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mercoledì 2 ottobre 2013

Velenoso trasformismo

 


Martedì, 01 Ottobre 2013
Affondiamo nell’ipocrisia. Ci prendiamo in giro da soli e facciamo anche finta di crederci. Ora è il turno della legge elettorale, che nessun partito ha voluto cambiare, ma tutti s’affannano a dire che andrebbe cambiata. Mandino una lettera alla Befana, che s’avvicina. Gli unici chiaramente conservatori dell’esistente sono gli ortotteri, che s’accorsero di quanto le false vittorie siano utili a distruggere i presunti vincitori. Ineluttabile sorte dei nostrani sfasciacarrozze, presto assisi dentro al cocchio.
Per capire la miseria del nostro dibattito interno volgiamo lo sguardo a quel che avviene, proprio in queste ore, in Germania: a. Angela Merkel ha vinto le elezioni con il 41,5% dei voti, roba che da noi nessuno se lo sogna; b. non avendo preso la maggioranza assoluta le mancano 5 voti per la fiducia al governo; c. al contrario del Prodi che pendeva dai senatori a vita e del Berlusconi che s’abbandonò allo scilipotismo (qui criticati fin da subito, non post tombolo), Merkel non va a caccia di traditori altrui, ma di accordi politici; d. per decidere se starci o meno i socialdemocratici non tramano fra supposti maggiorenti, ma convocano un congresso e, a maggioranza, avviano le trattative; e. Peer Steinbrueck, il loro leader sconfitto, annuncia il ritiro. Credete che tutto questo si debba al sistema elettorale o a quello istituzionale? No, si deve alla serietà. Che qui scarseggia.
Enrico Letta ha detto, naturalmente parlando in un contenitore televisivo, ospite del conduttore fraterno, perché da noi anche la forma istituzionale è andata a farsi benedire, ha detto che se la maggioranza non c’è si deve andare a votare, ma certamente dopo avere riformato la legge elettorale. Giusto, ma allora perché, quando il governo nacque, sostenne che quella riforma l’avremmo fatta in coda alle riforme costituzionali? Noi scrivemmo che solo gli illusi potevano crederci, come s’è ovviamente dimostrato, ma dal governo fecero i furbi per allungarsi la vita. Come quella pubblicità della compagnia telefonica, sicché continuando a parlare a vanvera si ritardava l’operato del plotone d’esecuzione (al capo del governo piacciono i riferimenti culturali, e non sia mai noi lo si deluda). Inoltre: se la maggioranza non c’è, con cosa pensa di riformarla, la legge elettorale? Pensa a un decreto post sentenza costituzionale? In altri tempi i suoi compagni lo avrebbero definito “colpo si Stato”.
Dice Letta: la legge in vigore non va bene, perché non consente la scelta dei parlamentari e non garantisce la maggioranza al Senato. Quella in vigore fa schifo, cosa che sostenemmo nel mentre la discutevano. Ma fa schifo perché è una legge proporzionale con premio di maggioranza, quindi perpetua la necessità di unire i diversi per vincere, salvo poi impedire di governare. Posto ciò, la storia dei parlamentari da scegliere è ipocrisia allo stato puro: o si torna al proporzionale con le preferenze (abbandonato a furor di popolo), oppure i parlamentari li scelgono le segreterie dei partiti (il guaio è che da noi non sono partiti). Cosa che a loro piace da morire. In quanto al Senato, questa è grottesca: la legge originaria rimediava eccome al problema che oggi angustia Letta, prevedendo il premio di maggioranza nazionale anche per il Senato. La maggioranza ci sarebbe stata per legge, come alla Camera. Ma lo si tolse per l’opposizione del partito di Letta (in uno dei suoi formidabili travestimenti e cambi di nome, come lo Stanislao Moulinsky di Nick Carter, sempre per dimostrare che passammo la gioventù nella biblioteca di Recanati) e per l’intervento del presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi. Naturalmente salutato come salvatore della Patria. A me avrebbe fatto schifo in entrambe le versioni, ma a Letta dispiace che manchi quel che anche lui volle togliere.
C’è una cosa, però, insuperabile: in una situazione in cui metà degli elettori non sanno che pesci prendere (anche perché olezzano) e l’altra metà si divide in un terzo a destra, un terzo a sinistra e un terzo fra tutti gli altri, con prevalenza di chi predica il vaffa, esiste un sistema elettorale capace di garantire una maggioranza? La risposta è: no. Meno che mai se si passa dal premio di maggioranza al proporzionale variamente coniugato. Tanto è vero che la scorsa legislatura si chiuse con larga coalizione, l’attuale barcolla con la medesima e la prossima si candida all’eguale. E allora? Allora è pur vero che si devono riformare sia la Costituzione che il sistema elettorale, ma prima di tutto si deve trovare della gente seria, che abbia una condotta seria, pur nutrendo idee diverse. Gente che non pensi l’incoerenza e il trasformismo siano manifestazioni di vivace intelletto. Sono degli inutili il finale diletto.
 

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