sabato 30 luglio 2016

Renzi: "Sbagliammo a ridere con Sarkozy e Merkel di Berlusconi".

Il presidente del Consiglio: "Qualche tempo fa qualche leader straniero rideva di noi, o del leader politico pro tempore (Berlusconi, ndr). Anche la mia parte politica sorrideva, e sbagliammo, perché prendevano in giro l'Italia"


  
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi recita un mea culpa tardivo su Berlusconi.  


Prende atto che l'atteggiamento di scherno usato nei confronti dell'ex premier alcuni anni fa da parte di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel era sbagliato. E ancora più sbagliato era l'atteggiamento della sinistra italiana, che non si rendeva conto di quanto fosse grave quella mancanza di rispetto

Perché i due leader in quel momento non si facevano gioco solo di Berlusconi, ma ridevano alle spalle di un Paese intero.
Intervenuto a Sassari per la firma del "Patto per la Sardegna", Renzi ricorda i tempi in cui, "qualche tempo fa, qualche leader straniero rideva di noi, o del leader politico pro tempore". Non fa nomi, ma nel suo intervento è chiarissimo che si riferisca alla famosa conferenza stampa di Merkel e Sarkò su Silvio Berlusconi.
Nel ribadire la necessità di uno "standing" nuovo del Paese nel rapporto con gli altri protagonisti della scena internazionale, il presidente del Consiglio abbozza un timido mea culpa, sottolineando che "anche la mia parte politica sorrideva, e sbagliammo perché - avverte - quando qualcuno sorride sull’Italia deve capire che sta prendendo in giro il Paese sbagliato". Insomma, verrebbe da dire, meglio tardi che mai.
Il premier prosegue ricordando che "abbiamo bisogno di essere più solidi e autorevoli e di organizzarci per avere tutta la forza necessaria" per la competizione globale.
Quel 23 ottobre 2011 a Bruxelles (sede del vertice europeo) fu scritta una pagina triste nei confronti dell'Italia. Una grave mancanza di rispetto a livello istituzionale e politico. Ma la cosa ancor più grave fu l'atteggiamento di quelle forze che, accecate dall'odio anti Cav, non si resero conto di scavare la fossa per il loro stesso Paese

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