Powered By Blogger

lunedì 1 aprile 2013

Grillo finge di non capire.


 
L’obiettivo del Movimento 5 Stelle è stato dichiarato nel corso di tutta la campagna elettorale, e non si dovrebbe dubitare che chi ha dato il voto a Grillo non lo abbia dato se non allo scopo che si realizzasse il suo obiettivo. Che è semplice e chiaro: non riconoscere l’attuale dirigenza politica, fare di tutto per svilirla, mostrarne le lacune e le ipocrisie, e infine mandarla a casa.
Il “minimo contatto” del Movimento 5 Stelle al sistema politico attuale, significherebbe “la fine del movimento”. Ma il tallone d’Achille di Grillo è la “immutabilità” della natura umana. Indubbiamente l’uomo civile si comporta in modo diverso dal selvaggio e dal barbaro, ma non per questo la temperatura del suo corpo sarà differente, non per questo non avrà l’istinto sessuale e il bisogno di dormire o mangiare. E’ quanto meno da “ingenui” se non si tiene conto di questo. Nel corso della storia si sono avuti parecchi tentativi di operare un “radicale cambiamento” della società. Si è voluto ignorare la “normalità della natura umana”, e si è sempre fallito. Le “utopie” del “socialismo reale” e, soprattutto, la “tragica storia” dell’Unione Sovietica dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio. che dell’umanità aveva capito di più George Orwell, con la sua “Fattoria degli Animali”, che Karl Marx con i suoi libri. L’uguaglianza fra gli uomini e’ sacrosanta nelle leggi e va  perseguita in ogni modo, senza però dimenticare che gli “esseri umani sono diversi” e “uomini diversi” non possono che “avere destini diversi”. Ecco perché l’ansia di rinnovamento morale che anima tante belle persone ci rende “scettici”. L’esperienza dimostra che “l’egoismo”, per fare un esempio, è parte “ineliminabile” della natura umana. La morale, il diritto, il buon gusto perfino cercheranno di “limitarlo” e di “mascherarlo”, ma chiunque pretendesse di “sradicarlo” perderebbe il suo tempo e provocherebbe più tragedie di quante voleva evitarne. I “maiali” nella favola di Orwell, che volevano “l’uguaglianza”, presto furono “più uguali” degli altri. Come i funzionari di partito in tutta l’Unione Sovietica, come gli autocrati del Kremlino e perfino come i Papa, servus servorum Dei, in Vaticano (speriamo che Papa Francesco riesca a portare il cambiamento). Tutto questo si può applicare all’attuale politica italiana. Oggi soffia sull’Italia un vento di antipolitica che in fondo è un vento “antidemocratico”. Grillo dimentica (o forse non ha mai saputo) che il regime democratico ha sempre avuto i difetti di cui lui ora si accorge. Errori, peculati, stupidità c’è sempre stata e sempre ci sarà. Sono tanto più evidenti quanto più c’e’ democrazia, perché la libertà di stampa, non li nasconde, mentre il regime “totalitario” riesce a nascondere anche le piaghe dell’alcolismo e della corruzione, semplicemente perché le nega e non permette di parlarne. La democrazia a volte è “disgustosa”, ma gli altri tipi di regime fanno anche più danni. E’ inutile avercela con i partiti. In democrazia contano i numeri e per averli bisogna organizzarsi. Che poi l’organizzazione si chiami partito, alleanza o movimento non ha importanza. L’errore di chi ha votato il Movimento 5 Stelle è quello di credere di avere “reinventato la realtà”. Ora o questo movimento “instaura una dittatura”, oppure si deve inserire nel sistema, che sia al governo o che sia all’opposizione.  

martedì 26 marzo 2013

L'odio e' la "religione" dei comunisti.

Il comunismo è morto come esperienza storica, ma è vivo come “religione”, in particolare in Italia. Nel nostro Paese i comunisti, pur non avendo mai conquistato il potere, non per questo sono meno “fanatici” delle “avanguardie rivoluzionarie” sovietiche. Anzi, non avendo mai conosciuto la terribile esperienza concreta del “socialismo reale”, hanno potuto mantenere tutte le proprie “utopie”. Sono convinti chi è di fede “comunista” è intelligente, colto, ha moralità e pieno di buone intenzioni. I non comunisti non possono che essere stupidi, ignoranti, malvagi e dannosi: “impresentabili”, come ha detto la giornalista “comunista” della Rai Lucia Annunziata ad Angelino Alfano, segretario del Pdl: “Forse non è possibile che possiate eleggere qualcuno al Quirinale perché voi siete impresentabili”. È scoppiata una polemica prima con lo stesso Alfano, poi su tutti i giornali, tanto che il Direttore Generale della Rai, Luigi Gubitosi, si è scusato per l’accaduto. E ha costretto l’Annunziata a chiedere scusa. Il fatto non sarebbe importante se fosse stato un “lapsus”. E’ necessario distinguere l’insulto dal lapsus. Con l‘insulto s’intende offendere “deliberatamente” l’interlocutore, col lapsus no. Con l’insulto si ha l’intenzione di ferire e si può scegliere un epiteto esagerato (chiamando per esempio “delinquente” un oppositore politico), dunque l’intenzione di ferire c’e’. Nel caso del lapsus c’è “incoscientemente” una “convinzione vera”. Il lapsus è una “confessione involontaria”. L’Annunziata, qualificando tutti gli uomini e le donne del Pdl come “impresentabili” forse non intendeva offendere nessuno. Se avesse pensato per alcuni secondi in più, avrebbe detto: “non è probabile che riuscirete a far eleggere qualcuno dei vostri a presidente della Repubblica vista l’opposizione della sinistra”. Invece, nella fretta, ecco il “lapsus” che tradisce la sua “mentalità da comunista”. Quelli di sinistra non si limitano a contraddire le idee di chi la pensa diversamente, usano, come mezzo di lotta politica, la “dequalificazione”, il “disprezzo”, “l’odio” dell’avversario. Non ha tolleranza alcuna nei confronti degli avversari politici: sono e saranno sempre “nemici assoluti” da “distruggere” con ogni mezzo. Giorni a dietro i “compagni” si fregavano le mani per la probabilità (secondo loro) che Silvio Berlusconi potesse essere giudicato con il “rito immediato” per l’accusa di aver “comprato” il senatore Sergio Di Gregorio per far cadere il governo Prodi. A parte che tutti sanno che Prodi è caduto per altri motivi, ma intanto la notizia rendeva felici i “compagni”. Se l’accusa fosse stata provata, probabilmente Berlusconi poteva finire in galera. Che “felicità”! Finalmente fuori dalle “balle”! Ma il Gip (Giudice Indagini Preliminari) Marina Cimma, ha “gelato” i “compagni” e i magistrati Henry John Woodcok e Vincenzo Piscitelli che voleva arrestare Berlusconi. Il Gip ha dichiarato che: “Non è così evidente, che la scelta di De Gregorio di votare contro la maggioranza di governo, sia destinata ad assicurare a Berlusconi il massimo beneficio e, soprattutto, che la stessa sia ricollegabile al compenso dal medesimo ricevuto. Le indagini svolte, per quanto complete, non consentono di ritenere allo stato superflua la celebrazione dell’udienza preliminare in vista della celebrazione del dibattimento”. In poche parole: non esistono le “prove” che fanno pensare che Berlusconi abbia corrotto Sergio De Gregorio. Ma i “compagni” se ne fregano. La loro “sentenza” è che Berlusconi è “sicuramente” un “corruttore” e deve andare in galera! Dal 1994 è un “nemico” pericoloso per la loro sopravvivenza politica. Anche questa volta era arrivato ad un passo da far perdere ai “compagni” le elezioni. Una settimana ancora in più di campagna elettorale e Berlusconi avrebbe vinto. Va “arrestato” e “interdetto” dalla vita politica per sempre. E dicono di essere “democratici”!! Bersani si sta “arrabattando” per costituire un governo che, come primo atto, deve far ripartire “urgentemente” l’economia, il che significherebbe creazione di posti di lavoro per chi l’ha perso e per i giovani e riduzione del debito pubblico. Niente di tutto questo. Bersani non pronuncia mai la parola “crescita”, la parola “sviluppo”, niente di niente. Il suo “unico programma” è togliere di mezzo Berlusconi facendo approvare un decreto legge per la sua “ineleggibilità’”. Così stando le cose, l’insistenza di Bersani non può non apparire una “irresponsabile testardaggine”. Ha la smania di istallarsi a Palazzo Chigi per entrare nella storia come il primo comunista nominato alla guida del governo per volontà popolare. Bersani si trova davanti ad un bivio. O il “mercato delle vacche” acquisendo i “grillini” (almeno in parte), prassi sempre rimproverata a Berlusconi. O l’abbraccio del Pdl per un governo di larghe intese. Insomma, Bersani o si abbassa a praticare il “mercato delle vacche”, oppure s’inginocchia ai piedi di Berlusconi raccomandandosi che appoggi il suo governo. Indubbiamente, un brutto scherzo del destino “cinico”. Il centrodestra, è il solo che può salvare Bersani dalla probabile “scomparsa dalla scena politica”. Se fallisse, lascia il suo posto all’astro nascente del Pd, Matteo Renzi. Qualunque strada decida di percorrere, delle due offertegli dal “destino”, la sua “umiliazione” come politico è inevitabile. La tragedia di Bersani è che si rende conto della morsa umiliante in cui è stato stretto, ma si rende conto pure che la terza via è quella della “sua dissoluzione politica”. Rinunciare all’incarico per “manifesta impossibilità” a raccogliere i voti necessari a dar vita al suo governo, oppure andare alle elezioni anticipate costituirebbe per Bersani “la fine della sua leadership”, a cui seguirebbe un rapido tramonto “fino alla scomparsa definitiva”. Bersani ha di fronte a lui tre strade una più umiliante dell’altra. Mi viene in mente quel pifferaio che andò per suonare e fu suonato.


Mario Monti si congeda nella maniera piu' "disonorevole".


 
Quella dei due marò è una storia “vergognosa”. Mario Monti e i suoi ministri sono riusciti a superarsi. Dopo aver svenduto l’Italia alla Germania, fa carne di porco di due soldati italiani coprendo di “vergogna” l’intero Paese. I “tecnici” hanno dimostrato d’essere fra i più “tecnicamente incapaci”, oltre che fra i più “politicamente irresponsabili”. Il governo Monti è dimissionario, è difficile trovare un primo ministro e i suoi ministri così “inetti”. Il “disonore” in cui hanno trascinato l’Italia non ha precedenti. Per fortuna che Monti era stato considerato il “restauratore” della nostra immagine internazionale!!!  Questa faccenda non era possibile gestirla peggio di così. E’ proprio vero che “al peggio non c’è mai fine”. L’Italia riesce a essere, in un solo colpo: colpevole, inaffidabile, corruttrice, ricattabile e “calabrache”. La nave con a bordo i marò non doveva attraccare in India. La diplomazia europea (se esiste) doveva essere chiamata in causa subito. Il diritto internazionale doveva essere invocato all’inizio. Il ministro degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata non doveva andare in India per farsi “schiaffeggiare”. I due militari non dovevano essere ricevuti in Italia come eroi per uno “spot” pubblicitario a Mario Monti impegnato nella campagna elettorale. Poi, non dovevano essere “ufficialmente” coperti nel voler restare in Italia. L’ambasciatore italiano non doveva essere “garante” e, successivamente, subire lo “smacco” della sua libertà di movimento. Fin dall’inizio un impressionante cumulo di errori per l’incapacità di affrontare il cuore del problema. La “figura vergognosa” nei riguardi dell'India (e del mondo) è il “solito pasticcio all’italiana”. Di questo è responsabile il governo tutto e Mario Monti personalmente. I ministri degli esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e quello della difesa Giampaolo Di Paola sono “l’apoteosi” dell’incapacità. Dovrebbero consegnarsi alle autorità indiane per liberare i due “marò” in “ostaggio”. E adesso? Non si scarichi sui due militari il peso degli errori. Ora ci vuole un governo “autorevole”. Riallacciare il dialogo con gli indiani. La capacità di far capire agli indiani i loro torti, che sono enormi. Ricucire i rapporti, riportando a casa i due. Non perché eroi, non perché innocenti, ma perché l’onore dell’Italia non può essere calpestato “platealmente”. Anche per questo, i due ministri devono essere messi immediatamente alla porta. Napolitano avrebbe il dovere di convocare il Parlamento e strappare sulla faccia di Monti il decreto di nomina di senatore a vita.

mercoledì 20 marzo 2013

Papa Francesco.


Sono arrivato su questa terra lo stesso giorno che Papa Pio XI ritornava alla casa del Padre. Lui saliva, io scendevo. Nella mia vita ho visto passare ben sei Papi: Pio XII (1939-1958); Giovanni XIII (1958-1963); Paolo VI (1963-1978); Giovanni Paolo I (1978-1978); Giovanni Paolo II (1978-2005); Benedetto XVI (2005-2013). Quest’ultimo, Papa Francesco, è il settimo. Quando una persona va al potere, di qualsiasi natura esso sia, se ne parla solo bene, così come quando se ne parla bene alla sua morte. Ma nell’intervallo si può dire quel che si vuole. Parliamone, allora, con tutto il bene possibile anche se “affiorano” già certe voci d’oltre oceano che “stuzzicano” l’innata curiosità del popolo. Gli italiani sono ormai abituati a ragionare secondo schemi politici e già corre l’interrogativo: ma il nuovo Papa è di destra o di sinistra? E’ una “degenerazione” mentale del nostro Paese. Certo che la sua elezione ha sorpreso tutti e, tra i centocinquantamila fedeli di Piazza San Pietro, molti si sono chiesti: “ma chi è costui”? C’e’ stata un po’ di delusione di non vedere in lui un volto che “buca lo schermo” come quello dello “show man”  Papa Giovanni Paolo II.  In un’epoca in cui dominano i “mass media”, la fotogenia è necessaria anche in campo spirituale. Personalmente preferisco le persone “modeste”. Ma c’è anche un altro elemento che il popolo si aspetta: “l’autorevolezza”.  Il Potere si esercita con il “comando”. Il comando presuppone “autorità”. L’autorità presuppone la capacità di conseguire “efficacia”. Il popolo oggi, così nella politica come nella guida spirituale, ha bisogno di “uomini forti”, non “autoritari” ma “autorevoli”. E’ un’innata esigenza umana quella di vedere, nell’uno e nell’altro campo, una “figura paterna” che unisca l’amore paterno alla “necessaria autorevolezza”. Il popolo ha bisogno di questo. La delega del potere che, in modo diretto o indiretto, il popolo dà alla persona che lo rappresenta, deve dare risposta alle varie esigenze, siano esse spirituali che politiche. Chi è stato delegato a “comandare” deve farlo con “capacità” e “fermezza” per risolvere le esigenze del popolo. Il nuovo Papa ha scelto di chiamarsi “Francesco”, il primo nella storia dei Papi. Un nome molto impegnativo. La stampa e i Tg nazionali l’hanno subito denominato “Il Papa dei poveri”. Ma qui bisogna intendersi. Francesco D’Assisi era povero per scelta e per missione, ma a quei tempi non c’erano le esigenze di oggi. Non c’era la Tv, gli elettrodomestici, le automobili, gli smartphone… insomma non c’era nulla di quelle comodità che oggi sono diventati “indispensabili” (almeno alcune) e non più un lusso. Giusto, quindi, che l’uomo aspiri a un certo benessere. Allora, che senso ha promuovere il culto della povertà? Se con questo s’intende costringere gli esseri umani a essere più “sobri” siamo d’accordo. Se si tratta di rinunziare al “normale” benessere, non siamo d’accordo.  Se, invece, s’intende che sia la Chiesa a “rinunciare” a perseguire la ricchezza, allora non solo siamo d’accordo, ma attendiamo “segni concreti”. Il clero è una “casta” delle peggiori che non segue gli insegnamenti di Gesù’ Cristo. Vive nel lusso e nell’abbondanza ignorando i “diseredati”. Dovrebbe rinunciare a molti privilegi e smettere di “addobbarsi” con crocefissi, catene e anelli d’oro (il crocefisso di Papa Francesco è di ferro), di vestire abiti costosi, di vivere in  palazzi sfarzose e viaggiare con auto lussuose. Avete notato che, per lo più, i vescovi e i cardinali (ma anche qualche prete) sono ben “pasciuti” e “rubicondi” per il ben mangiare e il meglio bere? La Chiesa è la più grande, potente e ricca “multinazionale” del mondo. Possiede capitali immobiliari, e non solo, in tutti i Paesi del globo. Ha proprietà anche nel più piccolo villaggio. E’ diventata ricca e potente per la “carità” ricevuta dai suoi fedeli. La Chiesa chiede la “carità”, ma non ne fa se non i minima parte. Papa Francesco ha detto che la “misericordia cambia il mondo”. Mi attendo che  imponga alla Chiesa di diventare più “sobria” e “caritatevole” per diminuire di molto (se non eliminare) la povertà nel mondo. La Chiesa può farlo. Di soldi ne ha tanti anche troppi. Ma vedrete che la potente e spregiudicata “casta” del clero glielo impedirà. Speriamo soltanto che a Francesco non gli capiti la stessa sorte di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I.

E' gia' iniziato il "declino" del Movimento 5 Stelle.


 Il Movimento 5 Stelle ha avuto un successo “folgorante” e “insperato”, ma può avere un “insuccesso rovinoso” e imprevisto se a giugno ci fossero nuove elezioni. Ora è corteggiato “spudoratamente” dal Pd. Crede dunque di poter tirare la corda indefinitamente. L’idea di bloccare il Parlamento e di impedire il funzionamento delle istituzioni può sembrare brillante ma è pericolosa. Il Paese ha bisogno di un governo. Ormai l’hanno capito tutti. E allora la rabbia può fare “dietrofront” e volgersi contro chi impedisce la soluzione di tanti e urgenti problemi. Il Movimento 5 Stelle sembra non tenere conto che la sua attuale posizione di forza dipende da una “irresponsabile” decisione del Pd di non prendere in considerazione un’alleanza alternativa con il Pdl. Attualmente Pierluigi Bersani fa intendere che odia Berlusconi e il suo partito che hanno rovinato l’Italia, dunque non si alleerà mai con il Pdl. Pensa che i “grillini” sono per le riforme fondamentali come lo è il Pd e che sono di sinistra, dunque, l’alleanza con M5S è “naturale”. Bersani e i dirigenti del Pd sono degli “irresponsabili”.  Odiare Berlusconi è sterile, non porta voti e non conduce al successo, come si è visto tante volte. Ci stavano perdendo le ultime elezioni. Matteo Renzi l’ha capito, ha cambiato musica e sembra avviarsi a sostituire Bersani dopo che avrà fallito a varare un governo. L’antiberlusconismo è atteggiamento da “vecchia politica”. Che il Pdl abbia rovinato l’Italia è una “fandonia”. Il centro sinistra ha governato per un numero di anni pressoché equivalenti causando soltanto “disastri”, ma il peggio della “recessione” e della “decadenza” si è avuto nel tempo in cui ha governato Mario Monti: basta leggere dati e statistiche attuali, non ultimo il record del debito pubblico. E Mario Monti era stato “invocato” dal Pd (oltre che da quel “poveraccio” di Pierferdinando Casini) ed è stato sostenuto dal Pd alleato col partito col quale oggi giura che non si alleerebbe mai. Niente è più falso dell’affermazione che il Pd sia per le riforme. È un partito “conservatore” che rifiuta qualunque cambiamento. Non solo si è opposto alla riforma dell'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che chiedeva l’Europa, ma ha anche fomentato nel 2005 (insieme a quell’altro “poveraccio” di Antonio Di Pietro) un referendum per abolire la riforma costituzionale voluta dal centrodestra, non perché cattiva, ma perché voluta dal centrodestra. La natura di questo partito non è “progressista” ma “progressiva” come la “paralisi”. L’M5S non è di sinistra. E’ costituito da una massa di “ragazzotti” con una cultura politica “internettiana” fatta di slogan e demagogia. Non sanno di che parlano e non sanno far di conto: solo una totale ignoranza in aritmetica può far parlare di “reddito di cittadinanza”. Chiamando l’M5S un partito di sinistra, il Pd “insulta” se stesso e dimostra la propria “irreversibile decadenza”. L’alleanza fra i due non è nell’interesse dell’Italia. Comunque, se dopo tutto l’incessante corteggiamento del Pd Beppe Grillo fosse rimasto “incantato”, si sarebbe costituita una, se pur non irresistibile, maggioranza in Senato. Come abbiamo visto per l’elezione di Grasso a Presidente del Senato. Renzi, che non si è compromesso, una volta che Napolitano avrà messo da parte Bersani, potrebbe allearsi con il Pdl di Angelino Alfano. Potrebbe dichiarare che il Pd avrebbe preferito allearsi col M5S, ma questo partito ha detto di no. Non siamo felici di allearci con Berlusconi, ma non ci è stata data nessun'altra possibilità. Tutta la colpa e responsabilità è di un M5S “irragionevole” e “sfascista”. E’ urgente salvare l’Italia con un governo di “salute pubblica”. Come risponderanno, gli eletti  del M5S, a chi li accuserà di avere costretto il Pd a “abbracciare” il Pdl? E come risponderanno all’accusa di essere stati “antidemocratici”, quando hanno chiesto il governo con soltanto il 25% dei voti? Se la fune viene tirata troppo, alla fina può anche spezzarsi. E al popolo non piace gli “sfasciti” e il “consenso” potrebbe notevolmente diminuire sino a scomparire.

martedì 12 marzo 2013

Se il Pd fosse un partito normale e se volesse un'Italia giusta.

Con lo slogan “L’Italia giusta” il centrosinistra ha ottenuto lo 0,36% in più dei voti del centrodestra, ma “non può governare” come si può facilmente costatare in questi giorni e come avevo previsto nel mio articolo del 28 febbraio. Lo stallo politico è dovuto essenzialmente alla “storica incapacità” della sinistra di saper governare. In un paese “normale”, come vanno dicendo in molti compreso Matteo Renzi, in una tale situazione di “immobilità” si darebbe vita a una “grande coalizione”, a un governo di unità nazionale o di scopo, per lo meno per il tempo necessario a realizzare alcune urgenti riforme per mettere in moto “urgentemente” l’economia e per far funzionare meglio lo Stato e, subito dopo, tornare al voto. La mancanza di stabilità politica, infatti, danneggia tutti gli italiani, senza distinzioni, rendendo l’Italia debole di fronte ai più solidi Paesi come la Germania e Francia. Perché in Italia non è possibile ciò che in altri grandi paesi democratici sarebbe considerato “normale”? Massimo D'Alema sostiene che “l'impedimento” è Silvio Berlusconi, quindi fa ricadere su di lui la colpa che il Pd non può governare. Quelli di sinistra arrivano a dire anche questo!  E' ovvio se passi vent’anni a “demonizzare” Berlusconi, e a raccontare che la nostra è la Costituzione “più bella del mondo”, poi è difficile spiegare ai tuoi militanti, ai tuoi elettori, che ora bisogna accordarsi con il “nemico” per cambiare la “Costituzione” e le regole del gioco che fino il giorno prima si “affermavano perfette”. Che si trovi al governo o all'opposizione, ogni volta che si è presentata l’occasione di discutere di riforme costituzionali, la sinistra “ha sempre respinto” ogni ipotesi di rafforzamento dei poteri del governo e di elezione diretta del presidente della Repubblica o del premier. L’ha sempre considerato un “attentato” alla Costituzione, un “golpe”, un disegno autoritario. Un accordo con il Pdl di Berlusconi, anche solo per cambiare le regole, lo ritengono un vero e proprio tabù: un “inciucio”. Naturalmente l’azione “forsennata” della magistratura per “eliminare” Berlusconi ha il suo peso negativo. L’unico centrodestra con il quale ci si potrebbe accordare per il Pd è un centrodestra “deberlusconizzato”. Ma Berlusconi è solo un alibi. In realtà, la sinistra “demonizzerebbe” qualsiasi leader in grado di coalizzare un centrodestra capace di batterla. Quindi l’unico centrodestra “buono” per il Pd sarebbe un centrodestra “subalterno”, sconfitto in partenza perché minoritario. Anche nella  fase attuale il Pd di Bersani si preoccupa più di “marginalizzare” il centrodestra che di approfittare di questo momento di stallo per garantire al Paese istituzioni più forti e regole del gioco più efficaci attraverso riforme condivise. Il tentativo di Bersani con i “grillini” sembra soprattutto una “manfrina” per guadagnare tempo. Se va in porto, tanto meglio. Ma la sensazione è che il vero obiettivo sia un altro. Più tempo passa, infatti, più si avvicina l’elezione del nuovo capo dello Stato. Si riducono, quindi, i margini di Napolitano per trovare una soluzione che incoraggi una qualche forma d’intesa tra Pd e Pdl. Se ciò accadesse, il Pd sarebbe costretto a dialogare con il Pdl sulla scelta del nuovo Presidente della Repubblica. Se fallisce il tentativo del Pd di accordarsi con Grillo, Napolitano dovrebbe passare la palla al suo successore, che non avrebbe alcun impedimento a “sciogliere subito” le Camere. Ma intanto il Pd riuscirebbe a far eleggere un altro loro “compagno” al Quirinale con il 25% dei voti dei “grillini”, isolando il Pdl, poi incolpare Grillo delle elezioni anticipate. Dopo vent’anni di “antiberlusconismo”, quindi di mancate intese sull’aggiornamento delle regole del gioco, siamo arrivati al dunque: o la sinistra si “sblocca”, e accetta di accordarsi con il Pdl, oppure rischia di far aumentare la spirale d’ingovernabilità e darà ancora più forza al Movimento 5 Stelle.  

Un sacco bello!

Sappiamo tutti che nessuno legge i programmi dei partiti. Tutti sanno che sono un libro dei sogni, dunque irrealizzabili. Troppo spesso in passato le promesse non sono state mantenute. Neanche le più ragionevoli. I programmi sono un modo per prendere gli elettori per i fondelli e per questo la gente li ignora. Generalmente le persone hanno idee “schematizzate” e “radicalizzate”. Pensano che il Pd sia il partito che cerca di favorire i lavoratori contro i ricchi e gli sfruttatori. Il Pdl e’ il partito che incoraggia la libera iniziativa per creare più lavoro e vuole che ci sia meno Stato nella vita dei cittadini. Se si parla di un’accusa a Berlusconi, la conclusione è semplice: per quelli di sinistra tutte le imputazioni sono già sentenze di condanna, per quelli di destra Berlusconi sono vittima delle solite calunnie. Parlando con l’uomo della strada, si capisce che non ha idee più “profonde” di queste. Il programma di Grillo invece è semplice immediatamente comprensibile a tutti: “Basta” con i partiti. “Basta” con la corruzione. “Basta” con l’euro. “Basta” con i privilegi della casta. “Basta” con tutti i politici attuali, bisogna mandarli a casa in blocco. Tanto, i nuovi non potrebbero essere peggiori! “Basta” con le speranze tradite. “Basta” con le promesse non mantenute, bisogna azzerare tutto e ripartire da capo.  Il programma di Grillo si riassume in una sola parola: “Basta!”. Programma piuttosto “vago” e per questo “inattuabile”. Una “protesta urlata”, per quanto giustificata, non è un programma e neppure offre una soluzione. L’esasperazione di cui Grillo si fa portavoce “non conduce da nessuna parte”, se non s’indicano azioni specifiche e “concretamente realizzabili”.  Ad esempio non fa parte dei progetti realizzabili il “reddito di cittadinanza” a chiunque sia disoccupato. Probabilmente Grillo guadagna tanto da credere che mille euro siano una “quisquilia”. C’è troppa gente che lavora 40 ore settimanali e tuttavia non li guadagna. E comunque, con i disoccupati attuali sarebbero necessari 36 miliardi e contando quelli che disoccupati lo diverrebbero immediatamente (per riscuotere il sussidio) quella somma almeno si raddoppierebbe. È una promessa “totalmente fuori dalla realtà”. È vero che i programmi senza capo né coda a volte hanno ugualmente un grande successo. Gridare “Basta!” va benissimo per vincere le elezioni. Ma poi bisogna governare. Saper utilizzare la vittoria è tanto difficile quanto amministrare i tanti milioni vinti con la lotteria. Non a caso, a volte, dopo qualche tempo si apprende che i fortunati hanno perduto tutto. Grillo deve stare attento. È partito dicendo “Basta!” ma dovrebbe sapere che il popolo può dirlo anche a lui, se appena si accorge che dietro le “parolacce” gridate al microfono “non c’è niente”. Per ora i “grillini” rievocano la famosa scena del film di Carlo Verdone “Un sacco bello” in cui il giovane “hippy” prova a spiegare al padre e al parroco l’attività’ del loro gruppo: “Cioè, siamo un gruppo di ragazzi no, che stanno fondando una comunità agricola no, cioè come alternativa all'inquinamento urbano, cioè inteso non soltanto come scorie eccetera, no, cioè inteso anche come inquinamento morale capito in che senso? Cioè allora, mentre le ragazze provvedono alla raccolta dei frutti naturali della terra no, tipo carciofi, ravanelli, insalata, piselli no, tutta robbba vegetale un sacco bbuona no, noi ragazzi invece provvediamo così alla dimensione artigggianale no, cioè tutti lavoretti così in ceramica, in cuoio no, così eccetera no, per sentirci in noi stessi in quanto entità fisico psichica a contatto con gli altri no, cioè in questo mondo cosmico pantistico naturalistico no, cioè un mondo in cui è l'amore che vince e il male che perde no, cioè un modo in cui veramente domina la fratellanza no”. Ovviamente un paragone “spiritoso”, da non prendere alla lettera, ma il discorso di Verdone assomiglia molto al “guazzabuglio” delle “proposte ingenue” e “teorie strampalate” espresse dai “grillini” eletti in Parlamento nella loro recente assemblea di Roma. In generale il Movimento 5 Stelle e’ il frutto della cultura “anti capitalista”, antagonista, no global, che la sinistra italiana, politica e intellettuale, ha diffuso per decenni dal ‘68 a oggi. Vi si ritrovano tutte le “subculture” del post comunismo (ormai uscito sconfitto dalla storia) per combattere il “liberalismo” e la “democrazia” rappresentativa.