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venerdì 13 febbraio 2009

Obama ha detto cose intelligenti ma anche banali. Nel centrodestra si "litiga" per la solita politica italiana delle "parrochiette".

Sydney, 30 gennaio 2009
Dio strabenedica Barack Obama, l’invocai quando ottenne la nomination e l’invoco ancor di piu’ adesso. A me il discorso di Obama non ha procurato alcun entusiasmo. Ha detto cose intelligenti ma anche molte banalità. Spero che presto abbia cose importanti da dirci e dimostri veramente cosa sa fare. Ha un grosso handicap da superare: quello che molti pensano che sia in grado di risolvere tutti i problemi ed i mali del mondo. C’e’ un’esagerata aspettativa su di lui come fosse il nuovo Messia. La sbornia collettiva, per la cerimonia di incoronazione di Barack Obama a presidente del più potente Paese del mondo, non ha portato nessun entusiasmo ai listini delle borse internazionali e a quella americana. Tutte hanno chiuso con il peggior risultato di sempre nella giornata di insediamento di un presidente USA. Questo e’ un segnale poco incoraggiante ma, tutto sommato, Obama ha aperto alla speranza ed il che non e’ poco. La speranza contro la paura, e' stato il filo conduttore del discorso di Obama (ha per caso letto il libro di Giulio Tremonti?). L'”audacia della speranza”, e' stato il messaggio di Berlusconi al neo presidente. Ed invece Walter Veltroni? Anche questa volta dimostra di essere “scollato” dalla realtà. Lui, e tutta la sinistra italiana, predica il “catastrofismo”. Insiste nel sostenere che la gravissima crisi economico-finanziaria in corso e' stata sottovalutata dal governo italiano. Secondo lui, il governo sta offrendo “una risposta casuale e debolissima”. Eppure il commissario dell’Unione Europea agli Affari economici, Joaquin Almunia, ha dichiarato che le misure anticrisi italiane “costituiscono un’adeguata combinazione tra l'esigenza di stimolare l'economia e l'esigenza di mantenere prudenza nel gestire il bilancio”. Sempre per Almunia, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti “non ha bisogno” di suggerimenti, visto che “sa benissimo quello che bisogna fare”. Mentre e’ iniziata la nuova era Obama, che si spera rivoluzionerà il mondo, in Italia assistiamo al solito gioco delle “tre carte”, sia in vista della nascita del Partito delle Libertà, con il conseguente scioglimento di Forza Italia e di Alleanza Nazionale, sia in vista delle elezioni europee ed amministrative che si terranno dal 6 al 7 giugno 2009. E’ da alcune settimane che il “trasformista” Gianfranco Fini cerca di mettersi in mostra pronunciandosi su qualsiasi argomento, il tutto per aumentare le “quotazioni” di AN che sta chiudendo i battenti per confluire nel Pdl il 27 marzo. Da qui al 7 giugno la situazione nella maggioranza e’ destinata a peggiorare. Il governo rischia di perdere “cinque o sei” punti di consenso popolare per la litigiosità che si verificherà nel centrodestra. Per rendere meno evidenti le liti interne alla maggioranza, c’e’ la tentazione di congelare le riforme per riparlarne dopo le elezioni europee ed amministrative. Due sono i fronti aperti. Il primo, tra Forza Italia e Alleanza nazionale. Si gioca sull’assetto da dare al PdL e sulla riforma della giustizia. L’altro fronte vede contrapposte Forza Italia e la Lega e riguarda i costi del federalismo fiscale e la solita riforma della giustizia. Infatti, il disegno di legge del guardasigilli Alfano per cambiare il processo penale, che doveva essere discusso al piu’ presto in uno dei consigli dei ministri, non e’ stato ancora presentato per la mancanza di un testo condiviso tra gli alleati. Più aumentano i contrasti tra Forza Italia e An, più la Lega cerca di approfittarne. Umberto Bossi ha sentenziato che: “Forza Italia e An non possono andare d’accordo. Per fortuna che c’è la Lega!”. Insomma, il leader del Carroccio soffia sul fuoco della rivalità tra An e Forza Italia, perché gli porta voti. Poi si presenta a Berlusconi e Gianfranco Fini con l’aria di quello che lavora per la causa comune: grazie alla Lega, quei voti resteranno comunque all’interno della maggioranza. Non è per amore degli alleati che Bossi si impegna a recuperare i loro voti. In molte aree del Nord, iniziando dal Veneto, la Lega punta a sorpassare il PdL e quindi a “comandare”. La stessa Forza Italia è divisa. C’e’ chi chiede al premier di tenere duro, convinto che, se Berlusconi fosse irremovibile, Bossi e Fini finirebbero per allinearsi. E c’e’ chi e’ convinto che la partita più dura sia quella con la Lega. La situazione è complessa, ma non drammatica. È evidente che, con l’avvicinarsi delle elezioni europee ed amministrative, ci sarà sempre più concorrenza tra Lega e PdL, per il semplice fatto che si presenteranno con liste diverse. Ora nelle aule parlamentari si stanno portando avanti due grandi riforme: quella per il federalismo fiscale e quella della giustizia. Se fossero approvate si dimostrerebbe che quella in atto è una concorrenza leale, senza “furbate”. Per reggere la competizione con la Lega il PdL deve dimostrare la sua compattezza. Ma intorno a Berlusconi c’è anche chi pensa che, per non rischiare, l’unica soluzione possibile e’ rinviare l’approvazione del federalismo e la riforma della giustizia a dopo le europee ed amministrative. Un obbligo, più che una scelta. Nessuno dei nodi del federalismo fiscale e’ stato risolto dal Senato. C’e’ il rischio di un aumento delle tasse, se non si accorperanno i comuni e si aboliranno le province, cosa questa che la Lega non vuole. Il vero federalismo fiscale, in sostanza, si dovrebbe iniziare a discutere alla Camera. L’approvazione del testo al Senato serve solo alla Lega come “manifesto elettorale” per le europee. A maggio inizia la campagna elettorale. Il fittissimo calendario dei lavori parlamentari, nei due rami del Parlamento, sarebbe un ottimo alibi per rimandare il tutto. L’aula della Camera, ad esempio, deve ancora affrontare la riforma della pubblica amministrazione. Insomma, o si trova un accordo forte in tempi brevi, oppure Berlusconi potrebbe decidere di rinviare le riforme a quando nessuno avrà più motivi per rubare elettori agli alleati. Per l’8 giugno, dopo le elezioni europee ed amministrative, dovrebbe essere tutto finito e il governo “ricomincerà” a fare le vere riforme e riguadagnare il consenso popolare. Mentre negli USA e’ in atto un grande cambiamento, la politica italiana rimane ancora “invischiata” ai vecchi riti dannosi per far si che le singole “parrocchiette” mantengano o aumentino il potere. E gli interessi dei cittadini? Poco male, possono attendere.

Le quattro circoscrizioni estere non sono servite per tutelare meglio gli italiani nel mondo.

Mirko Tremaglia, il “padre” degli emigranti italiani, ha impiegato circa quarant’anni per far approvare, nel 2001, la legge 459 per permettere a noi italiani nel mondo di votare, senza l’obbligo di ritornare in Italia. Sarebbe stato piu’ che sufficiente esercitare per corrispondenza (come avviene in tanti altri Paesi) il diritto di voto, ma Tremaglia ha voluto “strafare”. Ha fatto modificare la Costituzione per istituire quattro circoscrizioni estere, voleva consentirci di eleggere i nostri diretti rappresentanti. L’idea delle circoscrizioni estere era apparsa subito a molti un po’ “peregrina”, anche se “teoricamente” sembrava giusta. Con l’impatto della realtà, questa soluzione si e’ poi dimostrata una vera “utopia” e per giunta “costosissima”. Sapete quanto “ci” costano ogni anno i 6 senatori e i 12 deputati eletti all’estero? Ben “30 milioni e 300 mila euro”: quasi i soldi che il governo ha “tagliato” nel 2009 a noi italiani nel mondo. I conti l’hanno fatti al centesimo Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, quelli del famoso libro “La Casta”, e li hanno confrontati con i costi dei parlamentari spagnoli: la Spagna spende circa 8 volte meno. All’Italia ogni senatore costa 1 milione e 775 mila euro (alla Spagna 229 mila). Per ogni deputato, l’Italia “sgancia” 1 milione e 630 mila euro (solo 281 mila euro la Spagna). Nel costo e’ tutto incluso: dagli affitti dei “palazzi” del potere ai loro costi di manutenzione e gestione; dallo stipendio dei commessi a quello dei barbieri (anche 230 mila euro all’anno ognuno); dal costo della gestione della “mensa” ai costi delle varie segreterie; dalle spese di rappresentanza e, ovviamente, agli stipendi dei parlamentari. Il buon Tremaglia era convinto che noi italiani nel mondo saremmo stati piu’ tutelati, una volta che avevamo in Parlamento i nostri 18 diretti rappresentanti. Come si sa, tutte le strade dell’inferno sono lastricate da buone intenzioni. Dopo circa tre anni, quello che hanno saputo far benissimo i nostri 18 rappresentanti, sono stati i “casi” loro, sistemandosi economicamente benissimo “vita natura durante”. Pensate, persino viene pagato per intero lo stipendio ad un senatore del Pdl, l’avvocato Nicola Paolo Di Girolamo, agli arresti domiciliari per avere dichiarato il “FALSO”. Sarebbe finito in “galera” se la “casta”, a cui appartiene, non l’avesse salvato. Ci sarebbero altre storie, non molto edificanti, che riguardano altri “bipartisan” eletti all’estero. Per ragioni di spazio non posso riportarle su questo giornale. Alcune sono già nel mio Blog (www.itamondo.blogspot.com) altre le pubblicherò a breve. “A mo’ voglio vede’ come va a finì!” mi sono detto, tra me e me (in dialetto marchigiano) dopo aver letto il messaggio: “Grazie, italiani d’Australia!” dei due “riconfermati” parlamentari della IV circoscrizione estera, pubblicato il 18 aprile 2008 su un’intera pagina dei giornali Il Globo e La fiamma. Ho ritagliato la pagina e l’ho appesa in bella vista. Ogni tanto la rileggo e mi “vien” da ridere. Certo che alle elezioni di aprile 2008 se l’erano vista brutta Nino Randazzo e Marco Fedi! Per loro erano quasi nulle le possibilità di una riconferma. Poi, quando si dice la fortuna! Tra i rappresentanti del centrodestra in Australia scoppiò una guerra senza quartiere che fece perdere migliaia di voti ai candidati del Pdl, e così, Randazzo e Fedi rimontarono a cavallo. Anche nel 2006 il centrodestra gli aveva fatto la “grazia”, stupidamente si presentò alle elezioni con quattro liste anziché una, che gli avrebbe permesso di vincere i due seggi. Nel 2006 ci fu anche un altro fattore che favori l’elezione dei due candidati dell’Unione. Astutamente, Randazzo e Fedi, il 17 febbraio 2006 stipularono un “Contratto Politico - Nota d’Intesa”, con il cosiddetto Network del Laburisti italiani d’Australia. Il Network laburista revocò le sue liste (erano pronte per essere presentate) e decise di sostenere il candidato dei DS (Fedi) e della Margherita (Randazzo), dietro precisi e dettagliati impegni scritti dei due candidati dell’Unione se fossero stati eletti. Arrivati in Parlamento i due non “onorarono” le promesse, ed e’ per questo che nel 2008 i Laburisti italiani d’Australia presentarono le proprie liste ma, ancora una volta, il centrodestra fece la “grazia” a Randazzo e Fedi. Nel loro messaggio di “ringraziamento” agli australiani, i due “miracolosamente” riconfermati, si sono assunti alcuni impegni che, anche questa volta, regolarmente non stanno “onorando”. Ma questo e’ un vizio di tutti i parlamentari, non esclusivo dei nostri due rappresentanti (si fa per dire). Per farsi eleggere si promette di tutto e di piu’, una volta “acchiappata” la poltrona: tanti saluti e baci, hanno ben altro da pensare! Al momento sono preoccupatissimi per la loro sorte alla fine di questa legislatura. La riforma del Parlamento prevede una forte diminuzione dei parlamentari nei due rami del Parlamento. E’ quasi certo che scompariranno i 18 parlamentari esteri e così, i poverini disperati, sono alla ricerca di nuovi sbocchi per continuare a far parte della “casta”. Guglielmo Picchi (deputato del Pdl), sta tentando di farsi eleggere Sindaco di Firenze. Il senatore Juan Esteban Caselli (Pdl) giura che Papa Giovanni Paolo II da tempo gli appare in un sogno ricorrente che lo invita a candidarsi a Presidente dell’Argentina. Mamma mia! Marco Fedi (Pd), allo scopo di mettersi in vista per concorrere ad un posto di parlamentare (probabilmente) in un seggio di Ascoli Piceno, continuamente pubblica notizie e notiziole su ogni argomento (non attinenti ai problemi di noi italiani nel mondo) usando sciocche ed inconsistenti argomentazioni, avversando solo e soltanto il governo che sta facendo il meglio possibile, mentre il “suo” PD e’ in piena confusione e vicino allo scioglimento. Nino Randazzo e’ scomparso: svanito nel nulla! Sicuramente e’ ormai appagato e, considerata la sua età, sicuramente non ha nessuna intenzione di continuare l’avventura parlamentare al termine di questa legislatura. Perché mai allora dovrebbe darsi da fare? Tutto al piu’ si “accoda” a qualche commissione che va in “missione” in giro per il mondo. Qualche gita di piacere, a spese del contribuente per visitare nuovi Paesi, e’ sempre ben gradita. Lo fanno tutti, guarda Marco Zacchera che e’ sempre in viaggio! Ma poi perché i parlamentari esteri dovrebbero “affannarsi” per risolvere i problemi di noi italiani nel mondo? Basta attendere alcuni anni e tutti “immancabilmente” si risolveranno. Giornalmente i “necrologi” ci informano che stanno rapidamente ritornando alla casa del Padre chi da tempo attendeva la riacquisizione della cittadinanza. I figli ed i nipoti, se ancora non l’hanno, non sono minimamente interessati ad ottenerla. Gli unici ad avere un certo interesse alla cittadinanza italiana sono alcuni oriundi del Sud America. Ambiscono al passaporto italiano esclusivamente per emigrare in Europa, non certo in Italia. Per il sempre piu’ rapido ritorno alla casa del Padre anche dei pensionati, tra poco anche gli indebiti INPS saranno definitivamente sistemati. Quindi gli eletti all’estero non si preoccupino, continuino tranquillamente a stare in vacanza per i prossimi quattro anni, sarà il tempo, non loro, a curare e a sistemare tutti i problemi di noi italiani nel mondo.

Abolire il valore legale dei titoli di studio e dare le onoroficenze a chi veramente le merita.

L'abolizione del “valore legale” dei titoli di studio, rappresenterebbe un cambiamento importante per l'Italia. Il “valore legale” del titolo di studio uccide la concorrenza fra le università e, uccidendo la concorrenza uccide la qualità, uccidendo la qualità, alla fine, uccide la “meritocrazia”. Il mito del “pezzo di carta” e’ la vera causa che genera in Italia laureati impreparati e, per questo, hanno poi difficoltà a trovare lavoro. Le madri ed i padri italiani preferiscono sacrificarsi per far rimanere a vita i loro “bamboccioni” all’Università’, piuttosto che indirizzarli ad imparare un mestiere. Abolire il valore legale del titolo di studio e’, allora, anche il miglior rimedio per abolire il “provincialismo” italiano: quello che venderebbe l'anima al diavolo pur di leggere sul biglietto da visita del figlio la parola “Dottore”. E’ un ridicolo malcostume italiano dove, se non sei “dottore” non sei nessuno. Mentre nel mondo anglosassone, anche i piu’ valenti “dottori”, sono semplicemente Mr., Miss. o Mrs. Abolire il valore legale dei titoli di studio porterebbe piu’ efficienza e qualità alla formazione scolastica e al mondo del lavoro in Italia che e’, ormai, sempre più il fanalino di coda nelle classifiche internazionali. La laurea “fasulla” e’ il motivo principale dell’arretratezza della Pubblica amministrazione italiana. Per essere assunti si sa che occorre possedere “il pezzo di carta” (e la giusta “raccomandazione”), poco importa se poi si e’ del tutto impreparati. Questo non accade certo per le aziende private. Da sempre reclutano personale sempre in base all'efficienza e a criteri di meritocrazia. Se poi un'azienda privata assume un incapace, c'è la garanzia “garantita” che il responsabile di tale assunzione e lo stesso assunto vengano, prima o poi, sbattuti fuori. Nell'università la “meritocrazia” non esiste. Per diventare “ordinario” basta il “pezzo di carta” ed essere “imparentati” con il Rettore o il Preside. Per avere l’aumento di stipendio o un avanzamento, e’ sufficiente l'anzianità e non i propri risultati di ricerca e le pubblicazioni edite. Abolire il valore legale del titolo di studio non significa portare il caos all'università. Il disegno di legge proposto dal Governo prevede che “ogni istituto universitario debba essere accreditato dal ministero sulla base di alcuni parametri: esigenze del territorio, capacità di autofinanziamento, adeguatezza dei corsi di laurea rispetto agli obiettivi formativi, composizione del corpo docente”. E si propone inoltre “una ripartizione delle università per fasce di merito anche al fine dell'erogazione dei finanziamenti pubblici, oltre a ipotizzare meccanismi di governance più snelli, agili, più imprenditoriali, e la parità tra università pubbliche e private ipotizzando che i finanziamenti pubblici per l'attività didattica siano ripartiti non in funzione della natura (pubblico o privato) dell'ateneo, ma in funzione di alcuni parametri di qualità del servizio (numero iscritti, tempo di primo impiego dei neolaureati, rilevanza internazionale dell'ateneo, ecc...). Ciascuna università potrà, inoltre, fissare le rette di iscrizione all'interno di un minimo e massimo fissati con decreto dal ministro dell'Università con la possibilità di ridurle per favorire, ad esempio, settori ritenuti particolarmente strategici per lo sviluppo del Paese”. Il Disegno di legge prevede inoltre agevolazioni fiscali per i finanziamenti da parte dei privati. L'introduzione di un sistema di borse di studio e di prestiti d'onore. Un nuovo sistema di reclutamento dei docenti, concedendo a ogni facoltà il diritto di poter liberamente scegliere i propri docenti tra quanti sono abilitati, come avviene in Australia. Con l'abolire del “valore legale del titolo studio”, non si vuole garantire a tutti (pure a coloro che non hanno il titolo) di accedere ai concorsi pubblici, ma istituire una sana e vera competizione fra le università e un meccanismo di selezione “meritocratica” per accedere all’impiego pubblico. Se il “pezzo di carta” non darebbe piu’ nessun diritto e non fosse piu’ un “marchio” di legittimazione, tutti gli studenti immotivati a studiare (e sono la maggior parte come riferisce il rapporto statistico fra laureati e iscritti), e che sono un peso per la collettività, fuggirebbero a gambe levate. Quando finirà l'era in cui una laurea presa alla Bocconi ha ugual valore giuridico di una presa “chisadove”, le Università, per sopravvivere, s’impegneranno ad attirare gli studenti in base alla sola loro qualità degli studi che offriranno. Chiuderebbero così le Università che producono “laureati” di scarsissimo livello e preparazione, così come chiudono i ristoranti che non cucinano bene. In Inghilterra, Australia ed America succede così. Obama è laureato ad Harvard e il suo “pezzo di carta” non gli dà diritto a nulla, se non alle credenziali che derivano dal prestigio che quell'ateneo ha saputo nel tempo guadagnare. Una legge che abolisca il valore legale del titolo di studio sarebbe anche la premessa per abolire gli ordini professionali, se non tutti, la maggior parte. Ad esempio in America un pescivendolo, con capacità giornalistiche, può abbinare l'attività giornalistica con la sua attività di vendita di pesce, senza la necessità di far parte di una corporazione, come in Italia, che il più delle volte serve solo per tenere in piedi una “casta” piena di privilegi. In Italia e’ necessario anche limitare al minimo le onorificenze e concederle soltanto a chi “veramente” ha titoli per meritarsele. Solo dal 25 gennaio 1991 al 6 giugno 2008 sono stati nominati 111.459 “Cavalieri” a cui si aggiungono 26.676 “Ufficiali al merito della Repubblica”. Al Quirinale la Cancelleria dell’ordine sta lavorando per informatizzare e rendere noti sul sito www.quirinale.it i nomi di tutti i “Cavalieri” investiti dall’onorificenza a partire dal 1951, data di istituzione dell’ordine. Per certo si sa che ben 25.772 cittadini italiani sono diventati “Commendatore” dal 1985 al giugno 2008. Salendo con il grado dell’onorificenza scendono i numeri: “solo” 23.566 i decorati come “Grande Ufficiale” dal dicembre 1952 ad oggi. In minor numero i “Cavalieri di Gran Croce” insigniti dal novembre del 1952, “appena” 8.520. Per premiare altissime benemerenze di uomini eminenti, italiani e stranieri, può essere “eccezionalmente” conferita ai “Cavalieri di Gran Croce” la decorazione di “Gran cordone dell’ordine”. L’Italia sembra sia un vero e proprio “medaglificio”: raggruppando tutte le onorificenze sono 246.153 maggiormente ottenute non per “merito” ma per “raccomandazione”. Ma che vantaggi dà nella vita quotidiana avere la medaglia e l’attestato incorniciati e in bella vista nel salotto buono? Nessuno. Quello che si può fare è fregiarsi pubblicamente del titolo ricevuto, non solo con gli amici, ma anche sui biglietti da visita e sull’elenco telefonico. Il massimo per appagare la vanità.

lunedì 12 gennaio 2009

Antonio Di Pietro il leader dei "valori immobiliari" e il figlio Cristiano gli da una mano, "ciazzecca" e poi come!

Nel 1992 il signor Gorrini diede al “Magistrato” Antonio Di Pietro ben cento milioni di lire a titolo di “amicizia disinteressata”, senza chiedere interessi e garanzie reali di restituzione. E di Pietro non dichiarò quella somma nella sua denuncia dei redditi. I “Magistrati” assolsero Antonio Di Pietro in quanto, secondo loro, i soldi ricevuti dal signor Gorrini, erano da considerarsi un “prestito” vero e proprio. Quei Magistrati pensarono che tutti gli italiani fossero degli scemi. Di Pietro non fu condannato per quel “prestito in NERO” solo perché era onnipotente! I Magistrati che l'hanno assolto non ebbero il coraggio di andare avanti. Quando alcuni imputati di “Mani Pulite” cercarono di difendersi da accuse di avere ricevuto denaro in nero, “ESATTAMENTE” come l’aveva ricevuto Di Pietro, dicendo che erano stati dati a titolo di prestito, furono ridicolizzati, non creduti, sbattuti in galera ed alcuni si suicidarono. Ebbene, Di Pietro aveva fatto la stessa cosa, con l’aggravante che era un “Magistrato”, non un manager o un privato cittadino! Oggi il povero Walter Veltroni non può “dissociarsi” da Tonino perché, altrimenti, l’ex Magistrato, il “Robespierre” nostrano, potrebbe far emergere qualcosa che mai e’ emerso sino ad ora. Bisognerebbe tornare indietro con la memoria e capire la vicenda della valigetta, piena di soldi di Raul Gardini presidente dell’Enimont (poi suicidatosi), seguita da Di Pietro fin sul portone di Botteghe Oscure (ex sede del PCI) e quindi letteralmente scomparsa: perché oltre quel portone non si è trovato chi “non poteva sapere” (forse D’Alema?). Robespierre mandò alla ghigliottina i regnanti di Francia e migliaia di persone, ma, alla fine, finì ghigliottinato lui stesso. Tonino Di Pietro, il leader dell’Italia dei valori (quelli “immobiliari”?), sta per subire la stessa sorte. C’e differenza tra predicare bene e razzolare male, e sulla differenza tra democrazia “praticata” e “predicata”. In quella praticata il controllo spetta al popolo, nel secondo caso spetta solo a chi ha la furbizia di costruirsi strutture poi date in gestione a figli o parenti stretti. A suo tempo Di Pietro dichiarò che il suo partito sarebbe stato il piu’ pulito e il piu’ trasparente d’Italia. Nel febbraio del 2008, Di Pietro fu accusato, dalla magistratura di Roma, per appropriazione indebita, falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento dell'erogazione di fondi pubblici. Storie di presunte irregolarità commesse da Di Pietro nella gestione delle finanze nell' “Italia dei Valori” riguardo alle spese elettorali, alla gestione dei conti del suo partito: in tutto, oltre 20 milioni di euro. Fatto sta che la Procura decise di rinviare a giudizio anche la deputata-tesoriera dell’”Idv”, Silvana Mura. Tonino aveva iniziato a comprare “valori immobiliari” con soldi che non si capisce da quale parte e come arrivavano. Tra il 2002 e il 2008 ha speso quattro milioni di euro per acquistare, assieme alla moglie Susanna Mazzoleni, immobili un po’ ovunque da Montenero, a Bergamo, a Milano, da Roma a Bruxelles. Tonino non appare mai, fa tutto l’amministratore della sua società immobiliare “An.to.cri” (acronimo di Anna, Toto, Cristiano: i figli di Di Pietro) compagno di Silvana Mura (tesoriera del Partito “Idv”). Gli immobili dei Di Pietro vengono affittati al Partito “Idv”. “Da noi c’è posto solo per candidati che oltre al certificato elettorale portano con sé anche il certificato penale”, amava ripetere Tonino. Paride Martella, ex presidente della Provincia di Latina, esponente “Idv”, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta su appalti truccati dell’Acqua latina, un giro da 15 milioni di euro. In Liguria due consiglieri “Idv” su tre hanno avuto problemi giudiziari. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’”Idv” di Genova, è stato ammanettato in ottobre 2008 per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale “Idv”, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Giuliana Carlino, consigliere comunale “Idv”, indagata per aver falsificato migliaia di firme. Per corruzione è finito in carcere il segretario “Idv” di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero. Mentre Mario Buscaino, già sindaco di Trapani “Idv”, nel Luglio del 1998, è stato accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese “Idv”, indagato per concussione e truffa. A Foggia l’ex assessore “Idv” ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione. Rudy D’Amico, un altro ex assessore dell’Idv, a Pescara, e’ rimasto coinvolto nell’inchiesta “Green Connection” sulla gestione del verde pubblico. Aldo Michele Radice, portavoce “Idv” in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, il Magistrato ha chiesto 9 mesi per la raccomandazione di un manager sanitario. Sentite questa. C’è anche chi l’auto blu se l’ha compra e utilizza lampeggiante e paletta in dotazione al Consiglio regionale della Campania. È Ciro Campana, fermato a Napoli dai carabinieri. Campana non è un consigliere, ma un collaboratore esterno del capogruppo “Idv”, Cosimo Silvestro. Ora c’e’ la storia di suo figlio Cristiano. In prima pagina del Corriere Tonino dichiara: “Mio figlio ha sbagliato. I magistrati vadano pure avanti. Il comportamento di mio figlio è senza rilevanza penale, ma inopportuno e non corretto”. Ora che si tratta di suo figlio, minimizza e si appella al fatto che in tutta Italia si fa così......come disse anche Craxi. Deve solo vergognarsi! Si vada a rileggere le lezioni di correttezza ed onestà da lui “strillate” con sdegno quando si trattò di commentare la segnalazione fatta da Berlusconi a Saccà! Buttò fango a palate sul Presidente del Consiglio. Di Pietro è stata la punta di diamante di Mani Pulite. Ora è partita la stessa caccia che lui nel 1992 aveva scatenato. Secondo il suo sistema di giudizio di allora il figlio sarebbe già in galera. Che il figlio sia corrotto non stupisce e comunque (per ora) non emerge nulla di penalmente rilevante. E non stupisce se Tonino Di Pietro si “dissoci” dal figlio per salvare sé stesso ed i suoi soldi fatti con la politica. Il tutto è perfettamente in linea con i “valori” imperanti nella politica italiana dove la gran parte dei politici e’ impegnata esclusivamente a farsi i “casi” propri e nient’altro piu’. Cristiano Di Pietro si e’ dimesso dal Partito “Idv”, ma non da consigliere provinciale a Campobasso. Mica e’ scemo rimanere senza stipendio, anche lui tiene famiglia!

lunedì 5 gennaio 2009

Il Senatore Nino Randazzo e il Deputato Marco Fedi, come il "gatto e la volpe" sono dei miserabili accattoni.

E’ una persona “moralmente miserabile” chi agisce per interesse personale, chi e’ insincero, disonorevole, che non ha alcun decoro e rispetto degli altri.
Nino Randazzo e Marco Fedi (parlamentari eletti nella IV Circoscrizione estera) hanno sempre agito come il “gatto e la volpe”, nel 2006 furono eletti al Parlamento italiano per un paio di circostanze favorevoli:
1) Il centrodestra si presentò con piu’ liste che complessivamente ottennero molti piu’ voti dell’Unione di Prodi, ma per la loro disunione non si aggiudicarono i due seggi parlamentari:
2006: Il centrodestra al Senato ottenne 26,073 voti, mentre tutto il centrosinistra 24,689, l’Unione da sola 23,113. Alla Camera il centrodestra ottenne 29,071 voti, il centrosinistra rappresentato soltanto dall’Unione ottenne 26,330 voti.
2) Il cosiddetto “Network del Laburisti Italiani d’Australia e DS/Margherita” il 27 febbraio 2006 stipulò un “Contratto politico - Nota d’intesa”. Randazzo e Fedi promettevano certe cose e i Laboristi italiani in Australia non avrebbero presentato liste che potevano danneggiare il centrosinistra.
Il contratto non fu “onorato” da Randazzo e Fedi.
Dopo 18 mesi il governo Prodi fu mandato a casa ingloriosamente. Nino Randazzo e Marco Fedi rimasero disoccupati e senza “pensione”. Si resero conto che erano nulle le loro speranze di essere rieletti nel 2008. In 18 mesi non avevano combinato nulla. I “Laburisti Italiani d’Australia” questa volta non si sarebbero fatti “imbrogliare” e presentarono le loro liste. Il centrodestra si presentava unito (eccetto dell’UDC). Per Randazzo e Fedi era la fine. Ma insperatamente, ancora una volta, la fortuna li baciò in fronte. Gli “irresponsabili” esteri del centrodestra Barbara Contini e Marco Zacchera, da imbecilli quali sono, il 3 febbraio 2008 mi “espulsero” dagli Azzurri nel Mondo. La motivazione fu di averli offesi tacciati da me da “spocchiosi”, per non rispondere alle mie insistenti richieste soprattutto per quanto riguardava le non idonee candidature del centrodestra (escluso Salvatore Cristaudi).
Appena espulso, inviai un’e-mail a Randazzo e Fedi mettendomi a disposizione per fare la campagna elettorale a loro favore, precisai che non chiedevo soldi, ne’ favori. Un giorno di febbraio 2008 c’incontrammo al Bar pasticceria “Papa” di Haberfield (Sydney). Da quel momento i miei articoli, tra febbraio/aprile 2008 pubblicati sui giornali italiani in Australia, sostennero la loro riconferma. Inviai gli articoli, ed altre informazioni del mio Blog, a migliaia d’indirizzi e-mail in tutti i Paesi della IV Circoscrizione estera. Furono per me 50 giorni d’intensa attività a tempo pieno: giorno e notte compresi i weekend. Il “gatto e la volpe” furono riconfermati e riconobbero, con delle e-mail e con un’intervista (qui sotto riportati), che il mio contributo fu “decisivo” per la loro rielezione.
Per le recenti festività ho ricevuto gli auguri da alcune centinaia di persone da tutte le parti del mondo, ma non dai due “miserabili accattoni” da me “beneficati”. Per 60 mesi incasseranno uno stipendio di circa 16,000euro mensili (totale circa 960mila euro = circa 1,5/1,8 milioni AU$), poi godranno di una pensione minima di 3000 euro al mese “vita natural durante”.
Troppo imbarazzante e vergognoso per loro che si sappia in giro
che sono stati riconfermati per merito del fattore “P”.
Un paio di volte ho loro inviato il seguente messaggio:
L’ingratitudine è un atto così vile che squalifica
chi se ne rende colpevole.
Fedi mi ha chiamato al telefono molto “scocciato”: si sarebbe fatto vivo al piu’ presto. Mai piu’ sentito ne’ tanto meno visto. Randazzo? Sparito nel nulla!
Ma dove vivo?
Possibile che ancora non mi rendo conto che e’ così che va il mondo? Viviamo in una società sempre più decadente, che non percepisce più le differenze tra il buono e il cattivo, tra il male e il bene o tra l’onesto e il disonesto.
L’onesto si attiene ai principi di integrità morale, di giustizia, di rettitudine, di lealtà, di correttezza e ama rispettare il prossimo. Il disonesto offende l’intelligenza altrui, pensando di poter dire e fare qualsiasi vergognosita’, credendo di avere a che fare con degli imbecilli.
Original Message --
From: Giampiero Pallotta ilpopolodegliitalianinelmondo@hotmail.it>
To: ,
Subject: RE: Il fattore "P"
Date: Fri, 18 Apr 2008 09:19:24 +0200

Cari Nino e Marco, non e' che si debba far sapere in giro, ma dovreste darmi atto che la vostra vittoria e’ stata possibile grazie al "fattore P".
Se Casagrande non perdeva al Senato i 902 voti in Australia, avrebbe vinto per 123 voti. Alla camera il discorso potrebbe essere quasi lo stesso. La differenza di voti tra i due partiti in tutta la circoscrizione e' di 2,502 voti.
Se il PdL non avesse perso 1,692 in Australia, la differenza si sarebbe ridotta a 810 voti.
La "campagna" l'ho fatta anchefuoridall'Australia: Sud Africa, Kenia,Israele,Tunisia, Singapore, Hong Kong, Tailandia ecc. anche li ho sottratto voti agli ex "amici". Congratulazioni vivissime e cordiali saluti.

Giampiero Pallotta
Il POPOLO degli ITALIANI nel MONDO Inc. (IV Circoscrizione estera)
"Gli spiriti della verita’ e della liberta’ sono i pilastri della societa’"
P.O.Box 282CASULA MALL NSW 2170 (Australia)

RE: Il fattore "P"‏
Da:ninran@iprimus.com.au
Inviato:sabato 19 aprile 2008 0.27.47
A: Giampiero Pallotta (ilpopolodegliitalianinelmondo@hotmail.it)
Caro Giampiero,
riconosco l'effetto del "fattore P", e te ne sono grato.
Ne riparleremo di persona appena mi sarà possibile venire a Sydney.
Ancora, grazie per il lavoro fatto e per le congratulazioni.
Cordiality’.
Nino Randazzo

RE: RE‏
Da:Marco Fedi (mfedi@bigpond.net.au)
Inviato:venerdì 25 aprile 2008 10.47.24
A: Giampiero Pallotta' (ilpopolodegliitalianinelmondo@hotmail.it)

Il 29 si insedia il Parlamento della XVI legislature. Sarò a Roma fino a metà maggio e poi, in coincidenza con le manifestazioni della Repubblica, rientrerò a Melbourne e faremo un giro attorno all’Australia per ringraziare la comunità italiana. Intanto, nei prossimi giorni, parlerò anch’io del fattore “p”, anzi “3P”: persona, partito, pallotta. Nel senso che questi tre elementi entrano tutti in gioco nell’analisi della vittoria elettorale. Per ora grazie.

PS: L’amico Bassetti, da Perth, vuole conoscerti! Anche lui marchigiano e tuo ammiratore.

On. Marco Fedi
III Commissione Affari Esteri e ComunitariCamera dei Deputati
Via del Pozzetto 105
00187 ROMA
Ufficio: +39 06 67605701
Fax: +39 06 67605004
Cell: +39 334 6755167
Mobile: +61 412 003978
www.marcofedi.com.auwww.marcofedi.blogspot.com
Marco Fedi
Intervista rilasciata ad Italiachiamaitalia"

L'On.Fedi: “Lavorare uniti con gli eletti all’estero” - di Valentina Dello Russo

7 maggio 2008.
L’onorevole Marco Fedi, rappresentante del Pd, auspica una collaborazione fra deputati e sull’esito delle elezioni commenta: “Il Partito Democratico è piaciuto e ho ricevuto anche il sostegno di esponenti del centrodestra”

“Le elezioni sono alle spalle, ora bisogna lavorare uniti”.
E’ questa, in buona sostanza, la posizione dell'On.Marco Fedi, rappresentante del Pd, eletto per la seconda volta in parlamento con 12.409 voti nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide.
“Abbiamo vissuto una campagna elettorale intensa – chiarisce l’onorevole – evidentemente, se siamo stati rieletti, le ragioni del Partito Democratico sono arrivate alla gente e sono piaciute. C’è stata comunque una grande difficoltà, da parte della nostra coalizione, nel far comprendere le cose fatte in diciotto mesi di legislatura. Questo dobbiamo ammetterlo. C’è stato un problema di comunicazione e siamo talmente coscienti dell’importanza del comunicare i lavori del Parlamento che nella prossima legislatura lavoreremo su questo”.
Quali saranno le vostre priorità?
“Avvieremo una fase di concertazione con gli esponenti del Pdl, i colleghi del Pd e tutti gli altri per stabilire delle priorità, dei punti di accordo, sui quale lavorare uniti. E’ un tentativo di coordinamento che non è riuscito, per una serie di ragioni, nella scorsa legislatura, ma che deve riuscire in questa”.
Uno di questi punti di accordo potrebbe essere la riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza?
“E’ stato oggetto di impegno elettorale sia del Pdl che del Pd, oltre ad essere un argomento già trattato nella scorsa legislatura, per questo credo non ci saranno problemi a lavorarvi assieme. Credo che si possa dire con grande ovvietà che questo è un punto comune”.
E la legge Tremaglia?
“In tempi non sospetti, quando ancora questa legge doveva esser partorita avevamo già detto che nasceva sbagliata. Ci impegneremo a cambiarla e porremo l’accento sul vero problema di quella legge: l’anagrafe degli elettori. E’ opportuno riformarla ed avviare un sistema nel quale, tutti gli elettori che sono intenzionati a votare, si iscrivano. Modificare la legge ordinaria è un atto inderogabile e invece di farlo divisi, come maggioranza e opposizione, penso lo si debba fare uniti, lanciando una proposta degli eletti all’estero. Ovvio che se questa non dovesse esserci saranno i singoli a muoversi, ma credo sarebbe auspicabile”.
Lei però è all’opposizione e dovrà misurarsi con una maggioranza di destra…
“Io non credo, come hanno detto in tanti, che il responso dell’ultima tornata elettorale sia in controtendenza. Noto invece una normale alternanza, un normale avvicendamento politico. Noi abbiamo avuto il coraggio di provvedere alla delicata transizione verso il Pd di Ds e Margherita, una transizione che è costata, certo, ma l’abbiamo fatto. Il PdL, invece, questa transizione non l’ha fatta, si è ripresentato con una coalizione vecchio stile in cui restano An e Forza Italia”.
Alla sua vittoria ha contribuito, a suo avviso, anche la campagna che le è stata fatta da un ex-esponente dell’opposizione, Giampiero Pallotta?
“Non sono in grado di soppesare l’influenza di singoli soggetti politici. Quello che posso dire è che dinanzi ad una vittoria qualsiasi contributo conta: tutto ha pesato. Anche esponenti di centrodestra che mi hanno appoggiato, certo. E non posso negarle che è arrivato sostegno anche di là”.
A proposito di centrodestra, le consultazioni sono state avviate…
Che governo si aspetta?
“Non voglio eludere la sua domanda, ma, come ho avuto già modo di scrivere in questi giorni, mi interessano poco i nomi. Io desidero solo potermi sedere ad un tavolo con chi di dovere per parlare delle necessità degli Italiani nel mondo, per monitorare il lavoro del governo, come l’opposizione deve fare, e controllare che vengano rispettate le promesse elettorali. Penso che sia opportuno affidare un incarico di rilievo ad un eletto all’estero, basta anche un sottosegretario, perché anche da sottosegretario si può far bene il proprio lavoro. Ma questo credo lo si debba discutere nella maggioranza, perché, con tutto il rispetto, non sono cose che mi riguardano. A noi non interessano le persone, ma i programmi e le proposte”.

Valentina Dello Russo – Italia Chiama Italia


martedì 23 dicembre 2008

Conferenza dei giovani italo-multinazionali a Roma. Feltri, direttore di "Libero", li ha tacciati da "Papponi", e' un "ignorante" o ha ragione?

Vittorio Feltri, il direttore del giornale “Libero”, e’ un “ignorante” o ha ragione? Impossibile che "ignori" il fenomeno dell’emigrazione italiana, perché allora ha bollato come “Papponi” gli oltre 400 delegati dei giovani italo-multinazionali che dall’8 al 12 dicembre a Roma hanno preso parte alla loro prima Conferenza mondiale? Qual’era la ragione per offenderli? L’importante Conferenza e’ stata “snobbata” dai media italiani, mentre “Libero” se ne e’ occupato soltanto per sbeffeggiare i discendenti dei “Giganti”: gli emigranti italiani con le tristemente famose valige di cartone, costretti ad abbandonare l’Italia, soprattutto negli anni ‘50/’60. Partirono senza soldi, senza conoscere la lingua del Paese dove approdavano, per cercare un migliore avvenire per se stessi, per i loro figli e discendenti. Molti italiani residenti in Italia “ignorano” totalmente il fenomeno dell’emigrazione italiana, ma impossibile che sia “ignorato” dal Direttore di “Libero”. Fuori dai confini geografici dell’Italia esiste un’“altra Italia” di 60 milioni di oriundi. Questa “altra Italia” e’ sempre stata una grande risorsa per l’Italia che non ha mai saputo o mai capito di dover valorizzare. Negli anni ‘50/’60 le cospicue rimesse in valuta pregiata degli emigranti riempirono i forzieri delle banche italiane, che poterono finanziare l’industria e l’artigianato nascente. Il famoso “boom” economico italiano degli anni ’60 e’ stato possibile per l’intraprendenza e la genialità degli italiani in Italia (“di allora”), e per le rimesse dei “Giganti”. Purtroppo gli italiani in Italia “di oggi” sono assai diversi di quelli di quel tempo, di poche chiacchiere e molti fatti che raggiunsero importantissimi successi in tutti i settori: economici, scientifici, sportivi, culturali ecc. Nel 1968 gli italiani furono “infettati” dal deleterio movimento dei “sessantottini” che ha allevato una generazione e mezza di “spocchiosi” nullafacenti e irresponsabili, e questa e’ la vera causa dell’attuale drammatica crisi sociale/economica dell’Italia, alla quale ora si aggiunge la crisi finanziaria mondiale. Feltri, ed i nostri connazionali, non dovrebbero “ignorare” che “l’altra Italia” ha 387 parlamentari di livello statale o federale nelle Americhe, in Europa ed in Oceania originari da tutte le regioni italiane. Ad essi vanno aggiunti gli esponenti governativi, i membri di parlamenti regionali o statali, i sindaci e altri amministratori locali, nonché i vari tipi di funzionari elettivi, che assommano a diverse migliaia. Per quanto riguarda i media, le radio e le televisioni di significativa importanza, sono all’incirca 200 e piu’ di 400 i quotidiani e le testate di consolidata pubblicazione giornaliera o periodica che pubblicano in lingua italiana. A questo vanno aggiunte le oltre 50.000 industrie e ditte commerciali, fondate e mantenute tra enormi sacrifici. Hanno dato un contributo inesauribile all’occupazione e allo sviluppo economico in tutti i Paesi del mondo compresa l’Italia, importando notevoli quantitativi dei suoi prodotti. E’ inaccettabile che un giornalista intelligente ed accorto come Feltri “ignori” tutto questo. Probabilmente ha tacciato da “Papponi” gli eredi dei “Giganti” per essere rimasto schifato dal metodo di “selezione” dei delegati. La Conferenza e’ stata “orchestrata” dal CGIE e dai COMITES che Feltri considera (come molti altri) enti “Papponi”: in 20 anni hanno “pappato” oltre 100milioni di euro con risultati ZERO a beneficio delle comunità degli italiani nel mondo. Due piu’ due fa quattro e Feltri ha concluso che, se la stragrande maggioranza dei giovani sono stati “raccomandati” dai vari presidenti o membri dei due enti “Papponi”, conseguentemente anche loro sono “Papponi”. “Libero” riporta alcune interviste ad alcuni giovani che, “ingenuamente”, ammettono di essere a Roma perché “raccomandati”. In effetti, per lo piu’ la selezione non e’ avvenuta per “meriti” o per il “valore professionale” dei candidati, ma per applicazione del deprecabile metodo italiano: favorire gli amici degli amici. Da tutto il mondo arrivano rivelazioni del vergognoso metodo di selezione. Mesi a dietro, il COMITES di Sydney pubblicò alcuni annunci per invitare i giovani, dai 18 ai 35, di candidarsi per selezionare quattro delegati da inviare a Roma alla prima Conferenza mondiale. Ma gli annunci avevano soltanto lo scopo di dimostrare che tutto si stava facendo con “trasparenza” per la scelta dei quattro giovani piu’ preparati. In realtà era soltanto bluff, la “selezione” era avvenuta da tempo. Infatti a Roma sono andati: 1) Una ragazza facente funzione di segretaria del COMITES (da soli due anni in Australia); 2) Una ragazza impiegata al CO.AS.IT. (l’ufficio e’ di fronte al COMITES); 3) La figlia di un membro del COMITES; 4) Un ragazzo appoggiato da alcuni membri del COMITES. Probabilmente questi erano i giovani migliori, ma il COMITES, per “trasparenza”, doverosamente avrebbe dovuto pubblicare l’elenco di tutti coloro che avevano risposto agli annunci elencando il loro nomi, cognomi e qualifiche. Il COMITES di Sydney e’ lo specchio fedele del cattivo costume vigente in Italia: “inciuci” e “favoritismi”. Quello che e’ molto piu’ grave, che lascia amaramente perplessi, e che i “giovani” coinvolti si sono prestati al poco onesto gioco per non rinunciare ad una gita di una settimana a Roma, spesati di tutto e con un bonus di 350euro. Dovevano ribellarsi a questo deprecabile “rito” italiano, perché non l’hanno fatto? Forse sono dei “furbacchioni” tali e quali ai padri? Se il buon giorno si vede dal mattino, stiamo freschi! Fortunatamente dalla Conferenza di Roma sono arrivati segnali molto positivi che lasciano ben sperare per il futuro. Molti giovani hanno dimostrato professionalità e pragmatismo, qualità acquisite nei loro Paesi di residenza. Diamo tempo al tempo e sicuramente da loro arriveranno “fatti” e non “chiacchierare” e smentiranno Feltri dimostrando che non sono dei “Papponi”. Opportunamente il rinnovo dei COMITES e’ “slittato” al 2010. C’e’ ora il tempo per riflettere. E’ auspicabile che il CGIE venga definitivamente cancellato. Se i COMITES dovessero essere confermati, deve essere impedita la candidatura di coloro che vi hanno già partecipato. La gestione dovrà essere affidata esclusivamente a giovani che abbiamo dato “prova” della loro competenza professionale, che godano della stima della comunità italiana e di quella del Paese di residenza. Basta con la vecchia “nomenclatura” che ha ampiamente dimostrato la loro incapacità, che ha usato il CGIE ed i COMITES per una visibilità’ personale per farsi eleggere al Parlamento italiano, o per ottenere titoli di “cavaliere”, “commendatore” e decorazioni di “stelle al merito”, al merito di che? I fatti parlano chiaro: non hanno mai fatto un bel niente a favore della comunità italiana nel mondo. E’ giunto il tempo della serietà, di proiettarsi con i giovani decisamente verso il futuro per non disperdere l’italianita’ e tutto quello che i “Giganti” hanno conquistato e costruito con grandi rinunce ed enormi sacrifici.
Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

La sinistra italiana e la magistratura vanno ricostruite. Chi sono gli "imbroglioni" che hanno provocato la crisi finanziaria mondiale?

E' sconfortante commentare la politica italiana. Abbiamo assistito ad una furibonda guerra tra le Procure legali poi all’improvviso “riappacificatisi”. Allo stesso tempo assistiamo alla fine della tanto sbandierata “superiorità morale” della sinistra. Un doppio e clamoroso fallimento di due progetti che per oltre vent’anni hanno illuso una parte consistente degli italiani. I custodi della “legge” (i magistrati) da una parte ed i custodi della “morale” (la sinistra) dall’altra, avrebbero dovuto portare un grande cambiamento all’Italia. Il mito che la sinistra fosse “moralmente migliore” è durato a lungo. Ora, però, lo scoppio contemporaneo di un’infinità di scandali ha mandato in frantumi quella illusione. E, proprio perché per troppo tempo hanno sbandierato la loro presunta “superiorità morale”, li rendono meno credibili e più odiosi di qualsiasi altro personaggio sulla scena politica italiana. Magistratura e sinistra sono del tutto delegittimate e debbo essere ricostruite dalle fondamenta. Da Veltroni soltanto idiozie, l’ultima la difesa della Sky. Walter di Murdoch, degli abbonati Sky e dei tifosi non gliene frega un tubo, l'obbiettivo e' quello di sempre: attaccare Berlusconi. Un altro boomerang come quello di Obama “abbronzato”. Sapete perche il PD si e' rivoltato contro la decisione di far pagare a Sky e a Mediaset la stessa IVA che pagano tutte le altre TV? Chi trasmette in tutta Italia "You-dem", la televisione di Veltroni? SKY. E chi trasmette "Red", la televisione di D'Alema? SKY. Inventare uno scandalo per 4 euro in piu' al mese e' pura follia per difendere un genere "voluttuario" non indispensabile. Poi l’Unione Europea (ed anche Prodi) ha chiarito che era un provvedimento da fare. Da Veltroni non un progetto, non un’idea degna di un vero leader. Ecco perché il PD nei sondaggi (vedi La Repubblica) perde sempre di piu’ consensi. Lasciamo stare, occupiamoci d’altro di piu’ importante. Sapete che i capi delle tre fabbriche d’auto USA si sono ridotti lo stipendio ad un dollaro all’anno ed hanno costretto i loro piu’ diretti collaboratori a fare altrettanto? Ecco questo sarebbe un esempio che i nostri parlamentari, e gli alti dirigenti industriali, dovrebbero seguire se vorranno aiutare “veramente” il popolo italiano ad affrontare la crisi economica che diventerà sempre piu’ grave per molti anni in avvenire. Dopo decenni di crescente sofisticazione truffaldina della finanza, i nodi sono arrivati al pettine. Ma la colpa di chi sarebbe? Sono molti i responsabili di questo disastro. La banca centrale americana per molti anni ha mantenuto bassi i tassi d’interesse. Le finanziarie hanno venduto prestiti a chi non poteva ripagarli. I consulenti finanziari, per incassare laute percentuali, hanno dato cattivi consigli ai privati per convincerli ad acquistare azioni (shares) fasulle. Chi doveva vigilare su questo ha chiuso tutti e due gli occhi perché “foraggiati”. Molte banche si sono prestate al gioco per ricavarne facili, immediati e consistenti utili senza guardare al lungo tempo, quando le quotazioni delle shares sarebbero state quotate al valore “reale”. Tutti sapevano quello che sarebbe accaduto, ma tutti speravano che (chi sa per quale miracolo) la bomba non sarebbe mai esplosa. La verità e’ che tutti hanno agito in malafede, o per incompetenza, oppure stupidamente. La tecnologia e le circostanze cambiano, ma l’uomo nel suo DNA ha sempre la tendenza di essere “pirata”. La “bolla” finanziaria immobiliare e’ nata dalle grandi quantità di capitali che sono entrati nel mercato americano per via dei tassi bancari rimasti bassi per lungo tempo. Sono entrati ingenti capitali dall’Asia che, per non far rafforzare la loro moneta e mantenere competitivi i loro prodotti, compravano titoli azionari: hanno comprato per una strabiliante cifra di 2,4 trilioni di dollari. Cosi’ e’ nato il “mutuo (loan) per tutti” con un piano di ammortamento a rate variabili. Prima a basso costo, in modo da renderle pagabili, poi in un crescendo sempre piu’ pesante, in modo da non permettere al cliente di pagarle costringendolo a “rinegoziare” un nuovo mutuo: per un ulteriore guadagno per le finanziarie. Queste ultime erano sicure dell’operazione per il continuo aumento del valore delle case. Così chiunque, anche chi non poteva permettersi un mutuo per la mancanza di un lavoro, firmava un contratto dopo una semplice autocertificazione. Il contratto veniva approvato da agenti indipendenti che intascavano laute commissioni. Gli agenti non avendo nulla da rimetterci, intanto i soldi erano prestati dalle finanziarie. Queste ultime, oramai piene di contratti stipulati anche da chi non li avrebbe mai potuti pagare, cedevano a Wall Street un numero ingente di mutui. Wall Street comprava pur sapendo che i prestiti, presi uno ad uno, erano rischiosi, ma la “grande finanza” aveva già studiato come fare. Si mescolavano tutti i mutui, si tagliavano a fette come una torta e si creavano dei titoli: i CDO (Collateralized Debt Obligations). L’idea era quella di consentire alle banche di portare i rischi fuori dal bilancio, mettendo in comune i debiti e rivendendoli come titoli, coperti da un'assicurazione CDS (Credit Default Swaps) se non venivano pagati. I CDO furono divisi in tre grandi comparti: basso, medio ed alto rischio. Quelli a basso rischio, grazie agli ottimi voti delle agenzie di rating (“ammorbidite”), venivano venduti ad un rendimento normale. La fetta a medio rischio offriva un ottimo rendimento e veniva acquistata da enti governativi, banche, fondi pensione e assicurazioni di tutto il mondo, compreso l’Italia e l’Australia. Il CDO ad altissimo rischio che, in caso di successo, avrebbe dato un rendimento stratosferico era collegato ad un SIV (Structured Investent Vehicle), un fondo d'investimento gestito in un “paradiso fiscale” e, di conseguenza, fuori da qualsiasi controllo, tanto che non si conosceva il valore degli immobili che lo garantiva. Ad un certo punto, anche se l’economia USA cresceva del 4%, la popolazione non aveva piu’ soldi per pagare le rate del mutuo iniziato con 1200 dollari mensili poi schizzato a 4200. Fine dei pagamenti dei titoli CDO, anche di quelli “buoni” in quanto le assicurazioni, che li garantivano, fallivano una dietro l’altra. Fine del sogno americano: di una casa per tutti. La più grande “bolla speculativa” mai creata ha trascinato con se tutta l'economia del mondo intero. Alla fine di tutto questo cosa si può imparare? Che si può e si deve risparmiare di più, spendere di meno, diversificare gli investimenti e, soprattutto, evitare di comprare cose che non ci possiamo permettere o che non ci servono. Ora i nostri soldi sono andati a salvare le banche, altrimenti non avrebbero potuto dare prestiti alle imprese che avrebbero chiuso in massa. Molte, già travolte dalla crisi, stanno licenziando milioni di persone in tutto il mondo. La crisi non si sa per quanto tempo durerà. Come scrivevo nel mio articolo della settimana scorsa, c'è bisogno da parte di tutti noi di un cambiamento drastico del nostro stile di vita, altrimenti lasceremo un mondo “invivibile” ai nostri figli e nipoti e a quelli che verranno. Dovremo spiegare a quelli che ci seguiranno che le severe leggi che troveranno, furono create per non permettere piu’ a tutti coloro che, grazie a truffe e inganni, si approfittarono della buona fede della gente per speculare e creare ricchezza per i propri interessi, per “megalomania” di essere ricchi, belli e famosi.