei grandi gruppi finanziari pronti a sovvenzionare le imbarcazioni di presunte Org, sorte dall'oggi al domani, non è salvare vite, ma utilizzare i flussi migratori per incrinare il concetto di frontiera e di sovranità statuale. Attenzione questi obiettivi hanno poco a che fare con quella degli utili idioti della sinistra estrema a cui spesso finiscono intestate le imbarcazioni finanziate grazie alle elargizioni di gruppi industriali e alle donazioni dello star system. Gli esponenti della sinistra radicale in questo caso sono soltanto utili teste di legno. Il vero obiettivo coincide invece con quello di aziende e gruppi multinazionali interessati da una parte ad abbassare il costo del lavoro introducendo in Europa manodopera a basso costo (pensate a Foodora, la multinazionale che utilizza i cosiddetti riders in bicicletta) e dall'altra a garantire nuovi consumatori all'invecchiato e saturo mercato europeo. In parole povere più migranti arrivano e più riders-schiavi saranno disponibili. Più gente salveremo in mare e più acquirenti restituiremo all'ormai saturo mercato dei telefonini e di internet.
Ma per ottenere tutto questo è necessario incrinare l'autorità dei vari stati convinti di dover ancora difendere le proprie frontiere e di poter assoggettare la navigazione e il salvataggio in mare alle regole del diritto internazionale. Per questo entrano in gioco le Ong, nuova forma di pirateria marittima. I corsari operavano originariamente per conto dei nascenti stati nazionali. 
Le navi delle Ong altro non sono se non i nuovi corsari. Al posto della bandiera con il teschio e la tibia inalberano quella dei buoni sentimenti, ma in verità rispondono al cinico gioco di chi le paga per trasportare in Europa i nuovi schiavi.

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