Chi tocca i fili muore. Si legge sui cartelli dei tralicci dell’alta tensione per allontanare gli incauti dal pericolo mortale che potrebbero incorrere. Lo stesso pericolo c’e’ se si “toccano” i cosiddetti “organi rappresentativi” degli italiani nel mondo, ossia il CGIE (Comitato Generale Italiani all’Estero), i COMITES (Comitati Italiani Esteri) e i 18 parlamentari eletti all’estero. La settimana scorsa il mio articolo sosteneva e dimostrava che questi pseudo “organi rappresentativi” non sono serviti mai a niente e non hanno mai rappresentato “niente e nessuno”, nonostante siano riusciti a “bruciare” una montagna di denaro pubblico che poteva essere impiegato, piu’ opportunamente, a beneficio della collettività italiana nel mondo. Si sa che quando si scoprono gli “altarini” c’e’ sempre qualcuno che gli prende fuoco la coda. Guarda caso sono sempre quelli che si sentono in torto, ma vorrebbero che nessuno lo sapesse. Se la cosa invece diventa pubblica, apriti cielo! Sono stato “inondato” da e-mail da alcuni “magnifici” (leggi: membri del CGIE) che dagli USA, Canada, Argentina, Germania e Svizzera, mi hanno chiesto di risparmiare loro le mie “esternazioni” richiedendo la cancellazione “immediata” del loro indirizzo e-mail dalla mia mail list. Si sono “incazzati” anche un paio di “presidenti” di COMITES sparsi nel mondo. Non mi lamento di essere stato contestato, giustamente la critica e’ ammessa, ma visto che, bontà vostra, vi siete scomodati d’inviarmi un’e-mail, avreste dovuto cogliere l’occasione per allegare il conto consuntivo, che da tempo richiedo, dei costi e l’elenco dei risultati che, secondo voi, avete raggiunto a favore della comunità italiana nel mondo. Macché, “bollano” come “esternazioni” le mie argomentazioni, ma continuano ad essere “reticenti”. E poi “pretendono” di essere i nostri “organi rappresentativi” senza volerci rendere conto del loro operato. Insomma, si può sapere chi rappresentate? E’ evidente soltanto voi stessi. E’ chiaro che il vostro e’ un comportamento “autoreferenziale” che tiene conto esclusivamente di voi stessi, delle persone del vostro “ristretto” cerchio e dei dati che vi fanno piu’ comodo. Voi mettete sempre al primo posto esclusivamente i vostri “interessi” individuali trascurando del tutto i nostri, cioè di coloro che voi “sostenete” di rappresentare. Da ogni parte del mondo, ad onor del vero, ho ricevuto anche alcune e-mail di sostegno e di complimenti per avere messo a “nudo” il problema. Alcuni hanno colto l’occasione per raccontare le “malefatte” (nel Paese in cui risiedono) di alcuni “magnifici” o presidenti di COMITES che hanno avuto, come loro unico obbiettivo, quello di “impataccarsi” con titoli di “cavaliere” o “commendatore” tralasciando gli interessi della collettività. Invio i miei articoli ad alcune decine di migliaia d’indirizzi e-mail in tutto il mondo (Internet e’ straordinaria!) e vengono anche pubblicati da molti giornali on-line, tranne, da qualche tempo, da quelli che “sostengono” che la loro unica “missione” e’ d’informare “correttamente” gli italiani nel mondo. Il che e’ un grossa “balla”. La loro sede e’ a Roma e vivono giornalmente a contatto di gomito con molti “protagonisti” che "maneggiano" gli affari degli italiani nel mondo. Quindi sono molto “attenti” a divulgare soltanto le notizie che non siano “dannose” per i loro “clienti” che, talvolta, acquistano i loro spazi pubblicitari. Il loro motto e’: prima di tutto gli affari! La verità può attendere. E’ da oltre due anni che richiedo insistentemente (continuo e continuerò a farlo) ad alcuni parlamentari eletti all’estero di mostrare il loro certificato di residenza. Niente, si sono sempre rifiutati. In piu’, un paio di loro, mi hanno “minacciato” di querelarmi se ancora insisto nella richiesta. Farebbero piangere se non facessero “sorridere”. Ma quando mai posso denunciare qualcuno se mi chiedesse (non l’indirizzo) ma soltanto il Paese in cui risiedo? E’ vero, un semplice cittadino potrebbe rifiutarsi di rispondere ad una simile richiesta. La risposta e’ pero’ “obbligatoria” per chi si e’ fatto eleggere all’estero, visto che lo prevede la legge Tremaglia 459/2001 “espressamente” all’Art.8, lettera b) i candidati devono essere residenti ed elettori nella relativa ripartizione. Ebbene, constatata l’insistente “reticenza” dei parlamentari in questione, ho chiesto a due direttori dei giornali on-line con sede a Roma, quelli che “sfacciatamente” affermano d’informare gli italiani nel mondo, d’intervistare i parlamentari e pubblicarne il contenuto. Niente, di niente. Riccardo Filosa (detto Ricky the ""puppy"), direttore di "ItaliachiamaItalia" e Gian Luigi Ferretti, direttore de "L'Italiano" no hanno aderito alla richiesta. Come intendere il significato dell’atteggiamento dei due direttori lo lascio alla singola considerazione dei lettori. Come fai a fidarti di gente così? Come fai a credergli? Ma la colpa e’ solo e tutta di noi italiani nel mondo. Sino a quando dimostreremo di provare grande piacere nel farci prendere per i fondelli, chi volete che ci rispetti e ci tenga in considerazione? Siamo circondati da un esercito di persone, di ogni ordine e grado, che si fanno i fatti loro ma si “spacciano” per chi sta “lavorando” per fare quelli nostri. Mentre il ministro Tremonti e’ in crescente difficoltà, perché tappa un buco e se ne apre uno piu’ grande, nelle istituzioni e negli enti succede di tutto e di piu’. Prendiamo la Regione Lazio. Un ente gestito dalle amministrazioni di destra e di sinistra che si sono succedute negli ultimi vent’anni. Ora c’e’ Renata Polverini, un presidente donna, ma con gli attributi, e comincia a guardare i conti: c’e’ da spararsi ad una tempia! Un debito della sanità più grande di quello di tutta la Grecia messa insieme. Una moltiplicazione di cariche, poltrone, posti di sottogoverno, “sottopancia” e “copripancia” da far rabbrividire. Un Consiglio regionale (come ha raccontato “Il Tempo” nei giorni scorsi) dove alla moltiplicazione dei “pani” e dei “pesci” si è sostituita quella delle commissioni consiliari. Cose da pazzi! E cosa ti fa la Polverini? Ha iniziato a tagliare con la “motosega” a piu’ non posso: via i superstipendi dei dirigenti, cancellate le divisioni che non servono, insomma la presidente si da’ da fare, ma la Regione Lazio e’ peggio di una foresta difficile da disboscare. I “poveri” consiglieri “pretendono” (riuscendoci) di essere chiamati “onorevoli”, schiacciano il bottone per votare come gli onorevoli, contano poco come gli onorevoli ma, soprattutto, vanno in pensione come gli onorevoli. E siccome, guarda un po’, Renata Polverini ha cominciato a capire che da qualche parte bisogna dare l'esempio, appoggiate dalla maggioranza e dall’opposizione, sono state proposte due leggi che prevedono che gli “onorevoli” consiglieri vadano in pensione a 65 anni e non piu’ a 50. Ecco che e’ partita la corsa per evitare la nuova legge ed intascare subito il lauto vitalizio. Prima che scatti la tagliola della riforma, di corsa a riempire moduli, scartoffie, consultare tabulati per verificare i contributi. E’ una vergogna riscuotere una pensione d’oro a cinquant’anni, e’ letteralmente derubare e beffare i contribuenti ed i lavoratori delle ditte private. Nonni al lavoro e baby politici pensionati. Mentre il governo, giustamente, solleva l'età’ pensionabile delle impiegate statali, equiparandola a quella degli uomini come chiede l’Europa, un gruppo di “furbacchioni” se ne frega di tutto per accaparrarsi la pensione anticipata. Non esiste piu’ negli italiani l’etica, la coscienza e la responsabilità civile. Tremonti sta lavorando come una bestia per fare quadrare i conti e taglia a piu’ non posso i costi. La Polverini gli ha innalzato le barricate contro i tagli, tutte le categorie si stracciano le vesti e poi bellamente ci sono “giovani cinquantenni”, infischiandosene di tutto e di tutti, corrono come matti ad incassare il vitalizio d’oro. E’ da sperare vivamente che maggioranza e opposizione varino subito la legge che ferma il pagamento dei vitalizi dei consiglieri e fissa la data di incasso al compimento dei 65 anni d’età. Ci riusciranno? Intanto il governo Berlusconi e’ alle prese con le “bizze” di “Gianfrego” che ormai, di fatto (qualsiasi sarà la soluzione che si sta studiando) si e’ posto fuori dal Pdl con i suoi pochi seguaci. Ora piu’ che mai la Lega di Bossi diventa la vera assicurazione sulla vita della maggioranza. Alla Camera, una volta tolti i “fedeli” di Fini, il Pdl rimarrebbe con 246 deputati, ben lontano dai 316 (la metà piu’ uno dei seggi) che assicura la maggioranza assoluta. Quindi diventano “determinanti” i 59 deputati “leghisti”. Prima erano 60, ma al posto di Roberto Cota, diventato governatore della regione Piemonte, e’ subentrato un neodeputato che non e’ stato accettato nel gruppo per via di problemi giudiziari. La parola d’ordine del “senatur” e’: “Avanti a tutta forza col federalismo”. Giura di rimanere unito a Berlusconi, l’unico che finora, insieme a Tremonti, fa da garante per il cammino della riforma. Era un governo fortissimo quello nato dalle ultime elezioni politiche che sarebbe stato in grado, finalmente, di dare all’Italia tutte le riforme che attende da tempo. Gli uomini delle “chiacchiere” stanno riprendendo il sopravvento su gli uomini del “fare”. Governare gli italiani e’ “inutile”. L'aveva capito il Duce ora se ne sta accorgendo anche Silvio Berlusconi.
venerdì 9 luglio 2010
venerdì 2 luglio 2010
Gli "organi rappresentativi" degli italiani nel mondo si sono rivelati inutili: debbono essere cancellati.
Non ha altra scelta il Ministro Giulio Tremonti, obbligatoriamente deve tagliare tutte le spese ed i costi superflui per salvare l’Italia dal disastro economico/finanziario che potrebbe travolgerla insieme agli altri Paesi della Comunità Europea. Ogni euro di spesa parassitaria ed inutile deve essere risparmiato: non si può piu’ “scialacquare”. Occorre “potare” con decisione per far ricrescere la pianta piu’ forte per farla riprendere a produrre frutti abbondanti. Si e’ iniziato a tagliare la spesa pubblica che, al piu’ presto, subirà altri tagli. Gradualmente saranno abolite le province, tagliate le spese inutili in tutti ministeri, alle regioni e ai comuni, le spese della sanità e delle pensioni (non quelle correnti, ma ritardando l’età’ pensionistica), si attuerà il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, decurtati gli stipendi dei parlamentari e degli alti “papaveri”. Le risorse finanziarie, quelle poche disponibili, tassativamente verranno “investite” per progetti utili o perché producano reddito per essere poi ridistribuito. Questa e’ la “filosofia” del governo italiano in carica. La stessa filosofia adottata dai governi responsabili di altri Paese per evitare di finire in bancarotta come e’ accaduto alla Grecia. Maggioranza ed opposizione sono d’accordo della necessità di un drastico ridimensionamento degli sprechi, la divergenza sta nel modo di procedere. Ebbene, nonostante tutto questo sia a conoscenza di tutti, ottusamente alcuni “strepitano” per l’intenzione del governo Berlusconi di cancellare i cosiddetti “organi rappresentativi” degli italiani all’estero, ossia il CGIE, i COMITES e i 18 parlamentari eletti all’estero, ovviamente senza abolire il diritto di voto agli italiani nel mondo. C’e’ qualcuno che possa spiegare a che cosa sono serviti questi “organi rappresentativi”? Certamente il governo non agisce in “dispregio” degli emigrati italiani, come vorrebbero far intendere la parte politica piu’ “retrograda” (altroché progressista!) rappresentata dal PD e da tutto il centrosinistra. La finalità del governo Berlusconi e’ di non “sprecare” piu’ le scarse risorse finanziare, ma impiegarle con piu’ oculatezza a vero vantaggio degli italiani nel mondo. Sono certo che moltissimi di voi che state leggendo questa nota, vi starete domandando: il CGIE ed i COMITES, e’ roba che “se magna”? Che cosa sono? A che cosa servono? I COMITES (Comitati Italiani all’Estero) sono stati istituiti con legge 23 agosto 1988, n.400 modificata con la legge 23 ottobre 2003, n.286. Il CGIE (Comitato Generale Italiani all’Estero) è nato con la legge del 6 novembre 1989 n.368, modificata il 18 giugno 1998, n.198, il Regolamento e’ stato emanato con D.P.R. 14 settembre 1998 n.329. Quindi parliamo di organismi in attività da oltre vent’anni. Nonostante la loro “vetustà” e nati per rappresentare gli italiani all’estero, non sono conosciuti da nessuno, tranne che da una “infinitesima” percentuale di persone per lo piu’ addette ai lavori.“Teoricamente” dovevano essere molto utili alla comunità italiana nel mondo, ma la realtà dei fatti ha dimostrato. “inequivocabilmente”, che non sono serviti a nulla, ma hanno bruciato una montagna di milioni di euro (circa 100) senza risultati apprezzabili a favore della comunità italiana nel mondo. Il CGIE, senza se e senza ma, deve essere cancellato. È stato totalmente inutile a raggiungere le finalità per cui fu istituito. E’ stato soltanto utile per far fare del turismo gratis intorno al mondo ai “magnifici” 94 che lo compongono. Invece, se la legge venisse opportunamente modificata, i COMITES potrebbero svolgere un ruolo importante. Sino ad ora sono stati un’istituzione “invisibile”, quando avrebbe dovuto essere la “vera” voce degli italiani nel mondo. Se la loro istituzione verrà confermata, intanto bisogna evitare che l’elezione, per scegliere i componenti, non sia la solita “farsa” gestita dai “patronati” quasi esclusivamente di sinistra. Poi che non si strasformi, di nuovo, nel solito “medaglificio” per assegnare titoli onorifici, che non aspettano a chi “semplicemente” fa il proprio dovere. Sono mosche bianche i presidenti e i membri dei COMITES che non si sono “impataccati” con “cavalierati” o con “commende” da tenere incorniciati in bella mostra nel salotto buono. Se i COMITES verranno riformati, come e’ auspicabile, dovrebbero essere organi non politici, ma costituiti solo da noti professionisti (di ogni settore) che conoscano profondamente la realtà locale per individuare le “vere” e specifiche esigenze nelle varie comunità italiane sparse per il mondo. Il tempo di rodaggio della legge Tremaglia (per eleggere 18 parlamentari residenti all’estero) e’ finito e non ha dato i frutti sperati. Il voto degli italiani all’estero ha creato più problemi di quanti ne doveva risolvere, gli unici a beneficiarne sono stati i 18 eletti. Troppe cose non hanno funzionato e il governo, prima delle nuove elezioni del 2013, intende porre mano al sistema di voto all’estero, ma non e’ ancora chiaro come. Questo concetto l’ha ribadito Berlusconi durante la sua recente visita in Brasile, dopo il G8 ed il G20 in Canada. Tempo fa’ Alfredo Mantica (sottosegretario agli esteri con delega per gli italiani all’estero), nel suo intervento al Senato, di fronte le Commissioni Affari Costituzionali ed Esteri, ha dichiarato senza mezzi termini, che non e’ piu’ il caso che ci siano persone che ancora difendono “strutture antiche” che non rappresentano piu’ “niente e nessuno”. Le stesse cose l’ha poi ripetute durante l’ultima recente assemblea plenaria del CGIE in un’aula deserta, abbandonata per protesta da quasi tutti i delegati. Sarebbe da “incoscienti ed autolesionisti” continuare ancora a spendere 5 milioni all’anno per mantenere i COMITES ed il CGIE. Spendere 9 milioni per consentire le elezioni del COMITES e 16 milioni per il voto all’estero: totale 30 milioni ai quali andrebbero aggiunti altri 30 milioni per il “mantenimento” degli “inutili” 18 parlamentari esteri. Con 60 milioni si potrebbero risolvere moltissimi problemi degli italiani nel mondo, iniziando con l’assistere i piu’ sfortunati, il rafforzamento dell’insegnamento della lingua ecc. La “riforma” degli “organi rappresentativi” degli italiani nel mondo e’ stata prorogata al 31 dicembre 2012, con la fondata speranza che alla fine si deciderà per la loro totale cancellazione sia delle elezione dei 18 parlamentari esteri che del CGIE e, probabilmente, dei COMITES. Il povero Elio Carozza, l’attuale segretario generale del CGIE, “eroicamente” ha dichiarato che dovranno passare sul suo cadavere prima di cancellare il CGIE. Mantica non si e’ commosso e l’avvertito che e’ meglio che si tolga subito dai piedi, se non vuole finire stritolato dai cingoli del carro armato dell’inevitabile “cambiamento”. Povero Carozza, e’ preoccupato! Non sarà piu’ “scarrozzato”, a spese degli italiani nel mondo, in ogni dove nel globo. Non potrà piu’ visitare località esclusive dell’Australia, Stati Uniti, Sud America, Tunisia, Francia, Sud Africa, Canada, Germania ecc. Certamente a lui, ed ai “magnifici”, mancherà i “succulenti” piatti delle “specialità” locali preparati dai piu’ rinomati chef dei ristoranti piu’ in voga. Non soggiornerà piu’, insieme agli altri “magnifici”, in lussuosi alberghi di 4/5 stelle, ovviamente il tutto era “necessario” per raggiungere la necessaria “concentrazione” per risolvere i problemi degli italiani nel mondo. Ma come mai l’agenda degli “allegri” incontri era sempre la stessa? Come pure il “documento finale” e’ sempre stato tale e quale a quello di tutte le altre precedenti riunioni? Erano le solite fotocopie? Qualche volta abbiamo letto di “furiose” litigate per “ripicche” personali. Non sono neppure mancati “pettegolezzi” boccacceschi che hanno creato “attriti” insanabili e “minacce” di querele tra i “magnifici”. Quello che invece e’ sempre mancato, nonostante in molti l’abbiamo richiesto a piu’ riprese, e’ un “pubblico” rendiconto dei costi di queste “feste” organizzate ad esclusivo uso e consumo dei “magnifici”. Non c’e’ piu’ nessun dubbio: il CGIE e’ “cosa loro”, noi italiani nel mondo non c’entriamo un “fico secco”, siamo un alibi per i “magnifici” per farsi indisturbati i “casi” loro. Tutte le nostre speranze erano riposte nei nostri giovani, ma siamo rimasti molto delusi da loro. Come possono avere le stesse motivazioni e sentire gli stessi sentimenti di chi e’ nato e vissuto in Italia e poi costretto ad emigrare in un Paese straniero? Come possono avere la “grinta” e la “determinazione” di chi ha dovuto combattere con le unghie e con i denti per la pura “sopravvivenza” prima e, successivamente, per affermarsi socio/economicamente? La differenza tra i chi e’ nato e vissuto in Italia e poi ha emigrato, con chi e’ nato e vissuto in un altro Paese, e’ sostanziale. Gli “emigranti” hanno un “viscerale” attaccamento ad alcuni valori, come la Patria, la bandiera, i propri costumi, le proprie tradizioni, i propri dialetti, mentre i giovani “multinazionali” NO. Non sono attaccati a niente dell’Italia alcuni la “dileggiano” e la stragrande maggioranza non parlano neppure la sua lingua. I giovani “multinazionali” e’ naturale che abbiamo ideali distanti, e per questo incomprensibili, dalla generazione dei “Giganti” che e’ in via di “estinzione”. Le loro “origini” sono diverse e vivono in un contesto socio/economico molto diverso di 40/50 anni fa’. Ecco perché il governo non sbaglia nell’abolire il CGIE, i COMITES e i 18 eletti all’estero. Non sono serviti quando avrebbero potuto, risultano inutili ora e tanto piu’ lo saranno negli anni futuri.
lunedì 28 giugno 2010
Ascesa e caduta rovinosa di un "MILLANTATORE" ovvero Luigi Casagrande.
Queensland Motorways director Luigi Casagrande's academic credentials questioned
Tuck Thompson and Natascha Mirosch
From: The Courier-Mail - Brisbane
June 07, 2010 12:01AM
PROOF DEMANDED: Luigi Casagrande has been told to produce his academic record. 'I don't have to tell you where my degree is from,' he says. Picture: Derek Moore Source: The Courier-Mail
QUEENSLAND Motorways has asked for proof of the academic credentials of its long-time director, Luigi Casagrande, the man the state entrusted with the $2.1 billion upgrade of the Gateway Bridge.
According to Queensland Motorways, Mr Casagrande told them he had an engineering degree from the University of Padua in northern Italy.
He is described as "Dott Ing (Padua)", which denotes the holder of an advanced engineering degree, in at least three company annual reports but the credential is not supported by the university.
"We couldn't find a record of a Luigi Casagrande having studied engineering here," archive director Gianni Penzo said.
Queensland Motorways removed the credential from its 2009 annual report.
It also has been removed from the government-owned corporation's website.
The Dott Ing degree, the equivalent to a masters, takes up to five years to complete. Mr Casagrande refused to confirm his academic credentials to The Courier-Mail, saying: "I've never worked as an engineer in Australia.
"I never used my degree. I always said I haven't got a recognised degree in Australia."
He said he had a degree but "didn't say it was from Padua".
"There is no engineering degree at Padua. I don't have to tell you where my degree is from," he said.
But Mr Penzo said: "Yes, we have had an engineering degree here. We've offered it here since 1933."
Queensland Motorways said Mr Casagrande supplied the academic information used in its annual reports.
Mr Casagrande, who chaired the committee overseeing the Gateway Bridge duplication, has been a director since 1995 but Queensland Motorways has never verified his academic qualifications.
Queensland Motorways chief executive Phil Mumford now has asked Mr Casagrande to provide a copy of the credentials.
Mr Casagrande supplied the information annually until 2009, when he replaced it with an Order of Australia Award he won that year.
Queensland Motorways said his academic credentials were removed at his request.
Mr Casagrande's other credentials as president of the Italian Chamber of Commerce in Brisbane also are being amended.
He resigned on May 25 during a board meeting which had sought an audit of the organisation's finances.
"It's fair to say the chamber is financially stressed," said veteran politician Santo Santoro, who has taken over as president on an interim basis.
Italy's Queensland Consul, Dr Francesco Capecchi, said his Government had given the chamber about $60,000 last year and he could "confirm there are some problems . . . with budget issues".
Mr Casagrande would not discuss the chamber's finances.
Mostia Constructions Pty Ltd, where Mr Casagrande and his wife are shareholders and directors, faces a multimillion-dollar lawsuit for alleged building flaws to Raby Harbour Marina and was investigated by the state following allegations the company had drilled through an excessive number of steel reinforcement bars during work on Brisbane's Captain Cook Bridge.
Motorways boss faces loss of medal
by Tuck Thompson
From: The Courier-Mail- Brisbane
June 07, 2010 9:40PM
PROOF DEMANDED: Luigi Casagrande has been told to produce his academic record. 'I don't have to tell you where my degree is from,' he says. Picture: Derek Moore Source: The Courier-Mail
A QUEENSLAND Motorways director could be forced to surrender his Order of Australia medal if it is established he fabricated his credentials.
Luigi Casagrande, who the Queensland Government entrusted with the $2.1 billion Gateway Bridge upgrade, claimed in annual reports of the government-owned company he has an advanced degree. But the University of Padua in northern Italy has no record of it.
Mr Casagrande (pictured) won an Order of Australia Medal last year, but it may be withdrawn if officials determine his actions have created disrepute.
Queensland Motorways last week asked Mr Casagrande to provide evidence of his degree, but nothing was learnt yesterday.
"We have no further update at this stage," a QML spokeswoman said.
Sharon Prendergast, director of the Australian Honours and Awards Secretariat, said the council that recommends OAM awards could reconsider the honour once the facts are brought to their attention.
Awards can be cancelled for a number of reasons, including criminal convictions, civil penalties, adverse findings of a tribunal, false or misleading nominations or disreputable actions.
For privacy reasons, she declined to reveal whether Mr Casagrande had claimed the suspect credential any material submitted to the award council.
Mr Casagrande won the award for building industry achievements and services to the Italian community.
On May 25, he resigned as president of the Italian Chamber of Commerce in Brisbane.
The new president and the Italian consul say the organisation is financially 'stressed" and its finances are being audited.
Queensland Motorways has refused to disclose how much Mr Casagrande has earned in directors fees from the government-owned company.
Opposition transport spokeswoman Fiona Simpson said the public had a right to know his pay and whether Mr Casagrande was appointed to the Queensland Motorways board on the basis of his engineering qualifications.
The situation also raised questions about the level of checking being done about the qualifications of directors.
Mr Casagrande has served on the Queensland Motorways board since 1995, but no one there ever confirmed his academic credentials.
Last year, he requested his academic credentials be removed and replaced with the OAM.
Queensland Motorways said it is not required to verify the qualifications of directors under the Corporations Act.
"Queensland Motorways directors update their biographies annually. Mr Casagrande did not explain the changes to his updated biography last year and he was not required to do so," a spokeswoman said
Queensland Motorway director Luigi Casagrande made court oath about credentials
by Tuck Thompson
From: The Courier-Mail
June 23, 2010 11:00PM
PROBE: Luigi Casagrande, who was appointed to the QML board by the Labor government in 1995. Source: The Courier-Mail
A LONGTIME Queensland Motorways director who resigned amid allegations he faked his academic credentials also claimed under oath before a District Court judge that he had the credentials.
Luigi Casagrande, who was appointed to the QML board by the Labor government in 1995 and went on trade trips to Europe with former premier Peter Beattie, stepped down after a university in northern Italy said it had no record of his claims to have an advanced engineering degree.
Until his resignation, Mr Casagrande chaired a committee overseeing the $2.1 billion Gateway Bridge upgrade, the biggest road and bridge project in Queensland history.
Queensland Motorways failed to check Mr Casagrande's qualifications despite concerns raised as early as 2007, when there was controversy over his construction firm's gantry work on the Captain Cook Bridge.
Documents obtained by The Courier-Mail show Mr Casagrande testified under oath in a District Court lawsuit in 1995 that he had an advanced engineering degree.
"I have an engineering qualification from Padova (Padua) University in Italy as a mechanical engineer and a Master Engineering in 1970 from Padova in Italy," he said in sworn testimony before judge A. J. Healy.
The lawsuit was filed by architect David Cox against Mostia Constructions, which is owned and managed by Mr Casagrande and his wife.
The suit took six years before Mr Cox prevailed. Another lawsuit against Mostia remains in the Queensland Supreme Court, with allegations by UI International that Mostia's work on the Raby Bay Harbour development was substandard.
Mostia has accused UI of not paying the company enough.
A Justice Department spokesman was unclear about who would investigate Mr Casagrande if a complaint was made against him.
Mr Casagrande is already under investigation by the Australian Securities and Investments Commission for claiming repeatedly in Queensland Motorways' annual reports he had a "Dott Ing" degree from Padua.
The archives director for the university said he had reviewed Padua's records and, going back to 1960, there were no records of Mr Casagrande having received such a degree.
Mr Casagrande last year received an Order of Australia for his building achievements.
The AO panel is reviewing the award in the light of The Courier-Mail's reports.
ABC Radio Australia
Italian translations of the truth
By James Panichi
Updated Fri Jun 11, 2010 2:21pm AEST
The resignation of Queensland Motorways director Luigi Casagrande this week may have come as a surprise to his fellow board members. But anyone who has followed Italian politics in Australia in recent years knows there's more to The Courier-Mail's scoop on Casagrande's academic qualifications than meets the eye.
The story is first and foremost one which centres on a bitter feud over pre-selection among Australian-based supporters of Italian prime minister Silvio Berlusconi.
The decision to choose Casagrande, a successful Queensland builder and businessman, as the centre-right's candidate for the new, Australia-based 'international' electorate of the Italian parliament sparked an all-out catfight. That clash ultimately led to a lawsuit for defamation, which was resolved in the New South Wales Supreme Court in April 2009.
I covered the controversy for ABC Radio National's Background Briefing program in late 2008 and unearthed the same evidence casting doubts over Casagrande's academic claims.
However, by the time it went to air, my program had tightened its focus on more newsworthy issues, including the likely candidacy of Australian sport legends David Campese and Frank Farina, and a secret deal by ALP members in Melbourne to control the pre-selection process for the centre-left.
As a result, Casagrande's background - and his response to my inquiries - ended up on the cutting-room floor. It was a decision I was happy with at the time.
My research back in 2008 raised questions over Casagrande's claim on the website of Queensland Motorways that he had an engineering degree from the University of Padua - which is what the suffix dott. ing. (Padua) implied.
Working through the Padua-based journalist Luca Barbieri, an investigative reporter for Corriere del Veneto, I managed to get the then-manager for archives at the Universita di Padova to search both his electronic and paper records.
The manager, by the name of Donato Sigolo, sent me and Luca an email confirming that after an extensive search he had been unable to find any evidence that the Venice-born Luigi Casagrande had ever been a student.
The following day I contacted Casagrande and had a lively exchange. Speaking in Italian, Mr Casagrande said he had a degree to prove his claims. "I've got it, I've got it, I've go it," he said. "What's more, I also completed an MA four years later."
Yet further on in our conversation he appeared to back away from the claim, saying that if Padua had no records of his degree it was because "I started the degree there, but I finished it [in Australia]".
When I asked him about the Masters, he told me that he completed it "between Padua and [the University of] Bologna." However, he told me he was reluctant to release the documentation because he feared his political rival in Australia, Giampiero Pallotta, would "misuse the information".
At that stage, Casagrande was locked in a damaging feud with Pallotta over the choice of candidates.
The Sydney-based Pallotta, who was the Australian chairman of what was then Berlusconi's Forza Italia party, had put up the high-profile Italian-Australians Farina and Campese as candidates for the 2006 election. Casagrande insisted that he and Sydney businesswoman Teresa Restifa be the two candidates and he successfully lobbied Forza Italia's international coordinator in Milan.
The controversy ultimately went nowhere. In spite of a vigorous campaign in and around Australia's Italian communities, Casagrande lost both the 2006 and 2008 polls, with two Melbourne-based centre-left candidates elected to the Italian parliament.
I can now reveal that when Pallotta found out I had been in touch with Padua, he asked me to provide him with the email from Sigolo to assist him in a defamation lawsuit brought against him by Casagrande in the New South Wales Supreme Court. I declined.
This week, Pallotta revealed to me that after his conversation with me he got in touch with Padua and managed to get the same information from another University employee. He was also happy to admit that he fed the information to The Courier-Mail journalist Tuck Thompson, who ran with the story.
Yet perhaps more importantly for Casagrande's political future, the controversy over his degree may not prove particularly damaging to his standing in Australia's Italian community.
Questions over Casagrande qualifications were raised in the lead-up to the 2006 poll, for obvious reasons. Obtaining a degree from an Italian university is a long, hard slog - particularly one in engineering. The age of graduation is usually 30 or over and it's impossible (at least, it used to be) to go through the process without gaining a solid education.
However, the Italian spoken by Casagrande is that of a self-taught migrant, often struggling with the all-important subjunctive and lacking in sophistication. Italian-Australians quickly put two and two together and the reference to Casagrande as dott. ing. on the Queensland Motorways website became a joke.
When the same qualifications were alluded to on the website of Italy's president - from whom Casagrande had received the impressive title of Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarieta Italiana - again some unkind mirth ensued. However, in 2008 the Italian Embassy in Canberra assured me no laws had been broken - you can tell the president you're from Mars and no-one would care.
However, embellishing one's history isn't that uncommon among Italian migrants to Australia. The unspoken rule is that emigration provided you with a clean biographical slate and that memories of one's life back in Italy were usually unreliable enough to warrant some poetic licence.
Indeed, my own Venetian father has told me repeatedly that he's a descendant of the great doge of Venice Marino Grimani. It's not something I'd ever take at face-value, and most migrants' kids have learnt to be cautious of claims made by their parents.
Identity for these people can be a complex issue, often linked to the trauma of a life of privation and extreme poverty. Yet the Casagrandes of Australia also have to realise that these grey areas of their background will always clash with the standards of contemporary society - particularly now that records are just a phone-call away.
James Panichi is a journalist with ABC Radio National in Melbourne.
First posted Fri Jun 11, 2010 2:02pm AEST
traduzioni italiane della verità
Di James Panichi
Aggiornato Ven 11 Giu, 2010 02:21 CEST
Le dimissioni del Queensland Autostrade di Luigi Casagrande questa settimana potrebbe essere una sorpresa ai suoi colleghi membri del consiglio. Ma chiunque abbia seguito la politica italiana in Australia negli ultimi anni sa che non c'è più a Il Corriere scoop Mail su titoli di studio Casagrande che soddisfa l'occhio.
La storia è prima di tutto quello che è incentrata su un feudo amaro in pre-selezione tra i tifosi con sede in Australia del primo ministro italiano Silvio Berlusconi.
La decisione di scegliere Casagrande, un costruttore di successo Queensland e imprenditore, come candidato del centro-destra per il nuovo, l'Australia a base di '' elettorato internazionale del Parlamento italiano ha scatenato uno catfight a tutto campo. Questo scontro ha portato alla fine ad una causa legale per diffamazione, che è stato risolto nel Nuovo Galles del Sud della Corte Suprema nel mese di aprile 2009.
Io oggetto della controversia per il programma ABC Radio National Background Briefing alla fine del 2008 e riportato alla luce le stesse prove, casting dubbi sui crediti accademici Casagrande.
Tuttavia, il tempo è andato all'aria, il mio programma ha rafforzato la sua attenzione su questioni più notizia, compresa la probabile candidatura dello sport australiano David Campese leggende e Frank Farina, e un accordo segreto dai membri ALP a Melbourne per il controllo della pre-selezione processo per il centro-sinistra.
Come risultato, sfondo Casagrande - e la sua risposta alle mie indagini - finirono sul pavimento del taglio-stanza. E 'stata una decisione ero felice di quel momento.
La mia ricerca indietro nel 2008, le questioni sollevate su richiesta Casagrande, sul sito di Autostrade Queensland che aveva una laurea in ingegneria presso l'Università di Padova - che è ciò che il dott suffisso. Ing. (Padova) implicita.
Di lavoro attraverso il giornalista Luca padovana Barbieri, un reporter investigativo per il Corriere del Veneto, sono riuscito a ottenere l'allora manager di archivi presso l'Università di Padova per cercare i suoi dischi, sia cartacea.
Il manager, con il nome di Donato Sigolo, mi ha inviato una e-mail e Luca conferma che, dopo una lunga ricerca che era stato in grado di trovare alcuna prova che il Venezia-nato Luigi Casagrande era mai stato uno studente.
Il giorno seguente ho contattato Casagrande e ha avuto un vivace scambio. Parlando in italiano, il signor Casagrande ha detto che aveva un grado di provare le sue affermazioni. "Ho capito, ho capito, l'ho andare," ha detto. "Cosa c'è di più, ho anche completato un MA quattro anni dopo".
Eppure, più avanti nella nostra conversazione apparve a marcia indietro la domanda, dicendo che se Padova non ha avuto il suo record di laurea è stato perché "Ho iniziato il grado di lì, ma ho finito [in Italia]".
Quando gli ho chiesto i Maestri, mi ha detto che l'ha completata "tra Padova e [l'Università di] Bologna". Tuttavia, egli mi disse che era riluttante a rilasciare la documentazione perché temeva il suo rivale politico in Australia, Giampiero Pallotta, avrebbe "un cattivo uso dell'informazione".
In quella fase, Casagrande è stato bloccato in una faida con danni Pallotta sulla scelta dei candidati.
Il Sydney-based Pallotta, che era il presidente australiano di quella che allora era di Berlusconi Forza Italia, aveva messo l'alto profilo, italiani-australiani Farina e Campese come candidati per le elezioni del 2006. Casagrande ha insistito che lui e Sydney imprenditrice Teresa Restifa essere i due candidati e ha incitato con successo coordinatore internazionale di Forza Italia a Milano.
La controversia in ultima analisi, è andato da nessuna parte. A dispetto di una vigorosa campagna nei dintorni di comunità italiane d'Australia, Casagrande perso sia il 2006 e il 2008 i sondaggi, con due candidati di Melbourne centro-sinistra, eletto al parlamento italiano.
Ora posso rivelare che quando Pallotta scoperto che ero stato in contatto con Padova, mi ha chiesto di fornirgli le e-mail da Sigolo di assisterlo in una causa per diffamazione intentata contro lui da Casagrande nel Nuovo Galles del Sud della Corte Suprema. Ho rifiutato.
Questa settimana, Pallotta mi rivelò che, dopo la sua conversazione con me si è messo in contatto con Padova ed è riuscita a ottenere le stesse informazioni da un altro dipendente University. E 'stato anche felice di ammettere che si nutriva le informazioni al giornalista Courier-Mail Tuck Thompson, che gestiva con la storia.
Ma forse ancora più importante per il futuro politico Casagrande, la controversia sulla sua laurea non sia un elemento particolarmente dannose per la sua posizione nella comunità italiana d'Australia.
Domande su Casagrande qualifiche sono state sollevate in testa dato al sondaggio del 2006, per ovvi motivi. Il conseguimento di una laurea da un'università italiana è un lungo, sgobbare duramente - in particolare uno in ingegneria. L'età della laurea è di solito 30 o più e non è possibile (almeno, ha usato essere) per passare attraverso il processo senza guadagnare una solida educazione.
Tuttavia, l'italiano parlato da Casagrande è quella di un autodidatta migranti, spesso alle prese con il tutto-importante congiuntivo e privo di sofisticazione. Italiano-australiani rapidamente messo insieme due più due e il riferimento a Casagrande come dott. Ing. sul sito web di Autostrade Queensland è diventato una barzelletta.
Quando le stesse qualifiche sono state accennato sul sito web del presidente d'Italia - da cui Casagrande aveva ricevuto il titolo impressionante di Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana - ancora qualche gioia crudele ne seguì. Tuttavia, nel 2008, l'Ambasciata Italiana a Canberra mi assicurò nessuna legge era stato rotto - si può dire al presidente che stai da Marte e nessuno si cura.
Tuttavia, abbellire la propria storia non è raro che tra i migranti italiani in Australia. La regola non detta è che l'emigrazione fornito con una tabula rasa biografico e che i ricordi della propria vita torna in Italia erano di solito inaffidabile abbastanza da giustificare qualche licenza poetica.
Infatti, mio padre mi ha detto veneziano ripetutamente che è un discendente del grande doge di Venezia Marino Grimani. Non è una cosa che avevo mai preso in valore nominale, e la maggior parte bambini migranti 'hanno imparato a essere prudente delle dichiarazioni fatte dai genitori.
Identità per queste persone può essere un problema complesso, spesso legato al trauma di una vita di privazioni e povertà estrema. Eppure il Casagrandes dell'Australia anche renderci conto che queste zone d'ombra della loro origine sarà sempre in conflitto con le norme della società contemporanea - soprattutto ora che i record sono solo una telefonata di distanza.
James Panichi è un giornalista con la ABC Radio National a Melbourne.
Primo inviato Ven 11 Giu, 2010 02:02 CEST
Tuck Thompson and Natascha Mirosch
From: The Courier-Mail - Brisbane
June 07, 2010 12:01AM
PROOF DEMANDED: Luigi Casagrande has been told to produce his academic record. 'I don't have to tell you where my degree is from,' he says. Picture: Derek Moore Source: The Courier-Mail
QUEENSLAND Motorways has asked for proof of the academic credentials of its long-time director, Luigi Casagrande, the man the state entrusted with the $2.1 billion upgrade of the Gateway Bridge.
According to Queensland Motorways, Mr Casagrande told them he had an engineering degree from the University of Padua in northern Italy.
He is described as "Dott Ing (Padua)", which denotes the holder of an advanced engineering degree, in at least three company annual reports but the credential is not supported by the university.
"We couldn't find a record of a Luigi Casagrande having studied engineering here," archive director Gianni Penzo said.
Queensland Motorways removed the credential from its 2009 annual report.
It also has been removed from the government-owned corporation's website.
The Dott Ing degree, the equivalent to a masters, takes up to five years to complete. Mr Casagrande refused to confirm his academic credentials to The Courier-Mail, saying: "I've never worked as an engineer in Australia.
"I never used my degree. I always said I haven't got a recognised degree in Australia."
He said he had a degree but "didn't say it was from Padua".
"There is no engineering degree at Padua. I don't have to tell you where my degree is from," he said.
But Mr Penzo said: "Yes, we have had an engineering degree here. We've offered it here since 1933."
Queensland Motorways said Mr Casagrande supplied the academic information used in its annual reports.
Mr Casagrande, who chaired the committee overseeing the Gateway Bridge duplication, has been a director since 1995 but Queensland Motorways has never verified his academic qualifications.
Queensland Motorways chief executive Phil Mumford now has asked Mr Casagrande to provide a copy of the credentials.
Mr Casagrande supplied the information annually until 2009, when he replaced it with an Order of Australia Award he won that year.
Queensland Motorways said his academic credentials were removed at his request.
Mr Casagrande's other credentials as president of the Italian Chamber of Commerce in Brisbane also are being amended.
He resigned on May 25 during a board meeting which had sought an audit of the organisation's finances.
"It's fair to say the chamber is financially stressed," said veteran politician Santo Santoro, who has taken over as president on an interim basis.
Italy's Queensland Consul, Dr Francesco Capecchi, said his Government had given the chamber about $60,000 last year and he could "confirm there are some problems . . . with budget issues".
Mr Casagrande would not discuss the chamber's finances.
Mostia Constructions Pty Ltd, where Mr Casagrande and his wife are shareholders and directors, faces a multimillion-dollar lawsuit for alleged building flaws to Raby Harbour Marina and was investigated by the state following allegations the company had drilled through an excessive number of steel reinforcement bars during work on Brisbane's Captain Cook Bridge.
Motorways boss faces loss of medal
by Tuck Thompson
From: The Courier-Mail- Brisbane
June 07, 2010 9:40PM
PROOF DEMANDED: Luigi Casagrande has been told to produce his academic record. 'I don't have to tell you where my degree is from,' he says. Picture: Derek Moore Source: The Courier-Mail
A QUEENSLAND Motorways director could be forced to surrender his Order of Australia medal if it is established he fabricated his credentials.
Luigi Casagrande, who the Queensland Government entrusted with the $2.1 billion Gateway Bridge upgrade, claimed in annual reports of the government-owned company he has an advanced degree. But the University of Padua in northern Italy has no record of it.
Mr Casagrande (pictured) won an Order of Australia Medal last year, but it may be withdrawn if officials determine his actions have created disrepute.
Queensland Motorways last week asked Mr Casagrande to provide evidence of his degree, but nothing was learnt yesterday.
"We have no further update at this stage," a QML spokeswoman said.
Sharon Prendergast, director of the Australian Honours and Awards Secretariat, said the council that recommends OAM awards could reconsider the honour once the facts are brought to their attention.
Awards can be cancelled for a number of reasons, including criminal convictions, civil penalties, adverse findings of a tribunal, false or misleading nominations or disreputable actions.
For privacy reasons, she declined to reveal whether Mr Casagrande had claimed the suspect credential any material submitted to the award council.
Mr Casagrande won the award for building industry achievements and services to the Italian community.
On May 25, he resigned as president of the Italian Chamber of Commerce in Brisbane.
The new president and the Italian consul say the organisation is financially 'stressed" and its finances are being audited.
Queensland Motorways has refused to disclose how much Mr Casagrande has earned in directors fees from the government-owned company.
Opposition transport spokeswoman Fiona Simpson said the public had a right to know his pay and whether Mr Casagrande was appointed to the Queensland Motorways board on the basis of his engineering qualifications.
The situation also raised questions about the level of checking being done about the qualifications of directors.
Mr Casagrande has served on the Queensland Motorways board since 1995, but no one there ever confirmed his academic credentials.
Last year, he requested his academic credentials be removed and replaced with the OAM.
Queensland Motorways said it is not required to verify the qualifications of directors under the Corporations Act.
"Queensland Motorways directors update their biographies annually. Mr Casagrande did not explain the changes to his updated biography last year and he was not required to do so," a spokeswoman said
Queensland Motorway director Luigi Casagrande made court oath about credentials
by Tuck Thompson
From: The Courier-Mail
June 23, 2010 11:00PM
PROBE: Luigi Casagrande, who was appointed to the QML board by the Labor government in 1995. Source: The Courier-Mail
A LONGTIME Queensland Motorways director who resigned amid allegations he faked his academic credentials also claimed under oath before a District Court judge that he had the credentials.
Luigi Casagrande, who was appointed to the QML board by the Labor government in 1995 and went on trade trips to Europe with former premier Peter Beattie, stepped down after a university in northern Italy said it had no record of his claims to have an advanced engineering degree.
Until his resignation, Mr Casagrande chaired a committee overseeing the $2.1 billion Gateway Bridge upgrade, the biggest road and bridge project in Queensland history.
Queensland Motorways failed to check Mr Casagrande's qualifications despite concerns raised as early as 2007, when there was controversy over his construction firm's gantry work on the Captain Cook Bridge.
Documents obtained by The Courier-Mail show Mr Casagrande testified under oath in a District Court lawsuit in 1995 that he had an advanced engineering degree.
"I have an engineering qualification from Padova (Padua) University in Italy as a mechanical engineer and a Master Engineering in 1970 from Padova in Italy," he said in sworn testimony before judge A. J. Healy.
The lawsuit was filed by architect David Cox against Mostia Constructions, which is owned and managed by Mr Casagrande and his wife.
The suit took six years before Mr Cox prevailed. Another lawsuit against Mostia remains in the Queensland Supreme Court, with allegations by UI International that Mostia's work on the Raby Bay Harbour development was substandard.
Mostia has accused UI of not paying the company enough.
A Justice Department spokesman was unclear about who would investigate Mr Casagrande if a complaint was made against him.
Mr Casagrande is already under investigation by the Australian Securities and Investments Commission for claiming repeatedly in Queensland Motorways' annual reports he had a "Dott Ing" degree from Padua.
The archives director for the university said he had reviewed Padua's records and, going back to 1960, there were no records of Mr Casagrande having received such a degree.
Mr Casagrande last year received an Order of Australia for his building achievements.
The AO panel is reviewing the award in the light of The Courier-Mail's reports.
ABC Radio Australia
Italian translations of the truth
By James Panichi
Updated Fri Jun 11, 2010 2:21pm AEST
The resignation of Queensland Motorways director Luigi Casagrande this week may have come as a surprise to his fellow board members. But anyone who has followed Italian politics in Australia in recent years knows there's more to The Courier-Mail's scoop on Casagrande's academic qualifications than meets the eye.
The story is first and foremost one which centres on a bitter feud over pre-selection among Australian-based supporters of Italian prime minister Silvio Berlusconi.
The decision to choose Casagrande, a successful Queensland builder and businessman, as the centre-right's candidate for the new, Australia-based 'international' electorate of the Italian parliament sparked an all-out catfight. That clash ultimately led to a lawsuit for defamation, which was resolved in the New South Wales Supreme Court in April 2009.
I covered the controversy for ABC Radio National's Background Briefing program in late 2008 and unearthed the same evidence casting doubts over Casagrande's academic claims.
However, by the time it went to air, my program had tightened its focus on more newsworthy issues, including the likely candidacy of Australian sport legends David Campese and Frank Farina, and a secret deal by ALP members in Melbourne to control the pre-selection process for the centre-left.
As a result, Casagrande's background - and his response to my inquiries - ended up on the cutting-room floor. It was a decision I was happy with at the time.
My research back in 2008 raised questions over Casagrande's claim on the website of Queensland Motorways that he had an engineering degree from the University of Padua - which is what the suffix dott. ing. (Padua) implied.
Working through the Padua-based journalist Luca Barbieri, an investigative reporter for Corriere del Veneto, I managed to get the then-manager for archives at the Universita di Padova to search both his electronic and paper records.
The manager, by the name of Donato Sigolo, sent me and Luca an email confirming that after an extensive search he had been unable to find any evidence that the Venice-born Luigi Casagrande had ever been a student.
The following day I contacted Casagrande and had a lively exchange. Speaking in Italian, Mr Casagrande said he had a degree to prove his claims. "I've got it, I've got it, I've go it," he said. "What's more, I also completed an MA four years later."
Yet further on in our conversation he appeared to back away from the claim, saying that if Padua had no records of his degree it was because "I started the degree there, but I finished it [in Australia]".
When I asked him about the Masters, he told me that he completed it "between Padua and [the University of] Bologna." However, he told me he was reluctant to release the documentation because he feared his political rival in Australia, Giampiero Pallotta, would "misuse the information".
At that stage, Casagrande was locked in a damaging feud with Pallotta over the choice of candidates.
The Sydney-based Pallotta, who was the Australian chairman of what was then Berlusconi's Forza Italia party, had put up the high-profile Italian-Australians Farina and Campese as candidates for the 2006 election. Casagrande insisted that he and Sydney businesswoman Teresa Restifa be the two candidates and he successfully lobbied Forza Italia's international coordinator in Milan.
The controversy ultimately went nowhere. In spite of a vigorous campaign in and around Australia's Italian communities, Casagrande lost both the 2006 and 2008 polls, with two Melbourne-based centre-left candidates elected to the Italian parliament.
I can now reveal that when Pallotta found out I had been in touch with Padua, he asked me to provide him with the email from Sigolo to assist him in a defamation lawsuit brought against him by Casagrande in the New South Wales Supreme Court. I declined.
This week, Pallotta revealed to me that after his conversation with me he got in touch with Padua and managed to get the same information from another University employee. He was also happy to admit that he fed the information to The Courier-Mail journalist Tuck Thompson, who ran with the story.
Yet perhaps more importantly for Casagrande's political future, the controversy over his degree may not prove particularly damaging to his standing in Australia's Italian community.
Questions over Casagrande qualifications were raised in the lead-up to the 2006 poll, for obvious reasons. Obtaining a degree from an Italian university is a long, hard slog - particularly one in engineering. The age of graduation is usually 30 or over and it's impossible (at least, it used to be) to go through the process without gaining a solid education.
However, the Italian spoken by Casagrande is that of a self-taught migrant, often struggling with the all-important subjunctive and lacking in sophistication. Italian-Australians quickly put two and two together and the reference to Casagrande as dott. ing. on the Queensland Motorways website became a joke.
When the same qualifications were alluded to on the website of Italy's president - from whom Casagrande had received the impressive title of Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarieta Italiana - again some unkind mirth ensued. However, in 2008 the Italian Embassy in Canberra assured me no laws had been broken - you can tell the president you're from Mars and no-one would care.
However, embellishing one's history isn't that uncommon among Italian migrants to Australia. The unspoken rule is that emigration provided you with a clean biographical slate and that memories of one's life back in Italy were usually unreliable enough to warrant some poetic licence.
Indeed, my own Venetian father has told me repeatedly that he's a descendant of the great doge of Venice Marino Grimani. It's not something I'd ever take at face-value, and most migrants' kids have learnt to be cautious of claims made by their parents.
Identity for these people can be a complex issue, often linked to the trauma of a life of privation and extreme poverty. Yet the Casagrandes of Australia also have to realise that these grey areas of their background will always clash with the standards of contemporary society - particularly now that records are just a phone-call away.
James Panichi is a journalist with ABC Radio National in Melbourne.
First posted Fri Jun 11, 2010 2:02pm AEST
traduzioni italiane della verità
Di James Panichi
Aggiornato Ven 11 Giu, 2010 02:21 CEST
Le dimissioni del Queensland Autostrade di Luigi Casagrande questa settimana potrebbe essere una sorpresa ai suoi colleghi membri del consiglio. Ma chiunque abbia seguito la politica italiana in Australia negli ultimi anni sa che non c'è più a Il Corriere scoop Mail su titoli di studio Casagrande che soddisfa l'occhio.
La storia è prima di tutto quello che è incentrata su un feudo amaro in pre-selezione tra i tifosi con sede in Australia del primo ministro italiano Silvio Berlusconi.
La decisione di scegliere Casagrande, un costruttore di successo Queensland e imprenditore, come candidato del centro-destra per il nuovo, l'Australia a base di '' elettorato internazionale del Parlamento italiano ha scatenato uno catfight a tutto campo. Questo scontro ha portato alla fine ad una causa legale per diffamazione, che è stato risolto nel Nuovo Galles del Sud della Corte Suprema nel mese di aprile 2009.
Io oggetto della controversia per il programma ABC Radio National Background Briefing alla fine del 2008 e riportato alla luce le stesse prove, casting dubbi sui crediti accademici Casagrande.
Tuttavia, il tempo è andato all'aria, il mio programma ha rafforzato la sua attenzione su questioni più notizia, compresa la probabile candidatura dello sport australiano David Campese leggende e Frank Farina, e un accordo segreto dai membri ALP a Melbourne per il controllo della pre-selezione processo per il centro-sinistra.
Come risultato, sfondo Casagrande - e la sua risposta alle mie indagini - finirono sul pavimento del taglio-stanza. E 'stata una decisione ero felice di quel momento.
La mia ricerca indietro nel 2008, le questioni sollevate su richiesta Casagrande, sul sito di Autostrade Queensland che aveva una laurea in ingegneria presso l'Università di Padova - che è ciò che il dott suffisso. Ing. (Padova) implicita.
Di lavoro attraverso il giornalista Luca padovana Barbieri, un reporter investigativo per il Corriere del Veneto, sono riuscito a ottenere l'allora manager di archivi presso l'Università di Padova per cercare i suoi dischi, sia cartacea.
Il manager, con il nome di Donato Sigolo, mi ha inviato una e-mail e Luca conferma che, dopo una lunga ricerca che era stato in grado di trovare alcuna prova che il Venezia-nato Luigi Casagrande era mai stato uno studente.
Il giorno seguente ho contattato Casagrande e ha avuto un vivace scambio. Parlando in italiano, il signor Casagrande ha detto che aveva un grado di provare le sue affermazioni. "Ho capito, ho capito, l'ho andare," ha detto. "Cosa c'è di più, ho anche completato un MA quattro anni dopo".
Eppure, più avanti nella nostra conversazione apparve a marcia indietro la domanda, dicendo che se Padova non ha avuto il suo record di laurea è stato perché "Ho iniziato il grado di lì, ma ho finito [in Italia]".
Quando gli ho chiesto i Maestri, mi ha detto che l'ha completata "tra Padova e [l'Università di] Bologna". Tuttavia, egli mi disse che era riluttante a rilasciare la documentazione perché temeva il suo rivale politico in Australia, Giampiero Pallotta, avrebbe "un cattivo uso dell'informazione".
In quella fase, Casagrande è stato bloccato in una faida con danni Pallotta sulla scelta dei candidati.
Il Sydney-based Pallotta, che era il presidente australiano di quella che allora era di Berlusconi Forza Italia, aveva messo l'alto profilo, italiani-australiani Farina e Campese come candidati per le elezioni del 2006. Casagrande ha insistito che lui e Sydney imprenditrice Teresa Restifa essere i due candidati e ha incitato con successo coordinatore internazionale di Forza Italia a Milano.
La controversia in ultima analisi, è andato da nessuna parte. A dispetto di una vigorosa campagna nei dintorni di comunità italiane d'Australia, Casagrande perso sia il 2006 e il 2008 i sondaggi, con due candidati di Melbourne centro-sinistra, eletto al parlamento italiano.
Ora posso rivelare che quando Pallotta scoperto che ero stato in contatto con Padova, mi ha chiesto di fornirgli le e-mail da Sigolo di assisterlo in una causa per diffamazione intentata contro lui da Casagrande nel Nuovo Galles del Sud della Corte Suprema. Ho rifiutato.
Questa settimana, Pallotta mi rivelò che, dopo la sua conversazione con me si è messo in contatto con Padova ed è riuscita a ottenere le stesse informazioni da un altro dipendente University. E 'stato anche felice di ammettere che si nutriva le informazioni al giornalista Courier-Mail Tuck Thompson, che gestiva con la storia.
Ma forse ancora più importante per il futuro politico Casagrande, la controversia sulla sua laurea non sia un elemento particolarmente dannose per la sua posizione nella comunità italiana d'Australia.
Domande su Casagrande qualifiche sono state sollevate in testa dato al sondaggio del 2006, per ovvi motivi. Il conseguimento di una laurea da un'università italiana è un lungo, sgobbare duramente - in particolare uno in ingegneria. L'età della laurea è di solito 30 o più e non è possibile (almeno, ha usato essere) per passare attraverso il processo senza guadagnare una solida educazione.
Tuttavia, l'italiano parlato da Casagrande è quella di un autodidatta migranti, spesso alle prese con il tutto-importante congiuntivo e privo di sofisticazione. Italiano-australiani rapidamente messo insieme due più due e il riferimento a Casagrande come dott. Ing. sul sito web di Autostrade Queensland è diventato una barzelletta.
Quando le stesse qualifiche sono state accennato sul sito web del presidente d'Italia - da cui Casagrande aveva ricevuto il titolo impressionante di Grande Ufficiale dell'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana - ancora qualche gioia crudele ne seguì. Tuttavia, nel 2008, l'Ambasciata Italiana a Canberra mi assicurò nessuna legge era stato rotto - si può dire al presidente che stai da Marte e nessuno si cura.
Tuttavia, abbellire la propria storia non è raro che tra i migranti italiani in Australia. La regola non detta è che l'emigrazione fornito con una tabula rasa biografico e che i ricordi della propria vita torna in Italia erano di solito inaffidabile abbastanza da giustificare qualche licenza poetica.
Infatti, mio padre mi ha detto veneziano ripetutamente che è un discendente del grande doge di Venezia Marino Grimani. Non è una cosa che avevo mai preso in valore nominale, e la maggior parte bambini migranti 'hanno imparato a essere prudente delle dichiarazioni fatte dai genitori.
Identità per queste persone può essere un problema complesso, spesso legato al trauma di una vita di privazioni e povertà estrema. Eppure il Casagrandes dell'Australia anche renderci conto che queste zone d'ombra della loro origine sarà sempre in conflitto con le norme della società contemporanea - soprattutto ora che i record sono solo una telefonata di distanza.
James Panichi è un giornalista con la ABC Radio National a Melbourne.
Primo inviato Ven 11 Giu, 2010 02:02 CEST
Berlusconi ha mani e piedi legati. Difficilmente potra' portare avanti le riforme necessarie all'Italia.
Dopo le recenti elezioni regionali, che Silvio Berlusconi ha personalmente vinto, e’ previsto un lungo periodo senza appuntamenti elettorali, e questo avrebbe dovuto rendere piu’ forte il governo, invece appare sempre piu’ debole. Berlusconi e’ da sempre il “collante” politico che tiene unite sia la destra che la sinistra, ma adesso che non ci sono elezioni in vista, tutti i “nanerottoli” pseudo leaders cercano di curare i loro interessi (legittimi e meno) e ritengono di potere fare a meno del “creatore” della seconda Repubblica. Ecco qua, allora, che sono iniziate le danze “tribali” che servono, a chi si sente “importante”, di mettersi in mostra esibendo piume, tatuaggi ed anelli al naso. E’ questo che sta accadendo, per la terza volta, nei governi presieduti da Silvio. La prima, il debutto nel 1994, con una coalizione molto eterogenea messa insieme all’ultimo minuto, vinse inaspettatamente, ma per mano di Bossi il governo durò pochi mesi. La seconda volta la maggioranza era solida, infatti durò cinque anni al governo, ma i veti e le “bizze” di Follini e Casini, non mancarono quelle dei soliti Bossi e Fini, impedirono al governo d’approvare riforme importanti, passarono alcune meno incisive. La terza la stiamo vivendo ora. E questo capita nel bel mezzo di una pericolosissima crisi finanziaria che sta mettendo a rischio tutti i Paesi occidentali che si trovano in un mare tempestoso senza che ci veda all’orizzonte un porto rifugio sicuro. Eppure i nostri parlamentari, probabilmente perché al riparo dei loro lauti stipendi non sentono il peso della crisi economica, passano le loro giornate a parlare di “quisquilie” e “pinzillacchere”. Ad esempio. La manovra economica che, a detta di tutti, anche dell’opposizione, e’ assolutamente necessaria, solo che dovrebbe essere realizzata in modo che non tolga un euro a nessuno. Ne’al centro ne’ alla periferia, ne’ ai molti ne’ ai pochi, ne’ alle regioni ne’ ai ministeri, assolutamente a nessuno. L’unica manovra “giusta” e’ “nessuna” manovra. Il caso di Pomigliano d’Arco. Si può capire (si fa per dire) la posizione della Fiom, dal momento che i suoi dirigenti sono dei fanatici e non rischiano la paga, ma se la situazione industriale ed economica mondiale e’ cambiata, responsabilmente si deve stare a fianco della Fiat per assicurare i lavoratori di non finire sul lastrico. Il disegno di legge sulle intercettazioni. E’ dal governo Prodi che se ne discute. A parere di tutti sarebbe giusto varare una legge che regoli le intercettazioni. In passato si e’ esagerato, si sono coinvolti e rovinati anche degli innocenti. Ma, sempre a parere di tutti, la nuova legge non deve cambiare nulla. Se cambia qualcosa, se veramente essa punisce chi sgarra, e’ la fine del mondo, per questo se ne discute da oltre tre anni. L'unica buona legge e’ “nessuna” legge. Se pensiamo che il governo in Parlamento, per risolvere problemi immediati e particolari, non riesce a legiferare in via ordinaria, ma e’ costretto continuamente a chiedere il voto di fiducia, come potrà affrontare le riforme costituzionali? Quella che stanno facendo Fini e l’opposizione non e’ affatto un’opposizione democratica, ma “pura” opposizione antiberlusconiana. Eppure, a parole, tutti sono d’accordo che in Italia debbono cambiare molte cose se si vuole farla progredire e metterla al riparo dalla pericolosa crisi economica mondiale. Ma, purtroppo, il nostro Paese e’ la patria dei “gattopardi” che, si sa, vogliono far finta di voler cambiare tutto a patto che tutto resti immutato. Silvio Berlusconi potrebbe fare felici tutti i suoi oppositori politici non facendo “nessuna” manovra finanziaria, invitando la Fiat a rimanere in Polonia e permettendo che tutti siano intercettati. Ma non e’ questo che vuole la maggioranza degli italiani. Gli italiani si aspettano che il governo Berlusconi vada avanti “spazzando” via tutti gli ostacoli che in molti gli stanno frapponendo, ma invece si ha l’impressione che, in questo momento, Berlusconi non stia agendo con determinazione mentre lo si vorrebbe piu’ “deciso”. La Lega alterna una propaganda dai toni odiosi parlando di “secessione”, dileggiando la bandiera e l’inno nazionale ed insultando la nazionale di calcio, a comportamenti responsabili in Parlamento. Fini dimostra il piu’ sfacciato opportunismo solo per fare il “controcanto” a Berlusconi: si allea con la Lega ed un momento dopo la ritiene forza eversiva e disgregante. L’uno e l’altro sono sempre gli stessi, l’uno e l’altro si ritrovano assieme, per vincere le elezioni, salvo poi dividersi per le loro “insanabili” diversità. Basta, e’ ora di farla finita! Fini deve ricordarsi d’essere presidente della Camera grazie ai voti di Bossi. E il “senatur” e’ al governo, grazie ai voti di Fini. Ambedue si dimenticano che la gran parte dei voti ce li mette il popolo “berlusconiano” che non li vota e non li “sopporta”. Fini e Bossi rappresentano due minoranze che si danno da fare per rendere vano il voto della maggioranza relativa degli italiani. Bossi deve ricordarsi, che a dispetto di tanta demagogia “nordista”, l’attuale governo ha vinto le elezioni grazie agli elettori del sud. L’opposizione, evidentemente ritenendosi fuori gioco, si guarda lo spettacolo dagli spalti e fa il tifo ora per l’uno ora per l’altro a secondo la convenienza. Non c’e’ poi frase di Berlusconi che non provochi nell’opposizione reazioni violente, scritte e verbali. Pare che gli sia proibito, da una strana e misteriosa legge, di esprimere un’opinione. Lo si controbatte con l’insulto, lo scherno, lo sberleffo e, per i piu’ “democratici”, con l’ironia. Se il premier, con assoluta tranquillità, denuncia la mancanza di potere in mano al premier e, senza mezzi termini, afferma che oggi governare e’ un “inferno”, cosa c’e’ di non condivisibile in queste dichiarazioni? Non e’ forse vero che la nostra Costituzione fa acqua da tutte le parti e non ha mai “garantito” governabilità, stabilità e durata quinquennale di una legislatura, salvo una sola eccezione (il secondo governo Berlusconi) comunque turbolenta? Non è forse vero che, secondo la Costituzione, oggi dovremmo essere all’undicesima legislatura mentre siamo già alla sedicesima? E’ forse falso che le crisi di governo, comprese quelle che non sono sfociate nelle elezioni generali, quasi non si contano? Che i primi ministri si chiamassero De Gasperi, Moro, Fanfani, Andreotti o Craxi i loro governi “sopravvivevano” dopo infiniti rimpasti, sfiducie, intrighi, che li costringevano a dimissioni o consultazioni col Presidente della Repubblica quasi ogni mese? Negli anni sessanta fino agli inizi degli anni novanta governare era “infernale” tanto quanto lo e’ diventato dal ‘94 ad oggi. In questi circa tre anni che rimane alla conclusione della legislatura, il premier presenterà, una dietro l’altra, molte riforme, ma quante ne verranno approvate dai due rami del Parlamento? A ottobre saranno trascorsi 30 mesi della corrente legislazione, questo consentirà ai parlamentari di prima nomina di maturare il “diritto” alla pensione minima di circa tre mila euro al mese: un “vergognoso” privilegio che la “casta” politica si e’ concessa. Quanti normali lavoratori o impiegati potrebbero mai raggiungere una pensione simile seppure dopo 50 e piu’ anni di duro lavoro e di vita sacrificata? Se adesso in Parlamento e’ evidente un latente “menefreghismo” e boicottaggio“bipartisan”, questo si trasformerà in assoluta “anarchia” quando si saranno assicurati, male che vada, un’ottima sopravvivenza vita natural durante. Una volta raggiunto l’obbiettivo, figuriamoci chi sarà in grado di convincerli e tanto meno costringerli a votare, ad esempio, la riforma del Parlamento che prevede l’eliminazione di 400/500 parlamentari? Quindi, per il resto della legislatura, e’ facile prevedere che “bipartisan” i parlamentari la trascorreranno ininterrottamente come una festa “gioiosa” e “spensierata”. Loro si sono sistemati, chi se ne frega di chi l’ha votati! Si arrangino! Berlusconi sa di aver ottenuto la fiducia degli italiani perché hanno visto in lui la persona che ha la determinazione per raggiungere gli obbiettivi. Dimostri nel tempo che resta della legislatura di fare il suo massimo possibile e poi sarà quel che sarà e non si ripresenti piu’ alle prossime elezioni politiche del 2013. Non perda piu’ il suo tempo prezioso con i“politicanti” da strapazzo. Salvo rare eccezioni, i politici sono persone che, fuori dalla politica, non saprebbero come sbarcare il lunario ed e’ per questo che si sono “buttati” in politica e lo fanno come unico mestiere. Pur non “valendo” un centesimo falso, la politica li mette nella condizione di condurre “furbescamente” un tenore di vita elevato alle spalle dei cittadini. Sono motivati dal lauto guadagno e dai privilegi, anziché dallo spirito di servizio per il bene di tutti. Quasi sempre i migliori rifiutano la politica, di cui si sono fatti ormai una cattiva opinione. Il cittadino, che lavora e che ha iniziativa, delega agli altri la gestione della cosa pubblica ma, alla fine, rinuncia ad andare a votare (e lo abbiamo ben visto ultimamente) perché capisce che sono quasi tutti dei “fannulloni” ed anche “disonesti”. Dunque Berlusconi si allontani da questa massa di “incapaci”, “furbastri” e “profittatori” per evitare che venga considerato un loro “collega”.
sabato 19 giugno 2010
Mascalzoncelli e mascalzoni d'Italia.
Carlo De Benedetti (1934) e Silvio Berlusconi (1936) da anni sono i principali protagonisti dell’economia e della politica italiana. Carlo De Benedetti e’ nato da una famiglia benestante ebrea ed e’ fratello di Franco Debenedetti (nonostante il cognome diverso per errore dell'ufficiale d’anagrafe) ex senatore Ds-Ulivo. Si e’ laureato in ingegneria elettrotecnica nel 1958 al Politecnico di Torino per poi entrare nella “Compagnia Italiana Tubi Metallici” del padre. Assieme al fratello Franco acquisì, nel 1972, la “Gilardini”, una società quotata in borsa che i due fratelli trasformeranno in una “holding” di successo, impiegata soprattutto nell'industria metalmeccanica. Nel 1974 Carlo De Benedetti fu nominato presidente dell'Unione Industriali di Torino e ricoprì nella “Gilardini” le cariche di presidente ed amministratore delegato fino al 1976 quando, grazie all'appoggio di Umberto Agnelli, suo vecchio compagno di scuola, ottenne la carica di amministratore delegato della FIAT. Come “dote” portò il 60% del capitale della “Gilardini”, che cedette agli Agnelli, in cambio di una quota azionaria della FIAT (il 5%). De Benedetti tentò di mettere nei posti strategici manager a lui fedeli (a cominciare dal fratello Franco). Dopo quattro mesi, a causa di “divergenze strategiche”, abbandonò la carica in FIAT. Per alcuni, i due fratelli avrebbero trovato un ostacolo insormontabile in una parte della dirigenza FIAT, piu’ legata alla famiglia Agnelli, che avrebbe scoperto un tentativo di scalata della società da parte di Carlo De Benedetti e fratello, appoggiata da gruppi finanziari elvetici. Vatti a fidare degli amici, avranno pensato gli Agnelli! Con il denaro ottenuto dalla cessione delle sue azioni FIAT, De Benedetti rilevò le “Compagnie industriali riunite” (CIR), garantendosi anche il controllo azionario del quotidiano “La Repubblica” e del settimanale “L'espresso”. Silvio Berlusconi e’ nato a Milano. Suo padre era un impiegato di banca. Dopo aver completato i suoi studi secondari nella scuola Salesiana, ha studiato legge all’Università Statale di Milano, laureandosi nel 1961 con una tesi sugli aspetti giuridici sulla pubblicità. Aveva già quel pallino! Durante i suoi studi universitari suonava il contrabbasso in un’orchestrina formata anche dall’attuale Presidente di “Mediaset” Fedele Confalonieri, che suonava il piano. Spesse volte il complesso musicale lavorava nelle navi da crociera che facevano spola da Genova a New York. Ma sin dal 1960 Berlusconi, collaborando con lo zio che era un piccolo costruttore edile, sviluppò l’idea di costruire Milano 2, una città-giardino di circa 10.500 appartamenti, che fu costruita a Segrate nella periferia est di Milano. Successivamente, nel 1973, entrò nel mondo dei media con la creazione di una piccola società di televisione via cavo: Telemilano. Quindi acquistò due nuovi canali, iniziando a trasmettere via etere. Nel 1978 formò il gruppo “Fininvest”. Complessivamente, nei cinque anni successivi (dal 1978 al 1983), guadagnò 113 miliardi di lire (circa 55/57 milioni di Euro). Le reti televisive della “Fininvest” si espansero in tutto il Paese. Nel 1980 Berlusconi organizza in Italia la prima rete privata nazionale costituita da “Canale 5”, nel 1982 gli affianca canale “Italia 1” acquistato dalla famiglia Rusconi ed infine, nel 1984, acquista “Rete 4” da Mondadori. Il 16 ottobre 1984, i giudici in Torino, Pescara e Roma, ordinarono le cessazioni delle trasmissioni dei canali televisivi di “Mediaset” in esecuzione di una legge vigente. Quattro giorni dopo, 20 ottobre 1984, il governo in carica di Bettino Craxi varò un decreto di emergenza nazionale per legalizzare le stazioni televisive di “Mediaset”. Dopo molte battaglie politiche, nel 1985 il decreto fu approvato definitivamente. Ma per alcuni anni, i tre canali di Berlusconi rimasero nell’incertezza, e non avevano il permesso, per esempio, di trasmettere notizie e commenti politici. La questione fu risolta definitivamente nel 1990 con la legge che “disciplina il sistema radiotelevisivo pubblico e privato”, detta “legge Mammi’” dal nome dell’allora ministro delle poste e telecomunicazioni il repubblicano Oscar Mammi’. Nel 1995, Berlusconi vende una parte delle sue quote. Il gruppo “Finivest”, che e tra le dieci piu’ grandi aziende italiane ed impiega circa 60 mila persone, oltre alle televisioni, e’ azionista di aziende assicurative come la Mediolanum, bancarie, finanziarie, di editoria come la Mondadori, della squadra di calcio AC Milan ed altre decine di aziende. Berlusconi, insieme al Principe saudita Talal Al-Walled, e’ azionista di “Mediaset” che e’ quotata in borsa. Sono 300 mila i pensionati italiani che posseggono azioni “Mediaset”. Secondo la rivista “Forbes”, Berlusconi e’ la terza persona piu’ ricca d'Italia (dopo Ferrero, Nutella e Del Vecchio, Luxottica). E’ evidente che le carriere professionali di Carlo De Benedetti e di Silvio Berlusconi ebbero inizi molto diversi. Il primo e’ partito da una solida base finanziaria, il secondo e’ il classico “self made man” che e’ partito da zero. Tra i due non c’e’ mai stata simpatia e spesso si sono trovati l’uno contro l’altro. Una delle loro battaglie piu’ famose (oltre al cosiddetto “Lodo Mondadori”) e’ stata l’affare SME (Small and Medium Enterprise). Nell'aprile 1985 Romano Prodi, a quell’epoca presidente dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale fondato nel 1932), “sceglie” a sorpresa Carlo De Benedetti come azionista di maggioranza della SME, fiore all'occhiello dell'industria agro alimentare italiana, definita dallo stesso Prodi “perla del gruppo IRI” che raggruppava Motta, Alemagna, Bertolli, Supermercati GS e Autogrill. Altre ditte concorrevano alla trattativa. Oltre alla cordata Barilla-Ferrero-Fininvest, la Lega delle Cooperative, Unicoop e la Cofima (gruppo di imprenditori meridionali). La vendita, un “regalo” di Prodi all’amico De Benedetti, era incomprensibile sia da un punto di vista economico che da quello procedurale. Fu venduto il 64% della SME per 497 miliardi di lire, con pagamenti “rateali”. La società aveva disponibilità di cassa per 80 miliardi di lire (40 milioni di euro) e utili (nel 1985) per 60 miliardi di lire. Inoltre aveva una capitalizzazione di 1.300 miliardi di lire, era “scandaloso” che si vendeva la società per una cifra molto inferiore al suo valore di mercato, e per questo motivo la vendita fu bloccata dall’allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi. De Benedetti citò l'IRI in giudizio davanti al Tribunale di Roma, presieduto dal giudice Filippo Verde, e nel 1986 il ricorso fu respinto. Nel 1995 Silvio Berlusconi, Cesare Previti e Attilio Pacifico furono accusati di aver corrotto i giudici del processo SME, Filippo Verde e Renato Squillante (Giudice delle Indagini Preliminari), che bocciarono il ricorso di De Benedetti. Berlusconi e’ stato “assolto”. Nel 1993, durante “Mani Pulite”, Carlo De Benedetti, allora presidente dell’Olivetti, fu “arrestato” per aver ammesso di aver pagato una “bustarella” di 10 miliardi di lire ai partiti che erano al governo per ottenere la fornitura allo SPI (Servizio postale italiano) di nuove telescriventi e computers. De Benedetti non fu mai processato perché il reato cadde in “prescrizione”. Politicamente qual’e’ la differenza tra Berlusconi e De Benedetti? Berlusconi ha avuto il coraggio di scendere in campo in prima persona. Da quel momento, e’ entrato nell’occhio del ciclone della magistratura politicizzata che sta tentando di eliminarlo con tutti i mezzi. L’azione dei magistrati e’ sempre stata sostenuta dalle campagne diffamatorie de “La Repubblica” e de “L’Espresso” di proprietà di De Benedetti. L’ingegnere "furbescamente", rimane sempre nascosto dietro le quinte e con piu’ “rilassatezza” può contrastare e mettere in difficoltà il suo “nemico” giurato continuando, nel frattempo, a guadagnare “montagne” di denaro “parassitario” speculando in borsa. Da italiano che non ama l’Italia, nel 2009 De Benedetti si e’ “naturalizzato” svizzero. Ha giustificato questa scelta con motivi “affettivi”. Si, quelli di pagare meno tasse? Francamente pero’ mi ha sorpreso l’intervista che De Benedetti ha rilasciato pochi giorni fa riportata dal Corriere della Sera. Pensa questo di Berlusconi: “E’ talmente così fuori di testa che pensa di fare il bene del Paese. Non e’ un mascalzone, e non e’ assolutamente una carogna. Silvio Berlusconi e’ quello che siamo tutti noi, solo che nel caso suo e’ portato all'estremo. E’ l'Alberto Sordi della politica. Noi siamo un po' bugiardi, un po' mascalzoncelli, un po' gradassi. Per questo anche un po' simpatici. Lui ha messo insieme tutte queste cose e le ha elevate al cubo. E infatti ha avuto pure successo”. Queste dichiarazioni, rilasciate da un acerrimo nemico, sono al pari di lusinghieri complimenti. Ma intanto senza interruzione De Benedetti continua ad usare come bombe “La Repubblica” e “L’Espresso” che da anni diffondono calunnie sul premier. I due giornali sono i maggiori responsabili della pessima reputazione che gode l’Italia all’estero. La differenza tra De Benedetti e Berlusconi e’ sostanziale. Mentre il primo, comodamente in poltrona dalla Svizzera, “specula” in borsa e studia come eliminare Silvio, il secondo, che tranquillamente potrebbe godersi la vita per i prossimi mille anni, rischia ogni giorno la pelle e si sta dannando l’anima per cercare di salvare il salvabile della “disastrata” Italia dove, si e’ vero, ci sono tanti “mascalzoncelli”, ma anche molti autentici “mascalzoni”.
venerdì 11 giugno 2010
Abbiamo degni e capaci parlamentari? Nino Randazzo e Marco Fedi, chi sono costoro?
Uno dei padri della Costituzione sosteneva che: “I cittadini per essere sicuri di essere bene governati dovranno eleggere persone “degne”: cioè i più capaci, intellettualmente moralmente e tecnicamente”. Sono passati molti anni da quando Piero Calamandrei elencava essere questi i requisiti per chi si proponeva come “rappresentante” del popolo. Alla luce di quanto e’ accaduto in questi primi 64 anni di Repubblica, e’ triste constatare che, quasi del tutto, e’ rimasto irrealizzato l’auspicio di Calamandrei. L’alta professionalità è senz’altro un requisito fondamentale per chi vuole sedere in parlamento. Dalle statistiche e’ evidente una massiccia presenza di giuristi, il 13,5% dei deputati sono, infatti, avvocati, ai quali si aggiungono 17 magistrati tra Camera e Senato, senza contare i laureati in giurisprudenza. Niente di strano in tutto questo visto che il principale compito del parlamento e’ quello di fare leggi. Non mancano in Parlamento anche illustri accademici e ricercatori universitari. Giornalisti e direttori di periodici costituiscono poco meno del 10% dei parlamentari. Nelle democrazie di tutto il mondo la stampa svolge il compito di “controllore” della politica, quindi i giornalisti in Parlamento sono in evidente conflitto d’interessi. Sono poi molti anche gli imprenditori e i dirigenti di aziende, spesso private, anche loro in palese conflitto d’interessi. Ovviamente non e’ sorprendente che anche i sindacalisti siedano nelle poltrone del Parlamento. Una piccolissima percentuale di parlamentari provengono dagli operai e dal mondo dello spettacolo. E’ ovvio che l’elezione di questi ex operai o attori e’ una mossa “populista” dei partiti, perché non e’ chiaro quale ruolo questi potranno avere nella formazione di nuove leggi o nella rettifica di quelle in vigore. Perché e’ esattamente questa l’attività’ che le due camere sono chiamate a svolgere, e per adempiere a questo compito, fondamentale per la vita di una democrazia, dovrebbero essere eletti solo “i più degni per capacità”, cosi’ come auspicava da Piero Calamandrei. Viene spontanea una domanda? Sono “degni e capaci” chi ci rappresenta? Su 232 parlamentari che si sono presentati al test volontario sull’uso di droghe, suggerito dal sottosegretario Carlo Giovanardi, uno solo e’ stato riscontrato positivo. Sembrerebbe un risultato straordinario, se non fosse che coloro che si sono fatti avanti sono una piccolissima parte di quanti avrebbero dovuto presentarsi. Infatti, il totale dei parlamentari delle due Camere e’ di 952, se si sono sottoposti al test soltanto 232, il che significa meno di un quarto dei nostri parlamentari. Una cosa è certa: su 720 parlamentari che hanno rifiutato il test, ci sono dei drogati. Eppure questi signori “rappresentano” il popolo e hanno nascosto a tutti i cittadini la verità. C’e’ dell’altro. Ogni parlamentare percepisce una somma per pagare un suo “portaborse”. Risulta che soltanto 194 di questi hanno un contratto e quindi uno stipendio regolare, tutti gli altri non hanno contratto e vengono pagati in “nero”. Il che e’ evidente che i primi “evasori fiscali” sono in Parlamento. Non finisce qui. Era in voga, sino al 4 marzo 2009, la pratica di votare per i colleghi assenti, per non fargli perdere la diaria giornaliera (che alla Camera e’ di 206 euro, mentre al Senato e’ di 258 euro al giorno), pratica spesso ripresa dalle telecamere che dimostrava la mancanza di moralità (invocata da Calamandrei) fra i parlamentari. I deputati votavano per i loro colleghi assenti sporgendosi dai propri posti per premere i pulsanti degli altri. Questi deputati “imbroglioni” furono chiamati “pianisti”. Per evitare questa immorale pratica (che disgustò Franca Rame tanto che diede le dimissioni per non essere “collega” di “truffatori” – cosi’ scrisse), si e’ pensato d’installare un nuovo sistema di votazione che e’ costato ben 450 mila euro, ma e’ stato subito trovato il sistema per “raggirarlo”. Se e’ vero che i nostri parlamentari fanno ben poco (o niente) per risolvere i problemi di chi li ha eletti, di certo hanno nel loro DNA una parte della genialità di Leonardo da Vinci. “L’inventore” del sistema “‘mo te frego io” e’ un certo Massimo Maria Berruti del Pdl che “candidamente” ha dichiarato: “Io metto il dito quando devo mettere il dito per il riconoscimento, e ho questa pallina dentro, un pezzo di carta che blocca il tasto per evitare di tenere il dito sopra. Ammetto che per evitare di stare a volte anche otto minuti con un dito su un voto... utilizzo un blocco del tasto…..”. Nella precedente legislatura sedevano in Parlamento ex brigatisti, pornostar e travestiti, ma ora non mancano, all’allegra compagnia, i condannati per estorsione, per truffa, i mentitori, i riciclatori di denaro mafioso e di altri reati. Sono una novantina che rappresenta il 10% circa dell’intera “combriccola” di “mattacchioni” che abbiamo eletto perché facessero i nostri interessi. Macché: si fanno i loro. Per chiudere in bellezza, non poteva mancare il ”fattivo” contributo dei 18 parlamentari eletti all’estero per aumentare lo “sputtanamento” del Parlamento e, quindi, dell’Italia. Alcuni hanno “negoziato” le candidature. Per acquisire voti, molti hanno “escogitato” un singolare e ben organizzato traffico di accaparramento del maggior numero possibile di schede bianche. Infatti, la stragrande parte degli elettori italiani all’estero gettavano via le schede o erano disposti a cederle in cambio di una “bevuta” o per una promessa di viaggio in Italia, ovviamente pagato dalle varie regioni di provenienza, dietro “intercessione” dell’eletto. Alcuni “candidati”, pur non risiedendo all’estero, come prescrive la legge Tremaglia, sono riusciti ad iscriversi all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). Avevano svolto un lavoro saltuario all’estero o vi avevano sostenuto un corso scolastico. Questo stratagemma avrebbe funzionato anche per Nicola Di Girolamo, infatti, la “casta” politica, pur sapendo dell’imbroglio, aveva chiuso un occhio. Se Di Girolamo e’ finito in galera e’ perché era coinvolto in traffici illeciti mafiosi. L’ha sostituito Raffaele Fantetti ed il Pdl (il partito che l’ha candidato) non lo vuole nel suo gruppo parlamentare, sino a quando non sarà “chiarita” la sua posizione residenziale. Al tempo dell’antica Roma, chi si presentava al popolo per farsi eleggere, indossava una veste “bianchissima” come simbolo di onestà, di purezza, di pulizia morale e di sincerità. L’etimologia della parola "candidato" deriva dalla veste bianchissima, “candida” appunto. Di quale colore dovrebbero vestirsi gli attuali nostri parlamentari? Bisognerebbe inventarne uno nuovo per non “squalificare” i colori esistenti. L’altra settimana ricorreva l’anniversario della Festa della Repubblica e si sono svolte migliaia di manifestazioni in Italia e nel mondo. Anche a Sydney e Melbourne, ma anche in altre città australiane, ce ne sono state e, in alcune occasioni, sono “intervenuti” Nino Randazzo e Marco Fedi, i nostri “rappresentanti” (cosi’ credevamo) al Parlamento italiano. I due dovevano “curare” i nostri interessi ma, in quattro anni, non hanno combinato un bel niente, ma ci sono costati circa un milione e mezzo di Euro. La loro manifesta incapacità l’addossano al Governo Berlusconi che, a loro dire, ha abbandonato gli italiani nel mondo per voler cancellare gli organismi “spreca soldi” come sono il CGIE, i COMITES e i 18 parlamentari esteri. E’ assolutamente vero che l’attuale governo italiano ha tagliato (e taglierà) numerosi costi inutili e moltissimi “sussidi assistenziali” fasulli elargiti scandalosamente, al tempo del centrosinistra, tanto da ridurre l’Italia in miseria, come oggi e’ evidente a tutti. Berlusconi dice e fa cose serie senza ingannare la gente. Ricordate la famosa “quattordicesima” di Prodi che fu elargita per scopi elettorali del 2006? I Patronati, dichiarando situazioni reddituali non reali, l’hanno fatta ottenere al maggior numero possibile di pensionati, ora chi l’aveva percepita, senza averne i requisiti, ha dovuto rifonderla. Un vera beffa! Sarà perché noi italiani nel mondo siamo persone democratiche, generose, pazienti e comprensive che invitiamo ugualmente Nino Randazzo e Marco Fedi a “presenziare” la Festa della Repubblica o l’inaugurazione del Centro Culturale dell’Italian Forum. Ma chi sono questi due per noi? Non ci stanno neppure rappresentano “coscientemente e dignitosamente” come hanno “solennemente” promesso a pagina 40 della La Fiamma il 18 aprile 2008. Probabilmente e’ per pura cortesia (o dabbenaggine) che gli sono stati tributati timidi applausi per i loro insulsi “discorsetti”. Randazzo e Fedi, di fronte agli ospiti australiani, non dovevano “sparlare” del governo italiano e, conseguentemente, dell’Italia, era loro preciso dovere esaltare l’eccellenze italiane che sono molte. Come fai a fidarti di gente così? Come fai a credergli? Ma la colpa e’ solo ed e’ tutta nostra. Sino a quando noi italian nel mondo dimostreremo di provare grande piacere nel farci prendere per i fondelli, chi volete che ci rispetti e ci tenga in considerazione?
venerdì 4 giugno 2010
La riforma non ha tagliato niente. Napolitano e' stato indeciso nel firmare perche' si tagliava alle "caste".
Sembra passato un secolo da quando giorni fa Tremonti annunciava agli italiani: “Taglio del 5% degli stipendi dei parlamentari? È solo l’aperitivo”. Tutti si attendevano che la manovra avrebbe tagliato tutto. Ahimè, alla luce di quanto e’ accaduto in Parlamento purtroppo non e’ andata cosi’. Sono stati in molti a fermare la mano del Ministro del Tesoro che voleva “veramente” procedere a tutti i tagli degli sprechi e dei privilegi. A bloccare Tremonti sono stati, tra gli altri, Silvio Berlusconi, Gianni Letta e Giorgio Napolitano. Stiamo attenti che a scherzare con il fuoco ci si può bruciare. I cittadini sono pronti a sopportare qualche sacrificio se tutte le classi dirigenti sono le prime a dare l’esempio. In passato, quando le “pesantissime” manovre erano fatte “esclusivamente” a discapito dei cittadini, sono state approvate senza alcun problema dal Presidente della Repubblica. Ma se si tagliano gli stipendi ai magistrati, ai parlamentari ed ai burocrati con 80 mila Euro l’anno in su, ecco che al Presidente della Repubblica gli “trema” la mano e ci pensa due volte prima di firmare. Quando la nave rischia di affondare per troppo peso, si getta a mare la zavorra e tutto quanto rende difficile il galleggiamento dell’imbarcazione per salvare il carico di lingotti d’oro e di oggetti preziosi (l’Italia laboriosa e la gente seria), salvando la nave (l’Italia) e la vita dell’equipaggio (i cittadini italiani). Il Governo, le parti sociali, i vari ministeri, i magistrati, i partiti, i gruppi di pressione ed il Presidente della Repubblica diventano troppo “sensibili” quando invece ad essere sacrificate sono le varie “caste” ed il loro “sottobosco” . Un esempio? Mentre il governo chiede di fare in fretta la manovra, il Parlamento “cincischia” su una decisione che ormai e’ insostenibile, si tratta della questione dei doppi e tripli incarichi dei parlamentari. Il che significa doppi e tripli “stipendi” piu’ rimborsi e prebende di ogni specie e sottospecie. La giunta delle elezioni ha rinviato ancora una volta la decisione sugli incarichi plurimi. Gli “sfruttatori”, ogni tanto vanno in Parlamento, poi fanno la loro “comparsata” come Sindaci in comune e come consiglieri in regione o nella provincia senza che sentono la minima vergogna. Dovrebbero scegliere soltanto una tra le “cadreghe” pubbliche che occupano. Non si tratta di una questione giuridica, ma di buon senso, di buon gusto e di rispetto del cittadino al quale oggi si chiedono sacrifici. E’ vero o no che l’esempio viene dall’alto? La manovra doveva essere di sacrifici e di responsabilità politica e si sapeva che avrebbe scontentato un po’ tutti, ma che era necessario varare per “accumulare” risorse per far ripartire l’economia e mettere l’Italia a riparo di guai futuri piu’ seri. Ma quando ci si trova a dover fare sul serio ci si accorge che chi e’ al governo agisce con “timidezza”. Tutti, ma proprio tutti, gli schieramenti politici da anni vanno ripetendo che e’ “urgente” tagliare i costi della politica e ridurre il numero dei parlamentari, ma poi, quando si trovano al governo, cercano di rimandare la palla nel campo avversario e non si fa mai nulla. Qual’e’ il problema? Presto detto. Negli ultimi anni chi si e’ trovato a governare ha sempre tenuto conto degli “onnipotenti” sondaggi e ha sempre agito per continuare a “piacere” per mantenere sempre alto il suo “gradimento”. Cosi’, alla fine, ogni riforma non ha tagliato un bel niente a nessuno mentre ha sempre aumento le tasse. Se tutte sommate le finanziarie degli ultimi venti anni fossero state “vere”, l’Italia sarebbe uno dei Paesi piu’ economicamente virtuosi ed avrebbe di molto ridotto il suo debito pubblico che ora non sarebbe piu’ “mostruoso”. Il problema di sempre e’ che, il Governo che e’ in carica, deve evitare di far “dispetti” alle “caste”, sempre potentissime ed ora come non mai, ma, nello stesso tempo, deve “illudere” gli elettori che non sta guardando in faccia a nessuno: e’ sempre stata una finzione. L’art. 1 della Costituzione recita: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi, chi e’ al governo ha l’obbligo “primario” di favorire il lavoro per tutti, perché lavorare e’ la massima e piu’ nobile espressione democratica. Chi e’ povero non solo e’ schiavo del bisogno, ma e’ indifeso da tutti. Se “la sovranità appartiene al popolo” chi e’ stato eletto deve curare “principalmente” gli interessi dei cittadini e deve avere il coraggio di assumersi anche gravi responsabilità per il benessere dell’intero Paese. E’ triste affermarlo, ma in questi primi 64 anni dalla fondazione della Repubblica, l’articolo uno della Costituzione (ma non solo questo) non ha avuto mai applicazione. Per creare lavoro “produttivo” per le nuove generazioni e i disoccupati, la manovra doveva tagliare di piu’ intervenendo piu’ in profondità nella struttura della spesa “parassitaria” e dei “privilegi”, ma il governo si e’ astenuto da farlo per evitare che le “caste” si mettessero di traverso. Tremonti e’ stato costretto a “frenare”, ma lui personalmente avrebbe tagliato tutto quello che era veramente necessario tagliare. Purtroppo la classe dirigente politica, che comprende maggioranza e opposizione, non ha una “visione” condivisa sul futuro dell’Italia. Allora prevale il “volemose bene” facendo correre il rischio all’Italia di finire come la Grecia se nessuno deciderà di invertire la rotta. Berlusconi ha detto che non ha i poteri del premier inglese o del Presidente della Repubblica francese. Si sente come un barcaiolo che governa la barca con un solo remo, in un mare in tempesta, mentre chi e’ fuori dalla barca cerca di farla “affondare” e quelli che sono dentro passano il tempo ad “azzuffarsi”. Quanto al popolo, non e’ mai contento ed e’ convinto che ogni governo sia peggiore dell’altro. Non capisco perché mai una persona dovrebbe vivere continuamente in ansia, avere giornate di lavoro senza fine, sentirsi insultare da mane a sera dai giornali e da tutti i media, prendersi cavalletti fotografici in testa e riproduzioni del Duomo di Milano in faccia, non vedersi mai riconosciuto un merito, e ancora insista a voler continuare a fare il suo dovere. Sicuramente e’ una questione di mentalità. Lui e’ ancora convinto che abbia “l’obbligo” morale ed il “dovere” di impegnarsi per trasformare l’Italia in un Paese che sia al pari dei migliori al mondo. Pensate un momento solo che cosa accadrebbe se Berlusconi ad un tratto dicesse: “Andate tutti a farvi benedire e cercatevene un altro”. Provocherebbe immediatamente una crisi ministeriale e una crisi di identità nazionale. L’era post Berlusconi porterebbe un inesplicabile caos e darebbe inizio a spietate ed infinite lotte intestine dentro ogni fazione politica per prevalere l’una sul’altra. L’Italia rimarrebbe a lungo disorientata e precipiterebbe negli ultimi posti di qualsiasi classifica mondiale. E’ vero che nessuno e’ insostituibile, ma se Berlusconi decidesse di andarsene, di certo per l’Italia sarebbe un disastro. Le “caste” delle classi dirigenti riprenderebbero il sopravvento, non solo quelle politiche, ma anche quelle accademiche e della cultura, il sindacato e le professioni, le banche e le grandi imprese, l’alta amministrazione e i magistrati, e per l’Italia sarebbe la fine per sempre. Visto che Berlusconi e’ “condannato” a rimanere al suo posto, almeno sino al 2013, se vuole essere ricordato nei libri di storia come il miglior Premier di tutti i tempi, deve tentare con tutte le sue forze d’imporre le riforme che l’Italia attende da anni e che non può piu’ fare a meno.
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