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martedì 7 agosto 2012

Ricordate la prima Conferenza Internazionale dei Giovani del 2008?


Dal 10 al 12 dicembre 2008 a Roma si tenne la “prima Conferenza mondiale dei giovani italiani nel mondo” alla quale parteciparono 414 delegati, giovani di seconda e terza generazione, ma non sono mancati, seppure in misura minore, i rappresentanti di quella più recente emigrazione italiana che e’ stata definita come “fuga di cervelli” o come emigrazione “specializzata”. Oltre a questi furono invitati 200 giovani residenti in Italia selezionati dalle Regioni, Partiti, Sindacati, Confindustria, il Ministero della Gioventù, il Ministero dell’Istruzione e la Consulta Nazionale dell’Emigrazione. Ricorderete che sul giornale “Libero” venne pubblicato un articolo a firma del Direttore Vittorio Feltri che apostrofo come “papponi” i discendenti degli emigranti italiani. Con un mio articolo fui l’unico a “contestare” Feltri ma ora, alla luce dei risultati, credo che avesse avuto ragione. I lavori della “Conferenza” furono aperti ufficialmente il 10 dicembre alla Camera dei Deputati alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani. Non e’ mancato il discorso di Mirko Tremaglia (ora defunto) che, grazie a Berlusconi, e’ stato “l’unico Ministro per gli Italiani nel mondo”. La parte più importante dei lavori si svolse all’interno dei “gruppi tematici” che anno lavorato “intensamente” su cinque temi: 1) Identità italiana e multiculturalismo; 2) Lingua e cultura italiana; 3) Informazione e comunicazione; 4) Mondo del lavoro in Italia e lavoro nel mondo; 5) Rappresentanza e partecipazione. I cinque gruppi, dopo “animate e accalorate discussioni”, giunsero all’elaborazione di un documento di sintesi finale che fu presentato in sessione plenaria il 12 dicembre. Dai documenti emerse soprattutto “la voglia dei giovani di partecipazione”. Sono passati quattro anni e dei quasi tutti i 414 delegati esteri (piu’ 200 italiani) alla prima Conferenza non vi e’ piu’ traccia e di tutti i loro “buoni propositi” neppure uno e' stato “realizzato”. Largo ai giovani sì, se hanno la “capacità” e “l’entusiasmo”, la “forza” ed il “coraggio” di portare avanti e realizzare gli obbiettivi.



Il costo delle Regioni a Statuto Speciale soprattutto della Sicilia.


L’economia italiana e’ allo stremo. E’ da alcuni anni che si sta stringendo la cinghia e si dovrà farlo ancora per molti anni ancora. Si chiedono a tutti gli italiani sacrifici continui, con più nuove alte tasse o ancora con tagli ai servizi pubblici. Il 2012 sarà un anno di “forte recessione”, a cui seguirà il 2013 di “regressione”. Eppure, lo Stato continua a permettersi il lusso di avere ben cinque “regioni a statuto speciale” che sono: Valle D'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Cosa significa che hanno uno statuto speciale? Che esse godono di una “maggiore autonomia” di quella che la Costituzione concede a tutte le altre regioni. Perché solo queste regioni hanno maggiore autonomia e non altre? Perché si tratta di Regioni situate ai confini dell’Italia, in molti casi con la presenza di “minoranze linguistiche”, che la Costituzione ha voluto “tutelare”. E’ il caso dei francofoni della Valle D'Aosta, della minoranza tedesca in Trentino, della stessa popolazione sarda, culturalmente e linguisticamente “unica”. Quanto al Friuli, la sua autonomia e’ stata la conseguenza della sua posizione di confine con l’ex Jugoslavia, in particolare, dopo la tragedia degli “esuli dalmati” e della temporanea divisione di Trieste in due zone, dopo la seconda guerra mondiale. Più “strano” e’ il caso della Sicilia, in cui dopo la fine della seconda guerra mondiale si organizzarono “movimenti secessionisti”, i quali si scontrarono con l'esercito regolare italiano, causando migliaia di morti e violenze inaudite da entrambe le parti. Non e’ casuale, quindi, che la Sicilia goda non già di un semplice statuto, bensì di una vera Costituzione, risalente al maggio 1946, cioè ancor prima dell’entrata in vigore della Costituzione italiana. Non a torto, la Sicilia viene considerata uno “Stato nello Stato”. Infatti, fino al 1954, esisteva in questa regione una Corte Costituzionale propria, chiamata “Alta Corte”, che aveva il potere di stabilire quali leggi nazionali “fossero legittime in Sicilia e quali no”. Fu la Corte Costituzionale nazionale a “sopprimerla” dichiarandola un doppione del suo stesso potere. Il caso siciliano e’ veramente molto “strano”. Primo perche’ non c’e’ una “minoranza linguistica” da tutelare. Secondo, che a differenza delle altre Regioni, la Sicilia non avrebbe nemmeno “una sua ricchezza economica” da tenere per se correndo il pericolo di una “redistribuzione” a suo svantaggio delle tasse che lo Stato trasferisce alle Regioni. Infatti, non e’ tra le Regioni del Paese che hanno tutto il vantaggio da una gestione delle proprie finanze, perche’ genera ricchezza sotto la media nazionale. Ecco perche’ la “Lega Nord” insiste da sempre che le Regioni ricche del Nord mandino meno soldi a Roma. Se cosi’ facessero porterebbe il Nord a godere di maggiori finanze da gestire autonomamente. Il paradosso delle Regioni a “statuto speciale” e’ che non si tratta di Regioni “ricche”, che reclamavano maggiore autonomia finanziaria, bensì di aree per lo più “povere” e “arricchite” proprio dagli enormi trasferimenti a loro erogati dallo Stato centrale. Il caso più eclatante e’ quello del Trentino Alto Adige, che ha ricevuto copiosi trasferimenti alle sue “province autonome” di Trento e Bolzano, che incassano dallo Stato i “nove decimi” di quanto fiscalmente lo Stato riceve da quei territori. Nel 2011, la Provincia Autonoma di Trento ha chiuso il suo bilancio in pareggio, grazie a trasferimenti statali per 3,9 miliardi. Eppure la “minoranza tedesca” nella Provincia di Bolzano ancora oggi “inveisce” contro “presunte violazioni” dei loro diritti, quando “sono stati beneficiari di privilegi”, che nessuno Stato al mondo ha mai concesso a una “minoranza”. Gli italiani a Bolzano sono stati, invece, oggetto di una “discriminazione all'incontrario”, mentre la burocrazia e’ passata saldamente nelle mani dei tedeschi. I dati demografici mostrano come da “minoranza”, gli italiani di origine tedesca, siano diventati “maggioranza”. Inoltre la Regione ha oggi un numero di impiegati pubblici del 32% superiore alla media nazionale. E, grazie alla “manna” da Roma, gli altoatesini pagano tasse molto meno che nel resto d'Italia. Ritornando alla Regione Sicilia essa ha il potere, tanto per fare un esempio, di fare entrare in vigore solo le leggi nazionali che ritiene piu’ opportune e questo per “statuto”. Per una sua qualsiasi modifica deve non solo essere preventivamente approvata a maggioranza dai “deputati” (non si chiamo consiglieri, qui!) dalla “Assemblea Regionale Siciliana” (non si chiama Consiglio Regionale, qui!), bensì pure in doppia lettura alla Camera e al Senato, come qualsiasi altra riforma della Costituzione. In conclusione la Sicilia da sempre e’ “immutabile”. E’ da anni che il governo centrale italiano parla insistentemente di tagli delle province, “tali leggi non si applicheranno in questa regione”, perche’ solo la Regione Siciliana ne ha la competenza. Infatti, in Sicilia, le province “istituzionalmente” son “regionali”, perché dipendono direttamente dalla Regione. Cosa significa questo? Che il taglio delle province con meno di 350 mila abitanti, previsto dal governo Monti, non avverrà in Sicilia. Sarà facoltà soltanto del suo nuovo governatore, ma capirete benissimo quanta voglia avrà chiunque succederà a Raffaele Lombardo. E’ bene chiarire che la Sicilia non e’ a rischio bancarotta, ma ha problemi di liquidità per gli “enormi sperperi”. Le guardie forestali sono 28 mila, “superiori a quelle di tutto il Canada”, mentre gli impiegati pubblici regionali sono oltre 21 mila, ossia “il triplo” di quelli della Lombardia, che ha quasi il doppio della sua popolazione. La spesa regionale per il personale, pari all’incredibile cifra di 1.758 miliardi di euro all’anno, contro gli appena 202 milioni della Lombardia. Un altro “eclatante” esempio di spreco? Per stenografare un discorso di Lombardo di 60 minuti si sono succeduti ben 18 dipendenti. Uno ogni tre minuti. Sapete quanto guadagna uno stenografo in Sicilia? Tra 2.500 e 6.000 euro al mese! Per tre minuti di lavoro! Chi crede che tanta “manna dal cielo” sia a vantaggio dei siciliani si sbaglia di grosso. L’enorme spesa pubblica siciliana, per altro “inefficiente”, avvantaggia solo e sempre “una ristretta cerchia di “burocrati e politici”, che controllano il territorio come i “picciotti”. Ecco perche’ la Sicilia e’ da sempre tra le Regioni “peggio messe” dell’Italia. Ha un’occupazione che neppure arriva al 50%. Quella femminile e’ a poco più di un terzo. Il reddito pro capite, pari ad appena 17 mila euro, contro i 26.700 euro di media nazionale. Insomma, a cosa e’ servito lo “statuto speciale” in Sicilia? A mantenere al potere una “casta politica democristiana”, che si succede ininterrottamente da 65 anni al governo della Regione e in quasi tutte le provincie e comuni dell’isola. Tutto questo e’ stato possibile solo grazie allo “statuto speciale”, che consente a un “flusso immenso di denaro” che Roma gli manda per coprire le “irresponsabilità dei politici siciliani” che non hanno mai creato “efficienza” e tanto meno “sviluppo”.

mercoledì 1 agosto 2012

Lo "spread" non scende ed i mercati sono in all'arme per l'incertezza del futuro politico in Italia.

Soltanto a pensare che dopo le elezioni politiche del 2013 vada a governare la sinistra a braccetto con i sindacati e che Casini, loro alleato, sempre se supererà lo sbarramento del 5%, non avrà alcuna voce in capitolo, rende “irrequieti” i mercati. Il Pdl sta mettendo a punto la sua proposta politica e sembra che abbia gia’ pronto il nome del nuovo partito: “Grande Italia”, ma deve darsi una mossa per non far cadere nel baratro l’Italia. Per lo “spread” si costrinse Berlusconi a fare un “passo al lato” e lo “spread” attuale sta mettendo in difficoltà Monti. Ora si e’ scoperto che lo “spread” non era colpa del governo Berlusconi, così come non lo e’ di Monti, i cali non sono merito di nessuno. A novembre del 2011 il governo Berlusconi “aveva esaurito la forza”, come oggi il governo Monti che, infatti, “non ha avuto la forza” (in cui molti speravano) di fermare la speculazione. Non sarebbe opportuno, ma Mario Monti dovrebbe dimettersi. Dovrebbe farlo perché, così com’è, il governo non e’ nelle condizioni di risolvere i problemi visto che il Pd di Bersani tiene sempre tirato il “freno a mano” e nessuna “riforma” e’ possibile. Quello di Monti e’ stato un tentativo andato a male. Ma oggi le dimissioni di Monti non servirebbero a fronteggiare la “furia” della speculazione, non potrebbero essere usate per difendere gli interessi nazionali e non si può certo chiamare un altro governo tecnico a “sostituire” l’attuale governo tecnico, ma non e’ un buon motivo per restare fermi. Gli scenari elettorali sono confusi e il risultato delle elezioni (anticipate o nel 2013) e’ ancora più confuso. Se Monti ha deluso i “mercati” la situazione post elettorale li sta ancor di piu’ “innervosendo”. Anche il più esperto analista politico non e’ capace di fare previsioni su quello che potrebbe essere il risultato di una consultazione elettorale. Si fa strada l’unica possibile certezza che e’ quella della “ingovernabilità”. Di nuovo potrebbe essere risolta da un Monti bis, a capo della coalizione vincente alle elezioni, considerato che e’ ben accetto nel contesto internazionale?

E' un'emergenza sempre piu' grave l'abbandono dei vecchi.

Chi e’ “vecchio”, o meglio quando si diventa vecchi? La vita si sta allungando sempre di più e quindi la concezione di “vecchio” e’ molto cambiata nel corso degli ultimi anni. La nostra società ritiene utili le persone finché sono in grado di lavorare, “di produrre” e con l’aumento dell’età della pensione ormai i “vecchi” hanno un’età compresa tra gli 80 e 90 anni. Qualcuno potrebbe dire a cosa servono gli anziani? Ed allora i bambini, ma anche gli adolescenti che non producono ancora niente? Dopo la pensione gli anziani “servono alle famiglie” come sostegno, come appoggio e aiuto in caso di difficoltà economiche o comunque sono degli ottimi “babysitter”. Quando invece non sono più in grado di svolgere questi compiti “vengono relegati nelle case di riposo”. Questo sta accadendo sempre piu’ frequentemente negli ultimi anni. Le case di riposo quarant’anni fa non esistevano, o meglio, esistevano ma poche persone decidevano di “depositarvi” i propri genitori. A causa anche dell’emigrazione in Paesi stranieri delle nuove generazioni il ruolo degli anziani, come fonte di sapere, sta scomparendo in quanto le tradizioni locali (come per esempio i dialetti) si stanno perdendo. Non abbandoniamo i nostri “vecchietti” con le tradizioni incluse, perché prima o poi “saremo noi al loro posto”. Chi allora racconterà ai nostri discendenti non solo la nostra storia, ma anche quella dei nostri nonni? Purtroppo la cultura imperante e’ di lasciare in “totale abbandono i vecchi”. C’e’ differenza tra “vivere soli” e la “solitudine”. Chi e’ “single” continua ad avere relazioni con amici e conoscenti, qualcuno gli telefona o lo visita e viceversa. Mentre la “solitudine” e’ il completo “abbandono” che porta l’anziano ad essere come “una barca che va alla deriva”, a lasciarsi andare, ad ammalarsi sempre piu’ gravemente sino alla morte. La “solitudine uccide” ed e’ un fattore di alto rischio che va a sommarsi alle varie malattie. Questo problema di “politica sociosanitaria” diventerà sempre piu’ grave e peggiore nel futuro perche’ le famiglie si vanno “frantumando” giorno dopo giorno. Per ora esiste ancora una consistente percentuale di famiglie che si prendono cura dei vecchi e questo e’ “un grande ammortizzatore sociale” che in futuro verrà sempre meno. Giustamente oggi ci preoccupiamo dei nostri figli e nipoti e facciamo di tutto per aiutarli a superare gli inevitabili ostacoli che incontrano nella vita, eppure, se pensassimo per un attimo, rimarremmo “atterriti” nel scoprire che il loro destino sarà “crudele” perche’ finiranno i loro giorni “abbandonati in solitudine” in una casa di riposo, infatti, quando saranno vecchi non ci sarà piu’ nessuno che si prenderà cura di loro. Cosa fare? Bisognerebbe che la famiglia ritorni ad essere “solida” e riscopra i veri valori dei “legami familiari” per essere “solidale” con i vecchi come era una volta altrimenti sarà molto triste la sorte che attende ai nostri figli e nipoti.

Ancora dei Comites e del CGIE

Pochissimi, diciamo pure “rarissimi”, sono gli italiani nel mondo e nessuno in Italia che sanno dell’esistenza dei COMITES (Comitati Italiani all’Estero) e del CGIE (Comitato Generale degli Italiani all’Estero). Per fortuna sono anche “inconsapevoli” che questi “organismi”, che si “spacciano” come “rappresentativi degli italiani nel mondo”, durante loro ventennale esistenza hanno speso circa 100 milioni di euro senza aver combinato un bel “niente”. Ora, in considerazione di tutto questo, finalmente, verranno cancellati. Infatti, le continue dilazioni delle loro elezioni (ora nel 2014) e’ il “preludio” della loro totale “soppressione”. Gli unici che vogliono “ostinatamente” mantenere in vita questi “organismi spreconi ed inutili” sono solo e soltanto gli “addetti ai lavori”, cioè quelli che fanno parte dei due “carrozzoni”. Nonostante il sempre piu’ forte coro che invoca di “far largo ai giovani”, i Comites ed il CGIE sono ancora esclusive “verdi praterie” di pascolo dei “dinosauri”. Un esempio? Nel CGIE non c’e’ nessuno sotto i quarant’anni. Solo due su novantatre sono sotto i cinquant’anni. La media e’ di sessantasette anni. Il 50% hanno diretto rapporto con i sindacati ed il 40% con i Patronati. Sedici di loro sono stati candidati (ed alcuni eletti) per la Camera dei deputati e per il Senato. Il 30% si sono fatti “decorare” con il titolo di “cavaliere” o “commendatore” o “grand ufficiale” per la “solidarietà italiana” (!?). Qualsiasi altra discussione sul mantenimento dei Comites ed il CGIE e’ “irresponsabile”. Oltre ad essere una perdita di tempo, e’ un “delitto” chiedere allo Stato italiano di continuare a “sprecare” milioni di euro di denaro pubblico per “organismi inutili” quando potrebbero essere spesi per migliori progetti che siano di reale vantaggio e di generale utilità di tutti gli italiani nel mondo ed in Italia.

mercoledì 25 luglio 2012

Pier Ferdinando Casini "maneggione" senza costrutto.

“Il ritorno di un governo Berlusconi sarebbe un film dell’orrore, un ritorno al passato” ha sentenziato Casini. Pur essendo nato nel 1955 politicamente e’ lui il “passato”. Nel 1980 inizia la sua attività politica nella “Democrazia Cristiana”, come consigliere comunale a Bologna, nel 1983 viene eletto alla Camera dei deputati. Nel 1993 la Dc venne “travolta” dalle indagini di “Mani pulite”. Casini, insieme a Clemente Mastella, prendono le distanze dalla Dc e si allearono con la “Lega Nord” di Umberto Bossi, il “Movimento Sociale Italiano” di Gianfranco Fini e “Forza Italia” la nuova formazione politica di Silvio Berlusconi, cosi’ il 18 gennaio 1994 fondarono il “Centro Cristiano Democratico” (CCD). Casini fu rieletto nel 1994 e appoggia il primo governo Berlusconi. Per le elezioni politiche del 1996 presenterà il suo partito insieme ai “Cristiani Democratici Uniti” di Rocco Buttiglione, ma il “Polo delle Libertà” perse, e il suo partito fu all’opposizione dei governi dell'Ulivo. Si verificò la rottura con Mastella e con la parte di “sinistra” del CCD che si allearono con il centrosinistra. Con la vittoria di Berlusconi il 31 maggio 2001 Casini viene eletto Presidente della Camera dei deputati. Nel 2002 CCD (“Centro Cristiano Democratico”) e CDU (“Cristiani Democratici Uniti”), insieme ai “Democrazia Europea” di Sergio D’Antoni, si fondono nell’UDC (“Unione di Centro”). Nella campagna elettorale per le elezioni politiche del 2006, Casini cercò di “smarcarsi” da Berlusconi, ed insieme a Gianfranco Fini, proposero una loro possibile “alternativa” per la carica di Presidente del Consiglio in caso ottenessero piu’ voti di Berlusconi. L’UDC decide di presentarsi con il cognome Casini nel nuovo simbolo del partito, ma Berlusconi ottenne il maggior numero di voti. Durante il III Congresso dell’UDC, che si e’ svolto a Roma dal 13 al 15 aprile 2007, Casini, anche in quell’occasione, voleva costruire un partito dei “moderati” che aveva come riferimento il PPE (Partito Popolare Europeo) e voleva distinguersi dall'azione parlamentare degli altri partiti del centrodestra. In occasione delle elezioni parlamentari del 2008, rompe definitivamente con Berlusconi. Viene candidato a premier dall’Udc ottenendo il 5.6% facendo eleggere 36 deputati e 3 senatori. Con il progetto del “Terzo polo” di alcuni mesi fa, di cui Pier Ferdinando Casini era il promotore, contava sull’apporto del Fli (Futuro e Libertà di Fini) e dell’Api (Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli). Di nuovo l’obiettivo era di dar vita a un nuovo soggetto politico popolare e liberale in grado di raccogliere tutti i “moderati” italiani e gli “scontenti" dei due principali schieramenti. Le amministrative del maggio 2012, di fatto, hanno “sancito la fine” del “Terzo Polo”. Recentemente Casini ha dichiarato che si alleerà con il Pd e ha iniziato a porre condizioni: non vuole nell’alleanza ne’ Di Pietro e neppure Vendola. “Pierfurbi” Casini e’ un ”mediocre” giocatore di “dama” (gli “scacchi” non sono alla sua portata intellettiva) e come Fini e’ ammalato di “megalomania”. Alleandosi con il Pd sarà abbandonato da molti dei suoi elettori che non vogliono avere nulla a che fare con il centrosinistra. Con lo sbarramento al 5% probabilmente anche l’Udc e Casini rimarranno fuori dal parlamento alle prossime elezioni del 2013.

Valentino Del Favero e' libero!

Oggi 25 luglio 2012 Valentino Del Favero, accompagnato da Emilio De Zordo, lascia l’Australia per ritornare a vivere permanentemente nel suo paese natale Lozzo di Cadore (Belluno). Ben oltre quindici lunghi mesi sono stati necessari per “liberarlo”. Per “business” Valentino era “segregato” in una casa di riposo. Giunse a Melbourne con la nave “Aurelia” nel gennaio del 1961, aveva ventuno anni esatti. Per oltre trent’anni ha lavorato alla “Trasfield” nelle squadre che montavano i grandi tralicci elettrici per l’alta tensione. Quando lavorava nell’”Outback” restava lontano dalla moglie e dal figlio per lunghi mesi. Inviava cospicue somme di denaro alla famiglia, ma al ritorno non trovava conservato neppure un centesimo. Come ogni italiano il suo sogno era di comprarsi una casa, ma la moglie (non italiana) preferiva piuttosto condurre una vita agiata. Dopo un brutto incidente sul lavoro, a 56 anni, fu messo in pensione di disabilità. Da quel momento iniziò il suo “calvario”. La pensione era una “miseria” in confronto a quanto guadagnava lavorando. Per la moglie non era piu’ “la gallina dalle uova d’oro” e, senza alcun scrupolo, lo allontanò da casa invitandolo ad andare a lavorare con il fratello (cognato di Valentino) a Tweed Heads, nella Gold Coast. Per quel lavoro era ricompensato con un letto e un po’di cibo, senza alcun stipendio. Nonostante tutto Valentino riuscì a risparmiare una bella sommetta dalla sua pensione. Fu raggirato ed i soldi “sparirono”. Decise di ritornare a Cabramatta (Sydney), ma la moglie rifiutò d’incontrarlo. Fu ospitato a Campbelltown dall’unico figlio, ma subito dovette rinunciarvi perche’ non gradito dalla compagna del figlio. Trovò brevi periodi di ospitalità presso alcuni “amici”. Al termine di queste esperienze si trovò “homeless”. Passava le giornate nei parchi pubblici e alla sera cercava qualche rifugio di fortuna per dormire. Un pomeriggio, di circa sette anni fa, giaceva incosciente sul prato di Bigge Park di Liverpool. Fu notato da Mr. Scotty che, come il Buon Samaritano, si commosse e lo aiutò a rialzarsi e sostenendolo lo portò nel suo appartamento. Lo aiutò a farsi la doccia, gli diede dei vestiti puliti, gli offrì la cena ed un letto. Il giorno successivo gli trovò alloggio nello stesso palazzo in un appartamento dove vivevano tre uomini soli. Ogni giorno, al ritorno dal lavoro, Scotty andava sempre a visitarlo. Per circostanze ancora non chiarite, il 2 settembre 2010 nell’appartamento si sviluppò un incendio e Valentino fu ricoverato al Royal North Shore Hospital di Sydney in “coma” per le numerose bruciature in molte parti del corpo (ha perso l’uso dell’occhio sinistro). Il 15 ottobre 2010, dimesso dall’ospedale, il Guardianship Tribunal lo fece ospitare nella casa di riposo dove l’incontrai nel marzo 2011. In quel periodo fisicamente aveva recuperato molto bene ed era “autosufficiente” per alzarsi dal letto, vestirsi, curare la sua persona (doccia compresa), mangiare ecc., ma “psicologicamente” era ancora un po’ “frastornato”. Iniziai a farlo uscire quasi ogni giorno e in breve tempo i risultati furono “eccezionali”. Andavamo spesso negli Shopping Centre e frequentavamo i Club italiani. Ricevemmo da amici inviti a pranzo nei ristoranti. Spesso pranzava o cenava a casa mia e da li telefonavamo ai fratelli. Ha trascorso le ultime feste natalizie invitato a turno dai miei cinque figli. Questo nuovo stile di vita lo ha “rigenerato” e, pur rimanendogli qualche disabilità, e’ da considerarsi una persona “normale” e sarebbe stato dannoso per la sua salute fisica e mentale se avesse continuato a vivere nella casa di riposo. Il 14 febbraio 2012, dietro mio invito, giunse in Australia la cognata, Signora Loredana, con l’obbiettivo di riportarsi in Italia Valentino. La Public Guardian si oppose adducendo scuse “poco plausibili”. Il 15 febbraio accompagnai Valentino e Loredana a Budgewoi dal Signor Emilio De Zordo, loro compaesano e amico d’infanzia di Valentino. Generosamente Emilio si offri di ospitarli tutto il tempo necessario (Loredana ritornò in Italia il 27 marzo). Sia Emilio che Loredana si presero amorevolmente cura di Valentino. Giornalmente lo accompagnavano a camminare, gli preparavano cibo genuino e lo fecero visitare da alcuni dottori anche specialisti. Fu richiesta una nuova “valutazione” delle condizioni psiche e fisiche di Valentino, e cosi’ “ufficialmente” non fu piu’ considerato “disabile” ma “autosufficiente”. Finalmente terminò la “segregazione” nella casa di riposo ed iniziò permanentemente a soggiornare a casa di Emilio. Fu una vera “impresa” potere ottenere dall’ufficio Immigrazione la copia del Certificato di cittadinanza che Valentino aveva smarrito, il certificato era necessario per ottenere il passaporto. Dopo centinaia di lettere che avevo inviato a molti uffici governativi (fui diffidato e minacciato d’imprigionamento), finalmente, in data 19 giugno 2012, ricevetti la “lettera ufficiale” che attendevo da mesi: “Valentino poteva ritornare a vivere permanentemente in Italia”. Non credevo che ci fosse tanto “cinismo” negli uffici australiani e tanta falsità, ipocrisia ed opportunismo nei cosi’ detti organi “rappresentativi” degli italiani all’estero che si sono rivelati del tutto “inutili”. Sono stato, persino, costretto a “dimettermi” da volontario del CO.AS.IT. (Comitato Assistenza per gli Italiani). Fui messo di fronte alla scelta o aiutare Valentino che, secondo loro, avrei dovuto abbandonare al suo destino (sarebbe finito in una sedia a rotelle), o rinunciarvi per non creare “fastidi” sia alla casa di riposo (che avrebbe perso la cospicua somma che il governo gli versava per assistere Valentino) e sia al CO.AS.IT. che avrebbe visto compromessi i finanziamenti che riceveva dal governo australiano. A titolo personale continuo a fare del volontariato. Nel mio blog mi ripropongo di raccontare l’intera storia nei minimi particolari riportando nomi e cognomi. Desidero ringraziare pubblicamente Emilio De Zordo che se “generosamente” non avesse ospitato Valentino dal 15 febbraio al 25 luglio 2012, Valentino non avrebbe mai potuto recuperare fisicamente e psicologicamente per affrontare il lungo e faticoso viaggio aereo per l’Italia.