Le elezioni regionali, che si sono appena svolte, a tutti gli effetti sono state elezioni di metà mandato ed hanno fortemente riconfermato il governo Berlusconi. Tutto questo nonostante la gravissima crisi economica, la disoccupazione in aumento, i magistrati che inseguono il premier con piu’ accanimento, i giornalisti che lo spiano persino dentro la camera da letto, le accuse di seduttore di minorenni e di “donnaiolo”, le calunnie contro i suoi piu’ fidi collaboratori come Bertolaso, Gianni Letta e Verdini. Sono scesi in piazza in migliaia piu’ volte per dargli del mafioso, persino dello “stragista”, del dittatore che vuole sopprimere la libertà d’opinione ed altre “corbellerie”. Ma Silvio, facendo due sole settimane di campagna elettorale con lo slogan “L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”, e’ riuscito a strappare quattro regioni ai suoi avversari. L’unico leader europeo che non e’ stato punito dalle consultazioni elettorali e’ Berlusconi. Angela Merkel, Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno perso notevoli consensi personali per la difficoltà o l’incapacità’ (come Zapatero) di far fronte all’emergenza della crisi economica mondiale. Se il governo Berlusconi si e’ fortemente consolidato e’ perché i cittadini hanno riconosciuto che ha operato bene in questi due anni affrontando al meglio la grave crisi economica mondiale. Se nei prossimi tre anni l’economia andrà meglio (prima o poi accadrà) e se Tremonti riuscirà a dare un “taglio” alle tasse, il centrodestra vincerà di nuovo le elezioni del 2013 senza tanti patemi. Rischia di stravincerle comunque, anche se tutto non dovesse andare cosi’ liscio, vista l’inesistenza della cosiddetta opposizione che e’ sempre piu’ “terrorizzata” da Berlusconi. E cosi’ e’ cominciato il fuggi fuggi dal Pd e il “bocciofilo” Bersani e’ rimasto solo e “bollito”. Tutti lo criticano ma nessuno si fa avanti per prendere il suo posto. Nessuno pensa di farne il candidato premier del centrosinistra nel 2013. Berlusconi ha mandato in pensione “anticipata” tutti i leader (o presunti tali) del centrosinistra, ma anche quelli di cui si fanno i nomi per il futuro (vedi Renato Soru e Nicola Zingaretti). Il centrosinistra e’ da anni senza idee, senza un programma e alla ricerca spasmodica di un “leader”. La base del Pd e veramente “arrabbiata” per la politica delle parole incomprensibili, per il “politichese” che rimane distante dalla realtà, mai concreto sempre piu’ vecchio e astratto. Ecco spiegato il successo del movimento “Cinquestelle” di Beppe Grillo. Quando si crea un vuoto, questo e’ immediatamente viene riempito. Grillo, e il suo movimento, sono figli legittimi del vuoto lasciato dal Pd ed oggi e’ una forza politica con la quale il Pd deve fare i conti. Un altro con cui il Pd dovrà fare i conti e’ Tonino Di Pietro. Appena terminate le elezioni si e’ precipitato in Tv per annunciare, senza giri di parole, che “ha vinto il centrodestra” e l’ha ripetuto a Ballarò. E li ha anche aggiunto che il Pd deve fare un profondo esame di coscienza e riconoscere che il partito non e’ stato capace di promuovere una classe dirigente locale all'altezza della situazione. Ma non è tutto. Durante la stessa trasmissione Di Pietro ha indossato i panni del “moderato”, si è detto disponibile a discutere di riforme col governo e ad abbandonare lo stile “estremista” di opposizione tenuto sin qui. E, senza mezzi termini, si e’ candidato per una “federazione” di tutto il centrosinistra in vista delle elezioni politiche 2013. Con la sua “svolta moderata” Di Pietro vuole presentarsi come leader di una nuova “armata Brancaleone”. Non e’ una novità, finalmente gli si e’ presentata l’occasione per mettere in atto la strategia che persegue da due anni. Potrebbe riuscirci approfittando dell’inconsistenza di Bersani che, durante le elezioni, andava dicendo che il “vento stava cambiando” ed invece ha rimediato una disastrosa sconfitta e poi ha messo la testa sotto la sabbia per non guardare in faccia la realtà. Ammettendo la disfatta, Tonino vuole “accreditarsi” come l'unico politico serio e affidabile del centrosinistra. Per ora gli conviene nascondere la sua immagine classica del Di Pietro urlatore, estremista e “sfasciatutto” ora, anche lui come Grillo, ha occupato lo spazio lasciato vuoto dal Pd. Ma non illudiamoci, tornerà ad essere quello di sempre quando lo riterrà piu’ utile alla sua causa. Il capo dell'Idv, insomma, fa il suo gioco. Quello che semmai dovrebbe destare preoccupazione e’ l’incapacità del Pd, con quasi il quadruplo dei voti dell'Italia dei Valori, di dettare la linea politica all'interno dello schieramento di centrosinistra, niente male per un partito che era nato con l'ambizione di essere la guida ferma e indiscussa della sinistra italiana. Oggi e’ invece nelle mani dei suoi alleati meno forti numericamente. La causa sta che, nel mentre i cosiddetti “dirigenti” del Pd passano il loro tempo a elaborare, come alchimie chimiche, nuove formule per rimettere in moto il carrozzone del centrosinistra, gli altri partitini “urlatori”, sparando a raffica centinaia di slogan, attirando quella parte dell’elettorato piu’ estremista, pur sapendo benissimo che non riusciranno mai a diventare maggioranza di governo, come potrebbero? Ce lo vedete Di Pietro premier? Quali sarebbero i suoi ministri? Non esiste proprio! Se invece Berlusconi aumenta costantemente i consensi e’ perché parla la stessa lingua degli italiani, lavora e combatte a loro fianco (vedi Napoli e l’Aquila) nella lotta quotidiana della vita. Si limita a poche chiacchiere e a fare molti fatti. Si rimbocca le maniche e cammina a fianco della gente. Il Pd, che tenta di non farsi surclassare da Di Pietro, e’ talmente alla “disperazione” che per sfidare tra tre anni Berlusconi, ha iniziato a far girare i nomi di Luca Cordero di Montezemolo, oppure del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, oppure ancora dell’economista Mario Monti. Faranno anche altri nomi, ma tutti i designati ringrazieranno e diranno di non essere interessati alla politica. La verità e’ che nessuno ha intenzione di scontrasi con Berlusconi per rimediare un’umiliante figuraccia. Lasciamo gli “scenari” politici futuribili per ritornare all’attualità’. I prossimi tre anni saranno molto importanti per tutti gli italiani. Esaurite tutte le scadenze elettorali, amministrative, europee e regionali, sino al 2013 il governo si dedicherà anima e corpo a completare il suo programma di governo. Oltre alla riforma del Fisco e della Giustizia, alla politica a favore delle imprese e di sostegno dei lavoratori, dei disoccupati e dei pensionati che si trova nelle posizioni piu’ critiche, soprattutto, accelererà’ le riforme costituzionali come quella parlamentare. A questo proposito noi italiani nel mondo chiediamo con forza che venga “abolita la legge Tremaglia” 459/2001 e ripristinati gli art. 48, 56 & 57 della Costituzione. Vogliamo essere equiparati agli italiani che votano in Italia. Vogliamo avere l’opportunità’ di costituire un nostro partito per presentare candidati “genuinamente” scelti direttamente da noi. Dovranno essere persone oneste e professionalmente valide che realmente risiedono all’estero, che si sono formati nei loro Paesi di accoglienza o di nascita dove sono apprezzati e conosciuti dall’intera comunità e non solo da quella italiana. Vogliamo che siano la vera espressione “genuina e reale” degli italiani nel mondo, come lo e’ Sergio Marchionne CEO della Fiat. Basta con le “teste di legno” scelte dai partiti politici italiani per applicare la strategia “dividi et imperat” e mantenere gli italiani nel mondo in contrasto tra loro. Strategia che stanno continuando ad applicare con la creazione di “circoli” targati con le diverse sigle dei partiti ora in Parlamento. Vogliamo che finisca lo sperpero di denaro pubblico per mantenere in vita il CGIE ed i 18 “incapaci” eletti all’estero, rivelatisi degli “utili idioti” ad esclusivo servizio dei loro partiti politici. In questi quattro anni dall’applicazione della legge Tremaglia, fatti alla mano e alla luce dei disastrosi risultati (brogli ed inutilità dei 18 eletti), la legge 459/2001 “deve” essere abolita, ma non dovrà essere messo minimamente in discussione il diritto di voto acquisito dagli italiani nel mondo che “deve” essere mantenuto. Questo ci permetterebbe di fondare un nostro partito degli “Italiani nel Mondo” completamente “sganciato” da qualsiasi partito politico italiano. Sono oltre 4 milioni (anche piu’) gli italiani nel mondo iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) con diritto di voto, come consistenza sarebbe il terzo o il quarto partito italiano. Gli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione dovranno essere ripristinati nella forma originale per permetterci di votare allo stesso modo degli italiani in Italia. Questo sistema di votare lo permette molti Paesi ai loro cittadini residenti all’estero. Con quattro milioni e piu’ di voti il “nostro” partito potrebbe acquisire (nella proporzione attualmente in vigore) circa 40 parlamentari. Allora si che gli italiani nel mondo conterebbero e come! Allora sì che ci faremo rispettare dai politici italiani! Allora si che, finalmente, sarà possibile costruire quel “famoso” ponte economico/sociale/culturale tra l’Italia e tutte le comunità italiane presenti in tutto il mondo! Gli italiani nel mondo sono sempre stati una grande risorsa per l’Italia e lo dimostreremo una volta ancora.
sabato 10 aprile 2010
martedì 30 marzo 2010
I finanziamenti soltanto alla "buona' stampa estera. La legge Tremaglia 459/2001 va abrogata.
Paga sempre il giusto per il peccatore. Calza perfettamente questo detto con la decisione del governo italiano di ridurre i fondi destinati ai giornali italiani pubblicati all’estero. E’ vero che molti giornali editi all’estero sono dei bluff. Dichiarano di stampare e distribuire un numero considerevole di copie quando, nella realtà, ne stampano ben poche e non sono distribuite nelle edicole, vengono usati soltanto per incartare il pesce. Tagliare indiscriminatamente a tutti i fondi, come e’ previsto, e’ da “screanzati”. Il governo non deve fare di tutta l’erba un fascio. Deve continuare a sostenere “esclusivamente” i giornali pubblicati all’estero se assolvono egregiamente il loro compito per cui furono fondati, cioè per informare, assistere, difendere e, persino, istruire le comunità italiane nel mondo. Il noto giornalista Gian Antonio Stella, sul “Il Corriere della Sera” del 22 marzo, ha scritto un articolo col quale ha voluto mettere in grande evidenza l’utilità’ della “buona” stampa italiana nel mondo tanto da essere, in alcuni casi, veramente “indispensabile”. A noi italiani in Australia, ancora ci brucia la grave offesa dell’Australian Financial Review. Si e’ permesso di pubblicare una mappa dell’Italia cambiandogli il nome in “Berlusconia” e dove Roma e’ stata ribattezzata “Puta”, Venezia “Venerea”, Ferrara “Merda”, Taranto “Tarantula”, Crotone “Cretino” e al posto della Sicilia “Mafia” e della Lombardia “Lombastardi”. Un vero insulto a tutti gli italiani all’estero ed in Italia, non solo a quelli che vivono in Australia. Quella mappa ha “vilipeso” l’Italia. Come poteva reagire compatta e con decisione la comunità italiana in Australia se non si fossero messi a capo della protesta i giornali italiani Il Globo & La Fiamma? Ora la questione e’ all’esame del Commissione per i Diritti Umani. I “buoni” giornali italiani pubblicati nel mondo svolgono anche un’altra funzione importante: il recupero e la diffusione della lingua italiana. Nei diversi Paesi, dove l’emigrazione italiana e’ presente in un certo numero, i giornali stampati in lingua italiana vengono usati nelle scuole come testi di studio. Anche questo ha contribuito alla maggiore diffusione dell’italiano che, dopo decenni di disinteresse, torna ad essere richiesto in molte scuole di tutto il mondo. Non sfugge piu’ a nessuno che l’Italia, come tutti gli altri Paesi del mondo, si trova in pessime condizioni economiche per una grave e profonda recessione finanziaria globale. Siamo anche tutti d’accordo che il governo ha l’obbligo ed il dovere di tagliare le spese “superflue” ma, se i cinque milioni che sono stati tagliati all’editoria italiana nel mondo, andrà a discapito dei “buoni” giornali e’ come darsi la zappa sui piedi. Come può gli italiani nel mondo continuare ad essere quell’enorme risorsa politica, morale, culturale, sociale ed economica se, giorno dopo giorno, gli si toglie l’acqua per innaffiare le radici della buona e forte pianta dell’italianita’? Non vogliamo credere che Berlusconi si rimangi la sua promessa (ancora su YouTube): “Io garantisco che manterremo rapporti sempre più stretti con le vostre comunità”. Il vero problema, pero’, e’ che i voti degli italiani nel mondo non sono mai serviti, non servono e non serviranno a nessun partito politico italiano perché non si sommano con i loro voti. I nostri voti servono esclusivamente per eleggere 18 “inutili” e “costosissimi” parlamentari. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’indovina, dice spesso Giulio Andreotti. Volete scommettere se noi italiani nel mondo dovevamo votare per le elezioni regionali del 28 e 29 marzo, sicuramente saremmo stati trattati meglio? Saremmo stati “corteggiati” dai partiti italiani per accaparrarsi il nostro voto. E’ da subito dopo le elezioni politiche del 2006 che avevo intuito che era contraddittoria e, persino, svantaggiosa per gli italiani nel mondo la legge Tremaglia 459 del 27 dicembre 2001 che stabiliva le “Norme per l’ esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’ estero”. Dopo i clamorosi fatti delle ultime settimane, su tutti l’eclatante caso del senatore del Pdl Di Girolamo finito in carcere, ormai tutti hanno la consapevolezza che la legge 459/2001 vada completamente cambiata. Nel 2006 gli italiani nel mondo si accorsero che i loro voti non “contano nulla” perché, come su detto, non si sommavano agli altri voti, quindi, non potevano favorire o sfavorire nessun schieramento. Anche se quell’anno Prodi poté formare il governo con la maggioranza di un solo senatore eletto all’estero. Il suo salvatore ha il nome di Luigi Pallaro eletto in Argentina, inizialmente schierato con Forza Italia. Fatto non inconsueto in Italia, Pallaro fece un “mini ribaltone”, ma che fu decisivo, e Prodi cominciò il suo viaggio verso gli scogli dove “ingloriosamente” sarebbe naufragato appena 18 mesi dopo. La legge Tremaglia nasce dopo una riforma costituzionale, la modifica degli articoli 48, 56 e 57, approvata nella XIII legislatura. All’art. 48 della Costituzione vene aggiunto il seguente comma: “La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tal fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere”. E poi furono modificati anche gli art. 56 e 57 della Costituzione, che disciplinano l’elezione della Camera e del Senato: “alla Circoscrizione Estero vengono riservati 12 deputati e 6 senatori. Numero definito e immutabile, blindato da eventuali cambiamenti demografici”. La modifica, all’epoca dei fatti, fu fatta con i voti “bipartisan”. Inascoltati furono i richiami alla realtà di alcuni parlamentari, che proponevano di concedere il voto “esclusivamente” ai “temporaneamente all’estero” (docenti, personale PA, militari, ricercatori ecc.) e non già ai residenti all’estero. Persone che, magari, da molti anni lontani dall’Italia, si erano inseriti nella realtà dei loro Paesi d’accoglienza e che non avevano piu’ interessi in Italia oppure li avevano parzialmente. In altri Paesi, ad esempio in Inghilterra o in Germania, dopo un certo numero di anni di residenza stabile all’estero, non si ha piu’ il diritto di voto. La legge era un atto dovuto nei confronti degli italiani nel mondo ma, purtroppo, e’ nata male perché “troppo teorica” ed i “furbacchioni” (per non dire “imbroglioni”) l’hanno interpretata a loro uso e consumo per fruttarla a loro personale esclusivo vantaggio e non a tutela di chi li votava. I cittadini italiani residenti all’estero il diritto di voto l’hanno sempre avuto, solo che prima della legge Tremaglia, per votare, dovevano tornare in Italia. Tremaglia, che da molti anni era impegnato per far ottenere il voto agli italiani all’estero, durante la XIV legislatura (2001), divenne Ministro per gli italiani nel mondo nel Governo Berlusconi. Con la legge 459 del 2001 si definì le modalità della Circoscrizione Estero che venne divisa in 4 grandi Ripartizioni: 1) Europa; 2) America Settentrionale e Centrale; 3) America Meridionale; 4) Africa Asia Oceania e Antartide. Come modalità di esercizio del voto si scelse quello per “corrispondenza”. Il piu’ “semplice” per sperare nel coinvolgimento degli elettori (che già si sapeva ch’erano “scarsamente” interessati), ma anche il più “complesso” da gestire da un punto di vista organizzativo e, soprattutto, il piu’ “esposto” ai brogli come, infatti, ci furono e non pochi ed in tutte le “salse”. La famosa fantasia italica ha superato se stessa “inventando” infiniti modi per “barare”. In alternativa la legge prevede che si può votare presso la sezione elettorale italiana nelle cui liste l’elettore e’ iscritto. Prima di ogni scadenza elettorale i consoli devono chiedere all’interessato di optare se votare all’estero o in Italia. Alla luce dei disastrosi risultati (brogli ed inutilità dei 18 eletti) di questi ultimi quattro anni dell’applicazione della legge Tremaglia, da piu’ parti si chiede di riformarla e, persino, di abolirla. Ma, in ogni caso, il diritto di voto acquisito dagli italiani all’estero, verrà mantenuto. Quale sarebbe la soluzione migliore per noi italiani nel mondo per eleggere i nostri rappresentati e sceglierli tra i piu’ validi candidati e non “imposti” dai partiti politici italiani? Prima di tutto bisognerebbe chiedere l’equiparazione del nostro voto a quello degli italiani residenti in Italia. Quindi fondare un nostro partito “sganciato” da qualsiasi altro partito politico italiano. Sono oltre 4 milioni (forse anche piu’) gli italiani nel mondo iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) con diritto di voto, come consistenza potrebbe essere il terzo o il quarto partito italiano. Gli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione dovrebbero essere ripristinati nella forma originale e “la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per seicentotrenta e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e piu’ alti resti” come recita il comma terzo dell’art.56 della Costituzione ed anche l’art.57 dovrebbe avere la medesima applicazione circa la ripartizione dei seggi. Con 4 milioni e piu’ di voti il “nostro” partito potrebbe acquisire (piu’ o meno) 40 parlamentari. Allora si che gli italiani nel mondo conterebbero e come! Allora si che i politici italiani la smetterebbero di prenderci a pesci in faccia e potremmo influire nelle decisioni del governo! Decideremmo che i giornali italiani “bluff” editi all’estero debbono essere abbandonati a loro destino negandogli i contributi, ma la “buona” stampa deve essere aiutata come lo e’ quella in Italia dei giornali di partito, semipartito, cooperativa, semicooperativa e di tutti quelli degli altri “furbetti del quartierino” che, stando vicini alla “al fienile”, riescono ad accaparrare qualche fascio di fieno. Se il governo ritiene necessario aiutare La Padania, Liberazione, Il Fatto, L’Unita’, Il Secolo d’Italia, La Repubblica ecc, e’ molto piu’ che “necessario” che finanzi i “buoni” giornali italiani all’estero. Berlusconi e’ un uomo che mantiene sempre la parola data, non e’ un “ciarlatano”. Ci ha assicurato:“Io garantisco che manterremo rapporti sempre più stretti con le vostre comunità”. E’ un impegno chiaro e solenne che ha preso con tutti noi italiani nel mondo. Se non dovesse mantenerla non potremmo piu’ considerarlo uno “statista”, ma uno dei tanti, troppi “ciarlatani”.
venerdì 19 marzo 2010
Internet e' liberta'. Piu' che legittimo era doveroso che Berlusconi attaccasse i due "calunniatori" nazionali di professione Santoro e Travaglio.
Internet e’ un formidabile strumento che sta creando una nuova civiltà piu’ libera perché molto piu’ informata. Dire “a me internet non piace” e’ voler rimanere attaccato al passato. E’ rinunciare al futuro. E’ rinunciare a un potente mezzo che permette di avere a portata di mano milioni d’informazioni ed essere in comunicazione con milioni di persone in tempo reale. Internet non deve piacere perché può essere una forma di passatempo, ma perché e’ ormai parte di noi e deve essere accettata come “realtà positiva”. Alcuni hanno l’errata convinzione che internet sia un “luogo pericoloso", non e’ vero, e’ soltanto un mezzo di comunicazione diverso e più avanzato degli altri. Se internet e’ da evitare, e’ allora da evitare anche il telefono, la posta cartacea, le strade, i negozi, gli stadi e qualsiasi altro luogo o oggetto che ci mette in comunicazione con gli altri. Il male si annida ovunque, ma questo non significa che “ovunque” ci sia il male. Internet e’ soltanto l’ultimo mezzo che la parte “disonesta” dell’umanità utilizza per scopi illeciti, ma e’ anche il mezzo che tante associazioni benefiche usano per aiutare i piu’ bisognosi. Internet, in ogni caso, deve essere un luogo dove le persone possano discutere apertamente ed esprimere le proprie opinioni, rispettando contemporaneamente i diritti ed i sentimenti degli altri. Non e’ permesso promuovere o pubblicare contenuti “violenti o minacciosi”. Il fatto che alcuni tipi di commenti e contenuti molto “espliciti” possano “infastidire” qualcuno, non e’ una ragione sufficiente per “cancellare” un sito. In Internet si può dire qualsiasi cosa e sappiamo anche che, quando c’e’ libertà di espressione, c’e’ sempre la possibilità che qualcuno se ne approfitti e superi certi limiti, ma non per questo deve essere abolita altrimenti dovrebbero essere aboliti anche i cellulari, con i quali si possono organizzare attentati terroristici. Chi trasgredisce può incappare nella legge. Sono già in vigore da tempo leggi che condannano l’incitamento alla violenza e chi minaccia qualcuno o azioni folli. E’ un caso veramente strano, ma questa volta Gianfranco Fini ha detto qualche cosa d’interessante e di vero. Aprendo a Montecitorio il convegno “Internet e libertà”, ha sottolineato che la politica non può rimanere in silenzio di fronte a questa grande innovazione tecnologica. Secondo il presidente della Camera, il Nobel per la Pace andrebbe assegnato al “web” anche in considerazione del ruolo svolto durante le rivolte in Birmania e di fronte ai tentativi limitarne l'uso in Cina e Iran. Ha ricordato poi l'importanza degli investimenti che l'Italia sta facendo per facilitare il rapporto cittadini-pubblica amministrazione e per ridurre il divario ancora esistente tra le diverse regioni d’Italia. Fini ha aggiunto come il “web” dimostri di possedere una certa capacità di autocontrollo, ma chi non lo fa potrebbe essere oscurato, anche se non e’ facile farlo con i siti che sono all'estero. Ormai Internet, oltre ad essere un modernissimo mezzo per le industrie per far conoscere i propri prodotti, e’ utilizzato massicciamente da milioni di persone ed anche dai politici. Con l’utilizzo sapiente del “web” Barack Obama ha costruito la sua vittoria elettorale. Anche il “popolo viola” si e’ formato con Internet e via “web” organizza le sue “estemporanee” manifestazioni, di solito imperniate su “scemenze” scritte sui manifesti e striscioni e dette dai palchi. Questa e’ la riprova che la libertà non e’ in “pericolo”, sostenere poi che “addirittura” manchi e’ una “fesseria” ed un “insulto” alle persone intelligenti. Questo “popolo viola” e’ di qualche migliaio di “sfigati” radical chic che una volta andavano in vacanza a Capalbio (Toscana), poi si sono trasferiti a Malindi (Kenia) e ora si accontentano di soggiornare nel “villone” di Beppe Grillo in Liguria. Ma già c’e’ l’ipotesi di una sua scissione. Tra le migliaia d’interlocutori che “battibeccano” sul “web”, e’ sempre piu’ difficile trovare l’accordo sul metodo e il merito delle manifestazioni. Il principale bersaglio e’ “San Precario”, l’anonimo fondatore del gruppo. “Perché non ci mette il nome e la faccia? Ho sempre l´impressione che coloro che restano anonimi abbiano qualcosa da nascondere” ha scritto qualcuno su Facebook, e cosi’ alcuni gruppi iniziano a defilarsi. La poca trasparenza mostrata dagli organizzatori e l’interesse dimostrato dai partiti (Idv, tutta la sinistra radicale ed il Pd) nei confronti del movimento, ha sollevano non pochi dubbi sulle reali motivazioni che hanno portato alla sua formazione. “Il popolo viola” voleva essere lontano dalla politica dei partiti che sfrutta le masse ai soli scopi propagandistici. Ed ecco che stanno nascendo gruppi cittadini o regionali “indipendenti” dal “popolo viola” sino alla creazione di un contro-gruppo che si chiama “resistenza viola”. E ti pareva! Il solito “spettacolo” visto e rivisto e messo in scena da quelli che, in realtà, sono imbevuti di “sinistrismo” acuto: niente idee e molta confusione nella testa. In questa lotta dei "Viola contro Viola", per ora non si intravede una via d’uscita e le tensioni interne hanno contribuito al “flop” della manifestazione del 13 marzo: macché 250 mila, erano appena in 25 mila! Anche il “popolo viola”, palesemente movimento “sinistroide” come i “girotondini” il “BoBi” (Boicotta il Biscione) e molti altri ancora, ormai si sta avviando rapidamente alla morte. E’ stata anche la rete Internet ad ispirare il libro "L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio" di Silvio Berlusconi. Il libro non e’ altro che la raccolta di una selezione dei tanti messaggi e-mail di sostegno ed incoraggiamento che gli sono giunti dopo l’aggressione subita a Piazza Duomo di Milano. Quei messaggi “positivi” non sono altro che la testimonianza dell’Italia che sa “amare” e che non vuole che lo scontro politico degeneri nella violenza fisica. Il libro e’ un dialogo tra Berlusconi e il suo popolo. Dalla lettura dei messaggi emerge l’affetto di tanti italiani nei suoi confronti. Il libro ha anche ispirato la manifestazione del centrodestra di domani, sabato 20 marzo a Roma a Piazza San Giovanni in Laterano. Dal “Governo del fare alle Regioni del fare”, questo e’ lo slogan. Berlusconi e i 13 candidati presidente di Regione sottoscriveranno davanti al popolo presente in piazza e a tutti gli italiani il “Patto per le Regioni”. Un programma comune come la realizzazione immediata del “piano casa” previsto dal governo centrale; meno burocrazia per le imprese, con la possibilita’ di aprirne una in un solo giorno; la realizzazione di piste ciclabili e di aree verdi in ogni paese e città; la lotta all’inquinamento ed altro ancora. Dopo il “caos” indescrivibile delle liste elettorali innestato da quell’ “imbranato” emissario del Pdl, e che il centrosinistra ha sfruttato impedendo che gli elettori del PdL della provincia di Roma non avessero il diritto di votare alle prossime elezioni, non poteva mancare l’immancabile “ciliegina” sulla torta rappresentata dalla recente indagine di Trani che coinvolgerebbe il Presidente del Consiglio. Berlusconi al telefono, con un membro dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e il Direttore del TG1, ha detto quello che dice in pubblico ogni giorno dal 2001. Guarda caso, come al solito, “l’indagine” arriva al ridosso d’importanti elezioni. Gli inquirenti, che stavano seguendo un’inchiesta su presunti tassi d’usura applicati ai titolari di carte di credito, “casualmente” si sarebbero imbattuti in un giro di telefonate tra Berlusconi, il direttore del Tg1 Rai Minzolini ed il commissario dell’Agcom Innocenzi. Invece di chiudere, il magistrato rimane all’ascolto anzi, moltiplica la sua attenzione, anche se la vicenda non e’ di sua competenza. Ciò dimostra l'uso da “stato poliziesco” delle intercettazioni. Non per sorvegliare sospettati e trovare prove nei confronti di indagati, ma per “pescare” notizie d’effetto soprattutto se di mezzo c’e’ il tanto “odiato” Premier. Cosa avrebbe detto Berlusconi durante le sue telefonate “illegalmente” intercettate? Che non gli piaceva Santoro ed altre trasmissioni palesemente faziose e caluniatorie (come la pensano milioni d'italiani) e che sarebbero stato opportuno riportarle su uno stile piu’ consono. Berlusconi giustamente ha fatto bene a lamentarsi per i “farseschi” processi mediatici di Santoro e Travaglio. Era opportuno cercare di fermare quello scandalo calunnioso ed “indecente” di “Annozero” a tutela dell'immagine di cittadini sotto processo e innocenti fino a sentenza definitiva. Invece d’interrogarci se quelle “pressioni” o lamentele, da parte di Berlusconi, siano legali o meno, bisognerebbe chiedersi come sia possibile che vadano in onda (sulla tv pubblica pagata da tutti) processi mediatici senza contraddittorio difensivo e con “finti documentari” confezionati da Santoro e da Travaglio. E’ questa la democrazia? E’ questa la vera civiltà? Piu’ che legittimo e’ stato “doveroso” che Berlusconi abbia fatto pressione e si sia lamentato per fermare tutto quello “schifo” che danneggia anche l’immagine dell’Italia nel mondo. Insomma, pare che ci si debba far linciare in tv da due calunniatori di professione, zitti e a cuccia, senza neanche potersi lamentare con chi di dovere. Questa sarebbe la colpa “grave” di Berlusconi? Ed e’ per questo che, ancora una volta, e’ stato messo sotto inchiesta? Semplicemente “ridicolo”. Ormai a nessuno sfugge che siamo di fronte a un vero e proprio “golpe” che mira a rovesciare, per via giudiziaria, ciò che gli elettori hanno deciso. Una dittatura della magistratura politicizzata che ormai senza freno e senza precedenti sta sferrando attacchi, uno dietro l’altro, contro colui che gli elettori hanno liberamente eletto alla guida del Paese.
venerdì 12 marzo 2010
Povero Berlusconi cirdondato da "imbecilli"! La sinistra vuole correre da sola. Odia il confronto democratico con l'avversario.
A volerlo fare a posta non sarebbe potuto riuscire cosi’ bene il “casino” combinato da quell’ “imbranato” di Milioni, questo e’ il nome del presentatore di lista del Pdl. Era uscito dalla fila per andarsi a fare un panino. Ritornato mezz’ora dopo ha trovato chiuso l’ufficio elettorale per presentare la lista per le elezioni regionali nel Lazio. In linea teorica, la sinistra ha indubbiamente ragione. In altri momenti e in altre regioni, per i motivi piu’ diversi, sono stati esclusi altri partiti. Dunque, se la legge e’ uguale per tutti, il Pdl deve essere escluso dalle elezioni. Una scadenza e’ una scadenza. Silvio Berlusconi, dopo anni di ininterrotti attacchi giudiziari, aggressioni personali e persino tentati omicidi ai quali e' riuscito a sopravvivere in tutti questi ultimi 16 anni, sta per soccombere sotto il fuoco amico di“fantozziani” galoppini di lista. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio, nonostante il decreto legge interpretativo del governo, ha rigettato il ricorso del Pdl per l’ammissione alle elezioni regionali. La competenza ad intervenire era della regione Lazio, che doveva agire con urgenza. Se non lo ha fatto, ha compiuto una negligenza peggiore di quella compiuta dall’“imbranato” portaborse del Pdl. Tutto era nelle mani della regione Lazio per assicurare il diritto di voto agli elettori del Pdl. L’attuale amministrazione della Regione Lazio e’ di sinistra e non ha mosso un dito per timore che il centrodestra prenda il suo posto. E’ democrazia escludere una grande parte di elettorato per questioni “formali”? Cosi’ ha sentenziato il Tar (Tribunale Amministrativo del Riesame) per escludere la lista Pdl: ”Non c'è certezza ne’prova che il delegato del Pdl all'atto della presentazione della lista avesse con sé tutta la documentazione”. Sembra un motivo sufficiente per eliminare tanti elettori? Poi, con comodo entrerà nel merito il 6 maggio, ad elezioni chiuse da un pezzo. E se poi darà ragione al Pdl? E' molto sospetta la rigidezza zero del giudice di Roma, non la si trova spesso nelle altre corti d'appello, dove i “casinisti” come Milioni si presentano oltre la scadenza del tempo e spesso con firme “taroccate”, senza neppure un verbale. Forse, in certi tribunali non vogliono ostacolare una campagna elettorale. Nulla e’ servito il decreto firmato dal Presidente Napolitano che riammetteva nella competizione elettorale delle elezioni regionali la lista del PDL, che veniva esclusa per colpa di quel “dilettante” che farebbe bene a vergognarsi. Il decreto salvava il diritto al voto di milioni di italiani e permetteva che le prossime elezioni risultavano autentiche e non falsate. Permetteva che la vittoria, di chiunque fosse alla fine, era vera e non ottenuta “a tavolino” per colpa di quello “scimunito”. Ma e’ proprio questo che la sinistra non sopporta: “che le elezioni siano autentiche”. E’ scesa la manna dal cielo per i “compagni”. L’occasione sul piatto d’argento gliela fornita i“fessacchiotti” degli avversari politici. Ora possono correre praticamente da soli. A loro non interessa, non sanno cosa sia la “democrazia”, che significa competizione leale ed aperta. A loro non piace competere, abituati come sono alle “farse” delle primarie. L’ex “compagno” Giorgio Napolitano aveva scelto la via della democrazia e i “compagnucci” iniziano a stracciarsi le vesti, strepitano contro il Presidente, colpevole di aver firmato un decreto che impediva loro di “vincere facile”. Scende “furioso” in piazza anche il cosiddetto “popolo viola”, che sarebbe piu’ giusto definire “popolo livido”(tanto il colore e’ lo stesso) per la rabbia che lo divora. Per loro il decreto e’ una “ferita aperta” alla democrazia, poco importa che milioni di italiani siano impossibilitati ad esprimere il proprio voto per la mancanza delle liste del proprio partito. Forse non sarebbe questa una “ferita” per la democrazia? Ma si sa, per la gente del centrosinistra o “viola”, chi vota per il PDL sono degli “imbecilli”, un popolo di serie B, “sottouomini”, razza inferiore e gretta: meglio che stiano zitti. Non e’ questa mentalità da “regime totalitario”? La minaccia per la democrazia non sono i decreti che salvano i diritti dei cittadini elettori, ma sono le tentazioni autoritarie della sinistra mai uscita dalla mentalità “stalinista”. E’ sempre piu’ chiaro, ormai, che il loro obiettivo e’ quello di correre da soli, senza avversari. Cosa di cui dovrebbero vergognarsi, e dovrebbero vergognarsi anche coloro che li sostengono. Bersani si frega le mani per il contributo insperato degli “utili idioti” degli avversari politici che gli regalerebbe la vittoria alle elezioni regionali. Ad alimentare la confusione non poteva mancare Di Pietro. Non c’è da meravigliarsi. Chi dovrebbe vergognarsi piu’ degli altri la spara piu’ grossa. Di Pietro non si vergogna di essere il principale responsabile che ha armato la mano di quel delinquente che scagliò in faccia a Berlusconi la statuetta del duomo di Milano. Perché non si vergogna della sua indegna campagna sovversiva e calunniatoria? Perché non si vergogna di aver speso 38mila euro per una pagina di un giornale straniero per vilipendere l’Italia? La verità e’ una sola, semplice e chiara: la sinistra “s’infuria” perché sa che può vincere solo se corre da sola, se non ha avversari. Lo sapeva circa vent’anni fa, quando “Tangentopoli”, grazie a Di Pietro, gli aveva spianato la strada della vittoria alla “magnifica macchina da guerra” che avrebbe dato il via ad una stagione di regime e stato di polizia. Per fortuna dell’Italia la scesa in campo di Berlusconi scongiurò la “catastrofe”. Lo sa anche adesso, visto che si arrabbia tanto proprio quando la democrazia non veniva “offesa” ma “difesa” da un decreto che salvava i diritti politici di molti cittadini. Di quei cittadini che i “compagni” dimostrano di disprezzare profondamente, assetati come sono del potere “come privilegio” e “non come servizio”. Qualcuno ancora accecato dall’antiberlusconismo, da del “fascista” al governo i cui partiti che lo sostengono sono stati estromessi dalla prossima consultazione elettorale nel Lazio. Chi e’ “fascista” chi si batte per milioni di elettori perché possano andare a votare o chi si batte per impedire loro di votare? In Italia c’e’ un’opposizione che, salvo l’Udc, fa del “fascismo-stalinismo” ancora il proprio modello politico a tanti anni dalla caduta di Mussolini e del muro di Berlino. Agli insulti “fascisti” dell’opposizione aveva dato risposta Napolitano, dicendo pari pari le cose sul “pasticciaccio” causato da qualche “stupidotto”. Al di là dei cavilli giuridici, non era possibile tenere fuori dalla consultazione milioni di elettori. Perfino Oscar luigi Scalfaro, specialista dei ribaltoni antiberlusconi, ha ritenuto corretto l’intervento del Presidente della Repubblica. Allora, perché ostinatamente il decreto legge “salva-elettori” e’ stato ferocemente criticato? La risposta e’ semplice: Perché vogliono vincere da soli, con una sola lista. E in quali Paesi si presenta una sola lista? Lo sanno tutti: nei Paesi governati da dittature. Ecco, l’opposizione a questo mira con le sue manifestazioni di piazza: governare senza avversari, come nell’Unione Sovietica di Stalin. Così domani, sabato 13 marzo, ci sarà la manifestazione degli oppositori “fascisti”, che si permettono di dare del “fascista” al governo che vuole assicurare il diritto di voto a tutti i cittadini, nel rispetto dell’art. 48 della Costituzione. Niente niente si stanno preparando ad una nuova marcia su Roma? Chi sarà il loro Duce che marcerà alla testa? Queste le motivazioni addotte dal partito di Di Pietro: “Abbiamo deciso di fissare la data già per il prossimo fine settimana (13 marzo ndr.). Come già da noi annunciato, confermiamo che tutto il centro sinistra sarà unito a difesa della Costituzione” e Orlando aggiunge: “contro l’ennesimo decreto vergogna”. C’è chi si ubriaca con l’alcool e c’è chi si ubriaca di antiberlusconismo. Il risultato e’ il medesimo: idee poche e molto confuse. Per fortuna la stragrande maggioranza degli italiani sanno distinguere e sanno ragionare, salvo quei pochi “fascisti-stalinisti” che preferiscono evitare il confronto politico perché assolutamente privi di qualsiasi idea. Quello che e’ accaduto, alla presentazione delle liste, e’ servito a mostrare il vero volto “antidemocratico” dell’opposizione che, pur di conquistare il potere, non si fa alcun scrupolo, per la “cretineria” di un singolo, di estromettere dal voto milioni di elettori incolpevoli. Di Pietro ed il Pd a ruota, strumentalizzano tutto per accaparrarsi posti di potere senza competere “democraticamente” con gli avversari politici. Le persone del popolo “viola” (hanno scelto questo colore che non rappresenta nessun partito politico) sono nate già “vecchie”. Sono pateticamente identiche ai loro fratelli “no global” degli anni novanta, i quali erano identici alle “pantere” degli anni ottanta, che erano identici ai “figli dei fiori” degli anni settanta, che erano identici ai contestatori “sessantottini” degli anni sessanta. Basta ascoltarli, dicono e ripetono ossessivamente da anni gli stessi slogan vuoti ed in contrapposizione tra loro. Non e’ cosa per giovani proiettati verso il futuro, e’ cosa che puzza di “stravecchio” da gettare in discarica. Per loro le motivazioni di Berlusconi e di Napolitano si chiamano: golpe, attentato alla costituzione, schifo di regime! Questi novelli “fascisti-stalinisti” se non fossero patetici farebbero ridere.
venerdì 5 marzo 2010
I Patronati responsabili degli indebiti pensionistici INPS. E' comprovato che i 18 eletti all'estero non servono a niente.
L’altra settimana (non ricordo esattamente il giorno), verso le ore 18.45, stavo transitando sotto il tunnel che dall’aeroporto di Sydney sbuca a Kingsgrove. E’ impossibile lì sotto captare la frequenza AM di Rete Italia. Mi sono allora sintonizzato sulla frequenza FM dove, a quell’ora, trasmette la SBS in lingua italiana. Era in onda Pino Musso del Patronato Ital/Uil per le ultime notizie sulla Previdenza sociale italiana. Mi e’ sembrato che parlasse “timidamente” ed era “palpabile” la sua titubanza. Poco dopo ho capito il perché: stava per raccontare, per l’ennesima volta, la favola degli “asini che volano”. Sembrava “intimorito”. Probabilmente si stava domandando: mi manderanno a farmi benedire se la ricorderanno. Proviamoci, speriamo che se la siano dimenticata. Insomma, sperava nella scarsa memoria dei pensionati all’ascolto. E’ piu’ che plausibile perché, ad una certa età si diventa tutti un po’ smemorati. Cari pensionati sono “felice” di darvi una buona notizia, annunciava Musso. Marco Fedi ed alcuni altri suoi colleghi stanno presentando “un disegno di legge” per l’eliminazione degli “indebiti pensionistici”. Caspita! formidabile idea. E’ la sesta volta che lo promette. Che vi dico, e’ stato piu’ forte di me, non sono riuscito a trattenermi ed ho iniziato a “sbellicarmi” dalle risate. Chi mi guardava in quel momento avrà pensato ch’ero impazzito. Ridevo a “crepapelle”, mi contorcevo tanto che per un pelo non perdevo il controllo dell’auto. Ma perché mai questi individui non hanno un po’ di buon senso e lasciano vivere in pace i pensionati che hanno inguaiato? Mi son chiesto. Perché continuano ad illuderli? E’ disumano! Che la smettano di raccontare l’“insulsa” favoletta. Vogliono confondere le acque, accusando l’INPS (che ha una minima parte di colpa), per far “dimenticare” che il grosso della responsabilità, per gli “indebiti pensionistici”, e’ imputabile ai Patronati, pur se ci lavorano molti bravissimi impiegati. Vi spiego perché il problema e’ stato causato dai Patronati. Per richiedere la pensione e’ necessario compilare il modulo (COD.AP01) e corredarlo dei “dati e documentazione indispensabili alla liquidazione della pensione” (art.1, comma 783, legge 296/2006). Il Patronato “dovrebbe” poi chiedere al “cliente” la “documentazione da allegare per richieste/agevolazioni/situazioni particolari”, per stabilire se ha diritto, in aggiunta alla normale pensione, alle prestazioni “assistenziali”, come “la pensione integrata al trattamento minimo, la maggiorazione sociale o i trattamenti di famiglia”, pertanto e’ necessario presentare la dichiarazione dei redditi (modulo RED). Infine, il “cliente” firma il modulo (COD.AP12) per delegare il patronato a rappresentarlo. Molto probabilmente il patronato, per acquisire il “cliente” ed accumulare punti (leggi: soldi), non e’ stato molto “indagatore” sull’aspetto fiscale del “cliente”, per timore che gli scappasse in un altro patronato meno “fiscale”. Come e’ risaputo, tutti i nodi vengono al pettine. Alle richieste successive dell’INPS di accertamento dei redditi (modulo RED), la verità e’ venuta “tragicamente” a galla. Francamente ammetto che c’e’ parzialmente del vero su quanto scrive Marco Fedi nel suo blog in data 15 gennaio 2008, nove giorni prima che il governo Prodi andasse a casa. “( ) L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. ( ) la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria (1): la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS”. Fedi, e gli altri 18 parlamentari esteri, avevano giurato che avrebbero proposto una sanatoria per gli indebiti (2). Sempre sul blog di Fedi del 15 gennaio 2008: “Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria (3) d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla”. “Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. ( ) Una proposta di sanatoria (4) era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria (5) rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili "( ). Alla domanda del direttore di Nuovo Paese: “E’ ancora possibile convincere il governo (Prodi) del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?” Fedi risponde: “Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria". Fedi non perde occasione per farsi fotografare in compagnia di sorridenti pensionati, dopo averli assicurati, “per l’ennesima volta”, che proporrà una sanatoria per gli indebiti. Nino Randazzo promise, dai giornali Il Globo e La Fiamma del 18 agosto 2009, che “alla ripresa dei lavori parlamentari e’ certo che saranno in molti a presentare interrogazioni, almeno per conoscere i motivi ( )”. Deliberatamente i “due”, ed i loro 16 degni “compari” parlamentari eletti all’estero, senza alcuna vergogna, continuano a prendere per i fondelli i pensionati perché non potranno mai tirarli fuori dai guai. Sanno benissimo, e lo sappiamo tutti, che non riusciranno a fare passare la legge che annunciano di preparare. E’ solo “ammuina”: si muovono di qua e di la, di su e di giù per illudere gli ingenui. Fanno finta di lavorare, ma non fanno nulla. L’unica “onesta” e corretta soluzione, per risolvere il problema, e’ chi ha procurato il danno paghi le conseguenze. I Patronati, “filiali” dei sindacati che incassano ogni anno molti milioni di euro dal Governo italiano, si assumano l’onere di rimborsare l’INPS delle somme che ha pagato in piu’, a circa 50 mila pensionati, per la loro “negligenza”. Per dovere, onestà e giustizia i “sindacati ed i patronati” restituiscano la meritata tranquillità ai loro “clienti” che hanno mal servito. Marco Fedi, i suoi colleghi parlamentari e Pino Musso la smettano di continuare ad ingannare i pensionati promettendo quello che non potranno mai fare. La verità e’ che nessuno ha la seria intenzione di risolvere il problema. “Cinicamente” sanno che si sta “esaurendo” giorno dopo giorno con il ritorno alla casa del Padre dei pensionati. Tra piu’ o meno 10 anni il problema non esisterà piu’. Ma perché mai abbiamo votato per avere 18 nostri rappresentanti al Parlamento italiano? A parte le innumerevoli “irregolarità” che si sono verificate nelle due elezioni dal commercio delle candidature, al commercio e all’accaparramento (in mille modi) delle schede bianche per poi votarsele, ai molti eletti “fittizziamente” residenti all’estero, questi “turisti esageratamente pagati” (piu’ gli annessi e connessi e lauta pensione) non sono riusciti a far passare mai una legge a nostro favore, neppure quella, a costo zero, della riacquisizione della cittadinanza per chi l’ha perduta per le leggi vigenti del Paese che li ospita. E’ da un paio di settimane che e’ scoppiato il caso del senatore Nicola Di Girolamo implicato nel riciclaggio di denaro sporco. Ma sono due anni che il GIP (Giudice Indagini Preliminari) aveva chiesto i suoi arresti domiciliari per avere dichiarato “falsamente” di risiedere all’estero (in Belgio). Fu salvato dagli arresti dalla “casta”. Il 24 settembre 2008, con il voto segreto al Senato questi sono stati i risultati sull’arresto di Di Girolamo: 204 “no” all’arresto (Pdl, Lega, Pd, Udc), soltanto 43 “sì” (IdV e qualche Pd isolato). Le due elezioni (2006/2008) si sono svolte come delle partite di calcio “sporche”, con tanti "falli da rigore" alternativamente a vantaggio e a svantaggio dei partecipanti. Terminata la partita, tutto e' stato archiviato. Chi ha avuto avuto, chi ha dato ha dato, scurdamece o' passato!. Se ne riparlerà alla prossima partita! Che auspichiamo non venga piu’ giocata. Ora che c'e' grande attenzione sul voto all'estero (ancora per pochi giorni poi “insabbieranno” tutto), tutti dovremmo chiedere con forza che venga eseguita la perizia calligrafica su tutte le firme delle preferenze scritte sulle schede elettorali. Senza ombra di dubbio, si scoprirebbe che blocchi di schede furono firmate dalla stessa mano. Indistintamente tutti gli eletti all’estero sono “terrorizzati” se ci fosse tale controllo. Altrettanto preoccupati sarebbero i candidati “trombati”. A loro e’ andata male soltanto per non essere stati piu’ “scaltri” ed organizzati di chi li ha “fregati”. Sono sempre i fatti quelli che contano. Considerato tutte le irregolarità che si sono verificate prima, durante e dopo le elezioni, considerato il fatto che i 18, in quattro anni, non sono riusciti a far un bel niente, non esiste piu’ nessun motivo per tenere in vita una legge per eleggere 18 “privilegiati” del tutto incapaci di fare gli interessi di chi li vota. I 30 milioni di euro risparmiati con i loro stipendi sommati ai milioni risparmiati per l’abolizione del CGIE, potrebbero essere piu’ opportunamente spesi dai COMITES (se verranno opportunamente riformati). Almeno saremo certi che verrebbero spesi esclusivamente a vantaggio della collettività italiana nel mondo, prima di tutto a sostegno dei piu’ indigenti.
domenica 28 febbraio 2010
Vi vuole screditare chi lavora per il bene dell'Italia. Governare gli italiani non e' difficile, e' INUTILE.
E’ un crimine che umilia ed impoverisce l’Italia la miserabile rappresentazione politica che in questi ultimi giorni e’ sotto gli occhi di tutto il mondo. Si e’ fatto e si sta facendo di tutto per delegittimare e umiliare le persone “per bene” e che sanno “fare”, mettendocela tutta per dipingerli come “delinquenti”. Qualcuno si meraviglia per quei due imprenditori che parlavano al telefono, fregandosi le mani ridevano pensando agli affari che avrebbero fatto con il terremoto. In un Paese dove i magistrati fanno i magistrati e basta, qualcuno di loro avrebbe dovuto avvertire, dell'esistenza di una registrazione del genere, la Presidenza del Consiglio. In automatico quei due “farabutti” (che dovrebbero essere espulsi dall’Italia) sarebbero stati esclusi da tutti gli appalti per il resto della loro vita. Dove invece la giustizia funzione a “senso unico”, alla Presidenza del Consiglio non viene detto nulla e poi si usa l'intercettazione come “fucile” contro i suoi funzionari. A pochi giorni dall’inizio ufficiale della campagna elettorale per le elezioni regionali, sembra ormai chiaro che si sta andando incontro ad un’altra delle campagne avvelenate a cui siamo, purtroppo, abituati da quando Berlusconi e’ sceso in campo. Falliti tutti gli attacchi al Premier, personali, economici e giudiziari, ora la strategia e’ cambiata. Si lanciano accuse infamanti sugli uomini più vicini a Berlusconi e che simboleggiano il governo del “fare” (Bertolaso, Letta, Verdini). Per l’azione congiunta della solita magistratura e dei media loro amici, “illegalmente” vengono pubblicate intercettazioni telefoniche che spesso diventano “ingannevoli”, perché fuori dal contesto dell’intero discorso. Poi usano casi di corruzione/concussione di esponenti del PDL (da condannare senza se e senza ma) per far passare il messaggio che il Pdl sarebbe un partito di ladri e malavitosi. A leggere i giornali non si capisce su che cosa indaghino i magistrati di Firenze: se sull’Aquila o sulla Maddalena, su Bertolaso o su Letta, su Verdini e il sistema di potere Pdl o su Veltroni e quello del Pd? Un esempio. Oggetto dell’intercettazione l’appalto per la realizzazione del nuovo Auditorium a Firenze. L’imprenditore Vincenzo Di Nardo, che sperava di accaparrarselo, si sfoga al telefono con l’architetto Marco Casamonti: “No, io so com’è andata questi sono stati tutti pilotati... Eh certo! È Veltroni. Quell’architetto (Desideri, amico di Eugenio Scalfari) è di Veltroni, l’impresa è di Veltroni e il sindaco Domenici ha preso gli ordini da Veltroni. È una vergogna... Ma che vuoi fare?”. Di Nardo non usa mezze parole quando viene intercettato mentre spiega che la “grande opportunita’” (del Parco della Musica di Firenze) l’ha gestita tutta "la cricca di Veltroni... la banda di romani”, e arriva a dirsi preoccupato per: “l”era Veltroni” che si prendeva tutto, da Roma a Firenze a Venezia. Nell’inchiesta non e’ chiaro se ci siano tangenti o escort, appalti o il favoritismo a parenti, per cui nelle trascrizioni non ci sono soltanto i nomi di cui sopra, ma anche i figli di un magistrato e quelli di un deputato, il fratello di Fini, la sorella di Umberto Eco, la moglie di Verdini e i cognati di molti altri, i funzionari dello stato, terzini del Milan e perfino l’architetto amico carissimo di Eugenio Scalfari, il fondatore del giornale “La Repubblica”. Boh! Non si capisce molto. A leggerla sui giornali questa non e’ un’inchiesta giudiziaria. Non si può dire nemmeno che sia una calunnia o una diffamazione. Qualcosa di losco ci sarà, visto che, da che mondo e mondo, gli intrecci tra politica e affari, tra potere e appalti, producono quasi sempre, ed in tutto il mondo, “mazzette” e atti illeciti. Ma se ci limitiamo a quello che leggiamo sui quotidiani, a parte i probabili reati, non ci sono prove vere, ma soltanto “macchinazioni montate” ad arte in modo da far credere che ci sia chissà cosa. “La Repubblica”, a proposito degli indagati, scrive più volte che si tratta di una “cricca”. A leggere le intercettazioni, invece, la parola “cricca” e’ usata dagli stessi indagati per definire la cordata imprenditoriale/politica di centrosinistra, vicina a Veltroni e Rutelli (e di cui, secondo loro, avrebbe fatto parte anche l’architetto amico di Scalfari). “La Repubblica” scrive: “Dalla Maddalena al nuoto, la rete di Letta”, come a voler fare intendere che il numero due di Berlusconi “inciuci” per chissà quali manovre illecite. Leggendo l’articolo si capisce che Letta si limita a chiamare Bertolaso, perché il commissario europeo Antonio Tajani gli ha detto che il collega all’Ambiente, Stavros Dimas, vuole aprire una procedura di infrazione sulla Maddalena. Bertolaso gli spiega che Bruxelles pone problemi ambientali, per colpa dell’ostruzionismo, al ministero dell’Ambiente, dei funzionari nominati a suo tempo da Pecoraro Scanio quando era ministro. Sicché Letta chiede se deve intervenire lui presso il ministero. E basta. Niente di piu’. E’ tutta qui la “rete” misteriosa di Letta, fatta immaginare dal titolo insinuante de “La Repubblica”. E’ ne’ più ne’meno che lo svolgimento del piu’ ordinario dei compiti istituzionali del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. In un’altra pagina "La Repubblica" riparla della “cricca” composta da “sciacalli”. I magistrati avranno modo di dimostrare i reati degli indagati, ma “La Repubblica” continua ad insinuare: “A smascherare gli imprenditori che come avvoltoi – a cadaveri ancora caldi – si sono avventati sulla ricostruzione post terremoto, ci sono ora le intercettazioni”. Secondo “La Repubblica” e’ reato che gli imprenditori si siano subito dati da fare per vincere gli appalti. Chissà quante inchieste avrebbe pubblicato se la ricostruzione non fosse stata avviata immediatamente. L’Unità supera tutti per la sua “sciocca” faziosità. Riporta di un colloquio tra Denis Verdini, il suo amico imprenditore Riccardo Fusi e il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Sostiene che parte del colloquio era “xenofobo”. Il governatore della Sardegna ha detto che “il vero grande limite della Sardegna siamo noi sardi”. All’Unita’ non conoscono il significato della parola xenofobo, che e’ qualcuno che odia gli stranieri e quindi non può essere addebitata a un “sardo” che rimprovera i “sardi”. Ma guarda caso il sardo in questione e’ un “berlusconiano” che ha sconfitto alle elezioni Soru, il candidato del Pd, allora editore dell’Unita’. Se si legge l’intercettazione, “spacciata” dall’Unità come “inchiesta”, si capisce pero’ subito che nessuno odia i sardi, ma che c’è stato un semplice scambio di battute e convenevoli interrotte da frequenti risate, come hanno rilevato i carabinieri. Berlusconi non e’ eccessivamente preoccupato, ma e’ molto cauto. Continua a proteggere con grande convinzione Guido Bertolaso, ma non sa cos’altro possa venire fuori dalle oltre ventimila pagine d’indagini dei Ros di Firenze. Le intercettazioni, dell’immensa indagine dei carabinieri, potrebbero finire sui giornali per molte settimane e nessuno sa se la lista dei politici coinvolti (di centrodestra e di centrosinistra) si allungherà. La strategia del Pdl e’ quella di separare gli attacchi giudiziari contro gli uomini piu’ vicini a Berlusconi, da quei fenomeni di corruzione dei “singoli”, sempre molto deprecabili. Dall’elezioni all’estero (vedi caso Di Girolamo) a Milano e Firenze, passando per gli appalti della Maddalena, rischiano di gettare fango su quanto di buono il governo ha fatto sino a oggi. Oltre a questi non indifferenti problemi, Berlusconi e’ “oberato” da quelli interni del Pdl. La “guerra mondiale” sulle liste per le elezioni regionali del centrodestra, come la definisce uno dei maggiori esponenti del Pdl, ha sconfortato Silvio. Aveva dato delle deleghe, aveva lasciato fare, ma i problemi invece di essere risolti gli ritornano immancabilmente indietro “ingigantiti”. Le due “culture”, An e Forza Italia, non si sono fuse. Sono in conflitto piu’ di prima. Tanti “galletti” starnazzanti che voglio primeggiare per diventare il “boss” di un pezzettino del “pollaio”. Berlusconi contava sui “filtri” che avrebbero dovuto risolvergli i problemi piu’ o meno marginali. Invece tutti ricorrono a lui per risolvere centinaia di storie, storielle e storielline del tutto “insignificanti”. Incompetenti ed incoscienti molti dei “gerarchetti”. Disturbano il Premier per delle “idiozie” quando sanno che e’ occupato a “sgarbugliare” molteplici e gravi problemi interni ed internazionali. Il Pdl, ad appena un anno dalla sua nascita, e’ già “vecchio”. Ha tutte le malattie di un partito della prima Repubblica: le correnti ed i gruppi che hanno iniziato a combattersi fra loro. Povero Berlusconi! Non vedrà l’ora che arrivi il 2013 per ritirarsi a vita privata. Chi glielo fa fare di perdere tempo dietro a questo “branco” d’incoscienti ed inconcludenti “imbecilli”. Quando nel 1932 il giornalista tedesco Emilio Ludwig, dopo sei mesi di permanenza in Italia per scrivere un libro sull’Italia e sugli italiani, andò ad intervistare Mussolini, gli chiese: “Ma deve essere ben difficile governare gente cosi’ individualista ed anarchica come gli italiani!”. Mussolini rispose: “Difficile? Ma per nulla. E’ semplicemente inutile!”. Se la stessa domanda venisse posta a Berlusconi la risposta sarebbe identica.
venerdì 26 febbraio 2010
CaroPorta, e' vostra abitudine INTORBIDIRE le acque.
Prima del 29 gennaio 2009, ovviamene c'e' stato il 24 settembre 2008 e' qui sotto il risultato delle votazioni per "SALVARE" Nicola Di Girolamo che ha commesso un reato, ma non e' il solo di voi eletti all'estero. Chi piu' chi meno avete "comprato" le schede seppure senza l'aiuto della malavita come Di Girolamo. Se non l'avete pagate con i soldi l'avete fatto "illudendo" con PROMESSE non MANTENUTE alla gente.
(.....) Il 24 settembre, con il voto segreto al Senato questi sono stati i risulati sull’arresto di Di Girolamo: 204 no all’arresto (Pdl, Lega, Pd, Udc), soltanto 43 sì (IdV e qualche pidino sciolto).
Secondo te pensi che sia giusto che Aldo Di Biagio non renda pubblicamente nota la sua residenza? Non deve pubblicare l'indirizzo con via e numero civico, soltanto il luogo come, ad esempio, Fiume. E' da due anni che glielo chiedo ma non risponde. Perche? Forse e' nella stessa situazione di Nicola Di Girolamo?
Oggi su ItaliachiamaItalia leggo un'intervista a Di Biagio che, come niente fosse, dichiara:
Thu, 25 Feb 2010 17:32:00
Italiani all'estero, Di Biagio: Voto agli italiani nel mondo conquista valoriale e democratica
Che vordi'(lo scrivo in romanesco cosi' lo capira' meglio)VALORIALE? Poi continua a prenderci in giro dicendo che il voto degli italiani all'estero e' una conquista DEMOCRATICA. Di chi?, non certo degli elettori, sicuramente e' una CONQUISTA di chi, con mille sotterfugi, e' riuscito a farsi eleggere per farsi i CASI loro e non, fatti alla mano, quelli di chi li ha votati. Possiamo affermarlo perche' l'abbiamo vissuto e lo viviamo sulla nostra pelle.
Seguitando a leggere l'intervista COMPATISCE noi Italiani nel Mondo, infatti POVERI NOI! Ma lui, candidamente, motiva la sua COMPASSIONE raccontando palle su palle. Aho Aldo, non sta a raccontare STR......idaggini!! La VERITA" e' che siete stati proprio voi eletti all'estero a SPUTTANARCI completamente.
Ma celo voi fa sape' do' sta sto' CA...spita de tua RESIDENZA?
E' un "FILM" tragico comico quello delle elezioni politiche (2006 e 2008). Alcuni hanno "comprato" le candidature (ne sa qualcosa Dario Rivolta che l'ha vendute) anche se poi i suoi clienti, un ridicola Baronessa ed un falso Ingegnere, non riuscirono a farsi eleggere. Altri si sono "accaparrati" le schede organizzando "party"(potete vederlo su YouTube digitando Lazialinelmondo Australia quello che hano combinato Nino Randazzio e Marco Fedi), la stessa cosa, piu' o meno simile, e' avvenuta in tutte le altre parti del mondo. Ormai e UNIVERSALMENTE risaputo. Altri fanno "FINTA" di avere la residenza all'estero (vedi Aldo Di Biagio, ma non solo lui) mentre risiedono ed hanno risieduto permanentemente in Italia.
In quattro anni non sieti riusciti a farvi approvare "UNO SOLO STRACCIO" di legge. Avete fatto proposte, interrogazioni tanto per far vedere che facevate qualche cosa.
Non pensi caro Porta che abbia ragione Bobo Craxi quando, senza mezzi termini, gli e' scappato da dire che "Gli eletti all'estero non contano un cazzo"? No credi che dovreste avere la dignita' di dimettervi e ritornare a fare quello che facevate prima? Con i soldi risparmiati dei vostri stipendi si potrebbe "realisticamente" AIUTARE gli INDIGENTI degli italiani all'estero. Quando dovevate votare l'approvazione di 6 milioni di euro per gli italiani indigenti all'estero (quelli che vi hanno votato), alcuni di voi si e' astenuto (vedi Aldo Di Biagio) ed alcuni altri hanno votato contro, pochissimi a favore. Non vi vergognate?
Voi avete sempre seguito le logiche dei vostri partiti (che vi hanno scelto consapevoli che eravate dei burattini da giostrare a loro piacimento). Avete TRADITO gli interessi di chi vi ha votato. Giovanardi ha detto bene: BASTA con queste burattinate. BASTA con la BUFFONATA dell'elezioni all'estero ci eviteremmo UNO spettacolo INDECENTE.
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