lunedì 4 giugno 2018

Vittorio Feltri, la replica ad Antonio Socci: "Dimmi come questo governo può fare ciò che ha promesso"

3 Giugno 2018
Vittorio Feltri
Caro Antonio Socci, Libero pensa, sperando di sbagliare, che l’alleanza grillini-leghisti non possa dare buoni frutti. Ti segnalo: per l’intera, lunga, campagna elettorale i due partiti si sono scannati. L’improvviso accordo suscita pertanto sospetti motivati. Mi stupisco che il dettaglio ti sia sfuggito. Inoltre non ci fidiamo di Di Maio e del suo gruppo. Trattasi di persone impreparate. Le lacune culturali del leader sono note a tutti tranne che a te. Strano. Non consideri neppure questo: consegnare il ministero del Lavoro a un ragazzo disoccupato vocazionale fa venire i brividi a coloro che si guadagnano il pane sgobbando. I governi sono come gli alberi, è vero: si giudicano da quanto producono. Però se nel programma dell’esecutivo si elencano il reddito di cittadinanza, l’abolizione della legge Fornero, la aliquota unica (bassa) - per citare solo alcune amenità - suppongo sia lecito essere perplessi.
Spiegami tu, che non sei conformista come immagini sia invece io, se è normale ridurre il debito pubblico più alto d’Europa, incrementando in misura folle la spesa anziché tagliandola. È un mistero che ti prego di svelarci. Io non sono un economista per fortuna, altrimenti sarei povero, in ogni caso so fare il conto della serva e non ho mai visto nessuna famiglia e nessuna azienda raggiungere il pareggio di bilancio sborsando più soldi di quanti ne incassano. Se aggiungi che i pentastellati vogliono chiudere l’Ilva, sospendere la realizzazione delle grandi opere, predicando la decrescita felice, capirai che le mie preoccupazioni non sono assimilabili a quelle dei commentatori progressisti.
Per attaccare me e Libero non c’è bisogno di inventarsi la nostra amicizia con Renzi. Certe bufale lasciale dire a Maurizio Belpietro allo scopo di giustificare la sua uscita da viale Majno. Noi siamo estimatori della Lega per ragioni concrete: i padani amministrano da decenni, e assai egregiamente, numerosi enti locali, tra cui la Lombardia e il Veneto, quindi hanno le carte in regola per gestire pure il Paese. Non ci garbano i Cinquestelle perché sono dei pasticcioni. Le loro esperienze a Roma e a Torino sono prove negative incontestabili.
E veniamo alla stampa. È innegabile che tenda in massima parte al rosso e questo la spinge lontana dalla realtà che intende descrivere e dalle opinioni popolari. Se però i giornali hanno perso il 60 per cento delle copie vendute, ciò dipende dalla rivoluzione tecnologica: la gente legge le notizie (spesso false) sul display, e lo fa gratis, trascurando la carta, che costa cara.
Ultima cosa, il referendum sulle riforme renziane. Avessimo votato sì oggi non saremmo conciati tanto male. Ci saremmo sbarazzati del Senato e avremmo una legge elettorale meno perniciosa di quella in vigore. Il caos odierno è figlio della bocciatura del plebiscito. Chi lo nega è in malafede.
di Vittorio Feltri

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