L’opposizione sa solo parlare in negativo e uccide “la speranza di futuro” soprattutto dei giovani. La magistratura lasciata in mano a “giustizialisti” compromette ogni alternativa. Gli imprenditori che s’atteggiano a “rivoluzionari” dimostrano palesemente che non sono classe dirigente. Berlusconi che “stupidamente” si trova “incasinato” per la propria condotta privata si e’ messo in un vicolo cieco. Se mettiamo insieme tutti questi elementi e li agitiamo in uno “shaker” e ci aggiungiamo “l’invidia sociale”, la “rabbia” dei “falliti” che (come le squadracce fasciste di un tempo) trovano l’alibi per mettere a “soqquadro” il Paese, “l’ottusità indecente” di una classe politica che “arrogantemente” non rinuncia a tagliare i loro “vergognosi privilegi”, i mezzi d’informazione che diffondono “qualunquismo”, agitiamo il tutto e vedrete che, prima o dopo, che botto! Ma il gran vantaggio di Silvio Berlusconi è avere un sacco d’avversari che lavorano “alacremente” per lui, e questo compensa “l’incapacità” di molti suoi amici (o presunti tali). Vederli all’opera è “penoso”, per l’impegno con cui si fanno del male e lo fanno al Pdl. Pisanu, Scagliola e non solo loro sono in attesa dell’annuncio che Berlusconi si “ritiri”. Sono degli emeriti “imbecilli” che ancora non hanno capito che si ritirerà quando avrà completato il lavoro, il che significa nella primavera 2013 (salvo qualche “incidente” o “complotto” come quello di tre giorni fa). Se per il 2013 la “bancarotta” dello Stato non ci sarà stata ( e non ci sara’) e Berlusconi non sarà stato condannato neppure in uno dei tanti processi che ha in corso, cioè quando non ci saranno piu’ i motivi per cui ora gli si chiede “un passo in dietro”, chi sa se gli verrà l’idea di candidarsi ancora? Ma di certo non lo farà, e’ “pazzerello” mica “scemo”. E’ giocoforza di Angelino Alfano di ricandidarlo per evitare che si accenda una colossale “cagnara” tra gli “spennacchiati starnazzanti gallinacci” che hanno la “presunzione” di contendersi la premiership del Pdl. In ogni caso Berlusconi farà la campagna elettorale e non perderà i suoi elettori se ora mostrerà di non aver smarrito il coraggio e la voglia di combattere per fare al piu’ presto anche la riforma dello Stato. Nel mentre si chiede il ritiro di Berlusconi, il tanto reclamato “governo tecnico” si spacca in due, senza ancora essere nato: chi vuole la patrimoniale e chi no. Si raccolgono un milione e 200mila firme per il referendum per una nuova legge elettorale che la Corte Costituzionale dovrebbe “respingere” e che, invece, “accoglierà”, svolgendo un ruolo politico “antiberlusconiano”, salvo poi accorgersi che è impossibile un accordo fra l’Udc e il Pd “avvinghiato” a Di Pietro e a Vendola. Poi bisogna ricordare che, con il sistema “mattarellum” (la legge elettorale che si vorrebbe approvare), “l’odiato” Berlusconi vinse due volte e perse una sola, “pur prendendo più voti”. Tanto parlare per non concludere nulla. Ma l’alternativa a Berlusconi quale potrebbe essere? La “Repubblica dei mediocri”, evocata da Giuliano Ferrara? E, nel dopo Silvio, crediamo davvero che gli italiani applaudirebbero il “grigio burocrate” con un passato da “vecchio” funzionario del PCI “staliniano”, cioè Bersani, “aspirante leader” neppure apprezzato dal centrosinistra? Con questo candidato a premier anti Angelino Alfano, che non sarà uno statista (non ancora) alla De Gasperi, ma ha 25 anni di meno del “bocciofilo” Bersani, il centrosinistra non vincerà mai. L’unico premier presentabile che il centrosinistra ha e’ Matteo Renzi, ma la metà dell’elettorato del Pd appartiene alla generazione di Bersani, quella di “a da veni’ baffo’” e, quindi, non lo voteranno mai. “Freghiamocene” del sistema elettorale che verrà adottato ed anche del fatto che Berlusconi si ritiri, chiediamoci cosa possa accadere dopo di lui. Se Berlusconi non si ritira intanto toccherebbe fare l’unica cosa “sensata” in democrazia: cercare di batterlo, mettendo assieme idee e uomini “nuovi” che abbiano nella “capoccia” un programma e un’idea di futuro. Invece con aria da “ebeti” si domandano: “si ritira?”. Se lo facesse ora assisteremmo a quello che capitò a Sansone che facendo crollare le colonne mori sfracellato sotto le macerie con tutti i Filistei.
venerdì 14 ottobre 2011
Muoia Sansone con tutti i Filistei!
L’opposizione sa solo parlare in negativo e uccide “la speranza di futuro” soprattutto dei giovani. La magistratura lasciata in mano a “giustizialisti” compromette ogni alternativa. Gli imprenditori che s’atteggiano a “rivoluzionari” dimostrano palesemente che non sono classe dirigente. Berlusconi che “stupidamente” si trova “incasinato” per la propria condotta privata si e’ messo in un vicolo cieco. Se mettiamo insieme tutti questi elementi e li agitiamo in uno “shaker” e ci aggiungiamo “l’invidia sociale”, la “rabbia” dei “falliti” che (come le squadracce fasciste di un tempo) trovano l’alibi per mettere a “soqquadro” il Paese, “l’ottusità indecente” di una classe politica che “arrogantemente” non rinuncia a tagliare i loro “vergognosi privilegi”, i mezzi d’informazione che diffondono “qualunquismo”, agitiamo il tutto e vedrete che, prima o dopo, che botto! Ma il gran vantaggio di Silvio Berlusconi è avere un sacco d’avversari che lavorano “alacremente” per lui, e questo compensa “l’incapacità” di molti suoi amici (o presunti tali). Vederli all’opera è “penoso”, per l’impegno con cui si fanno del male e lo fanno al Pdl. Pisanu, Scagliola e non solo loro sono in attesa dell’annuncio che Berlusconi si “ritiri”. Sono degli emeriti “imbecilli” che ancora non hanno capito che si ritirerà quando avrà completato il lavoro, il che significa nella primavera 2013 (salvo qualche “incidente” o “complotto” come quello di tre giorni fa). Se per il 2013 la “bancarotta” dello Stato non ci sarà stata ( e non ci sara’) e Berlusconi non sarà stato condannato neppure in uno dei tanti processi che ha in corso, cioè quando non ci saranno piu’ i motivi per cui ora gli si chiede “un passo in dietro”, chi sa se gli verrà l’idea di candidarsi ancora? Ma di certo non lo farà, e’ “pazzerello” mica “scemo”. E’ giocoforza di Angelino Alfano di ricandidarlo per evitare che si accenda una colossale “cagnara” tra gli “spennacchiati starnazzanti gallinacci” che hanno la “presunzione” di contendersi la premiership del Pdl. In ogni caso Berlusconi farà la campagna elettorale e non perderà i suoi elettori se ora mostrerà di non aver smarrito il coraggio e la voglia di combattere per fare al piu’ presto anche la riforma dello Stato. Nel mentre si chiede il ritiro di Berlusconi, il tanto reclamato “governo tecnico” si spacca in due, senza ancora essere nato: chi vuole la patrimoniale e chi no. Si raccolgono un milione e 200mila firme per il referendum per una nuova legge elettorale che la Corte Costituzionale dovrebbe “respingere” e che, invece, “accoglierà”, svolgendo un ruolo politico “antiberlusconiano”, salvo poi accorgersi che è impossibile un accordo fra l’Udc e il Pd “avvinghiato” a Di Pietro e a Vendola. Poi bisogna ricordare che, con il sistema “mattarellum” (la legge elettorale che si vorrebbe approvare), “l’odiato” Berlusconi vinse due volte e perse una sola, “pur prendendo più voti”. Tanto parlare per non concludere nulla. Ma l’alternativa a Berlusconi quale potrebbe essere? La “Repubblica dei mediocri”, evocata da Giuliano Ferrara? E, nel dopo Silvio, crediamo davvero che gli italiani applaudirebbero il “grigio burocrate” con un passato da “vecchio” funzionario del PCI “staliniano”, cioè Bersani, “aspirante leader” neppure apprezzato dal centrosinistra? Con questo candidato a premier anti Angelino Alfano, che non sarà uno statista (non ancora) alla De Gasperi, ma ha 25 anni di meno del “bocciofilo” Bersani, il centrosinistra non vincerà mai. L’unico premier presentabile che il centrosinistra ha e’ Matteo Renzi, ma la metà dell’elettorato del Pd appartiene alla generazione di Bersani, quella di “a da veni’ baffo’” e, quindi, non lo voteranno mai. “Freghiamocene” del sistema elettorale che verrà adottato ed anche del fatto che Berlusconi si ritiri, chiediamoci cosa possa accadere dopo di lui. Se Berlusconi non si ritira intanto toccherebbe fare l’unica cosa “sensata” in democrazia: cercare di batterlo, mettendo assieme idee e uomini “nuovi” che abbiano nella “capoccia” un programma e un’idea di futuro. Invece con aria da “ebeti” si domandano: “si ritira?”. Se lo facesse ora assisteremmo a quello che capitò a Sansone che facendo crollare le colonne mori sfracellato sotto le macerie con tutti i Filistei.
Gli "organi" rappresentativi degli italiani all'estero? Che roba e'?
Leggo sempre con interesse la rubrica “Italiani…brava gente” di Pietro Schirru. Nel suo pezzo del 5 ottobre 2011 ho saputo delle “gesta” coraggiose dell’attivissima ministra del Sud Australia Grace Portolesi, alla quale va i miei complimenti. E mi e’ sorta spontanea una domanda. Cosa fanno (e che cosa hanno fatto) i “cosiddetti” organi che “pretendono” di rappresentare gli italiani all’estero? Ad esempio. C’e’ qualcuno che sa dove si siano cacciati Nino Randazzo e Marco Fedi? Letteralmente scoparsi! A parte qualche insignificante “comunicato” di Fedi che ogni tanto appare qua e là. C’e’ qualcuno che possa testimoniare di avere ricevuto qualche beneficio (anche minimo) dalla loro presenza in Parlamento? C’e’ poi qualcuno che sa dell’esistenza del CGIE (Comitato Generale Italiani all’Estero)? E se lo sa, sa a che cosa serve? Chi può testimoniare di averne ricevuto qualche vantaggio dalla sua azione? Cosa dire poi dei COMITES (Comitato Italiani all’Estero)? Avrebbero potuto svolgere un’importante funzione a favore delle varie comunità italiane presenti all’estero ma, tranne alcune rare lodevoli eccezioni, la stragrande maggioranza hanno dimostrato di essere del tutto inutili. Il CGIE ed i COMITES in 20 anni hanno soltanto “sperperato” piu’ di 100milioni di euro esclusivamente per inutili “convegni” e viaggi “interglobali” dei loro “magnifici” membri. Pietro Schirru riporta che la ministra del Sud Australia (la capitale e’ Adelaide), in soli tre giorni di permanenza a Roma, e’ riuscita ad ottenere qualche piccolo risultato, il che e’ “moltissimo”, se comparato al “nulla assoluto” fatto o ottenuto dai due nostri “rappresentanti” in sei anni circa in Palamento e in vent’anni dal CGIE e dai Comites. Questo mette in risalto che e’ “una questione di persone”. La ministra Grace Portolesi ha dimostrato che si può, se si vuole e se si ha “l’onesta’ morale” d’impegnarsi per “onorare il mandato” ricevuto dagli elettori. I 18 parlamentari eletti all’estero, il CGIE con i COMITES (i cosiddetti “organi rappresentativi degli italiani all’estero”) avrebbero potuto fare molto per gli italiani nel mondo e questo sarebbe stato anche nell’interesse generale dell’Italia. Se coloro che abbiamo mandato al Parlamento italiano si fossero “impegnati” a tutelare i nostri interessi, in sei anni ne avrebbero risolti di problemi, invece, purtroppo, e non e’ “qualunquismo”, sono stati occupati “esclusivamente” a farsi i “casi” loro. Facciamo quattro conti. Un parlamentare italiano percepisce annualmente circa 200mila euro all’anno. Anche se si fa sempre piu’ probabile l’ipotesi che si voterà nella primavera del 2012, per “riff o per raff” la legislatura arriverà al termine, anche se ora il governo somiglia piu’ alla torre di Pisa “che pende che pende e mai non va giù” e con qualche “miracolo” potrebbe arrivare al 2013. Quindi, in sette anni, i nostri due “rappresentanti” (ma anche quasi tutti gli altri 16 eletti all’estero) avranno incassato circa un milione e 400mila euro e, se questo non bastasse, dopo “una lunga e stressante vacanza lautamente pagata” godranno di un “vitalizio” di circa 3mila euro al mese (un lavoratore “normale” non riuscirebbe mai a percepire una simile pensione neppure dopo 70/80 anni di “vero” lavoro). Ma aspettate, non finisce qui. In aggiunta incasseranno anche un “bonus di reinserimento” nella vita delle persone “normali”. Non so quanto guadagnassero Nino Randazzo e Marco Fedi prima di diventare parlamentari. Se per ipotesi percepivano uno stipendio annuo di 50mila euro all’anno, avrebbero impiegato 28 anni per incassare ciò che si sono “intascati” in soli sette anni, 23/24 anni se lo stipendio fosse stato di 60mila e 20 anni se fosse stato di 70mila. Sono conti della “serva”, ma incontestabili. Ho sempre sotto mano il loro messaggio di “ringraziamento”, per la loro “miracolosa” rielezione, pubblicato il 18 aprile 2008 su una pagina intera de “La Fiamma e “Il Globo”. Riporto uno significativo stralcio: “...Un grazie di cuore, dunque, a chi ci ha votati. Un riconoscimento di perfetta legittimità democratica a chi ha votato per gli altri candidati. Agli uni e agli altri ”il solenne impegno” di rappresentarli al meglio nelle assemblee parlamentari, di ”accoglierne” suggerimenti e segnalazioni, di “mantenere” nei limiti dell’umanamente possibile i contatti “diretti” o ”indiretti”. Un “network” di referenti in realtà locali cosi’ profondamente differenziate, su una vasta ripartizione elettorale quale appunto quella Africa, Asia, Oceania, resta uno dei nostri principali obbiettivi, non pienamente raggiunto o raggiungibile nel corso della brevissima e difficile legislatura passata….”. Alla luce dei fatti il messaggio del “gatto e della volpe” fa ritornare in mente il famoso ritornello: Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato, scurdamoce ‘o passato! E ci sembra poi di udire il sarcastico “suggerimento” di tutti i 18 vincitori della “lotteria estera”: “Grazie a voi fessacchiotti noi ce la siamo cavata”, voi, se volete che Cristo vi aiuti: “pregatevelo”.
venerdì 7 ottobre 2011
E' il momento di difendere Berlusconi senza se e senza ma.
Ha ragione Angelino Alfano nel dire che tutti gli elettori del Pdl non debbono lasciar solo Berlusconi che in questo momento ha bisogno di aiuto. Silvio e’ consapevole che la sua avventura politica sta volgendo al termine e ha dichiarato apertamente piu’ volte che non si ripresenterà come Premier alle prossime elezioni politiche. Il suo sogno resta di fare del Pdl un partito simile al Ppe (Patito Popolare Europeo), guidato dal suo delfino Angelino Alfano. L’Italia intera gli deve riconoscenza per avergli evitato la catastrofe con la sua discesa in campo nel 1994. Per questo le “lobby” ed i “poteri forti occulti” gli si sono schierati ferocemente contro boicottando con ogni mezzo il “rinnovamento” dell’Italia. Questa avventura politica gli e’ costata carissima anche in termini di soldi: circa un miliardo di euro pagati ai suoi avvocati per difendersi dai numerosi “forsennati assalti” della magistratura e per quanto pagato “ingiustamente” a Carlo De Benedetti. E’ stato persino spiato dal buco della serratura della sua camera da letto da “guardoni” che poi hanno fatto “scempio” della sua vita privata. Viene da pensare che se Berlusconi fosse stato “omosessuale” o avesse preferito i “gay” alle donne la sua vita sessuale sarebbe stata considerata normale e non avrebbe i guai che ora ha. Anni fa, quando lavoravo in IBM Italia Computers a Milano, un mio collega dichiaratamente “gay”, che stimavo per la sua professionalità nel lavoro, scherzosamente mi domandava se “ero normale o mi piacevano le donne”, la mia risposta era superflua visto che, poco piu’ che trentenne, avevo già quattro figli. Il quinto dono di Dino mi e’ arrivato all’età’ di quarantadue anni. Oggi e’ conclamato: si e’ “normali” se si e’ “gay” o li si preferisce alle donne, “anormali” se piacciono le donne. Ma cosa saremmo venuti a conoscere se la magistratura avesse guardato anche nel “buco della serratura” delle camere da letto di Nichi Vendola, Rosy Bindi, Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Gianfranco Fini e di tanti altri “verginelli”? E’ nel momento del bisogno che si riconoscono i veri amici ed i fedeli sostenitori, ed e’ questo il momento che non bisogna “abbandonare” un uomo che sta pagando per il suo tentativo di “rimodernare” l’Italia. Sarebbe da “vigliacchi” non essere oggi “solidali” con Berlusconi contro la “vergognosa” macchina del fango e dell’ingiustizia di una magistratura “politicizzata” che, pur di raggiungere i propri obbiettivi, calpesta le leggi che dovrebbe applicare. E’ questo tipo di magistratura e non Berlusconi a “disonorare” l’Italia. A Berlusconi gli si può muovere molte accuse, come di non essere stato “prudente” nella sua vita privata e di non essere riuscito a varare le maggiori riforme che gli italiani attendono da tempo. Ma questo insuccesso non e’ del tutto dipeso da lui, sono state mille le “resistenze” di personaggi della prima Repubblica (lungo sarebbe l’elenco con Gianfranco Fini in testa), della “magistratura”, delle “lobby” e dei “poteri forti occulti” che gli hanno “sbarrato” la strada impedendoglielo. C’e ancora tempo per varare alcune importanti riforme e c’e’ la certezza che la maggioranza rimanga unita come ha sempre dimostrato in questi ultimi mesi per approvarle. L’approvazione di queste riforme farà ricuperare al Pdl gli elettori che si sono allontanati. Ma in questo momento tutti gli elettori del Pdl dovranno trovare l’orgoglio ed il coraggio di non abbandonare al suo destino chi ha dato molto della sua vita per il bene dell’Italia. Quando la battaglia si fa dura e quando tutto sembra che possa essere perduto e’ il momento del coraggio e della lealtà per difendere Berlusconi. E’ un “vigliacco traditore” chi pensa di abbandonarlo per salire sul carro del nuovo vincitore.
Chi vincera' le elezioni politiche?
Il “Corriere della Sera” giorni fa’ ha pubblicato una tabella delle “intenzioni” di voto degli italiani. I risultati sono stati forniti da sei istituti demoscopici. I risultati di questi sei istituti (Ipr Marketing, Digis, Ipsos, Emg, Tecné, Ispo) sono stati divisi per sei, per farne una media. Ecco i risultati: Pdl, 26%; Lega Nord, 9.33%; Pd, 27,26%; Idv, 7,25%; Udc 6,83%; Fli, 3,41%; Sel (Sinistra, Ecologia e Libertà) 8,13%; Rifondazione e Comunisti italiani, circa 1,5% e poco meno La Destra; il Movimento Cinque Stelle di Grillo ha il 4,53%. Lo specialista dei sondaggi Mannheimer, commentando i risultati, assegna al centrosinistra un ampio margine sul centrodestra, anche senza contare Grillo. Ma bisogna considerare molte variabili. La prima è la legge elettorale. La seconda è la possibilità delle alleanze. La terza è il peso, del tutto imprevedibile, dei futuri avvenimenti o della discesa in campo di un protagonista capace di attrarre molti consensi. La legge elettorale dovrebbe essere l’attuale. Infatti, Michele Ainis, sul “Corriere della Sera”, va ripetendo che la Cassazione e la Consulta dovrebbero rigettare il referendum proposto che, in caso di successo, lascerebbe l’Italia senza una legge elettorale immediatamente applicabile. Tuttavia e’ bene diffidare dei magistrati che potrebbero andare contro le loro precedenti decisioni per cercare di “danneggiare” il centrodestra. Se si vota con l’attuale legge elettorale, sarà essenziale la costituzione delle coalizioni “prima delle elezioni”. Infatti, se il Pd andasse alle elezioni da solo, col suo 27,6% rischierebbe di essere battuto dall’alleanza Pdl-Lega: questi, insieme, arrivano al 35,33%. Dunque il Pd deve “imbarcare” l’Idv di Di Pietro, raggiungendo così il 34,51%, ma per essere tranquilli, è necessario cercare altri alleati. Lasciamo da parte Grillo dichiaratamente “antisistema” e l’ormai insignificante Rifondazione, bisogna che si allei con il Sel (Sinistra, Ecologia e Libertà) di Nichi Vendola che col suo 8,13% il totale arriverebbe al 42,64%. Una cifra che sopravanza il 35,33% del centrodestra di circa nove punti. Se dovesse essere approvata la nuova legge elettorale, il “Mattarellum”, i risultati non dovrebbero essere molto diversi. Non ci sarebbe il grande premio di maggioranza, ma il “bipolarismo” sarebbe “quasi” garantito dal sistema per tre quarti “uninominale”. Con qualche sostanziale differenza. Col “Porcellum” (la legge attualmente in vigore) la coalizione si forma “prima delle elezioni” e, dunque, il suo programma dovrà essere unitario. Col “Mattarellum” le alleanze, per formare il governo, si possono fare “dopo le elezioni” (come nella prima Repubblica). A questo punto, essendo ogni partito in competizione con gli altri, le posizioni rimarrebbero differenziate e la convivenza al potere più difficile. Il problema delle alleanze è “indispensabile”. Nel centrodestra il Fli di Fini col suo 3,41% non è in grado di cambiare il risultato delle elezioni e, soprattutto, non può allearsi con i “vecchi amici” per le troppo profonde fratture di fatti troppo recenti per essere dimenticati. Ma questo “partitino” non può neppure allearsi col Pd e il Sel: sarebbe visto come una “eresia” sia dagli elettori di sinistra che dagli elettori del Fli. La sua sorte è quella di rimanere alleato del “centro”, anche se rischia di rimanere fuori dal Parlamento se il “centro” si alleasse col centrodestra o col centrosinistra. Perché l’Udc, per farsi accettare da entrambi gli schieramenti, dovrebbe “scaricare” il Fli. L’Udc (Unione di Centro) di Casini è accreditata di un 6,83% e se aggiungesse i suoi voti a quelli della coalizione di centrosinistra ne assicurerebbe la vittoria. Il problema è se se lo possa permettere politicamente. I suoi elettori voterebbero ancora per l’Udc quando questa fosse alleata non solo con Di Pietro ma anche con Vendola? Di sicuro i loro elettori rimarrebbero “disgustati” da un’alleanza innaturale anzi “blasfema”. Ma neanche l’alleanza col centrodestra è “appetitosa” per l’Udc. Aggiungendo il suo 6,83% al 35,33% di Pdl e Lega, la coalizione arriva appena al 42,16%, mezzo punto in meno del totale del centrosinistra: 42,64%. La vittoria rimane incerta anche se l’alleanza non costituirebbe un problema politico, dal momento che Udc e centrodestra sono già stati a lungo alleati, ma sarebbe triste rischiare di essere “trombati”, dopo un “digiuno di potere” durato cinque anni. Ma che altro può fare Casini? Potrebbe andare ancora una volta alle elezioni da solo, ripromettendosi di correre in “soccorso” del vincitore, ma se questo vincitore fosse il centrosinistra? Insomma, dal momento che non può allearsi col centrosinistra né prima né dopo le elezioni, all’Udc non rimane che allearsi con il centrodestra: o prima o dopo. Diversamente continuerà a “digiunare”. Secondo le previsioni, dovrebbe vincere il centrosinistra. Nella recente storia italiana nessuna maggioranza è stata mai riconfermata. Rimane però da vedere come potrebbe governare, in un periodo di “profonda” crisi finanziaria e di vacche magre, una maggioranza che include un demagogo “inaffidabile” come Di Pietro, i “comunisti” (di cuore e di mente) di Sel di Nichi Vendola e un Pd “ininfluente” nelle decisioni importanti. Come potrebbe un governo cosi’ composto varare le riforme urgenti non piu’ rinviabili delle pensioni, le norme sul lavoro, la sanità, la previdenza ed altre ancora? Di sicuro l’Italia sarebbe destinata di andare a fare compagnia alla Grecia.
venerdì 30 settembre 2011
Storia e ragioni della crisi europea.
Questo è il riassunto di un articolo del 13 settembre 2011 di George Friedman dal titolo “The Crisis of Europe and European Nationalism”. Prima del 1492 (data della scoperta dell’America) l’Europa era un posto senza importanza in cui piccole nazioni si facevano continuamente la guerra. Tutto questo cambiò con i progressi della navigazione. L’Europa divenne molto ricca e creò vasti imperi extra europei, al punto da “ridefinire” la condizione umana e divenire il motore del mondo. Ma mentre aveva questo successo, non diminuiva la ferocia dei suoi conflitti interni, né si realizzò mai il sogno di un’Europa unita che dominasse il globo. Le ragioni per questo paradosso sono complesse ma, a parere di Friedman, la ragione fondamentale è stata l’Inghilterra che ha sempre operato per mettere sempre le nazioni del Continente le une contro le altre, per impedire che la mettessero in pericolo (“divide et impera” dei Romani). Questo sistema cessò di essere valido con l’unificazione tedesca del 1871. Occorreva far posto alla Germania in un sistema di cui era parte integrante. Ciò dette luogo alle due catastrofiche Guerre Mondiali. L’Europa dovette subire la “terrificante” esperienza di due nazioni, come la Germania di Hitler e la Russia di Stalin, che “impazzite”, massacrarono sia i propri cittadini che i cittadini di altre nazioni per ragioni “inspiegabili”. Per Friedman esse avevano sofferto di un “crollo mentale collettivo”, raggiungendo “livelli di barbarie senza precedenti”. Gli Stati Uniti divennero il modello da imitare: politicamente stabili, ricchi, capaci di imporre la loro volontà economica, politica e militare. I russi, malgrado la loro potenza, erano visti in Europa come i cugini poveri. Sembra un paradosso, ma proprio gli Stati Uniti ispirarono l’Europa del futuro. La molla fondamentale era la speranza di una “risurrezione europea”, uscendo dagli orrori del ventesimo secolo. Se il problema era nato con il sorgere della potenza germanica, la soluzione era quella di dare un nuovo status alla Germania. La Prima Guerra Mondiale aveva sbriciolato i più grandi imperi, creando una serie di stati più piccoli “nazionalisti”, non solo il nazionalismo tedesco. La soluzione era dunque il superamento del “nazionalismo”, creando nazioni che conservassero la loro “identità culturale” ma “si unissero dal punto di vista economico e politico”. E anche il problema della Germania sarebbe così stato risolto. L’Europa cercava la sua “salvezza”, e l’accento posto sull’economia era essenziale, “dal momento che le tragiche guerre furono provocate da motivi economici”. La costituzione della Nato integrava l’Europa con gli Stati Uniti e toglieva di mezzo il problema del “nazionalismo”. Gli europei potevano pensare esclusivamente di realizzare “la prosperità economica”. La burocrazia centrale avrebbe soppresso i “nazionalismi” e avrebbe creato la ricchezza senza abolire la “identità nazionale”. La crisi economica attuale “ha fatto risorgere i nazionalismi”. Dopo tutto, “i tedeschi sono tedeschi e i greci sono greci”. E i popoli delle singole nazioni danno agli altri la colpa della loro difficile situazione. I leader politici cercano una soluzione nell’ambito del progetto europeo, ma ognuno vede l’altro come un nemico, o almeno uno che fa solo i propri interessi. Si sperava che tutti fossero felici dell’Europa, perché essa sarebbe stata prospera. Ma la prosperità va e viene e oggi i popoli si guardano con sospetto e ostilità. Lo stesso progetto dell’Unione Europea è divenuto materia di discussione. Molta gente si sente tradita dal proprio Paese, esattamente ciò che si credeva che l’Unione Europea sarebbe stata in grado di evitare.
La "Lobby" che condiziona la vita politica italiana.
Anche il piu’ accanito “antiberlusconiano” ha capito che c’e’ qualcosa che “puzza” se i giornali “ossessivamente” giornalmente continuano a riempier pagine e pagine delle vicende “amorose” di Silvio Berlusconi. Palesemente l’argomento e’ “ghiotto” e permette di vendere molte piu’ copie, fregandosene altamente dello “sputtanamento” che subisce l’Italia in tutto il mondo. Se non si parla di “escort” si sostiene che non regna la concordia tra i ministri e che il governo ha le ore contate ed invece l’ultima fiducia, la cinquantaduesima, l’ha ottenuta mercoledì 28 settembre. Perche’ avviene tutto questo? Pochi sanno che, dalla metà degli anni ’70, la vita politica italiana non è stata diretta dai partiti e dai leader, ma da tre giornali “consociati”: il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa. Tre giornali legati insieme da un enorme “conflitto di interesse” che nessuno ha avuto mai il coraggio di rivelare. La famiglia Agnelli, proprietaria de “La Stampa”, a metà anni ’70 divenne anche azionista di maggioranza di Rcs (Corriere della Sera & Espresso), e Antonio Caracciolo, azionista di maggioranza del gruppo “Espresso”, da cui nacque nel 1976 “La Repubblica”, diretta da Eugenio Scalfari, era il fratello maggiore di Marella Caracciolo, la moglie di Gianni Agnelli. Tutto in famiglia, contro ogni etica morale e dell’indipendenza dell’informazione. I tre giornali “consociati” fecero dimettere il governo Craxi rappresentando Bettino come Mussolini. Questi giornali sono stati i maggiori responsabili dell’affossamento della “prima Repubblica”, e tutti i loro più “inflessibili” giornalisti ne sono responsabili. Fu poi Sergio Romano a lanciare la “campagna” sul “conflitto d’interessi” di Silvio Berlusconi. Romano scrisse una serie di articoli “indignati” contro Berlusconi che voleva diventare premier, ma non ha mai scritto un rigo sul “conflitto” Agnelli/Caracciolo, al cui confronto quello di Berlusconi era “insignificante”. Un conflitto che non era solo politico, ma economico e finanziario, per i rapporti del gruppo Fiat con la finanza internazionale. Questo “conflitto” rappresenta una potente “Lobby” economica/finanziaria e politico/culturale, i cui interessi hanno poco a che fare col bene dell’Italia. E’ una “Lobby” senza preferenze politiche e ideologiche: usa indifferentemente come “camerieri” e “maggiordomi” partiti e politici per i propri interessi. Agnelli ha avuto un ottimo rapporto col Pci, perché era nell’interesse della Fiat ottenere finanziamenti pubblici dallo Stato italiano. Il Pci non si è neppure accorto di essere stato ”politicamente” espropriato da “La Repubblica”, un vero e proprio partito, che ha sostituito “L’Unità” tra i militanti della sinistra come “L’Espresso” ha sostituto “Rinascita”. Dopo il 1992/93 la linea all’ex Pci la dettano “La Repubblica” e il “Corriere della Sera”. Nessun partito socialista europeo è stato condizionato come la sinistra italiana da una “Lobby” estranea al partito. I più forti paesi europei hanno democrazie solide, dove i governi durano cinque anni e dove a nessun giornale verrebbe in mente di far dimettere un premier o un cancelliere con una campagna giornalistica: “non sarebbe possibile”. E’ tutta qui l’anomalia italiana. Berlusconi e’ stato visto dalla “Lobby”, che decideva i destini dell’Italia, come un “contropotere” ed e’ stato combattuto fin dall’inizio, “incastrandolo” col famoso avviso di garanzia pubblicato da Mieli sul “Corriere”, mentre Berlusconi presiedeva il G8 a Napoli nel novembre 1994. Berlusconi tornò al governo nel 2001, perse nel 2006, rivinse le elezioni nel 2008, ma la “Lobby” di “Repubblica”, il “Corriere” e la “Stampa” si ostina a parlare di “ventennio berlusconiano”. È dal 1994 che stanno tentando di farlo fuori perche’ Berlusconi aveva deciso di fare funzionare la “democrazia rappresentativa” e di governare cinque anni, come in tutte le democrazie occidentali. Per eliminare Berlusconi la “Lobby” di “Repubblica”, il “Corriere” e la “Stampa” si allearono con i magistrati che erano serviti per fare fuori i partiti della prima Repubblica. I magistrati sono rimasti i piu’ fedeli della “Lobby”, che mai e’ stata posta sotto indagine, alla quale ha sempre servito su un “vassoio di argento” avvisi di garanzia e intercettazioni contro destra e sinistra, secondo come faceva comodo agli interessi della “Lobby”. La “Repubblica”, il “Corriere” e la “Stampa” additano l’Inghilterra come modello, ma Murdoch è stato travolto dalle “intercettazioni” dei suoi “tabloid” e la polizia inglese adesso vuole anche sapere come il “Guardian” è entrato in possesso delle intercettazioni di “News of the World”. I giornali della “Lobby italiana” danno quotidianamente all’estero una pessima immagine dell’Italia. E’ questa la vera anomalia italiana, e’ questa “Lobby” che impedisce alla politica italiana di comportarsi come quella inglese, francese, tedesca e spagnola, che ultimamente ha riscritto la Costituzione insieme, destra e sinistra. La “Lobby” ha perfino voluto dare “lezioni di patriottismo” nell’anniversario dei 150 anni d’unità nazionale, come? Diffondendo giornalmente all’estero che gli italiani sono cialtroni, mafiosi, ladri e puttanieri, a cominciare da Berlusconi che e’ “troppo italiano”. Per questo, non solo Berlusconi, ma anche il centrodestra va abbattuto, alla sinistra basta un “tozzetto” di pane per tenerla a bada. Ed e’ cosi’ che, grazie a questa “Lobby”, l’Italia e’ diventata il “fanalino di coda” dell’Occidente. Questa “Lobby” è uno Stato nello Stato, un governo ombra con i suoi ministeri e ministri, i suoi ambasciatori, le sue spie. Ha il suo esercito di magistrati che “quando vuole” e “come vuole” si scaglia contro la destra e la sinistra. Chissà se la politica italiana riuscirà mai ad alzare la testa e a prendere in mano il destino del Paese? Berlusconi ci sta tentando sin dal 1994 ed e’ sotto gli occhi di tutti cosa gli sta capitando.
Iscriviti a:
Post (Atom)
