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venerdì 11 novembre 2011

Il "tiranno" se ne va. Si dia inizio alle danze!

Quando nel 1932 il giornalista tedesco Emilio Ludwig, dopo sei mesi di permanenza in Italia per scrivere un libro sull'Italia e sugli italiani, andò ad intervistare Mussolini, gli chiese: “Ma deve essere ben difficile governare gente cosi’ individualista ed anarchica come gli italiani!”. Mussolini rispose: “Difficile? Ma per nulla. E' semplicemente inutile!”. Se la stessa domanda venisse posta oggi a Berlusconi la risposta sarebbe identica. Appena il Pdl vinse l’elezioni del 2008, qualcuno parlò di “solida maggioranza” per avere incamerato oltre 100 deputati in piu’ dell’opposizione. Purtroppo la maggioranza era solo quella degli italiani che hanno votato per una coalizione in larghissima parte piena di “opportunisti” e “voltagabbana”. Primo su tutti Fini in Tulliani, “svenditore” di appartamenti di AN per “beneficare” il “cognatino”, burattino nelle mani della magistratura e di Montezemolo, che un minuto dopo aver appoggiato le chiappe sulla poltrona di presidente della Camera, ha incominciato a “bersagliare” il governo un giorno sì e l’altro pure. Un “manipolo” di “signor nessuno”, eletti con i voti dati a Berlusconi, che dopo aver agguantato l’agognata poltrona si sono messi a fare i “casi” loro. Il governo di centrodestra cade per il “suicidio politico” di membri della coalizione. Che “gentaglia”! Li abbiamo visti in faccia e non dimenticheremo mai che eletti nel Pdl hanno tradito e sono passati nella parte avversa in un momento molto delicato, non solo per il governo Berlusconi, ma per tutto il Paese. Spero i danni per gli italiani siano contenuti e auguro a questi “omuncoli” e “donnucole” che non debbano pentirsi della scelta fatta e, soprattutto, di non andare fieri di una simile “vigliaccata”. Alle prossime elezioni li ricandideranno Casini, Bersani e compagnia bruttissima. Basta che non ce li ritroviamo di nuovo nelle liste del centrodestra dove dovranno essere candidati esclusivamente chi nell’arco della sua vita politica e, specialmente negli ultimi tre anni, hanno sempre dimostrato “sincero” attaccamento al Pdl. Basta con gli “outsider” dell’ultima ora e mi riferisco, in particolare, a chi volesse candidarsi per il Pdl in Australia. Povera italietta! Ancora una volta ha dato prova di inaffidabilità’. Aveva ben ragione “il francese” a “ridacchiare” (gli italiani sono sempre gli italiani) perché i “voltagabbana” e gli “opportunisti” avrebbero fatto mancare all’appuntamento e non mantenuto la parola anche questa volta. Sono d’accordo con Berlusconi: “In politica le dimissioni non esistono”, il governo deve essere sfiduciato in Parlamento ed ora che e’ stato accertato che i voti non li ha piu’, la democrazia impone di ridare la parola al corpo elettorale. Oggi appare l'unica via per uscire dall'impasse, anche se si sta “tramando” per un governo guidato dal neo senatore a vita Mario Monti. Berlusconi saprà reagire da par suo con grinta e decisione da “Statista del fare”. Un leader rimane con la schiena dritta nelle vittorie e, soprattutto, nelle sconfitte. Purtroppo il conto lo pagheranno i “soliti fessi” e non quei “poteri forti” che Berlusconi stava cercando di mettere sotto torchio. Quando voteremo il centrodestra sarà certamente piu’ forte di ora. Meglio, dunque, dare la parola agli italiani che ricorrere a pasticciati ribaltoni, o a governi tecnici, oppure ad esecutivi natalizi. Come quello presieduto da Ciampi 18 anni fa, quando la disoccupazione, al Sud, superò il 21%, la lira “crollò” drammaticamente il 2 dicembre del 1993 e la RAI annunciò di non poter pagare le tredicesime ai dipendenti. Per non parlare dei sanguinari attentati mafiosi, con le auto bombe, a Milano, Roma e Firenze e della trattativa, ancora non chiarita nei suoi inquietanti sviluppi, tra ministri e boss “mafiosi” per attenuare l’articolo “41 bis” per i “picciotti” incarcerati. Fu, invece, un governo politico, quello presieduto dall'allora “craxiano” Giuliano Amato, a salvare il Paese, varando una manovra prima di 30 mila, poi di 90 mila miliardi di vecchie lire, a iniziare le privatizzazioni delle grandi aziende delle partecipazioni statali e a salvare i conti pubblici italiani. Ormai e’ improbabile che il Pd, “squassato” dalle divisioni e per la lite tutt’altro che “avvincente” per la leadership (meglio il vecchio Bersani o il giovane Renzi?), possa creare delle maggioranze alternative “credibili” con Di Pietro e Vendola: non vanno d’accordo su nulla. Ma anche se trovassero un “finto” accordo e vincessero le elezioni, dopo 24/18 (forse anche meno) di sicuro si ritornerà a votare. Casini, da vecchio consumato “democristiano”, fa “l’Amleto”: andare al voto facendo parte del “Terzo polo”, oppure abbandonare Fini e Rutelli al loro destino per “associarsi” con il centrosinistra o con il centrodestra? Di certo c’e’ che il Pdl (probabilmente cambierà nome) e la Lega resteranno alleati. Comunque sia, meglio il voto di questa interminabile agonia, che rischia di protrarsi per un altro anno e mezzo.

Come "La Repubblica" imbroglia i suoi lettori.

Negli anni cinquanta Giovannino Guareschi, sul “Candido”, pubblicava una rubrica: “Visto da destra”, “Visto da sinistra”, dove lo stesso fatto era presentato in maniera tanto diversa, o da risultare nettamente a favore della destra o a favore della sinistra. L’intento era “umoristico”, ma col tempo abbiamo fatto talmente l’abitudine alla “faziosità” della stampa, che ci ha fatto passare la voglia di ridere. E’, infatti, con rassegnato “disgusto” che riportiamo l’ennesimo caso non di “falsificazione” della notizia di partenza, ma del suo totale stravolgimento interpretativo, fino a rappresentarla del tutto diversamente dalla verità. Sul fatto avvenuto concordano sia “La Repubblica” che “Il Giornale”. Il consigliere di Barack Obama, Mr Ben Rhodes, alla domanda di un giornalista, ha risposto con queste parole: “Per l’Italia vale il discorso della Grecia e cioè se ci sono cambiamenti di governo non cambiano i problemi del paese”. Il senso e’ chiaramente “inequivocabile” e il lettore pensa di aver capito cosa intendeva dire Mr Rhodes. Il giornalista di “Repubblica”, Federico Rampini, dichiara questa frase “sibillina”. Secondo lui deve essere interpretata. Poniamo il caso che si chiede a qualcuno se sia più veloce un’automobile bianca o un’automobile nera. Se la persona risponde che il colore non influenza la velocità, quindi, di sicuro non avrà detto che preferisce l’automobile bianca a quella nera. Certo, c’e’ chi preferisce avere la macchina nera ad una bianca, ma rimane convinto che il colore non influenza la velocità. Invece questo non avviene sulla stampa. Dalla frase che tutti riportano “identica”, ci sono “diverse” interpretazioni. Secondo “Il Giornale”, Stefano Filippi, quella risposta significa che non e’ il caso di cambiare il governo. Infatti il titolo grida: “Parole di Obama: Cambiare governo? Non risolverà i problemi italiani”. E’ un titolo che potrebbe confondere i lettori. L’interpretazione che si “suggerisce” al lettore e’ che questo governo stia già facendo il possibile. Cosa che può anche essere, ma che Mr Rhodes non ha detto. Nell’articolo leggiamo: “E alla domanda se Washington tema un’eventuale caduta del governo guidato da Silvio Berlusconi, lo stesso Rhodes ha risposto: Per l’Italia vale il discorso della Grecia e cioè se ci sono cambiamenti di governo non cambiano i problemi del paese”, ma non siamo sicuri che la domanda fosse questa. Anche perché, secondo “La Repubblica” essa potrebbe essere ben altra. Leggiamo: “Lo si capisce dalla frase sibillina che usa Mr Ben Rhodes, uno dei principali sherpa di Obama che lo accompagna qui al G20. Per l’Italia...” ecc. ecc. Per il valente giornalista di “Repubblica” Rampini, la frase non era chiara e si domanda che cosa ha voluto dire Mr Rhodes. Ma se “Il Giornale” ha “confuso” un po’ il lettore, “La Repubblica”, come al solito, vuole strafare e risolutamente fa un titolo infondato: “A Cannes va in scena il dopo Cavaliere”. Infatti, dopo avere riportato (esattamente) la famosa frase di Mr Rhodes, Rampini non la trova più “sibillina” e scrive con certezza: “Anche l’Amministrazione USA quindi si prepara al dopo Berlusconi, si prepara già a lanciare messaggi a un governo diverso a cui indica i paletti: i problemi da risolvere, l’entità della manovra di risanamento, l’urgenza estrema di un ricupero di fiducia internazionale”. Ora uno si chiede, dove le ha sentite, dove le ha lette Rampini tutte queste cose? Rampini e “La Repubblica” possono benissimo preferire la macchina bianca o quella nera, ma perché devono attribuire all’incolpevole Mr Rhodes un’opinione che non ha mai espresso? È onesto questo? E’ informazione o e’ “imbrogliare” i lettori? Per molti decenni i “comunisti” sono stati talmente convinti di avere ragione e di volere il bene del proletariato (non dell’Italia) e per raggiungere lo scopo raccontavano che “gli asini volano”. Per riepilogare. Stefano Filippi de “Il Giornale”, titola: “Parola di Obama: Cambiare governo? Non risolverà i problemi italiani”. Federico Rampini de “La Repubblica”, titola: “A Cannes va in scena il dopo Cavaliere”. Il “comunismo” e’ morto e sepolto, ma i suoi “nostalgici” ne hanno mantenuto la mentalità. Raccontano al lettore una cosa “vera” in modo che ne capisca una “falsa”. Forse non e’ un peccato, forse e’ un merito.

venerdì 4 novembre 2011

Nell'opposizione il peggio del peggio.

Proprio all’Italia doveva capitare un’opposizione così “malefica”, così “anti italiana”, così capace delle più “meschine” azioni. Un’opposizione che preferisce che tutto vada in malora purché cada colui che nel 1994 gli ha impedito di andare al potere. L’Unione Europea (UE) da tempo sollecitava l’Italia di non essere sufficientemente determinata a sostenere la crescita e lo sviluppo, senza i quali non e’ possibile diminuire “quell’enorme debito” che i precedenti governi di centrosinistra hanno prodotto con “regalie”, “clientelismo”, “assistenzialismo”, mazzette personali e finanziamenti ai partiti incluso quello comunista. Recentemente Gianfranco Fini, invece di pensare ai suoi scheletri che ha nell’armadio, ha irriso a Ballarò la moglie di Bossi, ex insegnante, perché a suo tempo e’ andata in pensione a trentanove anni. E’ stato spiegato a Fini che la signora ha lasciato il lavoro ai sensi di una legge vigente in quel momento. Dunque non le si può imputare nulla. In quel caso il “delinquente” è stato il Parlamento che ha votato una legge demagogica senza curarsi dell’ingiustizia di caricare, sulle spalle dei contribuenti, il mantenimento di persone che potevano benissimo lavorare ancora a lungo. Per non parlare del danno ai conti dello Stato. Ma, appunto, chi erano questi deputati e questi senatori? La legge e’ del 1973: gli anni del “compromesso storico”. Come sa chiunque si interessi di politica, era quello il tempo in cui praticamente tutte le leggi sono state “concordate” fra il Pci e la maggioranza, in questo caso composta da Psi, Psdi, Pri e Dc. Infatti, secondo i massimi pensatori politici del tempo (per esempio Aldo Moro) non si poteva tenere fuori dal potere un partito che otteneva circa il 30% dei voti. Il Pci, dunque, stava all’opposizione, ma “co-governa”. La legge di cui parliamo e’ stata voluta da tutti i partiti dell’“arco costituzionale”, in particolare dal Pci. Si e’ concessa la pensione alle impiegate pubbliche con figli dopo quindici anni di servizio e agli impiegati pubblici, in generale, dopo venti. Con assegni pressoché pari alla retribuzione. Qualcuno si rendeva conto dell’immenso danno economico del provvedimento, ma il Pci si compiaceva che avrebbe fatto ricadere la responsabilità del provvedimento sugli altri, dato che la pubblica opinione non si rendeva conto dei legami “consociativi” con il governo. Gianfranco Fini dovrebbe dunque prendersela con il “Terzo Polo”, nel quale si e’ “rifugiato”, perché gli ex Dc sono i primi responsabili dell’enorme “debito pubblico”. Inoltre dovrebbe prendersela col Pd, che raccoglie gli eredi del Pci e della sinistra Dc. Il peggio del peggio. Prendersela con un singolo cittadino e’ perfettamente “stupido”. La battuta di Fini e’ pura “demagogia”, com’e’ “demagogia” la reazione dell’opposizione e dei sindacati alle richieste dell’Unione Europea e ai provvedimenti varati dal governo per il rilancio dell’economia e la riduzione del “debito pubblico”. La UE ha suggerito una scaletta di provvedimenti che il governo ha recepito predisponendo un calendario delle scadenze per attuarli. Tra i provvedimenti lo snellimento e l’ammodernamento del mercato del lavoro. Le aziende, che sono in difficoltà economiche o che hanno introdotto più efficienti sistemi di automazione, possono ridurre il personale, aumentando così la competitività in un mercato globale sempre più aggressivo e spietato. Gli operai licenziati, anche se assunti a tempo indeterminato, non saranno abbandonati, ma potranno godere della cassa integrazione da uno ad un anno e mezzo dopo il licenziamento, mentre saranno previsti meccanismi per il più sollecito reinserimento nel mondo del lavoro. Ed e’ quello che già avviene in qualsiasi Paese industrializzato nel mondo (compresa l’Australia) quando un’azienda si trova in difficoltà economiche e si vede costretta a ridimensionare la forza lavorativa. Ma per Bersani, l’azienda non e’ concepita come un’impresa che deve fare profitti per mantenersi in vita, bensì come un “ente assistenziale”, evidentemente e’ ancora imbevuto da quella ideologia comunista dove la produzione e’ statalizzata e non importa se non e’ competitiva, tanto c’e’ “babbo Stato” che paga. Per questo il regime comunista e’ andato in rovina e si e’ convertito al libero mercato. Ma ficcaglielo in testa a questa opposizione che i tempi sono cambiati e non si può parlare più del “padrone” e del lavoratore “schiavizzato”. Fallo capire ai lavoratori che e’ meglio questa pur “amara medicina” che far fallire le aziende, cioè chi dà loro il lavoro e mandare a catafascio l’Italia. Ed ecco che e’ iniziata la propaganda ingannevole: tutti i giornali di sinistra intitolano “Al via i licenziamenti facili” e siccome gli impiegati ed i lavoratori sono stati abituati a ragionare per “slogan”, ecco che in massa “marceranno” su Roma e magari con loro gli “infiltrati” che spaccheranno le vetrine, incendieranno i negozi, le auto e le case. L’opposizione pensa che questa sia l’ennesima occasione per far cadere il governo, fregandosene altamente dell’interesse dell’Italia. Il Presidente della Repubblica invita il governo a scelte anche “impopolari”. Mi sa tanto che in questa sua insistenza c’e’ la strategia di far diventare il governo “impopolare” agli elettori per fargli perdere i consensi e, quindi, le elezioni.

La suggestione delle parole.

L'uomo si distingue dagli animali perché ha la parola che però ha i suoi inconvenienti: le parole possono “suggestionare”. I pubblicitari sanno benissimo che i consumatori non si fidano delle novità e allora chiamano “biscotti della nonna” anche quelli che vengono fabbricati con le stesse tecniche e gli stessi prodotti dei biscotti standard. Anche con le ricerche “demoscopiche” bisogna stare attenti. Fanno domande solo per ottenere risposte scontate per dare addosso al governo. I maestri nel “maneggio” delle parole sono i politici. Costoro sanno che la gente non legge che i titoli degli articoli e non s’interessa di politica. Non s’informa mai a fondo per sapere come stanno le cose. Ecco perché la “demagogia” e’ merce che si vende bene: non si tratta d’imbrogliare persone sveglie e attente, ma persone che a quel problema dedicano “pochi secondi” e si fermano alla prima parola che leggono. In Italia abbiamo avuto un eccezionale esempio di questo modo di fare nel 1953. Fu proposto un premio di maggioranza per la coalizione che avesse raggiunto il 50% dei voti, assegnandole il 65% dei seggi, e la legge, se fosse entrata in vigore, ci avrebbe evitato il “ridicolo” e il “malgoverno” di cinquanta governi in quarant’anni. Ma il Pci, che con quella legge non avrebbe piu’ avuto il potere “consociativo” con chi era al potere, la denominò “legge truffa” e non passò. Col tempo gli italiani “non sono diventati più furbi”. Si e’ chiesto loro un paio di volte se fossero a favore dell’energia nucleare e la risposta e’ stata ovvia: “Nucleare è stata la bomba di Hiroshima! Dovrei votare per la morte dei miei figli?”. L'ultima prodezza di questi “mistificatori” di sinistra e’ di questi giorni. L'Europa e il buon senso hanno richiesto che la si smettesse con l’inamovibilità dei lavoratori superprotetti e illicenziabili e le nuove norme sono state battezzate “licenziamenti facili”. Chi mai potrebbe essere a favore dei licenziamenti facili? Ma la gente si fermerà a quelle due parole e si convincerà che: "Che tutti potranno essere licenziati e i figli moriranno di fame". I licenziamenti facili non ci saranno, ma se non si faciliterà la mobilitazione, l’Italia fallirà di sicuro allora si che saranno in molti a morire di fame.

I giovani ed i vecchi, Matteo Renzi ed il Pd.

E’ incontestabile che i giovani sono più vigorosi dei vecchi, ma i vecchi hanno più esperienza dei giovani. I giovani sono più audaci e più inventivi, ma questo non sempre e’ una qualità. I vecchi sono più prudenti e conservatori, ma anche questo non sempre e’ una qualità. La conclusione e’ semplice: non si può preferire l'uno o l'altro a scatola chiusa. Se si richiede molta esperienza, e’ meglio rivolgersi a qualcuno che questa esperienza l’ha, dunque ad un anziano. Se al contrario si richiede vigoria fisica e’ meglio lasciar da parte i vecchi. Ecco perché la diatriba sull’età tra Matteo Renzi e la dirigenza del Pd e’ “stupida”. Il problema non e’, come disse qualcuno, “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Il problema e’, come dice Renzi:“Con queste idee e senza programma non vinceremo mai”. E aggiunge di peggio, senza idee, anche se vincessimo, non sapremmo che cosa fare al governo. Renzi e’ attaccato da ogni parte perché sostiene che il problema non e’ Berlusconi, ma il programma che non c’e’. E tutti gli danno addosso perché, in questo modo, sembra che voglia stringere patti con “l’arcinemico”. La realtà e’ che Renzi e’ capace di guardare lontano. Sa che Berlusconi non e’ eterno e può darsi che il governo cada da un momento all'altro, può darsi che perda le prossime elezioni. Il vero problema e’ quale politica intenda attuare i “dinosauri” che ora “occupano” il centrosinistra per salvare l’economia italiana. Il solo “antiberlusconismo” e’ inutile e dannoso. Matteo Renzi e’ veramente un innovatore nel centrosinistra e di sicuro non e’ uno “scemo”.

venerdì 28 ottobre 2011

I problemi sembrano semplici sino a quando non si e' chiamati a risolverli.

Il caso Bankitalia e’ stato sfruttato, dai media e dai politici che avversano il governo, per attaccare Silvio Berlusconi. Come se qualsiasi altro Presidente del Consiglio al suo posto non avrebbe dovuto “destreggiarsi” tra i diktat di Sarkozy, le richieste perentorie della Merkel, le sollecitazioni del Quirinale, le pretese di Bossi e degli alleati, le bizze di qualche ministro, le imposizioni delle “lobby” e le rivendicazioni corporative dei funzionari della Banca d’Italia. Chi e’ scontento pensa che la colpa di tutto sia dei politici del momento, giudicati “imbecilli” e “disonesti”. Crede che mandando al potere altre persone, “d’incanto”, tutto andrebbe meglio e non pensa che i “nuovi” provengono dalla stessa scuola di chi viene sostituito. Non fa niente, diranno gli “indignati”, chiunque sarebbe meglio di Berlusconi. Ma l’esperienza ci insegna che non c’e’ fine al peggio. In politica bisogna avere idee chiare e concrete. Gli “indignati” suggeriscono soluzioni “deliranti” come: “Bisognerebbe impiccare ai lampioni gli evasori fiscali”. Ok. Anche il barbiere che ha tagliato i capelli gratis ad un povero pensionato, senza pagare le tasse? No, che c’entra! Ecco che è chiaro che il problema e’ più complesso. Ma c’e’ chi insiste a proporre soluzioni semplici, diciamo “ridicole”. La benzina costa cara? “Si realizzi il motore ad acqua!”. Vai a spiegargli che e’ una “chimera”. L’acqua, pur preziosa per altri scopi, non sprigiona nessuna energia. Il costo dell’energia e’ caro? Costruiamo centrali nucleari. Ma per carità! La soluzione sono le energie alternative e le fonti rinnovabili. Va a fargli capire che in nessun Paese industrializzato del mondo si e’ riusciti a fare a meno delle centrali nucleari e i Paesi emergenti ne stanno costruendo a decine. Rispondono che sono pericolose. Tutte le attività umane sono pericolose. Mentre il nucleare ha causato la morte di alcune centinaia di persone, milioni sono i morti procurati dalle altre attività considerate piu’ “sicure”. E le tasse? “Semplice, bisogna abolirle tutte”. Ok. Allora dovremmo fare a meno delle scuole, ospedali, carceri, strade, della polizia, pensioni ecc. La corruzione? “Tutti in galera, al primo sospetto”. Ottimo. E se fossi tu il sospettato? “Ma che centro io, non sono nessuno!”. Ok. Allora sbattiamo in galera gli altri, solo perché sono qualcuno. Questi ragionamenti sono “strampalati” sia per la “superficialità” con cui si vuole approfondire argomenti seri, sia perche’ risentono molto “dell’odio” che ha contaminato pericolosamente tutta la società in particolare quella italiana. La nostra epoca non ha piu’ la capacità di razionalizzare le “scienze sociali” e tende a “scusare”, e per sino “accettare”, ogni forma di violenza. Chi ha a cuore un problema cerca di risolverlo, e per cercare di risolverlo cerca prima di capirlo. C’è qualcuno che finora ha ascoltato una sola proposta intelligente e ben ponderata degli “indignati”? Pensate che si siano impegnati per comprendere i problemi? A giudicare dai risultati, niente affatto. Risolvere i problemi e’ un’attività impegnativa e noiosa. Sembra che gli “indignati” non siano veramente interessati a risolvere i problemi, e’ impossibile capire cosa li spinge. Per loro bisogna cambiare il mondo senza perder tempo a cercare di capirlo. Indignarsi “senza sforzarsi di capire” non serve a niente. O forse servirà a chi sarà in grado di sfruttare questa folla “vociante” per i propri fini. I piu’ “scaltri” degli “indignati” di oggi saranno i politici, i magistrati, i professori e i direttori dei giornali di domani. Assaltano i palazzi per “accomodarsi” dentro. Il fenomeno degli “indignati” e’ nuovo in quanto globale, ma i suoi “contenuti politici” sono vecchi di almeno ottant’anni. Gli “indignati” vogliono abbattere il sistema “capitalistico liberale”, per tornare a quel sistema “dirigistico statalista” che ha prodotto lo stato assistenziale. Quello che ha garantito le generazioni del passato creando un debito pubblico “mostruoso”, scaricando il costo dei privilegi “ingiustificati” sulle generazioni future: quelle di oggi. Non a caso che le parole d’ordine degli “indignati” sono che “il debito non si paga”, che le liberalizzazioni e le privatizzazioni “non si debbono realizzare” e che lo stato “deve finanziare le garanzie e i privilegi” delle vecchie generazioni alla loro generazione (fregandosene di quelle future) attraverso la “redistribuzione” del reddito. Può il movimento degli “indignati”, che chiede una “nazionalizzazione” delle banche come nei regimi totalitari degli anni trenta, entrare a far parte del centro sinistra per rimediare a tutti i guai dell’Italia? Certo, tutto è possibile. Ma poi mi sa tanto che udiremo un forte coro: “A ridatece er puzzone”

La ristrutturazione della rete diplomatica? "Saggezza" non "saccenza".

Toh chi si rivede! Il “gatto e la volpe”, alias Marco Fedi e Nino Randazzo (scambiando i ruoli il prodotto non cambia) si sono “ridestati” dal loro “buen ritiro”. Sicuramente un po’ scocciati per essere stati costretti ad interrompere la loro lunga e piacevole vacanza (lautamente pagata), ma come potevano ignorare l’alto “grido di dolore” che gli giungeva dai cittadini italiani residenti all’estero (specificatamente, in Australia) e dai rappresentati dei cosiddetti “organi rappresentativi” degli italiani all’estero? Uffa! Bisogna che ancora una volta spieghi chi sono questi “fantomatici” organi, visto che il 99% degli italiani non sanno che esistono e, se ne sono a conoscenza, non sanno a che cosa servono. Si tratta del CGIE (Comitato Generale degli Italiani all’Estero) ed i COMITES (Comitati Italiani Estero) che in vent’anni hanno “sperperato” circa 100milioni di euro senza combinare un bel nulla. L’unica cosa che hanno fatto con “efficienza” e’ aver assegnato titoli di “Cavaliere” e “Commendatore” a quasi tutti i loro membri. Dovrebbero (il condizionale e’ d’obbligo) poi essere “organi rappresentativi” anche i 18 parlamentari eletti all’estero (12 deputati e 6 senatori). Dunque, Fedi e Randazzo, ma anche il Cavaliere (di che?) Vincenzo Papandrea, presidente del Comites del South Australia, e il presidente dell’intercomites d’Australia Giuseppe Musso si sono “strappati le vesti” contestando e rifiutando in “toto” la serie dei documenti preparati dall’Ambasciata italiana di Canberra per il governo. Come e’ dovere di ogni buon funzionario dello Stato, l’Ambasciata, che opera direttamente sul territorio e “conosce benissimo” tutti i soggetti che vi operano (ricordate il saluto di commiato dell’ex console di Sydney?), non solo può, ma “deve” suggerire al governo una migliore organizzazione con lo scopo di razionalizzare la gestione degli uffici della rappresentanza diplomatica, sia per aumentarne l’efficienza dei servizi e sia per conseguire risparmi economici di gestione. Arrampicandosi sugli specchi Fedi, Randazzo, Papandrea e Musso (tutti di sinistra) “snocciolano” teorie “fumose” e propongono vie alternative “assurde” dimostrando di essere totalmente scollati dalla realtà. Piu’ che “progressisti” sono “retrogradi”. I quattro sono d’accordo nel “cambiare”, a patto, pero’, “che tutto rimanga com’e’”. Lo Stato deve continuare a “sborsare” un fiume di soldi e loro, regolarmente, a “sprecarli” come e’ stato sempre fatto negli ultimi due decenni. Piu’ soldi agli “organi rappresentativi”, alle associazioni dei loro “compari” e piu’ assunzioni nei consolati, “tipiche” richieste di uomini di sinistra “statalisti”. Non si rendono conto quanto sia grave la situazione economica, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Siamo al tempo che e’ “tassativo” risparmiare ogni centesimo e le poche risorse disponibili a disposizione debbono essere “investite” con saggezza e lungimiranza, invertendo la tendenza delle “regalie” a pioggia come accadeva sino a qualche anno fa. Il Signor Giorgio Migliaccio, con il suo conciso ma chiarissimo “trafiletto”, se paragonato ai “corposi” ma “evanescenti” articoli di Fedi, Randazzo, Papandrea e Musso, ha dato un’esemplare “lezione” di “saggezza” quanto di “concretezza”. Ha “surclassato” i quattro che pure sono del “mestiere”, visto che hanno la “presunzione” di rappresentare gli italiani nel mondo quando, in realtà, sono esclusivamente “autoreferenziali”. Non conosco il Signor Migliaccio, ma non mi risulta che faccia parte di uno degli “organismi di rappresentanza degli italiani all’estero”. E’ sicuramente proprio per questo che e’ riuscito a ben comprendere che e’ auspicabile che vengano attuati al piu’ presto i suggerimenti elaborati dall’Ambasciata italiana. Da lungo tempo i cittadini si “lagnano” (e non poco) dell’inefficienza dei servizi consolari, ed e’ tempo che venga aumentata la loro efficienza, ma che anche risparmino i soldi dello Stato italiano, cioè nostri. Si sa che i milioni sono fatti dai centesimi, il “poco” (secondo alcuni) risparmiato in Australia, addizionato ad altri “modesti” risparmi conseguiti in altre parti del mondo, costituirebbero un’importante somma di denaro. Il Signor Migliaccio, spiegando con semplicità e con esauriente chiarezza i vantaggi e gli svantaggi che porterebbe una nuova organizzazione della rete diplomatica, ha dimostrato molta “saggezza”. Al contrario di Fedi, Randazzo, Papandrea e Musso (tutti di sinistra) che con la loro “saccenza” credono di possedere in “esclusiva” la verità, ma che e’ diversa a secondo del governo in carica. Quali sarebbero state le loro deduzioni se gli stessi suggerimenti li avessero voluti applicare un governo gestito dai loro “compagni”? Hanno dimenticato che la ristrutturazione della rete diplomatica, con le prime chiusure di consolati, e’ iniziata con il governo Prodi?