mercoledì 30 maggio 2018

Il Colle medita l'inversione a U Si cerca un governo politico

Di Maio: "Ritentiamo, collaboreremo col Quirinale". E la Meloni: "Pronta a rafforzare la maggioranza Lega-M5s"

E la richiesta di impeachment. E le minacce di morte. E lo spread schizzato oltre quota 300. E il caso Savona.








E la contromanifestazione grillina del due giugno. E il fallimento del governo politico Jamaica. E ora pure le difficoltà di mettere in piedi un banale esecutivo balneare. Ieri il capo dello Stato si è girato e ha scoperto che dietro a lui non c'era nessuno. Nessuna maggioranza, niente appoggio del Pd, zero speranze di costruire un accordo parlamentare per arrivare almeno in autunno. E nel frattempo era sparito persino Carlo Cottarelli, convocato al Colle per ufficializzare e la sua squadra tecnica e uscito di soppiatto mezz'oretta dopo «per approfondire la lista».
In realtà forse quello che vuole approfondire è proprio il presidente. Pare, dicono, sembra, che Mattarella starebbe meditando di cambiare cavallo e di dare un mandato politico, forse proprio a Matteo Salvini, o a Giancarlo Giorgetti. Un ritorno di fiamma improvviso, una seconda chance. Un colpo di scena, ma del resto perché meravigliarsi, in tre mesi ne abbiamo viste di tutte. Pure stasera se ne vedono parecchie. Luigi Di Maio che in due ore passa dall'impeachment all'offerta di «collaborare con il presidente per risolvere la crisi». I due leader di Lega e M5s che riaccendono il forno e si incontrano. Giuseppe Conte, premier in pectore per cinque giorni, a dispetto del curriculum, in preda a una crisi di astinenza da riflettori, passeggia sorridente con una misteriosa cartellina in mano davanti alla gelateria Giolitti inseguito dai cronisti. Chissà, il prof aveva nostalgia. Oppure sa che sta per essere richiamato in campo. E siccome non vogliamo farci mancare nulla, qualcun altro parla di un Silvio Berlusconi garante di un esecutivo Jamaica in formato ridotto, cioè senza Paolo Savona. Ma nella giornata delle voci e delle stranezze, prende quota anche un'ipotesi B, e cioè un mandato sì a Salvini però nel quadro di un'alleanza di centrodestra.
Ieri in serata un ennesimo colpo di scena da parte di Giorgia Meloni che lancia un video messaggio su facebook al presidente Mattarella: «Provi a fare l'unica cosa che non ha fatto sinora, dare un incarico a chi era arrivato primo alle elezioni, al centrodestra, per formare un governo e verificare se in aula c'è la possibilità di formare un governo. O in subordine, c'è comunque una maggioranza che si è formata in queste settimane: era la maggioranza che metteva insieme la lega e il M5s. Noi siamo stati critici però arrivati a questo punto siamo anche disponibili a rafforzare quella maggioranza con Fratelli d'Italia». Le fa eco Giggino Di Maio, che è saltato dal «rivoluzionario voglio la testa di re Sergio» a un pragmatico «siamo sempre disponibili». Il leader grillino lancia il suo ultimo accorato appello al Colle: «Una maggioranza c'è in Parlamento. Fatelo partire quel governo ma di mezzucci basta. Perché di governi tecnici, istituzionali, non ne vogliamo. Perché quelli traseno e si mettono e chiatte, come diciamo noi a Napoli. La maggioranza in Parlamento c'è». Per lui, forse è l'ultima occasione prima di essere fagocitato da Alessandro Di Battista, per questo non si fa scrupoli a rimangiarsi tutto in un giorno, a cominciare dalla richiesta di stato d'accusa nei confronti di Mattarella. «Un conto - spiega ai suoi - è portare avanti una battaglia politica, anche dura, criticando il Colle su un piano politico. Un altro è l'impeachment, che sposta la questione su un piano di scontro istituzionale». E Matteo Salvini invece dice di voler votare presto, subito, immediatamente, ma che non intende «disturbare gli italiani» ad agosto.
Comunque vada a finire il feuilletton, al Quirinale per ancora un bel po' ci sarà sempre lo stesso inquilino. Ragionamenti simili deve averli fatti il segretario del Carroccio, che si tiene pronto ad ogni evenienza. Chissà, forse il gialloverde torna di moda, o il centrodestra avrà il suo agognato incarico. Chissà. Intanto il Viminale si sta già attrezzando per votare il 29 luglio.

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