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martedì 25 settembre 2012

Angelino Alfano e Matteo Renzi potrebbero cambiare l'Italia.

L’Intera Italia vorrebbe “ribellarsi” vorrebbe fare piazza pulita del passato e chiede tanto disperatamente qualcosa e qualcuno di nuovo da guardare con simpatia. Per questo e’ necessario che le persone con un po’ d’intelligenza e di coraggio rompano gli indugi e si facciano avanti. Non e’ detto ci riescano immediatamente, ma e’ sicuro che senza provarci per l’Italia sarà la fine. Angelino Alfano e Matteo Renzi ci provano, ed e’ un merito. Ma i dirigenti del Pd cercano di presentare Renzi come un berlusconiano: un “traditore”. Non capiscono che Renzi potrebbe colmare il fossato di odio inutilmente scavato dalla sinistra da anni tra loro ed il Pdl. Se alle elezioni del 2013 la competizione sarà tra Angelino Alfano (43 anni) e Matteo Renzi (37 anni) finalmente l’Italia sarà un Paese “normale” e diventerà “governabile”. Perche? Perche’ il programma di Renzi e’ quasi simile a quello del Pdl e questo e’ un bene. Qualsiasi sarà il vincitore, tra la maggioranza che governerà e l’opposizione non ci sarà piu’ “ostracismo” sempre e comunque a “prescindere” come e’ sempre avvenuto. Tra loro non esisterà piu’ quell’enorme differenza “d’intenti” e, finalmente, le tanto attese riforme l’Italia potrà averle. Angelino Alfano ha gia’ esperienza di governo ed ha avuto modo di dimostrare la sua intelligenza ed e’ bene accetto dall’elettorato del Pdl. Berlusconi rinuncerebbe a contrapporsi a Renzi perche’, da uomo intelligente qual’e’, sa che di sicuro perderebbe il confronto tra il “nuovo” ed il “vecchio”. Matteo Renzi ancora non ha maturato l’esperienza di Alfano, ma Bersani, D’Alema, Bindi, perfino Vendola che lo “irridono” non capiscono che ha “una marcia in più”. La gente ce l’ha con tutti i partiti? E lui ce l’ha con tutti i partiti. A partire dal suo, il Pd. La gente e’ stanca delle vecchie facce? E lui dice “rottamiamoli”! Questa e’ anche la posizione di Beppe Grillo, ma Renzi non dice “parolacce”, si esprime come un politico come un “professionista”, non come un comico “fallito” a fine carriera. Grillo rappresenta la protesta “sguaiata” e senza senso (infatti la piazza lo sta abbandonando), Renzi la “novità”. Il Pd ha una grande occasione per “cambiare”. Qualcuno dirà che non e’ un genio. E lo e’ forse Obama? Il presidente americano, per vincere e governare, ha avuto dietro di sé collaboratori non “egoisti” ben più colti e validi di lui che hanno avuto “l’intelligenza” di aiutarlo. Con lui hanno vinto pure loro, senza di lui non avrebbero avuto nemmeno un posto in seconda fila. “Egoisticamente” hanno fatto anche i loro interessi perche’ “se uno e’ intelligente e’ utile a tutti, se e’ sciocco danneggia tutti”. I “dinosauri” del Pd, “demonizzando” Renzi difendono soltanto i loro privilegi danneggiando l’interesse generale dell’Italia. Nella storia gli “outsider” sono sempre stati dei grandi “innovatori” ed e’ per questo che spesso vincono “sbaragliando” i vecchi schemi. E’ accaduto all’ignoto artigliere Napoleone e allo sconosciuto Berlusconi. Bonaparte, che aveva studiato a fondo Giulio Cesare, fu un genio della “strategia tattica”. Gli austriaci combattevano perfettamente le battaglie con i vecchi sistemi del passato e perdevano. Napoleone non seguiva il “manuale” e li batteva. Stessa cosa accadde per Berlusconi nel 1994. “Strategicamente” si alleò al nord con la Lega e al sud con Alleanza Nazionale e sbaragliò la “gioiosa macchina da guerra” dei “compagni” che gia’ cantavano vittoria. Probabilmente Bersani, D’Alema, Bindi e “compagnucci” vari, trovano “oltraggioso” che Renzi non segue le regole codificate che loro hanno imposto. Ma in battaglia vince chi adotta il metodo piu’ “innovativo”. Matteo Renzi, almeno fino ad ora, si presenta come un “innovatore” della sinistra. Dobbiamo auguraci che nel 2013 venga eletto primo ministro o Alfano o Renzi perche’ l’Italia “cambi passo” per una svolta “decisiva”.

Chi ha permesso ai "farabutti d'Italia" di fregarsi tutto?

Nel 2001, votata dal solo centrosinistra e approvata per soli tre voti, e’ passata la riforma del Titolo V della Costituzione che ha dato “più poteri” alle Regioni, cioè a quegli enti che sono tra i principali responsabili dello “sfaldamento” dello Stato e “dell’aumento progressivo del debito pubblico”. Le Regioni debbono essere abolite come pure le province e l’Italia deve essere governata dai Comuni coordinati dal governo centrale. Inoltre, un’altra nefasta conseguenza della “rivoluzione del’68” e’ stata che uomini “dappoco” (di destra e di sinistra), assetati del potere e del denaro, hanno “invaso” il Parlamento e tutti gli enti locali per fare soltanto “i loro interessi” e quelli delle decine di migliaia di loro “sponsor” in tutte le attività, dal cinema alla gestione della “monnezza”. In questi giorni la Guardia di Finanza sta bussando alla porta di tutti i consigli regionali d’Italia e sta scoprendo che il “malcostume” non e’ limitato alla Regione Lazio, ma gli sprechi sono generalizzati in quasi tutte le altre regioni. E’ “vergognoso” ed “offensivo” per “chi vive di stenti”, che ogni consigliere regionale costa ai contribuenti circa 750 mila Euro all’anno per cene, feste in costume e senza costume, pubblicità, propaganda, show televisivi a pagamento, fotografie personali, books promozionali personali, video, convegni genericamente inutili, viaggi, telefonini, segretari e segretarie personali, autisti, guardie del corpo, auto, etc. Per loro e’ sempre “carnevale”. Siamo di fronte alla più “colossale ruberia” di danaro pubblico della seconda repubblica. Il sistema politico nazionale e’ allo “sfascio”. Gli scandali hanno “nauseato” l’opinione pubblica a tal punto che due italiani su tre sono tentati di astenersi dal voto. La crisi dell’economia reale galoppa, le stime del Pil (Prodotto Interno Lordo, la ricchezza che il Paese riesce a produrre) sono al ribasso e tutto questo costituisce un formidabile carburante per “avventurieri e ciarlatani” mascherati da salvatori della Patria tipo Grillo, Di Pietro, Casini, Vendola e Bersani. Nel frattempo il mondo va avanti e l’Italia, come nel 1992, sta perdendo il treno delle riforme. Anche allora il “governo tecnico” di Giuliano Amato (che ora “gode” di una pensione di ben 31mila euro mensili) cercò di salvare la lira sotto attacco, ma non e’ servito a niente. I tecnici di oggi sono ancor più nei guai e “senza idee”. Mario Monti ha ridato all’Italia soltanto un po’ di credibilità internazionale per il suo indiscusso prestigio internazionale e la sua capacità di “pubbliche relazioni” con l’establishment. Ma ha “sottovalutato” la grave recessione e le gravissime difficoltà della miriade di imprese italiane. Monti e’ un esponente della “tecnocrazia” (con uno stipendio mensile di 25mila euro e 13milioni di euro di risparmi in banca) di certo e’ uno che “non capisce” le reali necessita del popolo. E’ ora che qualcuno faccia qualcosa di “netto”, di significativo, di chiaro, di “radicale”. Adesso! L’Italia ha un bisogno disperato di “cambiare passo”. Ci provò negli anni ’80 Bettino Craxi a lanciare la “Grande Riforma”, ma il tentativo fu distrutto dai “cattocomunisti” cioè dai due partiti che in quel tempo co-governavano l’Italia: la Dc (Democrazia Cristiana e Pierferdinando Casini c’era) e il Pci (Partito Comunista Italiano e Bersani, D’Alema, Napolitano & Co. c’erano). Quelli che pretendono di dare tutte le colpe a Silvio Berlusconi della situazione attuale sono o in “malafede” o dei “volgari impostori”. Tutti sanno che non e’ stato lui a creare l’enorme debito pubblico e non e’ stato lui ad “innescare” la crisi economica mondiale. Nonostante che nel 2008 avesse vinto le elezioni ed acquisito una forte maggioranza, per colpa di Gianfranco Fini ed un gruppo di parlamentari che hanno pensato di cambiare casacca politica (dopo essere stati eletti con i voti dati a Berlusconi) per fare meglio i loro “affari personali”, e’ stato messo nelle condizioni di non piu’ governare. Con grande senso di responsabilità’, e per l’amore che ha per l’Italia, ha preferito cedere il passo a Mario Monti ad un governo “presunto tecnico”, che non risponde certo ai cittadini del suo operato. Uscire dalla crisi economica di oggi, non vuole dire uscirne più “tristi e più poveri”, come Monti, la Merkel ed altri vorrebbero imponendo “sacrifici inauditi” a tutti fuorché a se stessi. Dietro la maschera del loro rigore si cela l’unico scopo: mantenere i propri privilegi di cui godono anche per i loro “soci” (leggi banche e parlamentari) e per le loro famiglie. E’ un “sistema mafioso”. Di differente dalla “mafia” propriamente detta c’e’ soltanto l’uso delle armi: “affamare” il popolo al posto della “lupara”.

martedì 18 settembre 2012

Una proposta "rivoluzionaria" per unificare le "sinergie" dei Fratelli d'Italia"

Occorrerebbe una proposta “rivoluzionaria” per creare “entusiasmo” e per far rinascere la “speranza” in tutti gli italiani. E’ soltanto “galvanizzando” la gente, invece di “deprimerla”, che si può uscire dalla crisi economica. In questo momento gli italiani, piu’ della riforma dell’architettura dello Stato che deve comunque essere portata avanti, vogliono la “ripartenza” dell’economia sia per mantenere i posti di lavoro e sia per crearne molti altri. La “libertà” esiste soltanto quando c’e’ il lavoro. Molti giovani italiani si stanno recando all’estero, con questa loro scelta quasi nessuno risolve il suo problema occupazionale. I Paesi in cui emigrano sono anche loro in “recessione” ed hanno problemi interni di disoccupazione. Cosa fare allora? Occorre una “rivoluzione” (che poi non lo e’) per mettere rapidamente in moto l’economia Italia e, parzialmente, anche quella mondiale. Si e’ sempre parlato che gli italiani all’estero sono una “risorsa” infatti, lo e’ e lo e’ sempre stata. Sono stati loro, con le loro rimesse, a fornire denaro alle banche che hanno potuto finanziare la ricostruzione dell’Italia nell’ultimo dopo guerra. Gli emigranti sono stati tra i maggiori artefici del famoso “miracolo economico” degli anni ’60. Sono stati loro a “propagandare” i prodotti italiani nei Paesi in cui sono emigrati, acquistandoli e, quindi, facendoli conoscere e, di conseguenza, hanno creato lavoro in Italia e fatta diventare una delle sette nazioni piu’ industrializzate del mondo. Ma questa “risorsa” e’ stata sempre “bistrattata” da tutti i governi e dai politici italiani. Nonostante le umiliazioni subite dalla politica italiana, nel cuore degli italiani nel mondo batte sempre “forte” un “cuore piu’ italiano” degli italiani in Italia. Gli italiani nel mondo hanno sempre partecipato alle vicende italiane, nel bene e nel male, ed oggi ancor di piu’. Sono decine di migliaia nel mondo le imprese gestite dagli italiani o oriundi. Tra loro ce ne sarebbero moltissime che potrebbero sviluppare una “joint venture” o una semplice “collaborazione” con ditte italiane in Italia che operano nello stesso settore o similare. Quindi “non c’e’ nulla da creare”, tutto e’ gia’ pronto da tempo, tutto e’ a portata di mano, bisogna soltanto unificare le “sinergie” per generare lavoro in Italia e all’estero. Come? E’ auspicabile la costituzione di un’agenzia finanziaria, da istituire presso la “Banca D’Italia” interessando al contempo i principali istituti bancari, in grado di far convergere e di mobilitare i risparmi di cui dispongono gli italiani operanti al di fuori del territorio nazionale. La massa di denaro, che un’agenzia finanziaria per gli italiani nel mondo può canalizzare, ammonta a molti svariati di miliardi di euro, una quantità imponente che attualmente soltanto per minima parte affluisce in Italia, attraverso un sistema bancario non specificatamente attrezzato. Una volta adeguatamente indirizzato, gli italiani in Italia e nel mondo potranno tranne grande vantaggio. Sarebbe “rivoluzionario” se il Pdl presentasse questa proposta e sia capace di attuarla. Sarebbe “rivoluzionario” se il rilancio dell’economia italiana iniziasse dall’estero, perche’ sono sempre stati gli emigrati italiani ad aver sempre fornito le “risorse” all’Italia. Sarebbe “rivoluzionario” se Angelino Alfano, in qualità di candidato Premier, accompagnato da Silvio Berlusconi e da altri, aprissero in un Paese oltremare la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche italiane. Questo “rivoluzionario” avvenimento “galvanizzerebbe” la stragrande maggioranza degli elettori italiani. Riterrebbero il Pdl un partito “del fare” realista e pragmatico capace di una vera “rivoluzione” e tutti i “Fratelli d’Italia” si troverebbero uniti per raggiungere lo stesso obbiettivo.

La paura fa 90.

Un tempo si gridava “mamma li turchi!” ora Bersani & Co. gridano: “mamma Matteo Renzi!”. Con la “dabbenaggine” che lo contraddistingue il Pd ha gia’ preparato la squadra di governo, tanto e’ sicuro di vincere le elezioni 2013. Vendere la pelle dell’orso prima di averlo “accoppato”, porta sempre “scalogna”. E’ accaduto anche nel 1994. I “compagni” erano sicuri di vincere, invece Berlusconi “frantumò” la “gioiosa macchina da guerra” di Achille Ochetto. Nell’ipotetico governo del Pd figurano Bersani, Bindi, D’Alema, Veltroni, Fioroni, Tabacci e persino Nicky Vendola che vuole andare al governo “esclusivamente” per approvare la legge sul matrimonio dei gay perche’ lui vuole sposare il suo “amichetto”, insomma “largo ai giovani”! Matteo Renzi ha “distrutto” tutte le loro certezze. E’ diventato la loro spada di Damocle che potrebbe trafiggere e “fracassare” il cranio all’establishment del Pd. I “mammasantissima” del partito sono terrorizzati e, per sopravvivere, momentaneamente hanno messo da parte i loro antichi odi per coalizzarsi contro il “pericolo numero uno”. Prima era la paura di Berlusconi ad unire i “notabili” del Pd, ora e’ Matteo Renzi. Il coraggio della paura ha fatto sempre miracoli. Renzi e’ l’unico “uomo nuovo” nel Pd ed e’ l’unico che parla di politica: “quella vera”. Una sua vittoria alle primarie equivarrebbe ad una straordinaria “rivoluzione” che all’istante “rottamerebbe’” tutto il vecchio apparato del Pd. Bersani forse solo ora sta capendo che il Pd non ha un “programma” e non può controbattere Renzi che ne ha uno ben preciso, seppure quasi simile a quello del Pdl. Come arginare l’effetto Renzi? Si domanda Bersani che non ha capito che non può fermare il “nuovo che avanza”.

Il nuovo che avanza.


Secondo l’ultima ricerca dell’ Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) sono ben 23.146 i giovani amministratori sotto i 35 anni, circa un quinto sul totale. Secondo la ricerca i giovani amministratori risulterebbero essere mediamente più colti e preparati dei politici nazionali, sono molto più “aperti di mente” e non hanno “barriere ideologiche”. Rifiutano i “vecchi schemi” e “obsoleti schieramenti”. Il “merito” e’ al centro della loro politica e il colore della propria bandiera non rappresenta un ostacolo nel dialogo con colleghi di altri partiti. Sanno dialogare meglio con le opposizioni, trovare compromessi e sono per una gestione della “cosa pubblica” dinamica e non statica. Sono piu’ propensi ad usare i mezzi tecnologici (come Internet) che li porta ad essere “antiburocratici” e ad adempiere i propri doveri di amministratori in maniera più veloce e fattiva. Questi “baby amministratori”, sono nati e cresciuti al di fuori della “vecchia politica” e delle “ideologie ormai superate” e incapaci ad interpretare i bisogni e l’evoluzione della società moderna. Non sono “polli allevati in batteria”, ovvero come quei giovani politici che in realtà vivono “all’ombra dei vecchi politici”, insomma “giovani invecchiati” che fanno la “solita politica da prima repubblica”. Se chiedete a qualcuno di questi giovani sotto i 35 anni che cosa era le “Frattocchie” i più non sapranno rispondere. Eppure la splendida villa ottocentesca, nella minuscola frazione di Marino nei colli romani, e’ stata per molto tempo sede dell’Istituto di “studi comunisti” Palmiro Togliatti, ma in anni più lontani intitolata ad Andrej Zdanov, il braccio destro di Stalin. Era la scuola quadri del Pci (frequentata anche da Marco Fedi), fucina di “professionisti della politica” allevati a “pane e Marx”. Sapere che il “volto nuovo” del Pd e’ quel Nicola Zingaretti (che ha fatto in tempo a studiare alle “Frattocchie”) e che aveva sfidato Alemanno alla carica di Sindaco di Roma facendo sfoggio di “nuovismo” e “verginità politica”, rende un po’ l’idea dell’incapacità della politica italiana, soprattutto del Pd, di sapersi “rinnovare”. La ricerca dell’Anci rappresenta una prima smentita al fatto che i giovani non si interessano di politica e che in Italia non ci sia un possibile “ricambio generazionale”: il ricambio c’è e come! Ma chiaramente fa “talmente paura alle vecchie aquile della politica” che cercano in ogni modo di “screditare” i giovani politici se non addirittura di “negare” l’esistenza di una nuova generazione di politici italiani che nulla ha a che vedere con l’attuale classe dirigente dei partiti. Questa “campagna denigratoria”, unita alle enormi difficoltà che incontrano i giovani per fare carriera (secondo la ricerca su 23.146 solo l’1,86% e’ riuscita a diventare Sindaco), ha fin’ora “arginato” in questi anni l’ondata giovanile che in Italia resta comunque “abbondantemente” al di sotto della media europea. Cominciano però ad esserci segnali di apertura da parte del mondo dei palazzi del potere. L’ex Ministro della Gioventù Giorgia Meloni (non a caso la più giovane ministra dello Stato eletta nella passata legislatura) ha proposto un disegno di legge costituzionale per permettere ai giovani sin dai 18 anni di poter essere eletti in Parlamento. A questo si aggiunge un ulteriore proposta, ancora più rivoluzionaria dell’Unione Europea, di concedere il voto sin dal sedicesimo anno d’età. In questo modo i Governi sarebbero costretti ad interessarsi ancora di più dei problemi del mondo giovanile. Questo sarebbe un grosso passo avanti, visto che l’Italia e’ uno degli ultimi paesi che investe sui giovani.

giovedì 13 settembre 2012

Mario Monti "astratto" Mario Draghi "concreto".

L’esperienza internazionale acquisita da Mario Monti, quale membro di importanti organizzazioni internazionali (incarichi avuti grazie a Silvio Berlusconi) gli ha creato un prestigio che va oltre le capacità personali “concrete”. I vari incarichi gli hanno consentito e gli consentono tutt’oggi, di trattenere buoni rapporti con le maggiori autorità politiche ed economiche, e nella veste di capo del governo, con i maggiori Stati europei e mondiali. Si e’ creata più una fama di buon esperto di “pubbliche relazioni” che di “uomo del fare”. Senza dubbio Monti si presenta bene, sobrio, mai eccessivo e mai invadente, buon ascoltatore ed incline al “compromesso”. Insomma, un buon “public relations man” piuttosto che un capo di governo. A lui “mancano le doti essenziali” per governare un Paese, e soprattutto un Paese in profonda crisi. Come professore universitario ha assimilato dagli studi “solo teorie” difficilmente applicabili su realtà economiche e politiche complesse quali sono diventate quelle della globalizzazione. Una piccola variazione in qualunque parte del mondo, come il famoso “battito d’ali della famosa farfalla”, può produrre delle conseguenze incalcolabili. La formazione universitaria di Monti “non e’ in grado” di far fronte a fenomeni complessi e complicati come questi. Infatti “sta mostrando tutti i suoi limiti” e specialmente la sua “astratta” preparazione accademica. Iniziando a governare applicando un fortissimo inasprimento fiscale, ha dimostrato che ha seguito il “diktat” dei tedeschi i quali, non a caso, avevano “suggerito” il suo nome a Napolitano. Ma ha anche dimostrato la sua “scarsa conoscenza della realtà” o l’incapacità di saperla leggere. Quando Monti riduceva la capacità di acquisto degli italiani, Mario Draghi faceva in Europa un’operazione contraria, abbassando il tasso di sconto, e abbassandolo di nuovo, dopo qualche settimana, fino al record storico dello 0,75%. Due visioni della realtà opposte e due capacità di leggerla assai diverse. “Miope” quella di Monti, “preveggente” quella di Draghi. I due sono molto diversi anche nella personalità. Mario Draghi e’ “deciso” e “convincente” e sa attirare consensi. Monti e’ “untuoso” e “mellifluo” e attira solo rispetto per la sua disponibilità più all’ascolto e al compromesso che all’azione “decisa”. Qualcuno temeva che Draghi dovesse chinare il capo di fronte alla “netta opposizione” della Bundesbank (la banca centrale della repubblica federale tedesca), che in pratica “gli aveva proibito” di attuare la politica di intervento anti spread che Draghi ha invece attuato, ottenendo l’appoggio di tutta l’Unione tranne quello, scontato, della Germania. Ha fatto di piu’ Draghi per l’Italia “in un sol giorno” che Monti “in dieci mesi”. Draghi, che fu sostenuto da Berlusconi nella ascesa prima alla banca d’Italia e poi alla Bce, e’ un vero “combattente” che, convinto della bontà di un’idea, non si arresta alle prime resistenze, ma combatte fino ad affermarsi. L’iniziativa di Draghi ha riscosso un grande successo sui mercati nonché l’adesione del Fmi (Fondo Monetario Internazionale), e ciò significa che la strada e’ quella giusta. Che farà la Germania? È scontata la sua contrarietà e molto probabilmente cercherà un riscatto da questa che può essere definita una sua “sconfitta solenne”. Però la Storia dovrebbe averle insegnato che, quando si era messa in testa di fare da padrona in Europa, gli e’ andata sempre male, anzi malissimo! Come nella seconda guerra mondiale trovò “Ike” Eisenhower (dal 1945 al 1948 “primo governatore” nella zona tedesca occupata dall’America e poi trentaquattresimo presidente degli Usa dal 1953 al 1961) a toglierle ogni ambizione, oggi alla Banca Centrale Europea (Bce) siede Mari Draghi che forse ha ancora più “caparbietà” e “competenza” del presidente statunitense. Oggi Mario Draghi serve all’Europa, a tutti gli Stati, inclusa l’Italia. I tedeschi si accorgeranno presto che l’azione di Draghi alla lunga farà anche i loro interessi, costruendo un’Europa unita e forte. La fortuna dell’Ue (Unione Europea) e’ che a presiedere la Bce sia andato l’italiano Mario Draghi. Un uomo di “carattere”, oltre che “capace”. Merita di essere insignito con la maggiore onorificenza europea. L’Italia dovrà ricordarlo come la maggiore personalità che ha onorato l’Italia. Invece Mario Monti farebbe bene a ritornare ad insegnare all’universitario. I proverbi sono la saggezza dei popoli: “Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”.

Marketing elettorale: Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio!

Può essere considerato ancora attuale il film di Toto’ “Gli Onorevoli” del 1963 (chi volesse farsi quattro risate compri il film da Negozio Italia). Toto’, facendo il verso al Duce, prende in giro il “conformismo” della Democrazia Cristiana e deride il “grigiore” del Partito Comunista (“e poi dici che ti butti a sinistra” andava dicendo) ridicolizzando cosi’ la politica italiana. Antonio La Trippa si presenta alle elezioni per il Partito Nazionale Restaurazione. Rimarrà deluso dai “notabili” del Partito quando capirà che l’unica loro intenzione e’ quella di “acchiappare” una poltrona in Parlamento per poi vendersi al miglior offerente. Esattamente come avviene ancora oggi. Ma Antonio La trippa ha capito l’importanza della pubblicità: “Occorre battere, ribattere, martellare. Il nome del candidato deve rimanere impresso nella mente degli elettori”. E si comporta di conseguenza scegliendo uno slogan: “Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio!”. Lo ripete dappertutto, con tono normale, a bassa voce, ad intercalare ma, soprattutto, urlandolo a squarciagola in un “imbuto” a mo’ di “megafono”. Una domenica mattina presto arringa la folla (i suoi coinquilini) affacciandosi alla finestra della propria casa che da sul cortile (precedentemente aveva dato la sveglia suonando la tromba). Armato d’imbuto-megafono inizia il suo discorso: “Vota Antonio La Trippa. Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio”. Poi alla Mussolini” “ I t a l i a n i e i t a l i a n e, elettori, inquilini, coinquilini. Quando sarete chiamati alle urne per compiere il vostro dovere, ricordatevi un solo nome: Antonio La Trippa. Italiano! Vota La trippa”. Poi per tranquillizzare il “popolo” a tutta voce aggiunge: “Italiani, dormite pure, borghesi pantalofai, tanto c’e’ l’insonne che vi salva. Mentre voi dormite La Trippa lavora, Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio!”. Per finire vuole assicurare gli elettori che il loro voto non andrà disperso: “Chi parla di voti inutili e’ totalitario e in malafede, i voti inutili possono essere utili se servono ad eleggere qualcuno: questo qualcuno di cui vi parlo sono io, concittadini. Io umile figlio di questo nobile Paese: Antonio La trippa, Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio”. Discorsi di questa “levatura”, in special modo in Australia, siamo stati costretti ad ascoltare durante le campagne elettorali del 2006 e 2008. Dobbiamo augurarci che i candidati che si presenteranno alle prossime elezioni politiche del 2013 siano di “maggiore spessore professionale” e di grande affidabilità sia per il “prestigio delle loro referenze” e sia per un consistente e “veritiero” curriculum vitae. Ridere dicono che faccia bene alla salute. Ci “sganasceremo” dalle risate se qualcuno pensasse di vincere la “lotteria”, che per premio ha una poltrona in Parlamento, affidandosi al solo slogan: “Vota Antonio, Vota Antonio, Vota Antonio!”.