giovedì 2 giugno 2016

Salviamo la nostra lingua

Giampiero Pallotta
02 giugno 2016


Più ci penso e più mi convinco che quello che sta succedendo alla nostra lingua è sintomo d’un Paese che non sta bene con sé stesso.
L’italiano di oggi si trova in uno stato pietoso che provoca malessere sico a coloro che amano la propria lingua, e si rendono conto che e’ una lingua ammalata. L’italiano è affetto da troppi “anglicismi” che lo indeboliscono e lo rendono banale.
Non si tratta certamente di quei neologismi che appartengono alla sfera delle scienze e della tecnologia, e cioè al mondo delle scoperte scientiche e delle invenzioni tecnologiche, mondo da tempo dominato da Paesi di lingua inglese, non si tratta di questo lessico, lessico,  dopotutto,  preso in prestito in gran parte dal latino e dal greco, ma si tratta di quel lessico, espressioni e modi di dire.
Non è altro che uno specchio d’una società imitatrice, priva d’immaginazione, priva di creatività, priva di orgoglio e priva d’amore per la propria lingua e cultura, e piena di complessi d’inferiorità.
Sebbene i cambi linguistici sono qualcosa di normale e sono segno di essibilità e vitalità, l’uso assolutamente innecessario, sproporzionato, arbitrario e fuori luogo di una serie di anglicismi non è altro che il segno di una pseudocultura che si manifesta attraverso la televisione, la radio e la stampa, e che inne arriva nella bocca di tutti. È molto facile vericare, mentre guardiamo la televisione o leggiamo i giornali, che chi usa anglicismi, quando potrebbe usare uno dei tanti vocaboli italiani di analogo signicato, è di solito una persona banale, un po’ sciocca, semicolta o, peggio ancora, pseudocolta
Queste persone banali, sciocchi e pseudocolti sono i veri responsabili di questo sfacelo linguistico, di questo scempio culturale, proprio perché devono parlare e scrivere bene, con eleganza di stile, e, allo stesso tempo, con semplicità e chiarezza.
La gente comune non fa altro, come è naturale, che imitare e copiare coloro che sentono e leggono frequentemente, coloro che, colpiti da un complesso d’inferiorità e da un senso di insicurezza personale, credono di dimostrare più cultura, più intelligenza, più eleganza e più fascino usando parole “straniere”. 
Secondo me, tutto questo e’ francamente sconcertante.  Chi vogliono ingannare questi buffoni?
Questo linguaggio assomiglia più a quello di noi italiani residenti nei paesi anglofani che a quello degli italiani che non hanno mai messo il naso fuori del loro paese. C’è una bella differenza però. Ci sono diverse ragioni per cui noi italiani residenti in paesi anglofoni, senza rendercene conto, abbiamo fatto una mescolanza (un mix per i moderni!!) di lessico inglese e fonetica italiana, ma per gli italiani d’Italia non ce n’è nessuna.
Cosa poi dire della stragrande maggioranza delle colonne sonore dei programmi televisivi, dei films e dei documentari italiani che adottano canzoni in lingua americana/inglese? Quanti sono a capirne il testo? Perche’ pagare milioni e milioni di diritti di autore ad artisti stranieri? Non sarebbe piu’ opportuno attingere ad autori italiani di tutti i tempi e far rimanere la valuta in Italia finanziando i propri artisti? 
Gli italiani in Italia non sono piu’ orgogliosi di essere italiani al contrario di noi italiani residenti all’estero.

  


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