Mario Monti e’ sta ricevuto da Obama come l’uomo che, nientedimeno, può cambiare l’Europa, come era scritto sulla copertina del settimanale americano “Time”. Come italiani questo ci fa inorgoglire come pure siamo orgogliosi di Mario Draghi che dirige la BCE (Banca Centrale Europea) e di Sergio Marchionne salvatore della “Chrysler” americana. Tutti e tre smentiscono lo “stereotipo” che gli italiani sono dei “buoni a nulla”. Viene spesso dimenticato che senza l’influenza dell’antica Roma e del Rinascimento il mondo starebbe ancora nella barbarie. Nell’intervista rilasciata da Monti al “Time”, oltre ad elogiare Berlusconi per “comportarsi da statista”, dice che la sua missione e’ “cambiare il modo di vivere degli italiani”. Questa e’ un’altra sua “sbruffonata”. Se non c’e’ riuscito Mussolini, figuriamoci un Monti qualsiasi! Prima di cambiare gli italiani, che per “campare” sono costretti a fare i “furbi” per non finire sul lastrico, Monti deve cambiare lo Stato che si comporta da “grassatore”, arrogante, spendaccione, inefficiente. Che pretende interessi da “strozzino” per chi e’ in arretrato con lui, ma paga i suoi fornitori a tre anni rischiando di farli fallire. E’ vero, non tutti pagano le tasse, ma per prima cosa lo Stato dovrebbe smettere di essere “ladro” per la quantità stratosferica di soldi che “ruba” agli italiani con tasse esagerate senza fornire servizi efficienti. Prima di ogni cosa va cambiato lo Stato, la politica, i politici che ogni giorno ci regalano uno scandalo. Intanto cominci lui stesso a cambiare che ha “preteso” di essere nominato Senatore a vita per ottenere un “vitalizio” di 25mila euro mensili. Monti e’ consapevole di “brillare” di luce riflessa, infatti, l’ha detto chiaramente: “il suo governo si sta muovendo in continuità con chi lo ha preceduto”. E’ un “inchino” a Berlusconi. Successivamente ha aggiunto: “La cancelliera Merkel ha espresso apprezzamento per alcune scelte dell'allora presidente del consiglio Berlusconi ed anche per la scelta attuale del partito di cui Berlusconi e’ presidente di sostenere gli sforzi di questo governo”. Quindi lo ha ribadito alla Camera dove ha esaltato il ruolo del Parlamento e dei partiti che lo sostengono e, soprattutto la “continuità”: “Lasciatemi concludere che l'azione dell'Italia, sia pure con accenti diversi, con efficacia diversa, con stili diversi, questo fa parte delle cose umane, e’ però in linea di continuità, potrei dire, rispetto a tutti i precedenti Governi, e comunque rispetto ai Governi che ricordo da molti anni, beninteso incluso l'ultimo”. Monti lo sa che “l’azionista di maggioranza” del suo governo e’ il Pdl che quando poi si allea con la Lega può farlo cadere. E questo e’ stato dimostrato pochi giorni fa’. La “stella” Monti continuerà a “brillare” se non si allontanerà dal “solco tracciato” dal precedente governo Berlusconi. Proceda, quindi, senza “tentennamenti” per far approvare tutte le riforme che la sinistra ha sempre impedito a Berlusconi e che ora sarà “costretta” a votare. Monti non si “monti” la testa e si astenga a fare lo “sbruffone”.
giovedì 16 febbraio 2012
Il lavoro nobilita l'uomo, ma non sempre.
La gente lavora per procurarsi da vivere. Ma la “necessità” e’ solo una delle ragioni per cui si lavora. Se si lavorasse per vivere, sarebbe normale smettere quando non se ne ha piu’ bisogno, invece, nella maggior parte dei casi, ciò non avviene. Sentiamo parlare di lavoro dalla più tenera infanzia. Mio padre va a lavorare, Tizio cerca lavoro, Caio ha perso il lavoro, tutti lavorano. Come mai quel signore non lavora? Se si tratta di un ricco lo si invidia o lo si condanna. Se si tratta di un povero lo si considera uno spostato o un parassita. Conoscendo una persona una delle prime cose che gli si chiedono e’: che fa, nella vita? E chi non ha un mestiere o una professione e’ uno che “non fa niente”: magari, invece, e’ un bravo “artista”. All’inizio si lavora per necessità, potendone fare a meno, si continua a lavorare perche’ molti lo sentono come un “dovere” o perché e’ un'attività interessante, perché ci permette di sentirci vivi. I guadagni potrebbero divenire secondari: c’è chi si impegna molto più per il successo che per il denaro e chi al momento di ritirarsi preferirebbe continuare, anche se dovesse guadagnare come la pensione che gli aspetta. Il “dovere” di lavorare in molti e’ nascosto nel profondo del loro “io” che si trasforma in una quasi “malattia” che non gli fa piu’ tener conto del proprio tornaconto. I capi d’impresa, che non conoscono orari e sempre pieni d’impegni, riconoscono la “assurdità” della loro vita e cercano scuse come le necessità della famiglia. Ma i figli potrebbero fare a meno della Ferrari, la moglie dei gioielli, della casa al mare ed in montagna ecc. Rimangono in ufficio fino alle undici di sera o nel week end per non farsi sfuggire un affare convenientissimo, ma di quell’affare non hanno nessun bisogno e, anzi, farebbero bene a spendere i soldi guadagnati con l'affare precedente. Per il “milionario” il guadagno e’ solo la misura del suo talento e spesso e’ tanto personalmente sobrio quanto e’ generoso con gli altri. Stupefacente e’ che amino il loro lavoro milioni di persone che hanno compiti umili, ripetitivi e che riescono a trovare un lato “creativo” del loro mestiere. Sono soddisfatti ed appagati di come e’ lucido il pavimento che hanno appena pulito e lavato; nel dimostrare al cliente come il guasto del motore sia stato perfettamente riparato; di come hanno innalzato il muro di una casa in costruzione o nell’avere venduto un brutto vestito a una cliente difficile ecc. Per alcuni il lavoro e’ l’unica fonte di “autostima”. Un uomo può amare le ore che passa nel suo luogo di lavoro perché lì e’ “qualcuno”, mentre a casa e’ “quel cretino di mio marito”. Se bisogna lavorare per vivere non si ha scelta, ma chi non lavora per necessità e’ quasi “innaturale” che lo faccia: il gatto sazio non caccia topi. Ad un certo momento bisogna lasciare il lavoro perche’ e’ “naturale” che si voglia dedicarsi a cose che non si e’ avuto tempo di fare durante la vita lavorativa come, ad esempio, arricchirsi culturalmente, stare di piu’ con figli e nipoti, i famigliari o gli amici, dedicare parte del proprio tempo al volontariato. Ci sono mille modi per continuare a “produrre” ed essere utili.
Il "riscaldamento globale" e' una bufala.
L’emisfero nord del mondo in estate/autunno e’ stato sommerso da alluvioni ed ora, in inverno, e’ coperto da una spessa coltre di neve. Nell’emisfero sud, oltre alle alluvioni che ha procurato disastri in molte nazioni, l’estate e’ stata latitante. Noi uomini della strada ci domandiamo: ma il “buco” nell’ozono non doveva far innalzare pericolosamente le temperature? Un paio di settimane fa, zitti zitti, senza clamore mediatico, il “Met Office's Hadley” e la “Climatic Research Unit” hanno fatto sapere che il pianeta Terra “non” si e’ riscaldato negli ultimi 15 anni, sulla base dei dati raccolti da 30.000 stazioni di rilevamento climatico. Al contrario, rischiamo di avviarci verso una “mini ice age”, un raffreddamento globale paragonabile a quello che nel 1648 provocò la gelata del Tamigi e dei canali di Amsterdam. E’ certo che il futuro prossimo sarà più freddo. Eppure, nel 2008, gli esperti del “Met” sostenevano che il periodo compreso tra il 2009 e il 2014 avrebbe raggiunto temperature calde da record. Nel 2009, prima del Vertice di Copenaghen, un “hacker” (“spione” che intercetta messaggi circolanti in internet) pubblica informazioni riservate: si tratta di uno scambio di e-mail tra scienziati inglesi e americani che lavorano per l'IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), l'ente delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico. I sostenitori accaniti del “riscaldamento globale” vengono smascherati. I dati da loro diffusi sono molto “opinabili” ed esercitavano pressioni e boicottavano gli scienziati che non la pensavano come loro, un atteggiamento che scredita gravemente l’immagine degli istituti collegati, tra cui la Climatic Research Unit. Nello stesso anno, una ricerca apparsa su “Nature Geoscience”, evidenzia che il “global warming” non e’ legato solo alle emissioni inquinanti degli uomini, ma anche ad altri fattori, come le radiazioni solari e le maree degli oceani. Il “Met Office's Hadley Centre” respinge al mittente queste considerazioni spiegando che nelle loro ricerche sul clima hanno tenuto conto delle radiazioni solari e delle maree, ma che la colpa del “riscaldamento globale” e’ prevalentemente legata all’inquinamento delle abitudini umane. E continuano a sostenerlo nonostante che, secondo loro, i ghiacciai himalayani dovevano sciogliersi, ma non e’ avvenuto. La realtà e’ che negli ultimi due anni la temperatura e’ scesa da 14,40 gradi celsius a 14,30. Sul clima qualcuno sta “barando” e viene da chiedersi quali sono gli interessi nascosti dei sostenitori del “riscaldamento globale”.
Il "riscaldamento globale" e' una bufala.
L’emisfero nord del mondo in estate/autunno e’ stato sommerso da alluvioni ed ora, in inverno, e’ coperto da una spessa coltre di neve. Nell’emisfero sud, oltre alle alluvioni che ha procurato disastri in molte nazioni, l’estate e’ stata latitante. Noi uomini della strada ci domandiamo: ma il “buco” nell’ozono non doveva far innalzare pericolosamente le temperature? Un paio di settimane fa, zitti zitti, senza clamore mediatico, il “Met Office's Hadley” e la “Climatic Research Unit” hanno fatto sapere che il pianeta Terra “non” si e’ riscaldato negli ultimi 15 anni, sulla base dei dati raccolti da 30.000 stazioni di rilevamento climatico. Al contrario, rischiamo di avviarci verso una “mini ice age”, un raffreddamento globale paragonabile a quello che nel 1648 provocò la gelata del Tamigi e dei canali di Amsterdam. E’ certo che il futuro prossimo sarà più freddo. Eppure, nel 2008, gli esperti del “Met” sostenevano che il periodo compreso tra il 2009 e il 2014 avrebbe raggiunto temperature calde da record. Nel 2009, prima del Vertice di Copenaghen, un “hacker” (“spione” che intercetta messaggi circolanti in internet) pubblica informazioni riservate: si tratta di uno scambio di e-mail tra scienziati inglesi e americani che lavorano per l'IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change), l'ente delle Nazioni Unite che studia il cambiamento climatico. I sostenitori accaniti del “riscaldamento globale” vengono smascherati. I dati da loro diffusi sono molto “opinabili” ed esercitavano pressioni e boicottavano gli scienziati che non la pensavano come loro, un atteggiamento che scredita gravemente l’immagine degli istituti collegati, tra cui la Climatic Research Unit. Nello stesso anno, una ricerca apparsa su “Nature Geoscience”, evidenzia che il “global warming” non e’ legato solo alle emissioni inquinanti degli uomini, ma anche ad altri fattori, come le radiazioni solari e le maree degli oceani. Il “Met Office's Hadley Centre” respinge al mittente queste considerazioni spiegando che nelle loro ricerche sul clima hanno tenuto conto delle radiazioni solari e delle maree, ma che la colpa del “riscaldamento globale” e’ prevalentemente legata all’inquinamento delle abitudini umane. E continuano a sostenerlo nonostante che, secondo loro, i ghiacciai himalayani dovevano sciogliersi, ma non e’ avvenuto. La realtà e’ che negli ultimi due anni la temperatura e’ scesa da 14,40 gradi celsius a 14,30. Sul clima qualcuno sta “barando” e viene da chiedersi quali sono gli interessi nascosti dei sostenitori del “riscaldamento globale”.
lunedì 6 febbraio 2012
Mario Monti "ipnotizzatore" & "berlusconiano".
Mario Monti e’ sempre in tivù. Le sue chiacchierate davanti alle telecamere sono sempre più frequenti, praticamente una rubrica fissa. L’avesse fatto Berlusconi ci avrebbero detto che la democrazia era in pericolo. Monti e’ un professore e come tale spiega con puntiglio ogni concetto, anche il più elementare, convinto di rivolgersi a dei “testoni”. Dopo anni di talk show televisivi “concitati” avevamo bisogno di un “ipnotizzatore”. Lo ascoltiamo per un po’, non comprendiamo tutto quello che dice, o non ce ne frega niente di capire, e poi ci appisoliamo beati sulla poltrona. Quando ci risvegliamo siano contenti, sereni, fiduciosi e pensiamo: sto Monti e’ proprio bravo, infonde sicurezza da farci dormire sonni tranquilli. E’ il premier che ci voleva! Sere fa, mentre ero ad ascoltarlo mezzo addormentato su RAI News 24, all’improvviso mi sono risvegliato dal torpore quando l’ho sentito pronunciare una frase “berlusconiana”: “Il posto fisso non esiste più, meglio così, perché era noioso”. Ho subito pensato: chi sa quanto avrà sconvolto e messo in “angoscia” piu’ nera la sinistra. Monti ha detto una cosa “sacrosanta”. In effetti, non c’è nulla di più noioso che lavorare tutta la vita alla stessa scrivania, allo stesso macchinario, col medesimo incarico. Ma i “progressisti”, dimostrandosi “ultraconservatori”, rimpiangono il passato quando il sogno di quasi tutti era di essere assunti in pianta stabile dalla pubblica amministrazione: posto “sicuro” garantito a vita senza paura di essere licenziati. Nonostante il mondo sia profondamente cambiato, i politici della sinistra e i sindacati sono ancora a “difendere” l’impiego “senza fine”, una specie di “ergastolo”, ovvero una cosa impossibile da tutelare “in quanto non c’è più”. Monti questa volta ha detto la verità e, come si sa, la verità fa male a certa gente che gli prenderà “un colpo” quando Monti dovrà fare un’altra cosa “berlusconiana”: modificare l’articolo 18 che “frena” gli investimenti stranieri mentre gli industriali italiani preferiscono “delocalizzare” all’estero ed e’ per questo che i giovani non trovano lavoro. Monti, se vorrà veramente cambiare l’Italia, e’ obbligato a fare tutte le riforme che sono state impedite a Berlusconi, e questa volta quelli di “sinistra” saranno “costretti a votarle”. L’avevo detto che si erano cacciati nel sacco. Hanno voluto Monti? Sai quanti rospi dovranno ingoiare.
Oscar Luigi Scalfaro.
Come sempre il rispetto per la persona che ci lascia e’ sentito e doveroso. Mi sembra un’ipocrisia, invece, elargire a piene mani “elogi” sulle “qualità umane” di Scalfaro. Dal presidente della repubblica ai politici di sinistra, e non solo, ai più alti gradi della Chiesa si sono stracciati le vesti per celebrare la “cristianità” e la “coerenza” di colui che fu. Vorrei sollecitare, sempre nel rispetto per l’uomo scomparso, una riflessione sulla fucilazione di Enrico Vezzalini e altri “repubblichini” a “guerra finita” furono processati e condannati a morte su richiesta del pubblico ministero Oscar Luigi Scalfaro a Novara il 23 settembre del 1945. Ebbene, un fervente cattolico, “difensore dei principi morali della chiesa”, come viene dipinto oggi da illustri “prelati” e dai componenti della sinistra, ha ordinato la morte di altri uomini, per quanto colpevoli, oltre a sostenere la legge sull’aborto. Se questa é “coerenza” e “cristianità”! Scalfaro non mancherà a molti. Come si può poi dimenticare ciò che combinò nel dicembre 1994? Per questo molti lo ricordano come il peggior presidente della repubblica Italiana. E’ noto che con molta “riluttanza” Scalfaro, il 10 maggio 1994, aveva incaricato Berlusconi a formare il governo dopo che aveva vinto le elezioni e che da subito iniziò a mettergli i bastoni tra le ruote. Berlusconi preparava la lista dei ministri, Scalfaro disse a Bossi: “Se escluderai Miglio, quando rovescerai il governo io non scioglierò le Camere” e pose il veto per altri personaggi che non dovevano essere scelti come ministri. Il 21 novembre 1994 Berlusconi ricevette un invito a comparire mandato dal Pool di Milano “notificatogli” tramite le pagine del “Corriere della Sera” mentre stava presiedendo a Napoli una conferenza internazionale sulla criminalità. Per quella vicenda, nell’aprile 2006 dopo dodici anni, Berlusconi venne assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Ma questo processo con tutti gli altri, dove non e’ stato mai condannato, ha inciso molto negativamente sulla sua vita politica. Nell’occasione dell’avviso di garanzia a Berlusconi, Scalfaro convinse Bossi ad uscire dal governo. Come avvenne il “ribaltone” lo ha raccontato nel suo libro “Il mio progetto” (edito nel 1996) Umberto Bossi nel quale racconta il “patto segreto” tra Bossi e Scalfaro a cui si “accodarono” Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione. L’obbiettivo era evitare le elezioni dopo la caduta del governo Berlusconi. Scoperto il “giochetto” furono in molti a pensare di accusare Scalfaro e di chiedere lo “impeachment”, il piu’ attivo fu Marco Pannella. Subito dopo l’avviso di garanzia, Bossi iniziò a fare “casino” e la “grande stampa” a sparare a “pallettoni” contro Berlusconi, per non parlare della magistratura. Quando Berlusconi annunciò una manovra economica con la riforma delle pensioni (che anche la sinistra considerava giusta) i sindacati preannunciarono “l’inferno” per la manifestazione del 12 dicembre 1994 con un milione di persone in piazza. In cuor suo Scalfaro ne fu felice. Fu un capolavoro di ipocrisia politica da parte di tutti: la riforma delle pensioni proposta da Berlusconi (un 3% annuo in meno per chi fosse andato in pensione d’anzianità senza aver raggiunto l’età pensionabile) fu considerata uno scandalo: la stessa riforma sarà poi fatta dal successivo governo di Lamberto Dini. Il 21 dicembre 1994 Scalfaro, sprizzando gioia, accolse le dimissioni di Berlusconi che rimase in carica sino al 17 gennaio 1995. Finalmente Scalfaro, infischiandosene della Costituzione, poteva presentare un suo nuovo governo anche se promise a Berlusconi le elezioni a breve con la precisa intenzione di “non mantenere la promessa”. E nel frattempo, per il bene del Paese minacciato da Berlusconi, dava tempo alla sinistra di riorganizzarsi: tanto è vero che poi vinse le elezioni. Il governo di Lamberto Dini durò dal 1995 alla primavera del 1996, fu la lunga mano di Scalfaro che brillò per la “ostinazione” con cui volle tentare di prolungare la sua durata ad ogni costo, inventandosi continuamente nuovi obiettivi ogni volta che aveva conseguito i precedenti. Finché non fu il partito di Bertinotti a staccare la spina. Ciò che accadde allora, si e’ ripetuto ora con il governo Monti, sia pure in forme diverse. Oggi Napolitano si e’ fatto il suo “personale governo” del Presidente. La dipartita di Scalfaro, dunque, non lascia un vuoto. E’ rimasta celebre la sua apparizione in Tv, interrompendo la trasmissione di una partita di calcio, per gridare agli italiani quel “Non ci sto!” di fronte alle accuse che gli venivano mosse circa alcune vicende oscure (ancora in via di chiarimento) in cui lo si supponeva implicato. Quel “Non ci sto!” che non ha concesso ad altri che si sono trovati nelle sue stesse condizioni, come l’ex presidente del Consiglio Berlusconi. Scalfaro ordinò alle sue guardie del corpo di picchiare con calci e pugni il giornalista Valerio Staffelli che voleva consegnargli il “tapiro d’oro” per la sua famosa frase. Il pestaggio avvenne sotto i suoi occhi con suo compiacimento e questo non mi sembra l’agire di un che voleva apparire “buono” e “cristiano”.
Adriano Celentano.
La partecipazione del “molleggiato” al Festival “canzonettistico” di San Remo costerà alla Rai (televisione pubblica) 350mila euro ad apparizione. Senza dubbio Celentano e’ un eccezionale cantante, ma 350mila euro a puntata sono sempre troppi per alcune ore di lavoro. La generalità delle persone impiegano 10/15 anche 20 anni di duro lavoro per accumulare una simile cifra. Non e’ apparso vero al direttore della Rai Mauro Mazza, per pubblicizzare l’evento, di annunciare che Celentano devolverà interamente il compenso in “beneficenza”, ma non solo, la sua generosità andrà oltre perche’ pagherà le tasse di tasca propria. Quindi, la conclusione e’ che Celentano alla fine ci rimetterà. La realtà e’ che Celentano si fa bello con i soldi “pubblici”. In piena crisi economica sarebbe stato piu’ opportuno partecipare al Festival a titolo gratuito anziché devolvere “soldi pubblici”. La beneficenza Celentano l’avrebbe dovuto farla di tasca propria, cosi’ facendo avrebbe creato ancora piu’ clamore e sarebbe stato piu’ apprezzato. Concordiamo con Gianni Morandi nel considerare Celentano un cantante “unico”, ma lo e’ anche nel prendere per fondelli tutti quanti come anche quando si esibisce in “monologhi” sconclusionati ed incomprensibili. Bravissimo cantante si, ma anche scaltro “furbastro”.
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