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venerdì 14 ottobre 2011

Gli "organi" rappresentativi degli italiani all'estero? Che roba e'?

Leggo sempre con interesse la rubrica “Italiani…brava gente” di Pietro Schirru. Nel suo pezzo del 5 ottobre 2011 ho saputo delle “gesta” coraggiose dell’attivissima ministra del Sud Australia Grace Portolesi, alla quale va i miei complimenti. E mi e’ sorta spontanea una domanda. Cosa fanno (e che cosa hanno fatto) i “cosiddetti” organi che “pretendono” di rappresentare gli italiani all’estero? Ad esempio. C’e’ qualcuno che sa dove si siano cacciati Nino Randazzo e Marco Fedi? Letteralmente scoparsi! A parte qualche insignificante “comunicato” di Fedi che ogni tanto appare qua e là. C’e’ qualcuno che possa testimoniare di avere ricevuto qualche beneficio (anche minimo) dalla loro presenza in Parlamento? C’e’ poi qualcuno che sa dell’esistenza del CGIE (Comitato Generale Italiani all’Estero)? E se lo sa, sa a che cosa serve? Chi può testimoniare di averne ricevuto qualche vantaggio dalla sua azione? Cosa dire poi dei COMITES (Comitato Italiani all’Estero)? Avrebbero potuto svolgere un’importante funzione a favore delle varie comunità italiane presenti all’estero ma, tranne alcune rare lodevoli eccezioni, la stragrande maggioranza hanno dimostrato di essere del tutto inutili. Il CGIE ed i COMITES in 20 anni hanno soltanto “sperperato” piu’ di 100milioni di euro esclusivamente per inutili “convegni” e viaggi “interglobali” dei loro “magnifici” membri. Pietro Schirru riporta che la ministra del Sud Australia (la capitale e’ Adelaide), in soli tre giorni di permanenza a Roma, e’ riuscita ad ottenere qualche piccolo risultato, il che e’ “moltissimo”, se comparato al “nulla assoluto” fatto o ottenuto dai due nostri “rappresentanti” in sei anni circa in Palamento e in vent’anni dal CGIE e dai Comites. Questo mette in risalto che e’ “una questione di persone”. La ministra Grace Portolesi ha dimostrato che si può, se si vuole e se si ha “l’onesta’ morale” d’impegnarsi per “onorare il mandato” ricevuto dagli elettori. I 18 parlamentari eletti all’estero, il CGIE con i COMITES (i cosiddetti “organi rappresentativi degli italiani all’estero”) avrebbero potuto fare molto per gli italiani nel mondo e questo sarebbe stato anche nell’interesse generale dell’Italia. Se coloro che abbiamo mandato al Parlamento italiano si fossero “impegnati” a tutelare i nostri interessi, in sei anni ne avrebbero risolti di problemi, invece, purtroppo, e non e’ “qualunquismo”, sono stati occupati “esclusivamente” a farsi i “casi” loro. Facciamo quattro conti. Un parlamentare italiano percepisce annualmente circa 200mila euro all’anno. Anche se si fa sempre piu’ probabile l’ipotesi che si voterà nella primavera del 2012, per “riff o per raff” la legislatura arriverà al termine, anche se ora il governo somiglia piu’ alla torre di Pisa “che pende che pende e mai non va giù” e con qualche “miracolo” potrebbe arrivare al 2013. Quindi, in sette anni, i nostri due “rappresentanti” (ma anche quasi tutti gli altri 16 eletti all’estero) avranno incassato circa un milione e 400mila euro e, se questo non bastasse, dopo “una lunga e stressante vacanza lautamente pagata” godranno di un “vitalizio” di circa 3mila euro al mese (un lavoratore “normale” non riuscirebbe mai a percepire una simile pensione neppure dopo 70/80 anni di “vero” lavoro). Ma aspettate, non finisce qui. In aggiunta incasseranno anche un “bonus di reinserimento” nella vita delle persone “normali”. Non so quanto guadagnassero Nino Randazzo e Marco Fedi prima di diventare parlamentari. Se per ipotesi percepivano uno stipendio annuo di 50mila euro all’anno, avrebbero impiegato 28 anni per incassare ciò che si sono “intascati” in soli sette anni, 23/24 anni se lo stipendio fosse stato di 60mila e 20 anni se fosse stato di 70mila. Sono conti della “serva”, ma incontestabili. Ho sempre sotto mano il loro messaggio di “ringraziamento”, per la loro “miracolosa” rielezione, pubblicato il 18 aprile 2008 su una pagina intera de “La Fiamma e “Il Globo”. Riporto uno significativo stralcio: “...Un grazie di cuore, dunque, a chi ci ha votati. Un riconoscimento di perfetta legittimità democratica a chi ha votato per gli altri candidati. Agli uni e agli altri ”il solenne impegno” di rappresentarli al meglio nelle assemblee parlamentari, di ”accoglierne” suggerimenti e segnalazioni, di “mantenere” nei limiti dell’umanamente possibile i contatti “diretti” o ”indiretti”. Un “network” di referenti in realtà locali cosi’ profondamente differenziate, su una vasta ripartizione elettorale quale appunto quella Africa, Asia, Oceania, resta uno dei nostri principali obbiettivi, non pienamente raggiunto o raggiungibile nel corso della brevissima e difficile legislatura passata….”. Alla luce dei fatti il messaggio del “gatto e della volpe” fa ritornare in mente il famoso ritornello: Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato, scurdamoce ‘o passato! E ci sembra poi di udire il sarcastico “suggerimento” di tutti i 18 vincitori della “lotteria estera”: “Grazie a voi fessacchiotti noi ce la siamo cavata”, voi, se volete che Cristo vi aiuti: “pregatevelo”.

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