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lunedì 16 gennaio 2012

Avete visto? Ora ci pensa Standard & Poor's.

Scritto da Bartolomeo Di Monaco


venerdì 13 gennaio 2012

Ancora la Nemesi in azione. Era nell’aria, ma ormai è ufficiale. L’agenzia Standard & Poor’s, non solo ha declassatola Francia, ma ha bastonato l’Italia, rifilandola in serie B.


Dunque si aggiungeranno interessi passivi a interessi passivi. Non se ne esce più.

La cura Monti è stata snobbata dalle agenzie di rating che, è vero, potrebbero anche avere scopi reconditi, ma quando al governo c’era Berlusconi erano considerate dalla sinistra la bocca della verità.


Immaginate che cosa sarebbe successo se il Cavaliere fosse stato ancora l’inquilino di palazzo Chigi.

Dall’Istat abbiamo appreso che nel III trimestre dell’anno appena trascorso, pur avendo già subito l’Italia un declassamento, le misure prese dal governo Berlusconi andavano nella direzione giusta. Ma Napolitano ha preferito cambiare cavallo e scegliersi un purosangue collegato, per gli alti incarichi ricoperti, con i padroni del mondo. Ha chiuso gli occhi e ha lasciato partire bordate di tasse sui cittadini, raccontando che era la strada giusta. Con i sacrifici imposti dalla violenta tassazione, ossia, avremmo fatto cassa per rimediare ai nostri guai.

A Napolitano ha risposto ieri in modo eloquente S&P. La quale è rimasta per qualche settimana ad attenderci al varco, poi ha deciso di dire la sua, ovvero che la strada intrapresa dal governo Napolitano-Monti, nonostante i formali complimenti riscossi in sede europea, non è quella giusta. È la strada che ci sta precipitando nella recessione più nera, e forse senza ritorno.

S&P ha detto in sostanza ciò che alcuni di noi sostengono sin dalle prime mosse di questo governo. Si doveva partire dalle riforme strutturali e dalle liberazioni. Si doveva procedere immediatamente alla costituzione di un fondo dove far confluire il grosso patrimonio immobiliare inutilizzato, al fine di destinarne l’incasso proveniente dalla sua vendita alla riduzione del debito pubblico.


Solo dopo, se necessario, si sarebbe dovuto procedere alla tassazione per quanto fosse mancato.

Invece Monti ha cominciato dai piedi anziché dalla testa.


Ma nessuno fiata. Ci sono già i segni della debacle e si continua a far finta di nulla. I partiti assistono a questa deriva completamente muti, inebetiti, manifestando ancora una volta insipienza e vile abdicazione.

Ci hanno lasciato massacrare di tasse, che serviranno unicamente a pagare i gravosi interessi che si abbattono sempre più pesantemente sulle spalle del nostro Paese.


Tra speculazione e declassamento siamo rimasti incastrati nella tagliola che ci mozzerà le gambe, ove non cambieremo direzione di marcia.

Il governo, invece, temporeggia, privato fin troppo presto della risolutezza e della ostentazione originarie. Già si è smarrito.


Ha trovato in tutta fretta la facile strada delle tasse, ma non riesce a intravvedere quella più inerpicata e complessa della modernizzazione dello Stato.

Se la sinistra gridava che il governo Berlusconi ci stava trascinando verso il baratro, che cosa si dovrebbe dire di questo governo, che in appena due mesi ha perso il coraggio e la lucidità dell’azione?


S&P ci ha destato da questo malsano torpore, da questa maligna inettitudine? Spero di sì, ma dubito molto.

Napolitano e Monti hanno indossato la feluca dei grandi ammiragli e troneggiano a prua, senza però avere alcuna idea della rotta, o meglio ancora, di dove ci troviamo e di che cosa facciamo per il bene dell’Italia.

www.i-miei-libri.it

Decreto tarpa Italia,

Scritto da Fabio Raja

domenica 15 gennaio 2012



All’indomani dell’insediamento del Governo Monti-Napolitano sono comparsi sulla stampa anglosassone alcuni articoli molto critici che mettevano in risalto la deriva antidemocratica che, con la nomina di Primi Ministri e governi che non avevano alcuna reale legittimazione popolare, si stava imponendo in Europa, tanto da far affermare al Times di Londra che “L’unione europea ha sempre avuto un deficit democratico, ma questo è un abisso.”

Gli italiani, cionondimeno, hanno accolto con molta flemma il nuovo esecutivo e con un ammirevole distacco gli inasprimenti fiscali e i radicali cambiamenti del sistema pensionistico. Misure che se prese da un altro governo, di qualsiasi colore fosse, avrebbero scatenato proteste vibrate, portato in piazza milioni di manifestanti e scioperi a non finire, sono state metabolizzate nell’indifferenza generale e con sole tre ore tre di sciopero.

Non è difficile spiegare tanto inaspettato distacco, frutto di molteplici elementi a cominciare dal fatto che sinistra e destra antiberlusconiana avrebbero accettato come Premier, pur di scacciare il Cavaliere, persino zio Michè da Avetrana.

Un ruolo non secondario lo ha, poi, giocato la paura figlia di quel terrorismo sparso a piene mani da economisti, politici e giornalisti che realisticamente prospettavano per il nostro paese un futuro nero, ma assicuravano che una volta cacciato Berlusconi, il sereno sarebbe tornato come d’incanto.

Con l’insediamento del Professor Monti è, poi, iniziata la più gigantesca operazione di leccaculismo che sia mai stata vista dopo il crollo del Fascismo che ha convinto bastasse essere sobri, calvinisti e simpatici alla culona di Berlino per poterla sfangare.

A quel punto ci si è attaccati allo spread, come gli aruspici al fegato degli animali sacrificati, ignorando, o fingendo di ignorare, che in tempi di alta volatilità, le oscillazioni anche violente dei corsi azionari e obbligazionari, sono prive di significato e rispondono a motivi speculativi e all’emotività degli investitori piuttosto che ai fondamentali dell’economia.

Eppure che le cose non andassero punto bene, dopo la manovra “salva Italia” del Governo Monti-Napolitano, lo si poteva dedurre facilmente, solo che si fosse osservato non tanto il differenziale con i Bund Tedeschi, ma quello con i Bonos della Spagna. Paese anche lui inguaiato, ma con un Governo legittimato dal voto popolare e una legislatura piena davanti a se.

Il 18 novembre, due giorni dopo l’insediamento del nuovo esecutivo Monti-Napolitano, lo spread tra i BpT e i Bonos era di soli 27 punti. L’8 dicembre, subito dopo la promulgazione del decreto Salva-Italia, si era praticamente azzerato, mentre il 16 Gennaio, cioè, Venerdì scorso, i BpT pagavano quasi 169 punti più di quelli Spagnoli. Più chiaro di così: il decreto salva-Italia ha portato a un crollo della fiducia degli investitori verso l’Italia, mentre la fiducia verso i titoli spagnoli non ha subito, negli ultimi due mesi, variazioni di rilievo se non le classiche oscillazioni dei periodi di forte volatilità.

Perché tanta meraviglia, perciò, per il downgrading del debito italiano da parte di S&P ?

Non è forse da mesi che si parla del default dell’Italia come di un’ipotesi forse non probabile, ma certo possibile?

Oggi il Professore, di fronte ai meravigliosi effetti dell’azione del suo Governo, ci informa: a) che non bisogna dare molta importanza allo spread b) che il problema non è tanto l’Italia, ma l’Euro c) che c’è un attacco speculativo contro l’Europa e in particolare l’Italia d) che è colpa della signora di Berlino, se la situazione invece di migliorare si deteriora sempre di più.

Sbaglio o le stesse cose le diceva, tra il sarcasmo dei cervelloni, il Cavalier Silvio Berlusconi alcuni mesi fa?

Tutte cose vere, ma il Professor Monti ci ha messo del suo, varando una manovra che avrà effetti recessivi disastrosi. Un salasso che togliendo soldi alle famiglie, comprimerà i consumi e, quindi, la produzione.

Attendiamo fiduciosi le liberalizzazioni, sicuri che, colpendo tassisti, farmacisti e notai, l’economia italiana subirà un impulso formidabile e si risolleverà in pochi mesi.

Per favore, Presidente Berlusconi, stacchi la spina a questa giunta di professori saccenti e arroganti e torniamo al voto. Che peggio di così non potrà, certamente, andare.

sabato 31 dicembre 2011

Una storia vergognosa quella di Valentino Del Favero. Un vero e proprio "sequestro di persona" quello della Summit Care.

12 dicembre 2011

La Storia di Valentino Del Favero fa vergognare di far parte del genere umano.

Siamo vicini al Natale che dovrebbe essere la festa della pace, della concordia e della bontà. Dovremmo essere tutti piu’solidali con le persone povere, sole e abbandonate, invece i piu’ sono occupati a farsi i fatti propri per organizzare le loro vacanze o per comprare regali alle persone a loro piu’ care e chi se ne frega di chi ha veramente bisogno.


Il vero male dell’umanità’ e’ “l’IPOCRISIA”.

Valentino Del Favero e’ nato a Lozzo di Cadore (Belluno) Italia, il 3 gennaio 1940 (72 anni), attualmente “forzosamente” e’ costretto a vivere “segregato” alla Nyora Gardens, ! Nyora Avenue, Smithfield (Sydney), New South Walles (Nuovo Galles del Sud) in Australia gestita da una società denominata Summit Care (e-mail: info@summitcare.com.au) che gestiste nove case di riposo e che ha un motto che, regolarmente, e’ lontano da essere applicato: “Working together to provide peace of mind” = Lavorare insieme per avere la tranquillità.

Valentino e’ trattato come un “prigioniero” ed e’ costretto a vivere una vita’ senza dignità e senza autonomia. E’ costretto a condividere la sua stanza con altre tre persone totalmente disabili mentalmente e fisicamente. Avendo un carattere mite viene continuamente intimorito dalla rudezza dei managers della Nyora Gardens (per fortuna il personale infermieristico e’ compassionevole e cortese) e la sua salute non viene affatto tutelata. Se si costringe Valentino a continuare ad avere una cattiva alimentazione e una non adeguata attività fisica, sicuramente entro un anno finirà su una sedia a rotelle, e’ questo sarà esclusivamente una grave responsabilità della Summit Care.

Prima dell’udienza del 19 agosto 2011 al Guardianship Tribunal, Valentino era una persona “libera” che poteva disporre della sua vita come desiderava compreso di ritornare a vivere nel suo paese natale dove con amore ed affetto lo attendono i fratelli, la cognata, la nipote, i pro-nipoti e gli amici. La Summit Care, con la grave complicità di Mrs Kate Adin, consulente per la disabilità, ha costretto Valentino ad avere una visita dalla Psicologa Dr Alexandra Walker perche’ fosse dichiarato inabile a decidere ed in piu’ illegalmente hanno prelevato dal conto di Valentino Del Favero $1100 per pagare la psicologa.

Non tenendo in nessun conto le lettere del fratello e della cognata di Valentino, il Guardianship Tribunal il 19 agosto 2011 ha nominato un Public Guardian che dovrebbe curare gli interessi di Valentino. A parte che ancora non si sa chi sia effettivamente il Public Guardian, perche’ nessuno ha avuto il coraggio di firmarsi con il suo nome e cognome, e’ una vergogna che la Summit Care con la grave complicità dell’Attorny Genaral e Ministro della Giustizia, Hon. (Greg) Gregory Eugene SMITH, del direttore Community Relations Unit of Departemen of Attorney General & Justice (that should promoting a Just and Save Socity = che sostengono di agire per promuovere una Giusta e Sicura Società) e dell’ufficio del Public Trustee e Guardian, impediscono a Valentino di vivere gli ultimi anni della sua vita confortato dall’amore dei suoi cari.

Stanno commettendo il reato di “sequestro di persona”.

Questo e’ crudele e vergognoso ed e’ un crimine contro l’umanità che fa vergognare qualsiasi persona di far parte del genere umano.

Qui di seguito sono elencati i principi a cui s’ispira il Guardianship Tribunal, ma ironicamente non uno di questi vengono applicati. Tutto l’apparato che si muove intorno al Guardianship Tribunal opera esclusivamente per giustificare la loro esistenza e per mantenere il loro lavoro e fanno di tutto per tenere segregate le persone e questo e’ un nuovo modo di schiavismo:

• Dare la massima considerazione agli interessi e al benessere della persona.
• Limitare al massimo la libertà delle decisioni e di agire della persona.
• Incoraggiare la persona di svolgere al piu’ presto una vita normale nella comunità.
• Prendere in considerazione il punto di vista della persona.
• Riconoscere l’importanza di preservare le relazioni familiari, culturali, linguistiche d’origine della persona.
• Incoraggiare la persona di ritornare ad essere indipendente al piu’ presto possibile per curare i suoi affari personali.
• Proteggere la persona dall’abbandono, dagli abusi e dallo sfruttamento e
• incoraggiare la comunità di rispettare ed applicare questi principi.

Ho incontrato Valentino il mese di febbraio 2011 quando ero “volontario” del CO.AS.IT. (Comitato Assistenza per gli Italiani). Ora sono un volontario “privato” poiché il CO.AS.IT. ha ritenuto che il mio impegno di aiutare Valentino andava oltre certi limiti che gli avrebbero fatto perdere i contributi dal Governo Statale del NSW. Eppure l’unico scopo, quando nel 1968 fu fondato il Comitato di Assistenza per gli Italiani, era quello di aiutare gli italiani anche se avessero perso la cittadinanza italiana. E’ il primo articolo dello Statuto. Ma per il CO.AS.IT. ora e’ piu’ importante ottenere i contributi governativi, non per assistere al meglio le persone anziane e bisognose, ma per pagare gli stipendi del numeroso personale che gestisce il gruppo dei “volontari”. Il CO.AS.IT. e’ esclusivamente interessato a dimostrare al Governo (per ottenere maggiori contributi) che ha un grande numero di volontari che assistono moltissimi anziani che vivono nelle case di riposo. Ma i “volontari” debbono limitarsi soltanto a fare una visita settimanale di circa un’ora e se la persona che visitano ha seri problemi, se ne deve disinteressare perche’ altrimenti arrecherebbe “disturbo” alla ditta che gestisce la casa di riposo. E’ una questione “esclusivamente” di business e non di “umanità” come dovrebbe essere. Ho chiesto ai dirigenti del CO.AS.IT. di cambiare il nome e lo Statuto visto che non e’ piu’ attuale.

Anche i cosiddetti organi rappresentativi degli italiani all’estero i COMITES (Comitato Italiani all’Estero), i rappresentanti del CGIE (Comitato Generale Italiani all’Estero), i Patronati, il deputato Marco Fedi ed il senatore Nino Randazzo eletti al Parlamento italiano dagli italiani all’estero, sono da tempo al corrente della situazione di Valentino Del Favero, ma nessuno si e’ interessato a lui.

Valentino nel 1967 ha perso la cittadinanza italiana ed ha soltanto quella australiana. L’Ambasciata italiana a Canberra ha incaricato il Consolato italiano di Sydney di esaminare la questione ma, purtroppo, non avendo Valentino la doppia cittadinanza, non è potuto intervenire.

Valentino e’ una persona completamente autonoma, sa curare da solo la propria persona, usa i servizi igienici autonomamente ed e’ autonomo nel farsi la doccia, vestirsi e mangiare, eppure la Summit Care lo considera un disabile di “alto livello”: quelli che non riescono a fare nulla da soli. La Summit Care preleva mensilmente dalla pensione di Valentino $1226 ed in piu’ riceve un consistente “contributo” dal Governo australiano che non vuole perdere e per questo lo tiene “segregato”: considerano Valentino un “oggetto” di loro proprietà. La consistenza del contributo dipende dal livello di disabilità che ha la persona assistita. Piu’ il livello e’ alto e piu’ il contributo e’ considerevole.

E’ inaccettabile che il Governo del NSW permetta che avvengano fatti illegali che danneggiano lo stesso Governo che paga contributi non dovuti e non difende i cittadini soli e abbandonati che dovrebbe tutelare.

Valentino deve ritornare al piu’ presto a vivere nel suo paese natale confortato dall’amore di chi gli vuole veramente bene e che si prenderà adeguatamente cura della sua salute fisica e mentale. Inoltre gli debbono essere restituiti i $1100 che gli sono stati prelevati illegalmente dal suo conto bancario.

Qui sotto sono elencati alcuni indirizzi e-mail se qualcuno volesse esprimere la sua opinione su questa vergognosa storia. Il messaggio può essere scritto nella lingua con la quale ci si esprime meglio.

nyoragardens@summitcare.com.au
info@summitcare.com.au
info@coasit.org.au
intake@opc.nsw.gov.au;
kate.adin@tag.nsw.gov.au
tagmail@tag.nsw.gov.au
enquiry@gt.nsw.gov.au
informationsupport@opg.nsw.gov.au
Kim_Hodder@opg.nsw.gov.au
Justine_o’neill@opg.nsw.gov.au
office@smith.minister.nsw.gov.au
communityrelations@agd.nsw.gov.au
office@premier.nsw.gov.au
info@agedcarecommissioner.net.au
admin@acaansw.com.au
complaints.info@humanrights.gov.au

martedì 27 dicembre 2011

Intervista pubblicata da Italia chiama Italia

20 novembre 2011

Giampiero Pallotta, connazionale residente in Australia, da sempre politicamente vicino al centrodestra. Che aria tira in Australia dopo la visita di Obama?

"La Premier australiana Gillard ed il presidente degli Stati Uniti Obama hanno discusso della situazione globale marginalmente e con l'obiettivo di raggiungere un accordo di libero scambio nell'area Asia/Pacifico. Lo scopo principale dei colloqui bilaterali e' stato quello di rinsaldare la collaborazione militare tra i due Paesi in Afghanistan, e per questo e' stato dato avvio alla costruzione di una base militare americana a Darwin per l'addestramento di truppe. Il clima del North Territory e' simile a quello dei Paesi dove le forze alleate stanno combattendo e questo favorisce l'insediamento. E' accaduto pero' un fatto vergognoso. Prima dell'arrivo di Obama a Darwin, sono stati allontanati dal centro della città i "senzatetto" , ovvero il popolo dei Larrakia che, in effetti, sono i veri proprietari della terra. Gli "australiani", per il 40% immigrati o figli di immigrati, di cui il 25% nati fuori dell'Australia, non sono rimasti per niente entusiasti di questa visita. Avrebbero voluto che si fosse parlato piu' di pace che di guerra".

La crisi economica si sente anche li' da voi? Raccontaci un po'

"Anche se l'Australia non può piu' essere considerato il "Lucky Country" di 30/40 anni fa quando bastava "lavorare sodo" e tutto era possibile realizzare, rimane sempre un Paese dove la crisi economica quasi non si avverte, la disoccupazione e' intorno al 5% con tendenza a diminuire e la qualità della vita, in generale, e' molto buona. Non e' il "paradiso", ma e' forse il migliore Paese al mondo per viverci".

Gli italiani residenti in Australia di cosa si occupano? In quali settori investono?

"Non vi e' settore commerciale, industriale e terziario dove gli italiani non siano presenti e vi primeggino: agricoltura, pesca, moda, importazioni. Molte delle piu' grandi imprese edili e di costruzione di infrastrutture sono state fondate da italiani. Oltre ad investire nell'industria e nel commercio, viene privilegiato l'acquisto d'immobili e terreni. Molti figli di emigranti italiani sono affermati professionisti (avvocati, giudici, dottori, commercialisti ) e molti sono i sindaci e i parlamentari federali e statali di origine italiana".

Come commentano gli italoaustraliani le dimissioni di Berlusconi e l'arrivo del governo Monti?

"Paradossalmente, considerato che sono sempre stati eletti al Parlamento italiano due rappresentanti del centrosinistra, la maggioranza degli italiani residenti in Australia "tifa" centrodestra e molti sono "berlusconiani" convinti. Ma, come si sa, il "popolo" della sinistra e' molto piu' "fanatico" e "rumoroso" di quello di destra e il loro attivismo ha fatto credere che la caduta di Berlusconi sia stata festeggiata dalla maggioranza degli italiani qui residenti, invece e' una balla grossa così. Monti? Prima avevamo "Tremonti" ora uno soltanto. Non saremo stati fregati?".

Comites e Cgie: da eliminare o che?

"Da anni scrivo che il CGIE deve essere abolito visto che e' servito da "agenzia di viaggi" che ha fatto girare il mondo ai "magnifici" membri dell'inutile carrozzone, come ha dimostrato di essere nei circa 20 anni della sua vita. I COMITES potrebbero essere utili se opportunamente riformati e se a partecipare fossero "esclusivamente" persone che conoscono bene il territorio, che provengano da esperienze veramente professionali e che siano veramente conosciute ed apprezzate sia dalla comunità italiana sia in generale da quella del Paese in cui vivono ed operano, altrimenti sarebbe molto difficile poter raggiungere obiettivi utili per la comunità italiana".

Com'e' messo il PdL in Australia? E come MdL a che punto state?

"Quando Berlusconi era ancora in "auge", tempo fa c'erano ancora alcuni che si spacciavano per rappresentanti del Pdl in Australia, pur non essendo stati autorizzati da nessuno. Man mano che la fronda contro Berlusconi montava, sono spariti. Forse oggi, se venissero interpellati, negherebbero e spergiurerebbero che mai e poi mai sono stati sostenitori di Berlusconi. In questo momento e' di moda Casini. Per quanto riguarda il Movimento delle Libertà, alcuni mesi fa siamo stati ufficialmente autorizzati ad aprire una sede in Australia dal Presidente Massimo Romagnoli. Per operare legalmente abbiamo registrato l'associazione secondo i regolamenti e le leggi australiane. Dodici sono i soci fondatori. Abbiamo formato un comitato esecutivo "provvisorio". Approvato lo Statuto, il regolamento ed il "Manifesto". Abbiamo reperito "referenti" nelle maggiori città australiane come: Cairns, Brisbane, Sydney, Canberra, Melbourne, Geelong e Perth, rimangono scoperte le città di Adelaide e Darwin. Abbiamo aperto un conto corrente bancario. Avevamo programmato d'iniziare l'attività' politica vera e propria a febbraio 2012, presumendo che le elezioni politiche si sarebbero tenute nella primavera del 2013. Ora che la situazione e' cambiata e che le elezioni potrebbero esserci tra 4/5 mesi, stiamo studiando un altro programma che sarà definito in un paio di settimane".

Juan Esteban Caselli alla guida del PdL nel Mondo come lo vedi? Come giudichi il suo operato fino adesso?

"Caselli dopo aver ottenuto l'incarico di responsabile degli italiani nel mondo per il Pdl, per sette mesi e' stato uccel di bosco. Non ha mai risposto a nessuna e-mail dimostrando assenza assoluta di diplomazia e di educazione, quindi, l'incapacità totale di ricoprire l'incarico ricevuto. Ha poi dimostrato di essere una persona inaffidabile ed indegna quando Berlusconi aveva assolutamente bisogno dei voti sia al Senato che alla Camera, l'ha minacciato di abbandonarlo se non lo avesse nominato suo consigliere personale per gli italiani nel mondo, un ricatto bello e buono. Personalmente non collaborerò mai con gentaglia simile pronta a tradire e ricattare per farsi i propri interessi. Ora sembra che Caselli abbia fondato un proprio partito, ecco questa e un'ottima idea, cosi' non ce lo troveremo piu' tra i piedi".

Hai seguito il caso Picchi, l'eletto all'estero del Pdl 'malpancista', che era pronto a passare all'Udc? Cosa pensi?

"Guglielmo Picchi mi ha molto deluso. Credevo fosse piu' intelligente e fidato. Uno che tenta di tradire e poi non lo fa perche' dove voleva andare non e' riuscito ad ottenere quello che voleva, ci ripensa e ritorna indietro, non e' persona affidabile. Picchi si e' bruciato. Avrà già capito che non ci sarà piu' spazio per lui nel Pdl ".

Come vedi la nomina del ministro degli esteri Giulio Terzi?

"Non lo conosco molto bene. Essendo pero' stato Console in Canada e Ambasciatore negli USA dovrebbe conoscere abbastanza bene le problematiche degli italiani all'estero. Gli altri importanti incarichi che ha ricoperto ne dovrebbero fare una persona molto competente ed esperta. Tra non molto scopriremo il suo vero valore e quello che potrebbe fare per gli italiani nel mondo. Incrociamo le dita".

Fedi e Randazzo sono due degli eletti all'estero, residenti tutti e due in Australia. Fanno bene il loro lavoro? E sul territorio, si fanno sentire?

"Fedi e Randazzo meritano l'Oscar per avere recitato magistralmente la parte del gatto e della volpe. Mai visti e sentiti da nessuno, escluse fugaci apparizioni, qua e là, in riunioni private, quasi segrete, dove partecipavano amici fidati. Ma loro non si preoccupano che se ne dicano di tutti i colori su di loro: ormai si sono sistemati a vita".

Secondo te si andra' a votare presto o si arrivera' al 2013 con il governo Monti?

"Bersani, Di Pietro, Casini, Fini, Vendola si sono messi nel sacco da soli come capita spesso agli sciocchi. Monti e' una pistola scarica: non potrà decidere nulla. In Parlamento determinanti sono ancora i voti della Lega e del Pdl, Berlusconi e Bossi si sono divisi i compiti, come i giocatori di bocce: uno "accosta" l'altro "boccia". Non appena approvati tutti i provvedimenti richiesti dall'Europa e qualcuno in piu', Monti dovrà levare le tende. Ci accorgeremo che le elezioni saranno vicine quando vedremo che starà per essere terminata la riorganizzazione del Pdl. Si tratta al massimo di alcuni mesi".



Italia chiama Italia

giovedì 22 dicembre 2011

La celebrazione della nasciata del "povero" di Betlemme e' diventata una festa "pagana" che ignora i "fratelli" poveri.

Il Natale, che dovrebbe essere un importante momento di “raccoglimento”, e’ diventato da tempo la più grande di tutte le “farse”. E’ la festa dello “spreco”, del “superfluo”, della “ipocrisia”. In pochi riescono a sfuggire a questa convenzione sociale del tutto “pagana”, mentre dovrebbe essere la festa della “cristianità” per eccellenza. Il problema non sono i “regali” in sé, ma tutte le complicazioni che questa mentalità dello “sperpero” ci ha imposto. Che regalo fare, dove andare a prenderlo, quanti soldi spendere, quante ore di coda….. Senza considerare l’imbarazzo che si crea quando se ne riceve uno di cui non si ha assolutamente bisogno o che, semplicemente, non ci piace. Vogliamo parlare di quei bambini che, dopo aver ricevuto in un quarto d’ora i regali “che si dovrebbero ricevere nell’arco dei primi diciotto anni di vita”, riempiono di “allegria” natalizia la casa con dei “laceranti pianti isterici” perche’ voleva un giocattolo diverso? Non c’e’ nulla di male scambiarsi regali il giorno di Natale, ne’, in fondo, di avere il piacere di fare il presepe (per chi ancora lo fa), addobbare l’albero, porte e finestre. Fa parte dei nostri usi, delle nostre tradizioni. Lo si e’ sempre fatto. Ma rendiamoci conto che “abbiamo passato il limite” tappezzando intere città (e soprattutto interi centri commerciali) di fiocchi di plastica, di luci decorative già dall’inizio di Novembre. E’ pazzesco! Non e’ decisamente troppo in anticipo? Ma chi l’ha deciso? Il fatto d’iniziare a parlare di Natale due mesi prima riduce l’intensità della gioia e della “magica” atmosfera che si dovrebbe provare durante le feste. Ma per fortuna “sembra” che sia iniziato il “rigetto” a questo “sfrenato” ed “insensato” consumismo: quest’anno le vendite non saranno ai livelli degli anni precedenti. Ma sarà vero? Sarebbe un buon segnale. In questo modo riusciremo forse a ridare il giusto valore non solo ai “doni”, ma al Natale stesso per quello che rappresenta a livello religioso. Ci aiuterà a capire che lo scambio del dono dovrebbe essere un piacere, un gesto spontaneo, non una forzatura. Dovrebbe poi farci ricordare dei poveri soli e’ abbandonati, per lo piu’ anziani, che ogni giorno sono sempre di piu’. Visitate una qualsiasi casa di riposo e vi accorgerete quanti ce ne sono. Non e’ di “moda” oggi parlare dei poveri. Eppure sappiamo tutti quanto sia grande il dramma della povertà nel mondo. Per noi cristiani dovrebbe essere uno “scandalo” insopportabile. E se la povertà e’ uno scandalo, oggi lo e’ in maniera “imperdonabile”. Nella storia umana, infatti, non ci sono mai stati tanti poveri come oggi, eppure mai il mondo e’ stato così ricco. Gesù usava il termine “fratello” solamente riferendosi ai “discepoli” e ai “poveri” e disse: “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”. A che serve la tavola sovraccarica di tanto ben di Dio quando c’e’ chi patisce o muore di fame? Cominciamo a “saziare” gli affamati, soprattutto quelli bisognosi di “affetto” perche’ soli ed abbandonati e poi, quello che ci resterà, sarà piu’ che sufficiente. In un brano del Vangelo di Matteo Gesu’ dice: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare” e in una parabola e’ stato detto: “i poveri hanno bisogno della parola e non solo di aiuto: date col pane la vostra parola…” Si, c’è bisogno di parole e di amicizia e così il povero lo sentiremo nostro familiare, un familiare che si trova nel bisogno. Certo i poveri non sono “attraenti”, anzi normalmente “imbarazzano”. E spesso accade che allunghiamo il passo quando vediamo un povero che chiede aiuto. Eppure i poveri devono essere il “metro di giudizio” della civiltà che abbiamo creato. Avere vera attenzione dei poveri, non come si fa con i mendicanti cui si getta una monetina pensando di mettere a posto la propria coscienza, significa vedere nel loro volto quello di Gesu’. E’, infatti, nei poveri, nelle loro concrete storie, che Gesu’ si e’ identificato. E’ ai poveri che Gesu’ ha rivelato cose che ha taciuto ai sapienti e ai potenti della terra. Infatti Gesu’ conosce i poveri “per nome”, come si legge in una parabola: “….il Signore narrando di un povero e di un ricco, dice il nome del primo e tace quello dell’altro, se non per dimostrare che Dio conosce gli umili ed e’ vicino a loro, mentre non riconosce i superbi”. I poveri sono “fratelli” come li considerava Gesu’. Ecco perché cristiani sono coloro che hanno “un povero per amico” e non ambiscono all’amicizia dei potenti, dei ricchi, belli e famosi. Si, essere “cristiano” vuol dire dare amicizia ad un “povero” e invitarlo spesso a tavola soprattutto a Natale. Questa sarebbe la maniera per festeggiare “cristianamente” la nascita del “povero” di Betlemme.


Parabola del buon Samaritano [Lc 10,29-37]

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». [30]Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. [31]Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte. [32]Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. [33]Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. [34]Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. [35]Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. [36]Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». [37]Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va e anche tu fa lo stesso».

domenica 18 dicembre 2011

Il testo del discorso che Silvio Berlusconi avrebbe voluto fare agli italiani.

La Fiamma & Il Globo - Australia




venerdi' 16 dicembre 2011




Qui sotto il discorso che il 31 ottobre 2011 Silvio Berlusconi avrebbe voluto pronunciare a tutti gli italiani per spiegare la difficile fase politica che sta attraversando l’Italia e per chiarire molti aspetti della complicata situazione economica internazionale. I suoi consiglieri piu’ stretti lo hanno dissuaso a pronuncialo. Pochi giorni dopo, constatato che gli sarebbe stato impossibile continuare a governare, pur non essendo stato “sfiduciato” dal Parlamento, con un atto “responsabile” e di “amore” per l’Italia, si fece da parte per dar spazio a Mario Monti. Non resta che pubblicarlo a futura memoria.

Cari concittadini, care italiane e italiani. Come sapete, l’Europa, quella che dal dopoguerra abbiamo imparato a considerare la nostra grande, pacifica e democratica seconda patria, sta passando un brutto momento. Gli sforzi che i Paesi membri hanno fatto nell’ultimo vertice a Bruxelles sono stati salutati con ottimismo dai mercati ma potrebbero ancora non bastare a portare l’unione fuori dalla crisi e salvare l’euro dal tracollo. Anche l’Italia sta passando un brutto momento. Siamo uno dei Paesi tra i più indebitati dell’Unione, ma siamo un grande Paese, per questo il nostro debito minaccia e spaventa gli altri paesi europei e le loro banche che sono nostri creditori. Il debito italiano non è storia di oggi, il nostro Paese e l’Europa hanno imparato a conviverci dal almeno tre decenni. L’Italia l’ha sempre onorato e chi ci ha prestato denaro ne ha tratto il suo giusto e sicuro profitto. E’ il contesto generale che è cambiato ed è cambiato con la crisi finanziaria globale del 2008 esplosa negli Stati Uniti su cui si è poi innestata la crisi del debito greco. Ci siamo tutti improvvisamente accorti che le regole che hanno presieduto alla nascita dell’Euro “erano sensate e funzionanti in periodi di crescita economica”, quando tutti i membri potevano trarne reciproci vantaggi; in periodi recessivi o di crisi “quelle stesse regole si sono rivelate inadeguate e anche pericolose”: hanno messo i Paesi dell’eurozona in “competizione tra di loro” e soprattutto hanno lasciato l’Euro “privo di difese credibili” dalla naturale propensione dei mercati alla speculazione. Così i Paesi più ricchi e sani si barricano dietro il rispetto di quelle vecchie regole, mentre i paesi in difficoltà si trovano a chiedere più sostegno e più flessibilità anche al di fuori dei trattati. “Il problema è che hanno entrambi torto e entrambi ragione”. Come vedete non si tratta di un problema “Italia” per l’Europa, come certa stampa e certa opposizione vogliono farvi credere. Certo il debito al 120 per cento del Pil pesa negativamente sulla nostra reputazione, e come ogni padre di famiglia sa, quando ci si indebita “il creditore ha diritto di parola sui nostri conti”, specie se si è costretti a chiedere ancora prestiti. Ma finché si è in grado di risarcire il proprio debito come l’Italia ha fatto fino ad ora ed è perfettamente in grado di fare in futuro, “il problema del debito è solo teorico”, vorrei dire, “accademico”. Mentre è purtroppo molto “concreto” il fatto che l’Europa e la Bce (Banca Centrale Europea) “sono strutturalmente incapaci” di fare fronte ad un eventuale default delle dimensioni di quello italiano. In questo senso i poteri della Federal Reserve americana, della Bank of England o della banca centrale del Giappone “sono molto più ampi e decisivi nella protezione delle rispettive valute”. Per questo quei Paesi, pur pesantemente indebitati, “riescono a finanziarsi a costi molto inferiori” dei Paesi europei in difficoltà. L’Italia si è comunque impegnata a fare la sua parte per tranquillizzare i mercati e contribuire alla soluzione della crisi europea. “Non abbiamo subito diktat da nessuno”, non sono le banche a scrivere i programmi di governo, sarebbe uno scandaloso tradimento di ogni regola democratica. Abbiamo invece messo insieme un pacchetto di misure che ci convincono e che sappiano da tempo essere necessarie. “Sono misure all’apparenza impopolari e certamente costose”, ma se si guarda per un attimo all’interesse generale senza cercare di trarre da questo difficile frangente vantaggi di parte, non sarà difficile ammettere che, “se approvate nei tempi previsti”, possono rimettere in piedi il Paese “senza lasciare indietro nessuno”. Molti dicono che si tratta di riforme da troppo tempo attese e mai realizzate, di un libro dei sogni che ormai non possono più avverarsi. E’ un argomento forte e suggestivo. “Non ho difficoltà ad ammettere che in questo Paese fare le riforme è quasi impossibile”, essendo troppi gli interessi particolari, le lobbies, le corporazioni che hanno imparato negli anni a “paralizzare la macchina del cambiamento”. E non ho scrupoli ad ammettere, come già credeva Guido Carli, che un vincolo esterno, quale quello Europeo, avrebbe potuto aiutare l’Italia ad accettare riforme “altrimenti impossibili”. Oggi siamo di fronte a questo vincolo in maniera più stringente che mai, “ma non si tratta di un diktat o di un commissariamento”, come con una buona dose di “ipocrisia” i nostri avversari vogliono farvi credere. Dell’Europa l’Italia è un Paese fondatore, oggi al vertice della Banca Centrale c’è un italiano, le leggi e le regole che ci vincolano le abbiamo scelte, create e volute anche noi. Si tratta solo di ammettere che il punto di vista europeo ci fa guadagnare un orizzonte più ampio rispetto alle nostre “dispute di bottega”, del nostro “teatrino” e dei nostri interessi di parte. Non è perché quelle riforme siano state tanto attese e tante volte rinviate o sconfitte che oggi siano divenute meno necessarie. Al contrario “vanne fatte subito” e possibilmente “con l’accordo di tutti”. Se non ora quando? Altri ancora ci accusano, con i nostri impegni verso l’Europa, di voler fare “macelleria sociale”, di colpire i più deboli, di fare strame dei diritti civili e di suscitare la rivolta delle piazze. “Questo è argomento già molto più dubbio e tendenzioso”. Perché a sollevare queste obiezioni sono gli stessi che il giorno prima ci accusavano di aver perso la fiducia dell’Europa, di non volerci piegare alle sue richieste e di aver preparato un documento “papocchio” solo per prendere tempo. Poi una volta che l’Europa, in tutte le sue espressioni istituzionali, “ha approvato, accolto e reso vincolante quel documento”, veniamo accusati di fare esattamente quello che ci chiede l’Europa per ristabilire la fiducia. Si tratta di “schermaglie indegne di un Paese maturo e democratico” come il nostro e inadeguate al momento drammatico che stiamo attraversando. Non so se ci sia in serbo per gli italiani un governo migliore di quello in carica. Un governo in grado di garantire maggiore stabilità politica, “più efficacia nelle decisioni” e maggiori garanzie per l’Europa. A me non pare di vederlo in nessuna delle formulazioni politiche o istituzionali fin qui emerse. Se ci fosse, se avanzasse proposte concrete, “se si vedesse emergere una leadership alternativa forte e condivisa non avrei remore a fare un passo indietro”. Ma non lo vedo, e il tanto atteso, richiesto e preteso passo indietro del premier oggi sarebbe solo una fuga e getterebbe l’Italia nel baratro dell’incertezza e dell’avventurismo. “Non voglio dire che il mio governo sia oggi il migliore possibile”, di certo è il “migliore disponibile”. Per questo vi chiedo, care italiane e cari italiani, “di non cedere alla suggestione della protesta e magari della violenza”, di fare la vostra parte come avete sempre fatto e “di tifare per l’Italia” fino alla fine di questa legislatura. Portiamo insieme il Paese in acque sicure: “è tutto quello che desidero e per cui sono impegnato”. Qui davanti a voi annuncio che non sarò candidato nel 2013: se quello che desiderate è la mia uscita di scena, “eccola ormai prossima”. Chiedetevi se ha senso e se serve mettere a rischio il Paese per tentare di anticiparla.

Giorgio Napolitano ha “manovrato” per mettere in piedi il governo Mario Monti convinto che potesse fare “mari e monti” ed invece sta dimostrando tutti i suoi grandissimi limiti. Monti ed i “cervelloni” ha presentato una “manovra” piena di “sacrifici” (cosa che non sarebbe stata concessa a Berlusconi) che non fa altro che “aumentare ancora di piu’ la pressione fiscale”. Come si possono accettare sacrifici quando la politica e’ ben lontana di voler dare l’esempio? È “scandaloso” che si mantengano “odiosi privilegi” a favore di chi ha condotto l’Italia a questo disastro. Ci sarebbero gli estremi per “ribellarsi” e rispedire al mittente la manovra costruita dai “cervelloni” che considerano il popolo “cretino”, disposto a subire qualunque sopruso. Prima sarebbe stato necessario un rilancio dell’economia per permettere al Paese di creare piu’ ricchezza. Invece di pensare al rilancio e alla produzione, i “cervelloni” parlano, con “finta commozione”, di “stringere la cinghia” e di accettare con “rassegnazione” i “sacrifici”. Gli italiani hanno già iniziato a rimpiangere il governo Berlusconi.

venerdì 9 dicembre 2011

L'egemonia sull'Europa e' il chiodo fisso della Germania.

Sono in molti ad indicare Carlo Magno (742/814) il primo “padre” dell’Europa unita. Il territorio da lui governato era il “cuore d’Europa” e cioè l’Italia, la Francia e la Germania. Nell’Europa Unita di Carlo Magno non si sviluppò un sentimento “identitario”, tra i suoi abitanti nessuno si sarebbe mai definito “europeo”. Ma con le sue leggi, le sue istituzioni, la sua organizzazione politica, contribuì a creare una “base” comune, che diede una sorta di “imprinting” ai paesi che ne facevano parte, nonostante che alla fine dell’impero di Carlo Magno imboccarono strade molto diverse. I francesi ed i tedeschi da sempre si disputano la primogenitura del Sacro Romano Impero, ma invano perche’ Carlo Magno non può essere considerato ne’ francese ne’ tedesco poiché i due popoli all’epoca non erano ancora formati. Infatti, iniziarono a costituirsi dopo l’843 in seguito allo smembramento dell’impero carolingio. Ma e’ da sempre che sulla storia dell’Europa pesa il “fantasma” della Germania, di una Germania che ha la pretesa di essere l’erede di Carlo Magno e si e’ posta l’obiettivo di affermare l’egemonia sull’Europa. E che, alla fin fine, con questa sua “vocazione egemonica” e’ stata all’origine delle grandi crisi dell’Europa, a cominciare dalle due guerre mondiali. Quel che succede oggi, in campo economico/finanziario, in realtà e’ il risultato dell'eterna tendenza della Germania ad affermarsi come “guida del continente”. Usando, di volta in volta, strumenti diversi: le armi o la politica economico/finanziaria o lo “spread”. Sempre in nome dell’interesse nazionale. La costruzione della Germania fu il grande capolavoro di Bismarck, che, alla guida della Prussia, sconfiggendo Napoleone III nel 1870, realizzò l’unità tedesca. Il “cancelliere di ferro” costruì un sistema di alleanze che doveva ruotare attorno alla Germania e che avrebbe dovuto garantirgli il dominio europeo e Berlino sarebbe stata al centro di tutte le decisioni concernenti la politica internazionale. Un tentativo, in altre parole, di disegnare un’Europa funzionale alla Germania. Si sa come andarono in seguito le cose. Lo scoppio della prima guerra mondiale fu una conseguenza della cosiddetta “pace armata” ovvero della combinazione fra sistemi di alleanze contrapposti e la corsa agli armamenti. La storia del dopoguerra mise in risalto, ancora una volta, l’eterno conflitto tra una Francia vincitrice e preoccupata di isolare l’eterna rivale per impedirne la resurrezione, e una Germania decisa a recuperare un ruolo importante e di “leadership” politica nel continente europeo. La ripresa tedesca, politica e militare oltre che economica, ci fu con Hitler e il “nazionalsocialismo” e questo fece rinascere la “vocazione egemonica” tedesca su tutta l’Europa. E fu all’origine della “tragedia” della seconda guerra mondiale. Per merito degli eserciti alleati venne la fine del sogno “nazista” di un’Europa unificata sotto le bandiere con la “svastica” e asservita all’ideologia del “nazionalsocialismo”. Poi il dopoguerra. La spartizione della Germania con la creazione delle due Germanie. L’impegno europeista di Adenauer. L’accordo con De Gaulle che metteva una pietra tombale sull’eterno conflitto franco/tedesco, ma gettava le basi di un vero e proprio “asse”, sempre a “vocazione egemonica”, alle origini dell'attuale “direttorio” Sarkozy/ Merkel. Le vicende ultime, di questi giorni, confermano che la Germania aspira, ancora una volta, a “riaffermare il primato” in Europa e a disegnare un’Europa che sia in funzione degli interessi tedeschi politici ed economici. La realtà odierna e’ “tristemente” questa. La Germania, pur a costo di destabilizzare il sistema Europa, punta ad assicurarsi un “ruolo egemone” in forza della sua economia in grado di crescere più agevolmente e rapidamente di altre nazioni. Il comportamento della Germania, insomma, risponde a una logica che affonda le radici in un passato lontanissimo e in una “vocazione antica” e questo e’ un grave pericolo per la rinascita del “nazionalismo” che si pensava morto e sepolto da tempo. Gira voce che dal 30 novembre 2011 la Germania abbia iniziato a stampare di nuovo i “Marchi” con la data del 2012. Vuole dare un calcio all’euro e all’Europa se non si farà come la Merkel vuole.