Fabio Raja
Giovedì, 28 Novembre 2013
Scienziati ed artisti di chiari meriti nei rispettivi campi professionali ma
che siedono sugli scranni del Senato, e vi siederanno per molti anni ancora
sinché avranno vita, senza aver mai ricevuto un solo voto dagli elettori hanno
scelto di cacciare dalle Istituzioni l’uomo designato dagli elettori per due
decenni alla guida dell’Esecutivo o dell’opposizione Parlamentare.
Ora che il Cavaliere è fuori dalle istituzioni coloro che lo hanno
ferocemente avversato per quattro lustri potrebbero avere tutte le ragioni per
rallegrarsene e festeggiare l’evento. Invece, tranne qualche sparuto gruppo di
minus habens, si constata un certo imbarazzato silenzio dale parti della
sinistral.
Escluso che sia per pudore, sospetto che ne siano geneticamente sprovvisti,
non resta che supporre che, seppur senza averne ancora piena consapevolezza,
comincino a comprendere che quel voto non è stato per niente un successo, ma al
contrario ha messo il definitivo sigillo sull’incapacità della sinistra a
guadagnarsi per via democratica il governo del paese.
Ormai è documentato, e l’attestato lo ha rilasciato il Senato con il voto di
ieri, la sinistra per piegare Berlusconi è dovuta ricorrere a mezzi che con la
conquista del consenso popolare niente hanno a che vedere.
Certo, potrebbe apparire strano che io faccia questa affermazione nel momento
in cui la sinistra ha praticamente tutte le cariche più importanti delle
istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica a quella delle due Camere e del
Consiglio dei Ministri.
Ma proprio questa occupazione, “manu militari”, dimostra inequivocabilmente
la mia tesi giacché nelle elezioni politiche svolte negli ultimi cinque anni, in
quelle del 2008 il centrodestra ottenne una schiacciante vittoria e nelle più
recenti la coalizione PD-SEL ha prevalso per soli 14.000 voti.
Da ieri nessuno potrà più battere politicamente Berlusconi perché già
sconfitto, ma con armi aliene alla politica e alla regolare competizione
democratica.
Non escludo che qualcuno tra i più intelligenti esponenti del PD avesse
capito il disastro verso cui il partito si stava avviando. E aveva provato anche
a lanciare qualche timido avvertimento subito zittito e perfino aggredito
fisicamente.
Così il Partito di Epifani, cioè di nessuno, invece di attendere
signorilmente l’interdizione che ineluttabilmente scatterà tra pochi giorni
producendo più o meno gli stessi effetti della decadenza, ma lasciando la
sinistra con le mani pulite, ha preferito diversamente.
E se lo ha fatto è per due motivi: il primo per non lasciarsi superare quanto
a giustizialismo dal M5S, il secondo perché qualcuno dei tre contendenti alla
segreteria del PD avrebbe potuto usare l’argomento dell’applicazione della legge
Severino per lucrare qualche vantaggio sugli altri.
Un partito culturalmente succube al Grillismo e ormai prossimo alla
spaccatura. Peggio di così...
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