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venerdì 9 ottobre 2009

Friday, 09 October 2009 09:52
GIAMPIERO PALLOTTA | L’Italia è divisa in due. Una maggioranza ottimista e lavoratrice, che tira il carretto, e una minoranza fannullona e parassitaria, che frena per mantenere i propri privilegi. Sono le “caste parassitarie”, un’eredità del ’68 che ancora oggi ci portiamo dietro. La sfida del governo è riuscire a battere queste “caste” che vivono sulle spalle dell’Italia sana che lavora e produce ricchezza.
L’Italia, ultramaggioritaria, che rischia tutti i giorni, che premia e dà valore al merito. L’Italia che è per la sana e leale competitività, per la trasparenza, che si confronta con le leggi del mercato mondiale, che rischia in proprio con la propria famiglia ed i propri beni. E’ l’Italia dei lavoratori dipendenti che rischiano il posto. E’ l’Italia delle piccole e piccolissime imprese dell’industria, del commercio, dell’artigianato, dei servizi. E’ l’Italia dei professionisti, dei pensionati, dei disoccupati e dei sottoccupati non tutelati. Dall’altra parte c’è l’Italia, per fortuna minoritaria, che vive di rendita, dei furbi, dei fannulloni, dei garantiti. Senza fare di ogni erba un fascio, è l’Italia dei cattivi dipendenti pubblici, dei “baby” pensionati, della cattiva politica, della cattiva magistratura, delle cattive banche, della cattiva finanza, della cattiva editoria, dei cattivi sindacati. E’ l’Italia che vive in modo parassitario e improduttivo sulle spalle della prima Italia. Questa seconda Italia parassitaria, dispone di mezzi e strumenti per rappresentarsi in modo potente e efficacissimo. Ha l’arroganza di pensare di essere la classe dirigente del Paese e ha la sfacciataggine di volerlo rappresentare culturalmente; sono invece i rimasugli pseudo-culturali del ’68 e dei settori più egoisti, ipocriti e parassitari della borghesia italiana. La prima Italia, impegnata a lavorare e a produrre, ha di fatto finito per delegare, alla seconda Italia, l’organizzazione e la gestione dei beni e dei servizi pubblici (scuola, cultura, università, salute, giustizia, burocrazia, politica), che sono stati occupati da potentissime “caste”. La sinistra, da sempre, ha scelto di difendere e rappresentare proprio questa Italia peggiore parassitaria, ha così impedito qualsiasi tipo di rinnovamento “ingessando” nell’arretratezza la società italiana. Gli eredi del ’68 e le borghesie “conservatrici” hanno conquistato spesso i vertici dei partiti di sinistra. La sfida che tuttora è in corso è da una parte l’Italia che lavora e produce ricchezza, dall’altra l’Italia parassitaria e burocratica. Da una parte chi spinge per le riforme e il cambiamento, dall’altra chi vuole che tutto rimanga immobile per proteggere le loro posizioni parassitarie. Da una parte c’è uno schieramento politico popolare e interclassista, dall’altra tutti gli altri che ormai sono scollati dalla realtà socio/politica dell’Italia. Da una parte, grazie a Berlusconi, la determinazione di attuare le politiche del cambiamento. Dall’altra un’armata Brancaleone che lotta, insieme con alcuni poteri forti, per far finta di voler cambiare tutto per non cambiare niente e che vorrebbe dirigere il Paese senza il consenso popolare.
Berlusconi passerà alla storia per essere stato un “conservatore” ed un “rivoluzionario progressista” allo stesso tempo. Conservatore perché ha compreso e dà voce ai valori popolari tradizionali degli italiani. Rivoluzionario progressista, perché vuole sconfiggere l’Italia parassitaria delle rendite e dei privilegi. Silvio è il motore per la modernizzazione dell’Italia, per farla cambiare, per migliorarla e farla crescere. Ha sciolto le vecchie contrapposizioni tra datori di lavoro e lavoratori, oggi storicamente uniti per puntare alla crescita e all’espansione per il bene dell’Italia. Dopo neanche un anno e mezzo dall’inizio della legislatura, il Governo Berlusconi non solo ha agito per una rigorosa ed efficace gestione per agganciare rapidamente la ripresa, ma, con le riforme messe in campo, ha iniziato a “smantellare” l’area parassitaria della rendita, del privilegio e dell’immobilismo sociale. Di fronte a questi “epocali” cambiamenti è più che naturale che, nella maggioranza di governo, vi siano su alcuni temi, a partire dalle questioni etiche, opinioni diverse, che contribuiranno a vitalizzare la maggioranza e non ad indebolirla. Al centro dell’azione politica il governo ha messo la “persona”. Brunetta, ministro della Funzione Pubblica, vuole che cambi il rapporto tra il cittadino e Pubblica Amministrazione. I “padroni” dei “public servants” sono i cittadini e non viceversa. Il ministro dell’Istruzione e dell’Università, Gelmini, per avere una scuola più efficiente e formativa, vuole che prevalga la meritocrazia e la responsabilità di tutti, dai professori agli studenti. Il ministro del Welfare, Sacconi, vuole raggiungere il doppio obiettivo di non lasciare nessuno indietro e di costruire un più dinamico sistema di relazioni industriali. Anche la razionalizzazione delle risorse finanziarie, che ha imposto delle riduzioni, ha l’obbiettivo di non sprecare denaro pubblico per convogliarlo verso i servizi più importanti ed essenziali dei cittadini. Ma purtroppo l’Italia minoritaria dei parassiti, dei poteri forti e della magistratura deviata vorrebbe far interrompere l’azione incisiva che sta portando avanti il governo. Silvio si sta preparando per fare riforme importanti per cambiare l’Italia e renderla più moderna ed efficiente. Ma da mesi ci sono continue campagne contro di lui, condotte, come si è visto, senza esclusione di colpi. Tutto questo lascia pensare che potremmo trovarci in una situazione analoga a quella del 1992/1993, quando la Magistratura milanese, con “mani pulite”, di fatto, operò un colpo di Stato, sopprimendo i partiti che raccoglievano la maggioranza dei voti dei cittadini. La sinistra adesso si sta fregando le mani perché intravede la possibilità di liberarsi di Berlusconi.
La sinistra è lontana dalla realtà. Berlusconi è stato a lungo rappresentato come un pedofilo, un disonesto, un profittatore di regime, un dittatore corrotto e corruttore, in una parola il peggiore tiranno che l’Italia potrebbe avere, e tuttavia non solo è ancora al potere, ma ha un forte sostegno dei cittadini e continuerà a governare anche senza il Lodo Alfano. Ma se si dovesse andare a nuove elezioni, come nel 1994 che pensava di vincerle con la “gioiosa macchina da guerra”, anche questa volta la sinistra verrà sconfitta. Gli italiani non sono degli “ignoranti zoticoni” da educare, come pensano quelli di sinistra. Gli elettori daranno a Berlusconi molto di più del 51%. Bossi farà un tale pieno di voti al nord che la questione della secessione della Padania potrebbe diventare realtà. E’ sotto gli occhi di tutti la pietosa farsa delle “primarie” del Pd. Alzi la mano chi vede proposte per il Paese dalle feroci baruffe “democratiche” tra i contendenti alla segreteria. Rutelli, che di fatto ha abbandonato il Pd, ha scritto un libro “La Svolta” e nelle prime righe si legge: “E’ difficile sostenere che il Partito democratico non sia nato. Ma si tratta davvero dell’adempimento della sua promessa?”. I delegati che si recheranno al Congresso del Pd del 25 ottobre andranno ad assistere al suo funerale. L’opposizione non può dire che stia svolgendo un servizio pubblico e di servire gli italiani. Fa manifestazioni per dire che la libertà d’informazione in Italia è a rischio, per colpa di Berlusconi. Il 76% degli italiani sono convinti che sia una balla. La libertà di informazione è in pericolo quando si chiudono i giornali avversari (Repubblica, come molti altri giornali antiberlusconiani, continuano a ricevere i finanziamenti pubblici). La libertà di stampa è in pericolo quando non nascono giornali di opposizione. Il 29 settembre è nato “Il Fatto” diretto dall’ex direttore dell’Unità Antonio Padellaro, in redazione Marco Travaglio e Furio Colombo, un terzetto di feroci “antiberlusconiani” che avranno Di Pietro come appoggio “esterno”. La libertà è in pericolo quando i giornali non possono pubblicare le notizie. Il più grande giornale italiano, il Corriere, ha pubblicato in prima pagina l’elenco di tutte le “escort” che frequentavano Palazzo Grazioli. La manifestazione di Roma, a favore della libertà di stampa (per la quale siamo tutti d’accordo), è stata quella che ci si aspettava di vedere. Le solite facce barbute dei giovani dei centri sociali. Molte facce di ragazzotti con gli occhi spiritati che sembravano dicessero: “non capisco nulla di quello che stanno dicendo, ma se lo dicono loro che sono persone perbene con giacca e cravatta...”. Ragazzine esibizioniste, con borchie al naso ed alla bocca con tatuaggi ogni dove, il cui unico scopo era quello di marinare la scuola e fare girotondi al suono dei tamburelli per fare più casino possibile. Pensionati in gita turistica a Roma sponsorizzati gratuitamente dalla CGIL. Bersani e Franceschini, che si insultano in tutte le salse, passeggiavano abbracciati. Bertinotti, che aveva appena lasciato il suo “ranch: Fidel Castro” in Umbria con piscina riscaldata, rievocava la lotta di classe del 1919. Casalinghe che non avevano perso l’occasione per fare gossip. Qualche clandestino di colore che ha colto l’occasione per mangiare un panino gratis. Di Pietro, che (proprio lui, il re delle querele!) non ha perso tempo per continuare ad insultare Napolitano. Qualcuno del Pd, consapevole che l’intera nazione stava ridendo per questa ridicola farsa, ha cercato di giustificare quei “farabutti” asserendo che: “Non manifestavano contro il governo ma contro il condizionamento che fa Berlusconi sulle reti Tv”. Questa è l’Italia che brama di ritornare al potere, che ha scelto per eroina ed icona una ”escort”: leggasi “prostituta”. Non poteva essere altrimenti: la sinistra è tutta un bordello!

domenica 4 ottobre 2009

Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande restano dei millantatori. Sono riusciti a farsi candidare con l'aiuto di Dario Rivolta e Vittorio Favale.

Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande, con la sentenza a loro favore della Suprema Corte di Sydney, e’ come avessero acquistato l’indulgenza “plenaria” come si faceva un tempo, e cosi’ ora pensano di essersi ripuliti del loro peccato di millantatori.

Teresa Todaro Restifa rimane una “fasulla” Baronessa
Heritage Preservation Advisor dell’Ordine Sovrano della Corona di Ferro
Dama di merito del Sovrano Imperiale, Militare della Corona di Ferro del regno Italico

Titolo Onorifico di Baronessa del Regno, con conseguente passaggio al Ruolo di Dama di Giustizia conferito dal gran Cancelliere SAS il Principe Lucien Lavesi, Dell’Ordine Sovrano della Corona di Ferro.


Luigi Casagrande e’ un “falso” Ingegnere perche’ non ha conseguito la laurea in ingegneria all’Universita’ di Padova come ha lasciato intendere pubblicamente in molti documenti rintracciabili ancora via internet. Dall’articolo qui sotto si puo’ anche capire la stima che gode a Brisbane:

Award for Luigi Casagrande out of order, say Raby Bay tenants
Article from: Courier Mail

Tuck Thompson
June 16, 2009 12:00am
AN Order of Australia Medal awarded to a controversial Brisbane builder has left tenants of an unfinished Raby Bay development "completely gobsmacked".
Luigi Casagrande, whose company Mostia Constructions was also investigated for drilling
3400 holes into the Captain Cook Bridge, received his award last week in the Queen's Birthday honours.
But engineers say his company's multimillion-dollar building at Raby Bay is so flawed it should be demolished.
Cleveland Real Estate principal Patrick McCann, a tenant at
Raby Bay Harbour, said he was stunned when he heard about the award. "Gobsmacked is the operative word," he said.
Tony Ooi, who operates a restaurant in the complex, said there were "inherent leaks all over the place" that he had had to repair at his own expense.
The Order of Australia award seemed "a bit rich, considering the building we are in", he said.
Mostia has been sued for $48 million by owners for the development.
Two engineering firms, Cardno and Qantec McWilliam, completed studies suggesting demolition might be the best option for the eight-year-old building.
Mr Casagrande, who is a director of Queensland Motorways and oversees the Gateway Bridge upgrade, received his award for service to the Italian community and to the "development and management of transport infrastructure". In 2001, he received a Commonwealth Centenary Medal for "distinguished achievement in business and the building industry".
Mr McCann said Mostia had yet to finish three penthouses at the development .
Raby Bay Harbour tenants complained about not being able to work in their offices during heavy rain.
The Building Services Authority also fined Mostia for failing to fix defects at a Sunshine Coast high-rise in 2005.
Mr Casagrande has blamed owners UI International for incomplete payment, but UI said the cost of the $19 million project blew out to $26 million.
Mr McCann was shocked to learn that despite the unresolved lawsuit Mr Casagrande managed to win a contract to attach an electrical cable gantry to the Captain Cook Bridge.
In August 2007, Mostia workers told The Courier-Mail they had drilled through an excessive number of steel reinforcement bars and hid evidence from government inspectors.
A report into the claims later cleared the structure of any safety concerns, but confirmed the workers' allegations that up to 680 reinforcement rods had been wrongly cut.

Appena emessa la sentenza dalla Corte Suprema di Sydney l'ho inviata tutta intera a molti tra cui anche al Il Globo & La Fiamma che hanno pubblicato quanto segue:

Diffamazione: condanna per Giampiero Pallotta.

Sydney - La Corte Suprema del New South Walles ha deliberato in merito alla causa per diffamazione, in occasione delle elezioni politiche italiane del 2006, intentata da Teresa Todaro Restifa e Luigi Casagrande nei confronti di Giampiero Pallotta riconoscendo quest'ultimo colpevole e condannato ad un risarcimento monetario nei confronti dei due candidati di Forza Italia e al pagamento delle spese processuali. Al centro del caso insinuazioni di "corruzione" di un esponente di un partito politico per ottenere la candidatura ufficiale alle elezioni al Parlamento italiano. Teresa Todaro Restifa ha diffuso un comunicato stampa per esprimere la sua soddisfazione per l'esito del procedimento legale: "E' per me motivo di grande sollievo constatare che questo tristissimo episodio nella mia vita e' finalmente giunto al termine e che la verita' e' prevalsa", ha scritto nella nota. Giampiero Pallotta ha invece dichiarato, in un'altra nota fatta pervenire a questo giornale, unita ad una copia integrale della sentenza, di non ritenere corretto il giudizio espresso dalla Corte e che per questo ricorrera' in appello esibendo nuovi documenti e testimonianze per provare la sua innocenza.

Il giorno dopo, con un suo comunicato stampa “personalizzato”, la "Baronessa" stessa ha confermato quello che gia' tutti erano convinti da sempre. Come abbiano fatto farsi candidare due personaggi dai CV ridicoli per la loro inconsistenza e che millantano titoli accademici e nobiliari fasulli ed illegali se non ci fosse stato qualcuno a dare loro una "mano"?

Loro si sono RICONOSCIUTI da quanto ho scritto qui sotto:

Punto n.5 della relazione di 9 punti inviata a Rivolta il 30 marzo 2007.

Al fine di raccogliere fondi avevamo deciso di organizzare almeno un evento ogni anno e organizzare sessioni di formazione di calcio, in collaborazione con l'AC Milan. Per organizzare questi eventi ho regolarmente scambiato e-mail con l'Onorevole Dario Rivolta, che, a un certo punto, improvvisamente si fermò. E successo in modo imprevisto quando ho rivelato cosa era successo dietro le quinte con le candidature. Le interpretazioni più recenti sono che sono stati venduti da Vittorio Favale al miglior offerente. Questo signore è stato in grado di ingraziarsi la gestione a Roma e si e' fatto nominare come "esperto" per l'Australia. È riuscito a fare questo, come di tanto in tanto si reca in Australia con sua moglie ed è sempre accolto con calore da noi, un benvenuto che è stato preso come ingenuo e stupido servilismo ".

Se i candidati erano quattro, come mai solo le loro code si sono incendiate? Come mai si sono sentiti diffamati? Gatto ci cova! Prossimamente maggiori dettagli.

sabato 3 ottobre 2009

I giovani italo-multinazionali se non parlano italiano non possono considerarsi italiani, ma soltanto di "origine" italiana.

Il 19 dicembre 2008 diedi dell’"ignorante” a Vittorio Feltri, allora Direttore di “Libero”. Dall’8 al 12 dicembre si era svolta a Roma la prima Conferenza mondiale dei giovani italo-multinazionali. L’importante Conferenza fu “snobbata” dai media italiani, mentre “Libero” se ne occupò per sbeffeggiare i discendenti dei “Giganti”: gli emigranti italiani con le valige di cartone, costretti ad abbandonare l’Italia, soprattutto negli anni ‘50/’60. Partirono senza soldi, senza conoscere la lingua del Paese dove approdavano, per cercare un migliore avvenire per se stessi, per i loro figli e discendenti. Il piu’ degli italiani residenti in Italia “ignorano” totalmente il fenomeno dell’emigrazione italiana, ma impossibile che fosse “ignorato” dal Direttore di “Libero”. Fuori dai confini geografici dell’Italia esiste un’“altra Italia” di 60 milioni di oriundi. Questa “altra Italia” e’ sempre stata una grande risorsa per l’Italia che non ha mai saputo o mai voluto valorizzare. Il famoso “boom” economico italiano degli anni ’60 e’ vero che e’ stato possibile per l’intraprendenza e la genialità degli italiani in Italia (“di allora”), ma furono determinanti le rimesse in valuta pregiata dei “Giganti”. Purtroppo gli italiani in Italia “di oggi” sono assai diversi di quelli di quel tempo, che erano di poche chiacchiere e molti fatti e raggiunsero importantissimi successi in tutti i settori: economici, scientifici, sportivi, culturali ecc. Feltri, ed i nostri connazionali in Italia, non dovrebbero “ignorare” che “l’altra Italia” ha circa 400 parlamentari di livello statale o federale nelle Americhe, in Europa ed in Oceania originari da tutte le regioni italiane. Ad essi vanno aggiunte le oltre 50.000 industrie e ditte commerciali, fondate e mantenute tra enormi sacrifici. Hanno dato un contributo inesauribile all’occupazione e allo sviluppo economico in tutti i Paesi del mondo ma, soprattutto, all’Italia, importando notevoli quantitativi dei suoi prodotti. E’ inaccettabile che un giornalista come Feltri “ignorasse” tutto questo. Probabilmente ha tacciato da “Papponi” gli eredi dei “Giganti” per essere rimasto “schifato” dal metodo di “selezione” dei giovani delegati. La Conferenza fu “orchestrata” dal CGIE e dai COMITES che Feltri considera (come moltissimi altri) enti “Papponi”: in 20 anni hanno “pappato” oltre 100 milioni di Euro con risultati ZERO. Due piu’ due fa quattro e Feltri ha concluso che, se la stragrande maggioranza dei giovani sono stati “raccomandati” dai vari presidenti o membri dei due enti “Papponi”, conseguentemente anche loro erano dei “Papponi”. “Libero” riportava alcune interviste di alcuni giovani che, “ingenuamente”, ammisero di essere a Roma perché “raccomandati”. In effetti, la selezione non era avvenuta per “meriti” o per il “valore professionale” dei candidati, ma per favorire gli amici degli amici: il solito metodo tipico e deprecabile italiano dello “inciucio”. Quello che fu molto piu’ grave, e’ che i “giovani” coinvolti si prestarono al disonesto gioco per non rinunciare ad una gita di una settimana a Roma, spesati di tutto e con un bonus di 350 Euro cash da spendere a piacimento. Dovevano ribellarsi a questo deprecabile “rito mafioso”, perché non l’hanno fatto? Forse perché avevano già acquisito i “difetti” dei “furbacchioni” che li “selezionarono”? Comunque dalla Conferenza di Roma arrivarono segnali molto positivi. Molti giovani dimostrarono professionalità e pragmatismo, qualità acquisite nei loro Paesi di residenza. Bastava attendere il tempo necessario perché si organizzassero ed iniziassero a fare i “fatti” bandendo le “chiacchiere” e smentire Feltri di non essere dei “Papponi”. Opportunamente il rinnovo dei COMITES e’ “slittato” al 2010. E’ auspicabile che il CGIE venga definitivamente cancellato. Se i COMITES dovessero essere confermati, deve essere impedita la candidatura di coloro che vi hanno precedentemente partecipato. La gestione dovrà essere affidata esclusivamente a giovani che abbiamo dato “prova” della loro competenza professionale, che godano della stima della comunità italiana e di quella del Paese di residenza. Basta con la vecchia “nomenclatura”. I fatti parlano chiaro: non hanno mai fatto un bel niente a favore della comunità italiana nel mondo. E’ giunto il tempo di proiettarsi con i giovani decisamente verso il futuro. Non bisogna disperdere l’italianita’ e tutto quello che i “Giganti” hanno conquistato e costruito con grandi rinunce ed enormi sacrifici. Seppure con i loro grandi limiti, i “Giganti” sono riusciti a diffondere e a mantenere viva l’italianità’ nei Paesi in cui sono emigrati. Hanno fondato numerose associazioni (5000), grandi club e persino importanti enti. Organizzato migliaia di feste e manifestazioni per autofinanziarsi. Il tempo e’ trascorso inesorabile e quello che era attuale 30/40 anni fa ora non lo è più. C’e’ la consapevolezza che occorre un drastico cambiamento, per non far scomparire l’italianità nel mondo. E’ l’ora di passare le “consegne” alle nuove generazioni. Siamo in attesa che i giovani di seconda, terza e passa generazione “irrompano” numerosi ed uniti sulla scena per portare una ventata di novità, adeguata ai tempi, per rivitalizzare il moribondo associazionismo italiano. Il segreto per riuscire in ogni impresa è avere grandi motivazioni. Sono sempre state queste che hanno spinto una persona o un gruppo ad ottenere grandi risultati. Se le “motivazioni” sono forti, se si sente dentro la spinta di appagare un profondo desiderio o convincimento, allora non c’e’ ostacolo che tenga: il successo e’ sicuro. I “Giganti” emigrarono senza soldi, senza conoscere la lingua, gli usi e costumi del Paese in cui si recavano e, magari, senza avere uno specifico mestiere. Il loro unico “capitale” e’ stato il “bisogno” che li ha “motivati” fortemente per uscire con decisione dalla povertà e poter dare un migliore avvenire ai loro figli e discendenti. Ora i giovani italo-multinazionali hanno le vere “motivazioni” che li spingeranno a lottare tenacemente per mantenere l’italianità’ nel mondo? Intanto dovrebbero fare loro il motto di John F. Kennedy: “Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa tu puoi fare per lui”. Non aspettino i soldi da Roma: non ci sono. Per autofinanziarsi organizzino feste e manifestazioni. Se veramente vogliono diventare i nuovi protagonisti della comunità italiana nel mondo, siano intraprendenti e disposti a prendere rischi. Seguano l’esempio dei “Giganti” che, superando mille ostacoli sono riusciti a far affermare l’italianita’ nel mondo. I giovani abbiano coraggio e si propongano con più determinazione, e ricordino quello che disse il Sottosegretario Mantica alla Conferenza mondiale dei giovani: “Credo che il rapporto tra l'Italia e i suoi connazionali all'estero sia come un matrimonio. O è per amore o per interesse. Allora cerchiamo di capire quanto amore c'è e quali interessi, legittimi, ci siano. Penso che vi sia la necessità di Rifondare la comunità degli italiani all’estero. Per me gli italiani nel mondo sono una comunità di gente giovane, dinamica, che vive una realtà differente rispetto a quella dell’Italia. Rappresentano, dunque, un valore importante, una diversità che può dare molto all’Italia, e alla quale l’Italia, può attingere con passione e lungimiranza. Quella che vorremmo costruire é la comunità degli “Italofoni” perché la lingua diventi elemento forte per una comunità italiana allargata. Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi tale, gli altri sono soltanto di “origine” italiana”. Il 21 settembre abbiamo appreso dai giornali italiani in Australia che la GIA (Giovani Italiani Australia) ha formato il suo direttivo nazionale consistente di ben 19 posizioni e composto da giovani residenti in tutti gli Stati e Territori australiani. Ottimo! La GIA sta preparando un “forum” a Sydney dal 27 al 29 novembre prossimo: “Linguaggio, Cultura, Identità” e’ il tema chiave del “forum” che avrà luogo allo Y-Hotel, Hyde Park. “You’d be a baccala’ to miss it” e’ lo slogan. Il 28 novembre, al The Sydney Harbour Marriot Hotel, l’Italian Australian Younth Association NSW si riunirà per un evento di “fine anno” denominato “Dolce Amaro”. All’evento parteciperanno, oltre alla GIA, altri sei gruppi di giovani italo-australiani. Le due iniziative sono molto apprezzabili, ma contengono due gravi errori di fondo. Primo. Le manifestazioni dovevano essere organizzate nei bellissimi club italiani (Marconi e Club Italia) che sono il vanto di tutta la comunità italiana. Anche il nuovo Centro Culturale Italiano all’Italian Forum di Leichhardt, di recente inaugurazione, doveva essere usato, anche se non completamente terminato. Queste sono le UNICHE sedi “naturali” dell’italianita’. I giovani avrebbero dato alla comunità italiana un segnale di “continuità”: dai “Giganti” alle nuove generazioni. Sarebbe stato l’inizio del “passaggio delle consegne”. Probabilmente i giovani italo-australiani hanno voluto inviare un preciso messaggio ai “Giganti”? Se hanno organizzato il “forum” e “Dolce Amaro” in due costosi alberghi al centro di Sydney, che non hanno nulla d’italiano, hanno voluto prendere le distanze con il loro glorioso passato? Secondo errore. Tutte le dichiarazioni rilasciate dai giovani, che abbiamo letto sul giornale, sono “esclusivamente” in inglese. Mantica e’ stato esplicito: “Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi italiano, chi non sa parlare l’italiano e’ soltanto di “origine” italiana”. Viene spontanea una domanda: “I giovani italo-australiani al “forum”e a “Dolce Amaro” parleranno in italiano per acquisire la legittimazione d’italiani autentici discendenti dai “Giganti" o dimostreranno di essere soltanto di “origine” italiana”?
Il 19 dicembre 2008 diedi dell’ignorante” a Vittorio Feltri, allora Direttore di “Libero”. Dall’8 al 12 dicembre si era svolta a Roma la prima Conferenza mondiale dei giovani italo-multinazionali. L’importante Conferenza fu “snobbata” dai media italiani, mentre “Libero” se ne occupò per sbeffeggiare i discendenti dei “Giganti”: gli emigranti italiani con le valige di cartone, costretti ad abbandonare l’Italia, soprattutto negli anni ‘50/’60. Partirono senza soldi, senza conoscere la lingua del Paese dove approdavano, per cercare un migliore avvenire per se stessi, per i loro figli e discendenti. Il piu’ degli italiani residenti in Italia “ignorano” totalmente il fenomeno dell’emigrazione italiana, ma impossibile che fosse “ignorato” dal Direttore di “Libero”. Fuori dai confini geografici dell’Italia esiste un’“altra Italia” di 60 milioni di oriundi. Questa “altra Italia” e’ sempre stata una grande risorsa per l’Italia che non ha mai saputo o mai voluto valorizzare. Il famoso “boom” economico italiano degli anni ’60 e’ vero che e’ stato possibile per l’intraprendenza e la genialità degli italiani in Italia (“di allora”), ma furono determinanti le rimesse in valuta pregiata dei “Giganti”. Purtroppo gli italiani in Italia “di oggi” sono assai diversi di quelli di quel tempo, che erano di poche chiacchiere e molti fatti e raggiunsero importantissimi successi in tutti i settori: economici, scientifici, sportivi, culturali ecc. Feltri, ed i nostri connazionali in Italia, non dovrebbero “ignorare” che “l’altra Italia” ha circa 400 parlamentari di livello statale o federale nelle Americhe, in Europa ed in Oceania originari da tutte le regioni italiane. Ad essi vanno aggiunte le oltre 50.000 industrie e ditte commerciali, fondate e mantenute tra enormi sacrifici. Hanno dato un contributo inesauribile all’occupazione e allo sviluppo economico in tutti i Paesi del mondo ma, soprattutto, all’Italia, importando notevoli quantitativi dei suoi prodotti. E’ inaccettabile che un giornalista come Feltri “ignorasse” tutto questo. Probabilmente ha tacciato da “Papponi” gli eredi dei “Giganti” per essere rimasto “schifato” dal metodo di “selezione” dei giovani delegati. La Conferenza fu “orchestrata” dal CGIE e dai COMITES che Feltri considera (come moltissimi altri) enti “Papponi”: in 20 anni hanno “pappato” oltre 100 milioni di Euro con risultati ZERO. Due piu’ due fa quattro e Feltri ha concluso che, se la stragrande maggioranza dei giovani sono stati “raccomandati” dai vari presidenti o membri dei due enti “Papponi”, conseguentemente anche loro erano dei “Papponi”. “Libero” riportava alcune interviste di alcuni giovani che, “ingenuamente”, ammisero di essere a Roma perché “raccomandati”. In effetti, la selezione non era avvenuta per “meriti” o per il “valore professionale” dei candidati, ma per favorire gli amici degli amici: il solito metodo tipico e deprecabile italiano dello “inciucio”. Quello che fu molto piu’ grave, e’ che i “giovani” coinvolti si prestarono al disonesto gioco per non rinunciare ad una gita di una settimana a Roma, spesati di tutto e con un bonus di 350 Euro cash da spendere a piacimento. Dovevano ribellarsi a questo deprecabile “rito mafioso”, perché non l’hanno fatto? Forse perché avevano già acquisito i “difetti” dei “furbacchioni” che li “selezionarono”? Comunque dalla Conferenza di Roma arrivarono segnali molto positivi. Molti giovani dimostrarono professionalità e pragmatismo, qualità acquisite nei loro Paesi di residenza. Bastava attendere il tempo necessario perché si organizzassero ed iniziassero a fare i “fatti” bandendo le “chiacchiere” e smentire Feltri di non essere dei “Papponi”. Opportunamente il rinnovo dei COMITES e’ “slittato” al 2010. E’ auspicabile che il CGIE venga definitivamente cancellato. Se i COMITES dovessero essere confermati, deve essere impedita la candidatura di coloro che vi hanno precedentemente partecipato. La gestione dovrà essere affidata esclusivamente a giovani che abbiamo dato “prova” della loro competenza professionale, che godano della stima della comunità italiana e di quella del Paese di residenza. Basta con la vecchia “nomenclatura”. I fatti parlano chiaro: non hanno mai fatto un bel niente a favore della comunità italiana nel mondo. E’ giunto il tempo di proiettarsi con i giovani decisamente verso il futuro. Non bisogna disperdere l’italianita’ e tutto quello che i “Giganti” hanno conquistato e costruito con grandi rinunce ed enormi sacrifici. Seppure con i loro grandi limiti, i “Giganti” sono riusciti a diffondere e a mantenere viva l’italianità’ nei Paesi in cui sono emigrati. Hanno fondato numerose associazioni (5000), grandi club e persino importanti enti. Organizzato migliaia di feste e manifestazioni per autofinanziarsi. Il tempo e’ trascorso inesorabile e quello che era attuale 30/40 anni fa ora non lo è più. C’e’ la consapevolezza che occorre un drastico cambiamento, per non far scomparire l’italianità nel mondo. E’ l’ora di passare le “consegne” alle nuove generazioni. Siamo in attesa che i giovani di seconda, terza e passa generazione “irrompano” numerosi ed uniti sulla scena per portare una ventata di novità, adeguata ai tempi, per rivitalizzare il moribondo associazionismo italiano. Il segreto per riuscire in ogni impresa è avere grandi motivazioni. Sono sempre state queste che hanno spinto una persona o un gruppo ad ottenere grandi risultati. Se le “motivazioni” sono forti, se si sente dentro la spinta di appagare un profondo desiderio o convincimento, allora non c’e’ ostacolo che tenga: il successo e’ sicuro. I “Giganti” emigrarono senza soldi, senza conoscere la lingua, gli usi e costumi del Paese in cui si recavano e, magari, senza avere uno specifico mestiere. Il loro unico “capitale” e’ stato il “bisogno” che li ha “motivati” fortemente per uscire con decisione dalla povertà e poter dare un migliore avvenire ai loro figli e discendenti. Ora i giovani italo-multinazionali hanno le vere “motivazioni” che li spingeranno a lottare tenacemente per mantenere l’italianità’ nel mondo? Intanto dovrebbero fare loro il motto di John F. Kennedy: “Non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, ma cosa tu puoi fare per lui”. Non aspettino i soldi da Roma: non ci sono. Per autofinanziarsi organizzino feste e manifestazioni. Se veramente vogliono diventare i nuovi protagonisti della comunità italiana nel mondo, siano intraprendenti e disposti a prendere rischi. Seguano l’esempio dei “Giganti” che, superando mille ostacoli sono riusciti a far affermare l’italianita’ nel mondo. I giovani abbiano coraggio e si propongano con più determinazione, e ricordino quello che disse il Sottosegretario Mantica alla Conferenza mondiale dei giovani: “Credo che il rapporto tra l'Italia e i suoi connazionali all'estero sia come un matrimonio. O è per amore o per interesse. Allora cerchiamo di capire quanto amore c'è e quali interessi, legittimi, ci siano. Penso che vi sia la necessità di Rifondare la comunità degli italiani all’estero. Per me gli italiani nel mondo sono una comunità di gente giovane, dinamica, che vive una realtà differente rispetto a quella dell’Italia. Rappresentano, dunque, un valore importante, una diversità che può dare molto all’Italia, e alla quale l’Italia, può attingere con passione e lungimiranza. Quella che vorremmo costruire é la comunità degli “Italofoni” perché la lingua diventi elemento forte per una comunità italiana allargata. Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi tale, gli altri sono soltanto di “origine” italiana”. Il 21 settembre abbiamo appreso dai giornali italiani in Australia che la GIA (Giovani Italiani Australia) ha formato il suo direttivo nazionale consistente di ben 19 posizioni e composto da giovani residenti in tutti gli Stati e Territori australiani. Ottimo! La GIA sta preparando un “forum” a Sydney dal 27 al 29 novembre prossimo: “Linguaggio, Cultura, Identità” e’ il tema chiave del “forum” che avrà luogo allo Y-Hotel, Hyde Park. “You’d be a baccala’ to miss it” e’ lo slogan. Il 28 novembre, al The Sydney Harbour Marriot Hotel, l’Italian Australian Younth Association NSW si riunirà per un evento di “fine anno” denominato “Dolce Amaro”. All’evento parteciperanno, oltre alla GIA, altri sei gruppi di giovani italo-australiani. Le due iniziative sono molto apprezzabili, ma contengono due gravi errori di fondo. Primo. Le manifestazioni dovevano essere organizzate nei bellissimi club italiani (Marconi e Club Italia) che sono il vanto di tutta la comunità italiana. Anche il nuovo Centro Culturale Italiano all’Italian Forum di Leichhardt, di recente inaugurazione, doveva essere usato, anche se non completamente terminato. Queste sono le UNICHE sedi “naturali” dell’italianita’. I giovani avrebbero dato alla comunità italiana un segnale di “continuità”: dai “Giganti” alle nuove generazioni. Sarebbe stato l’inizio del “passaggio delle consegne”. Probabilmente i giovani italo-australiani hanno voluto inviare un preciso messaggio ai “Giganti”? Se hanno organizzato il “forum” e “Dolce Amaro” in due costosi alberghi al centro di Sydney, che non hanno nulla d’italiano, hanno voluto prendere le distanze con il loro glorioso passato? Secondo errore. Tutte le dichiarazioni rilasciate dai giovani, che abbiamo letto sul giornale, sono “esclusivamente” in inglese. Mantica e’ stato esplicito: “Solo chi sa esprimersi in italiano può considerarsi italiano, chi non sa parlare l’italiano e’ soltanto di “origine” italiana”. Viene spontanea una domanda: “I giovani italo-australiani al “forum”e a “Dolce Amaro” parleranno in italiano per acquisire la legittimazione d’italiani autentici discendenti dai “Giganti o dimostreranno di essere soltanto di “origine” italiana”?

venerdì 25 settembre 2009

Per fortuna che Silvio c'e'!

I media e la sinistra sono accecati dall’antiberlusconismo e non vedono la realtà. Non fanno che parlare di declino di Berlusconi e del suo dopo. Altro che declino! Come si fa a sostenerlo quando ancora gode del 68% del consenso degli italiani. La moribonda sinistra spera ancora in una “scossa” che faccia cadere il governo. Continuano a vendere la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato. Campa cavallo che l’erba cresce! Non hanno capito che Silvio ha solo cambiato strategia e, come sempre, anche questa volta risulterà vincente. Invece di parlare di declino di Berlusconi, la sinistra deve solo augurarsi che questa sua nuova strategia non abbia lo stesso successo delle sue precedenti. A Porta a Porta, Berlusconi ha detto che le redazioni di giornali e tv sono piene di “farabutti” come lo sono alcuni politici, tutti “anti italiani”. A prima vista sembra che Silvio si sia fatto tradire dal “nervosismo”. Invece e’ bene che gli avversari si preoccupino perché Berlusconi sa sempre quello che dice e quello che fa. Quando decise di scendere in politica, Montanelli cercò in tutti i modi di dissuaderlo e gli predisse che non era cosa per lui. Il tempo ha dato torto marcio a Montanelli e ragione a Silvio. Lo stesso si potrebbe dire di tante altre occasioni. All’inizio nessuno riusciva a vedere gli sviluppi futuri, perché Silvio riesce a vedere piu’ lontano di tutti gli altri. La stessa “fondazione” del Pdl (dal predellino di un’auto), che sembrò più che azzardata, oggi e’ una solida realtà. Il partito ha vinto le elezioni con largo margine, facendo a meno di Casini. Berlusconi e’ senza dubbio un genio. Grandi uomini grandi difetti: il suo e’ di essere esageratamente narcisista. Non deve auto incensarsi, saranno i fatti stessi che lo indicheranno o meno il miglior premier italiano di tutti i tempi. Dovrebbe trattenersi di auto elogiarsi, infastidisce anche i berlusconiani piu’ convinti. Non si va lontano se non si e’ capaci di dominare i propri impulsi. Pero’ se, ad un dato momento, Berlusconi ha reagito energicamente trattando da “farabutti” i media ed i politici, e’ perché ha capito che questo era il momento di farlo. Ed e’ questo che bisogna capire e che dovrebbe preoccupare i suoi nemici. Per anni il suo carattere gioviale gli suggeriva di fare la parte dell’uomo superiore, di non reagire o reagire moderatamente. Ma recentemente c’e’ stata una straordinaria campagna di odio e diffamazione nei suoi confronti. Per molto tempo, troppo tempo, ha continuato a stare in silenzio. Fino al momento in cui ha capito che gli italiani cominciavano a dubitare che potesse difendersi. Magari c’era del vero in quelle accuse infamanti? Se non si difende e’ perché non può farlo, perché quelli dicono la verità? Berlusconi si e’ accorto che la precedente linea di comportamento non era piu’ adeguata. Meglio rispondere a muso duro ai media ed ai politici: ed e’ quello che ha fatto. Intanto ha querelato (citandoli soltanto per danni) i giornali La Repubblica e L’Unita’. Non si e’ impegolato in un’azione penale, dove il giudice avrebbe potuto insabbiare la querela ed archiviarla. Ha scelto la strada dell’azione civile impossibile da interrompere. Una volta tanto Berlusconi ha avuto per maestro, il “lider maximo” D’Alema. Nel 1997 Max intenta una causa civile, nientemeno, all’“Espresso”, per “aver rivelato la mappa della sua nuova casa” e chiede un miliardo di lire di risarcimento. Il 5 maggio a Montecitorio s-c-a-n-d-i-s-c-e, alla maniera dell’ex Duce: “L’ho detto una volta per tutte, con validità erga omnes, con valore perpetuo: quello che scrivono i giornali è sempre falso”. In un minuto sarebbe scoppiata la rivoluzione in Italia se una frase del genere l’avesse pronunciata Silvio. Alla fine di novembre 1997 “baffino” si scatena contro l’Ordine dei giornalisti. Bisogna abolirlo, dice Max, visto che non garantisce la correttezza professionale. Poi nel gennaio 1998 annuncia di aver trovato l’arma “finale” per sistemare i giornali “chiacchieroni”. E’ di una semplicità elementare: niente più processi penali ai giornalisti, bisogna instaurare “un sistema che consenta una rapida ed efficace tutela in sede civile e che preveda consistenti risarcimenti patrimoniali”. Detto fatto. Ecco, in data 10 febbraio 1998, la causa civile di Max al “Corriere della sera” per aver scritto “su un fantomatico piano D’Alema per il sindacato”. Richiesta: due miliardi di lire. La sinistra non va in piazza a protestare, ci mancherebbe altro, non si tratta di Berlusconi! Max pretende dal Direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, anche il “giuramento decisorio”. Vale a dire che deve giurare di aver scritto la verità a proposito delle intimidazioni “dalemiane” sugli azionisti del Corriere. Quale sorte ebbe questa causa? Boh! Ma D’Alema aveva tracciato un solco che, nel 2009, anche l’odiato suo nemico avrebbe seguito. E’ proprio vero che c’e’ sempre qualche cosa da imparare anche dai peggiori! Sulla vita politica italiana e’ calata una spessa coltre di violenza mediatica. Ormai sembra che l’unico obbiettivo dell’opposizione (di quel che resta) sia quello di distruggere l’avversario con ogni mezzo. Non ha capito che gli converrebbe smetterla di continuare a criticare quel che dice o quel che fa Berlusconi cercando, piuttosto, di far sapere quel che farebbe se fossero al suo posto. Macché, si divertono ad organizzare un’altra “sceneggiata” delle primarie, diciamo pure che sono le “terziarie”. Sembra rivedere quel film dove il “rimpasto” si svolgeva tra gli stessi componenti del solito vecchio e traballante partito. Con la musica iniziava il “girotondo”, sempre piu’ frenetico, attorno ad un tavolo. Appena la musica cessava, ciascuno si sedeva nella poltrona al punto in cui si trovava. Questo e’ quello che sta accadendo nello “sbrindellato” Pd. Si illudono che il Pd uscirà dal coma profondo in cui si trova con il nuovo “leader”. Non hanno capito che non si tratta solo della mancanza di leadership, che in parte e’ pur vero, ma che, accecati dall’odio verso Berlusconi, non sanno fare proposte che convincano gli italiani di votarli. I cosiddetti dirigenti del Pd non considerano che Berlusconi sia stato scelto dalla maggioranza degli italiani. Ogni insulto a lui rivolto e’ un insulto rivolto agli elettori che l’hanno votato, questi non voterebbero mai per quelli che li considerano dei fessi. Non vogliono ancora capire che la sinistra e’ ormai finita perché ancora rimane ancorata alla vecchia ideologia comunista. Un’ideologia che e’ rimasta immobile, che non si e’ saputa adeguare all’evoluzione dei tempi e della società. La lotta di classe c’era nel 1919, ma non c’e’ piu’ oggi. Il popolo non aspira più ad un pezzo di pane uguale per tutti, ma un tenore di vita adeguato alle proprie capacità, al proprio impegno e alla propria disponibilità al sacrificio. Non più livellamento verso il basso, ma a ciascuno secondo quello che si merita. Tutto quello che sono riusciti a fare i comunisti italiani, dopo la caduta del muro di Berlino, e’ stata la “svolta della bolognina” con Occhetto. Hanno cambiato la sigla da PCI a Pds, poi da Ulivo a Pd, ma la base ideologica e’ sempre la stessa e le facce sono sempre quelle. E Franceschini ha la sfacciataggine di dire “Dobbiamo dare una svolta al governo di questo Paese”. Ma quale svolta? Di ridiventare cattocomunisti? I cattocomunisti hanno avuto più di mezzo secolo per dimostrare se sapevano governare. Hanno chiaramente dimostrato di non capire e di non avere cura dei veri problemi del Paese, ma solo di guardare all’interesse del partito. Infatti, nella loro ideologia l’individuo non conta, conta solo il partito. Se ritorniamo col pensiero ai risultati dei loro governi, non ricordiamo altro che l’aumento delle tasse e l’aumento del debito pubblico. La ricerca del potere accaparrando tutte le cariche dello Stato. Il disastro del ’68 nelle scuole e nella mentalità generale. La ricerca del consenso con l’assunzione di massa di precari. L’ideologia statalista dell’assistenzialismo a scapito del debito pubblico da ripianare con altre tasse. Quelli del Pd dovrebbero comprendere alla svelta che, per aspirare a diventare alternativa di governo, debbono immediatamente abbandonare l’ideologia comunista. Debbono cambiare ancora una volta sigla al partito. Debbono cacciar via tutte le vecchie facce. Debbono capire che e’ ora d’ispirarsi a sistemi di gestione politico/amministrativa attuali e moderni. Per far questo sono costretti ad imitare Berlusconi, uomo pragmatico, che riesce a capire i problemi dei cittadini ed ha la capacità di risolverli in “tempo reale”. Gli italiani ormai hanno capito come si governa e come meglio funziona un sistema liberaldemocratico e non ci pensano neppure lontanamente di farsi governare di nuovo dai vecchi cattocomunisti. E sì, perché Casini, da buon Democristiano, e’ sempre alla finestra per cogliere la buona occasione di riabbracciare i “compagni” e, con il suo “grande centro” (o meglio: centrino), dare vita con loro ad una nuova riedizione di un governo cattocomunista. Per fortuna che Silvio c’e’!

sabato 19 settembre 2009

La "concretezza" di Berlusconi che lavora, contrapposta alle sterili "chiacchiere" della sinistra e dei "politicanti" di professione.

Il Globo & La Fiamma - Australia
Venerdi 18 settembre 2009
di Giampiero Pallotta
Antonio Laudati, il Procuratore della Repubblica dell’inchiesta di Bari nella quale sono indagati tutti i partiti della sinistra ha dichiarato che: “Le indagini riguardano un sistema criminale". In merito alle indagini su Berlusconi ha precisato: “E’ di tutta evidenza che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale”. Eppure alcuni giornali, in prima fila La Repubblica e L’Unita’, hanno continuamente pubblicato fantasiose ricostruzioni di fatti privati senza alcun riscontro reale. Ecco perché Berlusconi si e’ visto costretto di querelare i due giornali. Quanto prima si terrà a Roma una manifestazione per la libertà di stampa in “pericolo”! Era stata programmata per sabato 19 settembre, rimandata per la morte dei sei militari italiani in Afghanistan. La Repubblica si vanta che l’appello dei tre giuristi ha raggiunto oltre 390 mila firme. Qualcuno e’ andato a verificarle e ne ha trovate molte “fasulle”. Ad esempio vi e’ ripetuta molte volte la firma di Silvio Berlusconi, Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Verdi e molte altre di “fantasia”. Gli italiani non di sinistra saranno anche un po’ fessi, ma una cosa gli è chiara. La libertà d’informazione che intende la sinistra è la libertà di infangare con la menzogna Berlusconi e qualsiasi cosa faccia il suo governo. Non e’ stata messa la censura alla stampa, non sono stati chiusi i giornali o dato alle fiamme le loro redazioni. La manifestazione per la liberta' di stampa e' ridicola, arrogante e patetica , e' una manifestazione “anti italiana”. Questa vicenda e’ una “pochezza morale”, prima ancora che intellettuale dell’intellighenzia di sinistra. Condividiamo e siamo sostenitori convinti del principio della libertà di stampa. Se davvero in Italia fosse in pericolo, D’Alema, Franceschini, Bersani, Di Pietro e Santoro non potrebbero sparare le “cavolate”’ che sparano. D’Avanzo e Travaglio non scriverebbero le “cavolate” che scrivono. Non crediamo che la politica del governo Berlusconi sia quella cupa e irreale che dipingono Scalfari e Bocca, Furio Colombo e Concita De Gregorio, Umberto Eco e Oscar Luigi Scalfaro. Siamo convinti che i veri regimi autoritari siano altri, “stranamente” ignorati da quelli che oggi sostengono di combattere un “bavaglio” alla stampa italiana che non esiste, e' solo e soltanto una manifestazione di "ipocrisia”. Il 13 aprile 1993, D’Alema dichiarò: “In questo Paese non sarà mai possibile fare qualcosa finché ci sarà di mezzo la stampa. La prima cosa da fare quando nascerà la Seconda Repubblica sarà una bella epurazione dei giornalisti in stile polpottiano”. Ossia Pol Pot il capo dei khmer rossi, il sanguinario dittatore della Cambogia. Non si lamenta invece questa volta. Gli organi della “libera” informazione hanno messo il “tappo” alla vicenda della Puglia, si “scatenano” soltanto quando c’e’ di mezzo Berlusconi. La “scossa”, che doveva “spazzar via” Berlusconi, sembra invece che stia per “sconquassare” l’uomo che l’aveva annunciata: Massimo D’Alema. “Baffino” sta subendo la stessa sorte che capita a molte volpi, che si sa sono “astute”, ma prima o poi finiscono appese in bella mostra in pellicceria. Da Bari giungono notizie sempre più imbarazzanti per l’ex “leader Maximo”. Alcuni suoi “compagni” di partito sono indagati. Sospettati perfino d’aver usufruito della compagnia di belle e disinibite “escort”, che Giampaolo Tarantini procurava loro per avere in cambio generosi appalti. Anche D’Alema ha incontrato Tarantini, ma si e’ subito affrettato di dichiarare: “Non lo conosco”. Ma “Giampi” (Tarantini per gli amici) ha replicato: “Mi conosce eccome”. Ora, dal Corriere della Sera, sappiamo che hanno cenato insieme e, infatti, è stato intervistato anche il proprietario del ristorante, e sono stati nella stessa barca andando o tornando da Ponza. D’Alema lo ammette, però insiste: “Questo non significa che io lo conosca”. Ma se hanno mangiato e navigato insieme? Nel 1994 la sinistra era fortissima e ancora pensava di essere “moralmente superiore”, oggi invece si e’ resa conto di essere una “ciofeca”. Allora aveva grande capacità d’attrazione nel popolo e nei confronti di larga parte del mondo imprenditoriale. D’Alema, appoggiato dalla magistratura (leggi: Di Pietro) e dai giornali, riuscì ad ingannare Bossi e separarlo da Berlusconi e il governo cadde. Oggi, invece, l’opposizione è semplicemente “inesistente”, ma non solo: lo stesso D’Alema è sull’orlo del baratro e rischia di esplodergli in mano la bomba che, incautamente, aveva preparato per Berlusconi. L’inchiesta di Bari, infatti, tocca tutto il gruppo di potere “dalemiano” in Puglia. Tutti i suoi “fiduciari” personali sono indagati e, soprattutto, vede un Pd in Puglia tragicamente diviso. Il sindaco di Bari, Emiliano (ex procuratore della Repubblica), da sostenitore di D’Alema è diventato suo principale antagonista. In aggiunta ci sono poi le gravi e dettagliate rivelazioni di Tarantini sui “dalemiani” pugliesi. Più di una caduta o di una crisi del governo Berlusconi, sarebbe bene, dunque, che i giornali si occupassero di quello che sta per accadere a D’Alema, che viene preso a pesci in faccia dai suoi ex amici ad iniziare dal sindaco di Bari a cui si stanno aggiungendo in molti, vedi Bassolino, Minniti, Folena, Finocchiaro ecc. In Italia la sinistra, anti patriottica per vocazione, ha creato ad arte una grandissima confusione: sulla sicurezza, l’immigrazione, la giustizia, a cui hanno aggiunto il “gossip” calunnioso su Berlusconi “sputtanando” l’Italia in tutto il mondo. Si e’ scatenata una polemica confusa per cui si parla a vanvera di assenza di libertà, di fascismo, di razzismo, di mafia e di moralismo. Di Pietro, Franceschini, D’Alema, Bersani e compagnucci belli colgono l’occasione per fomentare la rissa contro Berlusconi. Preannunciano “scosse” ed usano lo scontro per distogliere l’attenzione degli italiani dai grandi ed importanti successi del governo. E che fa Fini, “co-fondatore” del Pdl e della maggioranza? Da man forza all’opposizione. La causa e’ del sistema politico attuale. Sono sbagliate le alleanze politiche per formare le coalizioni, non fanno altro che dar spazio a decine di “capetti” che poi pensano soltanto a come mantenersi il “trono” che sono riusciti ad “acchiappare”. Con il bipartitismo il premio di maggioranza premierebbe il partito con il maggior numero di voti e non la coalizione. Dentro al partito ci saranno senz’altro discussioni, contrasti, ma una volta votato e deciso il programma, il partito si esprimerà con una sola voce. Sia quello al governo, sia quello all’opposizione. Altrimenti i politicanti di professione continueremo a giocare ai quattro cantoni. Ecco spiegata la “maretta” che c’e’ ora nella maggioranza. Piu’ probabilmente si tratta soltanto di un furioso temporale di fine estate. Centinaia di fulmini e fragorosi tuoni che creano sgomento e preoccupazione. Presto ritornerà “la quiete dopo la tempesta” e “passata la tempesta odo augelli a far festa”, come recita una bella poesia dell’eccelso recanatese Giacomo Leopardi. Le acque agitatissime nel Pdl e nella Lega e’ la riprova che nello schieramento di governo c’e’ libertà di parola, di esprimere le proprie idee. Non esiste un “sovrano” regnante, non esiste il “pensiero unico”, come amano fare intendere i disfattisti irresponsabili “gossipari” della sinistra. Ognuno nella maggioranza al governo ha tutto il diritto di esporre problemi e temi al dibattito. Si può essere d’accordo o contrari a Fini o a Bossi, ma il confronto, schietto, anche aspro e non ipocrita, alla fine rafforzerà la maggioranza. Nonostante tutto e’ facile prevedere che Gianfranco Fini non abbandonerà mai Silvio Berlusconi. Non gli farà lo sgambetto fondando un suo nuovo partito o con altri. Non darà una mano ai nemici di Silvio annidati nel Palazzo, nelle redazioni dei giornali e nelle procure. Bossi, finita la “ricreazione”, ritornerà a fare il bravo e disciplinato scolaretto e smetterà di creare problemi, politicamente e’ ”pazzerello”, ma non stupido. Sa che tirare troppo la corda alla fine si spezza. In questi giorni gli italiani hanno ancor piu’ compreso cosa distingue Silvio Berlusconi dalla sinistra e dai “politicanti” di professione. La differenza e’ sostanziale: il “fare” contrapposto a fantasiose ”teorie”. Una parte della classe politica si diverte e perde tempo a vagheggiare formule politiche e disegni improbabili: “grande centro”, che si tenta di ricostruire da un paio di decenni; “risuscitare” il Pd, morto e putrefatto da tempo; “Padania” libera e corbellerie varie. Berlusconi si sta sacrificando, impegnandosi sino al limite estremo delle sue energie (compierà 73 anni il 29 settembre). Lavora intensamente e professionalmente per tutelare “concretamente” gli interessi di tutti gli italiani. L’Italia, come tutto il mondo, si trova nel vivo di una gravissima e drammatica crisi economica. Il governo Berlusconi l’ha affrontata tempestivamente senza lasciare indietro nessuno. Sono poi sotto gli occhi di tutti alcuni esempi di assoluta ed incontestabile concretezza. Dopo il “miracolo” di Napoli e della Campania ripulite dall’immondizia, la “miracolosa” ricostruzione dell’Aquila e dei 49 centri distrutti dal terremoto del 6 aprile 2009. Per Franceschini la consegna delle prime case: “È un reality in cui i terremotati sono trasformati in comparse”. L’invidia e’ il sentimento delle persone meschine. “Il Vangelo condanna chi chiacchiera e non fa fatti, ma premia chi agisce correttamente”, ha detto il vescovo dell'Aquila, Giuseppe Molinari. Berlusconi fa i fatti rinunciando al suo stipendio che devolve in beneficenza, tutti gli altri o lo calunniamo o discutono del nulla e di sciocchezze e, senza alcuna vergogna, continuano mensilmente a ritirare il “lauto” stipendio che gli italiani gli passano.

venerdì 11 settembre 2009

I sindacati & patronati si assumano la responsabilita' del lor cattivo servizio prestato ai pensionati. Rimborsino gli indebiti all'INPS.

Il Globo & La Fiamma - Australia

Friday, 11 September 2009

Ringrazio Antonio Marrocco e Pietro Schirru per le loro garbate critiche. Voglio assicurarli che prima di scrivere ho l’abitudine d’informarmi sull’argomento che tratto. I patronati sono stati istituiti con Decreto Legge del 29/07/1947, n. 804, tuttora in vigore. E’ stato modificato in parte con Legge del 27/03/1980, n. 112 e con Decreto Legge del 26/06/1981. Tutti insieme i patronati hanno circa 10 mila sportelli e 8 mila addetti, un vero e proprio “braccio operativo” dei sindacati (di tutte le sigle) che opera in Italia e nel mondo. I soldi ai patronati arrivano da un fondo gestito dal ministero del Lavoro. Finanziato ogni anno dallo 0,226% dei contributi obbligatori incassati da Inps, Inpdap, Ipsema e Inail. Il contributo pubblico, per sostenere l’attività dei patronati, nel 2008 è stato di oltre 253 milioni di euro (480 miliardi circa delle vecchie lire). Quasi la metà di queste risorse, il 47,65%, è andato ai patronati di Cgil Cisl e Uil (Inca, Inas e Ital). Complessivamente gli enti che accedono al contributo pubblico sono 27. Per quanto riguarda i controlli sull’operatività degli enti, particolarmente per i servizi resi dai patronati agli italiani all’estero, si preannuncia una stretta. Attualmente sull’attività svolta dalle sedi italiane degli enti di patronato ci sono verifiche annuali, mentre su quelle estere le verifiche sono a “campione”. Obiettivo del Ministero del Tesoro: “È quello di arrivare nel più breve tempo possibile ad effettuare una verifica presso tutte le sedi dichiarate operanti in ciascun anno dagli istituti di patronato”. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha sottolineato che: “I problemi legati al finanziamento dei patronati con il sistema attuale, legato al coefficiente sul monte retributivo, è uno dei problemi da risolvere, così come il sistema delle convenzioni tra patronati ed enti previdenziali”. Il meccanismo del finanziamento funziona con un sistema a punti. Un punto nel 2005 equivale a 53,46 euro per le attività svolte in Italia e 75,56 euro all’estero. Ogni pratica ha un punteggio, e dunque una “redditività” maggiore o minore. Per esempio. La pensione di anzianità, vecchiaia e superstiti vale 4 punti, il doppio della pensione sociale. Invece l’indennizzo per malattia professionale o infortunio vale 6 punti, così come la costituzione e la revisione della rendita, attiva o passiva. La richiesta di rendita a superstiti non titolari vale 4 punti, come le pensioni privilegiate, dirette e indirette, così come quelle di guerra e quelle degli invalidi civili, ciechi e sordomuti. L’assegno di invalidità vale 6 punti, come la pensione di inabilità. Sei punti significano 320,76 euro a pratica se richiesta dai patronati in Italia, e 453,36 euro se richiesta da un patronato all’estero. Un compenso per un lavoro che in pratica consiste nell’istruire una pratica o digitare il nome del pensionato in un database Inps. Va detto che molte altre pratiche portano zero punti. Poi ci sono altre operazioni, come la cosiddetta dichiarazione reddituale (Red) per i pensionati. In questi casi i patronati, a cui i pensionati si rivolgono più spesso che ai Caf, “girano” la dichiarazione proprio ai Centri per l’assistenza fiscale, appunto i Caf , che per questa pratica incassano circa 15 euro. Tempo fa si era iniziato a parlare di creare uno sportello unico nei consolati per ridurre i costi dei patronati, ma vi e’ stata una fortissima resistenza dei sindacati. Il gradimento non c’e’ stato neppure da parte dei parlamentari del Pd eletti all’estero, molti dei quali sono ex dirigenti dei patronati. Non ci pensano affatto a smantellare i patronati che sono le loro “roccheforti”. Gli sono serviti e gli servono per costruire e mantenere il loro consenso. E’ noto a tutti il ruolo “determinante” avuto dai patronati, a favore dei candidati della sinistra, nelle elezioni dei COMITES del 2004 e nelle due elezioni politiche del 2006 e 2008. I nostri “magnifici” 18, ovvero i parlamentari eletti all’estero, si dicono preoccupati per la chiusura di 21 consolati, ma altro non è che una naturale conseguenza. Se si svuotano continuamente i consolati delle loro prerogative per “regalarle” ai patronati, per forza di cose i cittadini sono convinti che i consolati sono inutili e che sono sempre meno al servizio degli italiani all’estero. Invece sono proprio i consolati che dovrebbero funzionare e sbrigare le pratiche dei connazionali all’estero. Questo lo si vede con i consolati degli altri Paesi che trattano anche materia previdenziale. Nessun altro Paese ha i patronati all’estero, neppure Spagna e Portogallo, che hanno grandi emigrazioni anche loro. E questo è già sufficiente per affermare che i patronati non servono e che sono un enorme spreco di denaro pubblico. Sono ben 27 organizzazioni diverse per fare tutte lo stesso lavoro. Ad esempio. A Sydney operano i patronati: ACLI (due uffici ed un recapito); ENASCO (un ufficio); INAS/CISL (un ufficio e 4 recapiti a Sydney; recapiti a The Entrance, Griffith e Kemblawarra); INCA/CGIL (un ufficio ed un recapito); ITAL/UIL (un ufficio e un recapito a Sydney; recapiti a Hamilton, Wollongong e Griffith) in totale 6 uffici principali e 13 recapiti, questi ultimi probabilmente con affitto gratuito. Quanti soldi si risparmierebbero pagando l’affitto di un solo ufficio? In Australia opera il Centerlink, un unico ufficio governativo che, oltre a sbrigare molte funzioni, cura anche le pratiche di pensione australiane “presto e bene”. Hanno anche a disposizione i moduli per la richiesta della pensione italiana, per chi volesse presentarla personalmente senza l’intermediazione dei patronati. Esaminiamo ora se per gli “indebiti pensionistici INPS” i patronati hanno la maggior parte di responsabilità. Per richiedere la pensione è necessario compilare il modulo (COD.AP01) che bisogna corredae dei “dati e documentazione indispensabili alla liquidazione della pensione” (art.1, comma 783, legge 296/2006). Il patronato “dovrebbe” poi chiedere al “cliente” la “documentazione da allegare per richieste/agevolazioni/situazioni particolari”, per stabilire se ha diritto, in aggiunta alla normale pensione, alle prestazioni “assistenziali”, come “la pensione integrata al trattamento minimo, la maggiorazione sociale o i trattamenti di famiglia”, pertanto occorre presentare la dichiarazione reddituale (modulo RED), poi ci sono altri 10 punti da dover soddisfare. In ultimo, il “cliente” firma il modulo (COD.AP12) per delegare il patronato a rappresentarlo. Molto probabilmente il patronato, per acquisire il “cliente” ed accumulare punti (leggi: soldi), non è stato molto scrupoloso fiscalmente, altrimenti il cliente sarebbe scappato in un altro patronato meno “indagatore”. Ma, come si sa, tutti i nodi vengono al pettine, alle richieste successive dell’INPS della dichiarazione reddituale, la verità è venuta a galla. Francamente debbo ammettere che parzialmente c’è del vero in quanto scrive Marco Fedi nel suo blog in data 15 gennaio 2008, nove giorni prima che il governo Prodi andasse a gambe levate. “( ) L’indebito è il risultato delle verifiche reddituali che in Italia sono effettuate con regolarità e cadenza annuale, mentre all’estero sono sempre state condotte con notevole ritardo e relativamente a periodi molto lunghi di 2 ed a volte 3 anni. ( ) la responsabilità dei ritardi è dell’INPS. È per questa ragione che chiediamo da anni l’approvazione di un provvedimento di sanatoria: la cancellazione del debito in assenza di dolo, vale a dire quando non vi è stato dal pensionato un tentativo di frode ai danni dell’INPS”. Antonio Marrocco è stato informato da Fedi che i 18 parlamentari esteri proporranno una sanatoria per gli indebiti. Sempre sul blog di Fedi del 15 gennaio 2008: 1) “Abbiamo presentato una proposta di legge per una sanatoria d’iniziativa parlamentare ma la Commissione competente non ha ancora provveduto ad esaminarla”. 2) “Il Governo Prodi ha finora ignorato le nostre richieste. Un vero errore politico. ( ) Una proposta di sanatoria era già stata presentata durante il Governo Berlusconi ma si era subito arenata. L’aspetto interessante è che l’INPS stesso ha proposto una sanatoria rendendosi conto che si tratta spesso di indebiti inesigibili, ( ). Alla domanda del giornalista Frank Barbaro, direttore di Nuovo Paese: “E’ ancora possibile convincere il governo (Prodi) del merito di una sanatoria e di una maggiore trasparenza nei rapporti tra INPS e pensionati?” Fedi risponde: “Sono molto scettico sulle reali possibilità di rendere concreto un provvedimento di sanatoria". Giorni fa abbiamo notato una fotografia di Fedi in compagnia di sorridenti pensionati, probabilmente dopo averli assicurati, come ha fatto con Antonio Marrocco, che proporrà una sanatoria (l’ennesima!) per gli indebiti. Nino Randazzo ci ha promesso, tramite i giornali Il Globo e La Fiamma del 18 agosto, che “alla ripresa dei lavori parlamentari e’ certo che saranno in molti a presentare interrogazioni, almeno per conoscere i motivi ( )”. Deliberatamente i “due” continuano a prendere per i fondelli i tartassati ed ingenui pensionati. Sanno benissimo, come ormai lo sappiamo tutti, che non riusciranno a fare ed ottenere un bel niente. L’unica soluzione per risolvere gli indebiti INPS è quella che i patronati & sindacati che, come documentato di milioni di euro ne hanno tanti, si assumano l’onere di rimborsare l’INPS delle somme che ha pagato in più a circa 50 mila pensionati soprattutto per “negligenza” dei patronati. Per dovere, onestà e giustizia i patronati restituiscano la meritata tranquillità ai loro “clienti” che hanno mal servito.