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martedì 5 giugno 2012

Chi dovrebbe preservare l'italianita' la sta distruggendo.

A Sydney, nel 2011, in onore delle celebrazioni dell’unita’ d’Italia, fu organizzata un’unica festa della Repubblica. Quest’anno si e’ ritornati “all’antico”. Si e’ ripreso a celebrare due “feste” distinte e, per giunta, entrambi nella stessa data di domenica 27 maggio. I discorsi ufficiali, sia al Marconi Club che al centro di Sydney, “regolarmente” sono stati quasi interamente pronunciati in “inglese”. E a dire che si festeggiava la festa della Repubblica italiana e “l’italianita’”! Sempre per celebrare la nascita della Repubblica Italiana, venerdì primo giugno, il Console di Sydney Sergio Martes, ha offerto un piacevole “concertino” eseguito con maestria dai musicisti e dalla cantante che si sono esibiti. A fine concerto, ciliegina sulla torta, il Console ha tenuto il suo “speech” in inglese, a suo dire per rispetto degli ospiti presenti che non capivano l’Italiano. Gli e’ sfuggito che erano presenti anche molti invitati italiani che non comprendono l’inglese. Dovrebbe vigere la “regola” che, se la festa e’ italiana, la lingua “ufficiale” deve essere l’italiano. Siccome poi noi italiani siamo persone cortesi, al termine i discorsi verranno “brevemente” tradotti in inglese. Invece no. In tutte le celebrazioni e’ stato ampiamente dimostrato che non esiste “l’orgoglio di essere italiani”, eppure ne abbiamo di ragioni da vendere per essere “orgogliosi”. E’ “sconcertante” che nei vari uffici degli enti “italiani”, generosamente sovvenzionati dallo Stato italiano, anche in quelli dove si ha la “presunzione” d’insegnare la lingua italiana, si parli e si scriva “esclusivamente” in inglese. Purtroppo, nel “dna” della stragrande maggioranza degli italiani e’ presente il “gene” del “servilismo” che si e’“instaurato” e “consolidato” nei secoli successivi alla caduta dell’impero romano. Dopo la fine dell’antica Roma, gli italiani sono stati “assoggettati” da molti popoli e per lunghi secoli sono stati “servi” privi di “orgoglio” nazionale. Pur se invitato, sono “allergico” a partecipare alle “cerimonie ufficiali” che spesso e molto volentieri preferisco “disertare”. Venerdì, primo giugno, non ho potuto evitare il “supplizio” di parteciparvi e, molto malvolentieri, ho dovuto “mischiarmi” ai vari “maggiorenti” e “capatazz” della comunità italiana di Sydney. Ho dovuto farlo perche’, dopo il concerto, veniva premiato mio nipote Hermes Pallotta, incluso in una ristretta lista di studenti (tutte ragazze tranne Hermes) che si sono distinti nel parlare e scrivere l’italiano. I miei cinque figli ed i primi quattro nipoti parlano tutti correttamente l’italiano. Le due ultime nipotine, di due e tre anni, lo stanno imparando e gia’ lo “parlicchiano”. Terminato il piacevole “concerto” si presumeva che la premiazione avvenisse alla presenza delle persone che gremivano l’auditorio. Invece i “premiandi” sono stati “relegati” in una piccola “saletta” attigua e “rapidamente” premiati nella “indifferenza” dei piu’ dei molti astanti. Come poi non potevano mancare gli “speech” delle insegnati di “italiano” tutti rigorosamente, “ovviamente”, in inglese o quasi? Quel che lascia “perplessi” e’ che gli organizzatori, tra lo scegliere di “festeggiare” un gruppo di giovani che, “miracolosamente” ed “orgogliosamente” parlano molto bene l’italiano e che sono i futuri “custodi” della “italianità”, e il “ritardare” di mezz’ora l’assalto al “buffet”, hanno scelto la seconda opzione. In compenso e’ stato molto “divertente” assistere allo “spettacolo” dei “maggiorenti” e “capatazz” che si “scapicollavano” per raggiungere l’area del “buffet” per dar inizio alla “abbuffata”. E’ comprensibile che alle due del pomeriggio si abbia un po’ di “languorino”, specialmente se si e’ saltato il pranzo, ma quelli sembravano “biafrani” digiuni da settimane! Non mi sono “confuso” tra quella folla “eccitata” ed “impegnatissima” a scegliersi le migliori “leccornie” e a “tracannare” vino italiano (presumo). Per andarmene e’ stata vera “impresa” guadagnare l’uscita. In molti si riempiono la bocca (non di solo cibo), ma nel dire che e’ necessario dar “spazio” ai giovani ed “incoraggiarli” per mantenere “l’italianita’”. Poi, i giovani che si “distinguono”, invece di “sostenerli”, li si rinchiudono in un “sgabuzzino” e li s’ignorano per privilegiare la “magnata”! Se “l’italianita’” scomparirà sappiano chi sono stati i colpevoli.

La parata "sobria".


 Sabato 2 giugno a Roma si e’ festeggiato il sessantaseiesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana ma, secondo Giorgio Napolitano, con una parata “sobria”. In tanti anni si era già visto di tutto, in occasione del 2 giugno: dall’abolizione della parata al suo ripristino, dallo spostamento al 4 novembre al suo ridimensionamento; alla rinuncia a far sfilare le armi pesanti per non danneggiare le pietre del Colosseo e dei fori imperiali; dalla partecipazione di unità tutt’altro che militari, quali i “pizzardoni” (vigili urbani di Roma) a quella degli obiettori di coscienza e via elencando. Mai però il “grottesco” ed il “ridicolo” avevano raggiunto le vette del 2 giugno 2012. Per mostrare accondiscendenza verso chi avrebbe voluto abolire la parata, non si sa bene se per risparmiare qualche spicciolo (ormai il grosso della spesa era speso) o per commemorare le vittime del più recente terremoto, si e’ deciso di renderla “sobria”. Ecco, quindi, che non si sono fatti sfilare i mezzi per risparmiare il carburante necessario a percorrere i pochissimi chilometri facendo sfilare anche gli anziani delle associazioni a piedi. Si e’ poi deciso di non far esibire le frecce tricolori, sempre per far risparmiare il costo del carburante: qualche migliaio di euro. Non essendo probabilmente tutto ciò ritenuto sufficiente, si e’ anche soppressa la sfilata dei cavalli lasciandoli nelle stalle facendo sfilare a piedi, rendendo “goffi e ridicoli” i corazzieri il cui costo, a cavallo o a pied, non cambia. Come se non bastasse i sommi “decisori” della Repubblica, Napolitano e Monti, hanno anche fatto “risparmiare fiato” alle fanfare, non sopprimendo musiche e canti, ma facendoli interrompere in prossimità del palco presidenziale. Al termine della parata si e’ visto che il Presidente che, lungi dal dare l’esempio, anziché raggiungere il non distante Quirinale a piedi, circondato dai suoi corazzieri appiedati, e’ stato invece regolarmente prelevato dalla Flaminia d’epoca, che di certo non consuma poco, e, preceduto e seguito dai Carabinieri motociclisti, si e’ recato in tutta comodità e poca “sobrietà” alla sua residenza mentre era scortato dai bodyguard, anche questi sì a piedi e “trafelati” per il correre a fianco alla vettura presidenziale. In tutti gli anni di cui posso avere memoria, non ho mai provato analoga sensazione di “ridicolo” e di “vergogna” per chi sono stati capaci di trasformare una celebrazione importante in una “farsa”. Tanto valeva, a questo punto, “annullarla”. Purtroppo constatiamo che per Napolitano ed i governanti a dover andare a piedi sono sempre gli altri.

Cavaliere, commendatore.....e' il trionfo del niente.


A molte persone interessano i “titoli onorifici”, e’ l’ennesimo segnale della società che vive di “apparenza formale” a scapito della “sostanza” che conta molto di piu’. Cristianamente e’ riprovevole, umanamente mette in evidenza la debolezza umana. Purtroppo c’e’ chi ha la tendenza a distinguersi per poter dire a loro stessi ed agli altri: “Io non sono come gli altri, io sono meglio degli altri”. Cavour diceva che un sigaro ed un pezzo di carta “non si negano a nessuno”. Per “pezzo di carta” intendeva il titolo onorifico di “cavaliere” o “commendatore”. Ogni anno, durante la festa della Repubblica, il Capo dello Stato assegna un buon numero di onorificenze a cittadini che hanno acquisito “benemerenze” verso l’Italia nel campo del lavoro, della letteratura, delle arti, delle attività sociali ed altri. Sicuramente la stragrande maggioranza di coloro che vengono “decorati” sono meritevoli dell’onorificenza. Per esperienza personale ho pero’ scoperto che nelle case di riposo vivono molte persone che meritano una “onorificenza” piu’ di qualsiasi altro. Persone che, “silenziosamente” ed “umilmente”, si sono assoggettate a lavori durissimi scarsamente retribuiti e, con tante “rinunce e sacrifici”, anche a discapito della loro salute, hanno dedicato l’intera vita al sostentamento della famiglia e sono stati “determinanti” alla trasformazione dell’Australia in un Paese moderno ed avanzato ed oggi tutti possiamo goderne i benefici. E’ per questo che ho sempre considerato dei “Giganti” queste persone per aver affrontato e superato con “coraggio” e “determinazione” gli innumerevoli ostacoli ed handicap. In “ricompensa” ora vivono “soli” e “dimenticati” nelle case di riposo o nelle loro abitazioni. A posto loro, gli “unici” meritevoli di “onorificenze”, viene premiato chi ha acquisito meriti “insignificanti” al confronto di quelli “conquistati” dai “Giganti”.

sabato 2 giugno 2012

Per rilanciarsi il Pdl deve presentare una proposta "rivoluzionaria".

Occorre una proposta “rivoluzionaria” per creare “entusiasmo” e per far rinascere la “speranza”. E’ soltanto “galvanizzando” la gente invece di “deprimerla” che si puo’ uscire dalla crisi economica. In questo momento gli italiani, piu’ della riforma dell’architettura dello Stato, che deve comunque essere portata avanti, vogliono la “ripresa” economica sia per mantenere i posti di lavoro, sia per crearne molti altri. Molti giovani italiani si stanno recando all’estero, ma con questa loro scelta quasi nessuno risolve il suo problema occupazionale perche’ i Paesi in cui emigrano sono anche loro in “recessione” ed hanno problemi interni di disoccupazione.
Cosa fare allora?
Occorre una “rivoluzione” (che poi non lo e’) per mettere rapidamente in moto ed in grande stile l’economia Italia e, parzialmente, anche quella mondiale.
Si e’ sempre parlato che gli italiani all’estero sono una “risorsa” ed, infatti. lo e’ sempre stata. Sono stati loro, con le loro rimesse, a fornire denaro alle banche che hanno potuto finanziare la ricostruzione dell’Italia dell’ultimo dopo guerra. Sono stati tra i maggiori artefici del famoso “miracolo economico” degli anni ’60. Sono stati loro a “propagandare” i prodotti italiani nei Paesi in cui sono emigrati, acquistandoli e, quindi, facendoli conoscere e, di conseguenza, hanno creato lavoro in Italia e fatta diventare una delle otto nazioni piu’ industrializzate del mondo. Ma questa “risorsa” e’ stata sempre “bistrattata” da tutti i politici italiani.
Nonostante le umiliazioni subite dalla politica italiana, nel cuore degli italiani nel mondo batte sempre un “cuore piu’ italiano” di quello degli italiani in Italia.
Gli italiani nel mondo hanno sempre partecipato, nel bene e nel male, alle vicende italiane ed oggi ancor di piu’.
Sono migliaia nel mondo le imprese gestite dagli italiani o dagli oriundi italiani. Tra loro ce ne sono moltissime che potrebbero sviluppare una “joint venture” o una semplice “collaborazione” con le ditte italiane in Italia che operano nello stesso settore. Quindi non c’e’ nulla da creare, tutto e’ gia’ stato fatto da tempo, tutto e’ a portata di mano, bisogna soltanto imprimere un maggiore “impulso” per generare lavoro in Italia e all’estero.
Come?
E’ auspicabile la costituzione di un’agenzia finanziaria in grado di far convergere e di mobilitare i risparmi di cui dispongono gli italiani operanti al di fuori del territorio nazionale, da istituire presso la Banca D’Italia interessando al contempo i principali istituti bancari. La massa di denaro che un’agenzia finanziaria per gli italiani nel mondo può canalizzare ammonta a diversi miliardi di euro, una quantità imponente che attualmente soltanto per minima parte affluisce in Italia, attraverso un sistema bancario non specificatamente attrezzato o motivato e che, una volta adeguatamente indirizzato, potrà quindi trarvi grande vantaggio. Le risorse finanziarie possedute dagli italiani residenti nel mondo, mediante servizio di consulenza, potranno essere investite nell’ambito produttivo con la “garanzia” dalla Banca d’Italia.
Sarebbe “rivoluzionario” se il Pdl proponesse quanta proposta e sia capace di attuarla.
Sarebbe “rivoluzionario” se il rilancio dell’economia italiana iniziasse dall’estero, perche’ sono sempre stati gli emigrati italiani ad aver sempre fornito le “risorse” all’Italia.
Sarebbe “rivoluzionario”, se alcuni dei maggiori esponenti del Pdl, Silvio Berlusconi in primis, venissero in Australia ad aprire la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche italiane. Questo “galvanizzerebbe” la stragrande maggioranza degli elettori italiani. Riterrebbero il Pdl un partito dei “moderati” ma anche “rivoluzionario”, un partito “del fare” realista e pragmatico, ma anche “rivoluzionario” piu’ di Beppe Grillo che urla e strilla ma non propone soluzioni “concrete”.
In questo momento storico gli italiani hanno bisogno di una “rivoluzione” culturale di far politica e la “fusione” delle due Italie, in Italia e nel mondo aprirebbero orizzonti insperati. Molti giovani potranno fare un’esperienza lavorativa di alcuni anni all’estero che sara’ preziosa per la modernizzazione dell’Italia al loro rientro.
Questa “rivoluzione” darebbe senz’altro un forte impulso all’economia italiana sia per il mantenimento dei posti di lavoro e sia per crearne molti altri specialmente per i giovani.
Questa e’ una buona occasione (forse l’unica) per “rilanciare” alla grande il Pdl per “internazionalizzarlo” e perche' si distingua da tutti gli altri partiti “ancorati” a vecchi schemi da tempo superati o da quelli nuovi “pseudo rivoluzionari” che vogliono soltanto lo sfascio completo dell’Italia.







lunedì 28 maggio 2012

Berlusconi ridiscendera' in campo?

Si e’ visto che azzerando la “fanatica” disputa tra i “berlusconiani” e gli “antiberlusconiani” non e’ che si e’ andati molto lontano, tanto e’ vero che nelle recenti elezioni ha avuto tendenza a vincere il “qualunquismo” più becero e più spinto. Cioè il rifiuto di tutti i partiti. Anche di quelli secondo i quali senza Berlusconi avrebbero trionfato alla grande. Magari un domani Berlusconi potrebbe utilizzare tutti questi dati a suo vantaggio. Probabilmente da mesi se la ride e per questo appare rilasciato e sereno. Che farà Berlusconi, in futuro? Se lo si chiede a lui, dice che non lo sa. Figurarsi dunque se possono saperlo gli altri tranne, ovviamente, i “saccenti” come “La Repubblica” ed “Il Fatto”. Un tempo, all’età’ che oggi ha Berlusconi, si era considerati dei miracolati sfuggiti alla morte. Invece oggi, a quasi ottant’anni, uno può essere pimpante, vigoroso e entusiasta come lo e’ lui. Ce ne fossero di “giovani” con la vitalista’ e la voglia di fare di questo “vecchio”! Dunque, salvo imprevisti, probabilmente si dovrebbe fare ancora i conti con lui. Il problema e’ “se avrà ancora voglia di partecipare al gioco”. In questi ultimi sei mesi Berlusconi era scomparso come si fosse stancato, cosa impossibile per un “uomo del fare senza tregua”. In un momento in cui l’Italia avrebbe avuto bisogno di una politica di “estremo” rigore, quello che sarebbe stato perdonato ad altri (leggi Mario Monti), in nome della necessità, sarebbe stato imputato a lui come prova della sua incapacità di governare. E allora meglio farsi da parte, pur senza essere stato sfiduciato in Parlamento. Con questa “intelligente” mossa ha trasferito la responsabilità a un “governo di tecnici” che, come si e’ visto, non hanno potuto fare i “miracoli” che pero’ si chiedevano a Berlusconi. Ha coinvolto nel sostegno del governo “tecnico” il Pd, rendendolo corresponsabile e dunque mettendolo “nel sacco”. Il Parlamento non e’ stato sciolto e il Pdl, in fin dei conti, può far cadere Mario Monti in qualunque momento. Mentre tutti parlavano di Berlusconi come di un personaggio di un’epoca che fu, e a lui tutto questo gli andava “benissimo”, eccotelo, all’improvviso, che si ripresenta sulla scena politica, come se fosse una persona nuova perche’ era stato dato per “morto e sepolto”. Berlusconi si sta prendendo un bel po’ di soddisfazioni. Si e’ visto che la crisi non dipendeva da lui, prova ne sia che un governo dei tecnici non l’ha risolta, anzi, e ha caricato gli italiani di tasse e imposte mai viste. Si e’ visto che il suo partito, se lui non se ne occupa dalla mattina alla sera, ha tendenza a squagliarsi nonostante il capacissimo Angelino Alfano. E’ “faciloneria” pensare che Berlusconi sia un uomo del passato. Volete scommettere che allarmati i giornali “terroristi” ora ricominceranno un’altra campagna “denigratoria” per farlo desistere da ritornare se decidesse di farlo?

Occorre una svolta "rivoluzionaria" per riaggregare i "moderati".


Diciamolo senza “ipocrisia” come stanno le cose. Nelle ultime elezioni amministrative gli elettori “moderati” hanno “brutalmente” bocciato il centrodestra che attualmente non e’ piu’ credibile come classe di governo. E’ evidente che sono scontenti dei rimedi varati dal governo tecnico Monti, e quindi considera negativamente l’appoggio dato ad esso dal Pdl. Ma il Pd e il centrosinistra non “intercettano” i voti in uscita dal Pdl o della Lega, che finiscono in gran parte nell’astensionismo e in minor parte nel movimento “Cinque stelle” di Grillo. Questo avviene perche’ tra gli elettori del Pdl e quelli del Pd, c’e’ una differenza “abissale” della “cultura” di concepire la politica. Il comportamento dei sostenitori del Pd privilegiano il “fanatismo” alla “razionalità”. Il Pd e’ un partito “virtuale” per non avere “dirigenti” e neppure un programma, quanto a “scandali” e “malversazioni” non e’ secondo a nessun altro partito. Se dovesse vincere le elezioni da solo (cosa impossibile), non avrebbe personalità valide per far gestire “dignitosamente” i vari ministeri. Nonostante tutto questo, che quantomeno farebbe restare “perplessi”, come minimo, qualsiasi elettore “normale”, i suoi sostenitori, “imperterriti”, ad ogni elezione, si “precipitano” a votare e (secondo loro) ”stravincono”, ma “volutamente” dimenticano che il 50% degli elettori si sono “astenuti”. La loro non e’ una vittoria perche’ il forte “astensionismo” ha “falsato” il voto. Il voto di Parma e’ stato “emblematico”. Il “grillino” Pizzarotti ha vinto per i voti ricevuti dagli elettori del centrodestra che si rifiutano di “arrendersi” al centrosinistra e restano in attesa di una nuova offerta politica. Meglio Grillo della sinistra. Per questo, in vista del 2013, Bersani e suoi “alleati” (un giorno sì e l’altro no) hanno poco da stare allegri. La vittoria “senza se e senza ma” (come ha sentenziato Bersani) di oggi somiglia troppo a quella di Pirro. Bersani annuncia di aver vinto pur senza “guadagnare voti” e subendo “cocenti sconfitte” nelle sfide principali che lo vedeva opposto ai suoi “alleati”. Chi si accontenta gode. Invece gli elettori del Pdl sono costituiti per lo piu’ da persone che si potrebbero definire “moderati” ed oggi sono piuttosto “incazzati”, ma non sono in rotta. “Pazienti” rimangono pronti a “riaggregarsi” intorno a una nuova e più congeniale offerta politica. Se la nuova offerta li convincerà il centrosinistra dovrà rassegnarsi ad incamerare un’altra “batosta”, ed anche questa volta “la gioiosa macchina da guerra” verrà ridotta a ferro vecchio. C’e’ un dato di fatto su cui tutti i politici di qualsiasi parte debbono riflettere. I “moderati” o non vanno a votare, o votano spesso per persone che non sono ufficialmente ricollegabili ai vecchi partiti, vorrà questo ben dire qualcosa. La crisi non e’ soltanto “politica” ma profondamente “culturale”, e per uscirne occorre una vera svolta “rivoluzionaria” per convincere l’elettorato “moderato”. Il Pd dimenticata la figuraccia della coalizione “prodiana”, finita prima d’iniziare e per le continue risse interne, si sta preparando per un’altra “ammucchiata” riorganizzando la solita “armata Brancaleone”. Dai risultati delle ultime elezioni amministrative emerge con tutta evidenza la nettissima sconfitta dello schieramento di centrodestra specificatamente del Pdl e della Lega. Tutto sembra configurare la fine di un ciclo politico che coinvolge anche il “centro moderato” dell’Udc di Casini. Se Alfano/Berlusconi non sapranno proporre un nuovo soggetto politico, che “rivoluzioni” la cultura di far politica, alle prossime elezioni vedremo sfidarsi da una parte “l’armata Brancaleone” della sinistra, dall’altra i partiti “populisti” antipartiti e antisistema come quello di Beppe Grillo. In mezzo un grande buco nero costituito dal 40/50% dell’astensione di quella che e’ sempre stata “l’area moderata” del centrodestra. Un vuoto che ricorda molto da vicino quello lasciato dal collasso dei partiti di vent'anni fa, all'epoca del crollo della prima Repubblica causata da “tangentopoli”. Nel 1994 a contendersi il governo del Paese erano la sinistra “progressista” e la destra “antisistema”, il vuoto fu colmato dalla “discesa in campo” di Berlusconi leader di Forza Italia. Il successo a Parma dei “grillini” e’ notevole, ma e’ locale, un’elezione politica e’ tutta un'altra cosa. Nel 2013 sarà più difficile intercettar il malcontento per la politica tradizionale. Oggi come oggi il Pdl e’ “all’ultima spiaggia”, ma ha ancora molte chance di riuscire ad “intercettare” la forte domanda dei “moderati” che sono maggioranza nel Paese. Subito devono “cambiare” liberandosi della “zavorra” che e’ nel suo interno. Cosa capiterà di qui a un anno e’ a tutt’oggi impossibile dirlo. Con la Lega “quasi sparita”, il Pdl ai “minimi termini”, l’Udc “traballante”, “l’armata Brancaleone” all’orizzonte e Grillo che “avanza”. Tutti promettono “rivoluzioni”, ma fino ad ora l’unica rivoluzione l’hanno fatta gli elettori “moderati” con la loro astensione.

martedì 22 maggio 2012

Un partito per tutti i "moderati" per fare andare "avanti" l'Italia.

Giorni addietro, prima del G8, Berlusconi ha incontrato per tre ore Monti ristabilendo il contatto che nelle ultime settimane si era allentato per opera di entrambi. Era iniziata la “frattura” con il botta e risposta a distanza, come l’uscita di Monti sulla responsabilità della crisi e i continui richiami del Pdl sulla necessità di un cambio di passo, pena il voto contrario su alcuni provvedimenti non condivisi. Berlusconi, accompagnato da Angelino Alfano e Gianni Letta, e’ stato molto franco con Monti e non gli ha lesinato “critiche” e “disappunto” su alcuni provvedimenti troppo sbilanciati sul rigore e molto poco sulla crescita. Ha assicurato Monti dell’appoggio del Pdl al governo soltanto se non caricherà gli italiani di altre tasse e se varerà concrete misure per la crescita economica. Da lui si attende non piu’ “chiacchiere” ma fatti. E Monti al G8 ha dimostrato di aver fatto tesoro dei suggerimenti avuti dal Pdl. Berlusconi sa bene che nel partito cresce il “mal di pancia” contro Monti. Infatti, alcuni deputati del Pdl hanno inviato un “deciso messaggio” a Monti, ed anche a Berlusconi, e alla Camera non hanno votato o si sono astenuti sulla fiducia posta dal governo al Decreto Legge sulle commissioni bancarie. Sei no, tredici astenuti e trentacinque deputati non erano in Aula (compresi sei in missione). Ed e’ per questo che, poche ore dopo, Berlusconi ha convocato lo stato maggiore del partito per fa comprendere come in questa fase, l’intenzione e’ riportare tutti al senso di responsabilità. Ora non possiamo permetterci una crisi di governo, e’ il ragionamento di Berlusconi, che vuole limitare al massimo l’effetto mal di pancia. Infatti, circola nei corridoi del Parlamento, l’idea che secondo la quale proprio gli ex An starebbero valutando iniziative per marcare la differenza dalla linea del partito e c’è, addirittura, chi non esclude l’eventualità di gruppi parlamentari autonomi. Ma tutto sembra che sia una “mossa” per far pesare di piu’ il loro ruolo dentro il Pdl che vuole “allargare” lo spazio politico verso i moderati dove confluirebbero altre forze, altri leader. Berlusconi e Alfano continuano a lavorare. Subito dopo i ballottaggi delle amministrative, che come era previsto sono stati deludenti per il Pdl, e’ l’occasione giusta per dar vita ad un nuovo soggetto politico, un nuovo partito che si vocifera si chiamerà “Avanti Italia”. L’obbiettivo e’ la “federazione” di tutti i “moderati” che sono maggioranza in Italia, ma che si sono astenuti da andare a votare.