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martedì 15 maggio 2012

Mario Monti deve accelerare sulle riforme costituzionali.


Come può partire la “fase due”, quella della crescita, quando si è creato sconforto e pessimismo in tutto il Paese e, soprattutto, nel settore produttivo? Gli imprenditori si suicidono e le fabbriche chiudono. Così non si crea il lavoro per nessuno, neppure la ricchezza che servirebbe per cercare di pagare il debito pubblico ed è per questo che lo “spread” non accenna a diminuire, i mercati non hanno fiducia delle “manovre” del governo italiano. Mario Monti è stato nominato senatore a vita non si sa per quali meriti, come non si sa per quali meriti sia stato scelto a fare il Presidente del Consiglio. Abbiamo notato che è “allergico” alle critiche. Le sue reazioni sono state “arroganti e presuntuose” nei confronti di chi “osa” sollevare dubbi sulle scelte del suo governo, o nei confronti di chi “osa” suggerire ipotesi diverse da quelle elaborate dai “cosiddetti tecnici” che lo circondano, ma che, alla prova dei fatti, dimostrano l’enorme distanza che c’e’ tra le teorie e l’applicazione concreta. Gli ultimi attacchi li ha riservati al PdL e ad Alfano “colpevoli” di chiedere che le imprese, che vantano crediti dallo Stato, possano decurtarli dalle loro tasse. Monti è stato così “brutale e arrogante” che è stato costretto a rettificare mettendoci una pezza peggiore del buco tanto da far dire a Berlusconi che “questo governo c’è ostile e forse è giunto il momento di uscire dalla maggioranza”. Catapultato dal “grigiore” delle stanze del potere europeo alla ribalta degli “osanna” dei “zerbini” quali sono i media nazionali,  si era convinto d’avere a che fare con un Paese di “analfabeti in economia”, di arruffoni e di incapaci. All’inizio ha attaccato l’intero Parlamento che era responsabile dei provvedimenti presi dietro la pressione dell’Unione Europea addossandogli tutta la responsabilità dell’alto “spread”. Ha fatto credere agli italiani:” “vedrete che scenderà, e scenderà sempre di più, statene certi’” ha detto con la sua proverbiale “supponenza”. Lo abbiamo visto tutti com’è sceso e come è risalito, qualche giorno fa ha raggiunto quota 430. Nei suoi viaggi all’estero, accompagnato da un codazzo di giornalisti, ha continuato le sue “provocazioni”, e con il suo “gesticolare”, come fosse perennemente in “cattedra”, a dirci: “Ora vi spiego… dovete capire… prima “salva Italia”… siamo sulla strada giusta… ora “semplifica Italia”… quindi “cresci Italia”…”. Ma di “cresci Italia” nemmeno l’ombra. L’unica cosa fatta dal governo sono state soltanto tasse, tasse e sempre tasse. Credo che Luca Ricolfi sulla “La Stampa” abbia colto il punto: “E’ vecchia la cultura di questo governo, anche per la mentalità con cui affronta chi osa non allinearsi al clima di “venerazione” e gratitudine da cui è circondato. E’ vero, non ci sono alternative al governo Monti, se cadesse sarebbe un disastro per l’Italia, i mercati ci farebbero a fettine. E tuttavia questa consapevolezza non rende per ciò stesso ragionevole qualsiasi cosa questo governo decida. C’è un errore logico, mi pare. Se la mia caduta è un evento così catastrofico da provocare un disastro, questo non vuol dire che tutto quel che faccio sia giusto, o volto al supremo interesse del Paese”. La stragrande maggioranza degli italiani non ha “tendenze suicide” e per questo è contraria alla fine prematura del governo Monti e all’uscita dell’Italia dall’Europa, spera soltanto nel ritorno della “politica” quella “vera” che risolve concretamente i problemi della gente. Oltre il 60/65% degli italiani sono persone “moderate” e desiderano che, per governare meglio il Paese, devono essere approvate le riforme costituzionali (meno parlamentari, snellimento nell’approvazione delle leggi, il governo deve contare di più e più stabile ecc.). Questo è stato il motivo principale del passo “laterale” di Silvio Berlusconi. C’e’ “urgente bisogno” di riformare  l’“architettura istituzionale”. L’Italia non è governabile e questo Berlusconi l’ha sempre detto. L’hanno dimostrato tutti i governi che si sono succeduti durante questi anni della Seconda Repubblica. Nessuno è in grado di governare questo Paese, neanche il Pd e i suoi alleati. Se vincessero le elezioni, quanto tempo riuscirebbero a restare al governo? Per governare il Paese, dopo le elezioni del 2013, Berlusconi propone una “federazione dei moderati”, con tutti quelli che vorrà starci. Una grande maggioranza “omogenea” (al contrario del centrosinistra che “omogeneo” mai lo sarà) che si propone di governare l’Italia per far uscire il Paese fuori dalla crisi e andare oltre le vecchie logiche di “contrapposizione” che hanno diviso i partiti in questi ultimi diciassette anni. Dunque il governo tecnico di Monti va sostenuto, sia perché in questo momento non c’e’ alternativa, ma, soprattutto, perché è un’occasione straordinaria per fare le “riforme costituzionali” che da anni si attendono e per il rilancio di una “politica migliore”.

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