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lunedì 26 marzo 2012

Se si spende più di quanto si guadagna fatalmente ci si caccia in guai seri.

In tutti i secoli, nei periodi di crisi finanziaria, i cittadini sono stati sempre sicuri che “in un modo o nell’altro ce la si sarebbe cavata”, che una soluzione si sarebbe trovata. Che comunque “Roma e il suo Impero erano destinati all’eternità”. Cosi’ ognuno si “arrabattava” a vivere la propria vita e non percepiva la lenta “decadenza” che minava il mondo. Finché i romani si sono creduti “invincibili” ed hanno sentito il dovere di difendere la patria, Roma si e’ ingrandita. Quando hanno cominciato a credersi “invulnerabili” ed hanno affidato ad altri la propria difesa, Roma e’ sparita dalla storia. Non hanno tenuto conto di un paio di “regolette” semplici: “se non sai difenderti, morirai” e se affidi la cura dei tuoi interessi a qualcun altro, un giorno scoprirai che quello “fa i suoi interessi e non i tuoi”. Nell’epoca in cui viviamo si e’ voluto dimenticare un fondamentale principio: “Se si spende più di quanto si guadagna fatalmente si va a sbattere”. Per anni ed anni, l’Italia ha speso molto più di quanto guadagnava “e tutti erano contenti”. Perché “non succedeva niente”. L’Italia prosperava invece di fallire. E allora perché non regalare qualcosa a tutti, perché non fare altre spese, perché non dare di piu’ a chi chiedeva magari minacciando? In una parola: perché non comprare il consenso? Non bisogna pensare che i politici degli anni 70/90 fossero tutti “stupidi”. Il principio per cui “non si può spendere più di quanto si guadagna” lo conoscevano benissimo, ma perche’ preoccuparsene? Se la crescita economica continuerà, nel futuro con le imposte si copriranno tutte le spese che facciamo oggi. E perché non doveva continuare quella crescita? Comunque, se nel caso i debiti dello Stato divenissero troppo onerosi, una bella “svalutazione” rimetterebbe le cose a posto. E questo e’ stato fatto più volte. I governanti di quel tempo non volevano perdere le elezioni, ed e’ cosi’ che la Democrazia Cristiana era costantemente al potere (consociata sotto banco con i comunisti) e nessuno poteva scalzarla. Tutti erano convinti del fatto che l’Italia non poteva mai crollare e cominciavano a pensare che quella regola (“non puoi spendere più di quanto guadagni”), dopo tutto, poteva essere non valida. Erano anni che non l’applicavano e tutto continuava ad andare benissimo. Se fa caldo da vent’anni, perché non dovremmo parlare di “cambiamento del clima”? Ma venti anni di seguito, per l’uomo e’ un tempo sufficiente per trarre delle conclusioni, mentre per la Terra quel tempo e’ del tutto insignificante e cos’ lo e’ anche in economia. Siccome tutto va bene “madama la marchesa”, si e’ divenuti così fiduciosi del fatto che l’Italia non potesse fallire, e Prodi ha accettato un cambio lira-euro del tutto sbagliato (1936,27 lire per ogni euro quando la valutazione giusta era attorno alle 1200 lire) e ci si e’ impegnati a non procedere mai più a svalutazioni. Il risultato l’abbiamo visto. Con l’euro i prezzi sono pressoché raddoppiati, non si e’ più potuto “svalutare” la moneta, il debito pubblico e’ rimasto “altissimo”, e infine i mercati finanziari si sono molto allarmati che l’Italia potesse fallire. Fra l’altro, non e’ detto che questo pericolo sia del tutto scongiurato. Oggi nessuno, neppure il governo Monti, sa esattamente come ridivenire competitivi in campo internazionale e come sopravvivere. E nessuno sa come toglierci di dosso un debito pubblico mostruosamente grande. Chi va contro i principi del buon senso, chi arriva a negare l’evidenza, chi pensa che possa avere tutto quello che desidera, prima o poi sbatte la faccia contro la “dura roccia” della realtà.

venerdì 23 marzo 2012

Ce ne fossero di ministre come la Fornero!

Sarebbe auspicabile che questo governo “tecnico” a “termine” nel 2013 fosse sostituito da un governo “politico”, ma anche esso sempre a “termine”। Sono convinto che questa formula sia di buon senso perche’ e’ la migliore per assicurarsi buoni governi che facciano tutte le cose necessarie di cui l’Italia ha veramente bisogno. Se i ministri di questo “ipotetico” futuro governo “politico” sapessero che a “termine” della legislatura, per legge, sarebbero costretti a lasciare la politica per sempre, s’impegnerebbero al massimo per fare le cose giuste per lasciare nella memoria storica una loro positiva impronta personale. E’ questo che stanno facendo molti dei ministri dell’attuale governo tecnico Monti proprio perche’ e’ a “termine”. L’economista Elsa Fornero dimostra grande “statura” da ministro e una grandissima e forte personalità come di solito l’hanno i piccoli di statura fisica. E’ la legge di “compensazione”. Stavolta i sindacati non la “spunteranno” come al solito perché la signora Fornero e’ forse capace di “piangere” per i cittadini che devono fare sacrifici, ma non e’ affatto propensa alle lacrime quando si tratta di combattere i privilegi degli operai o impiegati “iper-protetti”. Lei non dimentica quei milioni di lavoratori “senza padre né madre” di cui si disinteressano i “tribuni della plebe”: leggi “sindacalisti”. Non si può non avere ammirazione e di riporre grande speranza in questa ministra del lavoro e, da quando pubblicamente affermato da Monti, sembra che il governo la voglia sostenere fino in fondo. Il problema principale rimane l’art.18 dello Statuto dei lavoratori che il governo vuole modificare per dare piu’ flessibilità al lavoro e per facilitare l’assunzione specialmente dei giovani. Il Governo sta mettendo i cittadini davanti al dilemma: o accettare le drastiche modifiche di cui l’Italia ha bisogno per “alto spirito patriottico” o subirle. Ma la “base delirante” della sinistra promette di mettere a ferro e a fuoco l’Italia con scioperi a catena da mettere in pericolo la fragile economia italiana. Mario Monti, che sente “puzza” di essere rieletto primo ministro nel 2013, per fortuna non e’ stato tentato di rinviare la modifica dell’art.18 per il rilancio economico dell’Italia perche’ in futuro lo facesse qualcun altro. Monti non ha dimostrato l’attitudine che avevano i vari governi “politici” del passato. Per farsi “rieleggere”, i ministri non hanno mai varato provvedimenti “impopolari” anche se erano assolutamente necessari per l’interesse generale del Paese. Pur di non essere “trombati” alle successive elezioni hanno preferito fare sempre la “ammuina”, ma nulla di quanto fosse veramente necessario per migliorare l’Italia, ed ecco perche’ ci troviamo alla situazione in cui siamo. In Italia la “demagogia” e’ sempre stata vincente. In un Paese cresciuto nel credo della “utopia” sfascista cattocomunista, se si facesse un referendum per scegliere se avere tutti una mezza bottiglia di vino in regalo o una Ferrai, la Ferrari vincerebbe con largo margine. Ma sembra che sia iniziato il “riscatto” dell’Italia con la sepoltura del “teatrino” dei vecchi partiti, il licenziamento di una generazione di politici “falliti”, un rinnovamento generale e l’uscita da un tunnel politico buio e lunghissimo. Se questo succederà veramente saranno i prossimi 15/20 anni difficili per gli italiani, ma potrebbero anche essere gli anni della “rinascita” dell’Italia.
Analogie tra la Repubblica romana antica e la Repubblica attuale.

Era il 492 a.C. quando, a tutela delle classi meno abbienti, a Roma furono creati i “Tribuni della Plebe”. I Tribuni per la loro obbiettività, contrariamente ai sindacalisti odierni, avevano forte influenza decisionale nella vita Repubblicana. Il Senato della Roma antica (il Parlamento di oggi) sapeva “ascoltare” con attenzione, senza parlare. I Parlamentari odierni “sanno solo parlare” senza ascoltare e senza mai interpretare i bisogni dei cittadini. Roma Repubblicana antica era orgogliosa perche’ i Senatori della Roma antica erano di “grande integrità morale”. I pilastri su cui si fondano le analogie tra le due Repubbliche, sono rimasti gli stessi nel corso dei secoli: il Prefetto, il Giudice, le Forze Armate, il Codice e l’Agente delle tasse. Le analogie strutturali tra le due Repubbliche rimangono in piedi, ciò “che non rimane” e’ la saggezza e l'integrità’ morale misteriosamente “scomparsa”. Roma dopo sette Re, con un plebiscito proclamò la Repubblica, era il 508 a.C. Qualche anno piu’ tardi, nel 1948 d.C., l’Italia proclamò la Repubblica, con voto plebiscitario e referendario, chiudendo per sempre la storia dei Re di Savoia. La prima volta non ci dovrebbero essere stati imbrogli, molti dubbi ci sono della seconda. La Repubblica Romana aveva istituito le scuole pubbliche. Fino a quel momento l’istruzione dei bambini era affidata alla famiglia, e per la maggior parte ai “liberti”, che erano schiavi acquistati dalla famiglia, spesso di origine greca, molto colti. Ai bimbi raccontavano fino alla noia la storia della “Patria”. Romolo e Remo erano discendenti di Enea che era un “raccomandato” (la raccomandazione si usava anche allora) degli Dei. La storia si concluse con un fratricidio: quello di Romolo su Remo. Questo 735 anni prima della venuta di Cristo, esattamente il 21 Aprile, data che ancora oggi si festeggia. I romani ne fecero la data di inizio del Mondo. I bambini imparavano che erano discendenti di Enea e che possedevano “sangue divino” e questo fu il “motore propulsivo” che permise a Roma di diventare “caput mundi”. Oggi i romani (gli italiani) sono faciloni, rassegnati e quasi anarchici. Non sono piu’ “orgogliosi” come erano i romani a quel tempo dell’antica Roma pur essendo un popolo austero, privo di humor, rozzo. Se non fosse stato per gli Etruschi, che “invidiavano” (predisposizione italica antica), non avrebbero costruito le tante bellezze monumentali, tra le quali il Circo Massimo. Dagli Etruschi avevano imparato a divertirsi un po’, ma anche a costruire la “cloaca massima”: le fognature. In quel tempo il “primo ministro” era soprannominato “Pubblicala”, che significa amico del popolo, e fece approvare alcune leggi che difendevano l’integrità’ morale della Repubblica ed anche la messa a morte di coloro che osavano proclamarsi Re. Questa tecnica e’ sempre stata usata dalle polizie politiche dei tempi moderni. I “nemici della patria” si cerca di “eliminarli” con ogni mezzo, anche con la calunnia. Con il tempo i “metodi” non cambiano. Interessante e’ osservare che, in quei tempi della Repubblica romana, la forza del numero dei voti era legata (come ai tempi dei Re) al potere finanziario dei gruppi. Cosa che accade ancora oggi in Italia (anche senza Re). Il potere economico oggi si esprime con diversi modi, ad esempio, nel 1992 prese il nome di “Tangentopoli”. Cosi’ una classe “ricca” minoritaria, faceva (e continua a fare…) il bello ed il cattivo tempo, contro una classe “povera” maggioritaria ma solo nel numero. Ancora interessante e’ che, dopo l’istituzione della Repubblica nell’antica Roma, ci fu una profonda crisi economica, a quel tempo non c’era l’America, ne’ i piani Marschall. Una legge repubblicana aveva confiscato le terre ai proprietari, piccoli e grandi, e questi, rimasti senza lavoro, si rifugiavano dalle province in città, in cerca di fortuna. Ma Roma “Patrizia” (burocrati del potere amministrativo) aveva bloccato ogni sorta di sviluppo economico, il motivo era legato al fatto che i “senatori”, che erano esclusivamente dei Patrizi (i burocrati moderni), non avevano interesse di rimettere in moto il sistema economico che poteva creare delle classi benestanti culturalmente e politicamente a loro contrari. Queste vicende si sono replicate nel 1950 d.C. Nell'Italia meridionale ci fu un forte fermento dei contadini. Questi pretendevano che lo Stato aggiudicasse loro i terreni, da sottrarre ai vari feudatari, che nella maggior parte erano nobili ormai “decaduti” e poi, nel 1964 d.C., con l’abolizione della mezzadria. Come ogni Repubblica, per consolidare “l’onnipotenza” dell’autorità’ dello Stato, non può che “imborghesirsi”, diffondendo un clima “puritano” e cercando di propagarlo. Tutti coloro che vengono “additati” (anche con la calunnia) contrari all’integrità’ dello Stato, rischiano di essere considerati dei “fuori legge”. Cosa che e’ capitata recentemente ad un politico italiano.

martedì 13 marzo 2012

La riorganizzazione del Pdl.

Da Orvieto, davanti allo stato maggiore del partito riunito per la “Scuola di formazione politica” voluta da Sandro Bondi, il segretario generale Angelino Alfano ha ribadito la linea del Pdl: leali con il governo Monti, ma non a “scatola chiusa”. E da detto “chiaro e forte” che: “Non ci faremo dettare l’agenda dei prossimi mesi da Pd e Udc”. Ed e’ per questo che aveva disertato il vertice con Mario Monti e i leader di Pd e Udc che, “sottobanco”, si eran accordati per commissariare la Rai e fare qualche “giochino” sulla giustizia. Lo stesso vertice si terrà questa settimana, ma partendo da basi diverse. Ha ricordato che ora le priorità che il governo Monti deve affrontare sono tre: lavoro, lavoro e lavoro. Qual e’ la missione del governo tecnico? Ridurre lo “spread”, tenere in ordine i conti pubblici, mettere al sicuro i risparmi degli italiani e il rilancio dell’economia per creare piu’ posti di lavoro. Mario Monti e’ arrivato a Palazzo Chigi con questi compiti e non altri. Tutto il resto può anche essere d’interesse del governo, ma non e’ di esclusiva competenza del Consiglio dei Ministri, ma del Parlamento. Monti ha la fiducia del Pdl, del Pd, dell’Udc. Senza il partito di Berlusconi Monti non esiste. Così come senza il Pd. Potrebbe invece esistere senza i voti dell’Udc. La politica e’ fatta di rapporti di forza. E questo permette a Monti di agire in una condizione “straordinaria” che gli ha consentito finora di governare per “decreto legge”, mentre a Berlusconi fu reso difficile e talvolta impossibile, ma prima o poi la “straordinarietà” finisce. Alfano sta “affermando” la sua “leadership” e per farlo il Pdl deve essere sempre “meno legato all’immagine” di Silvio Berlusconi che, infatti, per non creare intralci alla leadership di Alfano, ha rinunciato di andare ospite a “Porta a Porta” e poi ha preferito volare in Russia dal suo “amico” Putin piuttosto che intervenire ad Orvieto. Possiamo essere certi che e’ iniziata la “riorganizzazione” del Pdl sotto la guida di Angelino Alfano che non e’ disposto a partecipare ai “giochini” di Palazzo di Bersani e Casini e tantomeno continuare a far pagare al Pdl un prezzo più alto di quello che ha già pagato con le dimissioni di Berlusconi. Il Pdl sarà leale con Monti, ma andrà avanti con la “schiena dritta” e la bandiera sventolante. Quanto alle imminenti elezioni amministrative, il Pdl si sta preparando con ottimismo e consapevolezza che il risultato, quale esso sarà, non influirà alle politiche del 2013. E’ questa la condizione migliore per ricostruire un partito con “P” maiuscola e’ renderlo meno “carismatico” e più strutturato, pure riconoscendo a Berlusconi di essere stato il perno del partito che ha fondato, fatto crescere e consolidato. Nel Pdl si e’ coscienti che finora il partito e’ stato “trainato” da una persona con grande carisma che oggi esiste ancora, ma che si e’ molto “defilata” e ciò deve essere compensato con la costruzione di un partito degno di questo nome. Un partito essenzialmente composto da persone “per bene” che rivendichino con forza la sua storia. Il Pdl e’ l’unico partito che ha fatto largo alla nuova generazione dei giovani. Angelino Alfano e’ nato il 31 ottobre 1970 (neppure 42 anni), mentre in tutti gli altri partiti imperano ancora i “dinosauri” incapaci di staccarsi dallo stile politico dello “inciucio” della “prima Repubblica”. Assistiamo in tutto il mondo ad una crisi di civiltà ed e’ in atto anche una profonda trasformazione di come far politica e questo sta accadendo anche in Italia. Cosa e’ successo in Italia di fronte a questa crisi? E’ successo che un governo legittimo, che non era mai stato sfiduciato, per responsabilità e “amor di patria” ha deciso di fare un “passo di lato” senza che l’opposizione, che poteva legittimamente pensare di vincere le elezioni, abbia insistito per andare al voto. Se non e’ crisi della politica questa! Ma della politica dei partiti non si può fare a meno. Per concepire il “sogno” di come deve essere gestita la società non si può fare a meno dei partiti e della politica, ma di quella “buona”, di quella “seria” gestita da “galantuomini” e non da politicanti “furfanti ed avventurieri” abituati allo “inciucio” per mantenere o aumentare i loro vergognosi privilegi e continuare “gabbare” il popolo bue. Incrociamo le dita sperando che una “nuova era politica” sia iniziata.

L'amico Putin.

Ha fatto bene Berlusconi a volare da Putin. Per tante ragioni oggi Putin ci rispetta più degli Usa, dell’Inghilterra, della Francia e della Germania. Si potrebbe presumere che la Russia voglia stringere rapporti piu’ stretti con l’Italia e se cosi’ fosse dimostrerebbe essere piu’ saggia dei “tradizionali” partner dell’unione europea e degli Usa. Ricorderete quando la Francia e la Germania “irrisero” Berlusconi qualche mese fa e in Italia “molti furono contenti” dimenticando che Berlusconi, come Primo Ministro, rappresentava il Paese. Noi italiani non dovremmo mai dimenticare che l’Italia e’ grande non solo per la sua economia, ma soprattutto “per la sua storia” che non ha l’eguale al mondo. Nessuno “ha i titoli per permettersi” di deridere il Paese che ha insegnato a tutto il mondo a governare e ha diffuso cultura e giustizia. Solo la Grecia, e un po’ più indietro l’Egitto, potrebbero farlo. Ma gli altri no. C’è in Italia “chi tende a dimenticare” queste cose e “preferisce farsi irridere”. La Francia e l’Inghilterra, con una storia meno grandiosa, pretendono rispetto da tutti. Eppure chi sono mai a confronto con il nostro grande passato? Ma se proprio non vogliono “riconoscere” il nostro glorioso ed inimitabile passato, dovrebbero rispettarci per la posizione geografica ineguagliabile in cui si trova l’Italia. Se siamo la terza economia europea e la settima o l’ottava del mondo, siamo sicuramente la prima per “posizione geografica strategica”. Non e’ per puro caso che le “civiltà” sono nate nel mediterraneo: quella egizia, quella greca e quella romana. L’Italia, che si “slancia” in quel mare, e’ la piu’ favorita per i contatti con l’Africa e l’Oriente, e cioè con le due immense “emergenti” realtà economiche e politiche. L’Italia e’ l’unica potenza che, se lo volesse, potrebbe giocare un ruolo determinante sullo scacchiere arabo, africano e mediorientale. Dunque, esigiamo il rispetto che ci e’ dovuto tanto dagli Usa quanto dall’Europa, altrimenti e’ gioco forza stringere rapporti sempre piu’ stretti con la Russia di Putin. Sarebbe il caso di far capire ai tradizionali “alleati” che il territorio italiano non e’ più a “disposizione” dell’Occidente. Vedrete che cambieranno atteggiamento quando capiranno che potrebbe loro costare molto caro quando comprenderanno che l’Italia vale molto di piu’ dei Paesi che posseggono l’oro nero o i diamanti. E’ ora che ci facciamo valere! Se nel 2013 il Pdl (o come si chiamerà) vincerà “da solo” le elezioni politiche, senza alleati che gli metteranno i bastoni tra le ruote, e’ ragionevole credere che l’Italia potrebbe giocherà questa carta vincente.

giovedì 8 marzo 2012

I tre ruoli che vuol riservarsi Silvio Berlusconi.

Sicuramente la sera in cui ha dato le dimissioni, tra il giubilo “demenziale” degli “antiberlusconiani” che non sapevano che si stavano “cacciando nel sacco”, Berlusconi ha festeggiato anche se, magari, con un po’ di rimpianto, ma col sollievo di non dover più “sopportare” il peso di una situazione che di giorno in giorno si faceva sempre più “drammatica” tra gli attacchi furibondi della sinistra, della stampa e delle Procure, i continui “ostacoli” della Lega, i complotti degli “affaristi” infiltratisi nel Pdl e l’atteggiamento non collaborativo, quasi “traditore”, di Giulio Tremonti. Quella sera Berlusconi era consapevole di porre “definitivamente fine” alla sua carriera di Primo Ministro, “ma non di uomo politico”. Nelle settimane successive ha avuto modo di “rilassarsi” e ha sicuramente apprezzato i “vantaggi” della nuova posizione. Ora Silvio si e’ ritagliato un ruolo più “defilato”. Il governo Monti per ora ha fatto tutto quello che avrebbe voluto fare il governo Berlusconi e sicuramente continuerà a seguire quella linea. Se Mario Monti, come tutto lascia credere, con l’aiuto di Mario Draghi, riuscirà a portare fuori l’Europa (e l’Italia) dalla crisi e stimolare la ripresa, sarà di sicuro confermato primo Ministro a furor di popolo. Perciò Berlusconi ha cominciato a prepararsi a questa eventualità. Agirà gradatamente. Non fonderà un nuovo partito, ma solo cambierà il nome al Pdl che sembra “non commuova” e ha confermato Angelino Alfano al ruolo di Segretario generale che potrebbe diventare il braccio destro di Mario Monti se nel 2013 verrà eletto Primo Ministro. Angelino Alfano e’ molto giovane e può attendere. Come vice di Monti potrà prepararsi meglio al ruolo di Primo Ministro nella legislatura successiva. Ora, in un clima piu’ responsabile e serio, Berlusconi si sta impegnando per far fare al governo Monti le cose che lui voleva fare e che gli sono state impedite. Il “rigore” dei conti pubblici, l’equilibrio di bilancio in “Costituzione”, le vere “liberalizzazioni”, un nuovo mercato del lavoro piu’ aperto ai giovani e alle donne, nuove relazioni sindacali archiviando la lotta di classe, e poi le riforme su cui tutti sono d’accordo da decenni: più poteri al premier, un Parlamento non bicamerale e meno perditempo, meno parlamentari, nuovi regolamenti e una riforma fiscale che lasci piu’ soldi in tasca ai cittadini per incentivare i consumi e, quindi, favorire la crescita e l’occupazione. Nel frattempo Berlusconi ha anche iniziato l’operazione “pulizia”, infatti, sta “ripulendo” il Pdl da personaggi discutibili e “politicanti” di mezza tacca, che hanno mostrato la loro inadeguatezza, “inaffidabilità” e doppiezza. Nel Pdl si sono rifugiati tanti “nani e ballerine”, personaggi di nessun valore culturale, “attorucoli” più degni di una “squallida commedia” che di un seggio in Parlamento. E per se vuole riservarsi “tre ruoli”: quello di presidente del Milan, di presidente dell’Università’ della libertà e di presidente di una fondazione per costruire nel mondo ospedali per i bambini. Per fortuna che Silvio c’e’!

Lucio Dalla.

Si e’ detto e scritto che l’Italia “intera” piange la morte di Lucio Dalla definito uno dei piu’ grandi cantautori del nostro tempo. E’ facile prevedere, convegni, tavole rotonde e persino vie, piazze, scuole, asili nido che saranno dedicate a lui. Non posso farci niente, ma non sono mai riuscito ad apprezzare l’arte di Lucio Dalla. Né mi e’ mai stato simpatico il personaggio, con la sua trasgressività “ammiccante”, lo “zuccotto” in testa, i ridicoli occhialini rotondi, le catenine e braccialettini e il folto pelame che “debordava” dalle sue magliette e camice scollacciate, ma “de gustibus non est disputandum” (i gusti non si discutono). A me la “poetica” di Dalla, chissà perché, evoca “atmosfere malsane” di una squallida stanza di albergo affittata da lucciole “low cost”. A rattristarmi, oltre alla tragedia di un uomo che e’ morto prematuramente, visto l’aumento dell’età media, e’ che un popolo intero sente di aver perso un interprete insostituibile e “niente sarà più come prima!” e che molti riterranno inammissibile che vi siano persone, non si sa se più ciniche o più incompetenti, che osano dubitare della “genialità” di Lucio Dalla. Ancora una volta viene fuori, in modo inequivocabile, l’incontenibile smania della sinistra di costruire miti sostitutivi a quelli “rivoluzionari” con quelli “piccolo-borghesi” o “nazionalpopolari”. Per questo, Fabrizio De André e’ potuto diventare un poeta in grado di “oscurare” i veri poeti italiani. Detto brutalmente, l’Italia non e’ affatto in lutto: lo sono, senz’altro, le molte migliaia di fan che affollavano i concerti di Lucio Dalla e compravano i suoi cd e si son ritrovati, in molti, commossi attorno alla sua bara per il rito funebre e la lugubre “pagliacciata” degli applausi all’uscita della bara dalla chiesa. Ma ci sono milioni di italiani che non pensano affatto che l’Italia abbia subito una gran perdita e abbassano commossi semplicemente il capo al rintocco della campana indifferenti al fatto che suoni a martello per un protagonista dello “star system” o per uno sconosciuto. Per carità di Dio! I media dovevano informare eccome, fare servizi, mobilitare inviati speciali e telecamere, ma evitando la “nazionalizzazione del lutto” che e’ lecita solo quando muore una grande figura istituzionale che sia riuscita “davvero” a imporsi al rispetto di tutti per aver dato benessere e progresso all’Italia. Ma ditemi un po’, ma che Paese e’ l’Italia se “Il Messaggero” di Roma (ma non solo lui) ha dedicato ben cinque pagine (ripeto: cinque pagine!) alla dipartita di Lucio Dalla, ma non ha ricordato, neppure con due righe relegate in un angolino di una pagina, che il 29 febbraio 2012 ricorreva il 220mo anno dalla nascita del grande compositore pesaresee conosciutissimo “universalmente” qual’e' Gioachino Rossini?