martedì 26 marzo 2013

L'odio e' la "religione" dei comunisti.

Il comunismo è morto come esperienza storica, ma è vivo come “religione”, in particolare in Italia. Nel nostro Paese i comunisti, pur non avendo mai conquistato il potere, non per questo sono meno “fanatici” delle “avanguardie rivoluzionarie” sovietiche. Anzi, non avendo mai conosciuto la terribile esperienza concreta del “socialismo reale”, hanno potuto mantenere tutte le proprie “utopie”. Sono convinti chi è di fede “comunista” è intelligente, colto, ha moralità e pieno di buone intenzioni. I non comunisti non possono che essere stupidi, ignoranti, malvagi e dannosi: “impresentabili”, come ha detto la giornalista “comunista” della Rai Lucia Annunziata ad Angelino Alfano, segretario del Pdl: “Forse non è possibile che possiate eleggere qualcuno al Quirinale perché voi siete impresentabili”. È scoppiata una polemica prima con lo stesso Alfano, poi su tutti i giornali, tanto che il Direttore Generale della Rai, Luigi Gubitosi, si è scusato per l’accaduto. E ha costretto l’Annunziata a chiedere scusa. Il fatto non sarebbe importante se fosse stato un “lapsus”. E’ necessario distinguere l’insulto dal lapsus. Con l‘insulto s’intende offendere “deliberatamente” l’interlocutore, col lapsus no. Con l’insulto si ha l’intenzione di ferire e si può scegliere un epiteto esagerato (chiamando per esempio “delinquente” un oppositore politico), dunque l’intenzione di ferire c’e’. Nel caso del lapsus c’è “incoscientemente” una “convinzione vera”. Il lapsus è una “confessione involontaria”. L’Annunziata, qualificando tutti gli uomini e le donne del Pdl come “impresentabili” forse non intendeva offendere nessuno. Se avesse pensato per alcuni secondi in più, avrebbe detto: “non è probabile che riuscirete a far eleggere qualcuno dei vostri a presidente della Repubblica vista l’opposizione della sinistra”. Invece, nella fretta, ecco il “lapsus” che tradisce la sua “mentalità da comunista”. Quelli di sinistra non si limitano a contraddire le idee di chi la pensa diversamente, usano, come mezzo di lotta politica, la “dequalificazione”, il “disprezzo”, “l’odio” dell’avversario. Non ha tolleranza alcuna nei confronti degli avversari politici: sono e saranno sempre “nemici assoluti” da “distruggere” con ogni mezzo. Giorni a dietro i “compagni” si fregavano le mani per la probabilità (secondo loro) che Silvio Berlusconi potesse essere giudicato con il “rito immediato” per l’accusa di aver “comprato” il senatore Sergio Di Gregorio per far cadere il governo Prodi. A parte che tutti sanno che Prodi è caduto per altri motivi, ma intanto la notizia rendeva felici i “compagni”. Se l’accusa fosse stata provata, probabilmente Berlusconi poteva finire in galera. Che “felicità”! Finalmente fuori dalle “balle”! Ma il Gip (Giudice Indagini Preliminari) Marina Cimma, ha “gelato” i “compagni” e i magistrati Henry John Woodcok e Vincenzo Piscitelli che voleva arrestare Berlusconi. Il Gip ha dichiarato che: “Non è così evidente, che la scelta di De Gregorio di votare contro la maggioranza di governo, sia destinata ad assicurare a Berlusconi il massimo beneficio e, soprattutto, che la stessa sia ricollegabile al compenso dal medesimo ricevuto. Le indagini svolte, per quanto complete, non consentono di ritenere allo stato superflua la celebrazione dell’udienza preliminare in vista della celebrazione del dibattimento”. In poche parole: non esistono le “prove” che fanno pensare che Berlusconi abbia corrotto Sergio De Gregorio. Ma i “compagni” se ne fregano. La loro “sentenza” è che Berlusconi è “sicuramente” un “corruttore” e deve andare in galera! Dal 1994 è un “nemico” pericoloso per la loro sopravvivenza politica. Anche questa volta era arrivato ad un passo da far perdere ai “compagni” le elezioni. Una settimana ancora in più di campagna elettorale e Berlusconi avrebbe vinto. Va “arrestato” e “interdetto” dalla vita politica per sempre. E dicono di essere “democratici”!! Bersani si sta “arrabattando” per costituire un governo che, come primo atto, deve far ripartire “urgentemente” l’economia, il che significherebbe creazione di posti di lavoro per chi l’ha perso e per i giovani e riduzione del debito pubblico. Niente di tutto questo. Bersani non pronuncia mai la parola “crescita”, la parola “sviluppo”, niente di niente. Il suo “unico programma” è togliere di mezzo Berlusconi facendo approvare un decreto legge per la sua “ineleggibilità’”. Così stando le cose, l’insistenza di Bersani non può non apparire una “irresponsabile testardaggine”. Ha la smania di istallarsi a Palazzo Chigi per entrare nella storia come il primo comunista nominato alla guida del governo per volontà popolare. Bersani si trova davanti ad un bivio. O il “mercato delle vacche” acquisendo i “grillini” (almeno in parte), prassi sempre rimproverata a Berlusconi. O l’abbraccio del Pdl per un governo di larghe intese. Insomma, Bersani o si abbassa a praticare il “mercato delle vacche”, oppure s’inginocchia ai piedi di Berlusconi raccomandandosi che appoggi il suo governo. Indubbiamente, un brutto scherzo del destino “cinico”. Il centrodestra, è il solo che può salvare Bersani dalla probabile “scomparsa dalla scena politica”. Se fallisse, lascia il suo posto all’astro nascente del Pd, Matteo Renzi. Qualunque strada decida di percorrere, delle due offertegli dal “destino”, la sua “umiliazione” come politico è inevitabile. La tragedia di Bersani è che si rende conto della morsa umiliante in cui è stato stretto, ma si rende conto pure che la terza via è quella della “sua dissoluzione politica”. Rinunciare all’incarico per “manifesta impossibilità” a raccogliere i voti necessari a dar vita al suo governo, oppure andare alle elezioni anticipate costituirebbe per Bersani “la fine della sua leadership”, a cui seguirebbe un rapido tramonto “fino alla scomparsa definitiva”. Bersani ha di fronte a lui tre strade una più umiliante dell’altra. Mi viene in mente quel pifferaio che andò per suonare e fu suonato.


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