Siamo convinti che la stragrande maggioranza dei magistrati siano onesti e laboriosi e non hanno la smania di comparire in televisione. Siamo anche consapevoli che la magistratura ha il compito importantissimo di ripristinare la legalità laddove sia stata violata. Ma, purtroppo, esiste una minima percentuale di magistrati che, invece di amministrare la giustizia in nome del popolo italiano, e’ colpevole di usarla per lotta politica. Con operazioni mediatiche eclatanti rinviano a giudizio persone che poi vengono riconosciute innocenti dai magistrati onesti. Negli anni di piombo (1965-1978) alcuni magistrati vennero uccisi. Silvio Berlusconi ha definito eroi i magistrati morti sotto i colpi delle BR (Brigate Rosse) e ha aggiunto che sono: ”Valorosi vittime innocenti a cui va il massimo rispetto e la nostra riconoscenza”. Quindi, per principio, non e’ “contro” la magistratura ma che, nell’ultimi 20 anni, ha subito una metamorfosi negativa. I mafiosi ammazzarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due magistrati bravi e coraggiosi. Falcone viene ucciso il 23 maggio 1992 insieme alla moglie e sette uomini della scorta. Il 19 luglio 1992 Borsellino fu assassinato con i cinque uomini della scorta. Tramite la televisione ed giornali i due magistrati, giustamente, divennero degli eroi vittime delle esecuzioni mafiose. Benché nessuno facesse accuse precise, si “sentiva odore” che, dietro la loro morte, doveva esserci un preciso disegno politico. I colleghi dei due magistrati uccisi parlavano apertamente di collusione tra mafia e politica. Tutti avevamo visto film e sceneggiati in cui i mafiosi uccidevano dietro ordini impartiti da loschi “onorevoli”, raffigurati in lussuosi salotti in penombra e spesso fisicamente somiglianti a reali politici che si vedevano al telegiornale. A distanza di vent’anni, ancora si indaga sui rapporti tra mafia e politica. Le tesi cambiano continuamente e si basano sulle testimonianze di presunti “pentiti” assassini incalliti e millantatori. Nello stesso anno, delle uccisioni di Falcone e Borsellino, scoppiò un grave scandalo di corruzione che aveva il suo epicentro a Milano. Tutto ebbe inizio il 17 febbraio 1992. Il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiese ed ottenne dal GIP (Giudice Indagini Preliminari) un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese. Chiesa era stato colto in flagrante mentre intascava una tangente dall'imprenditore monzese Luca Magni che, stanco di pagare, aveva chiesto aiuto alle forze dell'ordine. L’inchiesta “Mani Pulite” divenne presto un caso nazionale, e smascherò un sistema di corruzione in cui tutti i partiti, specialmente la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, apparivano piu’ o meno coinvolti. Ancora una volta, un gruppetto di magistrati caparbi e coraggiosi si contrapponevano ai criminali, questa volta politici e li affrontavano direttamente. Ovviamente, non vi era alcuna relazione tra la tragica vicenda di Falcone e Borsellino e l’affare “Mani Pulite”, che avrebbe rivelato poi i suoi aspetti “ambigui” e tragici solo negli anni futuri. Quando tutti quei politici di centro e di sinistra e quegli industriali della “Milano bene” venivano arrestati all’alba come criminali comuni, gli italiani provavano un certo compiacimento. Quel senso di compiacimento di cui oggi molti italiani si vergognano. Le accuse di corruzione “sfiorarono” appena il Partito Comunista: i soldi li prendeva da un’altra parte. Allo stesso tempo, “Mani Pulite” toglieva alla sinistra un bel po’ di castagne dal fuoco. Infatti, si era nei primi anni novanta, il comunismo non piaceva più a nessuno e un partito deve pur avere una ragion per esistere, e la trovò nel sbandierare la loro “onestà” e “legalità”. I telegiornali cominciavano sempre con servizi su deputati e senatori prelevati a casa. Erano caricati nelle auto della polizia, scapigliati e un indumento sui polsi a coprire le manette. Il famoso imprenditore Raul Gardini si sparò per evitare l’umiliazione dell’arresto. I giornali usavano i titoli come bombe atomiche. Uscivano film sui socialisti corrotti e sui loro portaborse. Giornalisti organizzavano processi televisivi con tanto di emissione di condanna definitiva. I cantautori più famosi (in Italia sono più influenti dei filosofi) la piantarono finalmente con Che Guevara per scrivere pezzi inneggianti alle punizione dei corrotti. Alcuni giudici, “sacerdoti” della costituzione, andavano a fare comizi nelle scuole (Di Pietro venne anche in Australia) e distribuivano fotocopie degli articoli de “La Repubblica”. Ma qualcuno iniziò a chiedersi: Davvero c’era bisogno di mettere in prigione quell’anziano senatore? Non bastava sequestrargli il passaporto e tutti i soldi? Alla notizia che “se n’era ammazzato un altro” (Gabriele Cagliari infilò la testa in un sacchetto e si lasciò soffocare, mentre era in carcere) il disappunto aumentava per come agivano i magistrati. Facevano uscire subito quelli che confessavano, e ancora prima quelli che accusavano altri: una pratica da regime poliziesco e non di diritto. Cominciava a sorgere il sospetto che i giudici abusavano della “legalità”. Alcuni segnali stavano mettendo in risalto che qualche cosa non stava andando per il verso giusto. Alcuni dei magistrati, che si erano distinti in quegli anni di “fuoco” conducendo inchieste contro i politici, dopo alcuni anni, magari con l’“aiutino” del partito che aveva “rinunciato” di perseguire nell’inchiesta, divennero anch’essi dei parlamentari e, quindi, “colleghi” di coloro che avevano indagato e costretto ad abbandonare ignominiosamente la politica. Quei magistrati, entrati in politica, avevano inquisito uomini pubblici per corruzione, collusioni mafiose e altri misfatti, ma che risultarono innocenti al termine di processi lunghissimi, assai costosi e, comunque, che devastarono le loro vite private, professionali e pubbliche. Venne fuori che un anziano giudice, accusato di aggiustare le sentenze per favorire i criminali mafiosi, era del tutto innocente, ma intanto il suo cognome era finito in una canzone come contrario alla “giustizia”. Giulio Andreotti, sette volte primo ministro, e’ stato assolto da imputazioni mafiose, ma e’ sempre stato costretto a tornare a difendersi per i numerosi ricorsi in appello dei suoi accusatori, alla fine, finalmente, fu proclamato innocente. Degli innumerevoli indagati di “Mani Pulite”, almeno mille vennero prosciolti. Ministri, che si trovavano coinvolti in inchieste su appalti e tangenti, si dimettevano per orgoglio e poi non venivano mai processati. Altri erano inquisiti sulla base di frasi vaghe pronunciate al telefono, in conversazioni private che venivano registrate e poi pubblicate sui giornali. Nulla era diventato tanto precario quanto il potere politico ottenuto con le elezioni. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, da strumento d’indagine eccezionale, erano divenute l’unico metodo d’inchiesta, usate a “casaccio” su persone non ancora sotto indagine perché “non si sa mai”. L’ambizione politica dei magistrati era sempre meno mascherata. Antonio Di Pietro ha fondato un partito e non parla d’altro che di trasparenza e onestà, ma ci sono episodi non chiari nella sua vita e nella sua carriera. Guai a ricordarglielo, si arrabbia moltissimo! Pretende discrezione per la sua vita mentre se ne e’ fregato altamente della discrezione degli altri che ha indotto persino a suicidarsi. Altri magistrati hanno scelto di militare nei partiti della sinistra, che hanno cambiato continuamente nome. Le organizzazioni dei magistrati intervengono ogni giorno sulle vicende politiche. I supremi organi della categoria non fanno mistero di osteggiare governi e maggioranze parlamentari “sgradite”. Inchieste giudiziarie provocarono la caduta di due esecutivi (uno di destra: 1994 e uno di sinistra: 2008), e le due inchieste finirono nel nulla (dopo 12 anni la prima e poco dopo la seconda). Dopo “Mani Pulite” la scena politica italiana era del tutto cambiata. L’irruzione di Silvio Berlusconi, aveva polarizzato l’attenzione di tutti, specialmente dei giudici “fustigatori” della corruzione italiana. Il ricchissimo imprenditore delle televisioni commerciali, dopo la sua invasione nella politica, stimolò l’attenzione delle procure nei suoi confronti che si fece “spasmodica”. Berlusconi, in 17 anni, è stato accusato di tutto, gli manca soltanto essere incriminato di crudeltà verso gli animali e di “abigeato” (furto di bestiame), ma non è mai stato condannato, e dopo 31 processi e’ incensurato. Quasi mille magistrati si sono occupati di lui, collezionando sconfitte giudiziarie e politiche. Gli accusatori, poi, hanno dato alle inchieste la massima pubblicità soprattutto all’estero. Quando Spatuzza, un assassino mafioso, accusò Berlusconi di complicità con la mafia, ebbero cura di far diffondere da “certi giornali” la deposizione del mafioso in tutto il mondo. Non c’e’ da stupirsi. Per la magistratura “sinistreggiante” Berlusconi e’ un nemico perfetto. Un miliardario un po’ “guascone”, un giro di donne pazzesco, 29 ville nei posti piu’ belli del mondo ed in più un politico di successo, inamovibile nonostante i mille “tranelli” per farlo fuori. La sola idea che tanta ricchezza potesse avere un’origine criminale ha “eccitato” le menti dei magistrati “moralisti”. Ma gli italiani non sono degli sprovveduti. Troppe accuse, alcune davvero fantasiose, rivolte a Berlusconi hanno “delegittimato” l’operato dei giudici inquirenti tanto che “non vengono piu’ creduti”, nemmeno se le accuse fossero plausibili. E’ evidente la pesante ingerenza di certa magistratura nella politica italiana e questo costituisce un pericolo per la “democrazia”.
sabato 14 maggio 2011
La magistratura e' garante della legalita', ma non sepre.
Siamo convinti che la stragrande maggioranza dei magistrati siano onesti e laboriosi e non hanno la smania di comparire in televisione. Siamo anche consapevoli che la magistratura ha il compito importantissimo di ripristinare la legalità laddove sia stata violata. Ma, purtroppo, esiste una minima percentuale di magistrati che, invece di amministrare la giustizia in nome del popolo italiano, e’ colpevole di usarla per lotta politica. Con operazioni mediatiche eclatanti rinviano a giudizio persone che poi vengono riconosciute innocenti dai magistrati onesti. Negli anni di piombo (1965-1978) alcuni magistrati vennero uccisi. Silvio Berlusconi ha definito eroi i magistrati morti sotto i colpi delle BR (Brigate Rosse) e ha aggiunto che sono: ”Valorosi vittime innocenti a cui va il massimo rispetto e la nostra riconoscenza”. Quindi, per principio, non e’ “contro” la magistratura ma che, nell’ultimi 20 anni, ha subito una metamorfosi negativa. I mafiosi ammazzarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due magistrati bravi e coraggiosi. Falcone viene ucciso il 23 maggio 1992 insieme alla moglie e sette uomini della scorta. Il 19 luglio 1992 Borsellino fu assassinato con i cinque uomini della scorta. Tramite la televisione ed giornali i due magistrati, giustamente, divennero degli eroi vittime delle esecuzioni mafiose. Benché nessuno facesse accuse precise, si “sentiva odore” che, dietro la loro morte, doveva esserci un preciso disegno politico. I colleghi dei due magistrati uccisi parlavano apertamente di collusione tra mafia e politica. Tutti avevamo visto film e sceneggiati in cui i mafiosi uccidevano dietro ordini impartiti da loschi “onorevoli”, raffigurati in lussuosi salotti in penombra e spesso fisicamente somiglianti a reali politici che si vedevano al telegiornale. A distanza di vent’anni, ancora si indaga sui rapporti tra mafia e politica. Le tesi cambiano continuamente e si basano sulle testimonianze di presunti “pentiti” assassini incalliti e millantatori. Nello stesso anno, delle uccisioni di Falcone e Borsellino, scoppiò un grave scandalo di corruzione che aveva il suo epicentro a Milano. Tutto ebbe inizio il 17 febbraio 1992. Il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiese ed ottenne dal GIP (Giudice Indagini Preliminari) un ordine di cattura per l'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro di primo piano del PSI milanese. Chiesa era stato colto in flagrante mentre intascava una tangente dall'imprenditore monzese Luca Magni che, stanco di pagare, aveva chiesto aiuto alle forze dell'ordine. L’inchiesta “Mani Pulite” divenne presto un caso nazionale, e smascherò un sistema di corruzione in cui tutti i partiti, specialmente la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista, apparivano piu’ o meno coinvolti. Ancora una volta, un gruppetto di magistrati caparbi e coraggiosi si contrapponevano ai criminali, questa volta politici e li affrontavano direttamente. Ovviamente, non vi era alcuna relazione tra la tragica vicenda di Falcone e Borsellino e l’affare “Mani Pulite”, che avrebbe rivelato poi i suoi aspetti “ambigui” e tragici solo negli anni futuri. Quando tutti quei politici di centro e di sinistra e quegli industriali della “Milano bene” venivano arrestati all’alba come criminali comuni, gli italiani provavano un certo compiacimento. Quel senso di compiacimento di cui oggi molti italiani si vergognano. Le accuse di corruzione “sfiorarono” appena il Partito Comunista: i soldi li prendeva da un’altra parte. Allo stesso tempo, “Mani Pulite” toglieva alla sinistra un bel po’ di castagne dal fuoco. Infatti, si era nei primi anni novanta, il comunismo non piaceva più a nessuno e un partito deve pur avere una ragion per esistere, e la trovò nel sbandierare la loro “onestà” e “legalità”. I telegiornali cominciavano sempre con servizi su deputati e senatori prelevati a casa. Erano caricati nelle auto della polizia, scapigliati e un indumento sui polsi a coprire le manette. Il famoso imprenditore Raul Gardini si sparò per evitare l’umiliazione dell’arresto. I giornali usavano i titoli come bombe atomiche. Uscivano film sui socialisti corrotti e sui loro portaborse. Giornalisti organizzavano processi televisivi con tanto di emissione di condanna definitiva. I cantautori più famosi (in Italia sono più influenti dei filosofi) la piantarono finalmente con Che Guevara per scrivere pezzi inneggianti alle punizione dei corrotti. Alcuni giudici, “sacerdoti” della costituzione, andavano a fare comizi nelle scuole (Di Pietro venne anche in Australia) e distribuivano fotocopie degli articoli de “La Repubblica”. Ma qualcuno iniziò a chiedersi: Davvero c’era bisogno di mettere in prigione quell’anziano senatore? Non bastava sequestrargli il passaporto e tutti i soldi? Alla notizia che “se n’era ammazzato un altro” (Gabriele Cagliari infilò la testa in un sacchetto e si lasciò soffocare, mentre era in carcere) il disappunto aumentava per come agivano i magistrati. Facevano uscire subito quelli che confessavano, e ancora prima quelli che accusavano altri: una pratica da regime poliziesco e non di diritto. Cominciava a sorgere il sospetto che i giudici abusavano della “legalità”. Alcuni segnali stavano mettendo in risalto che qualche cosa non stava andando per il verso giusto. Alcuni dei magistrati, che si erano distinti in quegli anni di “fuoco” conducendo inchieste contro i politici, dopo alcuni anni, magari con l’“aiutino” del partito che aveva “rinunciato” di perseguire nell’inchiesta, divennero anch’essi dei parlamentari e, quindi, “colleghi” di coloro che avevano indagato e costretto ad abbandonare ignominiosamente la politica. Quei magistrati, entrati in politica, avevano inquisito uomini pubblici per corruzione, collusioni mafiose e altri misfatti, ma che risultarono innocenti al termine di processi lunghissimi, assai costosi e, comunque, che devastarono le loro vite private, professionali e pubbliche. Venne fuori che un anziano giudice, accusato di aggiustare le sentenze per favorire i criminali mafiosi, era del tutto innocente, ma intanto il suo cognome era finito in una canzone come contrario alla “giustizia”. Giulio Andreotti, sette volte primo ministro, e’ stato assolto da imputazioni mafiose, ma e’ sempre stato costretto a tornare a difendersi per i numerosi ricorsi in appello dei suoi accusatori, alla fine, finalmente, fu proclamato innocente. Degli innumerevoli indagati di “Mani Pulite”, almeno mille vennero prosciolti. Ministri, che si trovavano coinvolti in inchieste su appalti e tangenti, si dimettevano per orgoglio e poi non venivano mai processati. Altri erano inquisiti sulla base di frasi vaghe pronunciate al telefono, in conversazioni private che venivano registrate e poi pubblicate sui giornali. Nulla era diventato tanto precario quanto il potere politico ottenuto con le elezioni. Le intercettazioni telefoniche e ambientali, da strumento d’indagine eccezionale, erano divenute l’unico metodo d’inchiesta, usate a “casaccio” su persone non ancora sotto indagine perché “non si sa mai”. L’ambizione politica dei magistrati era sempre meno mascherata. Antonio Di Pietro ha fondato un partito e non parla d’altro che di trasparenza e onestà, ma ci sono episodi non chiari nella sua vita e nella sua carriera. Guai a ricordarglielo, si arrabbia moltissimo! Pretende discrezione per la sua vita mentre se ne e’ fregato altamente della discrezione degli altri che ha indotto persino a suicidarsi. Altri magistrati hanno scelto di militare nei partiti della sinistra, che hanno cambiato continuamente nome. Le organizzazioni dei magistrati intervengono ogni giorno sulle vicende politiche. I supremi organi della categoria non fanno mistero di osteggiare governi e maggioranze parlamentari “sgradite”. Inchieste giudiziarie provocarono la caduta di due esecutivi (uno di destra: 1994 e uno di sinistra: 2008), e le due inchieste finirono nel nulla (dopo 12 anni la prima e poco dopo la seconda). Dopo “Mani Pulite” la scena politica italiana era del tutto cambiata. L’irruzione di Silvio Berlusconi, aveva polarizzato l’attenzione di tutti, specialmente dei giudici “fustigatori” della corruzione italiana. Il ricchissimo imprenditore delle televisioni commerciali, dopo la sua invasione nella politica, stimolò l’attenzione delle procure nei suoi confronti che si fece “spasmodica”. Berlusconi, in 17 anni, è stato accusato di tutto, gli manca soltanto essere incriminato di crudeltà verso gli animali e di “abigeato” (furto di bestiame), ma non è mai stato condannato, e dopo 31 processi e’ incensurato. Quasi mille magistrati si sono occupati di lui, collezionando sconfitte giudiziarie e politiche. Gli accusatori, poi, hanno dato alle inchieste la massima pubblicità soprattutto all’estero. Quando Spatuzza, un assassino mafioso, accusò Berlusconi di complicità con la mafia, ebbero cura di far diffondere da “certi giornali” la deposizione del mafioso in tutto il mondo. Non c’e’ da stupirsi. Per la magistratura “sinistreggiante” Berlusconi e’ un nemico perfetto. Un miliardario un po’ “guascone”, un giro di donne pazzesco, 29 ville nei posti piu’ belli del mondo ed in più un politico di successo, inamovibile nonostante i mille “tranelli” per farlo fuori. La sola idea che tanta ricchezza potesse avere un’origine criminale ha “eccitato” le menti dei magistrati “moralisti”. Ma gli italiani non sono degli sprovveduti. Troppe accuse, alcune davvero fantasiose, rivolte a Berlusconi hanno “delegittimato” l’operato dei giudici inquirenti tanto che “non vengono piu’ creduti”, nemmeno se le accuse fossero plausibili. E’ evidente la pesante ingerenza di certa magistratura nella politica italiana e questo costituisce un pericolo per la “democrazia”.
venerdì 6 maggio 2011
Contro il nucleare isterismo ideologico.
Si e’ voluto creare nell’immaginario collettivo che le centrali nucleari siano pericolose tanto quanto le bombe americane sganciate su Nagasaki ed Hiroshima dai bombardieri americani nel 1945, invece l’energia nucleare e’ l’attività’ umana meno rischiosa. Sono 195 le centrali nucleari in Europa, 440 nel mondo. La Francia ne ha 59, seconda dietro gli USA che ne hanno 104. Dal nucleare la Francia ricava il 76% del suo fabbisogno energetico che “esporta” anche in Italia. Le industrie francesi pagano l’energia il 50% in meno di quelle italiane. Ecco perche’ l’Italia deve affrancarsi dal petrolio. Le fonti rinnovabili riuscirebbero al massimo a coprire il 10/15% del fabbisogno nazionale, pur ricoprendo tutta l’Italia di pannelli solari e impiantando decine di migliaia di pale eoliche (affari per lo piu’ controllati dalla “mafia”). “Incubo nucleare”, “Catastrofe nucleare”, “Terrore radioattivo” i titoli di giornali e telegiornali italiani. Bisognerebbe invece ricordare che il disastro di Fukushima e’ stato provocato dal terremoto e, soprattutto, dal successivo tsunami, del nucleare si parla soltanto di “potenziali” rischi e pericoli. I problemi alla centrale di Fukushima sono enormemente amplificati per motivi “ideologici” per l’approssimarsi del referendum. I recenti avvenimenti giapponesi sono serviti per spaventare di nuovo gli italiani. Non a caso si è subito messa in moto la macchina propagandistica del “mai più il nucleare”, per influenzare il risultato del referendum del 12 e 13 giugno prossimo. Era molto alto il rischio che si ripetesse il drammatico errore del 1987 quando, pochi mesi dopo la tragedia di Chernobyl, un referendum, sull’onda dell’emotività, condannò l’Italia a privarsi dell’energia nucleare. C’era il rischio che l’esito dell’imminente referendum sarebbe stato, di nuovo, una bocciatura e l’Italia non avrebbe avuto le centrali nucleari per ancora tanti anni, rimanendo tagliata fuori dalla competizione industriale mondiale e mettendo in pericolo milioni di posti di lavoro. Cosi’ il governo ha deciso di adottare una “moratoria” di due anni per la costruzione delle centrali nucleari. Per non ingannare gli italiani, con grande onestà, Berlusconi non ha avuto timore di dichiarare: “Siamo assolutamente convinti che il nucleare sia il futuro per tutto il mondo. L’energia nucleare è sempre la più sicura. Il disastro giapponese si è verificato perché la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva. Quel che è certo è che il futuro dei contratti tra Enel e Edf sul nucleare non vengono abrogati, non vengono annullati”. L’energia nucleare è “potenzialmente” pericolosa, ma molto meno di altre fonti di energia. Anche dopo Chernobyl si e’ confermata la più sicura e basta confrontare le vittime causate dalle diverse fonti energetiche per rendersene conto. Nel caso Chernobyl, per chi non ricordasse cosa successe allora, l’esplosione del reattore nucleare fu soprattutto una tragedia del “comunismo”. A capo della centrale non c’era un ingegnere esperto, ma un “burocrate” del partito che, ignorando i consigli dei tecnici, prese decisioni che provocarono quell’incidente. Non solo, la maggior parte delle vittime fu dovuta alla mancanza di informazioni da parte del regime che non mise in atto nessun sistema di sicurezza e per giorni nascose anche la notizia ai paesi confinanti. Non si vuole certo fare finta che a Fukushima non sia successo nulla, anzi non si possono escludere al momento anche conseguenze gravi. Se l’energia nucleare presenta dei rischi, non è che le altre fonti ne siano esenti, tutt’altro. Oggi dipendiamo soprattutto dai combustibili fossili, petrolio e gas anzitutto. Il petrolio sappiamo che è inquinante, ma non solo, sappiamo anche che tutti i combustibili fossili, prima o poi, si esauriranno e, quindi, i costi tendono costantemente ad aumentare, e lo scopriamo ogni giorno quando andiamo a rifornirci di carburante. Inoltre, la dipendenza da petrolio e gas significa dipendenza da paesi la cui affidabilità è sempre a rischio. Per chi l’avesse dimenticato, il nostro maggior fornitore di petrolio e gas è la Libia, e non sappiamo cosa potrà succedere nei prossimi mesi. Al di fuori di queste fonti ci sono il nucleare e le fonti rinnovabili. Queste ultime non possono certamente coprire il fabbisogno nazionale e, oltretutto, sono molto costose come ha dimostrato l’ultima relazione dell’Authority sull’energia. Mentre è importante continuare il lavoro di ricerca sulle fonti rinnovabili per migliorarne la resa, rimane il nucleare come alternativa “determinante” (vedere la Francia) per diminuire la dipendenza dai combustibili fossili. Bisogna agire con tutte le cautele del caso, certamente. Ma bloccare le costruzioni delle centrali nucleari significa condannare l’Italia all’arretratezza produttiva e alla povertà soltanto per un rischio “potenziale” di un incidente nucleare. Occorre che vengano considerati ed approfonditi tutti i fattori senza isterismi ideologici.
Il 25 aprile sia una festa condivisa.
Anche quest’anno il 25 aprile ha continuato ad essere festa di parte e non e’ servita ad altro che dividere ed allontanare la pacificazione sociale. E’ dalla fine della seconda guerra mondiale che viene raccontato, anche nei libri di scuola, che la democrazia in Italia e’ stata restaurata esclusivamente dalla “resistenza”. Un ristrettissimo movimento partigiano (circa 3000 i partigiani che dopo il 25 aprile 1945 “diventarono” oltre 250mila!!!) si e’ appropriato del merito della liberazione dell’Italia dal nazi/fascismo e della scrittura della nuova Costituzione. E’ da sfatare la falsa “leggenda” dei partigiani che hanno liberato l’Italia. Sino a quando s’insisterà’ su questo falso storico non sarà mai possibile che il 25 aprile diventi festa nazionale condivisa da tutti. Se fosse stato solo per il loro contributo, il Duce starebbe ancora “sbraitando” dal balconcino di piazza Venezia. Bisogna poi che si sappia che i partigiani comunisti trucidavano i partigiani di altri partiti perche’ volevano sostituire la dittatura fascista con quella comunista, altroché libertà e democrazia! La verità storica e’ che la Libertà fu conquistata non da una minoranza, ma dall’intero popolo italiano che ha ritrovato se stesso dopo la sciagurata esperienza del fascismo e la sua alleanza col nazismo. Ma il merito piu’ grande va all’esercito americano e ai suoi alleati. Basterebbe visitare i molti cimiteri disseminati lungo l’Italia dove dormono nel sonno eterno le migliaia di giovani americani, molti di origine italiana, e dei loro alleati di molte nazionalità. Soltanto ripristinando la verità storica il 25 aprile diventerà una festa nazionale condivisa e non piu’ festa di parte, e non piu’ festa della liberazione ma della libertà. A riprova che la storia la scrive i vincitori che, alla fine, raccontano molte menzogne per nascondere fatti scomodi per loro, si esalta il 25 aprile e si tiene nascosto il 28 aprile. Quel giorno, invece, dovremmo ricordarlo tutti. Una delle pagine più “orrende” della resistenza, che viene presentata ai giovani come una “fucina” di eroi, di santi patrioti esemplari e virtuosi. Il 28 aprile del 1945 Mussolini fu ammazzato insieme ad alcuni suoi fedelissimi e all’amante Claretta Petacci. I loro cadaveri, dopo essere stati oltraggiati barbaramente, vennero appesi a testa in giù ai tralicci di un distributore di benzina in Piazzale Loreto, a Milano. Un rito barbaro e selvaggio di cui tutti ci dovremmo vergognare per l’offesa profonda alla civiltà. Di quel “efferato misfatto” si sono macchiati proprio quei presunti patrioti che, da anni e anni, vengono presentati alle giovani generazioni come gli eroi che hanno fatto trionfare la libertà. Se davvero i partigiani fossero stati patrioti amanti della libertà, desiderosi di democrazia e amanti di civiltà, come vengono descritti, una volta catturati il Duce e i gerarchi fascisti, avrebbero dovuto consegnarli agli alleati, perche’ fossero sottoposti a processo e, magari, venire impiccati come capitò a molti nazisti a Norimberga. E’ tempo di raccontare la “vera” verità storica sia delle gesta gloriose, ma anche di quelle che non fanno onore. Deve essere conosciuta la verità, tutta la verità. Ma la sinistra non ci sta. Se si facesse luce su tutto, come ha fatto l’ex “comunista” Giampaolo Pansa con i suoi libri (che gli sono valsi la scomunica e l’odio della sinistra) significherebbe ammettere di aver raccontato molte menzogne sino ad oggi. Dal dopoguerra i presunti “liberatori” hanno diviso i protagonisti della storia in “buoni” e “cattivi”. Loro, gli eredi del PCI ed i loro “giullari”, i buoni, i giusti, gli eletti e moralmente superiori. Chi non e’ con loro sono rozzi, ignoranti, fascisti ed inferiori moralmente. Dopo 66 anni per la sinistra c’e’ un’altra guerra di “liberazione” da combattere per liberare l’Italia, no dal nazi/fascismo, ma da Silvio Berlusconi un “dittatore” che sta “mettendo in pericolo” la democrazia. Tristemente dobbiamo constatare che la guerra civile e’ lontana dal finire, visto l’alto livello di odio politico.
sabato 30 aprile 2011
La legge Tremaglia e' stata una delusione. I "Comitati esecutivi" sono la soluzione per l'interesse nazionale.
La legge Tremaglia, n.459 del 2001, suscitò grande “speranza” negli italiani nel mondo, ma alla luce dei fatti e’ stata una cocente “delusione”. Questo perche’, contro ogni logica, la legge non ha tenuto conto del fatto che il compito del Parlamento italiano e’ quello di fare leggi a favore dell’“interesse generale” nazionale. Di conseguenza, i parlamentari eletti nelle quattro circoscrizioni estere “non rappresentano” chi li ha votati in quanto soggetti, esclusivamente, all’”interesse generale” del Paese. Cosi’ com’e’ la legge del voto degli italiani nel mondo e’ una “barzelletta”. E’ stata una “commedia” costosa di cui hanno “beneficiato” (lautamente) soltanto “diciotto” persone, quelle che hanno vinto la “lotteria” delle votazioni. Lo si può affermare senza essere smentiti. I 18 “magnifici” hanno “brillato” per non essere riusciti ad ottenere neppure “un solo” provvedimento a favore della comunità italiana nel mondo. Non sono neppure riusciti ad “impedire” o mitigare i tagli finanziari adottati dal governo, ovviamente esclusi quelli che era giusto tagliare per essere delle vere e proprie “truffe” tollerate dai governi di sinistra. Non bisogna continuare a fare gli “struzzi” e non vedere che nelle due elezioni estere (2006 e 2008) ha votato soltanto il 39% degli aventi diritto. E’ anche accaduto che una parte consistente di questa percentuale e’ stata “pilotata” da certi “organismi” politicizzati della sinistra e che numerosi sono stati i “brogli”, bipartisan, che hanno reso “ridicola” ed “illegale” la votazione. La bassa percentuale dei votanti ha ampiamente dimostrato che solo una “piccola percentuale”, degli italiani residenti all’estero, e’ interessata alle vicende politiche italiane. E questo non e’ un particolare trascurabile. Quasi nessuno degli italiani nel mondo conosce il nome del Presidente della Repubblica. Soltanto per le note vicende “scandalistiche” (diffuse all’estero da alcuni giornali italiani per danneggiarlo, ma che, in effetti, ha danneggiato l’Italia), molti conoscono Silvio Berlusconi, ma pochissimi sanno che e’ il primo ministro. Vista la profonda “ignoranza” delle cose italiane, non e’ giusto che a decidere per gli “interessi nazionali” sia qualcuno all’oscuro dei problemi politici, economici e sociali dell’Italia. D’altra parte, pero’, e’ pur vero che gli italiani nel mondo (circa 4 milioni) in possesso del passaporto italiano, sono cittadini italiani a tutti gli effetti e che, secondo la Costituzione, anche loro hanno diritto al voto. Veramente e’ stato sempre possibile votare, soltanto che, chi risiedeva all’estero, poteva farlo se rientrava in Italia per eleggere candidati presenti nelle liste della circoscrizione in cui era iscritto. Per far si che gli italiani nel mondo potessero esercitare il loro diritto costituzionale di votare, senza rientrare in Italia, sarebbe stata sufficiente una legge che permetteva loro, se iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti Estero), di votare per posta per uno dei candidati nelle liste della loro ultima circoscrizione di residenza in Italia. Invece Tremaglia ha voluto “strafare”. E’ riuscito a far modificare la Costituzione per istituire quattro circoscrizioni estere per eleggere 12 deputati e 6 senatori. Probabilmente le intenzioni del “buon” Tremaglia andavano oltre al solo diritto di voto, voleva anche che la sua legge permettesse l’applicazione dell’art.35 della Costituzione: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero”. Chi delle vecchie generazioni (ma anche quelle nuove) di emigranti hanno visto applicato questo articolo della Costituzione? Lo Stato italiano avrebbe dovuto “curare” la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori all’estero, “promuovendo” e “favorendo” gli accordi con le organizzazioni internazionali per “salvaguardare” i diritti dei lavoratori italiani. Non e’ mai accaduto niente di tutto questo. Tutti sappiamo invece come sono andate le cose. La “tutela” del lavoratore all’estero e’ stata lasciata esclusivamente nelle mani dei “patronati” che altro non sono le “filiali” dei maggiori sindacati italiani. Non e’ mai capitato che un “patronato” abbia “tutelato” il lavoratore italiano all’estero. Anche oggi la situazione non e’ cambiata affatto, il lavoratore italiano all’estero trova ancora difficoltà ad individuare quegli enti italiani che dovrebbero “tutelarlo” nel lavoro. Gli eletti all’estero, per giustificare la loro presenza in Parlamento, “almeno” avrebbero dovuto impegnarsi per l’applicazione dell’art. 35 della Costituzione per il fatto che, la “tutela” dei lavoratori italiani all’estero, e’ senz’altro “interesse nazionale”. Purtroppo gli italiani nel mondo continuano ad essere “figli di un Dio minore” abbandonati da tutti e, prima di tutto, dai 18 che gli hanno “carpito” il voto per farsi esclusivamente i “casi propri”. Sappiamo dei loro “lauti” stipendi con annessi benefici e della loro “cospicua” ed “immeritata” pensione, ma e’ un “mistero” come abbiano trascorso il loro tempo in questi ultimi “cinque anni”. Ogni parlamentare costa al contribuente piu’ di 200mila euro all’anno: totale costo annuo dei 18 e’ di 3milioni e 600mila, conseguentemente, per cinque anni il costo e’ di 18milioni. Con quali risultati? ZERO. Solo interrogazioni, proposte e “chiacchiericcio” e viaggiare in giro per il mondo in “missione”. Piu’ che essere dei “missionari” i 18 da cinque anni sono dei “vacanzieri” e, per giunta, retribuiti "esageratamente". Eppure per farsi eleggere ne hanno raccontate di “balle” e fatte di promesse, come la riacquisizione della cittadinanza italiana. Sapevano benissimo che nessun governo avrebbe mai approvato una legge a tale scopo. E l’eliminazione degli “indebiti” pensionistici? Un’altra vergognosa “presa per i fondelli” dei pensionati. E’ la prova provata che gli eletti all’estero, tranne a se stessi, non sono serviti ne’ per fare l’”interesse nazionale”, ne’, tanto meno, quello degli italiani all’estero. Hanno fallito nel loro compito anche i COMITES (Comitati italiani all’estero, 136 in tutto il mondo) ed il CGIE (Comitato generale italiani all’estero). Dopo ben vent’anni di attività (si fa per dire), questi “organismi”, sconosciuti al 99% degli italiani, ma che si “spacciano” per “rappresentativi” della comunità italiana all’estero, hanno “abbondantemente” dimostrato di non essere stati all’altezza di assolvere al mandato per cui furono istituiti. In piu’ hanno “sperperato” quasi 100 milioni di euro principalmente per far girare il mondo ai propri componenti “confortevolmente” alloggiandoli negli alberghi piu’ esclusivi, incassando anche una “diaria”. L’Italia, nonostante tutto, e’ ancora tra i sette Paesi piu’ industrializzati nel mondo, ed ha “necessariamente” necessità di far affidamento su una qualificata “rappresentanza” all’estero per mantenere, efficientemente, i contatti con la grande comunità italiana nel mondo, molto bene inserita in tutti i Paesi in cui si e’ stabilita. E’ consapevolezza generale che la comunità italiana nel mondo rappresenta una grande “opportunita’” per l’Italia. Per l’”interesse nazionale” e’ assolutamente necessario costruire, finalmente, quel famoso “ponte”, di cui si parla da lungo tempo, per stimolare maggiormente l’esportazione dei prodotti italiani, favorire le joint venture e promuovere il turismo. Se, da fatti reali, i parlamentari eletti all’estero, i COMITES ed il CGIE sono stati dei “fallimenti”, cosa dovrebbe fare lo Stato perche’ il “ponte” venga costruito per favorire il progresso italiano in Italia e all’estero per l’”interesse nazionale”? Se la riforma parlamentare (quando e se si farà) non cancellerà l’elezione dei 18 parlamentari esteri, gli stessi dovrebbero essere selezionati con un nuovo criterio. Non piu’ come “rappresentanti” dei partiti politici, ma per i loro requisiti che garantiscano “alta professionalità” per avere maturato una profonda conoscenza politica/sociale/amministrativa. Ad esempio, potrebbero essere scelti tra coloro che hanno ricoperto ruoli nel Parlamento dei loro Paesi di residenza. La loro esperienza favorirebbe “proficuamente” la collaborazione tra l’Italia ed il loro Paese adottivo. Ma la soluzione “ottimale” e’ di cancellare i 18 eletti all’estero, i COMITES ed il CGIE. Lo Stato italiano, nei Paesi dove esiste una buona rappresentanza di italiani, dovrebbe favorire la costituzione di “comitati esecutivi” con poteri “decisionali” formati, “esclusivamente”, da professionisti altamente competenti per la loro esperienza maturata nel campo economico, sociale e culturale ecc. E’ risaputo che le problematiche sono assai diverse e variegate da nazione a nazione ed anche da regione a regione dello stesso Paese. Il compito dei “comitati esecutivi” starebbe nell’individuare i problemi “specifici” ed evidenziare le opportunita’ (commerciali, industriali, culturali ecc.) nella loro area di gestione, sviluppare progetti e fare decisioni per sottoporle “direttamente” al ministro competente. Il finanziamento di tali “comitati esecutivi” sarà molto inferiore del costo globale dei 18 eletti all’estero e dei “carrozzoni” inutili come hanno dimostrato di essere i COMITES ed il CGIE. Seppure il costo fosse identico, i risultati che si otterrebbero saranno “concreti”, per l’assoluta assenza del gioco della “contrapposizione politica”, un vero “cancro”, che ha sempre bloccato ogni buona iniziativa se proposta dall’avversario. L’“unico” obbiettivo sarà quello di favorire l’“interesse nazionale” che comprende, ovviamente, anche quello degli italiani nel mondo.
venerdì 22 aprile 2011
E' arrivato il momento dello "scontro" finale.
Nel 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, l’opposizione non perde occasione per dividerla. Negli ultimi giorni ha dato un’altra chiara dimostrazione che altro non e’ che una fabbrica di “menzogne” e continuamente pensa a come poter scalzare con ogni mezzo il governo “democraticamente” eletto. Nei loro disegni c’e’ persino il “colpo di Stato” prospettato “dettagliatamente” dal professore universitario Alberto Asor Rosa. L’opposizione e’ stata sepolta dalle menzogne spacciate agli italiani facendo credere che l’approvazione del “processo breve” avrebbe azzerato anche i processi del disastro di Viareggio, del terremoto dell’Aquila e del crack Parmalat. E’ una menzogna, questi processi andranno in prescrizione nel 2032 e nel 2044. Se i magistrati non riusciranno ad arrivare a sentenza, dovrebbero cambiare mestiere. In Italia ogni anno 170mila processi vanno in prescri¬z¬ione per l’in¬capacità dei magistrati che lavorano poco, hanno due mesi di vacanza, sono spesso in giro per convegni e il loro tasso di produttività e’ bassissimo. Le procure e giu¬d¬ici devono lavorare di piu’ per non venire continuamente multati dalla Corte euro¬pea dei diritti umani. I magistrati milanesi vogliono “stritolare” Berlusconi nei quattro processi in corso. L’opposizione chiede ogni giorno le dimissioni del premier. La stampa “terrorista” pubblica gossip e fango per screditare il premier, il governo e l’Italia. E il presidente della Repubblica? Interviene, eccome, ma sull'aggressione dei giudici a Berlusconi neppure una parola. L’opposizione e’ diventata pericolosissima e sta “minacciando” la democrazia ed e’ capace di gesti irresponsabili. Sta sobillando la piazza con continue manifestazioni quasi giornaliere. I partecipanti sono pochissimi “esagitati” come quel centinaio, fuori del Parlamento, a far gazzarra e ad offendere i parlamentari della maggioranza, mentre in aula si discuteva il “processo breve” approvato con 314 voti contro 296. L’opposizione, dopo aver perso con voto “palese”, che ha confermato, ancora una volta, che la maggioranza esiste ed e’ coesa, ha proposto una votazione a scrutino segreto “sicura” che la maggioranza si sarebbe “spaccata”, invece ha ottenuto 316 voti, due in piu’, il che significa che e’ stata l’opposizione a “spaccarsi”. Non poteva ricevere schiaffo peggiore. E’ un campanello d’allarme per l’opposizione che si sta “sgretolando” perche’ alcuni loro parlamentari hanno capito che l’antiberlusconismo ha fatto il suo tempo e non paga piu’. Il “processo breve”, in realtà, e’ un primo passo verso la riforma della giustizia. Una prova generale. Il governo sta dimostrando che non si ferma e che non ha paura e non si farà processare in piazza. Sono diciassette anni che l’opposizione, e parte della magistratura, le stanno provando tutte, e continuano a farlo giornalmente, ma non c’e’ niente da fare: non riescono a “cacciare” Berlusconi. Un “aiutino” l’hanno voluto dare anche Pisanu (Pdl) e Veltroni (Pd) con una loro idea “geniale”: propongono di dar vita ad un governo di “decantazione” per approvare le riforme (?!). A questo “fantasioso” governo dovrebbe partecipare chi ha perso le elezione insieme alla maggioranza, pur se sta dimostrando che governa ed ha i numeri per continuare a farlo. Pisanu e Veltroni avessero bisogno di una visita psichiatrica? Ma l’idea migliore l’ha avuta Alberto Asor Rosa ex deputato della sinistra. Negli anni settanta appoggiava le teorie terroristiche di Toni Negri. Questo “paladino” della democrazia il 13 aprile 2011 sul quoti¬diano comunista “Il manifesto” ha scritto: “Ciò cui io penso è una prova di forza che, con l’autorevolezza e le ragioni, scenda dal¬¬l’alto, instaura quello che io defini¬rei un normale “stato di emergenza”, si avvale più che di manifestanti generosi, dei carabinieri e della polizia di Stato, congela le Camere, sospende tutte le immunità parlamentari...”. Insomma, un colpo di Stato in piena regola per spazzare via il governo eletto “democraticamente” dagli italiani. Rosa esprime in modo chiaro un “sentimento diffuso” nella sinistra. Con la loro “penosa” macchina da guerra e con questi ispiratori e con questi leader come si può immaginare che la sinistra possa fare qualcosa di buono per il Paese? Pensate poi per un attimo cosa sarebbe successo se, ai tempi del governo Prodi, uomini di centrodestra avessero lanciato appelli simili. La sinistra e’ allo sbando e ha perso la ragione accecata dall’odio per Berlusconi. Che si stesse tramando da mesi qualcosa di grosso, gli italiani ne hanno sentito la “puzza” in più occasioni. Ora nessuno può piu’ far finta di non sapere ciò che si sta complottando contro il Parlamento, per il solo fatto che e’ guidato da una maggioranza che non riescono a “cacciare”. Nessuno piu’ può nascondersi dietro un dito e fingere di non vedere chi ipocritamente sbandiera alla Camera la Costituzione per primo la stava calpestando. Vogliono far passare un governo eletto dal popolo per una dittatura per “delegittimare” Berlusconi. Vogliono dare all’estero un’immagine “fortemente negativa” dell’Italia, in modo da far capire che in Italia c’e’ “pericolo” per la democrazia. Ora che Berlusconi ha deciso di ribattere chiodo su chiodo ai magistrati che lo accusano e di “presentarsi” ai processi, l’opposizione rimane “orfana” di un suo tanto caro slogan: “fatti processare”. Vorrebbe vedere Berlusconi “tremante” avanti ai giudici a chiedere scusa e perdono. Dopo tanti anni ancora non hanno capito che Silvio non e’ uomo che si fa intimorire, e’ uno strenuo combattente che piu’ l’attaccano e piu’ si carica. I magistrati sono abituati a “schiacciare” gli imputati e sono rimasti sconcertati ed irritati nel vedere che, prima e dopo le udienze, Berlusconi e’ stato applaudito a gran voce dai suoi sostenitori. Sta accadendo quello che non immaginavano: i processi sta “esaltando” il premier che potrebbe diventare una vittima della “malagiustizia”. Le cose si stanno mettendo male per certi magistrati ed una loro eventuale sconfitta avrebbe risonanza mondiale. Tutto il fango che e’ stato riversato in tutto il mondo addosso a Berlusconi si rovescerebbe sopra di loro. Chi rimborserà le decine di milioni spesi per cercare di trovare qualche colpa a carico del premier? Non hanno tutelato la giustizia, si trattava soltanto di “odio politico”. I magistrati dovranno smettere di sostituirsi al Parlamento che emana le leggi e loro le cancellano. Un esempio per tutti. Il capo della procura di Milano, Bruti Liberati, ha inviato una circolare che vieta l’arresto dei clandestini. Il Parlamento ha approvato una legge che dispone l’arresto per gli stranieri espulsi, per Bruti Liberati “Valgono le indicazioni dell’Unione Europea, non le leggi italiane”. La “strafottenza” della magistratura ha avuto inizio quando nel 1993 il Parlamento ha modificato l’art. 68 della Costituzione eliminando, di fatto, la separazione dei poteri. L’esecutivo e il legislativo sono rimasti in “balia” di molti magistrati che non hanno applicato le leggi “sgradite” alla sinistra ed hanno violentemente “osteggiato” qualunque riforma che li riguardasse. La Corte Costituzionale ha bocciato qualsiasi “scudo” che potesse “sospendere” i processi di Berlusconi per riprenderli a fine mandato. Dopo diciassette anni, nonostante le centinaia di visite della Guardia di Finanza alla ricerca di reati, malgrado i 31 processi e migliaia di udienze, Berlusconi e’ ancora “incensurato”. Ed ecco che la Procura della Repubblica di Milano si “inventa” un reato molto “infamante” per “liberarsi” di Berlusconi: “favoreggiamento della prostituzione minorile e reato di concussione”. Ma nessuno si e’ costituito parte civile come parte lesa contro Berlusconi, mentre c’e’ chi pensa di farlo contro la magistratura. Il premier si e’ sentito oggetto di un attacco intollerabile da parte di “certa magistratura” e ha accettato la sfida. Il suo atteggiamento e’ diventato estremamente “aggressivo” nei confronti dei magistrati. La sua “virulenza” verbale si spiega con la certezza della propria innocenza, ma anche perche’ ha capito che e’ arrivato il momento dello “scontro” finale. L’Italia e’ costretta ad assistere ad uno scontro istituzionale ai limiti della guerra civile, la quale, pero,’ non e’ stata iniziata da Berlusconi. Considerato che in questi 17 anni hanno fatto di tutto per impedirgli di governare e la storia si ripeterebbe se fosse rieletto premier nel 2013 (o autunno 2011 oppure primavera 2012?), Berlusconi, come d’altra parte lui stesso va da tempo dicendo, farebbe bene a rinunciare a ricandidarsi, rimanendo, comunque, alla testa del proprio partito il che significherebbe mantenere intatto lo stesso potere di prima. Facendosi da parte, potrebbe poi “divertirsi” a vedere com’e’ l’Italia ed il mondo senza di lui. E’ stato messo sulla “graticola” per circa vent’anni dai suoi alleati e dai suoi avversati e, finalmente, potrebbe vederli all’opera. Berlusconi e’ una persona straordinariamente intelligente che non si farà sfuggire questa “ghiotta” opportunità’. Ma volete scommettere che se, alle prossime elezioni politiche, il nuovo premier sarà del Pdl la magistratura, per metterlo sotto inchiesta, s’inventerà’ un altro “bunga bunga”? Buona Pasqua a tutti.
venerdì 15 aprile 2011
I "giovani" del dopo guerra ed i "giovani" di oggi.
“Il nostro tempo è adesso. La vita non aspetta” e’ stato lo slogan della manifestazione di sabato 9 aprile in Italia dei giovani “trentenni”. Quando avevamo la loro età “ il nostro tempo” era assai molto piu’ problematico del loro eppure ce la siamo “cavata”, come? “Arrangiandoci” e con tanto “ottimismo” nessuno sapeva cosa fosse la depressione. Fu dura la vita di noi giovani dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un Paese distrutto ed un futuro che sembrava senza “avvenire”. A nessuno veniva in mente di fare marce di protesta. Protestare contro chi? Lo Stato era in bancarotta e l’economia inesistente, cosi’, senza recriminazioni e “piagnistei”, ci siamo buttati con “entusiasmo” e grande “ottimismo” ad inventarci e ad intraprendere mille mestieri, mille attività tutte finanziate dalle “cambiali” che altro non erano il credito tra privati. Le “cambiali” si acquistavano dal tabaccaio ed erano stampate dallo Stato che ci guadagnava un tanto per mille. Le fabbriche vendevano i loro prodotti ai distributori che pagavano con “cambiali” con scadenze variabili dai 90/120 giorni, o anche piu’, dalla data dell’acquisto. A loro volta i negozianti vendevano ai clienti finali che, anch’essi, pagavano con “cambiali”. Chi godeva della stima della banca poteva cederle quelle in suo possesso per “scontarle”, pagava una “salata” commissione per trasformarle in “contanti” (cash). Lascio all’immaginazione del lettore quale tragicomica commedia capitava se alla scadenza qualcuno non pagava la “cambiale”. Ma senza le “indispensabili” cambiali l’economia italiana non sarebbe mai ripartita. Le banche, ovviamente, non concedevano “credito” ai “nullatenenti”, ma anche perche’, a quell’epoca, le loro casse erano quasi vuote poi, pian piano, hanno cominciato a riempirsi con le rimesse degli oltre sette milioni d’italiani che, nel frattempo, erano emigrati. Non amo citarmi, lo faccio per dare una testimonianza di un “giovane” di allora. Non essendo “figlio di papà” per sposarmi (a 23 anni) mi sono indebitato sino al collo e a trent’anni (1969) avevo già quattro figli. Incoscienza o coraggio? Giudicate voi. Noi giovani di allora, pur se diplomati o laureati, eravamo quasi tutti “sul lastrico” e “poveri in canna” al contrario della stragrande maggioranza dei giovani di oggi che economicamente non se la passano male, eppure siamo riusciti a realizzare, con molti anni di anticipo, ciò che consigliò tanti anni dopo John Kennedy: “Non chiedere al tuo Paese cosa può fare per te, chiediti cosa tu puoi fare per lui”. E noi lo abbiamo fatto creando il famoso “miracolo economico” di cui orgogliosamente ne andiamo fieri. “Adesso e’ il tempo” dei giovani di oggi di fare un altro miracolo economico. Si diano da fare: “la vita non aspetta!”. Da quando esiste il mondo “l’entusiasmo” e “l’irruenza” dei giovani, diciamo pure “l’incoscienza”, ha sempre prevalso sul senso di riflessione e di misura dei vecchi che e’ pur indispensabile per garantire la stabilità e la sicurezza della società. I giovani hanno “l’energia” per “spingere” avanti il mondo, energia che gli anziani non hanno più, ma, dalla loro parte, hanno “l’esperienza” e la “conoscenza” che i giovani ancora non hanno. E’ sempre stato, e sempre sarà, che le giovani generazioni debbono lottare contro tanti fattori che rendono sempre più difficili le loro condizioni. La difficoltà di trovare un posto di lavoro, e quindi un reddito che li renda autosufficienti, porta i giovani a sentirsi frustrati ed umilianti. E’ sempre esistita la carenza di alloggi e il loro costo e’ sempre stato elevato sia per acquistarli che per affittarli ma, chissà perche’, ai “nostri tempi”, non era motivo per rimanere nella casa paterna. Ai giovani di oggi tutte queste difficoltà, “sempre esistite”, invece di “stimolarli” li “deprimono”. Sarà perche’ sono stati allevati nel “benessere” e non sempre i genitori sono stati presenti per trasmettere quei “valori veri” fondamentali per l’esistenza umana. Sino a qualche decennio fa gli ideali comuni, tra le vecchie e nuove generazioni, erano gli stessi: la famiglia, la Patria e la religione ed i modelli di comportamento erano l’onesta’, la giustizia, il sacrificio, il dovere e la solidarietà, quella “vera”. Ora molti genitori pensano alla “carriera”, al “successo” personale e non amano “scocciature” come quelle di avere un figlio. Mettere al mondo un figlio e’ un attimo, ma crescerlo, accudirlo costa “sacrificio” e “sofferenza” e non molti sono disposti a spendere tempo e sudore per “educare” in modo adeguato un figlio. Di conseguenza i figli crescono da soli con amicizie talvolta sbagliate e “falsi valori”. Sono abituati ad essere viziati dai genitori che non si sanno far rispettare e non dicono mai di “NO”. I giovani, sapendo che possono avere tutto quello che vogliono, non versano nemmeno una goccia di sudore per raggiungere un obiettivo e questo li rende sempre “insoddisfatti” della propria vita. Non riescono ad apprezzare nessuna cosa che hanno perche’ “non se la sono sudata”. Negli anni 60 era il contrario, il solo avere una “bicicletta” comprata con i soldi guadagnati con il proprio sudore equivaleva ad una vincita alla lotteria. I genitori sapevano trasmettere i valori veri della vita e si sapevano far rispettare anche con la “cintura”, se necessario. Con le “sberle” e le “cinturate” e’ cresciuta una generazione che ha capito quali erano i “valori” e i veri “ideali” della vita. Se la società attuale e’ sprofondata nel “caos” e’ perche’ predomina “l’egocentrismo” e “l’egoismo”, la “contraddizione” e “l’incoerenza”. I giovani di oggi, molto piu’ evoluti, e per certi aspetti anche piu’ maturi dei giovani di un tempo, paradossalmente si comportano come i “bambini” che vengono lasciati per la prima volta all’asilo: hanno paura di separarsi dalla mamma e “piangono” disperatamente. Bisogna ammettere che la crisi dei valori e degli ideali oggi determina “smarrimento” e senso di “solitudine” nelle nuove generazioni. E’ vero che tanti ideali nel passato sono stati causa di immani disastri, basti pensare quanti guai ha procurato l’esasperato nazionalismo del “ventennio”, ma il non aver alcun punto di riferimento valido porta, inevitabilmente, le giovani generazioni ad una crisi d’identità. Tutto questo “destabilizza” la realtà dei giovani che si affacciano fiduciosi nella società. Ma che opinione dovrebbero avere di questa società quando con una “mazzetta” o una “raccomandazione” si risolve tutto o quasi? Una società dove proprio le istituzioni sono corrotte? Come possono avere fiducia di una società che nel terzo millennio non e’ ancora riuscita a risolvere il problema gravissimo della droga? Sappiamo benissimo il perche’: la droga frutta miliardi di dollari e sono in molti a trarne benefici finanziari. Tutti predicano bene, tutti vogliono il bene dei “giovani” e della famiglia.… ma poi? La verità e’ che molti di questi “predicatori”, sono solo interessati al potere e non sanno risolvere concretamente i problemi della società e quelli che ci hanno provato sappiamo che fine hanno fatto o che vogliono fargli fare. Credere in qualcosa vuol dire avere un “fine” un “obbiettivo” per il quale lottare e “sacrificarsi” per raggiungerlo, ma quando tutto può essere conquistato “esclusivamente” col denaro ecco che il denaro diventa l’unico “Dio” che gli uomini adorano. La mancanza di punti di riferimento, di solidi valori ideali e il “consumismo”, come unico modello sociale, sono le vere cause della “delusione” e della “apatia” dei giovani. Ed ecco che si rifugiano nell’illusoria felicità di una dose di eroina, o di uno “spinello”, rimanendone cosi’ schiavi. Ma quante altre cose sono anch’esse delle “droghe” dei “feticci” che “illusoriamente” creano la felicità dei giovani, ma anche dei meno giovani? “Magari potessi avere la moto Ducati”, “Magari potessi avere la macchina sportiva” e che dire della “mania” dei “telefonini”, ci sono persone che li cambiano ogni due mesi e ne hanno piu’ di uno. Anche questa e’ “droga” che fa perdere il senso delle cose e rende schiavi dei “feticci” creati dal “consumismo”. Soltanto prendendo coscienza di tutto questo i “giovani” ritroveranno la vera dimensione umana per non essere piu’ degli “schiavi sfruttati”. E’ l’unica strada da seguire perche’ come diceva Tolstoj: “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa di cambiare se stesso”. In situazioni estreme d’emergenza, bisogna occuparsi delle questioni “prioritarie” tralasciando tutte quelle di “secondaria” importanza. Se vogliono uscire dalla “depressione” ed aver successo, i giovani abbandonino i “feticci” che li rendono schiavi e prosciugano le loro scarse risorse finanziarie. “Riscoprano” i “veri valori” della vita e siano “ottimisti”. Non credano a chi gli dice che non possono realizzare i loro sogni. L’ottimista vede sempre il lato positivo delle cose, ha un atteggiamento pratico per raggiungere l’obbiettivo che si e’ prefissato ed e’ consapevole che nella vita niente e’ facile, ma nulla e’ impossibile.
Processo breve non incidera' sui procedimenti per il disatro di Viareggio, il terremoto dell'Aquila e per il crak Parmalat.
Nonostante le terroristiche affermazioni di alcuni esponenti dell’opposizione, le nuove norme sul processo breve e sulla prescrizione breve non incideranno sui procedimenti per il disastro di Viareggio, il terremoto dell’Aquila o per il crack Parmalat.
Per il primo i Pm stanno procedendo per reati gravissimi, come l’omicidio colposo plurimo e il disastro ferroviario, puniti con pene molto severe e che si prescriveranno, quindi, in un tempo lontanissimo; se il processo breve verrà approvato la prescrizione del disastro ferroviario di Viareggio maturerebbe in 23 anni e quattro mesi, quindi nel 2032, e la prescrizione dell’omicidio colposo plurimo addirittura dopo, fino a un massimo di 35 anni dai fatti, quindi nel 2044.
Lo stesso vale per i processi per il terremoto dell’Aquila, dove il termine di prescrizione si ridurrebbe di soli dieci mesi. E anche su Parmalat non ci sarebbe nulla da temere, visto che per il reato di bancarotta fraudolenta ed aggravata la prescrizione passa dai 18 anni e nove mesi a 17 anni e sei mesi.
L'opposizione viene sepolta dalle menzogne spacciate agli italiani sul fatto che una simile legge avrebbe azzerato i processi sul terremoto dell'Aquila piuttosto che quelli sull'incidente ferroviario di Viareggio, che con la nuova legge potranno rimanere aperti rispettivamente fino al 2032 e 2044. Se i pm e la sinistra ritengono che non si possa fare in tempo è meglio che i primi cambino lavoro e la seconda non si candidi a governare il Paese, nell'interesse di tutti i cittadini. In Italia ogni anno 170mila processi vanno in prescrizione per le lentezze e le incapacità dei magistrati. È evidente che procure e giudici devono cambiare marcia per perdere il record mondiale della lentezza: ce lo chiede la Corte europea dei diritti umani, lo pretendono le vittime, presunte vittime e imputati che incappano, a torto o ragione, nelle maglie dei nostri tribunali.
Iscriviti a:
Post (Atom)
