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lunedì 22 febbraio 2016

Cirinna'

Già, pare proprio che la fortuna di Renzi sia esaurita, come ha scritto lunedì il Financial Times. Non è, però, solo questione di vento in poppa. Il disastro che si è consumato, in questi giorni, sul ddl Cirinnà è qualcosa di più di una serie di pezzi di un puzzle che non si son incastrati a dovere: è il primo, vero, fallimento tattico-politico di Renzi. Un ko strategico che, difficilmente, il premier riuscirà a far dimenticare. Nemmeno con il giochino – che gli riusciva bene qualche tempo fa ma che ora non sta più in piedi – di sviare l’attenzione. Di non parlare del tema: come ha fatto, tanto per fare un esempio, nella ultima E-news, nella quale, alla vigilia della votazione del testo in Senato, non ha speso nemmeno una parola. Mandando avanti, solo quando l’intervento del Governo si è rivelato indispensabile, la sola Maria Elena Boschi.
E’ molto comodo, oggi, inveire contro i Cinque Stelle che, forse, per la prima volta in vita loro, hanno inscenato una vera mossa politica, rifiutandosi di votare quell’obbrobrio – legittimo per carità ma pur sempre un obbrobrio – del supercanguro
E sbaglia Renzi a farlo. La favoletta del tradimento e del dietrofront grillino non regge, Renzi è un po’ troppo grandicello ormai per giocare ancora allo scaricabarile. E le dichiarazioni di Maria Elena Boschi – «sappiamo di chi sono le impronte» lasciate sull’eventuale fallimento del ddl – suonano davvero un po’ stonate. Così come i piagnistei di Monica Cirinnà, la senatrice firmataria del provvedimento: «Ho sbagliato a fidarmi dei Cinque Stelle». In realtà ha sbagliato a fidarsi del suo partito, ma non può dirlo. Perché l’unica parte responsabile di un dibattito incivile e di un epilogo ridicolo come quello di oggi si chiama proprio Partito Democratico. Un Partito che Renzi ha lasciato a briglia sciolta su un tema che meritava più pragmatismo e meno “dottrina“. Il premier è scivolato, infatti, su ciò che sapeva fare meglio: lo stratega.
Sembrano lontani i tempi di capolavori di tattica – nel metodo non nel merito – come l’elezione di Mattarella. Ostaggio di un’ideologia spinta fino all’estremo, il “facciamolo costi quel che costi” si è rilevato un boomerang mortale
Renzi si è fatto dettare la linea dai pasdaran delle famiglie arcobaleno, dai paladini della stepchild adoption (l'adozione del figliastro) e così, forse, si è giocato anche la possibilità di dare – come gli chiedeva l’Europa – una legge sulle unioni civili. A cui, ormai, persino i cattolicissimi avrebbero detto sì. 
Se l’articolo della discordia, il 5, fosse stato stralciato dal testo, a quest’ora il governo avrebbe portato a casa una legge accettabile per tutti, forse anche per la Cei.
Tra l’altro, in molti lo avevano annunciato, la soluzione migliore, fin dall’inizio, sarebbe stata la separazione dei temi: una legge “pura” sulle unioni civili e poi, eventualmente, un altro provvedimento sulle adozioni. Invece si è creato un pasticcio, enorme, dove, fino all’ultimo momento, si è tentato, inutilmente di edulcorare la pillola, inasprendo le pene per l’utero in affitto. Una commistione di diverse competenze che ha creato un pastone evidentemente irricevibile per parte del Parlamento. Un’ostinazione francamente incomprensibile che ha prestato il fianco alle tesi di chi ha sempre sventolato, magari anche a torto, lo spauracchio della norma ad personam o a misura di lobby.
Tutto per cosa? Per avere la comunità gay imbufalita per il rischio di non vedere riconosciuti nemmeno i diritti di coppia, per avere una firmataria della legge che annuncia l’addio alla politica, per avere offerto ai cittadini uno spettacolo di garbugli procedurali mostruosi (adesso però tutti sapremo cos’è ilsupercanguro), per aver dato un assist politico clamoroso ai Cinque Stelle, i quali hanno semplicemente fatto il loro mestiere. E per portare a casa una norma sulle adozioni che, diciamolo, non piace nemmeno allo stesso cattolicissimo Renzi. 
Ci si rivede tutti il 24 febbraio, comunque, quando si «saranno riannodati i fili politici» ha detto il capogruppo Pd Luigi Zanda, gli animi si saranno raffreddati e le idee schiarite: probabile, anche se la sinistra sinistra nega, che la stepchild venga stralciata
Non si poteva farlo prima? 
No, evidentemente dovevamo scontare chissà quale pena per sorbirci tutto questo. E comunque vada a finire, sarà una figuraccia.

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