lunedì 4 marzo 2013

Tra il dire e il fare c'e' di mezzo il mare.

Come si “frastaglierà” l’onda dei “grillini” quando si dovrà confrontare con il mondo reale? Ora sono “rivoluzionari” duri e puri, ma vedrete che il potere corromperà anche loro. L’occasione fa l’uomo ladro e saranno agevolati dall’art. 67 della Costituzione (Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita il suo mandato senza vincolo di mandato). Ricordate i “Verdi” e la “Lega”?  Il problema non fu la loro “consistenza”, ma “l’inconsistenza” politica dei maggiori partiti di allora. I “Verdi” comparvero sulla scena negli anni ottanta, conquistando molta attenzione mediatica e spazio politico. I numeri elettorali non sono mai stati quelli di Grillo, ma anche perché il sistema politico era assai più solido dell’odierno (incredibile ma vero). I “Verdi” venivano quasi tutti dalla sinistra, in qualche caso da quella estrema come “Democrazia Proletaria” ma, alla fine, molti fra loro si sono “sistemati” come un qualsiasi “borghese” che prima odiavano. Ricordate Alfonso Pecoraro Scanio?  Ricorderete che erano “anti” a tutto. Già nel 2001 cominciarono a calare, ma non bastò a tenerli fuori dal Parlamento. Ora sono “spariti”, scomparsi nel nulla. L’ambientalismo diventò presente “permanentemente” in tutti i programmi di qualsiasi partito, producendo molti “disastri”. Non vollero le centrali nucleari. Ora l’Italia paga l’energia per le sue industrie 30% in più dei suoi competitori. E la compra dalla Francia che la produce, subito al di la delle Alpi, con centrali nucleari. Scelsero l’energia “rinnovabile”, dove di rinnovato, più che altro, c’è le pesanti bollette elettrice per tutti. Il guaio, insomma, non furono i “Verdi”, ma i partiti che vollero adeguarsi alle loro “utopie”. La “Lega” arriva sulla scena alla fine di quello stesso decennio. La prima reazione dei partiti al potere fu di “dileggiarli”. “Snobbarono” Umberto Bossi che si dimostrò subito un tattico raffinato, almeno tanto quanto lo è ora Grillo. Prima i media esagerò la loro entrata in politica pur di sostenere che i partiti di governo erano “finiti” (invece raccoglievano la maggioranza assoluta dei voti, che alla luce degli odierni risultati significa che “schiattavano” di salute). Si cominciò a scrivere che lo “Stato” era così marcio da favorire l’arrivo dei “barbari”. I quali non giunsero, in compenso agirono le procure che, con a capo Antonio Di Pietro, diedero il via, con “mani pulite”, al “massacro” di una parte politica. Poi, stabilito che oramai la “Lega” faceva parte del sistema, in molti iniziarono a parlare di una cosa che nessuno sapeva cosa fosse: il “federalismo”. Per facilitare il “federalismo” la sinistra varava la “pessima riforma” costituzionale (con tre voti di maggioranza), che “scassava” lo Stato, mentre i “leghisti” si “romanizzavano” alla grande e il loro condottiero “sistemava” il figlio “trota” ed ebbe inizio il “frega frega”. Ancora una volta, il problema non è stato la “Lega”, ma dei partiti che hanno creduto alle “fandonie” leghiste. I voti di Beppe Grillo arrivano in grande maggioranza dai delusi del PdL e della Lega che rispetto alle politiche del 2008 insieme perdono, per la precisione, il 29.97%. Di questo il 10% circa è stato preso da Monti che però ormai non conta più nulla. Non potrà mai essere l’ago della bilancia, ed è tagliato fuori per sempre. Alle prossime elezione, imminenti o fra cinque anni, neppure si presenterà. Il prezzo pagato a Grillo dal PdL è stato di circa il 20% della sua base 2008. Una valanga di voti. Il Pd ha pagato poco a Beppe Grillo e forse di più al Sel e al voto inutile per Ingroja. Rispetto al 33.18% del 2008, se si fanno le somme e le sottrazioni, si trova che il Pd ha pagato al Sel il 3.2% e a Ingroja il 2.24%. Restano per Grillo solo il 2.32% dei suoi elettori del 2008. Il grande esodo quindi è avvenuto dalla coalizione Pdl-Lega. Per tradizione politica la base elettorale del Pd è formata da uno “zoccolo duro” molto meno volatile di quella del Pdl e della Lega. Il grosso della base elettorale di Grillo non arriva da sinistra, ma dai delusi/indignati del centrodestra che, se rimarranno delusi da Grillo, ritorneranno dove sono venuti. I “grillini” vogliono molte cose identiche a quelle che gli altri partiti vogliono: dimezzamento dei parlamentari e dei loro stipendi, abolizione rimborsi elettorali, nuova legge elettorale, abolizione dei privilegi ecc. ecc. Ma una proposta “grillina” è assolutamente “utopistica”: lo stipendio di “cittadinanza” di 1000 Euro mensili a tutti. A parte che in questo momento sarebbe difficile trovare le risorse, il fatto è chi ora guadagna circa 1000 Euro il mese lavora 40 ore settimanali, continuerà a lavorare? O penserà di farsi licenziare per ottenere lo stipendio di “cittadinanza” e poi continuare a lavorare in “nero”? La “non vittoria” del Pd è particolarmente grave se si pensa che il PdL era “diviso”, “frastagliato”, con un leader “massacrato” da media e magistrati, dall’immagine “logorata” per le vicende personali e per di più di età relativamente avanzata (Berlusconi va per i 77 anni). È “indicativo” che un terzo dell’elettorato italiano, “nonostante tutto”, preferisca votare per Berlusconi e rifiuti Bersani. “L’usato sicuro” non è stato capace di convincere e “non ha convinto”. L’appoggio esplicito del “centrino” di Monti, dei poteri forti, della magistratura di sinistra, degli accademici universitari, non è bastato. Forse è stato dannoso portarsi dietro facce “vecchie” e “sputtanate”  (Fini, Casini, Tabacci) che si aggiungevano alla falange dei “dinosauri” (Bindi, D'Alema, Veltroni, Fassino). Prendere sotto braccio Vendola è servito a ben poco. Il Monte dei Paschi è stata la ciliegina sulla torta. Il voto del 24 Febbraio ha messo in risalto, se ce ne era bisogno, l’errore commesso dalla vecchia guardia “comunista” di “far fuori” Matteo Renzi che aveva, di fatto, vinto le primarie contro la “macchina” dello “zoccolo duro” del Pci/Pd. Renzi avrebbe attirato l’esodo dei “berlusconiani” delusi e avrebbe sicuramente ridotto la base di Grillo, cosa che Bersani non è riuscito a fare. E adesso? Il Parlamento è diviso in tre Poli, Sinistra (30%), Centrodestra (30%), Movimento 5 Stelle (25%). “L’insignificante” gruppetto dei “montiani” (10%) è fuori gioco. Non ci vuole un genio della politica per capire che sarà difficile, se non impossibile, comporre un governo. Bersani ha cominciato il mercato delle vacche (ora si chiama “scouting”) ma, “apparentemente”, non sembra ci sia molta disponibilità da parte dei “grillini” eletti. Però tra i “grillini” c’e’ fermento e agitazione e cresce la fronda nei confronti del “guru” Grillo. Impossibile fare pronostici. Una soluzione ci sarebbe. Alfano e Renzi potrebbero fare un governo forte. Mettere da parte destra e  sinistra. Prendere tutto quello che c’è di buono da una parte e dall’altra. Attuare tutti i programmi necessari per far ripartire l’economia in pochi mesi. Fare tutte le riforme necessarie e se e’ possibile continuare, bene, altrimenti alle urne! Sono convinto che se si faranno tutte le riforme necessarie, il “Movimento 5 Stelle” si dissolverà come neve al sole.

 

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