venerdì 29 novembre 2013

Non e' democrazia, bellezza!

 


Giovedì, 28 Novembre 2013
Scienziati ed artisti di chiari meriti nei rispettivi campi professionali ma che siedono sugli scranni del Senato, e vi siederanno per molti anni ancora sinché avranno vita, senza aver mai ricevuto un solo voto dagli elettori hanno scelto di cacciare dalle Istituzioni l’uomo designato dagli elettori per due decenni alla guida dell’Esecutivo o dell’opposizione Parlamentare.
Ora che il Cavaliere è fuori dalle istituzioni coloro che lo hanno ferocemente avversato per quattro lustri potrebbero avere tutte le ragioni per rallegrarsene e festeggiare l’evento. Invece, tranne qualche sparuto gruppo di minus habens, si constata un certo imbarazzato silenzio dale parti della sinistral.
Escluso che sia per pudore, sospetto che ne siano geneticamente sprovvisti, non resta che supporre che, seppur senza averne ancora piena consapevolezza, comincino a comprendere che quel voto non è stato per niente un successo, ma al contrario ha messo il definitivo sigillo sull’incapacità della sinistra a guadagnarsi per via democratica il governo del paese.
Ormai è documentato, e l’attestato lo ha rilasciato il Senato con il voto di ieri, la sinistra per piegare Berlusconi è dovuta ricorrere a mezzi che con la conquista del consenso popolare niente hanno a che vedere.
Certo, potrebbe apparire strano che io faccia questa affermazione nel momento in cui la sinistra ha praticamente tutte le cariche più importanti delle istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica a quella delle due Camere e del Consiglio dei Ministri.
Ma proprio questa occupazione, “manu militari”, dimostra inequivocabilmente la mia tesi giacché nelle elezioni politiche svolte negli ultimi cinque anni, in quelle del 2008 il centrodestra ottenne una schiacciante vittoria e nelle più recenti la coalizione PD-SEL ha prevalso per soli 14.000 voti.
Da ieri nessuno potrà più battere politicamente Berlusconi perché già sconfitto, ma con armi aliene alla politica e alla regolare competizione democratica.
Non escludo che qualcuno tra i più intelligenti esponenti del PD avesse capito il disastro verso cui il partito si stava avviando. E aveva provato anche a lanciare qualche timido avvertimento subito zittito e perfino aggredito fisicamente.
Così il Partito di Epifani, cioè di nessuno, invece di attendere signorilmente l’interdizione che ineluttabilmente scatterà tra pochi giorni producendo più o meno gli stessi effetti della decadenza, ma lasciando la sinistra con le mani pulite, ha preferito diversamente.
E se lo ha fatto è per due motivi: il primo per non lasciarsi superare quanto a giustizialismo dal M5S, il secondo perché qualcuno dei tre contendenti alla segreteria del PD avrebbe potuto usare l’argomento dell’applicazione della legge Severino per lucrare qualche vantaggio sugli altri.
Un partito culturalmente succube al Grillismo e ormai prossimo alla spaccatura. Peggio di così...

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