Nel 1959, ventenne, assistetti ad alcune sedute della Camera dei deputati e mi convinsi che l’Italia era governata da una “banda” di politicanti quasi tutti “malavitosi”. Ora non ho piu’ dubbi per quello che e’ accaduto in questi ultimi cinquantun anni, soprattutto, dal 1994 ad oggi. Da “antipolitico” convinto quale sono sempre rimasto, il giorno che Berlusconi scese in campo, mi sono schierato con lui rimanendoci sempre nel bene e nel male. La riconferma che la mia intuizione di giovane ventenne era esatta, e’ nei fatti di questi ultime settimane. Berlusconi sa che i cittadini capiscono quanto le inchieste sono a fini politici, nelle quali lui e’ stato numerose volte coinvolto, da quelle fondate sulle prove inequivocabili come il caso di Claudio Scajola. Non e’ stato ancora accusato formalmente, ma come non ritenere politicamente gravissime le dichiarazioni di un ministro della Repubblica che dice di “non sapere chi ha pagato” 900 mila euro per contribuire all’acquisto della sua casa? No, e’ troppo! Ci ha trattato come se fossimo degli “imbecilli” ai quali raccontare qualsiasi “cavolata” senza alcuna vergogna. Berlusconi, che notoriamente e’ una persona paziente ed un instancabile “mediatore”, si e’ rotto le scatole: basta! Chi viene pescato con le mani nella marmellata, deve lasciare il partito. Silvio deve prendere a calci nel sedere tutti i “mascalzoni” nel Pdl, e ce ne sono tanti. Sedici anni fa entrò in politica con l’obbiettivo di realizzare un “sogno”: un’Italia piu’ efficiente, trasparente, moderna, con libera concorrenza e veramente libera, ma dopo tanti anni il Paese non e’ molto cambiato, colpa dei suoi “alleati” di turno che hanno messo, e continuano a farlo, bastoni tra le ruote per bloccare qualsiasi cambiamento. Berlusconi ha costruito la sua fortuna facendo l’imprenditore, e’ un “self made man” che ama fare i “fatti”. Non ha trascorso la sua vita a “collezionare” poltrone per riscuotere stipendi pubblici. Il suo stipendio da parlamentare e’ da sempre devoluto in beneficenza. Questa differenza, con gli uomini che della politica ne hanno fatto una “professione”, spiega perché il suo “carisma” e’ ancora forte, nonostante le ignobili campagne durissime che gli sono state fatte contro e il “sabotaggio” che sta attuando Fini all’interno del Pdl. Silvio e’ l’unico capitano d’industria che ha avuto il coraggio di scendere in campo in prima persona e non dietro le quinte, come Carlo De Benedetti presidente del gruppo “Repubblica-Espresso”. Il suo conflitto di interessi lo sottopose subito al giudizio degli elettori. La maggioranza degli italiani l’ha votato sapendo che i problemi dell'Italia erano altri e non il suo conflitto d’interessi. Il suo amico d’infanzia, ora presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, sul Corriere della Sera ha riassunto bene questo punto: “Il conflitto d'interessi c'è. Se prendi Silvio prendi tutto. Ma l'elettore sa anche che Silvio non ha bisogno di fare soldi con la politica: ne ha già tanti...”. Sedici anni dopo, il consenso personale del premier resta altissimo. Ora si vuol far credere che il governo non abbia piu’ i numeri sufficienti per affrontare il particolare momento storico che l’Europa sta attraversando. L’Euro e’ sotto forte attacco speculativo, il debito pubblico dell’Europa si e’ gonfiato a dismisura. I governi europei hanno compreso la causa e la natura della crisi e sono decisi a intervenire con cospicui piani di forte riduzione della spesa pubblica. Grazie a Berlusconi e Tremonti l’Italia e’ uscita bene dalla crisi, ma deve provvedere a tagliare gli sprechi e le spese improduttive, come dovranno fare tutti gli altri Paesi europei. Il cittadino e’ pronto a fare sacrifici, solo se la classe dirigente da’ per prima il buon esempio. Non vogliono vedere amministratori che prendono case a “sbafo”, che girano in auto blu, i deputati e senatori che “lavorano” poche ore settimanali con stipendi da ”nababbi”. Negli enti locali le cose vanno ancor peggio: le Regioni “sprecano” montagne di soldi pubblici. Il cittadino si chiede: cosa potrà fare Berlusconi? Di fronte a una situazione economica difficile e a riforme non rinviabili, un allargamento della maggioranza e’ cosa buona e giusta? Ma e’ possibile? E con chi? L'Udc ha rotto con la sinistra di Bersani, rimasta prigioniera di Di Pietro, ma Casini resta un “giocoliere” inaffidabile. Nel Pd i “centristi”, Franceschini e Veltroni, sono in “fuga” da Bersani, ma non “disponibili” alle riforme con il governo. Rutelli non conta niente. Come se non bastasse, Berlusconi, per forza di cose, dovrà presto “scaricare” Fini e tutti coloro che hanno tradito il Pdl e quelli che, con il loro comportamento, l’hanno moralmente danneggiato. Come, ad esempio, chi si e’ fatto eleggere all’estero senza averne i requisiti. L’attuale “caotico” scenario politico italiano potrebbe essere favorevole agli “avventurieri” di ogni risma per realizzare il sogno, a cui mai hanno rinunciato, di liberarsi del Premier. I professionisti della politica, i cinici ed irresponsabili “gattopardi”, stanno ipotizzando che il governo verrà travolto dagli scandali e di sostituirlo senza andare al voto. Ogni giorno viene alla luce “putridi intrecci” politico/affaristi che gestiscono il sistema economico della pubblica amministrazione. Vengono scoperti episodi che dimostrano quanto siano radicate e profonde l’immoralità’ e l’impunità di molti amministratori pubblici. Al bene comune si preferisce quello personale. Non e’ piu’ rinviabile una drastica riduzione dei costi della politica e quelli delle varie “caste” che “taglieggiano” l’Italia. Bisogna eliminare inesorabilmente le spese della burocrazia, gli stipendi ai burocrati e quelli dei manager pubblici. Bisogna far “rendere” il patrimonio pubblico. Colpire gli abusi ed i piccoli e grandi furti. Togliere le agevolazioni. Licenziare i fannulloni che rubano lo stipendio. Le doppie e triple pensioni e persino i rimborsi spese “gonfiati”. C’è una giungla di costi inutili e di sprechi esagerati che comprendono il CGIE, COMITES, i Patronati e i 18 eletti all’estero. Il Governo sa che deve avere il coraggio di tagliare senza pietà altrimenti si finirà come la Grecia. “Ho sentito parlare di tagli agli stipendi dei parlamentari nell’ordine del 5%. Mi viene da ridere. Per me è solo un aperitivo” ha detto Tremonti. Bene, siamo sulla strada giusta! Ma i “gattopardi”, annidatisi nella maggioranza, al momento di votare le riforme saranno con Berlusconi? Questo e’ il dilemma! Chi voterà contro i propri privilegi, contro il taglio della metà dei parlamentari che significa la loro eliminazione? Una volta la politica era gestita da persone che si erano distinte nella società per onestà e capacità professionale e svolgevano questa “missione” gratuitamente tanto da meritarsi l’appellativo di “Onorevole”. Giustamente le elezioni democratiche ha aperto a tutti di essere protagonisti della politica. Ma appena si e’ capito che entrare in politica era un’occasione per far soldi, senza aver competenze professionali e senza saper far niente, ci si sono buttati tutti. Pochi s’impegnano al servizio dei cittadini e, senza che gli tremino le mani, incassano ogni mese uno “stratosferico” stipendio che un lavoratore medio impiega piu’ di un anno per incassarlo. Ma non finisce qui. Chi e’ stato parlamentare per due anni sei mesi ed un giorno, riceve una lauta pensione che i normali lavoratori se la sognano, anche in importi minori, dopo 40 anni di dura fatica. La verità e’ che si entra in politica per far soldi e per assicurarsi un vitalizio vita natural durante. E sì perché, se per disgrazia non si venisse rieletti, la “casta” elargisce un “bonus” per il “reinserimento” nella vita civile. Un esempio fra tutti: Clemente Mastella ha riscosso 380.000 euro per non essere stato rieletto parlamentare italiano, nonostante continua a far politica essendo al parlamento europeo. Siamo comprensivi! Ma questi “poveracci” che non hanno mai lavorato e che non sanno fare niente, di che cosa potrebbero vivere una volta non piu’ parlamentari? Ed ecco che la “mafia” politica, oltre al “bonus” di “reinserimento”, ha “inventato” migliaia di enti “inutili” per i cittadini, ma “utilissimi” per riciclare i “trombati”. L'Italia dei valori di Antonio Di Pietro, si e’ fatta promotrice di ben tre referendum (acqua, nucleare, legittimo impedimento). Mi domando come mai non ha pensato a fare un quarto referendum per abrogare i punti piu’ “scandalosi” della legge 1261 del 1965, che all'art. 1 stabilisce l'indennità parlamentare equiparata allo stipendio del presidente di sezione della Corte di Cassazione. Soltanto chiedendo l'abrogazione dell’articolo 2, il quale prevede un’indennità aggiuntiva (la diaria) per il rimborso delle spese di soggiorno a Roma, si risparmierebbero una montagna di soldi. Oltre al cospicuo risparmio si dimostrerebbe ai cittadini che i sacrifici devono farli tutti: “prima di tutti” i politici. L’Italia e’ “saccheggiata” dai privilegi delle molte “caste” tra cui quella politica che ha tradito i cittadini che l’ha eletta. I parlamentari, che dovevano tutelare gli interessi dei loro elettori, hanno legiferato per approvarsi “scandalosi” privilegi. Da qui la resistenza al cambiamento di moltissimi “gattopardi” che, pero’, ogni giorno sentiamo ripetere che vogliono le riforme. Contro questa “masnada” coalizzata di “grassatori” bipartisan, cosa può fare il solo Berlusconi? Deve presentare in Parlamento una “raffica” di riforme e cosi’ scopriremo chi veramente e’ a favore o contrario al cambiamento.
venerdì 21 maggio 2010
venerdì 14 maggio 2010
Con la politica del "cu-cu" e la sua "goliardia" Berlusconi e' diventato uno "Statista" a dispetto dei suoi "dileggiatori" che ammutoliti l'ammirano.
Gli italiani hanno tanti difetti, tranne quello di essere stupidi ed e’ per questo che hanno ben capito cosa sta realmente accadendo nella politica italiana. Si sono ormai persuasi che sono in molti a voler “far fuori” Berlusconi per da fastidio ai tanti “gattopardi” di professione. Tutti si dicono pronti ad appoggiare il governo per approvare le riforme che l’Italia aspetta da anni, ma a patto che tutto rimanga com’e’. Presto le Camere saranno chiamate ad esaminare importanti riforme tra cui quelle del fisco, della giustizia e del Parlamento. Al momento del voto si capirà chiaramente chi saranno i “gattopardi” e chi invece vuole l’improrogabile ed indispensabile cambiamento. Scopriremo chi difenderà e vorrà continuare a fare esclusivamente i propri meschini interessi, che non hanno niente a che vedere con quelli del popolo. Soprattutto i “finiani” saranno messi alla prova e si constatera’ se saranno fedeli al programma del PdL da loro sottoscritto prima delle elezioni politiche. Vedremo Fini come si comporterà per appagare la sua smodata ambizione. Intanto continua il suo “distinguo” con Berlusconi che aveva criticato l’autore di “Gomorra” Roberto Saviano per essere un finto eroe. Il presidente della Camera l’ha invece invitato per un lungo colloquio per esternargli la sua solidarietà “con chi combatte la criminalità”. Sfugge a Fini che chi con i fatti combatte la criminalità e’ il governo in carica, in prima persona il ministro Maroni insieme a tutte le forze dell’ordine che talvolta pagano con la vita il loro impegno. Saviano non ha fatto altro che raccontare fatti ben risaputi da tempo ed il suo libro gli ha permesso di diventare ricco grazie alla casa editrice Mondadori che l’ha pubblicato. Saviano si lamenta per vivere sotto scorta, ignora di essere invece un fortunato privilegiato mentre, quelli che combattono in prima linea la malavita, magistrati, questori e forze dell’ordine pubblico, girano indifesi. Mai nella storia dell’Italia c’e’ stato un attacco forsennato che dura da 16 anni da parte di forze politiche ed economiche contro i governi Berlusconi. Per eliminarlo giudizialmente, Silvio Berlusconi e’ stato accusato di molti reati che sono scaturiti in numerosi procedimenti penali, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna. Alcuni di questi procedimenti sono stati archiviati in fase di indagine ed in alcuni e’ stato assolto. Altri ancora si stanno avviando alla conclusione. Visto che per via giudiziaria non si e’ ottenuto alcun effetto sperato, allora si e’ dato avvio ad un altro “filone” per tentare di “squalificare” moralmente il premier. Si sono inventate storie con minorenni e fatto un gran baccano (propagandandolo soprattutto all’estero) di incontri, nella sua casa privata, con “escort” con tanto di registratore nascosto chi sa dove. Come se non bastasse, per continuare il discredito del premier (e dell’Italia), si sono organizzate manifestazioni e cortei per denunciare il “gravissimo” pericolo dell’imminente avvento di un nuovo “fascismo” che avrebbe soppresso, nientemeno, la libertà di stampa ed altri diritti mettendo in serio pericolo la democrazia italiana. Nell’approssimarsi del G8 dell’Aquila, “preoccupato” della deriva “dittatoriale” che stava avvenendo in Italia, Antonio Di Pietro pubblicò il suo “grido” di “dolore” in un’intera pagina dell’Herald Tribune, sborsando 38 mila euro di denaro pubblico. Anche questi ultimi ennesimi tentativi non raggiunsero l’obbiettivo immaginato ma, come conseguenza deleteria, hanno danneggiato “gravemente” l’immagine dell’Italia nel mondo. Berlusconi e’ rimasto al suo posto piu’ saldo che mai rafforzando il suo gradimento personale. Ha permesso al Pdl di vincere le elezioni regionali anche se, con ogni piu’ spregevole sotterfugio, e’ stato impedito al Pdl di partecipare nel Lazio dove ha comunque vinto. Insomma, visto che neppure con le “cannonate” sparategli addosso l’hanno potuto far “sloggiare”, hanno nuovamente cambiato “strategia”. Attualmente il premier e’ coperto dalla legge sul “legittimo impedimento” e nessuno può processarlo, ed allora che ti pensano? Cominciamo a fargli fuori uno ad uno i suoi collaboratori piu’ stretti e fidati. Questa e’ la manovra in atto contro Berlusconi che e’ ripresa con maggior vigore dopo gli ottimi risultati delle regionali che in molti speravano (soprattutto Gianfranco Fini) fossero una “catastrofica” disfatta per il premier. Dai oggi e dai domani, chi sa se riusciranno a far fuori Berlusconi facendo cadere il suo governo? Se questo dovesse accadere l’Italia intera cadrebbe nel baratro piu’ profondo. In una situazione di crisi mondiale, come quella che si sta attraversando, lavorare per la caduta del governo e da “pazzi” irresponsabili. Un governo “istituzionale” non farebbe altro che “scaraventare” l’Italia in compagnia della Grecia. Certamente il partito di Berlusconi non sarà eterno, come non lo e’ stato l’impero Romano, la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista Italiano, ma nel suo interno e’ cresciuta, e sta maturando, una classe dirigente che sarà in grado di far fronte, senza traumi, al dopo Berlusconi e saprà gestire l’inevitabile evoluzione per adeguarsi ai tempi. I risultati che sta ottenendo l’ottima squadra del governo riuscirà senz’altro a modernizzare l’Italia, nonostante all’interno del Pdl sono molto attivi alcuni “sfascisti” capitanati da Fini. Nel Pdl potrebbe star accadendo lo stesso processo che portò alla rovina l’impero Romano. Dopo le grandi conquiste cominciarono le guerre intestine che portarono alla spartizione dell’impero, alla decadenza ed infine al crollo. L’impero Romano non e’ stato abbattuto dai “barbari” che erano diventati piu’ forti, ma dalle “fazioni” interne tra romani che avevano perso lo spirito iniziale facendo prevalere gli interessi dei “singoli” al posto di quello nazionale. Nelle dovute proporzioni, e’ questo che sta accadendo nel Pdl. Non solo ha vinto le elezioni politiche del 2008, non solo ha vinto le europee e le ultime regionali, ma ha anche conquistato il favore degli italiani. L’opposizione e’ inesistente e si sta continuamente frantumando, viste le ultime uscite dei redivivi Franceschini e Veltroni che hanno dato l’ultimatum a Bersani: o cambia strada, oppure il Pd si dividerà, come era stato ampiamente previsto durante le “primarie”. Nessuno degli italiani intervistati sono stati in grado di “dire” cosa vuole e che cosa propone di concreto il Pd. Quindi il centrodestra non e’ minacciato politicamente dall’esterno, ma dalle lotte “intestine” per succedere a Berlusconi. Ma nonostante tutto il discutere che si fa della decadenza del Pdl, delle sue scissioni, della corruzione di alcuni suoi personaggi, almeno fino al 2013 il governo rimarrà stabile, ma non solo. In Europa l’Italia sta svolgendo un ruolo “determinante” come si e’ potuto vedere in questi ultimi giorni ricevendo un pubblico elogio dal Presidente della Repubblica Napolitano. Con “disappunto” l’opposizione ha dovuto constatare che, il tanto da loro “dileggiato” Berlusconi, e’ un vero “statista” che gode di grande considerazione sia fuori che dentro l’Europa per il suo dinamismo e la sua capacità di relazione. Sono lontani anni luce dal valore del premier i “nanerottoli” della politica italiana che, invece di pensare al bene dei cittadini collaborando con il governo, non fanno altro che programmare “ammucchiate” di partiti politici o fondare associazioni culturali. Vanno in ogni dove per esibirsi in convegni dove si parla del “nulla”. Intanto l’Europa stava per essere travolta da una crisi pericolosa. Se l’Europa non e’ fallita lo si deve anche molto a Berlusconi e al suo governo. Se non fosse stato specialmente per l’intervento dell’Italia, ora tutti i lavoratori europei (non solo quelli grechi o spagnoli) avrebbero avuto ridotto il loro già misero salario ed i loro risparmi si sarebbero volatilizzati. Tutto questo e’ “lingua araba” troppo difficile da capire per Fini, Bersani, Rutelli, D’Alema, Franceschini, Fassino, Di Pietro e per gli altri “lillipuziani” della politica italiana che perdono il loro tempo impegnandosi nei talk show per dimostrare di essere degli autentici “cerebrolesi”. Solo l’uomo imprenditore Berlusconi con la sua “fermezza”, avendo intuito la gravità della situazione, ha “forzato” la decisione dell’Europa che continuava a “cincischiare”. Mai l’Italia ha avuto un tale prestigio in Europa. La si ascolta e, sempre piu’ di frequente, i suoi suggerimenti vengono messi in atto. Si ha finalmente fiducia nel nostro Paese, considerato da sempre parassitario, sprecone, superficiale e confusionario, non e’ piu’ “l’Italietta” del passato, ma e’ diventato un Paese “guida”. Ci si e’ resi conto in Europa e nel mondo che l’Italia ha oggi un governo di gente seria, professionalmente competente e capace. Non c’e’ miglior modo di festeggiare orgogliosamente l’Unità d’Italia per quello che abbiamo visto giorni fa’ a Bruxelles con il nostro governo ed il premier tra i grandi protagonisti, tutti dovremmo esserne fieri. Dove sono spariti i giornali stranieri che denigravano il governo italiano? Se ne ricordi la sempre piu’ evanescente opposizione. Se ne ricordino tutti i “terroristi” politici. Se ne ricordino, specialmente, Fini, Di Pietro, Bersani, Casini, D’Alema, Rutelli, Follini, Santoro, Travaglio, Scalfari, Mauro, se i loro “consistenti” risparmi non sono andati in fumo, dovranno dire grazie a Berlusconi. Ed anche loro dovrebbero unirsi al coro e cantare: Meno male che Silvio c’e’!
venerdì 7 maggio 2010
Le fortune dell'Italia. Fini fa solo pena. Puo' mantenere l'italianita' chi non parla e non scrive la lingua italiana?
Negli ultimi 65 anni di storia all’Italia non sono capitate solo sfortune, almeno in un paio di occasioni e’ stata molto fortunata. Alla conferenza di Yalta (in Crimea sul Mar Nero in Ucraina) l’11 febbraio 1945, Roosevelt per gli USA, Churchill per l’Inghilterra e Stalin per l’Unione Sovietica, vincitori della seconda guerra mondiale, si “spartirono” il mondo. L’Italia ebbe la “fortuna” di finire dalla parte americana, altrimenti sarebbe passata dalla dittatura fascista a quella comunista ed ora si troverebbe come i Paesi dell’est Europa. Pochi mesi dopo l’Italia fu “liberata” dall’esercito americano e dei suoi alleati. Basterebbe visitare i molti cimiteri disseminati lungo la penisola dove giacciono nel riposo eterno le migliaia di giovani americani, molti di origine italiana, e dei loro alleati di molte altre nazionalità. E’ da sfatare la falsa “leggenda” che la “liberazione” fu opera dei circa sei mila partigiani (a guerra finita “miracolosamente” divennero alcune centinaia di migliaia). Se fosse stato solo per il loro ininfluente contributo, il Duce starebbe ancora “sbraitando” dal balconcino di piazza Venezia. Un altro colpo di fortuna, di cui dobbiamo ringraziare il cielo, e’ stato che la profonda crisi mondiale, che ha devastato e continua a devastare l’economia mondiale, sia scoppiata all’indomani dell’insediamento del governo Berlusconi. Con il debito pubblico che l’Italia si ritrova e se fosse stato ancora in carica il governo Prodi, saremmo finiti come la Grecia o a far compagnia al Portogallo, alla Spagna e all’Irlanda che sono sull’orlo del precipizio. La riprova che i mercati internazionali hanno fiducia dell’economia italiana sta nel fatto che, oltre al recente positivo giudizio dell’Ocse (Organizzazione Cooperazione Sviluppo Economico), alcuni giorni, fa sono stati emessi 7miliardi e mezzo di euro di titoli di stato e la richiesta d’acquisto ha superato i 12 miliardi. C’e’ grande fiducia verso l’Italia perché tutti gli indici economici vanno meglio degli altri Paesi europei, che venivano continuamente presi ad esempio dall’opposizione di centrosinistra come modelli da seguire. Il loro “idolo” Zapatero e’ finito a “schifio”. Ormai e’ chiaro a tutti, anche ai Paesi stranieri che sempre ci hanno denigrato, che l’Italia sta agendo bene per superare la crisi mondiale, mentre il centrosinistra continua ad essere confuso su tutto ed e’ “interdetto” per il fatto che di economia non ne ha mai capito un’acca. Ovviamente l’Italia e’ oberata dai mille problemi accumulatisi negli anni precedenti e continua a soffrire dei gravi ritardi delle riforme sempre rimandate. Ma non vi e’ dubbio che, se l’attuale opposizione fosse stata al governo, sarebbero stati forti dolori di pancia. Considerato che il governo Berlusconi ha i numeri per governare, non dovrebbe preoccuparsi piu’ di tanto dei molti “sfascisti” che, ogni giorno, stanno facendo di tutto per bloccarlo o farlo cadere. L’ultima strategia mediatica e’ quella di attaccare i ministri del governo ed i parlamentari del Pdl. Per ora sono il Ministro Claudio Scajola, il senatore Ciarrapico e per ultimo Denis Verdini, ma sembra molto probabile che presto molti altri verranno alla ribalta. Nessuno vuol proteggere chi potrebbe aver commesso reati se accertati dalla magistratura, ma viene spontanea una domanda: “Molte inchieste sono iniziate anni fa, come mai vengono soltanto alla luce oggi?”. Non sarà solo e soltanto per “demonizzare” il governo, per metterlo in difficoltà e bloccare, come sempre, le riforme? E’ risaputo che fatti di corruzioni ne stanno accadendo molti e da molti anni, in tutti gli schieramenti politici. Sicuramente non e’ una “coincidenza” la “contemporaneità” dell’offensiva politica di Fini con la nuova offensiva mediatica: c’e’ un piano be preciso per far cadere il governo. Da un momento all’altro tutto potrebbe precipitare. Fini, subdolamente, ha dichiarato fedeltà al Pdl, ma continua il suo sabotaggio giorno dopo giorno. In ogni istante e’ sempre piu’ evidente la sua frustrazione, il suo miserabile rancore e agisce soltanto per provocare l’apocalisse. La sua vanità e la sua ambizione gli annebbiano la mente: fa solo pena. Con il suo assurdo e sconsiderato comportamento, Fini “delegittima” la carica di presidente della Camera che non potrà gestire con imparzialità come gli imporrebbe il ruolo. Il presidente della Camera ha molti poteri “occulti” che può far valere, grazie ai quali può intralciare il governo. Magari formalmente nessuno potrà incolparlo di violare alcun regolamento ma, nei fatti, avrà messo i famosi bastoni tra le ruote. La situazione di difficoltà del governo rendere felice Fini ed ogni giorno va ogni dove a diffondere il suo “verbo”. In democrazia il “dissenso” e’ ammesso, ci mancherebbe altro! E’ impensabile che nei partiti politici democratici la pensino tutti allo stesso modo. Ma un conto e’ dissentire su alcuni punti, un altro essere contro il partito. Il dissidente e’ colui che non e’ d’accordo su alcuni argomenti e cerca di migliorare l’azione del partito senza, pero’, metterlo a rischio di rottura e, alla fine, si adegua alle decisioni prese a maggioranza. Chi fa finta di discutere ma, in realtà, ha l’obbiettivo di distruggere il partito, non e’ altro che un pazzo “sfascista”. Ci sono altri che sono irritati ed in grande agitazione per la preoccupazione di rimare “appiedati” dalla “velleità” di Alfredo Mantica, il sottosegretario all’emigrazione, per la sua intenzione di “cancellare” organi ormai obsoleti che, finalmente, si e’ scoperto che non hanno mai rappresentato e non rappresentano “niente e nessuno”, mentre “bruciano” ingenti risorse finanziarie. In molti tentano di “soffocare” l’era dell’indispensabile cambiamento, sono i “gattopardi” che si sono “acquattati” negli “organi rappresentativi” della comunità italiana nel mondo. E’ impossibile fermare il processo del’inevitabile cambiamento che sta rivoluzionando il mondo dell’emigrazione italiana, sarebbe da miopi non accorgersene e autolesionisti rifiutare il nuovo corso. C’e’ chi continua a strapparsi le vesti per la decisione che il governo sta maturando per la cancellazione definitiva del CGIE (Comitato Generale degli Italiani all’Estero), dei COMITES (forse non del tutto) e dell’elezione dei 18 parlamentari esteri. In circa 20 anni, il CGIE ed i Comites hanno “sperperato” circa 100 milioni di euro, con quali risultati? La domanda e’ stata posta piu’ volte, ma nessuno, neppure uno, si e’ sentito in “dovere” di darne conto seppure per mera cortesia o educazione. A parte il caos, gli innumerevoli casi di brogli ed altri vergognosi episodi delinquenziali prima, durate e dopo le due elezioni ma, alla fin fine, che cosa sono riusciti a fare i 18 eletti all’estero per chi li ha votati? Tutti quei signori “intruppati” nei cosiddetti “organi rappresentativi” degli italiani nel mondo, sono “autoreferenziali”. Il concetto di “autoreferenzialità” indica l’atteggiamento di chi tiene conto esclusivamente di se stessi, delle persone che frequenta e dei dati che gli fanno piu’ comodo. Nel redigere un programma, questi signori mettono in primo piano esclusivamente i loro interessi individuali, trascurando del tutto quelli di coloro che “pretendono” di rappresentare. Della malattia di “autoreferenzialità” ne soffrono anche i giovani italo/multinazionali. Sono anni che si riuniscono, a determinate scadenze, ma di fatti concreti ZERO. Continuano ad interloquire tra loro, a progettare, ma non producono nulla di tangibile. Un esempio? La GIA (Giovani Italiani Australia), che si autodefinisce “un’entità’ moderna che rispecchia i tempi moderni”, si e’ recentemente riunita a Canberra. Hanno “avvertito” che e’ in atto il “cambio generazionale” e per questo dovranno trovare nuove forme di associazione, nuovi modi per “raggruppare” gli italiani e promuovere l’italianita’. Tutto Ok, ma non e’ stato indicato alcun fatto “concreto” che sia stato realizzato e che fosse andato in quella direzione. Hanno poi “scoperto” che soltanto il 10% degli alunni che imparano l’italiano sono di origine italiana. Si sono domandati perché mai? E’ da anni che attendiamo che i nostri giovani italo/multinazionali si affaccino sulla scena per mantenere e rafforzare l’italianita’ che i “Giganti” sono riusciti ad affermare dopo tante rinunce e sacrifici. Ci siamo forse troppo illusi dei nostri giovani? Sono degli “italo/multinazionali” o “multinational/italian”? C’e’ una sostanziale differenza tra le due definizioni. Sono “italiani”, pur se nati in altri Paesi, chi parla fluentemente la lingua italiana e la scrive. Gli altri, che si esprimono con difficoltà o non parlano affatto l’italiano, sono soltanto “multinational” di origine italiana. Se si vuole capire a fondo la “mentalità” di un Paese, in ogni suo aspetto e comprendere il suo “spirito nazionale”, e’ necessario essere “padroni” della sua lingua. Quanti nostri giovani parlano bene la lingua del bel Paese per considerarsi degli autentici italiani? La lingua di un popolo e’ la sua “anima” che rappresenta il suo modo di essere, di vivere, la sua stessa cultura e la sua storia attraverso i secoli. La lingua non e’ solo un insieme di parole: e’ “sentimento”. E’ questo che dovrebbero capire i “giovani” italo/multinazionali. “E’ la lingua quello che distingue un popolo”, dovrebbe essere il motto degli “enti gestori” dell’insegnamento della lingua italiana, invece sono i primi a “boicottare” il “prodotto” che dovrebbero “diffondere” per aver bandito l’italiano all’interno delle loro organizzazioni. Come possono incrementare il numero di chi desidera imparare la nostra lingua se loro stessi rifiutano di parlarla? Quale credibilità può avere chi afferma che si sta impegnando nel promuovere l’italianita’ e l’insegnamento della lingua italiana quando loro per primi non la parlano e non la scrivono?
venerdì 30 aprile 2010
Per evitare di essere "cacciato" Fini dia le dimissioni. Alfredo Mantica e' sulla buona strada: cancellera' il CGIE ed il voto all'estero.
Nel 2013 quando si ritornerà a votare, i cittadini si chiederanno non se il governo abbia dialogato con l’opposizione interna (nata in questi giorni) o esterna, ma se ha portato a casa le riforme promesse. Nonostante quello che abbiamo assistito in diretta durante la direzione del Pdl, dove si e’ consumata una rottura che sarà “impossibile” ricomporre, il governo ha ancora una maggioranza forte per portare a compimento le riforme avendo in Parlamento i numeri. Ma Fini ed i “finiani” faranno del tutto per ostacolarle anche se il “rivoluzionario”, troppo tardi destando sospetti, ha iniziato a moderare i toni e a fare marcia in dietro dopo che anche gli undici, che gli aveva votato a favore, cominciano a squagliarsela. Per limitare al minimo i danni, che potrebbero provocare il rallentamento delle tanto attese quanto necessarie riforme, il Pdl sarà costretto a spingere Fini, ed i “finiani”, fuori dal partito e costringere il presidente della Camera dei deputati a dimettersi. Non si può fare altrimenti per rimuovere il “macigno” che, inaspettatamente, e’ precipitato in mezzo alla strada delle riforme. Con la diretta della riunione, il Pdl ha dimostrato di essere un partito democratico che non ha avuto nessuna preoccupazione di rendere pubblico lo scontro interno. E’ stato permesso a Fini di esporre il suo “legittimo dissenso” e poter dire quello che voleva. Purtroppo per lui si sono rivelate false ed ipocrite le sue “motivazioni” di contestazione. Si e’ fatto bene farlo parlare avanti a tutti, si e’ scoperto che non aveva niente da dire ma, allo stesso tempo, si e’ bloccato il suo tentativo di mantenere l’equivoco per continuare a logorare la leadership di Berlusconi e la capacità d’azione del partito e del governo. L’obiettivo e’ stato centrato, ma non possono escludersi pericolosi colpi di coda. Fini e’ incattivito per aver ottenuto, sul documento finale, 11 voti a suo favore (piu’ 1 astenuto) su 172 membri di cui 54 ex AN. Le sue tardive affermazioni, sulla lealtà verso il partito e la necessità di realizzare il programma votato dagli elettori, suonano del tutto false ed ipocrite: non sono credibili. Quello che abbiamo assistito e’ un film già visto. Riporta alla memoria quello che accadde in una riunione della coalizione di centrodestra quando c’erano Follini e Casini. Ad un certo punto Follini, spalleggiato da Casini, disse: “Se agli altri va bene la leadership di Berlusconi, a noi non va bene” e ne seguì la scissione. Cosa e’ accaduto da allora ad oggi? Follini e’ sparito, si vede raramente in qualche “insignificante” intervista. Casini continua a fare il “parolaio” e da utile idiota al centrosinistra che continua ad annaspare nel vuoto piu’ assoluto. L’unica idea “balzana” venuta a Bersani e’ il “patto repubblicano” che sarebbe l’adesione alla proposta Di Pietro di rimettere insieme l’armata Brancaleone includendo anche Fini. Ora e’ il turno di “Gianfrego” a fare “casino”, non per reali motivi di dissenso dell’azione di governo che, come abbiamo ascoltato, non ce ne sono, ma per “orgoglio”, per risentimenti personali e per un errato senso di superiorita’ nei confronti di Berlusconi. Uno spettacolo avvilente! Incredibile che un quasi sessantenne, per giunta presidente della Camera, sia sceso così in basso. Stravaccato sulla poltroncina masticando gomma americana come uno scemo adolescente teddy boy, continuava sguaiatamente a fare mosse isteriche con il viso e le mani per contestare Berlusconi che stava parlarlando. In piedi, dalla platea sotto il palco degli oratori, col ditino alzato, a battibeccare con il Premier. Ha cancellato in pochi minuti l'immagine seria e composta che s'era costruito in quest'ultimi due anni. Tutta l'ipocrisia, l’accidia e la tracotanza “finiana” e’ venuta a galla. Ha messo in evidenza la sua vera immagine di persona astiosa ed isterica. Ed e’ per questo che non c’e’ piu’ niente da fare: la “frattura” non si potrà ricomporre. Il documento finale ufficiale della direzione de Pdl, approvato dal 93% dei delegati, conclude con una dichiarazione inequivocabile: “In ogni democrazia, così come all’interno del Pdl, vige il principio della maggioranza. Se questa decide una linea politica, quella è e quella va seguita anche da chi dissente”. Fini non ci vuole stare, non vuole riconoscere questa “elementare” regola democratica e minaccia “scintille” in Parlamento durante l’esercizio della sua carica di presidente della Camera. Come giudicare questa sua “insensata” minaccia e la “assurda” pretesa di far prevalere una sparutissima minoranza sulle decisioni della maggioranza? E’ stupidamente pretenzioso, come se una mosca minacciasse un’aquila. S’e’ ammattito! Vuol rimanere nel partito? A che titolo e a che fare? Per continuare a fare “casino” e diffondere zizzania e mettere bastoni nelle ruote? Non vuole uscire perché sa benissimo che non ha piu’ nessuna alternativa politica e sparirebbe nel nulla. L’attacco frontale a Berlusconi e’ stato per lui una “catastrofica” disfatta. Di conseguenza, non ha piu’ nessuna speranza di soddisfare la sua “sfrenata ambizione” di diventare primo ministro e neppure presidente della Repubblica. La soluzione migliore sarebbe che capisse che non c’e’ piu’ posto per lui e per i “finiani” nel Pdl e dia le dimissioni da presidente della Camera, altrimenti potrebbe essere cacciato in malo modo. Se il Pdl fosse costretto a farlo, sarebbe un segnale forte che gli elettori e la pubblica opinione capirebbero che era necessario fare. Escluse le opposizioni che grideranno al regime dittatoriale, alla mancanza di libertà d’opinione ed altri ancora soliti beceri giudizi per continuare a “demonizzare” Berlusconi. I giornali hanno trovato materia da scrivere per mesi, pronosticando migliaia di scenari improbabili (La Repubblica ha già iniziato con le “torte” percentualizzate. Il Fatto con Travaglio che, manco a dirlo, si e’ schierato con Fini, ha cominciato un assordante rullio frenetico di tamburi). Che fortuna inaspettata per loro! Gli e’ stata data ancora un’occasione per “iniziare” un altro “filone” contro Berlusconi e cosi’ continueranno a fare soldi e a vendere le loro copie di giornali. Fini potrebbe giocare di furbizia per evitare che lui ed suoi “peones” vengano espulsi dal Pdl. A che cosa si riferiva Fini quando ha “minacciato” che farà “scintille” in Parlamento? E’ stabilito che nel Pdl ciascuno ha diritto di dire quel che pensa, poi si vota e tutti sono tenuti a rispettare quel che si e’ “deciso a maggioranza”. La prova del nove, se la minoranza rispetterà questa regola, si toccherà con mano ogni volta che il governo porrà la questione di fiducia in Parlamento. Ovviamente, se i parlamentari della maggioranza votano contro, automaticamente si pongono fuori dal partito. Solo che il voto e’ segreto, ed il “controllore” e’ il presidente della Camera. E’ chiara, adesso, la “furbata” che Fini vuol mettere in atto? Umberto Bossi, che e’ un “volpone”, l’ha capito e cerca di prendersi il merito della cacciata di Fini e dei suoi. Intanto Italo Bocchino ha presentato le dimissioni da vice capogruppo alla Camera, ma con toni “risentiti” di uno che cerca una rivincita il prima possibile. Mentre rimaniamo in attesa degli sviluppi della situazione, interessiamoci di cose piu’ specificatamente inerenti agli italiani nel mondo. Sarà un caso, ma tutto quello che scrivo da anni sembra sia stato del tutto recepito dal sottosegretario all’emigrazione Alfredo Mantica. Finalmente, si sono accorti che, dopo due tornate elettorali, il tempo di rodaggio della legge Tremaglia e’ finito e non ha dato i frutti sperati. Il voto degli italiani all’estero ha creato più problemi di quanti ne doveva risolvere, gli unici a beneficiarne sono stati i 18 eletti. E’ fuor di dubbio che il voto all’estero verrà rivisto, ma non e’ ancora chiaro come. Nel suo intervento al Senato, di fronte le Commissioni Affari Costituzionali ed Esteri, Mantica, ha detto chiaro e tondo che non e’ piu’ il caso che ci siano persone che ancora difendono “strutture antiche” che non rappresentano piu’ “niente e nessuno”. Si riferiva ai COMITES ed al CGIE. In verità, nei vent’anni di vita, non sono serviti mai a niente escluso qualche meritevole COMITES. Le stesse cose l’ha ripetute poi durante la prima giornata di lavoro del CGIE (Comitato Generale degli Italiani all’Estero) in un aula deserta, per protesta erano usciti quasi tutti i partecipanti. Sarebbe da “incoscienti ed autolesionisti” continuare ancora a spendere 5 milioni all’anno per mantenere i COMITES ed il CGIE, 9 milioni per consentire le elezioni del COMITES e 16 milioni per il voto all’estero. La riforma degli “organi rappresentativi” degli italiani nel mondo e’ stata prorogata al 31 dicembre 2012, con la fondata speranza che alla fine si deciderà per la totale cancellazione sia del voto all’estero che del CGIE. Se i COMITES verranno riformati, come e’ auspicabile, dovranno essere organi non politici, ma solo costituiti da noti professionisti (di ogni settore) che conoscono profondamente la realtà locale per individuare l’esigenze delle varie comunità italiane. Il povero Elio Carozza, attuale segretario generale del CGIE, ha minacciato che si dovrà passare sul suo cadavere se il CGIE verrà cancellato. Mantica gli ha risposto che ci passerà sopra con il carro armato. Bravo! Basta con le allegre e spensierate gite intorno al modo dei magnifici 94 del CGIE per parlare del “nulla”. E’ tempo di agire con serieta'.
venerdì 23 aprile 2010
Fini e' invasato da un'ambizione smodata che lo distruggera'. Abbiamo assistito in diretta al suo "suicidio" politico.
Questo articolo e' stato scritto giovedi mattina ora australiana
quando in Italia era la sera di mercoledi 21 aprile.
Senza ambizione, neppure un genio potrebbe far emergere le sue idee, invenzioni o progetti. L’essere ambiziosi va più apprezzato che condannato. Ma l’ambizione si è creata una cattiva fama perché molti ambiziosi vogliono arrivare in alto senza averne le qualità ed i meriti. Occorre avere una forza straordinaria per dominare l’ambizione, altrimenti si diventa la sua vittima. Gianfranco Fini, nato nel 1952, venticinquenne fu nominato da Giorgio Almirante segretario nazionale del Fronte della Gioventù. Nel 1983, a soli 31 anni, fu eletto al Parlamento. Il 6 settembre 1987, durante una festa, Giorgio Almirante lo presentò come suo successore. Divenne segretario del MSI-DN (Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale) nel gennaio 1988, ad appena 36 anni. Dopo alti e bassi giunse il 1993 e Fini si presentò all’elezione di Sindaco di Roma. Quasi sempre ignorato dalla stampa nazionale e considerato un “fascista” dalla sinistra, venne alla ribalta solo per l’appoggio insperato di Silvio Berlusconi (all’epoca presidente della Finivest e pronto ad entrare in politica) che il 23 novembre 1993 si pronunciò a suo favore definendolo un “moderato”. Da quel momento, i giornali scrissero che Berlusconi aveva “sdoganato” Fini dal fascismo. Il 22 gennaio 1994 Fini fece la svolta di Fiuggi con la nascita di Alleanza Nazionale, mandando in soffitta il MSI-DN. Il 26 gennaio 1994 avvenne la storica scesa in campo di Berlusconi, che fondò Forza Italia. Il 10 febbraio dello stesso anno, AN stipulò un accordo elettorale con Berlusconi, altri partiti di centro e la Lega Nord, e insieme vinsero le elezioni politiche. Nato per essere il numero uno, Fini da sedici anni “sfortunatamente” è costretto a fare il numero due, e per giunta in coabitazione prima con Casini e Bossi ora soltanto con “il lumbard”. La sfortuna di Fini si chiama Silvio Berlusconi. Questo “riccastro”, sempre sorridente ed ottimista, che non aveva mai fatto politica, da un giorno all’altro ha occupato il centro della scena politica. E come se non bastasse ha iniziato a collezionare una serie di successi uno dietro l’altro. Fini, associato a questo straordinario campione, contraddicendo la sua indole, è stato costretto a mordere il freno aspettando che anche a lui capitasse una parte di quella fortuna. Invece: scalogna nera! Se il “capo” è più vecchio di 16 anni, ma ancora dimostra che può stare dove sta, la cosa migliore da fare è stimarlo e collaborare lealmente, aspettando che venga il momento per sostituirlo. Essere impazienti e cercare di metterlo sempre sotto pressione o fare il “Bastian contrario” non giova, anzi, è controproducente. Purtroppo Fini non sa dominare la sua ambizione e ne verrà schiacciato. Pur avendo accettato l’alleanza con Forza Italia, pur avendo accettato la fusione nel Pdl, pur avendo accettato la carica di Presidente della Camera dei Deputati (nessuno gliel’ha imposta come una penitenza) non si è rassegnato alla perdita di rilevanza e di visibilità. Ha cominciato a scalciare, peggiorando la sua situazione fino al momento attuale, in cui rischia il suicidio politico. In caso di elezioni anticipate, sarebbe ridimensionato a livelli percentuali minimi. Perché agisce così avventatamente? La vera, sola ambizione di Fini è il dopo Berlusconi. “Gianfi” ritiene di essere di una spanna superiore a tutte le mezze tacche (a suo parere) dei politici che popolano il Pdl. Fini non sta conquistando la simpatia degli elettori, anzi l’ha persa, perché ha dimostrato di non essere affidabile. Inoltre nessuno crede che sia capace di tenere a freno, come fa Berlusconi, le diverse anime del Pdl. È davvero difficile pensare che Fini possa rappresentare interamente il PdL del dopo Berlusconi, quando già la sola AN non lo sopporta più da tempo. Maurizio Gasparri ha detto chiaramente che Fini, con certe posizioni, ormai ha compromesso le proprie chance di leadership nel Pdl. In tutta la sua vita, Fini ha fatto solo politica, quindi, non è un uomo di azione e concretezza, che sono le grandi qualità di Berlusconi. È tutt’altro che un pragmatico. È un intellettuale, idealista, teorico evanescente e da lui ci si potranno aspettare solo polemiche e discussioni: non fatti. Fini sogna anche di notte come diventare Presidente del Consiglio o Presidente della Repubblica: le sue mire sono queste e nient’altro più. Meriterebbe essere messo alla porta, ma non serve perché lui stesso ha già aperto la porta e messo un piede fuori. Fini però non abbandona il Pdl (mica scemo!), manco per niente, altrimenti dovrebbe “smontare” dalla poltrona di Presidente della Camera; rimane per continuare a “rompere” ed avverte: “La fase del 70 a 30 è finita. Mi auguro che Berlusconi accetti che esista un dissenso interno nel Pdl” e aggiunge: “Ora si apre una nuova fase e chi avrà più filo da tessere, tesserà...” e sarà proprio così, caro “Gianfrego”, dovrai dimostrare se l’avrai, questo filo! Il dado è tratto: impossibile sarà per Fini ed i “finiani” tornare indietro. Nel suo stile ipocrita, Fini giustifica la sua “sconsiderata” mossa, che ha illustrato ieri a Berlusconi e al direttivo del Pdl, come necessaria per il bene del partito: “Il mio spirito è costruttivo, ma anche un minimo di dignità è doveroso”. La sua dignità? Dica piuttosto che è geloso dei “caminetti” tra Berlusconi e Bossi ad Arcore. Ma sa benissimo che sono i leader dei due partiti di maggioranza, mentre lui è presidente della Camera e il suo ruolo “super partes” dovrebbe tenerlo alla larga dalle scelte politiche. Fini sta seguendo le orme dei suoi due predecessori, Casini e Bertinotti, che sono stati i “destabilizzatori” dei due governi precedenti, andando molto oltre al loro ruolo istituzionale. Quando si è visto mai che un presidente della Camera riunisce i “suoi” parlamentari per far nascere una “corrente” o forse dei “gruppi autonomi”? Cosa da pazzi! E per fortuna che Fini, tempo fa, aveva dichiarato di considerare le “correnti” di un partito delle “metastasi”; come ha fatto spesso, si rimangia tutto. È normale ed opportuno politicamente che Berlusconi abbia un rapporto privilegiato con la Lega, che è andata meglio del Pdl alle ultime regionali perché è più radicata sul territorio e il suo elettorato è più “fedele” e meno propenso all’astensione che di solito colpisce i grandi partiti. Fini si faccia un esame di coscienza: cosa ha fatto e come si è comportato durante l’ultima campagna elettorale per le amministrative? Non ha fatto altro che mettere i bastoni tra le ruote e, come al solito, tutto il peso della propaganda l’ha dovuto sostenere Berlusconi, che ha pur 16 anni più di lui ma che, ancora una volta, ha dimostrato di avere l’energia di un trentenne e di essere un “vero” leader. Fini è invasato da un’ambizione smodata e immotivata che lo rende cieco e lo sta distruggendo. Ieri non c’è stata la formazione di gruppi parlamentari autonomi, che avrebbe significato una scissione nel Pdl, ma la nascita di una “mini correntina” personale di Fini che, alla fine, infastidirà l’azione del governo come una “ronzante” zanzara. La furbizia e l’opportunismo politico di uno che ha sempre “campato” (e molto bene) con la politica, “obbligherà” Fini a rimanere nel Pdl per il proprio interesse, e questa sarà l’ultima delle sue tante mosse “sconsiderate” combinate negli ultimi anni pur di distinguersi da Berlusconi. Vuole sempre essere il suo “controcanto” convinto che, così agendo, di costruirsi un futuro politico “bipartisan”. Altri motivi non ce ne sono, perché sulle riforme è ampiamente d’accordo. Riguardo alla gestione più collegiale e democratica della vita interna del partito, sono condivisibili le sue richieste. La verità è che Fini considera provocatorio il protagonismo della Lega, e vorrebbe che il Pdl lo frenassa. Se il Pdl lo facesse, il rischio sarebbe quello di dare l’immagine di una coalizione litigiosa com’era quella di Prodi. Si sa che è nello stile della Lega fare, ogni tanto, delle “sparate” per galvanizzare il suo “popolo", ma quando ci sono decisioni da prendere al Consiglio del Ministri o leggi da votare, si è sempre dimostrata “disciplinata” e, sin qui, un alleato affidabile e stabile. L’incosciente decisione presa da Fini, qualsiasi ne sarà l’evoluzione, dà l’impressione di voler rallentare l’attività di governo con il gioco continuo di estenuanti chiacchiere e mediazioni: un teatrino della politica. L’Italia attende da anni le riforme che sono state ritardate in passato per “milioni” di motivi e dagli “sfascisti” di professione, ed ora che si è ad un passo dal farle si mette di mezzo il “gattopardo” Fini? No, basta, finiamola! Bisogna togliere di mezzo ogni pretesto, ogni ostacolo. Chi abbia ragione tra Fini e Berlusconi non interessa agli italiani. Ce ne freghiamo delle analisi politiche, psicologiche, i tentennamenti, le gelosie, le mediazioni ed altre cavolate: a che cosa servono se non alla sola visibilità dei politicanti di professione? Se Fini è l’ostacolo sulla via del cambiamento, allora venga invitato a prendere la porta e uscire con tutti i suoi “finiani”, li si butti tutti fuori! Non se ne può proprio più!
domenica 18 aprile 2010
Chi sono i "Gattopardi" nella politica italiana? Occorrono dei veri "professionisti" come Santo Santoro per rilanciare gli italiani nel mondo.
In questo momento storico l’Italia somiglia molto alla Sicilia Borbonica al tramonto nel 1860 che faceva fatica ad aggiornarsi ai grandi cambiamenti che stavano avvenendo. Nel famoso romanzo “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, c’e’ una frase famosa pronunciata da Tancredi, nipote del Principe Fabrizio di Salina, che pur rimanendo dalla parte dei garibaldini, che stavano portando il cambiamento, cerca di mantenere la situazione cosi’ com’era: “Se vogliamo che tutto rimanga come e’, bisogna che tutto cambi” e Don Fabrizio conclude: “e dopo sarà diverso, ma peggiore”. Erano in molti a frenare il cambiamento appellandosi ad un antico proverbio che era meglio: “un male già noto a un bene non sperimentato”. Gli italiani, dopo la caduta dell’Impero Romano, subirono innumerevoli invasioni. Per sopravvivere alle tasse di rapina e alle prepotenze dei “padroni”, che cambiavano continuamente, impararono a vivere “gattopardescamente”. E’ cosi’ che nel nostro DNA si sono sviluppati i “geni” del “cinico realismo”, la “diffidenza” e, nel contempo, del “doppio gioco” e dell’”accomodamento” ai cambiamenti. Nell’attuale situazione politica italiana,“apparentemente”, tutti i partiti di maggioranza e di opposizione, “sembrano” siano concordi di procedere rapidamente per attuare le riforme che l’Italia attende da decenni. Ma c’e’ il rischio che i “gattopardi” si alleino con gli “sciacalli”ed i “profittatori” perché tutto cambi per non cambiare niente? Il pericolo esiste, come c’e’ sempre stato nel passato nei momenti cruciali storici. Durante il “ventennio” c’era la convinzione che ci fossero quaranta milioni di “fascisti” che, d’incanto, sono tutti “svaniti”, volatilizzati appena l’Italia fu “liberata”. Quaranta milioni di “fascisti” o di “gattopardi”? Oggi in Italia si riscontra una condizione “fondamentale” perché si possa realizzare il famoso cambiamento “epocale” d’ammodernamento socio/economico, e’ quella che la maggioranza di governo e’ “coesa”, nonostante Gianfranco Fini continui a fare il “Bastian contrario”. Fini e’ da annoverare tra i tanti “gattopardi” della situazione insieme a Casini e Bersani. Di Pietro e Grillo interpretano “egregiamente” la parte degli “sciacalli”, che arraffano quel che possono degli “avanzi”. Un paragone tra Berlusconi e’ Garibaldi non e’ azzardato perché molte sono le analogie tra i due. Garibaldi, con i “mille” geograficamente “fece l’Italia”. Berlusconi, dopo cento cinquant’anni, sta affannandosi per “fare gli italiani”. Di certo Berlusconi non e’ un “gattopardo” che finge di cambiare tutto per non cambiare niente. Avrebbe voluto fare molto di piu’ di quello che e’ riuscito a fare sino ad ora ma, purtroppo, l’ordinamento attuale della Repubblica italiana concede al governo, ed al suo Premier, un’autonomia d’azione molto limitata. In piu’, tutti i governi, che si sono succeduti dal 1948 al 2008, hanno sempre dovuto “negoziare” strenuamente con i loro “alleati” di turno. Piu’ insignificanti erano e piu’ creavano difficoltà per non perdere la loro “visibilità” politica. Ricordate il “folle” Follini e il “casinista” Casini durante il governo Berlusconi 2001/2006? Ora c’e’ Fini a sostenere la loro parte (o quasi), ma prima o poi la smetterà quando capirà che si sta politicamente “suicidando”. Pur essendo noi italiani “diffidenti” e “cinici” per natura, continuiamo a sperare che tutte le forze politiche in campo, di maggioranza ed opposizione, abbiano capito e siano convinte, che e’ giunto il momento di dar vita al drastico cambiamento: ora o mai piu’. Bisogna darsi una mossa per non far rischiare all’Italia di finire “ultima” nella classifica mondiale economica/sociale/civile. Sono tante le riforme che necessitano per rendere l’Italia piu’ governabile ed efficiente. La riforma che interessa piu’ da vicino noi Italiani nel Mondo e’ quella parlamentare. Quando ci si metterà mano, oltre a prevedere la cancellazione della metà dei parlamentari ed avere una sola Camera legislativa mentre il Senato diventerà un'assemblea per gli affari regionali, coinvolgerà anche la legge Tremaglia 459/2001 che potrebbe essere modificata, sostituita o, persino, cancellata. Come ho già accennato nei miei due precedenti articoli, per noi Italiani nel Mondo sarebbe piu’ conveniente che la legge Tremaglia venisse abolita e siano ripristinati gli art. 48, 56 & 57 della Costituzione. Vogliamo essere equiparati agli italiani che votano in Italia. Vogliamo avere l’opportunità’ di costituire un nostro partito per presentare candidati scelti da noi. Vogliamo inviare al Parlamento italiano persone oneste e professionalmente valide. Che realmente risiedano all’estero da tempo e che si siano formate nei loro Paesi di accoglienza o di nascita, dove sono stimate e conosciute dall’intera comunità, non solo da quella italiana. Vogliamo che siano la vera espressione “genuina e reale” degli italiani nel mondo, come lo e’, ad esempio, Sergio Marchionne CEO della Fiat. Basta con l’imposizione di “teste di legno” da parte dei politici italiani per tenerci divisi. Rendiamoci consapevoli di questo loro losco “trucco” per relegarci in una “riserva indiana” e per usarci quando a loro fa piu’ comodo. I nostri interessi di “emigranti” non hanno mai coinciso con quelli dei partiti politici italiani. E’ di alcuni giorni una notizia “incoraggiante”. Il Pdl ha nominato coordinatore per l’Australia l’ex Senatore Santo Santoro. Non so se Santoro abbia o meno accettato l’incarico, so pero’ che abbiamo bisogno di “personalità” come lui per accrescere il prestigio della comunità italiana in Australia ed in tutto il mondo. Largo a giovani, seri, stimati, capaci e conosciuti professionisti con un solido “background” politico/economico. Ben radicati nel Paese dove sono cresciuti professionalmente. Persone che sono in grado di agire concretamente ed efficientemente. La nomina di Santoro non deve essere vista come un vantaggio “esclusivo” del Pdl che l’ha nominato, ma di tutta la comunità italiana in Australia e della quarta circoscrizione estera. Oggigiorno e’ ridicolo e “anacronistico” dividersi tra destra e sinistra. Se divisione deve esserci e’ tra chi sa “fare concretamente” e sa “agire con professionalità”, con chi e’ soltanto un “quaraquaqua’”, come ne abbiamo conosciuti tanti nel recente passato. Questi “patetici” personaggi, nonostante vengono snobbati e contestati da tutti, continuano imperterriti a “pretendere” di rappresentare gli italiani senza avere il “carisma” ed i requisiti necessari. Ce ne fossero di altri Santo Santoro, siano essi Laburisti che Liberali! Santo Santoro, nato a Francavilla (Messina) nell’aprile 1956, e’ un emigrante di successo che fa onore a tutta la comunità italiana non solo australiana. E’ arrivato in Australia all’età’ di cinque anni. Ha fatto esperienza come Ministro statale (Queensland): 1989/2001, ed e’ stato anche Ministro Federale: 2002/2007. Pur essendo “Liberale” non ha alcuna preclusione politica di collaborare con chi voglia lavorare “sinceramente” ed “appassionatamente”, senza fini personali, per il bene di tutta la collettività italiana. Infatti, nella sua attività privata, uno dei suoi partner e’ l’ex ministro “Laburista” Con Sciacca. Santoro potrebbe fungere da “calamita” per attrarre, in un grande e “serio” progetto, personalità che hanno avuto successo in tutti gli altri campi economi e sociali. E’ ora il momento che gli italiani nel mondo costruiscano una realtà “vincente” per far meglio apprezzare la comunità italiana dai politici italiani che “contano”. Sinora i “big”, uno su tutti Berlusconi, hanno preferito starsene alla larga dagli affari degli italiani nel mondo consapevoli che sono dominati e gestiti, per lo piu’, da “maneggioni” e “compari” per farsi gli affari propri. I leader politici italiani hanno sempre considerato l’affare “Italiani nel Mondo” poco “serio” e “inaffidabile”. Questo per non essere mai stato rappresentato da veri “professionisti” come lo e’ Santo Santoro, ma da personaggi insignificanti e, per giunta, “arruffianati” a “politicanti” di scarsissimo valore e peso politico nei loro partiti di appartenenza. Queste “mezze calzette” di “politicanti” hanno preferito scegliersi, tra gli italiani nel mondo, questi “insignificanti” persone perché piu’ facilmente manovrabili. Questi politicanti da “strapazzo”, volutamente, si sono tenuti alla larga da persone “concrete” abituate a lavorare sodo per raggiungere tangibili risultati. Persone troppo scomode per loro. Persone che “pretendono” di fare le cose nella maniera giusta ed onesta ad esclusivo vantaggiosa dell’intera comunità. Tutto questo e’ lontano mille miglia dalla mentalità “arruffona” dei politicanti “mezze calzette” che preferiscono il caos per scaricare poi la colpa su “ignoti” per assolvere se stessi. Il “cancro” della politica italiana e’ una “metastasi” allo stadio “terminale” che ha infettato anche le comunità italiane nel mondo, soltanto un “miracolo” potrà salvarci. Se manderemo al Parlamento italiano molti Santo Santoro (Liberali o Laburisti che sia) a rappresentarci, potremmo iniziare a sperare in una “miracolosa” guarigione. Se la legge Tremaglia rimanesse, o venisse modificata o persino abolita, in ogni caso il voto rimarrà e potremo sempre votare per i rappresentanti da noi scelti. Basta con lo sperpero di denaro pubblico (30 milioni di euro per legislatura) per mantenere gli attuali 18 “incapaci” nulla facenti. I piu’ di loro hanno maturato “insignificanti” esperienze professionali nel sindacato o nel patronato, o si sono “deformati” per aver militato (e alcuni ancora so li) nell’“inutile e sprecone” CGIE che, in vent’anni, ha “bruciato” 100 milioni di euro senza combinare niente di concreto e di positivo a favore delle comunità italiane nel mondo. Basta ad avere a che fare con le “mezze calzette” gli “incapaci”ed i “quaraquaqua’”. Meritiamo di essere rappresentati da veri “professionisti”.
sabato 10 aprile 2010
Le elezioni regionali hanno confermato il governo Berlusconi. Costruire un Partito per gli Italiani nel Mondo.
Le elezioni regionali, che si sono appena svolte, a tutti gli effetti sono state elezioni di metà mandato ed hanno fortemente riconfermato il governo Berlusconi. Tutto questo nonostante la gravissima crisi economica, la disoccupazione in aumento, i magistrati che inseguono il premier con piu’ accanimento, i giornalisti che lo spiano persino dentro la camera da letto, le accuse di seduttore di minorenni e di “donnaiolo”, le calunnie contro i suoi piu’ fidi collaboratori come Bertolaso, Gianni Letta e Verdini. Sono scesi in piazza in migliaia piu’ volte per dargli del mafioso, persino dello “stragista”, del dittatore che vuole sopprimere la libertà d’opinione ed altre “corbellerie”. Ma Silvio, facendo due sole settimane di campagna elettorale con lo slogan “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, e’ riuscito a strappare quattro regioni ai suoi avversari. L’unico leader europeo che non e’ stato punito dalle consultazioni elettorali e’ Berlusconi. Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno perso notevoli consensi personali per la difficoltà o l’incapacità’ (come Zapatero) di far fronte all’emergenza della crisi economica mondiale. Se il governo Berlusconi si e’ fortemente consolidato e’ perché i cittadini hanno riconosciuto che ha operato bene in questi due anni affrontando al meglio la grave crisi economica mondiale. Se nei prossimi tre anni l’economia andrà meglio (prima o poi accadrà) e se Tremonti riuscirà a dare un “taglio” alle tasse, il centrodestra vincerà di nuovo le elezioni del 2013 senza tanti patemi. Rischia di stravincerle comunque, anche se tutto non dovesse andare cosi’ liscio, vista l’inesistenza della cosiddetta opposizione che e’ sempre piu’ “terrorizzata” da Berlusconi. E cosi’ e’ cominciato il fuggi fuggi dal Pd e il “bocciofilo” Bersani e’ rimasto solo e “bollito”. Tutti lo criticano ma nessuno si fa avanti per prendere il suo posto. Nessuno pensa di farne il candidato premier del centrosinistra nel 2013. Berlusconi ha mandato in pensione “anticipata” tutti i leader (o presunti tali) del centrosinistra, ma anche quelli di cui si fanno i nomi per il futuro (vedi Renato Soru e Nicola Zingaretti). Il centrosinistra e’ da anni senza idee, senza un programma e alla ricerca spasmodica di un “leader”. La base del Pd e veramente “arrabbiata” per la politica delle parole incomprensibili, per il “politichese” che rimane distante dalla realtà, mai concreto sempre piu’ vecchio e astratto. Ecco spiegato il successo del movimento “Cinquestelle” di Beppe Grillo. Quando si crea un vuoto, questo e’ immediatamente viene riempito. Grillo, e il suo movimento, sono figli legittimi del vuoto lasciato dal Pd ed oggi e’ una forza politica con la quale il Pd deve fare i conti. Un altro con cui il Pd dovrà fare i conti e’ Tonino Di Pietro. Appena terminate le elezioni si e’ precipitato in Tv per annunciare, senza giri di parole, che “ha vinto il centrodestra” e l’ha ripetuto a Ballarò. E li ha anche aggiunto che il Pd deve fare un profondo esame di coscienza e riconoscere che il partito non e’ stato capace di promuovere una classe dirigente locale all'altezza della situazione. Ma non è tutto. Durante la stessa trasmissione Di Pietro ha indossato i panni del “moderato”, si è detto disponibile a discutere di riforme col governo e ad abbandonare lo stile “estremista” di opposizione tenuto sin qui. E, senza mezzi termini, si e’ candidato per una “federazione” di tutto il centrosinistra in vista delle elezioni politiche 2013. Con la sua “svolta moderata” Di Pietro vuole presentarsi come leader di una nuova “armata Brancaleone”. Non e’ una novità, finalmente gli si e’ presentata l’occasione per mettere in atto la strategia che persegue da due anni. Potrebbe riuscirci approfittando dell’inconsistenza di Bersani che, durante le elezioni, andava dicendo che il “vento stava cambiando” ed invece ha rimediato una disastrosa sconfitta e poi ha messo la testa sotto la sabbia per non guardare in faccia la realtà. Ammettendo la disfatta, Tonino vuole “accreditarsi” come l'unico politico serio e affidabile del centrosinistra. Per ora gli conviene nascondere la sua immagine classica del Di Pietro urlatore, estremista e “sfasciatutto” ora, anche lui come Grillo, ha occupato lo spazio lasciato vuoto dal Pd. Ma non illudiamoci, tornerà ad essere quello di sempre quando lo riterrà piu’ utile alla sua causa. Il capo dell'Idv, insomma, fa il suo gioco. Quello che semmai dovrebbe destare preoccupazione e’ l’incapacità del Pd, con quasi il quadruplo dei voti dell'Italia dei Valori, di dettare la linea politica all'interno dello schieramento di centrosinistra, niente male per un partito che era nato con l'ambizione di essere la guida ferma e indiscussa della sinistra italiana. Oggi e’ invece nelle mani dei suoi alleati meno forti numericamente. La causa sta che, nel mentre i cosiddetti “dirigenti” del Pd passano il loro tempo a elaborare, come alchimie chimiche, nuove formule per rimettere in moto il carrozzone del centrosinistra, gli altri partitini “urlatori”, sparando a raffica centinaia di slogan, attirando quella parte dell’elettorato piu’ estremista, pur sapendo benissimo che non riusciranno mai a diventare maggioranza di governo, come potrebbero? Ce lo vedete Di Pietro premier? Quali sarebbero i suoi ministri? Non esiste proprio! Se invece Berlusconi aumenta costantemente i consensi e’ perché parla la stessa lingua degli italiani, lavora e combatte a loro fianco (vedi Napoli e l’Aquila) nella lotta quotidiana della vita. Si limita a poche chiacchiere e a fare molti fatti. Si rimbocca le maniche e cammina a fianco della gente. Il Pd, che tenta di non farsi surclassare da Di Pietro, e’ talmente alla “disperazione” che per sfidare tra tre anni Berlusconi, ha iniziato a far girare i nomi di Luca Cordero di Montezemolo, oppure del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, oppure ancora dell’economista Mario Monti. Faranno anche altri nomi, ma tutti i designati ringrazieranno e diranno di non essere interessati alla politica. La verità e’ che nessuno ha intenzione di scontrasi con Berlusconi per rimediare un’umiliante figuraccia. Lasciamo gli “scenari” politici futuribili per ritornare all’attualità’. I prossimi tre anni saranno molto importanti per tutti gli italiani. Esaurite tutte le scadenze elettorali, amministrative, europee e regionali, sino al 2013 il governo si dedicherà anima e corpo a completare il suo programma di governo. Oltre alla riforma del Fisco e della Giustizia, alla politica a favore delle imprese e di sostegno dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati che si trova nelle posizioni piu’ critiche, soprattutto, accelererà’ le riforme costituzionali come quella parlamentare. A questo proposito noi italiani nel mondo chiediamo con forza che venga “abolita la legge Tremaglia” 459/2001 e ripristinati gli art. 48, 56 & 57 della Costituzione. Vogliamo essere equiparati agli italiani che votano in Italia. Vogliamo avere l’opportunità’ di costituire un nostro partito per presentare candidati “genuinamente” scelti direttamente da noi. Dovranno essere persone oneste e professionalmente valide che realmente risiedono all’estero, che si sono formati nei loro Paesi di accoglienza o di nascita dove sono apprezzati e conosciuti dall’intera comunità e non solo da quella italiana. Vogliamo che siano la vera espressione “genuina e reale” degli italiani nel mondo, come lo e’ Sergio Marchionne CEO della Fiat. Basta con le “teste di legno” scelte dai partiti politici italiani per applicare la strategia “dividi et imperat” e mantenere gli italiani nel mondo in contrasto tra loro. Strategia che stanno continuando ad applicare con la creazione di “circoli” targati con le diverse sigle dei partiti ora in Parlamento. Vogliamo che finisca lo sperpero di denaro pubblico per mantenere in vita il CGIE ed i 18 “incapaci” eletti all’estero, rivelatisi degli “utili idioti” ad esclusivo servizio dei loro partiti politici. In questi quattro anni dall’applicazione della legge Tremaglia, fatti alla mano e alla luce dei disastrosi risultati (brogli ed inutilità dei 18 eletti), la legge 459/2001 “deve” essere abolita, ma non dovrà essere messo minimamente in discussione il diritto di voto acquisito dagli italiani nel mondo che “deve” essere mantenuto. Questo ci permetterebbe di fondare un nostro partito degli “Italiani nel Mondo” completamente “sganciato” da qualsiasi partito politico italiano. Sono oltre 4 milioni (anche piu’) gli italiani nel mondo iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) con diritto di voto, come consistenza sarebbe il terzo o il quarto partito italiano. Gli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione dovranno essere ripristinati nella forma originale per permetterci di votare allo stesso modo degli italiani in Italia. Questo sistema di votare lo permette molti Paesi ai loro cittadini residenti all’estero. Con quattro milioni e piu’ di voti il “nostro” partito potrebbe acquisire (nella proporzione attualmente in vigore) circa 40 parlamentari. Allora si che gli italiani nel mondo conterebbero e come! Allora sì che ci faremo rispettare dai politici italiani! Allora si che, finalmente, sarà possibile costruire quel “famoso” ponte economico/sociale/culturale tra l’Italia e tutte le comunità italiane presenti in tutto il mondo! Gli italiani nel mondo sono sempre stati una grande risorsa per l’Italia e lo dimostreremo una volta ancora.
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